2002 – Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 3 agosto 2002

 

 

A Capanna Gnifetti gli alpinisti che vogliono salire sul Rosa hanno ricevuto la sveglia alle quattro, e alle quattro e trenta cominciano a scomparire nell’ovatta bianca di nubi che tutto avvolge. Dalle ore cinque il telefono comincia a squillare in continuazione e il direttore del Rifugio non fa che ripetere: «Qui Capanna Gnifetti, nebbia che va e che viene…». Molti disdicono l’appuntamento dicendo: «Qui piove, le previsioni date non sono buone… non ce la sentiamo di salire…».
Noi siamo abituati dal 5 agosto 1967 ad avere fiducia nel tempo meteorologico; in questi 35 anni di vita della Cappella possiamo ringraziare il Cielo e tutti gli amici che abbiamo lassù per avere sempre potuto compiere questa ascensione e celebrazione.

Il nostro appuntamento ci permette di riabbracciare antichi amici: il dr. Giancarlo Boccagni che per molti anni partecipò come coordinatore generale del Corpo Forestale Statale della provincia di Vercelli, ed ora come presidente dell’A.N.F.I.C. (Associazione Nazionale Forestali Italiani in Congedo), assieme a lui, in divisa, l’ispettore capo della stazione di Scopa-Valsesia Dario Lorenzon, l’assistente Claudio Casonato, gli agenti Maurizio Brambilla e Eros Falgari; sono qui non solo per la relazione normale che i membri del C.F.S. hanno con queste celebrazioni alpine ma anche per onorare la memoria del primo caduto di cui facciamo memoria, l’atleta di Gressoney Leonardo Follis di 34 anni che fin dai suoi 20 anni ha fatto parte del Corpo Forestale dello Stato, per i cui colori ha gareggiato ad alto livello fino al 2001, vincitore del prestigioso “Trofeo Mezzalama” a coppie.
Compaiono volti graditissimi da 35 anni: il cav. Enrico Chiara, ha 83 anni e oggi fa da guida alle nipotine Chiara (16 anni) e Monica (11 anni) che custodiscono a turno, gelosamente, la piccozza del nonno, una “Grivel” degli anni 1955 – 60; il cav. Agostino Negra, la guida Gian Piero Viotti, che mi dice: “Ero qui quando abbiamo messo la prima pietra, oggi non potevo mancare!”.

Compare il volto amicissimo di Sergio Tabachi di Ceppo Morelli, che denota una gioia speciale; ha con sé due trombettisti alpini della Valle Anzasca, Enzo Bacchetta di Bannio Anzino, maestro della “Fanfara Alpina Ossolana” e Marco Garbagni di Ceppo Morelli; con loro Carlo Lanti e Mirko Battaglia. Compaiono il prof. Guido Sertorio e Cristiana Lombardi, genitori di Luigi Amedeo; si presentano Angelo Cucchi, Giulia, Anna e Chiara di Ornavasso che vengono ad onorare il loro fratello Massimiliano e Francesco Rimella, di cui è presente anche la mamma Clelia; Luigi Ragionieri; la guida alpina Valdostana Bruno Bhétaz, con lui sono il fratello Evaristo con Felice Nicolino della società “Guide Alpine – Gressoney”. Il gruppo più numeroso giunge dalla Valle Susa, sia per ricordare l’amico Aldo Spaghetti sia per una affezione particolare al Monte Rosa e per confermare il “gemellaggio” tra la Madonna dei Ghiacciai e la Madonna del Rocciamelone avvenuto nel 1999; il dr. Vittorio De La Pierre (da quanti anni il dottore ci onora della sua presenza!) col figlio Nicola e una suora salesiana che ha scalato molte cime del Rosa, suor Maddalena Alfero e con lei Amedea Brignole; il parroco don Ugo Casalegno ha preferito fare tutta l’ascensione a piedi, così pure due giovani atleti sono saliti a piedi da Alagna. Ma il record lo stabiliscono 5 membri del CAI di Valle Mosso, Ezio Grosso, Michelangelo Ronchi, Vito Prinamello, Adriano Orbassano e Piero Longhini che hanno compiuto questo pellegrinaggio al Monte Rosa e alla sua Madonnina in 4 giorni di trekking; recano e lasciano una targa su cui sono incise queste parole: «Quassù, nell’immensa maestosità dei monti, mi sento in intimo colloquio con Dio” e sul retro sta scritto: “Trekking “La vie en Rose” dall’Oasi Zegna al Monte Rosa, mercoledì 31 luglio, giovedì 1, venerdì 2, sabato 3 agosto 2002».

Giovanni Deambrogio da Varallo Pombia, con il genero Adriano Colnaghi, viene a confermare la perfetta guarigione e ringraziare per la nascita del nipotino Luigi Filippo. Accanto al Vescovo si dispongono altri 5 sacerdoti: don Ugo Casalegno parroco di Gressoney, don Giovanni Tagliero, don Remo Baudrocco di Chiavazza (BI), don Fernando Sarcinella di Busto Garolfo (MI) e il sottoscritto don Giuseppe Capra.

Sabato 3 agosto: celebra la S. Messa il Vescovo di Chiavari mons. Alberto Maria Careggio.

Il Vescovo di Chiavari, Mons. Alberto Maria Careggio dice: «“La religion des souvenirs”, la religione del ricordo è quella che facciamo noi oggi; di fronte alla morte dei nostri cari ci domandiamo: Che senso hanno la vita e la morte? Ci risponde la Sacra scrittura: “La loro fine parve una sciagura, ma essi sono nella pace”. C’è una espressione di S. Agostino che dice: “Quale abisso è il cuore dell’uomo”; perché questa sete di infinito? I monti sono sempre stati considerati come luogo privilegiato per incontrare Dio, specie per noi che oggi siamo saliti qui per celebrare l’Eucarestia».

Ci ritroviamo attorno al Vescovo di Chiavari, il valdostano mons. Alberto Maria Careggio e facciamo memoria di Leonardo Follis, 34 anni di Gressoney, faceva parte del Cs. Forestale, nel 1999 fu campione italiano di sci-alpinismo a coppie e vincitore del prestigioso “Trofeo Mezzalana”; di Paolo Re, 71 anni di Milano, direttore alla scuola di alta montagna “Parravicini”, accompagnatore del corso sci-alpinismo, uno dei primi organizzatori della scuola sci-alpinismo “Righini” del C.A.I. di Milano; di Renato Andorno, nato a Grignasco, fotografo, alpinista, aveva percorso sentieri e vie di mezzo mondo, una delle più significative col C.A.I., “Camminitalia”, aveva partecipato a 15 spedizioni sugli “8000”,  l’ultima ad agosto 2001 in Himalaya, dove era impegnato con l’amico Silvio Mondinelli in progetti di sostegno a favore dei bambini del Nepal; di Aldo Spaghetti, 58 anni, presentato dagli amici della Valle Susa, fondatore e presidente per molti anni dello Sci Club “Col Biön”. Rinnoviamo la memoria di Giorgio Bertone, guida alpina della Valsesia e del Monte Bianco nel 25° della sua morte, presenta la fiaccola l’amico Giorgio Salina.

Tra i sacerdoti amici di questa celebrazione ricordiamo Don Ferdinando Marchi, vicario della Diocesi di Biella che ha avuto degna commemorazione al Rifugio “Coda” da parte del C.A.I., sezione di Biella e coro “Genzianella Città di Biella” lo scorso 20 luglio; i Salesiani Don Aldo Bombara (87 anni, † 19/11/01) che partecipò per oltre 20 anni a questo appuntamento, Don Gino Borgogno (80 anni, †21/04/02) animatore e organizzatore per circa 30 anni delle Polisportive Giovanili Salesiane di Italia e di Europa per fare dello sport uno strumento educativo, Don Ambrogio Garegnani (77 anni, † 12/07/02) uno dei soci fondatori di questa Cappella.

Al termine della S. Messa il Vescovo fa a tutti una gradita sorpresa dando lettura della benedizione apostolica da lui sollecitata e inviata dal Santo Padre espressamente per questa celebrazione: «Sua Santità Giovanni Paolo II° nel 35° anno della Cappella “Madonna dei Ghiacciai”, presso la Capanna Gnifetti sul Monte Rosa che sarà ricordato il 3 agosto 2002 in occasione della celebrazione dell’Anno Internazionale della Montagna, impartisce di cuore l’implorata Benedizione Apostolica al promotore dell’iniziativa, Don Giuseppe Capra s.d.b., e la estende a tutti gli alpinisti ed amanti della montagna che si associano al significativo atto di pietà mariana con cui vengono commemorati anche quelli defunti sui monti e mentre invoca per essi la S.S. Vergine e Madre Immacolata affinché li protegga specialmente nelle ascensioni e ne elevi lo spirito, auspica che le scalate sulle alte vette li faccia sentire più vicini a Dio e li renda più attenti e sensibili ai problemi e alle necessità delle persone.

Leonardo Follis, 34 anni, di Gressoney. I famigliari ci hanno mandato questa breve presentazione della sua vita e personalità: «Leonardo Follis *12/09/1967 –  14/03/2001. Un giovane uomo, un grande atleta; inizia la sua carriera come fondista e fa parte della squadra Nazionale Giovanile. A 20 anni entra nel Corpo Forestale dello Stato per i cui colori gareggerà ad alto livello fino al 2001, anno della sua scomparsa. Ma è lo sci-alpinismo che più lo appassiona, sport duro e di fatica in cui l’uomo si misura da solo con la montagna, la sua grandiosità e le sue insidie. Nel 1999 vince il “Trofeo Mezzalama “, la più prestigiosa cavalcata dei ghiacciai da Cervinia a Gressoney e, grazie anche allo straordinario motore che egli possedeva, era considerato uno dei più forti sci-alpinisti d’Italia e di Europa. Leonardo, dal carattere schivo e riservato di uomo di montagna, forte e caparbio nel suo essere atleta, generoso e dolce nel suo vivere quotidiano. La neve che lo ha accompagnato in tante sue giornate, in fantastiche e faticose imprese, in indimenticabili vittorie, quella candida neve che brilla al sole e tutto copre, gli ha tolto il soffio della vita e lo ha portato via da noi. O Madonna dei Ghiacciai, fa che viva in pienezza e nella Luce, su vette ben più alte, dove tutti un giorno ci ritroveremo, per sempre».

Leonardo Follis, 34 anni di Gressoney, vincitore del Trofeo Mezzalama a coppie, il 24 aprile 1999 caduto il 14 marzo 2001

Renato Andorno di Ghemme (1932 – 2002).
La moglie Bruna ci ha inviato questo profilo da porre accanto alla fotografia nell’album conservato nella Cappella: «Signore, se ci sono le montagne in Paradiso, e ci sono di sicuro, lascialo camminare. Non importa se ci sarà da fare fatica, da portare pesi, da dimenticarsi di mangiare, da attendere per ore e per ore sfacchinare. Signore, se c’è la neve in Paradiso, e c’è di sicuro, lascialo muovere per gli spazi immensi che ci hai donato. Non importa se farà freddo, se ci sarà da gelare, da resistere alla stanchezza per giorni e per giorni patire sacrifici. Signore, se ci sono rifugi in Paradiso, e di sicuro ci sono, lascialo fermare. Basteranno pochi minuti: per pensare alla sua famiglia, che per lui è la cosa più importante e non c’è viaggio o fotografia speciale che conti. Per incontrare di nuovo Maria Grazia, così che insieme possano, ogni tanto magari, gettare uno sguardo a quelli che da loro avevano ancora tanto da imparare. Ti ringrazierà di poter tornare ogni giorno a fare il suo dovere. Lascialo lavorare, Signore, e non ti chiederà più nulla. »
(Namaste Renato).

Dal “Lo Scarpone” numero 11 – novembre 2000, leggiamo: “Il 20 ottobre 2000 a Namche Bazar, in Nepal, una scuola per i figli degli sherpa è stat inaugurata per iniziativa degli “Amici del Monte Rosa. A tagliare il simbolico nastro sono stati Silvio Mondinelli e Renato Andorno”.

Da sinistra: Silvio Mondinelli, Renato Andorno con in braccio la piccola Cecy che hanno adottata e portato in Italia per essere curata da una grave malattia agli occhi e Andrea Enzio.

Da 20 anni circa desideravo tornare sul Castore per assicurare il busto bronzeo di Don Bosco che era stato lassù collocato da Don Natale Cignatta e dal gruppo di 20 giovani lavoratori provenienti dal 1° oratorio salesiano di Valdocco. Abbiamo scelto per celebrare il 50° anniversario il 16 agosto, giorno natalizio di Don Bosco, in cui 50 anni fa facevano la professione religiosa i salesiani.
Siamo giunti in vetta verso le ore 9, abbiamo trovato il piccolo busto di Don Bosco rifugiato sotto un tettuccio di roccia, completamente distaccato e in pericolo di cadere e scomparire nell’abisso Sud della montagna su cui è collocato: ci è parso un miracolo che fosse ancora lì, con tutti i segni che porta dei fulmini ricevuti. Ci ha invasi un senso di tenerezza e commozione nel trovarlo lì e sentire la storia dei 20 giovani lavoratori che con il loro prete di campeggio lo portarono su, quasi ad invitarlo a benedire dall’alto tutti i campeggi e tutti i giovani che conoscevano il suo nome.
Fulgido Tabone, il rifacitore di tutte le strutture del Rocciamelone, che ha accettato di mettere in sicurezza anche il Don Bosco del Castore, è entrato subito in azione col trapano a batteria, ha fissato la “targa”,  ha scalpellinato la roccia perché potesse accogliere bene il busto bronzeo allineato sopra la targa.
La targa era stata benedetta a Valdocco dal Superiore Regionale Salesiano Don Luigi Testa e reca questa scritta: «A Don Bosco (1815 – 1888) / Maestro e guida / I giovani dei campeggi 10 Agosto 1952 / Don Natale Cignatta oratorio Valdocco Torino e Don Michele Do di Saint Jacques con le guide alpine di Ayas Giuseppe Fosson, Augusto e Umberto Favre / il 16 Agosto 2002 gli amici della Madonna dei Ghiacciai al Monte Rosa,il parroco di Grassoney e le Guide Alpine di Ayas».

                                                                             

 

Mentre i lavori si protraevano abbiamo deciso di celebrare la S. Messa non in vetta ma al rifugio Quintino Sella (3587 mt.), dove una ventina di alpinisti erano rimasti ad attenderci; ci siamo raccolti in preghiera, eravamo una trentina circa, abbiamo cantato “Don Bosco ritorna”: vari ex-allievi erano presenti attorno ai due salesiani, Don Vincenzo Caccia e Don Giuseppe Capra.
Al rifugio abbiamo concelebrato alle ore 12 insieme al parroco di Gressoney, Don Ugo Casalegno e due padri alpinisti, uno di  Romagna e una di Genova. Ho richiamato le parole che il grande alpinista piemontese, Francesco Ravelli, 83 anni, aveva detto piangendo il 5 agosto 1967 all’inaugurazione della Cappella Madonna dei Ghiacciai nel ricordo di Don Aristide Vesco e poi di tutti i Caduti del Monte Rosa: “Che bella cosa ha ispirato Don Bosco ai suoi giovani” e io avevo risposto che Don Bosco amava ripetere «La gratitudine è il più bel fiore che possa adornare un cuore giovanile».

                     Celebrazione de 16 agosto al Rifugio Quintino Sella.

Don Bosco, il 5 agosto 1988 centenario della sua salita la Cielo, ci aveva ispirato a riportare nella Cappella più alta di Europa la sua espressione autografa: «La Vergine Santa ci benedica e ci aiuti tutti a camminare per la via del Cielo».
Questo piccolo monumento a Don Bosco che abbiamo salvato sul Castore, vogliamo che sia anche un piccolo monumento a tutti quei salesiani ed animatori che fecero della “montagna” ambiente e palestra di educazione e crescita spirituale, morale e civile: tanti alpinisti ricordano indelebilmente queste semplici grandi esperienze fatte nella loro gioventù.

                                                                

Alla domanda se su altre montagne del mondo ci siano monumenti a don Bosco, dall’America Latina ci giunge risposta che il nome di don Bosco è stato dato ad un rifugio che è sorto in Perù, a Chacas-Ancash, situato a 4670 metri all’Huascaráne che fa parte di una serie di iniziative Andine promosse dal salesiano don Ugo De Censi, promotore di un’ampia organizzazione detta OMG. (Operazione Mato Grosso) e sostenuta da molti volontari italiani, tra cui guide italiane e atleti della montagna.

Il recordman di corsa in montagna Cesar Rosales posa col suo maestro Valerio Bertoglio, guida alpina

 

 

 

Ben quattro sono i rifugi Andini oltre i 4000 m. promossi dalla OMG., così pure è sorta la scuola per guide Andine, tutte iniziative di cui parala in questi anni anche la rivista “Lo Scarpone”, ad esempio il numero di settembre 2010 che a pagina 10 ospita (come altre volte) un articolo dell’atleta di corse alpine e guida alpina, Valerio Bertoglio, che nel 2001 è stato per tre mesi in Perù per la formazione delle guide andine e lì è iniziata la sua attività di volontariato; nella foto del giornale sotto riportata, dice: 

 

 

 

 

Tratto da “Montagne 360°” di maggio 2012 a pagina 71, congratulandoci  per XIª edizione del premio “Una Vetta per la vita”.

Franco Micheli è nato a Milano nel 1962 e risiede in Valle Camonica. Geografo, fotografo, alpinista,esploratore, giornalista, scrittore, è garante internazionale di Mountain Wilderness. E’ autore di diverse guide e collabora come volontario con la scuola di andinismo “Don Bosco en los Andes” creata in Perù dall’Operazione Mato Grosso”.

 

 

Difficile descrivere in poche parole Padre Ugo de Censi, Valtellinese nato il 26 gennaio 1924 in provincia di Sondrio. Difficile fare intuire, attraverso le sole parole, l’amore, la dedizione, la totalità del suo dedicarsi ai giovani e ai poveri. Proviamo allora a dire qualcosa di lui attraverso una sua lettera.

«Quando decisi di andare tra i poveri del Perù, supplicai il vescovo di Huari di darmi una parrocchia situata nelle vallate più nascoste delle Ande.
Mi affidò Chacas e Yanama, che si trovano al centro della Cordillera Blanca, tra i 3000 e i 4000 metri di altezza, ai piedi del massiccio del Huascaran e Huandoy.
Cosi le montagne fanno da corona alla mia vita. Per la mia gente, le montagne sono “belle” se danno pascolo e legna, mentre ghiacciai e nevai solo gli ricordano la fame e il freddo.
Da 30 anni fa ad oggi, le cose sono cambiate attorno alle montagne.
Dai pendii, dove coltivano patate e cereali, hanno visto passare gente strana: con zaini e vestiti colorati.
Che cosa troveranno sulle cime? Cosa ci sarà che li attrae?
Molti di questi nuovi arrivati si preoccupano di non pestare i fiori, però passano senza curarsi sopra la povertà e i costumi di questa gente.
Molte volte nemmeno si accorgono della gente che vive ai piedi delle montagne che scalano.
Con gli occhi di questi contadini guardo a questi nuovi “Conquistadores” … capisco, perché anch’io amo la montagna, ma qui loro parlano di aprire nuove vie alle cime.
Non potrebbero aiutarmi ad aprire UN CAMMINO ANCHE PER I MIEI GIOVANI, figli di contadini, che per guadagnarsi il pane di ogni giorno scappano a Lima?»

 

Rifugi sulle Ande e la Scuola di Andinismo.
I rifugi sulle ande sono stati costruiti grazie ai campi di lavoro estivi dei ragazzi peruviani degli oratori delle ande.
– Rifugio Perù, 4765 m
– Rifugio Ishinca, 4350 m
– Rifugio Don Bosco-Huascarán, 4670m
– Bivacco Giordano Longoni, 5000 m
– Rifugio Alpamayo (in progetto).

Cari amici di Don Bosco, segnaliamo alcuni siti in cui si descrive l’attività di andinismo e di sostegno alle popolazioni andine svolte dal movimento di volontariato Operazione Mato Grosso (OMG) sulle Ande. Il sito web che sintetizza le motivazioni e il carattere dell’OMG per tutte le numerose attività che svolge in aiuto ai poveri è il seguente: www.operazionematogrosso.org

Il sito che racconta e spiega come sono stati costruiti e come vengono gestiti i rifugi dell’OMG, sia sulle Alpi che in Perù (cioè tutto grazie al volontariato, con lavoro e trasporti fatti  a mano e camminando, e destinando tutto l’incasso ai poveri delle Ande, senza rimborsi per chi svolge la gestione volontaria) è il seguente: www.rifugi-omg.org . Qui trovate anche le immagini dei rifugi andini, storie e commenti. Tutti i rifugi sono gestiti con lo stesso spirito e legati a Don Bosco, ma quello che è anche dedicato a Don Bosco nel nome è il Refugio Huascaran, lungo la via normale della omonima montagna più alta del Perù.

Le guide formate dall’OMG grazie all’impegno costante con 15 anni di permanenza in Perù della famiglia bresciana di Giancarlo e Marina Sardini, coadiuvati da molti esperti e guide alpine italiani, si chiamano oggi Guide Don Bosco 6000, sono parte dell’associazione nazionale delle Guide Peruviane (AGMP) e sono parte integrante delle guide internazionali UIAGM. La sede da cui operano è il moderno Centro Andinismo Renato Casarotto di Marcarà, Cordillera Blanca, e il loro sito è: www.donbosco6000.net

                                                                        

 

La Bolivia, grande tre volte e mezza l’Italia e con 6 milioni di abitanti è, con Haiti e Nicaragua, uno dei paesi più poveri dell’America Latina. Viene definita il Tibet del continente americano, in quanto l’altitudine media è di 4000 metri e la cima più alta raggiunge i 6542 metri.

La Missione Salesiana di Kami, nata l’8 dicembre 1977, copre un’area geografica molto vasta (910 kmq ) compresa nel Dipartimento di Cochabamba. Tale zona è costituita da un labirinto di montagne che vanno dai 3000 ai 4600 metri. La stessa Kami, dove la speranza di vita è sotto i 40 anni, si trova sulle pendici di un monte (a 4000 m. di quota) dove vivono, con i propri valori culturali, circa 20.000 persone nella quasi totalità appartenenti alle etnie Quechua (gli antichi Incas) e Aymara (pre-incaici).

Nel corso dei 25 anni di presenza della missione salesiana, e grazie anche ai volontari di COOPI (Cooperazione Internazionale), un’organizzazione non governativa (ONG) italiana, sono stati realizzati numerosi progetti, coinvolgendo la popolazione locale:
– Il progetto minerario ha realizzato un impianto di raffinamento del minerale che ha alleggerito notevolmente il lavoro dei minatori, garantendo inoltre una resa migliore. La crisi, conseguente al crollo del prezzo del minerale, ha purtroppo ridotto, per ora, l’impatto economico di questa iniziativa.
– Il progetto sanitario ha portato alla costruzione a Kami di un ospedale e alla costituzione di una mutua per minatori e campesinos.
–  Il progetto acqua potabile ha fornito, tramite la costruzione di una ottantina di piccoli acquedotti, l’acqua potabile alle comunità campesine che ne erano prive.
– Il progetto maglie ha permesso la costituizione di una cooperativa di circa 100 donne, in prevalenza mogli di minatori, che confezionano maglieria di alta qualità in lana di lama e alpaca.
– Il progetto strade ha permesso, tramite l’acquisto di una ruspa e di un camion, di realizzare una vera e propria impresa cooperativa per la realizzazione di ponti (in legno) e strade (sterrate) e per la loro manutenzione.

Altre realizzazioni sono state la falegnameria (che ha realizzato i banchi e gli infissi di un centinaio di scuole rurali), l’allevamento ittico (per arricchire la dieta costituita quasi esclusivamente da patate), il piano di rimboschimento (per rinsaldare il terreno e fornire legname, preziosissimo a quelle altitudini), il panificio (che rifornisce le scuole), il convitto (per permettere ai figli dei campesinos di proseguire gli studi a Kami, in quanto nelle comunità sono presenti solo le scuole elementari).

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