Don Franco Delpiano, salesiano e architetto, volle collegarsi con il geometra Felice Meyrone e con la sua Tecnolegno-HARTZ che aveva allora sede in via Pianezza. Altro entusiasmo si aggiunse all’iniziativa: il geometra Meyrone ed i suoi colleghi Luigi Chiappino e Luigi Girardi, che avevano già realizzato altre costruzioni in legno nelle alte quote frequentate dagli sciatori, furono elettrizzati dal pensiero di essere i privilegiati costruttori della "più alta Cappella delle Alpi". Mi dice il geom. Meyrone frugando nei suoi ricordi di quarant’anni fa: «Io decisi di salire alla Capanna Gnifetti con alcuni Salesiani (don Capra e don Delpiano) era il 30 aprile 1967 e lassù abbiamo incontrato i responsabili del C.A.I. di Varallo e il cav. Enrico Chiara; volevamo renderci conto della zona che doveva ospitare la Chiesetta. Se non ricordo male, fu in quell’occasione che don Delpiano fu fotografato mentre dava il primo colpo di pala sulla neve per scoprire la roccia viva e rilevarne la consistenza, la grandezza degli appoggi della futura costruzione e, soprattutto, per individuare e poter stabilire come realizzare l’ancoraggio al suolo che garantisse la stabilità della costruzione, esposta al vento ed alle bufere che imperversano a quelle altitudini.

 

La Capanna Gnifetti come si presentava il 30 aprile 1967 ai primi osservatori del Gruppo “Chiesetta Alpina”, venuti a cercare il posto dove collocare la Cappella

 

Mentre si svolgevano i lavori di preparazione della Chiesetta, in data 9 maggio 1967, l’Unione ex Allievi Salesiani aveva organizzato una serata, presso l’Istituto Salesiano A. Richelmy, per presentare il progetto della Chiesetta ed assistere all’esecuzione di canti alpini della corale “Sotto Tenente Enrico Santin” dell’A.N.A. diretta da Piero Prochet, con la presenza di alcune delle più importanti Guide Alpine del Cervino: Antonio e Luigi Carrel, Gino Barmasse, venuti anche per onorare la memoria della guida Camillo Pelissier, recentemente caduto sulla Dent d’Erens».

 

La serata di presentazione del progetto

 

Leggo ancora sulla mia agenda di lavoro: «Venerdì 12 maggio, alle ore 11.30 mi incontro con i rev. don Franco Delpiano e don Giuseppe Capra sulla piazza di Maria Ausiliatrice per scegliere il posto più idoneo dove montare la Chiesetta in esposizione». Il premontaggio a Torino fu ultimato il 21 maggio e la Chiesetta rimase esposta in piazza Maria Ausiliatrice fino al 12 giugno. Dopo l’esposizione in piazza a Valdocco, la Chiesetta venne smontata dalla “Tecnolegno”, attese per un mese nei nostri laboratori e il 10 luglio la ditta Gondrand la trasportò, gratuitamente, ad Alagna Valsesia dove fu caricata sulla funivia di Punta Indren e trasportata fino ai confini dei ghiacci eterni: per tutto l’11 luglio le funivie furono a nostra disposizione.

 

Il quotidiano “L’Italia” del 25 maggio 1967 segnala l’esposizione della Cappella in piazza Maria Ausiliatrice: «La parte prefabbricata della cappella Madonnina dei ghiacciai che sarà collocata presso la capanna Gnifetti sul Monte Rosa è stata esposta a Torino in piazza Maria Ausiliatrice. Mamma Matilde Vesco ha visitato così la Cappella che non potrà vedere lassù; il papà Giuseppe, che fu alpino sull’Adamello nella 1a guerra mondiale ma che ora non può più salire nel regno dei ghiacciai, sta lunghe ore contemplando, toccando, accarezzando ogni particolare, quasi fosse un prolungamento della vita di suo figlio».

 

L'esposizione pubblica

 

I numerosi pellegrini venuti per la festa di Maria Ausiliatrice sono attratti dalla Cappella, tanto piccola e timida, che quasi scompare di fronte alla maestosa Basilica eretta da don Bosco alla Vergine Santa; unica sua giustificazione, la scritta:

Dal cuore dei giovani un’iniziativa coraggiosa
ALLA MADONNINA DEI GHIACCIAI
LA PIÙ ALTA CAPPELLA D’EUROPA

L’idea dell’esposizione in città, non era nuova; altri celebri bivacchi alpini erano stati esposti al pubblico prima di iniziare il viaggio che li avrebbe portati altissimi, come nidi di aquila, irraggiungibili dalla maggior parte degli amanti della montagna. Qualche visitatore chiedeva, candidamente, se si organizzasse un pullman per giungere alla Gnifetti per l’inaugurazione! E allora i ragazzi del “Chiesetta Alpina” spiegavano meglio.

 

don Giuseppe Capra