53ª FEDELTA’ AL PRIMO SABATO DI AGOSTO

Carissimi amici della Cappellina della Madonna dei ghiacciai, vi invio un piccolo resoconto della giornata di sabato 1 maggio così che possiate essere anche voi partecipi di questo momento che quest’anno ha visto questa modalità particolare a causa della pandemia. Personalmente sono salito già venerdì sera, 30 luglio, all’Istituto Mosso al Passo dei Salati ospite di Piergiorgio Montarolo, uno dei ragazzi costruttori della Cappellina, e responsabile dell’Istituto, collegato con il dipartimento di Agraria dell’Università di Torino.

 

Insieme a noi Mario Michela, altro ragazzo costruttore. Sabato mattina abbiamo risalito lo Stolemberg, scesi sul ghiacciaio di Indren per poi raggiungere la Cappellina. La S. Messa in suffragio dei caduti di quest’anno è iniziata puntualmente alle 11,30; insieme a me ha concelebrato don Marco Cena, ormai una presenza fedele a questo appuntamento, parroco di Buttigliera d’Asti, nella cui chiesa parrocchiale è stato battezzato S. Giovanni Bosco. Sebbene la S. Messa era prevista in forma “privata” ci siamo ritrovati in una ventina di persone e così abbiamo celebrato l’Eucarestia all’aperto, come al solito!

 

In più c’è stata la gradita sorpresa dell’animazione nel canto da parte della famiglia Michela. Quest’anno è mancata la moglie di Mario, nel mese di maggio, ed ha voluto salire a ricordarla insieme ai suoi figli. Abbiamo così avuto un coro a più voci. Questa loro presenza ci aiutato a vivere quello che è lo spirito sia di raccoglimento che di partecipazione che contraddistingue questa nostra celebrazione. Grazie. All’appuntamento non ha voluto mancare Susanna Zaninetti, attuale presidente del Cai Varallo, che ogni anno ci accoglie con grande disponibilità e fa gli “onori di casa”; insieme a lei Fabio Loss e Alessandro Zaninetti rappresentanti del Soccorso alpino di Alagna, inoltre Alessandro Blotto e moglie in rappresentanza degli Alpini biellesi ed Ivan Placido e Marta in rappresentanza del Cammino della luce di Pray (un gruppo di ispirazione cristiana, vicino agli ideali francescani, che si propone di essere “lievito nella massa” attraverso gesti e parole, diffondendo nelle comunità cristiane dei “segni di luce” (ceri) e destinando le offerte a iniziative benefiche).

 

Insieme a costoro erano presenti alcuni ormai fedeli partecipanti alla festa ed altre persone che per la prima volta si ritrovavano a vivere questa celebrazione. Fisicamente eravamo un “piccolo gregge” ma abbiamo sentito la presenza di tutti voi che da casa vi siete uniti spiritualmente a questo momento. Come saluto finale ecco il video della benedizione finale dell’eucarestia che è stata rivolta non solo ai presenti ma anche a tutti voi cari amici: il Signore, per intercessione della Madonna dei ghiacciai, vi protegga e vi sostenga nel cammino della vostra vita.

 

La benedizione finale

Un caro saluto a tutti ed un abbraccio “virtuale” nella speranza di poterci incontrare l’anno prossimo e vivere “in presenza” questo stupendo momento di fede e di solidarietà fraterna.
Don Vincenzo Caccia


2017 - Fedeltà al primo sabato di agosto


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5 agosto 2017
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Carissimi amici della Cappellina della Madonna dei Ghiacciai,

vorrei esprimere “a caldo” la gioia profonda che porto nel cuore per la stupenda giornata che abbiamo vissuto insieme, complice un tempo altrettanto meraviglioso, e condividerla con chi, per vari motivi, non ha potuto essere presente fisicamente, ma con il cuore e la mente c’era!

Vi giunga il mio più sentito ringraziamento per la vostra presenza numerosa, cordiale e devota segno di affetto e fedeltà a questo momento così bello e significativo.

Permettetemi un grazie particolare a chi è partito da molto lontano per essere presente: la delegazione svizzera e quella del CAI di Fivizzano, in Toscana.

Un grazie anche ai sacerdoti presenti: don Ezio Caretti, parroco a Borgosesia, don Marco Cena parroco a Torino-Monterosa, don Michele Dosio prete torinese.

La semplice presenza ha un grande valore morale: dice tutto l’affetto, l’amicizia, l’amore che ci lega ai nostri cari e per i quali siamo disposti ancora oggi, per ricordarne la memoria, a non rinunciare ad esserci!

L’esserci dice anche quali legami profondi crea l’andare in montagna insieme: l’essere legati ad una stessa corda, avere una meta comune da raggiungere ci fa essere “legati” anche nella vita e condividere insieme esperienze, confidenze e progetti.

Da locandina avrebbe dovuto presiedere la celebrazione don Carlo Elgo, parroco di Alagna, come successore di don Giovanni Gnifetti, nel 150° anniversario della morte. Purtroppo martedì 1 agosto è mancata sua sorella Laura, di 86 anni, attiva nella parrocchia di Alagna sin dal 1979, quando cominciò ad aiutare don Carlo nella gestione della chiesa e come catechista. In sostituzione avrebbe dovuto esserci don Ugo Casalegno, parroco di Gressoney: la cappellina è sotto il territorio della sua parrocchia! Purtroppo non ha potuto essere presente. Entrambi mi hanno assicurato di unirsi a noi spiritualmente.

Purtroppo la giornata è stata caratterizzata, nella salita alla Cappellina, anche da due incidenti, per fortuna senza gravi conseguenze per la vita. Uno avvenuto alle “rocce Casati” dove Carlo, appartenente al gruppo del Cammino di luce di Pray, è scivolato per una decina di metri riportando delle abrasioni, la rottura di 6 costole ed una ferita al mento, suturata con alcuni punti. Trasportato in elicottero all’ospedale di Aosta dovrebbe essere dimesso in questi giorni.

L’altro avvenuto nel nevaio sottostante alla Gnifetti. La sig.ra Claudia Contessa, moglie di Bruno Taiana, che abbiamo ricordato nella S. Messa, è scivolata per il nevaio procurandosi semplicemente delle abrasioni ai gomiti. Medicata al Rifugio Mantova è rientrata a casa con le sue gambe, dispiaciutissima per non aver potuto partecipare alla celebrazione in cui abbiamo ricordato suo marito che sicuramente dall’alto l’ha protetta.

Mi sono informato direttamente per entrambi e posso informarvi che stanno riprendendosi bene.

Le conseguenze della caduta, per tutti e due, avrebbero potuto essere molto più gravi e ritengo che la Madonna dei Ghiacciai ci abbia messo la sua mano protettrice!

Il ricordo dei caduti è stato un momento veramente commovente e coinvolgente. Si è sentita molto viva la carica di emozioni che c’era nel cuore di ciascuno, soprattutto di parenti ed amici presenti e qualche lacrima è scivolata sul volto. I nostri cari ci sono, ci sono ancora, sono i nostri angeli custodi che dall’alto ci guardano, ci consolano e ci proteggono.

Il ritardo con cui abbiamo iniziato la celebrazione, per poter aspettare ancora tutte le persone che dovevano arrivare, non mi ha permesso di leggervi i messaggi di partecipazione che mi sono giunti da più parte. In particolare i messaggi di Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea che inaugurò la Cappella 50 anni fa (file audio), di Mons. Franco Lovignana, Vescovo di Aosta, di don Angel Fernandez Artime, Rettor Maggiore della Congregazione dei Salesiani e 10° successore di don Bosco, di don Enrico Stasi, superiore della Ispettoria Salesiana ICC, Piemonte-Valle d’Aosta e Lituania, a cui appartengo. Mi permetto di metterli come allegato per una vostra lettura-ascolto.

Il saluto del Rettor Maggiore   Il saluto dell’Ispettore Don Enrico Stasi

Il saluto del Vescovo d Aosta

Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea che inaugurò la Cappella 50 anni fa (file audio)

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Vi aggiungo anche due foto delle due targhe che sono state benedette nell’occasione:

–       150° anniversario della morte di don Giovanni Gnifetti benedetta al termine della S. Messa e posta nella Capanna Gnifetti

–       50° anniversario della Cappella della Madonna dei Ghiacciai, benedetta da Mons. Luigi Bettazzi, posta all’interno della Cappella e che potete ammirare nell’intestazione dell’articolo.

Un grazie particolare a tutti coloro che si sono resi disponibili per rendere questa giornata così bella; non faccio nomi di nessuno per paura di dimenticare qualcuno. Vi posso assicurare che sono tanti. Un grazie alle autorità presenti del CAI, del Soccorso alpino, della Guardia di Finanza.

Un grazie particolare al Sig. Giuliano Masoni e ad Erika, del Rifugio Gnifetti, per l’ospitalità ed il supporto tecnico che ci hanno riservato nei giorni dei lavori alla Cappellina.

Un grazie particolarissimo a Barbara Marini che è stata l’ideatrice e disegnatrice del logo del 50° e che ha eseguito i lavori di ritinteggiatura della porta interna ed esterna della Cappellina.”

Un grazie per la vostra generosità nelle offerte a nome dei caduti ricordati S. Messa.

Con piacere ho visto che la maglietta e l’adesivo stampati per l’occasione sono stati di vostro gradimento. Il ricavato andrà per le spese dei lavori di quest’anno, degli anni a venire e per un’offerta alle missioni. Chi fosse ancora interessato ad avere la maglietta e l’adesivo me lo faccia sapere vedremo di spedire il tutto.

Se qualcuno avesse piacere di inviarmi delle foto lo faccia pure, per email o utilizzando https://wetransfer.com/ .

Un’ultima notizia che riguarda il sottoscritto. Dopo sei anni stupendi trascorsi nell’opera salesiana di S. Benigno Canavese da settembre l’obbedienza mi ha destinato alla casa salesiana di Chatillon, in Valle d’Aosta, come direttore. Chiedo a tutti una preghiera per questo nuovo compito che mi è stato affidato dalla Congregazione.

I miei nuovi recapiti saranno:

Don Vincenzo Caccia

Istituto Don Bosco

Via Tornafol, 1

11024 Chatillon (AO)

Tel. 0166-560111

Cell. 3391934327

Email: vincenzo.caccia@31gennaio.net

L’appuntamento per il prossimo anno sarà Sabato 4 agosto 2018 nella speranza di ritrovarci tutti insieme di nuovo per pregare per i nostri cari.

Vi invito a diffondere l’email a color che sapete interessati o presenti all’iniziativa o farmi giungere i recapiti di persone da poter inerire nella mail list.

A tutti un caro saluto, un abbraccio fraterno ed una preghiera.

Il Signore vi benedica.

don Vincenzo Caccia
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50° anniversario della Cappellina

1967-2017

Sono passati 50 anni da quando un gruppo di studenti di Valsalice, per onorare la memoria dell’amico e maestro Don Vesco, ha progettato e costruito la cappellina dedicata alla Madonna dei Ghiacciai. In questi anni sempre più sostenitori e simpatizzanti hanno contribuito ad accrescerne il prestigio e la memoria con affetto e devozione.

Grazie.


LE BUONE NOTIZIE

LE BUONE NOTIZIE

 

Carissimi amici della Cappellina della Madonna dei Ghiacciai, vi scrivo per mettervi al corrente di alcune belle notizie. Grazie alla generosità di tanti di voi siamo riusciti a coprire tutte le spese dei lavori fatti quest’estate alla Madonna dei Ghiacciai. È stato ammodernato l'impianto luci, che cominciava a essere davvero obsoleto, insieme al rifacimento e al riposizionamento della staccionata. Per consentire un più agevole trasporto dell'altare quando abbiamo la necessità di portarlo all'esterno, è stata progettata e messa in opera una modifica strutturale che consentirà un trasporto più agevole e sicuro. Abbiamo anche completato alcuni piccoli lavori di manutenzione ordinaria come la sistemazione della porta che da tempo non chiudeva più bene. Ci stiamo davvero preparando per vivere al meglio la celebrazione del 50° anniversario dell’inaugurazione della nostra amata Cappellina. Non potete mancare, le sorprese non mancheranno!

 

Penso sia bello poter condividere iniziative che potrebbero interessare, soprattutto delle Sezioni CAI che ruotano attorno al Monte Rosa, per questo vi voglio segnalare la bella mostra organizzata dalla Sezione CAI di Verrès in collaborazione con il Comune di Verrès dal titolo “Rifugiarsi tra le vette – Capanne e bivacchi della Valle d’Aosta: dai pionieri dell’alpinismo a oggi” presso la MAISON LA TOUR Verrès.

Abbiamo appena terminato un anno Santo di Misericordia e domenica inizieremo un nuovo anno liturgico che anch’esso sarà ricco di grazie; approfitto per salutare tutti e ciascuno per ricordare tutte le vostre necessità e continuare a pregare per i nostri cari che ci hanno già preceduto, in particolare tutti coloro che sono ricordati nel Libro dei caduti custodito nella Cappellina.

 

Un caro saluto ed una benedizione a voi e alle vostre famiglie.
Con amicizia
don Vincenzo Caccia


50° anniversario don Aristide Vesco

Ecco la lettera mortuaria di Don Aristide Vesco per ricordare insieme questo grande sacerdote e amante della montagna nel cinquantesimo anniversario della morte. Clicca sull'immagine per avviare il flipbook.

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2015 - fedeltà al primo sabato di agosto

34° incontro dell’amicizia tra le genti del Monte Rosa

Immagine2
Coro Genzianella Città di Biella

 

Sabato 4 luglio, in una giornata molto calda, ma tersa con una vista unica e stupenda sulla parete Est del Monte Rosa si è svolto il 34° incontro dell’amicizia tra le genti del Monte Rosa al Rifugio Marca, sopra Bielmonte, all’interno dell’Oasi Zegna.

Ad accogliere i partecipanti Andrea e Luisa, gestori del Rifugio Monte Marca; ad allietarli nell’attesa: il Coro Genzianella Città di Biella, la Banda Musicale Juventus Nova di Pralungo ed il Gruppo Valëtte an Ĝipoun della Valle Cervo nel loro costume tradizionale.

la Banda Musicale Juventus Nova di Pralungo
la Banda Musicale Juventus Nova di Pralungo
il Gruppo Valëtte an Ĝipoun della Valle Cervo
Il Gruppo Valëtte an Ĝipoun della Valle Cervo

 

 

 

 

 

 

Nel saluto iniziale la Presidente del CAI di Biella, Daniela Tomati, ha tenuto a precisare che per la prima volta CAI Biella, Trivero e Mosso si sono uniti nell’organizzazione di questo evento facendolo diventare così non solo un ritrovo delle genti del Rosa, ma anche del CAI.

Così a turno si sono susseguiti nei saluti i vari presidenti e rappresentanti dei CAI presenti: Fabrizio Franco, CAI Mosso, Pietro Fiori, CAI Trivero, Piera Squinobal, CAI Verres, Paolo Erba, CAI Varallo, Teresio Valsesia, per il CAI Macugnaga, Boris Cerovac, CAI Novara, Pier Luigi Pensotti, CAI Vercelli e infine  a rappresentanza del CAI Centrale Umberto Pallavicini e per il CAI Regione Piemonte il Presidente Michele Colonna. Tutti hanno sottolineato l’importanza, la bellezza e l’attualità di questo incontro a favore del territorio montano visto come una risorsa da valorizzare e come un ambiente che porta con sé molti valori da conservare quali la solidarietà, l’amicizia, la fraternità, l’accoglienza….

Inoltre sono anche intervenuti Claudio Negro, delegato del Soccorso Alpino di Biella XXII delegazione, che ha augurato a tutti un buon ritorno a casa senza problemi….,  Alessandro Blotto sezione ANA di Biella, e Maurizio Piatti Presidente della Comunità montana Valle Cervo che ha rinnovato l’impegno dell’associazione a favore della tutela e salvaguardia del territorio.

È seguita la S. Messa, in memoria di S. Bernardo d’Aosta e del Beato Piergiorgio Frassati, presieduta da don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza, animata dal Coro Genzianella e concelebrata dal sottoscritto.

S .Messa presieduta da don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza.
S .Messa presieduta da don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza.

 

Nell’omelia don Remo ha sottolineato tre idee:

  1. molte associazioni nelle loro feste desiderano avere la S. Messa. Questo è significativo purchè il mettere al centro della festa l’Eucaristia significhi il desiderio di mettere Cristo al centro della nostra vita.
  2. S. Bernardo ed il beato Frassati nella loro vita hanno avuto una predilezione particolare per gli ultimi, per i più poveri, questo spinga anche noi a fare altrettanto
  3. in una cattedrale a cielo aperto come l’ambiente della montagna non si può non concludere con la preghiera che Papa Francesco ha proposto a conclusione della sua recente enciclica a salvaguardia del creato: “Laudato sì”.

 

Al termine della S. Messa tutti i partecipanti hanno potuto gustare l’ottima polenta concia preparata da Andrea e Luisa coadiuvati da un gruppo di volontari.

Da sottolineare il clima di festa, vera amicizia e solidarietà che si è respirato per tutta la giornata e che sicuramente è l’obiettivo principale da raggiungere e mantenere sia nella propria vita personale che in quella comunitaria.

Nell’attesa di poterci incontrare il 1 agosto alla Cappellina della Madonna dei ghiacciai vi accompagno con la preghiera ed un abbraccio fraterno.

Don Vincenzo Caccia
Salesiano


2014 - fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 2 agosto 2014

Locandina

Carissimi amici della Madonna dei Ghiacciai,

proprio oggi 2 dicembre 1°anniversario della scomparsa di don Giuseppe Capra è la prima volta che mi trovo a scrivere a voi. Mi sono chiesto cosa avrebbe scritto lui in quest’occasione. Immagino che ci avrebbe comunicato la sua gioia di aver raggiunto la vetta della montagna più ambita “il Paradiso” anche se la salita è stata accompagnata da sofferenze fisiche legate alla malattia.
Me lo immagino a discorrere di montagna con tutte le persone che, in questi 46 anni di “servizio” alla Cappellina dei ghiacciai, sono state ricordate e con tutti i collaboratori e costruttori che già ci hanno preceduto nell’eternità. E non mi fa specie pensare che anche lì abbia degli incarichi da dare ad ognuno perché tutto, qui sulla terra, possa procedere per il meglio per chi è rimasto a soffrire per un vuoto difficilmente colmabile.

Don Giuseppe
I ricordi che ho di don Giuseppe sono legati alla mia fanciullezza: ragazzino delle scuole medie nel collegio dei Salesiani a Peveragno (CN), Madonna dei Boschi. È stato il mio insegnante di lettere in prima media e me lo ricordo come un docente esigente ed un amministratore oculato e risparmiatore. E prima di scacciare i demoni da esorcista si è allenato con noi piccoli “birichini”, con non tanta voglia di studiare e molta di giocare, nella fatica di crescerci come voleva don Bosco “buoni cristiani e onesti cittadini”.
Ora dal cielo ci sorride e chiediamo a lui che benedica e protegga ciascuno di noi e sostenga questa bella iniziativa da lui iniziata  e portata avanti con tanto zelo e dedizione.
Così lo ricordano nel loro messaggio di partecipazione per la celebrazione di quest’anno due vescovi che negli anni passati hanno presieduto la celebrazione eucaristica:

«Saluto con vivo affetto e tanta nostalgia tutti i presenti a questa Messa, celebrata nella cattedrale più bella del mondo, “non fatta da mani di uomo, ma da Dio”.
Ringrazio don Vincenzo per l’invito a presiedere questa Eucaristia. Per i miei “raggiunti limiti di età”, gli stessi che mi hanno reso un vescovo cosiddetto “emerito”, ho dovuto rinunciare, con molto rammarico. Se con la mente e con il cuore si può ancora volare, con le gambe stagionate ci si deve fermare. Ma quanta struggente sofferenza si prova nel  dover ora vivere soprattutto di ricordi, nel  pensare al passato, alle belle escursioni alpine, alle Messe sulle vette, anche alle due celebrate quassù, e dire che tutto è come una scia, lasciata sul mare della vita e che l’onda distrugge in fretta!
Carissimi, vi penso da lontano, proprio dal mare, ricordando le commozioni provate nel pregare per gli amici caduti su questi monti e su questi ghiacciai. Rivedo i volti in lacrime di padri, madri, amici, inconsolabili nel piangere i loro cari, giovani vite stroncate da fatali tragedie. Rivedo tutti anche con un senso di particolare gratitudine per don Capra, il tanto amato e stimato animatore di questi incontri, a cui tutti dobbiamo imperitura riconoscenza. Mi piace vederlo come il primo della cordata, giunto ormai alla vetta, intento a guardare dall’alto e tirarci su tutti, con il suo esempio, il suo senso positivo della vita, il suo coraggio e la sua tenacia. Veramente egli stato uno che ha saputo leggere la lezione della montagna, come per anni ci ha insegnato il Santo Giovanni Paolo II nel suoi giorni di riposo in Valle d’Aosta e per il quale le alte vette erano la rappresentazione simbolica del movimento ascensionale dello spirito. Nella venerata memoria di don Capra, mi permetto di citare una delle tante emozioni e insegnamenti del grande Papa che per anni ho accompagnato sulle nostre montagne valdostane. Di fronte al superbo Monte Bianco uscì con questa riflessione che tutti condividiamo: “Quale suggestione si prova nel guardare il mondo dall’alto, e nel contemplare questo magnifico panorama da una prospettiva d’insieme! L’occhio non si sazia di ammirare, né il cuore di ascendere ancora; riecheggiano nell’animo le parole della liturgia: “Sursum corda”, che invitano a salire sempre più in alto, verso le realtà che non passano e anche al di là del tempo, verso la vita futura. “Sursum corda”: e ciascuno è invitato a superare se stesso, a cercare “le cose di lassù”, secondo l’espressione paolina “quae sursum sunt quaerite” (Col 3,1), a elevare lo sguardo al cielo, dove è salito il Cristo “primogenito d’ogni creazione, giacché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra” (Col 1,16).
Carissimi amici, rimaniamo uniti nell’amore per la montagna e nella preghiera. Un saluto a tutti ed un augurio affettuoso a don Vincenzo per continuare questa bellissima ricorrenza».
Mons. Alberto Maria Careggio     
+ vescovo emerito di Ventimiglia
Sanremo, 16 luglio 2013

                                                                                             

«Ho incontrato don Giuseppe Capra sempre in montagna: dalla Madonna dei ghiacciai a quella del Rocciamelone. Sempre entusiasta. La montagna era veramente per lui una scala per contemplare meglio il volto di Dio attraverso il volto della Madonna.   Maria Santissima ottenga a tutti voi che partecipate a questa suggestiva celebrazione la capacità di portare nella vita quotidiana l'esperienza di bellezza e di incanto che dona la montagna. La grandiosità dello scenario alpino ci aiuti a percepire meglio le nostre fragilità e i nostri limiti perché non presumiamo mai di noi stessi e ci aiuti ad alzare lo sguardo verso orizzonti più grandi.
Cordialmente».   
+ Giuseppe Guerrini,
 vescovo di Saluzzo

                                                                           

Prima di dare inizio al racconto della celebrazione del 2 agosto mi rendo conto di aver certamente dimenticato qualcuno o qualcosa d’importante per l’inesperienza e per questo vorrei anticipatamente scusarmi e chiedervi la cortesia di mettermi al corrente di ogni mia dimenticanza o errore soprattutto rispetto alle persone presenti scrivendomi all’indirizzo email vincenzo.caccia@31gennaio.net affinché il nostro sito sia il più completo e corretto possibile.

Sebbene tutti avremmo voluto celebrare la S. Messa per i caduti del Monte Rosa alla Cappelina dei ghiacciai nella cattedrale più bella del mondo, “non fatta da mani di uomo, ma da Dio”, come ricordava Mons. Careggio, quest’anno si è svolta all’Istituto Angelo Mosso, al Passo dei Salati.
A causa del brutto tempo il Soccorso alpino di Macugnaga aveva sconsigliato la salita al Rifugio Gnifetti. Nei giorni precedenti era caduta molta neve tanto da provocare, il 31 luglio, la valanga che staccandosi dalla parete della Piramide Vincent travolgeva una cordata di tre persone provocando la morte del quarantenne irlandese, Casey Shay.

Un ringraziamento particolare alla disponibilità delle Funivie del Monte Rosa, che hanno permesso di comunicare tempestivamente, a chi saliva utilizzando la cabinovia, il cambio di luogo, al Presidente del Cai di Varallo Paolo Erba, con cui è stata condivisa la scelta del luogo e soprattutto al custode Sig. Marco Carestia ed al Prof. Pier Giorgio Montarolo, direttore dell’Istituto A. Mosso, uno dei ragazzi costruttori della Cappellina, per la grande disponibilità dimostrata.

Altare e fiaccole

Nonostante la giornata nebbiosa e questo imprevisto la celebrazione della S. Messa si è svolta nel migliore dei modi in un clima raccolto di preghiera e di commozione con la partecipazione di una ottantina di persone, tra parenti, amici dei caduti, rappresentanti del Soccorso alpino, della Guardia di Finanza e delle sezioni del CAI.

Tra coloro di cui siamo riusciti ad avere i nominativi:  per il CAI Umberto Pallavicino, consigliere del comitato centrale di indirizzo e di controllo, segretario del CAI Regione Piemonte e appartenente alla sezione di Alessandria, Paolo Erba, presidente del CAI di Varallo, il past-president Carlo Raiteri, Ivano Frisone, CAI Macugnaga; Mario Michela, Gabriella Carrera e Alice Michela, CAI di Volpiano; Giuseppe Amadi, Liliana Aimaro e Luciano Gastaldi, CAI di Borgosesia; Fabio Loss in rappresentanza della Società delle Guide di Alagna; Simona Berteletti del Soccorso alpino, sezione di Borgosesia ed altri suoi colleghi.

Fedelissimi, come sempre, gli amici biellesi: Vittorio Lanza e gli amici del Coro Genzianella che hanno animato con il canto la S. Messa, Alessandro Blotto, sezione ANA.

Tra i presenti anche alcuni parenti dei caduti del passato: Luigi Ragionieri, in ricordo di papà Sermano, Giorgio Borrione, amico di Paola Bianchi mancata nel 2005 e la moglie di Arturo Squinobal in ricordo di Oreste Squinobal nel 10° anniversario della morte, a causa di una lunga e crudele malattia. Insieme a lui nella S. Messa abbiamo fatto memoria anche di Luigi Gandolfo, Antonio Costa, Giovanni Paolo Casanova, Luciano Antonioli e Alfredo Bay tutti caduti nel 2004.

Ed infine, dalla Val Susa, gli stretti collaboratori e amici di don Giuseppe, legati a lui anche per la Madonna del Rocciamelone: Italo Pent, Giorgio, Martoia, di S. Antonino di Susa; Franco Balbo, Mariadele Maritano, Pierangelo Pettigiani e Modestina di Rosta; Alessandro Viotti e Gino Gonella di Buttigliera Alta.

La facilità di accesso all’Istituto Angelo Mosso, grazie alla funivia, ha permesso ad alcuni parenti dei caduti, già avanti nell’età, di poter essere presenti a questo momento carico di spiritualità, commozione e solidarietà sia nel dolore che nella speranza.
La liturgia dei defunti ci ricorda che con la morte “la vita non è tolta, ma trasformata”. I cari che ci hanno preceduto vivranno per sempre nel nostro cuore ed il loro ricordo sarà la loro presenza “trasformata” nella nostra vita. Li faremo rivivere in noi accogliendo l’eredità di bene e di amore che ci hanno lasciato. Ci hanno passato il testimone e ci invitano a nostra volta ad essere pronti anche noi a cederlo perché questa scia di bene e di amore ricevuto e donato non abbia mai fine.

La S. Messa è stata presieduta dal vescovo emerito di Aosta Mons Anfossi Giuseppe e concelebrata dal parroco di Gressoney don Ugo Casalegno e dal sottoscritto don Vincenzo Caccia.
Concelebranti

Al momento dell’offertorio sono state presentate le fiaccole dei caduti.

Antonio Ravera con la moglie Barbara e la figlia che legge il profilo
Antonio Ravera con la moglie Barbara e la giovane figlia Sonia che legge il profilo

Abbiamo iniziato dalla fiaccola in memoria di DON GIUSEPPE CAPRA presentata dal nipote Antonio Ravera con la moglie Barbara mentre il profilo veniva letto dalla loro giovane figlia Sonia. Ad accompagnarli l’amica e benefattrice fossanese Annamaria Sordella. I Biellesi hanno voluto esprimere il loro ringraziamento e la loro amicizia verso don Giuseppe dedicandogli una fiaccola, mentre i suoi più stretti collaboratori una targa-ricordo. Entrambi gli oggetti saranno esposti nella Cappellina della Madonna dei ghiacciai al Rifugio Gnifetti quale memoria della grande dedizione e passione di don Giuseppe per questa iniziativa.

Fiaccola e targa don Capra
Fiaccola e targa per don Capra

                                                                                       

Successivamente sono state presentate le fiaccole in memoria dei vari caduti a cominciare da coloro che erano periti singolarmente:

Aldo BellottiALDO BELLOTTI  64 anni, nato a Trivero il 23 luglio 1948 e deceduto il 21 luglio 2013 a Piedicavallo precipitando in discesa lungo la cresta Sud del Bo, a quota 2.200 metri in una località chiamata Schiena dell’Asino.
Aldo era un volto conosciuto a Trivero e nella Valsessera. Era un tipo solitario, ma non disdegnava la compagnia. Aveva lavorato come artigiano edile ed era riconosciuto da tutti come un vero maestro nell’intonaco. Altra sua grande passione era la lavorazione del legno: si dilettava a costruire mobili.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla nipote Paola Bellotti accompagnata da Daniele Giubelli che ha letto il profilo:

la nipote Paola Bellotti accompagnata da Daniele Giubelli che ha letto il profilo

«La montagna era la sua casa, conosceva tutte le cime; sul monte Bo era salito infinite volte, forse più di 50, ci andava anche quando c'era la neve alta, e lì ha fatto l'ultimo viaggio, quello che lo ha portato nella cima più alta, quella dove nostro Signore ha accolto lui e il suo cane Tex amatissimo e fedele compagno di montagna , il suo amore più grande insieme alle montagne che qualche anno fa lo aveva lasciato. Diceva sempre che la morte più bella per lui sarebbe stata lì e non in un altro posto. Il Signore lo ha accontentato, ma noi avremmo voluto che stesse qui ancora per molto tempo. Era un uomo burbero, forse per nascondere la sua grande sensibilità che solo le persone molto intelligenti hanno il dono di avere, il suo grande cuore era enorme, donava agli altri senza mai vantarsi di nulla, anche se dava veramente molto. Da una decina d’anni aveva iniziato, assieme ad alcuni amici, il ricupero dell'Alpe Stramba dove le tre baite diroccate sono diventate un luogo accogliente, spesso lo raggiungevano gli amici per trascorrere insieme il fine settimana tra camminate e una puntata al torrente per la pesca. Il giorno del suo funerale avrebbe compiuto 65 anni e avrebbe voluto regalarsi una salita al Corno Bianco, invece ha iniziato il cammino verso la strada più importante della sua vita.
«Ti immaginiamo su, nelle cime più alte a camminare con il tuo fedele Tex e a sorriderci , per darci la forza di essere persone migliori. Ciao Aldo».

                                                                                             

Simona Hosquet SIMONA HOSQUET  30 anni di Antey Saint André, vittima il 6 febbraio 2014 di una valanga staccatasi dal monte Roisetta, a circa 2.800 metri di quota, nel vallone di Cheneil in Valtournenche: unica donna membro della storica società guide del Cervino, ex campionessa italiana juniores di fondo, caporal maggiore degli Alpini e prima donna in forza all'esercito italiano a conseguire, nel 2007, la qualifica di istruttore militare scelto di sci e alpinismo e nel 2010 il brevetto di guida di alta montagna. Protagonista di numerose ascensioni, attratta soprattutto da goulottes, vie classiche e grandi pareti, una su tutte la via 'Padre Pio prega per tutti' sulla Sud del Cervino, Simona aveva salito la vetta del Aconcagua nel 2011 e aveva ripetuto la via Bonatti sul Cervino.
Durante il funerale il cappellano militare don Flavio Riva così ha pregato per lei e noi ci uniamo a questa invocazione: «Sei per noi oggi un punto di riferimento che non scorderemo mai. Aiutaci a essere come te, piena di passione».

mamma Silvana Gal, dal fratello Daniele con la moglie Emanuela Chessa
La mamma Silvana Gal, il fratello Daniele con la moglie Emanuela Chessa

La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla mamma Silvana Gal, dal fratello Daniele con la moglie Emanuela Chessa che ha letto il profilo accompagnata dalla piccola figlia Marika. A condividere questo momento c’erano anche gli amici Loris e Lorella Sorteni: «Simona hai cercato la tua strada sempre in salita. Un susseguirsi di emozioni, gioie, speranze, fatiche, paure ti hanno sempre portata ad andare avanti senza fermarti mai... ogni giorno era un nuovo giorno da vivere per realizzare i tuoi sogni troppo grandi , immensi... la montagna ti ha dato tanto ma non ti bastava volevi ancora raggiungere mete, traguardi impossibili.
Ora la montagna ti ha richiamato a sè, per sempre, in Paradiso dove ora regni felice.
Aiuta tutti i tuoi cari e coloro che ti hanno tanto amato e voluto tanto tanto bene.
Ciao Simona, la tua famiglia».

                                                                                       

 La cerimonia è poi proseguita presentando le fiaccole dei caduti in cordata:

Laura Frisa

La fiaccola in memoria di LAURA FRISA 41 anni, originaria della valle Antrona e residente ad Omegna, caduta insieme a Marianna Conti il 13 agosto 2013 sul versante francese del Monte Bianco, lungo la cresta del Mont Blanc du Tacul, travolte da una valanga causata dal crollo di un seracco. Laura lascia la mamma Pierina e il fratello Marco.
Da anni praticava sci alpinismo e aveva seguito corsi tecnici con il C.A.I. di Villadossola. Era operaia nella ditta “Beltrami” di Piedimulera che si occupa di lavorazione delle lamiere. La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla cugina Sonia, accompagnata dal cugino Massimo Commisso, mentre il profilo è stato letto dal marito Massimo insieme alle due figlie Jennifer e Nicole.

La fiaccola è stata presentata dalla cugina Sonia mentre il profilo è stato letto da Massimo insieme alle due figlie Jennifer e Nicole.
La fiaccola è stata presentata dalla cugina Sonia mentre il profilo è stato letto da Massimo insieme alle due figlie Jennifer e Nicole.

«Cara Laura, sono passati mesi, un anno ormai... e ci mancano tanto la tua voce gioiosa e squillante, il tuo volto sorridente. Ma la tua voce e il tuo volto sono custoditi nella nostra memoria e nel nostro cuore, tu vivi nei nostri ricordi , sempre. Vogliamo ricordarti come eri, in particolare una caratteristica su tutte del tuo carattere: l’altruismo! Sì, sei sempre stata generosa e piena di slanci; non ti risparmiavi non solo nelle cose che ti appassionavano ma anche nel prodigarti verso la famiglia, verso il tuo prossimo.
Hai saputo amare chi ti stava vicino. E se pensiamo all’amore che possiamo dare nella nostra vita (parliamo di noi stessi), ci rendiamo conto di quanto è mancante e imperfetto...
E allora “in che troverò consolazione, in chi mi confiderò ?.. Confiderò nel mio Signore il cui amore sorpassa ogni conoscenza” (Ef. 3:19). E in virtù del mistero di quell’amore ineffabile, di quella speranza noi ti diciamo : arrivederci a presto cara LAURA!!
Con tutto il nostro AMORE».

Marianna Conti
MARIANNA  CONTI 37 anni di Pallanzeno figlia di papà Giorgio, e mamma Mirella  e sorella di Doriana e Giuliano.  Era capo-reparto alla secolare manifattura “Polli” di Villadossola dove tutti le volevamo bene, perché era “una persona cristallina e sincera”. Marianna condivideva la passione per la montagna con il marito Tiziano Titoli.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dal marito Tiziano Titoli insieme al nipote Paolo Palmara ed all’amico Daniele Cassietti, mentre il profilo è stato letto da Giuliano, fratello di Marianna:

La fiaccola è stata presentata dal marito Tiziano Titoli, mentre il profilo è stato letto da Giuliano, fratello di Marianna.
La fiaccola è stata presentata dal marito Tiziano Titoli, mentre il profilo è stato letto da Giuliano, fratello di Marianna.

«E' trascorso ormai un anno da quel tragico giorno in cui la tua vita è stata strappata troppo prematuramente, ma il tuo ricordo rimarrà per sempre vivo nei nostri cuori e in quelli delle persone a te care; il tuo sorriso illuminerà di luce le nostre giornate più buie! I tuoi occhi brilleranno per sempre come stelle nel cielo! Quel cielo che molte volte hai sfiorato da vicino raggiungendo le tue alte vette!!
Ora proprio da quella più alta vegli su di noi proteggendoci. Sei stata e sarai sempre una figlia, moglie, sorella, zia e amica perfetta. Ci hai insegnato tante cose e quella più importante è “l'amore”, si quell'amore che tu davi senza mai chiedere nulla in cambio!
Grazie Mary che anche se sei stata accanto a noi per questi anni così brevi ci hai dato tanto e fatto capire che la vita va vissuta come un dono e non va sprecata! Questo te lo dobbiamo. Tu che meritavi di vivere ancora di più e che amavi questa vita! Andremo avanti per te e
ti terremo sempre viva nel nostro cuore! Grazie Mary, Angelo nostro ti vogliamo un immenso bene!».

                                                                               

Aldo Bergamini ALDO BERGAMINI nato a Milano il 26 dicembre 1956, caduto a 4.300 metri mentre tentava di raggiungere la Cresta Rey alla Cima Dufour il 10 agosto 2013, insieme a Roberto Carmagnola, suo compagno di cordata in molte ascensioni compiute.
Alpinista e scialpinista provetto e capace aveva salito 41 cime di 4000 metri oltre ad innumerevoli vette alpine, iniziato a questa passione dal papà Ugo e condividendo le gite con i fratelli e gli amici più cari. Da un anno era rimasto vedovo di Pina, mancata per un tumore osseo, e la montagna era diventata anche un modo per avvicinarsi a lei.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dai figli Luca e Sofia e dal papà Ugo mentre il profilo è stato letto dal fratello Roberto insieme ai due figli Giovanni e Carlo.
Ad accompagnarli un gruppetto di amici: Sergio, Mariagrazia, Enrico e Davide.

La fiaccola è stata presentata dai figli Luca e Sofia mentre il profilo è stato letto dal fratello Roberto
La fiaccola è stata presentata dai figli Luca e Sofia mentre il profilo è stato letto dal fratello Roberto

«Quello che vogliamo condividere con voi oggi è ciò che la montagna significa per papà:
- Reciproca fiducia, affidarsi totalmente ad un’altra persona, un Amico, un Fratello, non solamente un compagno di cordata.
- Fatica, uno sforzo che non sia fine a se stesso, ma che riesca a dare un gusto nuovo al raggiungimento della meta e alla contemplazione dell’immensità da cui si è circondati.
- Gioia, quella che scaturisce dagli occhi di chi vive questa passione.
- Serenità, cercata soprattutto in quest’ultimo anno, e tranquillità sicuramente trovata nella quiete delle cime.
- Preghiera, meditata durante la salita, cantata sulla vetta e sussurrata lungo la strada del ritorno. Tanti sentieri percorsi per trovare il silenzio e ritrovare il Padre.
“Molte sono le strade che portano a Dio, una di esse passa per la montagna.”».
(Reinhold Stecher, vescovo di Innsbruck – da “Il messaggio delle montagne”)

Roberto Carmagnola-ViettiROBERTO CARMAGNOLA-VIETTI 43 anni di Borgosesia, elettricista di professione e alpinista per passione, tanto da prestare servizio nella sezione locale del Soccorso Alpino, precipitato il 10 agosto 2013, col suo compagno di cordata Aldo Bergamini.
Così lo ricorda la sorella Luisa: «Descrivere in queste righe Roberto, figlio, fratello, amico e compagno di tante emozioni, non è cosa da poco. Robi era colui che trovava un valido motivo per vivere al meglio ogni giorno e, se non c'era, lo creava con l'immaginazione... quel tanto che bastava per trasformarlo in realtà. Credeva in sé e non dimenticava di credere negli altri. Attento, deciso, disponibile, riservato, sensibile, entusiasta e tenace, tendeva la mano a tutti con cuore ed allegria. Amava la montagna perché vivendola ne scopriva i suoi valori morali per poi metterli in pratica. Ogni vita, Robi, serve a qualcosa indipendentemente dalla sua durata e dalla sua conclusione e tu con le tue parole, fatti, silenzi, sorrisi e la tua vita, hai dato tanto a noi! Sei partito per un lungo viaggio non per lasciarci, ma per scalare le più alte vette e diventare un angelo per restare qui in noi e tra noi! Ciao Robi!»
E ancora Luisa, in un immaginario dialogo in prima persona: «Il mio zaino e le mie scalate, non sono solo carichi di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei valori, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere. In montagna non porto il meglio di me stesso, porto me stesso, nel bene e nel male. La montagna insegna che non bisogna vivere con la paura di morire, ma con la gioia di vivere di entusiasmo ed amore e che, cadendo, non si perde la gloria di essere saliti .... perché nella vita non si fa nulla di grande senza tutto questo!»

La fiaccola in sua memoria è stata presentata da Simona Berteletti, rappresentante del Soccorso alpino di Borgosesia, te mentre il suo profilo è stato letto dall’amico di scalate Enrico Zanetti Chini
La fiaccola in sua memoria è stata presentata da Simona Berteletti, rappresentante del Soccorso alpino di Borgosesia, te mentre il suo profilo è stato letto dall’amico di scalate Enrico Zanetti Chini

La fiaccola in sua memoria è stata presentata da Simona Berteletti, rappresentante del Soccorso alpino di Borgosesia, di cui Roberto faceva parte mentre il suo profilo è stato letto dall’amico di scalate Enrico Zanetti Chini accompagnato dagli amici del CAI di Borgosesia Giuseppe Amadi, Liliana Aimaro e Luciano Gastaldi. Per la sua attività di volontario del Soccorso il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, medaglia d’oro al valore civile, VIII delegazione Valsesia Valsessera, gli ha tributato una targa riconoscimento con le seguenti motivazioni: “con il suo entusiasmo ed il suo spirito allegro ha sempre partecipato ad interventi  e attività addestrative con grande dedizione.”

                                                                       

Maria Teresa PieriMARIA TERESA PIERI 57 anni, di Biella, scomparsa il 7 luglio scorso ai piedi della Becca di Gay su un tratto di nevaio che nascondeva un torrente effimero. Un ponte di neve si è sfondato e lei e il suo compagno di cordata Walter Corniati sono precipitati nel greto del torrente che li ha trascinati pochi metri dopo in una cascata di 15 metri circa. Aveva una grande esperienza di montagna anche all’estero.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dal fratello Luca accompagnato dalla moglie Monica che ha letto il profilo insieme a Francesca, figlia di Maria Teresa, ed all’amica Roberta Dettomati:

La fiaccola è stata presentata dal fratello Luca accompagnato dalla moglie Monica che ha letto il profilo insieme a Francesca, figlia di Maria Teresa
La fiaccola è stata presentata dal fratello Luca accompagnato dalla moglie Monica che ha letto il profilo insieme a Francesca, figlia di Maria Teresa

«Teresa, percezione del vero, istintiva e naturale che riconosce il bene in tutte le cose. / Teresa, luce potente, forza bianca luminosa e purissima, tradotta in energia vibrazionale entro la quale chi viene carpito tende a rimanere intrappolato positivamente. / Teresa, come una montagna. / Teresa, amore è il guardare le stesse montagne da angolature diverse.
Hai sempre rincorso il tuo obiettivo facendo sempre attenzione al tuo cammino. È il cammino che insegna sempre il modo migliore per arrivare e ci arricchisce mentre lo percorriamo. Il tuo cammino ti ha reso grande, unica e luminosa come la luna.
Sentiamo quanto ci vuoi bene, sentiamo che dove sei stai benissimo. Ad occhi chiusi comunichiamo con te immaginandoti sempre intorno a noi. Ciao Tere
“lassù tra le mie nuvole anche la fretta mi siede accanto e aspetta”».

Valter Corniati

 

WALTER CORNIATI 61 anni di Biella, iscritto alla Sezione C.A.I. “Pietro Micca” di Biella
Sposato con Emanuela e padre di tre figli: Fabio, Cecilia ed Irene.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla figlia Cecilia e dalla moglie Emanuela Valin mentre il figlio Fabio ha letto il suo profilo.
«Da subito papà mi ha trasmesso questa passione per la montagna. Dopo aver fatto quasi tutte le vette principali italiane, si è cimentato anche in alpinismo extraeuropeo, tra le vette conquistate ci sono Kilimangiaro, Monte Kenia, Monte Ararat, Alpamajo (vetta più alta).
Oltre alla montagna impegnativa condivideva moltissime gite più semplici con la moglie, e da qualche anno aveva scoperto il mondo del volontariato in Bolivia, dove si era recato negli ultimi 2 anni per svolgere campi lavoro in missioni religiose, approfittando per qualche salita sulle Ande. Disponibile con tutti, allegro, vivace e di compagnia ... amico di tutti!

La fiaccola è stata presentata dalla figlia Cecilia e dalla moglie Emanuela Valin mentre il figlio Fabio ha letto il profilo.
La fiaccola è stata presentata dalla figlia Cecilia e dalla moglie Emanuela Valin mentre il figlio Fabio ha letto il profilo.

Gran appassionato di arte, si dilettava in ritratti, acquarelli, costruzione di strumenti musicali (organetti a manovella). 
Era ad un passo dalla pensione che gli avrebbe permesso di dedicarsi ancor maggiormente alle sue passioni».

 

 

 

                                                                                       

Dopo la comunione eucaristica è stata proposta una “Laude alla montagna” composta da don Giuseppe:

«Grazie Signore,
per le gioie che ricevo dalla montagna, per la fatica che è scuola,
per la soddisfazione che si ha quando si raggiunge la cima,
per quel senso di contemplazione che prende poi
a guardarsi intorno a sprofondare nell’orizzonte.

Grazie Signore,
perché la montagna mi ricorda che ho bisogno degli altri.

Ti prego, Signore,
perché il far montagna non sia
un altro possibile momento di egoismo.

Ti prego perché la cordialità, l’amicizia, la disponibilità
che qui in montagna diventano un fatto spontaneo,
lo siano nella vita quotidiana.

Ti ricordo gli amici scomparsi…
e chi ha chiuso la giornata terrena sui monti.

E se dono vuoi concedermi, Signore misericordioso,
questa grazia ti chiedo:
finchè ti piace tenermi in vita
fammi camminare per le mie montagne».

Conclusa la celebrazione con la benedizione di Mons. Giuseppe Anfossi l’assemblea si è sciolta al canto dell’ormai tradizionale “Dio del cielo, Signore delle cime” sempre molto commovente.
Il saluto reciproco e l’arrivederci è nato spontaneo. La condivisione della sofferenza crea legami di amicizia profondi e duraturi.

L’anno che ci attende, il 2015,  sarà ricco di avvenimenti significativi.
Ne voglio sottolineare due in particolare.

Per noi Salesiani sarà l’anno bicentenario della nascita del nostro Padre e fondatore don Bosco: 16 agosto 1815-2015. Un dono di Dio all’umanità, alla chiesa ai giovani. Tutta la sua vita , il suo operato,  fu  finalizzato a salvare le anime dei suoi ragazzi. Per lui ogni ragazzo era  una parte insostituibile del progetto di Dio per l’umanità: non poteva  andare perso. Passò ore ed ore a confessare,  a fare la guida spirituale;  con i ragazzi non iniziava né terminava mai la giornata senza la preghiera, la S. Messa non mancava mai. Tutta la sua opera poggiava su pilastri per Lui insostituibili: amore all’Eucarestia, devozione a Maria fedeltà alla Chiesa. Diceva Jean Duvallet, anziano confratello dell’Abbè Pierre, a noi Salesiani: «Voi avete opere, collegi, oratori per giovani, ma non avete che un solo tesoro: la pedagogia di Don Bosco. Rischiate tutto il resto, questi non sono che mezzi, ma salvate la pedagogia. [….] In un mondo in cui gli uomini e i ragazzi sono frantumati, disseccati, triturati, classificati, psicanalizzati, in cui i bambini e gli uomini sono utilizzati come cavie e materie prime, il Signore vi ha affidato una pedagogia in cui trionfa il rispetto del ragazzo, della sua grandezza e della sua fragilità, della sua dignità di figlio di Dio. Conservatela, rinnovatela, ringiovanitela, arricchitela di tutte le scoperte moderne, adattatela ai vostra ragazzi strapazzati in un modo come Don Bosco non ne aveva visti mai […] ma, per carità, conservatela. Cambiate tutto, perdete, se è il caso, le vostre case, che importa? Ma conservate per noi questo tesoro, il modo di Giovanni Bosco di amare e salvare i ragazzi, che batte in migliaia di cuori».

Per la montagna sarà il 150° anniversario della celebre conquista della vetta del Cervino. La prima ascensione alla vetta del Cervino fu una vera e propria gara tra due alpinisti: l’inglese Edward Whymper e l’italiano Jean Antoine Carrel.
Quando Whymper, nel 1861, vide il Cervino per la prima volta ne fu stregato.
Contattò Jean Antoine Carrel, anch’egli interessato all’impresa, per organizzare la spedizione. I due, però, non riuscirono a trovare un accordo. Whymper tentò da solo la salita dal versante svizzero, con l’aiuto di una guida bernese. Il tentativo fallì.
Carrel ci provò a sua volta, dal versante italiano. Superò la quota dell’inglese, ma senza raggiungere la vetta.
Seguirono molti altri tentativi da parte dei due alpinisti lungo le opposte creste, italiana e svizzera. Vinse Whymper che il 14 luglio del 1865 raggiunse la vetta da Zermatt, aprendo una via sulla cresta dell’Hörnli. L’impresa, però, ebbe un esito tragico, poiché durante la discesa persero la vita quattro compagni di cordata.
Carrel aveva ricevuto l’incarico di salire in vetta da Quintino Sella e dall’appena nato Club Alpino Italiano. Il giorno in cui Whymper portò a termine l’impresa, Carrel si trovava a poche centinaia di metri dalla meta, sul versante italiano. Ma non gli riuscì di raggiungerla.
Ce la fece tre giorni dopo, il 17 luglio, aprendo una via ben più difficile, da Breuil lungo la Cresta del Leone.

Sono due storie completamente diverse, ma che sanno entrambe di avventura e che narrano di uomini che hanno in comune la caparbietà e la dedizione totale per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato: per don Bosco la “salvezza dei giovani”, per Whymper e Carrel il raggiungimento della vetta.

Accanto a questi due avvenimenti non possiamo dimenticarne altri due che vedranno protagonista la città di Torino: l’esposizione della Sindone, dal 19 aprile al 24 giugno, che ha come slogan: “L’amore più grande”. La visita di Papa Francesco, il 21 giugno, a spronarci nella fede, nell’amore, nella misericordia di Dio  e nella carità verso il prossimo.
A tutto ciò va ad aggiungersi anche la decisione della Chiesa di fare del 2015 l'anno della “vita religiosa”. Se questo non è un anno di grazia particolare!!
A noi la fortuna e la gioia di viverlo con l’impegno di lasciarci sollecitare nello spirito da questi avvenimenti.

Colgo l’occasione per augurare a tutti un SANTO NATALE ed un SERENO 2015 con questa bellissima riflessione di Madre Teresa di Calcutta.
Preghiera di Madre Teresa
Tutti saluto e benedico,

 Don Vincenzo Caccia

                                                                                     

 

Sabato 6 luglio 2014 ai 2.232 m. di Punta Jolanda, in val di Gressoney si è svolto il 33° incontro dell’amicizia delle “genti del Monte Rosa”: una festa improntata all’unità e alle relazioni umane che le montagne sanno creare intorno alle persone anche con culture e tradizioni diverse tra loro.

Genti del Rosa 2014

Numerosa la partecipazione, circa 200 persone, e variegata l’età dei presenti; molti sono saliti a piedi percorrendo il sentiero n. 5, gli altri in seggiovia. Il cielo, coperto in parte di nuvole, ha comunque lasciato svolgere la manifestazione senza difficoltà o problemi.
Quest’anno l’organizzazione era affidata al CAI di Gressoney.
Come sempre erano presenti i vari CAI che ruotano attorno al massiccio del Rosa e che a turno organizzano l’incontro: Gressoney, Verres, Biella, Macugnaga, Varallo, Novara e Vercelli con relativo gagliardetto.
Erano rappresentate anche le sezioni A.N.A. biellesi, ossolane, valsesiane  e valdostane.
L’incontro ha avuto inizio alle ore 11,30 con la S. Messa presieduta da don Ugo Casalegno, parroco di Gressoney e “….altre parrocchie”. Insieme con lui hanno concelebrato don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza, e don Vincenzo Caccia, salesiano a S. Benigno Canavese.
Ad animare la S. Messa la Cantoria di Gressoney St. Jean che, con tanto di accompagnamento organistico, ha eseguito brani a più voci di una messa di Schubert in tedesco. Non poteva mancare però “Signore delle cime”, come canto a ricordo di tutti i defunti della montagna.
Franz De La Pierre, presidente CAI Gressoney ha ben condensato il significato di questo incontro: “Il patrimonio del Monte Rosa deve essere comune a tutti per questo è stato ideato un incontro all’anno con i soci che è diventato una vera festa. E le sezioni colgono l’occasione per parlare di progetti futuri da realizzare per valorizzare e proteggere il patrimonio di questi monti.”
La festa è proseguita con un abbondante piatto di polenta, preparata in un paiolo di ben 20 kg di capienza, ed un buon bicchiere di vino per tutti.
Il clima di amicizia e di “famiglia” è stato contrassegnato anche da cori di canti di montagna a più voci spontanei  ed improvvisati e rallegrato dal suono di una fisarmonica.
Un plauso va a tutti gli organizzatori. Il testimone dell’incontro del prossimo anno è stato passato al CAI di Verres.

 

 


2013 - Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 3 agosto 2013

 

 

Cari amici della Madonna dei Ghiacciai,
con cuore commosso mi collego a voi tutti che in questa cordata iniziata il 5 agosto 1967, siete via via entrati a far parte anche della mia vita: quante emozioni ho vissuto con voi, con le vostre famiglie, con le vostre sezioni C.A.I., con le guide del Monte Rosa, con i membri del Soccorso Alpino e Guardie di Finanza, con Carabinieri, Guardie Forestali! Quante personalità il cui elenco ripubblico ogni anno sul retro della locandina.
Quanti altri ancora sono nell'ampio sito madonnadeighiacciai.it in cui è riportata la cronaca essenziale delle nostre 46 celebrazioni! Quanti confratelli sacerdoti vi hanno celebrato la S. Messa; forse nessuna delle chiesette alpine quotate oltre i 3.000 metri ha avuto tanta frequentazione e solennizzazione.
I nostri 46 appuntamenti annuali hanno sempre avuto la presenza di vari sacerdoti concelebranti fino al massimo di 20 attorno al Vescovo Luigi Bettazzi nel 1997 quando vi salì per la quinta ed ultima volta (sette erano Sloveni al loro battesimo con il Monte Rosa).
Sfogliando il "Volume dei Visitatori" molti altri nomi di sacerdoti compaiono, specialmente dei campeggi giovanili delle valli Sesia, Gressoney, Ayas, ma anche di altre regioni d'Italia e di nazioni europee per un totale di quasi un migliaio di Sante Messe celebrate alla nostra cappella.
Mentre mi sto congedando dalla amata chiesetta, vorrei quest'anno dedicare non solo a don Vesco e all'architetto don Franco Delpiano, ma anche a questa schiera di educatori la nostra riconoscente celebrazione.
Stiamo celebrando i 150 anni del Club Alpino Italiano che è stato ideato nell'ascensione italiana al Monviso, avvenuta il 12 agosto 1863 organizzata da un ministro dello stato Italiano nato da appena 2 anni, Quintino Sella, insieme a Giovanni Barracco e Paolo e Giacinto di Saint Robert: tornati a Torino realizzarono il sogno di avere anche in Italia un Club Alpino.
Questa celebrazione nazionale offre anche l'occasione per riandare alle origini dell'alpinismo moderno che si usa collegare all'ascensione del Monte Bianco del 1786, mentre noi del Monte Rosa facciamo volentieri notare che nel 1778 ci fu la fondamentale esplorazione dei ghiacciai della montagna da parte di Gressonari e quindi da Alagnesi, da cui tutta una serie di ascensioni alpinistiche, scientifiche, sportive, contemplative che resero il Monte Rosa la più grande palestra per il nascente alpinismo mirante a sondare il mistero nascosto da secoli, contemplato e mai affrontato da popolazioni obbligate ad una vita severissima nel confronto con una montagna tanto esigente nel concedere i suoi doni vitali, oltre ai pascoli non si spingevano se non qualche ardito cacciatore di camosci e in seguito qualche cercatore di cristalli o minerali o qualche minatore; il ricordo di qualche incidente mortale ricordava i pericoli dell'alta montagna.
Specialmente i migranti, per lo più stagionali, avevano conosciuto il pericolo degli alti valichi su cui dovevano necessariamente transitare anche nelle incertezze del tempo atmosferico e nelle stagioni disadatte, tanto che, da tempi lontani, erano sorti anche presso i valichi altissimi dei rifugi e cappelle per invocare l'aiuto di Dio e la solidarietà umana anche attraverso un soccorso alpino stabile di monaci oranti e, al bisogno, zelanti ed eroici salvatori, come ai passi frequentatissimi del Grande S. Bernardo (m. 2469) fin dall'anno 1045 e poco dopo anche del Piccolo S. Bernardo (m. 2188) per opera di un santo molto illuminato e predicatore ascoltatissimo, S. Bernardo di Aosta che ora, per scelta di un Papa che fu prima grande alpinista, Pio XI, è diventato il patrono degli alpinisti a cui il Papa Giovanni Paolo II ha aggiunto come compatrono il beato Pier Giorgio Frassati.
In questo anno 150° del C.A.I. ho ripercorso meglio la storia dell'alpinismo, partendo dalla tesi di laurea di Carla Giovannelli dell'Università di Trento intitolata: “Alpinismo, Nuova Forma di Affermazione Sociale”, trovata su internet, sono stato guidato a contattare il professore di Storia della Università di Udine, Andrea Zannini, che mi ha fornito il suo prezioso volume “Tonache e Piccozze” e il professore Marco Cuaz dell'Università di Aosta che mi ha donato il volume "I Rumori del Mondo, saggi della storia dell'alpinismo e l'uso pubblico della montagna ".
Dalle ricerche storiche di questi due professori risulta determinante la presenza di sacerdoti e religiosi nella nascita del moderno alpinismo.
Dice Andrea Zannini presentando il suo volume “Tonache e Piccozze”: «La nascita dell'alpinismo viene solitamente collegata all'iniziativa di scienziati e naturalisti nel Settecento e alla curiosità di aristocratici e borghesi a partire dalla metà del secolo successivo. In realtà, tra la prima salita del Monte Bianco (1786) e la conquista del Cervino (1865), l'alpinismo attraversò una lunga fase di incubazione nella quale ebbero un ruolo importante i montanari, e tra di essi, in prima fila, preti e religiosi. Uomini di montagna che avevano avuto un'istruzione superiore, operarono istintivamente quella sintesi fra sensibilità romantica e curiosità razionale che contribuì a fondare le basi sportive e psicologiche del primo alpinismo» e riporta pure un elenco di sacerdoti e religiosi che potrebbe contenere fino ad una sessantina di nomi eccellenti, con qualche condivisa simpatia per figure eminenti, come l'abate Giovanni Gnifetti di Alagna (*180l -†1867) e gli abati Valdostani Amé Gorret (*1836 - †1907), detto giustamente “l'orso della montagna”, responsabile determinante della "prima salita italiana al Cervino" (1865) e l'abate Pierre Chanoux (*1828 - †I909), grande alpinista, scienziato, contemplativo, dal 1859 cappellano e poi direttore dell'Ospizio dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro al Colle del Piccolo S. Bernardo; per 44 anni abitò al colle dove l'inverno durava 9 mesi, guadagnandosi una vasta fama di uomo dotto appartato dal mondo, in comunione con la natura, dedito alla carità e all'ospitalità, pronto a sfidare la tempesta per ricercare tra le nevi qualche viaggiatore disperso.
Il professore Zannini mi segnala ancora: Domenico Flavio Ronzoni, “Achille Ratti. - Il prete alpinista che diventò Papa”, Bellavite, Missaglia (Le), 2009.
Alessandro Pastore, “Alpinismo e storia d'Italia. Dall'Unità alla Resistenza “, Bologna, Il Mulino, 2003. Stefano Morosini: “Sulle vette della Patria. Politica, guerra e nazione nel Club Alpino Italiano (1863-1922)”, Milano, Franco Angeli, 2009.
Il professore Marco Cuaz, nel libro citato, a pag. 93 dice: «La montagna divenne per la Chiesa del secondo Ottocento il terreno elettivo di un vasto progetto di disciplinamento sociale che affondava le sue radici nella cultura salesiana, nell'idea di don Bosco e dei suoi allievi di utilizzare l'attività fisica, in particolare le passeggiate e la ginnastica, come “mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità e alla sanità”. Oltre a D.Bosco un eletto gruppo di sacerdoti, educatori e scienziati, nati o confluiti nella capitale subalpina, come Ferrante Aporti, Leonardo Murialdo, Francesco Denza, avviarono i giovani allo sport e all'alpinismo con una vera e propria pedagogia della montagna».
Oltre al Club Alpino Italiano altri gruppi e associazioni nacquero con lo scopo dichiarato di accogliere giovani e membri provenienti da categorie sociali meno elitarie, più popolari. Tra queste la “Giovane Montagna”, di cui fu membro insigne il beato Pier Giorgio Frassati: la sezione più vicina a noi è la Giovane Montagna Valsesiana, fondata nel 1923 da don Luigi Ravelli (*1879 - †1963).
Tutta questa lunga premessa per indicare quale strumento educativo è stato l'alpinismo; nel 1968 quando scoppiò la grande contestazione, specialmente in campo giovanile, fu benefica una evoluzione anche per noi salesiani. Don Vesco, figura eccezionale di educatore, anche attraverso i campeggi e l'alpinismo, non c'era più! Don Franco Delpiano, architetto della nostra cappella, con altri Salesiani, alcuni ancora viventi ed attivi (possiamo scoprire i loro nomi sul nostro “sito”, anno 2002 oppure 2012) di cui il più illustre è don Ugo De Censi (90 anni) montanaro della Vatellina ed alpinista che opera in Perù, introdussero delle novità.
Questi sacerdoti proposero ai giovani di accostare ai campeggi estivi anche campi di lavoro (raccolta frutta, raccolta carta, stracci, vetri, ferro, generi usati valorizzabili e altre iniziative allora compatibili ed attualmente persino la gestione di alcuni rifugi alpini in favore dei poveri del mondo) e poi il balzo diretto tra le popolazioni Andine del Mato Grosso che abitano oltre i 4000 metri, entrando in cordata diretta con questi ultimi del mondo.
Don Franco Delpiano come architetto fu invitato a Campo Grande in Brasile, dove c'era un grande lebbrosario decadente che andava ristrutturato: fu l'ultima sua opera poiché una rapida leucemia lo portò a morire il 29 maggio 1972 a 42 anni; due giorni dopo i funerali nella basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, stipata all'inverosimile di giovani, ci fu la grande cordata dei campi di lavoro e dei volontari per i più poveri del mondo che aveva raccolto.

                                                                         

L'ultima presentazione della nostra celebrazione è stata fatta al Passo di Monte Moro (2868 m), il 3 luglio, nella ricorrenza del “32° Incontro dell' Amincizia fra le Genti del Rosa” organizzato da Teresio Valsesia giornalista ed ex vice Presidente Generale del C.A.I., dal presidente del C.A.I. di Macugnaga Flavio Violatto e il Coro Alpino del C.A.I. di Macugnaga  "Monte Rosa" diretto dal maestro Enrico Micheli.

La manifestazione quest'anno è internazionale poiché anche il Club Alpino Svizzero festeggia i 150 anni di nascita: è stata la prima volta nella storia che tutte e sette le valli del Monte Rosa (5 Italiane e 2 Svizzere di Saasfee e Zermatt) sono riunite sul più celebre colle che unisce le valli Italiane e quelle Svizzere.

 Hanno concelebrato la Santa Messa il Vescovo italiano di Novara mons. Franco Giulio Brambilla, il parroco svizzero di Sion e da 6 altri sacerdoti. Ha partecipato spiritualmente don Ugo Casalegno di Gressoney

Su un'immenso campo di neve a 2868 m. del Passo Monte Moro concelebrazione della S. Messa: mons. Franco Giulio Brambilla, il parroco di Macugnaga don Maurizio Vidali, il parroco svizzero di Saas Grund don Amedeo, don Gaudenzio Martini parroco di Beura, don Remo Baudrocco di Chiavazza (Biella) e don Giuseppe Capra.

Madonna del Passo Monte Moro eretta negli anni "60" e indorata nel 1990
        Gonfalone svizzero di Saas Grund
Coro Monte Rosa del C.A.I. di Macugnaga, diretto dal maestro Enrico Micheli

Il Vescovo mi ha affidato la benedizione per i pellegrini del 3 agosto: «Con affettuosa benedizione a tutte le genti di montagna che salgono alla Madonna dei Ghiacciai».

                                                      

Sabato 3 agosto

La mia salute non permettendomi di salire con voi ho potuto solo raggiungere il Passo dei Salati per salutare i fortunati che possono salire.
Naturalmente il mio grazie a tutti coloro che collaborano alla vita della nostra Cappella e di questo pellegrinaggio e a tutti coloro che rispondono e segnalano la loro partecipazione almeno spirituale.
Chiedo scusa per tutto quanto abbia dimenticato d'importante; attendo il vostro contributo a riparare e completare questo sito: www.madonnadeighiacciai.it con notizie o fotografie attinenti.
Saluto tutti, prego e benedico voi e le vostre famiglie.

Celebriamo oggi, sabato 3 agosto, la festa della Madonna dei Ghiacciai con particolare memoria dei caduti del Monte Rosa e di grandi figure di educatori dei giovani attraverso l'alpinismo.

 La giornata soleggiata e bella ha agevolato una notevole partecipazione e  favorito i pellegrini, saliti numerosi amici e parenti dei commemorati; li saluto al Passo dei Salati e accolgo le loro emozioni per la celebrazione.

Tra i presenti c'erano: del C.A.I. di Varallo il nuovo Presidente Paolo Erba, il vice Presidente Luciano Castaldi e i due past presidenti, Giorgio Salina e Carlo Raiteri. I rappresentanti delle Guardie di Finanza Soccorso Alpino con il Brigadiere Capo Paolo Della Valentina, i finanzieri Roberto Francesconi e Marco Mammarella. Il Gruppo Guide Alpine e il Maresciallo dei Carabinieri di Alagna Alan Barcelli.

Bella giornata per i pellegrini in salita verso                                  la Cappella          

Un bel gruppo di biellesi: delegazione del Soccorso Alpino Biellese, Borrione Martino, De Rossi Paolo; del Cai Biella, Bonfante Irene, Meneghello Francesca,  Panizza Laura, Festa Carolina, Tonella Nadia, Blotto Alessandro, Sigolo Gianni e Antonella Bianchi (sorella di Paola, caduta il 7 marzo 2005 presso il Passo dei Salati); del Coro Genzianella, Bardone Roberto, Brovarone Riccardo, Feroggio Giovanni, Lanza Vittorio.

Dalla Val Susa continuando i pellegrinaggi iniziati il 7 agosto 1999 con il gemellaggio della nostra cappella con la Madonna del Rocciamelone, nel centesimo anniversario della statua bronzea, sono saliti per commemorare Rino Maggioni: i figli Marco e Monica Maggioni, Votta Giovanni, Ferraudo Maria Grazia, Roberto Cordola, Marco Pent, Lorenzo Pent, Marino Cinato, Italo Pent, Vittorio Marchetto, Giorgio Mertoia, Livio Gallo, Elisa Gallo.
Assieme a questi, Maria Adele, Erica collaboratrice per l’addobbo e Pierangelo Pettigiani e Marina Piovano.
I pellegrini di Rosta che quest’anno sono saliti sono Don Serafino Bunino che festeggia i 50° anno di sacerdozio, Dillai Mario e dott. Franco Balbo.
Presenti spiritualmente dopo tanti anni di presenza reale, Modestina Merlo,  Pasqualina Merlo e il marito Federico che son saliti ripetutamente anche al Cristo delle Vette e al rifugio Capanna Margherita
Il nucleo più numeroso è della Valsesia, formato dai parenti e amici per commemorare i caduti della loro valle.
Dei ragazzi costruttori erano presenti Piergiorgio Montarolo e Mario Michela che con i suoi tre figli, Alice, Roberta e Rocco sono saliti a piedi da Stafal, mentre la moglie Gabriella, con l’altro figlio Abele con la sua morosa Charlotte, sono saliti con gli impianti.
A nome della famiglia di don Giuseppe, da Fossano, fedeli da lunga tradizione, hanno partecipato papà Antonio e sposa Barbara Ravera con la figlia Sonia e Marco e la sua amica Anna.

Padre Natalino Capra per 10 anni è salito, come pellegrino e anche come direttore del coro, alla Cappella della Madonna dei Ghiacciai per ritemprare le sue forze, finché l'8 settembre 1980 fondò la "Comunità di Gorra"; Mauro, responsabile della comunità così scirve: «Oggi come ringraziamento siamo saliti Mauro, Luciano, Rossana, Lucia, Franco, Jang, Aurelio e c'erano con noi anche la signora Franca e il piccolo Jacopo. Per le nostre caratteristiche non a tutti è stato possibile raggiungere la Cappella per la santa Messa e, a tal proposito, voglio ancora ringraziare il maresciallo dei carabinieri Alan Barcelli, in servizio sul percorso, che con il suo intervento ha permesso a Franca e a Jacopo di raggiungere almeno il rifugio Mantova. Essendo testimoni della gioia espressa da coloro che ci hanno atteso a quote più basse e che grazie a loro è stato possibile per noi raggiungere la Cappella, non possiamo far altro che testimoniare la gioia che tutti possiamo provare quando sappiamo accogliere l'invito di metterci in comunione, come allora abbiamo saputo cogliere l'invito di Padre Natalino.         Grazie per sempre Padre Natalino».

                     Interno della Cappella

 

Ha presieduto la celebrazione il Vescovo di Saluzzo e del Monviso, montagna su cui è stato progettato il Club Alpino Italiano, Mons. Giuseppe Guerrini, che è sciatore ed alpinista: è salito a Capanna Margherita, sul Castore, sul Breythorn, sul Monte Bianco e ha celebrato in vetta al Monviso; i concelebranti sono il parroco  di Borgosesia don Ezio Caretti, il parroco di Cireggio don Pietro Minoretti, fratello di Amabile Minoretti, don Andrea Passera parroco di Cigliano, don Alberto Albertetti parroco di Crevacuore, don Serafino Bunino parroco di Rosta nel  50° della sua Messa e don Vincenzo Caccia salesiano, direttore di S. Benigno.

Inviano la loro partecipazione spirtuale don Carlo Elgo parroco di Alagna e don Ugo Casalegno parroco di Gressoney la Trinité.

Mons. Guerrini, grande amante della montagna, è apparso molto emozionato e ha ringraziato la Madonna dei Ghiacciai nei suoi 10 anni di ordinazione.
Inizia la S. Messa e dopo la liturgia dell’accoglienza si passa alla "Liturgia della Parola”.
La prima lettura è dal libro dei Proverbi 8, 22-31:
Al salmo, il Cantico del libro di Daniele 3, 57 dei tre giovani nella fornace e si canta: «Benedite opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli».
Il Vangelo è quello di Luca 1, 39-47, dove la Madonna a casa di Elisabetta, sua parente, recita il Magnificat lodando e ringraziando Dio per quello che le ha fatto.

Il Vescovo mons. Guerrini fa una bellissima                                      omelia

È il momento dell’omelia e il Vescovo mons. Guerrini così si eprime: «Cerchiamo di mettere insieme le due parole: quella della natura, parola solenne, grandiosa, imponente, luminosa, brillante. E la parola della Scrittura, che come sempre rinvia oltre, rimanda ad orizzonti più alti, più profondi, dove intravvediamo il mistero della presenza di Dio e della sua misericordia: prima di questi monti, di questi ghiacciai, di queste rocce, di questo cielo c’è la Sapienza di Dio: ghiaccio e nevi, monti e colli, benedite il Signore! Prima dei monti, dei ghiacciai c’è la misericordia del Signore: di generazione in generazione la sua misericordia… si è ricordato della sua misericordia. La parola della natura e la Parola della Rivelazione ci invitano all’incanto, ad incantarci, cioè a contemplare stupiti una realtà che ci supera, quella della natura, ma anche quella della Grazia, della misericordia di Dio che attraverso Maria ci ha dato il Salvatore: Benedetto il frutto del tuo grembo! L’incanto è trovarci di fronte a qualcosa di più grande di noi, ma che non ci schiaccia, ci tocca, ci esalta: grandi cose ha fatto in me l’onnipotente!  Incanto che si fa riconoscenza, gratitudine, lode: benedite il Signore!  Incanto che diventa invito a salire: venite, saliamo al monte del Signore! La vita è salita, faticosa ed esaltante; è ricerca dell’alto, di ciò che è grande, bello, vero, giusto. Ma incanto che ci invita alla riflessione: perché ci mette di fronte ai nostri limiti, ci mette di fronte all’imprevisto e all’imprevedibile: c’è il ghiaccio, ma c’è anche il crepaccio; c’è la roccia solida ma c’è anche quella che frana; c’è il tempo splendido ma c’è anche la bufera.  E allora ci sentiamo piccini, siamo invitati all’umiltà; la montagna, la natura diventa scuola di saggezza, invito a misurare le nostre forze, esperienza della nostra fragilità.
Siamo invitati a guardare più in alto, a guardare oltre.  La fede cristiana ci rimanda a cieli nuovi e mondi nuovi, dove regna la giustizia; abbiamo nostalgia di un’armonia piena, totale, dove la bellezza, la grandezza, la solennità … non siano minacciate né incrinate. Maria SS. è segno di questa realtà nuova.  Il Signore davvero fa grandi cose, sconvolge i nostri criteri. Ma abbiamo la certezza che i suoi sono criteri di misericordia, di vita e quindi di speranza: questa fede ci aiuta a guardare oltre la morte. Chiediamo cuore e occhi limpidi per contemplare e credere».

                                 Le fiaccole

 

 

Al momento dell'offertorio vengono presentate le fiaccole dei commemorati, un momento molto emozionante:

 

 

 

 

La prima fiaccola è per Carlo Benedetti, 53 anni, morto il 22 agosto 2012 cadendo sulla Cresta del Soldato. Presentano la fiaccola e leggono il profilo gli amici Ennio Marzuolo e Antonella Danielli. Esperto e forte alpinista ossolano aveva compiuto il concatenamento di due importanti 4000 (cresta Signal e parete nord del Lyskamm) in 10 ore e 40; nel 1992 in Cina sul Pik Pobeda 7439 m. sulla catena del Tien Shan; in Perù nel 2006 M. Alpamayo, Huascaran, Ishinca Cico; in Russia ne 2007 m. Mustaghata. La sua grande passione ed esperienza mise a disposizione non solo di amici e familiari, ma anche come volontario del Soccorso Alpino e come tecnico di elisoccorso presso la base di Borgosesia, di Novara e di Macugnaga per circa 20 anni finché la salute lo permise. Insieme a lui, ormai immerso ne Regno dell'Eterno Amore preghiamo: «Signore, proteggi e ricompensa i componenti delle unità di Soccorso Alpino fa che la loro generosità e il loro sacrificio raggiungano sempre la meta prefissa». Il figlio Andrea, familiari e colleghi.

 

 

 

La seconda fiaccola è per Ferruccio Frattini, nato il 30 agosto 1946 morto il 19 agosto 2012 presso il Passo dei Salati in mezzo alla sua famiglia che aveva educato a godere il fascino inesauribile della montagna che esplorava continuamente in lunghe camminate. Presenta la fiaccola il figlio Ivan mentre il figlio Marco legge il profilo. Lo salutiamo assieme a tutti i morti della montagna con questa preghiera: «Accogli, Signore, sulle più elevate cime del regno celeste i nostri fratelli che ci hanno preceduto nella fede e nell'amore per la montagna. Concedi infine che la bellezza della natura e la grandiosità del creato contribuiscano ad ampliare in tutti coloro che le ammirano la fede in Te e nella Tua immensa bontà». La tua Elisabetta e i tuoi figli Mirko e Ivan.

 

 

 

La terza fiaccola è per Silvia Strola nata il 14 aprile 1954, morta il 17 febbraio 2013 sul Monte Masone durante una ciaspolata. Presenta la fiaccola la figlia Sara mentre Matteo Peracini legge il profilo. Nata a Valduggia da famiglia modesta ma laboriosa, educata al senso del dovere, del lavoro, della famiglia, realizzò la sua con Franco Rossetti e la nascita delle figlie Cristina e Sara che educò con amore e serenità trasmettendo loro i suoi semplici e forti valori, sempre attenta e disponibile anche per i suoi genitori Luigi e Cesarina e adorata dai nipotini Greta e Giacomo. Operaia giovanissima alla “Manifattura Ragno” e poi presso la “Rubinetteria Mora”, realizzata la pensione scoprì sempre più la sua passione per la conoscenza del mondo attraverso i viaggi insieme alla sorella Pinuccia e grande amore per la MONTAGNA in ogni stagione: la bicicletta, le ferrate, lo sci di fondo ... ritornava radiosa con gli occhi pieni di luce e di felicità e raccontava un mondo che non finiva mai di scoprire e di trasmettere. La sua semplicità, il suo sorriso, la sua figura esile ma tosta e la sua voglia di vivere resteranno sempre nel cuore di chi l'ha conosciuta: una donna, moglie, amica, mamma e nonna davvero “SPECIALE”. Attraverso la Madonna dei Ghiacciai noi l'affidiamo a Dio Creatore d'ogni bellezza che la Bibbia rappresenta pieno di stupore per il creato uscito dalle sue mani e per la coppia umana creata a sua immagine e somiglianza e capace di partecipare al suo Stupore Divino.

 

 

 

La quarta fiaccola è per Maria Amabile Minoretti, di 65 anni di Borgosesia, caduta al Pizzo Nona il 13 maggio 2013. Presentano la fiaccola e leggono il profilo il fratello don Pietro e nipote. Il 15 maggio i funerali nella gremitissima chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo: attorno al fratello sacerdote don Pietro e al prevosto don Ezio Caretti, una quindicina di sacerdoti tra cui don Carlo Elgo di Alagna. Era una donna buona, dinamica è generosa, una donna che ha dedicato la vita ad aiutare gli altri; vicina alla parrocchia, per anni è stata catechista all'oratorio; era una delle anime della Bottega del commercio equosolidale sin dalla nascita dell'attività. E' sempre stata vicina alla casa di riposo di Sant'Anna, seguendo le orme della mamma Caterina che quarant'anni fa era stata fra i fondatori del gruppo di volontariato. Durante il funerale don Pietro ha ricordato “la fede cristallina” che caratterizzava la sorella, mentre don Ezio ha riconosciuto il “grande dono di averla avuta come amica, collaboratrice, consigliera”, sottolineando come “Amabile ha saputo amare davvero il prossimo, senza mai chiedere nulla in cambio, un amore che ha ereditato dai genitori e che ci ha donato ogni giorno”.
Luciano Castaldi, già presidente del C.A.I. cittadino così la saluta: «Eri un sostegno discreto. chiunque ricorderà la tua solidarietà sorridente; lunedì sei andata dal Signore e sono certo che lo hai fatto con lo zaino straripante del bene e della gioia che hai sempre trasmesso».

La quinta fiaccola è per Gian Luigi Griffa di anni 85, deceduto il 23 aprile 2013 a Trivero. Presenta la fiaccola l'amico Battista e legge il profilo l'amico Piergino. È stato un grande educatore della gioventù attraverso lo Scoutismo e l'Alpinismo. Proveniente da Torino, gruppo Scout To. 40, fondò il gruppo “Scout Trivero Primo” di cui centinaia di ragazzi hanno beneficiato per la loro formazione e orientamento. Ebbe talento di grande alpinista e impegnò le sue doti di animatore e istruttore in vari corsi di alpinismo del C.A.I. di Varallo, nel gruppo “Camosci”, nel GRIM (Gruppo Ragazzi In Montagna) fondato da padre Gallino, suo grande amico.
Le difficoltà degli ultimi anni rallentarono i suoi passi di alpinista, non il suo cuore aperto ai grandi ideali e ai progetti della sua vita, sempre più condivisi affettuosamente con la moglie Dina. Le parole di addio dei sui allievi lo rivelano;
Battista, amico e compagno di cordata così lo saluta: «Ricorderò il tuo sguardo, limpido, trasparente, da persona per bene. senza malizia e senza sotterfugi. Ricorderò il Tuo cuore e la Tua bontà, da persona sempre disposta ad aiutare gli altri. Penso proprio che tu il comandamento dell'amore lo hai messo in pratica in ogni momento della tua vita. Ricorderò la tua stretta di mano conclusiva, rapida, quasi timida ma significativa di un messaggio importante, condiviso e trasmesso».

Piergino dice: «Mi presento oggi con due simboli che hanno caratterizzato la nostra vita: il maglione della scuola di Alpinismo del C.A.I. e il fazzolettone scout arancio e blu del Trivero 1°, che non porto solo al collo ma anche nel cuore. Ricordo le ultime parole che mi hai detto sul letto dell'ospedale, quando ti dissi: “Gian Luigi non mollare, dobbiamo ancora andare ad arrampicare insieme” e tu con i tuoi occhi verdi spalancati: “io vado ad arrampicare in Paradiso” … “sì Gianluigi, vai ad arrampicare libero e prepara le vie che percorreremo insieme lassù, dove non serviranno più né corde né moschettoni, GRAZIE GRANDE AMICO MIO ... e ti prego: prepara la strada anche per tutti noi”».  La Foto presenta Gialuigi in montagna con sfondo il Monte Bianco, mentre la sua vera forte e mite compagna di cordata per 53 anni, Dina, lo accompagna sorridente.

La sesta fiaccola è per ricordare Rino Maggioni, (* 01/02/1938 - †17/01/2013) un amico della Val Susa per confermare il gemellaggio realizzato nel 1999 tra la nostra chiesetta e il Rocciamelone; la fiaccola di Rino Maggioni vuole anche ricordare tutti gli amici defunti della Val Susa che salirono pellegrini alla Madonna dei Ghiacciai; il figlio Marco anche a nome di mamma Margherita e di tutta la famiglia, così lo saluta: «Quando le ultime luci della notte si spengono… e la luna, ormai bianca e quasi trasparente, sta per adagiarsi dietro alle montagne innevate, vedo… tra il disordinato volo degli uccelli al mattino e le rosee scie degli aerei colorate dall'imminente alba … una stella, ancora luminosa, che veglia sul mio cammino ... Sei bella e lucente… e anche quando il calore del giorno ti assorbirà... brillerai sempre dentro di me, CARO PAPÀ. (Marco Maggioni)».

 

 

                Presentazione fiaccole e lettura profili

La settima fiaccola ricorda i morti del decimo anniversario: Serena Anna Salvucci e Alessandro Mennella caduti sul Lyskamm per fulmine il 21 luglio 2003; Alberto Fornasari caduto sul Polluce il 28 luglio 2003; Fabio Baroni caduto su Monte Rosa il 2 marzo 2003; Sergio Simoni caduto il 13 agosto 2003 al Corno Bianco; Gian Franco Cenerini caduto sulla Cresta nord del Tagliaferro il 23 agosto 2003.

L'ottava fiaccola per ricordare Federico Barell guida del Monte Rosa e già capo della Società Guide di Gressoney, morto ad Aosta il 29 settembre 2003.

La nona fiaccola ricorda due lavoratori: Paolo D'Alonzo morto il 18 luglio 2003 mentre lavorava sulla diga del Gabiet; a lui uniamo la memoria di Carlo Delpini morto il 30 aprile 2003 che è stata una figura simbolo delle Capanne del C.A.I. di Varallo come lavoratore capanat.

La decima fiaccola è intitolata a don Luigi Ravelli nel 50° della sua morte nella parrocchia di Foresto di cui fu parroco per 59 anni; la fiaccola sarà portata dai suoi amici alla celebrazione del 10 agosto prossimo in alta Valle d'Otro al bivacco che porta il suo nome dove sarà debitamente commemorato. Riportiamo di lui la preghiera dell'alpinista con cui sintetizziamo anche tutte le intenzioni di preghiera di questa S. Messa per cui mandiamo un fraterno messaggio anche a tutte le famiglie qui spiritualmente convocate nel ricordo dei loro cari defunti ed in particolare alla famiglia dell'atleta svizzero Gaetan Casimir Roland (32 anni) che il 13 aprile morì in un crepaccio presso il Cristo delle Vette mentre si allenava per il Trofeo Mezzalama:

«Gesù amabilissimo che nella vita terrena prediligesti i monti e li salisti per rivelare al mondo le vere beatitudini, per trasfigurarti gloriosamente, per compiere col Sacrificio della Croce la Redenzione del genere umano, fa' che nelle nostre escursioni alpine solleviamo fidenti la nostra prece, il nostro cuore a Te; insegnaci a leggere nel grandioso libro della natura i tratti mirabili della tua potenza, della tua bellezza, del tuo amore».

                    La concelebrazione della S. Messa

Abbiamo anche ricordato, con fiaccola, Laura Pace figlia del Presidente del "Coro Voci del Baldo" di Verona amico del "Coro Genzianella".

E i biellesi Valter Corniati e Maria Teresa Pieri caduti alla Becca di Gay e Aldo Bellotti caduto sul Monte Bo Biellese.

                                                              

Don Severino Chiesa ringrazia con questa                    foto a nome di tutti i suoi poveri

 

Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato e offerto in occasione di questo pellegrinaggio, in particolare il figlio e la famiglia Benedetti per l'offerta cospicua di 500 € che hanno fatto per i missionari salesiani, già miei compagni di campeggi di montagna, don Serafino Chiesa e don Michelangelo Aymar che lavorano presso i montanari dei 4000 nelle Ande (vedi su questo sito l'anno 2002) e che io ho arrotondato a 1000 € con le singole offerte raccolte lassù che hanno permesso di aiutare questi poveri montanari.

 

 

                                                                

              Altare di pietra del Monte Tovo

 

Ringraziamo il dott. Ovidio Raiteri, medaglia d'oro per benemerenze alpine, per l'invito alla celebrazione della benedizione dei ceri per i Caduti della montagna di domenica 20 ottobre 2013 al Monte Tovo. Celebrerà la S. Messa don Ezio Caretti, parroco di Borgosesia nella chiesa di S. Pietro

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2012 - Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 4 agosto 2012


Noi della Madonna dei Ghiacciai abbiamo distribuito le locandine di invito alla nostra altissima “Festa Mariana” ed alpina del 1° sabato di agosto.
La nostra giornata è stata sufficientemente buona per consentire la salita dei circa 150 alpinisti-pellegrini alla più alta cappella d’Europa per onorare la Madonna sotto il titolo di “Madonna dei Ghiacciai” e la memoria dei grandi Amici defunti del Monte Rosa.
Qualcuno ha voluto fare a piedi l’ascensione, come il presidente del C.A.I. di Varallo, dr Carlo Raiteri, che dai 1200 m. di Alagna è salito fino ai 3647 di Capanna Gnifetti e così pure gli antichi “Ragazzi Costruttori” (nel 1967 avevano 18 anni) Mario Michela e Pier Giorgio Montarolo che dai 1800 m. di Staffal hanno ripercorso l’antico sentiero che percorrevano prima che esistessero le funivie.

Il ghiacciaio sempre più privo di neve è bene affrontarlo con i ramponi che rapidamente si rimettono nello zaino

La festa è stata annunciata da vari settimanali e radio; il quotidiano “La Stampa”, di venerdì 3 agosto a pagina 63, riporta tutti i nomi dei commemorati e sottolinea tra i “decennali” il nome di Renato Andorno (fotoreporter di montagna che con Silvio Mondinelli fondò una onlus “Amici del Monte Rosa” per aiutare i bambini delle montagne del Nepal).
Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha preso occasione della nostra celebrazione per comporre un’intera pagina dal titolo: “Santuari sulle Vette, Palestre della Fede”, con un’intervista al Vescovo emerito di Aosta mons. Giuseppe Anfossi, probabilmente il Vescovo che più ha camminato gli antichi pellegrinaggi alpini della Valle di Aosta, ha partecipato 3 volte al famoso, antico (del 1500) quinquennale (2000 - 2005 - 2010) cammino notturno attualmente partecipato da alcune migliaia di pellegrini e camminatori che con le lampade accese percorrono gli antichi sentieri dei pellegrini e viandanti, lavoratori, pastori transumanti che da Fontainemore, in valle di Gressoney, transitavano al colle della Balma e poi discendevano ad Oropa e nel Biellese: una scia luminosa, impressionante, lunghissima che disegna il saliscendi del tracciato, che procede lenta preceduta dai labari e crocifissi delle Confraternite tra canti e preghiere e grandi silenzi che facilmente si colmano di memorie storiche e meditazioni salutari.

Con il sorriso sul volto si conclude il delicato                       e faticoso pellegrinaggio.

Il Vescovo, dunque ben allenato, benché emerito (cioè oltre i 75 anni) è arrivato in forma alla Madonna dei Ghiacciai; attorno a lui don Remo Baudrocco di Chiavazza Biella e i salesiani don Vincenzo Caccia di S. Benigno Canavese e don Fabrizio Gallarato di Chatillon concelebrano.
Strettissimi attorno all’altare i parenti ed amici dei commemorati, sull’altare le 7 fiaccole in terra cotta con i nomi dei defunti a cui si riferiscono.
È difficile rendersi conto delle presenze più significative che dicono quanto sia amata e stimata questa celebrazione, ma dal prezioso “Libro dei Visitatori” riportiamo:
dei Carabinieri sono presenti: il tenente colonnello Fabrizio Riva e il luogotenente Felice Erba di Milano, il maresciallo aiutante Alan Barcelli di Alagna;
della Guardia di Finanza Soccorso Alpino sono presenti: il brigadiere Paolo Dalla Valentina e i finanzieri Fabio Berardo, Marco Cordero e Lucia Rocchi;
del Soccorso Alpino Valsesia-Valsessera il delegato Moreno Solesio, Gian Paolo Derossi e Martino Borrione delegato del Soccorso Alpino di Biella e vice-presidente Soccorso Alpino Regionale del Piemonte;
del Corpo Guide alpine di Alagna, che quest’anno celebrano il 140° di fondazione, sono presenti con gagliardetto i fratelli Paolo e Alberto Enzio col figlio Andrea attualmente capogruppo, Andrea Degasparis che con alcuni alpini rappresenta anche il gruppo Alpini di Alagna e Gian Piero Viotti, che con i suoi 46 anni di fedeltà a questa celebrazione mi richiama tanti altri nomi di Guide del Monte Rosa che condivisero e parteciparono; questi Alagnesi vogliono ricordare in particolare i defunti Sergio Degasparis ed Emilio Detomasi nel 10° anno della morte.

Il momento più toccante della celebrazione:                la presentazione delle fiaccole

Sempre da Alagna è presente, con fascia tricolore, il vicesindaco Roberto Veggi, anche consigliere del “Consiglio Autonomie Locali Regione Piemonte”.
Le guide alpine Valdostane sono rappresentate da Bruno Béthaz con la moglie Mariarosa per ricordare il fratello Piero e gli altri 5 del corso guide caduti sul Lyskamm nel settembre 1985; Carla Angster nel ricordo del fratello Jose guida e maestro di sci caduto nel 1997 porta anche l’adesione e il saluto di tutte le Guide di Gressoney.
Da Macugnaga sono giunti Maurizio Vittone, Stefano Tabachi, Alessandro Caldarera e Davide Anchieri, guide alpine e membri del Soccorso Alpino di Macugnaga e Valle Ossola che accompagnano Elena Lorenzini che presenterà la fiaccola del marito Alberto Pizzigoni.
Sono circa una ventina i pellegrini che ci manda la Madonna del Rocciamelone dalla Valle Susa guidati dall’alpino Italo Pent che già l’11 luglio era salito con Pirmin Manzon e Matteo Viale a riverniciare la croce e la balconata: li ringraziamo; estendo il mio grazie a Maria Adele, Pierangelo Pettigiani e Piero Antoniono di Condove che mi hanno accompagnato fino a Gressoney, anzi al passo dei Salati (m 2882) dove ho salutato quasi tutti i partecipanti che di lì sono passati; ringrazio i miei nipoti Antonio Ravera e figli Marco e Sonia con Lorenzo che rappresentano la mia famiglia e la comunità di Fossano. Da Rosta c’è una rappresentanza fedele fin dal 1967, quest’anno è costituita da: Alfredo Valle, Mario Dellai, Marco Merlo, Gianni Melotti ricordano don Luca Gamba (c. 2005) e Gabriele Rada (c. 2003); Da Buttigliera l’ing. Alessandro Viotti (86 anni, perciò decano dei convenuti) giunge a Messa iniziata poiché prima è salito alla Piramide Vincent (4215 m.) in cordata con Luciano Rosso, Roberto Pomponi, Alessandra Balbo.

              I partecipanti alla celebrazione

Del C.A.I. di Varallo sono ancora presenti l’ex presidente Giorgio Salina, l’attuale vice-presidente Paolo Erba e vari soci anche delle sottosezioni.
Del C.A.I. di Biella la presidente Daniela Tomati con il past president Wilmer Acquadro e soci; del coro “Genzianella” 6 coristi convocati da sempre da Vittorio Lanza; il gruppo più numeroso dei convenuti è quello biellese (circa una quarantina) tra cui la guida alpina Alberto Guelpa, Armando Recanzone e Alessandro Blotto in rappresentanza del gruppo Alpini di Biella.
Il C.A.I. di Gravellona e sezioni Est del Monte Rosa sono rappresentate dal presidente Bruno Migliorati e dal vice presidente Tino Pidolazzi; per il comitato Direttivo del C.A.I. Piemonte il consigliere Pierantonio Rotta.
Il dott. Franco Movalli, presidente del C.A.I. di Baveno scrive: «Col dott. Clemente Roberto di Pallanza sarò presente “in spirito” nel ricordo di tanti amici che non sono più con cui abbiamo condiviso questa celebrazione: Priotto, Ferrario, Fuselli, Germagnoli ….».
Il dott. Ovidio Raiteri, alpinista borgosesiano, uno dei co-fondatori del “Soccorso Alpino” e di “Montagna Antica Montagna da salvare”, manda adesione.
Da Biella Ivano Sighel, ex Ispettore Forestale dello Stato, Comandante la Stazione di Biella, dice: «Voglio godere spiritualmente quanto ho goduto in varie partecipazioni dirette».
Da Torino Paola Delpiano nipote di don Franco Delpiano architetto della Cappella, scrive: «Affidiamo alla Madonna dei Ghiacciai - la più vicina al cielo d’Europa - il nostro viaggio in Mato Grosso del Sud presso l’Ospedale São Julião, per servizio missioanrio. Quest’anno ricorrono i 40 anni dalla morte di don Franco Delpiano architetto e progettista della Cappella (sua prima opera) e dell’Ospedale São Julião in Brasile (sua ultima opera)».
Da Bologna Mons. Luigi Bettazzi (classe 1923, prossimo ai 90 anni) convalescente dopo recente operazione così dice: «Unito a tutti coloro che partecipano alla celebrazione alla Cappella intitolata alla Madonna dei Ghiacciai da me benedetta il 5 Agosto 1967, con grande nostalgia ed affetto tutti abbraccio e benedico».
Da Ventimiglia Mons. Alberto Maria Careggio scrive: «Dirle che desidererei ancora molto salire alla Capanna Gnifetti, ai piedi di Maria, per una celebrazione intensa e carica di emozioni come sempre, è troppo poco! Quanti ricordi! Quanta gioia spirituale, seppure frammista alle lacrime dei familiari e degli amici in pianto per i loro caduti della montagna!».
Così ci scrive da Torino Don Stefano Martoglio, Superiore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta: «Saluto fraternamente tutti coloro che partecipano al pellegrinaggio alla Madonna dei Ghiacciai. Mi è caro ricordare un pensierino di don Bosco: “La riconoscenza è il più bel fiore che adorna un cuore giovanile e ne predice il futuro”. Lo applico agli allievi di don Vesco che costruirono la Cappella per ricordare il loro maestro, educatore e guida. La Vergine Santa susciti ancora nella Congregazione Salesiana e nel mondo giovanile educatori della statura di don Vesco».
Da Torino Don Paolo Ripa di Meana,Vicario Episcopale per la Vita Consacrata, scrive: «Ho ricevuto con gioia la tua lettera e la locandina per il prossimo 4 agosto. Ho visto anche il bel sito internet. Congratulazioni! La tua lunga e costante devozione a Maria, onorata lassù, ha fatto della Cappella Madonna dei Ghiacciai un punto di riferimento per tante e tante persone».
Dal santuario di Nostra Signora del Monte Stella di Ivrea il maestro don Domenico Machetta, autore della “S. Messa per coro di montagna a quattro voci pari” composta nel 1967 per l’inaugurazione della Cappella, manda un pensiero di comunione e adesione alla nostra celebrazione.
Da una celebre “clausura” (isola S. Giulio d’Orta), l’abbadessa Anna Maria Canopi, assieme alla sua comunità, ha gradito la lettura della nostra lettera per un pellegrinaggio spirituale al Monte Rosa concesso anche alle caustrali. Da Torino le suore Salesiane: sr Armida, sr Carla, sr Luigina, sr Maddalena che il 5-6 agosto 1978 salirono anche al Cristo delle Vette e Capanna Margherita, aderiscono con nostalgia.
Il successore di Don Gnifetti,il parroco di Alagna don Carlo Elgo, detto anche il parroco del monte Rosa per le sue innumerevoli ascensioni alpinistiche in particolare a Punta Gnifetti e Capanna Margherita, a nome di tutta la comunità Alagnese, manda la sua adesione spirituale e il suo saluto al vescovo Giuseppe Anfossi e rinnova il suo cordoglio alla famiglia Degasparis e alle famiglie degli altri defunti commemorati oggi alla Madonna dei Ghiacciai.
Don Ugo Casalegno, parroco di Gressoney La Trinitè, nel cui territorio sorge la cappella, impedito dagli impegni pastorali molteplici di questi giorni festivi, invia l’adesione sua e di tutta la comunità Gressonara e il suo ringraziamento a Mons. Giuseppe Anfossi per i ripetuti pellegrinaggi, in particolare per i festeggiamenti in onore del Cristo delle Vette rinnovato, nel 2008, per la presenza con il Cardinale Tarcisio Bertone il 26 luglio dello scorso anno alla settecentesca cappella Sant'Anna per la benedizione della bronzea targa commemorativa nel decennale del pellegrinaggio del Papa alpinista, Beato Giovanni Paolo II alla medesima cappella e al colle di Bettaforca e auspica che questa ormai tradizionale festa della Madonna dei Ghiacciai e la memoria dei Caduti, delle Guide e dei Grandi amici del Monte Rosa, nella Cappella più alta delle Alpi sulla via del Cristo della Vette e di Capanna Margherita, sia continuata in futuro.
Presenze molto significative per la nostra celebrazione sono i familiari fedeli ogni anno: Clelia Rimella per il figlio Francesco e Gabriele, Giulia ed Elisa Cucchi per Massimiliano caduti il 31 dicembre 1993; per Paola Bianchi, caduta nel 2005, è presente il papà Silvio, Giuliana e Antonella con Vincenzo Caldesi cognato; per Alex Mancin, caduto nel 2000, è presente il papà Carlo.
Molti altri genitori e parenti non potendo salire a quota 3647 hanno inviato la loro adesione: Donata Bertone da Borgosesia nel ricordo del fratello Giorgio, guida esperta del Soccorso Alpino, caduto al Monte Bianco nel 1977; Maria Durio-Mentigazzi per il marito Ezio Mentigazzi caduto nel1995; Franca e Flavio Ciapparelli per il figlio Francesco caduto nel 1999; da Cuneo la famiglia Borsi nel ricordo del figlio Alberto caduto nel 2002 sul Lyskamm con Enrico Quaranta; Susanna Mosca da Biella ricorda il papà Emanuele caduto nel 2011; Cristiana Lombardi al ricordo del figlio Luigi Amedeo Sertorio caduto nel 1994 con Gustavo Amedeo Peyron, unisce la memoria del marito Guido salito al Cielo il 23 maggio dello scorso anno; da Cavallirio la famiglia Vercelli nel ricordo di Ermanno caduto nel 2007; da Varese Rita Rosati nel ricordo del figlio Marco caduto nel 1987; da Cles Gemma Zanon nel ricordo del figlio Elio caduto ne 1981; da S. Benigno Angelo Susa e Anna Maria nel ricordo del figlio Ermanno caduto nel 1985; da Montafia Rina Gatti affida il figlio Giamberto ed Elsa, costruttori della cappella ed il marito Arturo Gatti colonnello degli Alpini; da Varallo Efisia Degaudenzi ricorda il marito Peppino; da Magenta Argenide Oldani insieme al figlio Orlando (caduto nel 1993) affida il marito Giovanni ora salito al Cielo; da Domodossola Nella Garrone Annaratone nel ricordo del figlio Pier Luigi caduto nel 1985; da Samarate la famiglia Ladini ricorda il figlio Andrea caduto nel 1992; da Briga Novarese Elena Tadini ricorda il marito Luciano Antonioli caduto nel 2004; da Brusson Luisella Margutti ricorda il marito Remo Spataro caduto nel 1998; da Riva Valdobbia Adriana Bruno Carmellino ricorda il figlio Silvano caduto nel 2002; da Predazzo la famiglia Cemin ricorda il figlio Gian Piero caduto nel 1992; da Ghislarengo Dario Civerolo ricorda l’amico Gian Franco Cenerini caduto nel 2003; da Varallo Pombia Giovanni Deambrogio nel ricordo della sposa Giuseppina benefattrice della Cappella; da Cuneo Maria Cerrato nel ricordo del marito Umberto Boella; da Omegna la famiglia Germagnoli ricorda Giorgio presidente A.G.A.I. che partecipò assiduamente alle nostre celebrazioni; da Alagna la famiglia Chiara ricorda il cav. Enrico, guida e custode di Capanna Gnifetti per 26 anni, fedele alle nostre celebrazioni fino al 5 agosto 2006, a 87 anni.
I genitori di Serena Salvucci e di Alessandro Mennella, caduti sul Lyskamm nel 2003, rinnovano il ringraziamento per questa celebrazione e per la memoria dei loro figli a cui è stato dedicato anche un sentiero sull’Appennino Ligure.
Da Torino il dott. Paolo e Luciana, genitori di Filippo Vaccino, caduto sul Lyskamm insieme a Carlo Leone il 19 luglio 2010, esprimono fedeltà alla nostra celebrazione e vivissimo desiderio che non venga meno in futuro questo appuntamento spirituale fonte di grande consolazione.
Di fronte a questa assemblea così caratteristica, selezionata, purificata e motivata il Vescovo non ha parlato che di “Comunione”:

Il Crocifisso della Cappella, simbolo              del massimo dono di vita.

«La Madonna ci ha convocati quassù per celebrare la vittoria del BENE sul MALE, abbiamo sentito il suo canto: Lei canta, come un inno biblico trionfale la battaglia e la vittoria di DIO, la vittoria dell’AMORE!
L’AMORE infinito ci ha creati, ci ha soccorsi quando siamo caduti, si è abbassato fino ad assumere la nostra carne, la nostra debolezza, i nostri drammi e persino la nostra morte.
Gesù nell’Ultima Cena dopo essersi inginocchiato, come uno schiavo a lavare i piedi dei suoi discepoli, ha fatto con grande serenità il dono totale di sé stesso, della sua VITA, del suo CORPO, del suo SANGUE, della sua MORTE e anche della sua VITTORIA sulla MORTE, della sua RISURREZIONE: lo ha fatto con un rito che noi ripetiamo oggi, quassù, nella più elevata cappella delle nostre Alpi, così misteriose ed attraenti.
Noi siamo tutti qui convocati dal MISTERO di AMORE  che ci condiziona, che portiamo dentro, che ci obbliga a vivere, a rischiare e anche a morire, se occorre, gli uni per gli altri, secondo la più grande opera di MISERICORDIA che si possa immaginare e che per alcuni di voi, guide e soccorritori, è quasi come “statuto”.
L’Eucaristia che celebriamo è la più grande realistica risposta a questo mistero di cui siamo portatori, è comunione viva tra di noi e con coloro che ci hanno preceduti nella morte, è assicurazione totale che vivere d’AMORE e di SOLIDARIETÀ è la nostra vera, unica vocazione che ci evidenzia come figli di DIO e VINCITORI del MALE e della MORTE.
MARIA SANTISSIMA che ha voluto questa convocazione e celebrazione sia la nostra GUIDA che in cordata sicurissima ci conduce a suo FIGLIO GESÙ, per noi simboleggiato dal CRISTO delle VETTE presso cui ho celebrato l’Eucaristia il 30 agosto 2008 inaugurandone la statua restaurata.

La Madonnina posizionata all'interno della Cappella

Mando un pensiero riconoscente mio e di tutti i convocati quassù in questi 45 anni a don Capra e a tutti coloro che con il loro amore, partecipazione, coinvolgimento, dedizione, offerta, volontariato, animazione e custodia (ai “Capanat” in particolare, al C.A.I. di Varallo, alle Guide e Soccorso Alpino e Alpini) hanno fatto questo sacro appuntamento, ormai tradizionale a cui do’ la più grande benedizione come Vescovo di una diocesi e Valle che ho amato, animato, servito per 17 anni, perché in futuro questo piccolo ma altissimo faro continui ad illuminare il nostro alpinismo e il Club Alpino Italiano che sta per celebrare (nel 2013) il 150° compleanno».

È seguita l’offerta delle fiaccole sempre altamente coinvolgente e commovente per la forte personalizzazione che si dà alla memoria di ogni fratello e sorella che affidiamo alla custodia di questo sacrario che dal loro sacrificio è stato generato.
La fiaccola di Tiziano Barbonaglia è stata presentata da Moreno Solesio del Soccorso Alpino; quella di Sergio Degasparis dal figlio Andrea; quella di Dario Mazzia Piolot dal figlio Daniele con Aldo Polzotto e Teresio Agliaudi amici di Dario; Elena Lorenzini presenta quella del suo sposo Alberto Pizzigoni; la giovanissima Letizia Lombardi presenta quella dei genitori Anna e Marco, mentre Gianluca Lombardi legge il profilo; La fiaccola di Giovanni Borgini dai familiari del cav. Agostino Negra; la fiaccola del 10° anno è presentata dalle Guide di Alagna che sottolineano il ricordo del collega Emilio Detomasi.

 

Sergio Degasparis di 56 anni, morto improvvisamente il 2 ottobre 2011 nel Vallone di Otro, Capogruppo Alpini di Alagna, guardia del Parco Naturale Alta Valsesia, volontario nella Protezione Civile e Soccorso Alpino, membro del Gruppo Folcloristico e della Banda Musicale.
La sua sposa Franca ha tracciato per noi questo profilo e saluto: «Sergio era un uomo semplice e schietto, appassionato di storia e natura, orgoglioso delle proprie origini walser e delle tradizioni del suo paese. Si è dedicato con amore alla sua famiglia e alla sua casa e ha avuto accanto a sé amici sinceri con cui ha condiviso momenti di difficoltà e momenti di festa, amava stare in compagnia, cantare e ballare al suono della fisarmonica.
Sergio ha sempre amato molto la montagna in cui è nato e ha vissuto come aspirante Guida Alpina, guardia parco e Alpino e ha saputo trasmettere questo sentimento ai nostri figli cui non si stancava mai di narrare le vicende vissute tra i monti sin da giovane. Se ne è andato come desiderava, solo nelle sue montagne, mentre saliva alla nostra baita di Scarpia con la gioia nel cuore: il giorno prima nostro figlio Andrea era salito sul Tagliaferro tanto amato e nostra figlia Laura lo aveva reso nonno da poco! Lo vogliamo ricordare con questa semplice preghiera:

“Sii lodato e ringraziato, Signore, per aver creato le montagne, l’acqua, la neve, i boschi, gli animali e i fiori che le adornano, il sole che le illumina
per concedermi di percorrerle ogni giorno e amarle profondamente cogliendo la bellezza della Tua creazione
per la pace che mi dona la solitudine tra i Tuoi monti: scrutandone l’altezza e la maestosità ho imparato a meditare ed arricchire il mio spirito.
E se un giorno Tu decidessi di farmi restare fra loro per sempre, Ti supplico, Signore, di accogliere l’anima mia nel Tuo abbraccio d’amore infinito”».

Tiziano Barbonaglia di Vercelli di 53 anni, caduto il 25 giugno 2011 nei pressi del Passo dell’Alpetto a quota 2774.
La moglie Rossella così scrive: «Per mio marito Tiziano Barbonaglia.
Mi sono innamorata di mio marito all’età di 14 anni e nel preciso momento che l’ho visto per me è stato come se fosse apparso il sole, attorno a me non esisteva più niente e nessuno. In quel preciso istante ho capito che il mio più bel sogno si era avverato.
Mi ha amata in un modo assoluto, per nostro figlio e per me è stato e continuerà ad esserlo il nostro punto di riferimento, Tiziano era forte come le rocce sulle quali camminava e la sua forza mi accompagna tutt’oggi. Ho avuto il privilegio di vivere accanto a mio marito che possedeva le più belle qualità che un essere umano possa avere, era un vero signore che anche verso le persone più deboli sapeva dimostrare un’infinita bontà d’animo.
La scorsa estate era lassù sulle sue amate montagne per godere le meraviglie della natura, era già in alto, vicinissimo a quello splendido cielo di porcellana, là il Signore l’aspettava e l’’ha portato con sé, ed io non ho potuto fare niente per trattenerlo.
Mi ha fatto un immenso piacere quando Don Capra mi ha dato la possibilità di parlare di mio marito, in occasione della celebrazione che si terrà in agosto alla Madonna dei Ghiacciai, in questo modo posso fare comunione con quelle persone che conoscono il mio stesso dolore. Sono certa che continuando a parlare di coloro che ci hanno tanto amato e che noi abbiamo tanto amato, loro saranno sempre accanto a noi e il nostro amore non avrà mai fine. Quando ho salutato mio marito per l’ultima volta, il mio non è stato un addio, ma un arrivederci lassù oltre le nuvole, nel regno degli Angeli.
Tiziano ti amo più di prima  tua moglie Rossella».

Dario Mazzia Piolot nato il 30 giugno 1937 e morto il 16 agosto 2011; amava molto la Valsesia e la sua storia montanara e alpinistica che ripercorreva con grande, meticolosa passione di ricercatore e rielaboratore. Sovente era con gli amici alpinisti Teresio Agliandi (coetaneo) e Aldo Polzotto (più giovane di un anno), tutti soci del C.A.I. di Valsessera, ma quel 16 agosto era solo; risalì la valle Gronda, uscì in valletta Artorto discendendo verso la Val Sorba e nei pressi delle antiche miniere (cave di marmo) di Massucco avvenne la caduta fatale.
Così lo ricordano i figli Daniele e Giacomo: «Era un uomo che amava la montagna si può dire che era la sua unica passione, appena riusciva a ritagliarsi un po' di tempo prendeva il suo zaino e percorreva e ricercava percorsi più impervi ed è cosi' che purtroppo l'anno scorso uno di questi ce l'ha portato via. Non sappiamo se si può dire che è stata imprudenza o destino certo è che ora riposa in pace tra le sue adorate montagne».

Alberto Pizzigoni nato a Bustarsizio il 20 agosto 1961 e morto il 13 dicembre 2011 travolto da una valanga sul Corno di Sewinen, ha lasciato un figlio, Giovanni Carlo di appena 7 mesi al momento dell’incidente, che così ci è presentato dalla sua compagna Elena: «Alberto era un architetto e dagli anni dell’università aveva sempre vissuto a Milano; la sua grande passione fino ai 40 anni era il mare: aveva lavorato come progettista di barche, era un velista, faceva parte del nucleo dei sommozzatori della Protezione Civile di Milano. Da una decina di anni aveva iniziato a trascurare il mare lasciando spazio al nascente interesse per la montagna, la ‘sua’ montagna: la Est del Rosa. Fin da quando aveva 5 anni frequentava Macugnaga e tutti i weekend, le vacanze, i ritagli di tempo li trascorreva lì sciando, arrampicando, camminando, vivendo la montagna in tutte le sue forme talvolta estreme. Si era dato l’obiettivo di raggiungere un 4000 prima dei suoi  50 anni e ci è riuscito in anticipo, tanto che da allora non aveva più smesso di inseguire le vette.
Anche per il ponte di Sant’Ambrogio del 2011 eravamo a Macugnaga da dove Alberto è partito per la solita gita di scialpinismo con alcuni amici, ma quella volta non è tornato. La sua montagna l’ha preso con sé.

  Lascia che sia fiorito / Signore il suo sentiero, / quando a te la sua anima / e al mondo la sua pelle / dovrà riconsegnare, / quando verrà al tuo cielo/ laddove in pieno giorno / risplendono le  stelle».

Anna Varnero di 48 anni e Marco Lombardi di 52 anni caduti sulla Dent D’Herens il 24 agosto 2011. Un’ondata di dolore immenso si abbattè non solo sulle famiglie Varnero e Lombardi, ma sulle comunità di Sagliano e Andorno e a tutto il Biellese.
Il parroco, don Franco, così li salutò nella Messa funebre: «L’unico rincrescimento al termine della vita è quello di non aver amato abbastanza. Loro hanno amato la famiglia, il lavoro, quella coperitiva “La Vela” dando occupazione a gente disagiata, a ex carcerati e a chi ne avesse un disperato bisogno, avevano un cuore di carne pieno di compassione per tutti. Di loro ci rimane l’amore per la vita con il gusto e l’amore per la montagna e l’attenzione a chi nella vita faceva fatica e il Signore ha detto loro: “l’avete fatto a Me”!».

 

Giovanni Borgini per 40 anni socio del C.A.I. di Novara che ci ha lasciati il 30 gennaio 2012; è stato un grande amico e un grande benefattore che ha impreziosito le nostre manifestazioni col dono delle sue artistiche riproduzioni della Cappella, del Cristo, di stelle alpine e genziane incise su trance di betulla.
Così lo ha salutato il Presidente del C.A.I. di Novara Boris Cernovac: «Salutiamo oggi Giovanni, un alpinista innamorato della montagna, del Monte Rosa in particolare, di cui conosceva ogni cima. Era per indole un uomo di montagna. All'apparenza schivo, rude, ma appena un istante dopo, emergeva la sua vera natura: generosa, leale, sempre disponibile. Sapeva commuoversi al solo pianto di un bambino; sapeva attivarsi prontamente a tutela del più debole.
L'ho conosciuto ormai avanti negli anni; l'età gli aveva imposto la rinuncia alle alte vette, ma il suo spirito, sempre entusiasta ed indomito, l'aveva portato ad occuparsi dell'organizzazione dell'escursionismo di sezione, sino a divenirne l’indispensabile promotore, a svolgere un ruolo fondamentale nel gruppo escursionistico “Bruno Vittori”.
Lo ricordo con noi in sede, nelle escursioni, sempre pronto e disponibile per ogni esigenza, a supporto del responsabile, desideroso di rendersi utile per assicurare la piena e proficua riuscita di ogni percorso.
Giovanni era anche uomo di fede: con la fede infatti e con la preghiera ha saputo affinare i propri sentimenti e preparare il suo ritorno alla casa del Padre».

                                                                                        

 

Sabato 23 giugno 2012

 

Alagna, Val Sesia - Rifugio Pastore, Alpe Pile m. 1575

La celebrazione è stata preparata attraverso il contatto con tutte le famiglia dei commemorati e le sezioni del C.A.I. gravitanti su Monte Rosa e i vari Corpi di Guide Alpine e Soccorso Alpino delle sue valli e presentata il sabato 23 giugno al “31° Incontro dell’Amicizia tra le Genti del Monte Rosa” (organizzato ogni anno, a turno, dalle sezioni C.A.I. di Varallo, Macugnaga, Biella, Gressoney e Verres con i gruppi A.N.A. di Valsesia, Ossola, Biellese e Valle d’Aosta) che quest’anno è stato celebrato in Valsesia all’Alpe Pile, rifugio Pastore, a quota m.1571.

 

 

 

 

Un momentio della festa 2012 del “31° Incontro dell’Amicizia tra le Genti del Monte Rosa”

 

L’incontro 2012 è stato particolarmente partecipato anche per la coincidenza con la quarta edizione della gita del C.A.I. Regione Piemonte che mi ha dato la gioia e la sorpresa di vedere un buon numero di amici del C.A.I. di Mondovì e di Fossano dove ora risiedo.

 

 

 

 

Fanfara Alpina del Cusio” di Omegna suonando tradizionali marce alpine; l’appuntamento prossimo

 

La giornata era bella, i partecipanti almeno 500 tra cui ho rivisto Teresio Valsesia e il decano cav. Agostino Negra che a giorni compirà 90 anni e tanti amici del C.A.I. di Varallo e sezioni del Monte Rosa.
La Messa è stata presieduta dal parroco di Alagna, don Carlo Elgo con a fianco don Remo Baudrocco di Biella e il sottoscritto don Giuseppe Capra. Il Coro Varade ha animato offrendo decoro e solennità alla celebrazione.

 

 

 

Don Giuseppe Capra insieme al decano cav. Agostino Negra e tutti gli antichi vecchi amici della Cappella vi salutiamo.

 

 

 

 

Mentre i “polentari” del C.A.I. ed alpini distribuivano le 500 razioni, comparve, graditissima, la “Fanfara Alpina del Cusio” di Omegna suonando tradizionali marce alpine; l’appuntamento prossimo 2013, dell’incontro sarà al Monte Moro, Macugnaga in concomitanza con le celebrazioni per i 150 anni di istituzione del Club Alpino Svizzero e quello Italiano.

                                                                                        

Al termine della celebrazione il presidente del C.A.I. di Varallo dott. Carlo Raiteri dice una parola conclusiva portando ancora l’attenzione e un pensiero riconoscente alla figura di Emilio Detomasi nel 10° anno della sua morte: «È stato un personaggio di elevatura superiore con un cuore grande come una casa; è stato una guida per tutti, nel senso che abbiamo imparato tutti dall’Emilio; si è dato anima e corpo al Soccorso Alpino, a salvare la gente e non solo qui, ma anche lontano, nel Nepal per l’asilo, l’ospedale, la scuola, lasciando una traccia importante, significativa di quanto “l’alpinismo vero” sia una scuola e una palestra di umana crescita e solidarietà. A nome del C.A.I. di Varallo ringrazio tutti i partecipanti, ringrazio gli officianti in particolare il “Vescovo Emerito”, parola significativa, sia per l’età che per le benemerenze in pellegrinaggi alpini, “palestre di fede” come ha detto qualche giornale; ringrazio le Guardie di Finanza del Soccorso Alpino, ringrazio le Guide, in particolar modo quelle di Alagna che hanno festeggiato a giugno il 140° anno di fondazione, gli Alpini, i Carabinieri, le rappresentanze di altre sezioni del C.A.I.
Auguro a tutti un buon ritorno da questa celebrazione che comporta anche qualche lacrima, ma che lascia contento il nostro cuore».
Con tutto l’amore che ho portato alla nostra Madonnina, al Cristo delle Vette, ai vostri CADUTI, alle vostre famiglie, a questo vivificante appuntamento che non deve spegnersi, vi saluto e vi benedico, ringraziando tutti gli amici, benefattori, collaboratori, fotografi e relatori che hanno contribuito a comporre il “SITO”, e tutti coloro che risponderanno a questo messaggio.
Proprio ora un corriere mi porta da Cles (Trento) una bella cassetta di mele profumate inviate dalla gentile Gemma Zanon (classe 1930), visibile nel sito il 5 agosto 1986 mentre proclama la seconda lettura della Messa: la ringrazio, anche perché da 25 anni usa rispondere ad ogni mia lettera, anche con l’invio di 10 francobolli, utili per la nostra corrispondenza.
Altri inviano offerte per la celebrazione di Sante Messe (per ricorrenze familiari) o semplicemente per la Cappella (manutenzione, organizzazione) o per iniziative di solidarietà montanara a cui varie volte accenniamo anche nel SITO.
Pensate che due dei ragazzi costruttori, Riccardo Castellino ed Enrico Bergadano, sono ora sacerdoti missionari in Africa; dei ragazzi dei campeggi uno è ora vescovo, Mons. Flavio Giovenale, nella più povera diocesi del Brasile (Abatetuba); Serafino Chiesa e Michelangelo Aimar sono sacerdoti in Bolivia e condividono la vita molto sacrificata dei montanari Andini, che vivono anche a quota 4000 m.
I miei anni più fortunati di educatore alpinista furono dal 1965-75, avevamo le montagne vicino, facevamo alpinismo e sci alpinismo in formule molto semplici ed economiche, avevamo attenzione ed amicizia verso i montanari, specialmente anziani e solitari che non riuscivano a staccarsi dalla loro baita isolata neppure di inverno, li aiutavamo a fare le riserve di legna, di acqua, a raccogliere fieno e castagne, quando nevicava molto, mandavo i ragazzi con gli sci a controllare che i vecchi tetti non sprofondassero: ricordo la gioia di questi giovanissimi quando tornavano dalla loro missione e penso che queste esperienze giovanili li abbiano forgiati anche per la loro scelta di vita.
Per facilitare l’eventuale invio di offerte unisco il numero del conto corrente bancario, pregando di precisare se è per celebrazione di Messe, per la Cappella o per la solidarietà missionaria e umanitaria.

Con un grande abbraccio.
Don Giuseppe Capra

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Sul "Libro dei Visitatori" abbiamo visto molti messaggi lasciati dai pellegrini e così abbiamo pensato di riportarne qui alcuni dei più significativi.
 

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2011 - Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 6 agosto 2011

 

 

Quest’anno ha presieduto la nostra celebrazione don Sergio Blandino in sostituzione del Superiore Regionale Salesiano don Stefano Martoglio perché impedito, accanto a lui don Serafino Bunino, il padre marista Andrea Volonnino e don Giuseppe Capra. Abbiamo ricordato: Carlo Leone, nato a Torino il 22 dicembre 1964 e morto il 19 luglio 2010 durante la traversata del Lyskamm, lascia la mamma Emilia e il fratello Alessandro e la fidanzata Ivana, era tecnico informatico della IBM; Filippo Vaccino nato Torino il 18 luglio 1965 e morto il 19 luglio 2010 durante la traversata del Lyskamm e lascia la mamma Luciana, il papà dott. Paolo e il fratello Fabio, era consulente finanziario dell’Azimut; Mattia Verri di 35 anni di Borgosesia, travolto da una valanga l’8 dicembre 2010 presso il Colle della Malfatta (2900 m.), lascia la moglie dott.a Eleonora Gallarotti, la mamma Piera, i fratelli Andrea e Simone, il papà Giancarlo presidente della Camera di commercio di Vercelli; Silvano D’Atri nato il 25 maggio 1950 a Napoli, deceduto il 13 gennaio 2011 ad Alagna nel Vallone di Otro, lascia la moglie Anna Paola e le figlie Sara e Simona; Giuseppe Degaudenzi nato a Varallo il 20 settembre 1931 morto il 12 settembre 2010 durante gita del G.E.P. (Gruppo Escursionisti pensionati) lascia la moglie Efisia e il figlio Giulio.

Nel 10° anniversario della morte abbiamo ricordato: le guide di Macugnaga Lino Pirrone, Ernesto Fich e Pierino Jacchini, poi Paolo Re di Milano, Aldo Spaghetti della Valsusa, Leonardo Follis di Gressoney e Michele Fardo di Biella, e nel 25° anniversario Eleonora Torchio del villaggio La Marmora di Biella.

E ancora Emanuele Mosca, 65 anni di Graglia e Carlo Graziano 26 anni di Crescentino, travolti da una valanga sul Monte Camino il 6 marzo 2011.

Il primo ad arrivare è il presidente del C.A.I. di Varallo, dr. Carlo Raiteri, lo saluto, chiedo del papà Ovidio uno dei cofondatori del Soccorso Alpino Italiano e grande animatore delle tradizionali feste alpine. Arrivano come ogni anno come rappresentanza del Soccorso Alpino Guardia di Finanza: il brigadiere Fabio Loss (che ha varie precedenti partecipazioni) ed il finanziere Marco Mammarella. Vicinissimi all’altare i rappresentanti le famiglie dei caduti e i presidenti C.A.I. di Varallo Carlo Raiteri, di Biella Daniela Tomati e l’ex presidente di Varallo Giorgio Salina, le guide alpine Gian Pietro Viotti (che per la 45a volta partecipa alle nostre 45celebrazioni), Paolo Enzio, Maurizio Brentari, Sandro Borini (Boris) che rappresenta anche la famiglia di Mattia Verri: l’8 dicembre 2010 era presente all’incidente mortale che ha rapito Mattia. Il volto più luminoso è certo quello del cav. Agostino Negra che tra cinque giorni compirà 89 anni, è qui con la figlia Vilma ed il genero Orlando Fabris.

Altro volto che spicca commosso e luminoso è quello di Efisia, vedova di Giuseppe Degaudenzi: temeva di non farcela, anche stando alle previsioni metereologiche non favorevoli, invece è qui e presenterà la fiaccola del suo Giuseppe. Dalla Valsusa sono giunti a questa celebrazione con don Sergio Blandino, parroco di S. Antonino: Giovanni Votta, Vittorio Marchetto, Elisa Gallo Livio Gallo, Chiara Tessa, Jean Pier Davy, Erica Bossù, Marco Pent coi figli Ludovico e Lorenzo, Roberto Daghero, Italo Pent, Laura Girotto, Luigi Scuto, Monica Blandino e Paolo Morino; da Rosta don Serafino Bunino, Franco Balbo e Mario Dellai.

Intanto siamo in Capanna Gnifetti, poiché il maltempo ci costringe a celebrare nel salone del 1° piano del rifugio, per la terza volta  (nel 1987 quando celebravamo i 20 anni della Cappella, presiedeva il Vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi, con un vento fortissimo, gelido (-8°) che non ci permise di celebrare all’aperto; nel 1998 quando presiedeva il Vescovo Aosta, mons. Giuseppe Anfossi e l’inclemenza del tempo ci obbligò nuovamente a celebrare in rifugio)

Dei cantori fedelissimi rimangono alcuni del “Coro Genzianella” del C.A.I. Biella guidati da Vittorio Lanza, animatore (che ci affida anche la memoria della nuora Debora di cui ricorre oggi il 7° anniversario della morte): Acquadro Wilmer, Pas Presidente del C.A.I. Biella, Tomati Daniela, attuale  Presidente C.A.I. Biella, Blotto Sandro, Borrione, Brovarone Riccardo, Caldesi Vincenzo, Chiappetto Alfio, Feroggio Giovanni, Lanza Vittorio, Meneghello Francesca e Tonella Nadia; Italo Pent, della Valsusa affida la memoria di Angela Venturino.

 

All'offertorio si offrono le fiaccole dei caduti leggendo il profilo di ognuno:

Così lo presenta la mamma, Emilia Bertolotti: «Carlo Leone è nato a Torino il 22 dicembre1964 e caduto sul Lyskamm il 19 luglio 2010. Già fin da ragazzo ha iniziato ad amare la montagna e lo sci, perché entrambi gli sport gli davano la possibilità di espletare sia le ascensioni che lo sci-alpinismo. L'amicizia per lui era un sentimento profondo e ricambiato, perché la sua bontà e sincerità sono state riconosciute da tutti. Amava i grandi spazi e la scoperta del mondo con la sua compagna Ivana, legata a lui dagli stessi interessi e da un grande sentimento; tutti gli anni trascorrevano le vacanze sulle montagne del mondo: in Nepal, sulla cordigliera Andina in cerca di sempre nuovi orizzonti. Nel 2010, in preparazione alle vacanze che avrebbero trascorso in Pakistan alla base del K2 con l'amico Filippo, hanno deciso di compiere la traversata del Lyskamm sul Monte Rosa, e un fatale destino ha voluto che la montagna chiamasse a sé sia lui che Filippo, con immenso dolore per il cuore di una madre che non si rassegna e anche per il fratello Alessandro, pur pensando che lui sulla montagna ha raggiunto il suo ideale, lasciando un grande vuoto in tutti quelli che lo hanno conosciuto ed amato, e lo piangono perché non più presente».

La mamma di Filippo, Luciana, così ce lo affida: «Filippo Vaccino era nato a Torino il 18 luglio 1965 e caduto sul Lyskamm il 19 luglio 2010. Frequentò per otto anni l’istituto Rosmini, dove Padre Perzolli li abituò all'amore per la montagna e dove si fece amici che restarono tali per la vita. Il liceo al GalFer"contribuì ad amicizie indissolubili. Laureato in Economia e Commercio fece una brillante carriera nel Finanziario, ma il suo amore era ed ha continuato ad essere la montagna. Bardonecchia, dove andavamo da quando era piccolo, fu la sua prima passione: lo sci d'inverno e le gite, le strade ferrate, le prime palestre di roccia d'estate. E salito alla capanna Gnifetti nel giorno del suo 45° compleanno che ha festeggiato con gli amici e compagni di scalate e con le guide. Ha lasciato nel peggiore dei dolori il papà Paolo, la mamma Luciana ed il fratello minore Fabio che adorava e dal quale era considerato guida ed esempio.

Vorremmo ricordarlo con una poesia che abbiamo ritrovato nella  sua agenda:

 “Non amare il florido ramo, / non mettere nel tuo cuore / la sua immagine sola; / esso avvizzisce: / ama l’albero intero, / così amerai il florido ramo, / la foglia tenera e la foglia morta, / il timido bocciolo ed il fiore aperto, / il petalo caduto e la cima ondeggiante, / lo splendido riflesso dell’Amore pieno. / Amala vita nella sua pienezza, / essa non conosce decadimento”».                 (anonimo)

 

Emanuele Mosca (65 anni) di Graglia e Carlo Graziano (26 anni) di Crescentino travolti da valanga sulla parete nord del monte Camino (m 2391) di Oropa la domenica 6 marzo 2011.

Emanuele Mosca, 65 anni, odontotecnico in pensione. Innamorato della montagna in tutte le sue possibili offerte e palestre: roccia, sci, scialpinismo, trekking di accostamento alle grandi montagne del mondo: Kilimangiaro, Everest. Ha trasfuso questi amori anche alle sue figlie, Susanna e Roberta che così lo ricordano: «Ci piace pensare che sei là, tra le tue montagne».
Carlo Graziano, 26 anni, laureato in biotecnologia, innamorato della montagna specialmente negli aspetti invernali. Lascia il papà Ettore, la mamma Maria Teresa e la sorella Francesca. Lo ricordiamo col canto: «Santa Maria, / Signora della neve, / copri col bianco, / soffice mantello, / il nostro amico, / il nostro fratello. / Su nel Paradiso / lascialo andare / per le tue montagne

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvano D'Atri, nato il 20 maggio1950 a Napoli e deceduto il 13 gennaio 2011 ad Alagna vallone di Otro: «Padre di due figlie, Sara (24 anni) e Simona (21 anni) e marito di Bortoluzzi Anna Paola. Trasferitosi dal Sud Italia al Nord per motivi di lavoro, Silvano ha abbandonato il suo mare e il caldo sole di Napoli. Era solo una decina d'anni che si era avvicinato alle montagne, ma in realtà fu subito amore. La montagna era in grado di trasmettergli quella serenità e quella libertà che aveva lasciato parecchi anni prima nella sua città natale. Il periodo in cui maggiormente amava le montagne era quello invernale, dove, a causa dei grandi freddi della Valsesia, i paesaggi assumevano un velo fatato, dove tutto lo scenario cambia trasformandosi in un'immensa distesa bianca, dove oltre alle sue orme non vi era traccia del passaggio di alcuno, uomo o animale che sia. Dando così l'impressione di essere arrivati in una zona incontaminata, dove neanche gli animali osano lasciar traccia per non deturpare quell'immagine fiabesca... Spesso raccontava della gioia provata nel raggiungere la vetta, nell’essere riuscito ad arrivare sempre un po' più in alto..., nell'essere arrivato oltre le nuvole... La montagna gli ha sempre regalato attimi di gioia e di condivisione con gli amici, ed è proprio così, tra le montagne e tra la compagnia di buoni amici, che Silvano ci ha lasciati, raggiungendo la vetta più alta e riuscendo così ad essere finalmente più in alto di tutto. Da lassù sicuramente veglierà su tutti gli amici, i parenti, i fratelli e la sorella, ma come sempre, avrà un occhio di riguardo per le amate figlie e per la metà del suo cuore, la moglie Paola»

 

Giuseppe Degaudenzi nato il 20 settembre1931 morto il 12 settembre 2010 di Varallo; ha amato la montagna sempre e sulla montagna ha chiuso la sua vita addormentandosi dolcemente come un bimbo tra le braccia e il cuore della sua mamma. La moglie Efisia ed il figlio Giulio ce lo affidano così: «Appassionato di montagna, da sempre. Sin da quando significava partire da Varallo, da casa a piedi e fare il giro "Monte Capio" e "Massa del Turlo", passando da Sabbia e tornando da Camasco alla sera. Oppure, usciti da scuola, caricarsi gli sci a spalla per raggiungere il prato dei Gerbidi (sopra il Sacro Monte di Varallo) per qualche discesa sulla scarsa neve ed in mezzo alle spine. Normale per quei tempi senza automobili. E poi montagna con gli amici degli anni ‘50, tra i quali Italo Grassi, con la famiglia negli anni ‘70 (quante valli, anche desolate, percorse insieme, dietro ai suoi passi), di nuovo con altri amici negli anni ‘90, il "G.E.P." (Gruppo Escursionisti Pensionati, a suo tempo promosso dal compianto Romano Tosi e da Elio Cerutti), e poi ancora, tante volte, fino all'ultimo suo giorno. Un andare in montagna per vedere, capire, fotografare, stare insieme, mai per "conquistare", mai con l'ansia di giungere in vetta. Da sempre la sua serenità, riservatezza, ma nel contempo amicizia calorosa, rispetto per la montagna e per tutti coloro che gli sono stati vicino. Esempio nel vivere non solo la montagna, ma la vita di tutti i giorni, esempio che non si è fermato in un bel bosco di larici, nel suo mese preferito, settembre, ma che continua a guidarci nella nostra vita, nel nostro percorso quotidiano».

 

Mattia Verri, nato il 20 marzo1975 caduto l’8 dicembre 2010, di Borgosesia; travolto da valanga l’8 dicembre  2010 a 2900 m. presso il Colle della Malfatta. La moglie Eleonora Gallarotti invia questo messaggio: «Mattia amava la montagna in tutte le sue forme; è stata la sua grande passione; era una persona semplice, e la sua semplicità derivava sicuramente da quell'amore per le vette che lo aveva portato ad apprezzare la vita in ogni sua sfaccettatura, costruendo legami ed amicizie forti e durature. Il miglior modo per descriverlo è leggere questo passo della Preghiera dell'escursionista e dell'alpinista a cui lui era affezionato: “...Rendi la montagna una scuola di vita per tutti i giovani che se ne innamorano; una scuola severa, ma onesta, solidale e generosa, capace di forgiare il loro carattere nelle difficoltà e di innalzare i loro ideali alle più elevate altezze, così da poter percorrere, nella piena consapevolezza delle loro potenzialità, i ben più ripidi ed ardui sentieri dell'esistenza umana”.
Con il suo sorriso sempre presente che lo contraddistingueva e che si illuminava al ritorno dalle sue gite, era capace di trasmettere la felicità e le emozioni provate in modo unico e coinvolgente, riuscendo a far accettare a noi famigliari il rischio della sua grande passione. Ora la nostalgia per lui accresce, come la nostra riconoscenza per l'amore datoci».

                                                                         

 

Si collega a noi spiritualmente il parroco di Gressoney don Ugo Casalegno con cui ho concelebrato il 26 luglio 2011 alla cappella settecentesca di S. Anna (2178 m.) dove è stata posta la targa di bronzo (90 x 50 cm.), disegnata dall’architetto Maria Giovanna Casagrande e realizzata dalle Fonderie Verres, riporta un messaggio, elaborato dal docente di filosofia classica all’Università Cattolica Carlo Mazzucchi, in latino classico, che traduciamo in italiano: «Giovanni Paolo II, ora annoverato tra i santi, guardando da qui, salendo da qui al vertice della montagna, avvertì il culmine di ogni esistenza».

 

Quest'anno, il 26 luglio, alla festa di S. Anna è stata cosa molto gradita la presenza del cardinale Tarcisio Bertone.

Il Card. Tarcisio Bertone festeggiato il 26 luglio 2011 alla festa di S. Anna
Il Cardinale Tarcisio Bertone con il Vescovo Giuseppe Anfossi e Don Ugo          Casalegno il 26 luglio 2011 alla festa di S. Anna.

                                                                           

Altro collegamento ideale è con il presidente del Club Alpino Generale, Umberto Martini, che ho incontrato il 31 luglio 2011 al ricovero dell’Alpetto voluto da Quintino Sella nel 1866, come primo rifugio del C.A.I. e ora trasformato in “Museo degli Albori dell’Apinismo”  e intitolato a Giacomo Priotto presidente generale dal 1980 al 1986, madrina è stata la gentile signora Lalla Priotto salita con i figli Gabriele e Tiziana; il Presidente ha scritto per noi questo messaggio : «Complimenti per il vostro continuo impegno.   Grazie, Umberto Martini».
Nella foto di Giancarlo Menotti (sezione di Cavour) il gruppo dirigenti del CAI posa davanti al museo. Al centro il presidente generale Umberto Martini e la signora Lalla Priotto (Tratto da Lo Scarpone settembre 2011 pag 32).

                                                                           

Utilizziamo questo sito per comunicare che il 30 gennaio 2012 è salito al cielo il nostro amico Giovanni Borgini (nato il 22 aprile 1927), per 40 anni socio del C.A.I. di Novara. I funerali sono avvenuti il 2 febbraio 2012 nella parrocchia S. Giuseppe in Novara.

Era consuetudine per Giovanni Borgini mettere davanti alle fiaccole le sue                artistiche stelle alpine pirografate su trance di legno di betulla.
Giovanni Borgini mentre distribuisce le    stelle pirografate su trance di legno di                                         betulla

Ha partecipato alle nostre celebrazioni per almeno 30 anni, offrendo alle famiglie dei commemorati e a centinaia di partecipanti le sue caratteristiche riproduzioni della Cappella, del Cristo delle Vette, di stelle alpine e genziane incise con arte pirografica su trance di betulla ed ha pure costruito una stella alpina gigante in  rame che dedicò ai caduti Ezio Camaschella e Guido Fuselli e che abbiamo posizionato nell'angolo della cappella sopra il leggio dove si trova il  "Libro dei Caduti".
Alla sposa Elda le condolianze di noi tutti e un grande "grazie".
In suo onore e suffragio riportiamo il canto che gli era molto gradito e che è stato cantato anche al suo funerale:

“Dio del cielo, Signore delle cime
un nostro amico ha chiesto la Montagna...
Santa Maria Signora della neve,
copri col bianco, soffìce mantello
il nostro amico, il nostro fratello;
su nel Paradiso, su nel Paradiso
liascialo andare su per le sue Montagne”.

L'artistica stella di rame di Giovanni Borgini costruita in memoria di Ezio Camaschella                                        e  Guido Fuselli

 

 

 

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