Fedeltà al primo sabato di agosto

1986 – Fedeltà al 5 agosto

Martedì 5 agosto 1986.

 

              Martedì 5 agosto 1986.

 

Dopo la notte di bufera, la giornata si è presentata assolutamente splendida per accogliere centinaia di alpinisti che sono saliti ad affidare alla Madonna dei Ghiacciai la memoria dei tredici Caduti del 1985: non abbiamo mai sentito così greve e sofferta questa Festa: quanto pianto sui volti, nelle parole e preghiere dei lettori, dei sacerdoti, nel canto corale… La celebrazione è avvenuta all’aperto, di fronte alla chiesetta; l’argento delle lamiere accoglie per la prima volta i colori delle sei bandiere che rappresentano la patria (Italia, più la Valle d’Aosta che ci ospita, Francia, Svizzera, Austria, Germania e Inghilterra) degli 83 Caduti raccolti nel prezioso volume conservato sotto la statuetta della Madonna.

Sulla grande bandiera Valdostana è collocato il Crocifisso dello scultore Luigi Meynet; sulla bandiera italiana è collocata la riproduzione su rame di Giovanni Malinverni della Madonna dei Ghiacciai di Macugnaga. Sopra di noi, a sinistra, bianchissima per la neve della notte, la parete sud-est del Lyskamm Orientale su cui il 17/09/85 furono travolti dal ghiaccio cinque giovani allievi-guide Valdostane insieme al loro istruttore e guida Roger Obert: la mamma Rosetta ed il papà Evaldo sono venuti in elicottero a rendere onore al loro figlio e a tutti i Caduti.

Sono presenti i salesiani don Albino Martini, don Giuseppe Capra, don Piero Grosso e don Edoardo Serra. La mamma di Elio Zanon legge la seconda lettura.

Sono presenti numerose guide alpine: Giorgio Germagnoli presidente nazionale
dell’associazione Guide Italiane; Oliviero Frachey presidente delle Guide Valdostane; Franco Garda di Courmayeur, direttore dei Corsi per Guide e responsabile del Soccorso Alpino Valdostano; di Valtournanche: Antonio Carrel, Luigi Pession, Pacifico Pession; di Ayas Adriano Favre; di Cogne: Alfredo Grappein, Elmo Glarey, Dante Bibois; di Gressoney: i fratelli Oreste e Arturo Squinobal; di Alagna: Enrico Chiara e Giampiero Viotti e rappresentanti del Soccorso Alpino Guardie di Finanza; di Valgrisenche: Remo e Bruno Béthaz (due cugini); è presente anche Stefano Grivel, sopravvissuto alla catastrofe del Lyskamm.

Offertorio: don Gian Carlo Gariglio, parroco di Gressoney La Trinitè,offre un grande pane scuro, un’offerta tradizionale Valdostana (insieme ad un cero) nella messa dei Defunti.

Concelebrano la santa Messa attorno a don Gian Carlo Gariglio, parroco di Gressoney La Trinitè, sul cui territorio sorge la cappella, i canonici della Cattedrale di Sant’Orso di Aosta, Giovanni Domaine e Alberto Maria Careggio, il parroco di Gressoney Saint Jean, don Riccardo Quey, i Salesiani don Albino De Martini, don Piero Grosso, don Franco Gribaudo, don Edoardo Serra e don Giuseppe Capra. Una fila continua, quasi una cordata unica sale da ore su per il ghiacciaio del Garstelet e viene ad affollare lo scoglio roccioso e a fare un grappolo vivo e vibrante attorno alla più piccola e più elevata cappella delle Alpi.

Il “Libro dei Caduti” presentato prima della lettura dei profili.

Il canto “Montagnes Valdotaines” crea l’atmosfera per questa fusione di cuori e di ideali. Segue il canto alla Vergine Santa che ha il ritornello: “Madre che tutto puoi prega per noi Gesù”: la nostra impotenza di uomini tante volte posti di fronte al fallimento che può diventare assurdo, disperazione, viene soccorsa da Colei che è stata sotto la Croce di GESÙ, l’UOMO più vero e più puro, che a trent’anni fu tolto di mezzo con la morte più crudele: là fu abilitata e diventò la MADRE di ogni dolore e disperazione.

                              Preparazione delle fiaccole
                             Distribuzione delle fiaccole.

L’offertorio della Messa è il grande momento in cui i Caduti vengono offerti simbolicamente sullo stesso altare che accoglie il pane e il vino per il sacrificio di
Cristo: tredici fiaccole sono state fuse in altrettante ciotole di terracotta che si presentano come tredici vistose lucerne: su di ognuna è scritto il nome di un caduto.
Papà Evaldo è il primo ad alzare la fiaccola di suo figlio Roger Obert, attorno sono stretti: la moglie e gli altri sei figli, Mario, Marco, Marin, Jean, Marie e Rénée; il sacerdote la riceve mentre risuona il profilo scritto nel libro dei Caduti di fianco alla fotografia, «I ragazzi erano contenti…»
La seconda fiaccola è papà Luigi e la moglie Melania per il figlio Ettore Grappein , l’unico figlio, mentre vengono lette le parole di un’amica che fu con lui sulla parete est del Gran Paradiso: «È meraviglioso…».

 

 

I coniugi Luigi e Melania Grappein di Cogne, presentano il quadro del loro figlio, Ettore, e degli altri 5 giovani Valdostani travolti il 17 settembre 1985 sulla parete sud-est del Lyskamm Orientale.

 

La terza fiaccola è tra le mani del papà Igino e mamma Irma di Corrado
Vuillermoz, il più giovane dei Caduti, appena diciottenne; lo salutano le parole
dei suoi amici coetanei: «Come dimenticare…».

   Il fratello Mauro presenta la fiaccola di Carlo Fiou

La quarta fiaccola è per Carlo Fiou, vent’anni, ed è recata dal fratello Mauro, giovane guida alpina (l’unico dei tre fratelli non rapito dalla montagna), presenti mamma Maria e papà Giuseppe, dice il profilo: «Viveva in pienezza…».
Ancora un papà in pianto: è Alessandro e la mogie Luigina con le figlie Silvana ed Elisabetta che offre la quinta fiaccola del suo Pier Giorgio Perucca, 23 anni, mentre risuona un’espressione di amore verso la montagna pronunciata un giorno dallo stesso Pier Giorgio: «Tu non puoi capire, mamma…».
Poi la sesta fiaccola la offre il fratello Bruno di Piero Béthaz, con la mamma Mariangela e il fratello Evaristo mentre viene proclamato in francese il saluto e preghiera composta dallo stesso Bruno:

La settima fiaccola è per Renato Sclarandi, avvocato Milanese di 39 anni, caduto in alta Val Sesia, presentata dall’amico Guido Fuselli: «Ora lassù…»: così Mamma e Papà si sono espressi.

L’ottava fiaccola è di Renato Mamini, magistrato Torinese di 42 anni, è recata dall’amico dr. Arese che ha raccolto parole di Renato stesso: «Fin da bambino la montagna mi ha attratto…».

Mamma e papà di Ermanno Susa presentano la fiaccola.

Con trepida delicatezza, quasi avessero ancora tra le mani la vita del loro unico figlio, avanzano e portano la decima fiaccola la mamma Maria e il papà Angelo di Ermanno Susa, 27 anni, che hanno anche composto le parole della dedica: «Prendi il tuo zaino, Ermanno…».

L’undicesima fiaccola di Roberto Campagnoli è portata dal fratello Fabrizio e quella di Ivano Caravaggi dall’amico Nadìr: sono morti insieme legati alla stessa corda al Monte Tagliaferro e li unisce ancora un’unica dedica: «La solidarietà è una corda …».
La dodicesima fiaccola è per Pier Carlo Bertolone, 34 anni, dottore in
agraria, è presentata dal fratello Camillo; i familiari hanno steso questo
profilo: «La vita lo temprò presto…».
Già dodici lampade sono allineate sull’altare, ognuna reca ben evidente il nome
dell’alpinista per cui arde, avanza una bimba, Neva (11 anni), sostenuta dallo zio
Bruno, presenta la tredicesima fiaccola, che è del suo papà Gino Capra, 42 anni, caduto alla Parrot: «Stare insieme a lui…».

                        Tratto dal “Libro dei Visitatori”

Ora le fiaccole sono sull’altare, trasformato quasi in un’unica torcia vivente, palpitante, luminosa: sono le vite, gli ideali di questi tredici “fratelli” che il Monte Rosa ha legato per sempre e che ora il Cristo, col suo sacrificio, assume ed esalta e glorifica. Il sacerdote don Gariglio offre anche un pane grande, scuro, secondo una tradizione Valdostana legata alla Messa dei Defunti: significa la fraternità di coloro che mangiano un unico pane, dono della Provvidenza e frutto di un lavoro arduo, perseverante, gioioso. Alla Comunione cantiamo: “Quando busserò alla tua porta…”.

                                Tratto dal “Libro dei Visitatori”.

Ci salutiamo col canto Valdostano “La coral des adieux”: esprime la speranza che non ci lasceremo più, che ci rivedremo ancora, che questa amicizia contratta sul Monte Rosa, davanti alla Madonna dei Ghiacciai, tra noi e con i nostri Caduti,
sarà un’amicizia eterna. Discendiamo come un rivo che va a perdersi lontano, a
portare la vita che in alto scaturisce e che fresca ha raccolto.

                                Tratto dal “Libro dei Visitatori”.

L’8 settembre 1986 al rifugio Città di Mantova (3498 mt.) viene inaugurato un
piccolo cippo bronzeo per ricordare la guida Roger Obert e i cinque giovani allievi guide che qui passarono l’ultima notte; concelebro con il parroco di Gressoney La Trinité, don Gian Carlo Gariglio. Sono presenti i famigliari dei caduti già elencati nella celebrazione del 5 agosto e numerosissime guide ed amici.

Altre iniziative sorgeranno in seguito per ricordare alcuni di questi giovani:
– nel 1987 viene inaugurato al ghiacciaio della Tribolazione (3187 mt.) il bivacco
Ettore Grappein e Marcello Gerard vicino al bivacco Carlo Pol;
nel 1988 a Valgrisenche viene aperta una ferrata dedicata a Piero Béthaz e Corrado Bovard;
– nel 1994 nell’alta conca di Cignana, tra il Château des Dames e Punta Cian, a quota 2924 mt. viene inaugurato il rifugio Pier Giorgio Perucca e Corrado Vuillermoz.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1985 – Fedeltà al 5 agosto

Lunedì 5 agosto 1985

 

La giornata inizia limpidissima, ma fresca; in alto sui ghiacciai c’è tanto vento. Durante il pomeriggio verranno nubi e precipitazioni. I pellegrini alpinisti giungono numerosi anche quest’anno (un centinaio); alle 12.30 stipano letteralmente la chiesetta e i rimanenti a ridosso della porta fanno un muro compatto contro il vento.

 

 

Ci sono i rappresentanti della sezione del C.A.I. di Varallo; Guido Fuselli porta una preghiera per il grande valsesiano, accademico Cichin Ravelli che, pochi mesi fa, è partito per il Paradiso dopo aver serenamente toccato i cento anni: ricordo il suo entusiasmo attorno a noi, ragazzi del gruppo “Chiesetta Alpina”, quando decidemmo, 18 anni fa, di costruire questa cappella e consultammo la sua nota esperienza di costruttore di bivacchi alpini; ricordo le lacrime di commozione che scendevano dai suoi occhi il 5 agosto 1967, quando l’inaugurazione era terminata e lui era rimasto tutto solo a lungo, in piedi al centro della cappella, assorto nei suoi nobili sentimenti, con la sua fede, con il suo amore per la Madonna; da me richiamato così si espresse, riferendosi alla Cappella: «Che cosa bella ha ispirato don Bosco ai suoi giovani!».        

Tra le imprese più belle del grande alpinista Valsesiano spicca la prima salita alle Grandes Jorasses per la Cresta delle Hirondelles compiuta con Adolfo Rey, A. Chenoz, Rivetti, Gaia, Matteoda il 10 agosto 1927. Così conclude la relazione fatta per la rivista del Club Alpino Italiano: «… Sono le quindici del 10 agosto (1927) e lo slancio superbo del monte, presso la vetta, pare smorir stanco: sentiamo agitarsi sulle nostre teste la libera airia del cielo sconfinato nel dominio del sole e l’arrampicata viene accelerata, l’altezza è vinta e il primo è sulla cresta. E presto tutti siamo raccolti in silenzio con l’animo piegato davanti alla maestà del Monarca giganteggiante, tutto ardore nello sfolgorio del vespro. Dal trono sublime, che l’occhio contempla adorando, corriamo giù con la nostra estasi di trionfatori alle case degli uomini, sparse o raggruppate nella conca di vivo smeraldo. Ci fermiamo con religioso pensiero alla chiesa di Notre Dame de la Guerison che occhieggia, biancheggiante, pura fra il bosco delle abetaie in cui pare si annidi: e dall’altezza della nostra vittoria, chj ha formulato in cuore un voto in uno dei momenti più aspri della lotta, lo ripete come proclamandolo in rendimento di grazie».

                              Cichin Ravelli e amici del CAI di Varallo.
Dal “Libro dei Visitatori”: è forse l’unica volta che salirono tre suore con i loro gruppi giovanili
                                                       Dal “Libro dei Visitatori”:

Concelebrano dieci sacerdoti: presiede il parroco di Gressoney la Trinité, don Giancarlo Gariglio; c’è il veterano di questa festa, l‘ultra settantenne Don Aldo Bombara e sacerdoti che si ritrovano quasi ogni anno quassù: don Giuseppe Borgogno, don Domenico Gasparini, don Pietro Rota, don Giuseppe Capra e altri che compaiono per la prima volta a godere il clima spirituale eccezionale di questo pellegrinaggio che richiede lungo faticoso cammino e tanto silenzio e ascolto della natura alpina; sono presenti anche 9 suore di don Bosco, e 3 Orsoline di S. Carlo con i loro giovani.

Distribuiamo a tutti la cartolina della Cappella che reca la preghiera che recitiamo tutti con grande raccoglimento.

La prima invocazione si rifà la storia della cappella, nata per ricordare l’amico e guida spirituale, don Aristide Vesco, caduto su quei monti quando saliva con noi. Qui c’è anche un volume che raccoglie i nomi dei caduti del Monte Rosa e idealmente di tutti i caduti della montagna. Qui attorno ci sono i volti di altri amici che ci hanno lasciato prematuramente: don Franco Delpiano, Giamberto ed Elsa Gatti, due dei ragazzi costruttori. Queste partenze sono state dolorose lacerazioni! Ma noi offriamo il loro sacrificio, la loro vita, assieme al dolore che è nella vita di tutti noi, chiedendo da questa offerta quei doni di cui il mondo ha più bisogno: solidarietà, amicizia, ricerca insieme della verità, a cui tanto ci educò don Vesco.

La seconda invocazione è ispirata dalla bellezza e dal fascino misterioso e potente della montagna. La natura è il primo libro in cui Dio si rivela, il primo libro in cui leggiamo pieni di grande stupore.

Con una terza invocazione domandiamo le virtù che sono simboleggiate dalla montagna, dai suoi doni, dalla sua vita che attende lunghi mesi nel silenzio più assoluto, nel gelo, sotto la neve, il ghiaccio… Là, dove tutto sembra morte, dopo la lunga pazienza, quando la parola di Dio ordina la primavera, come dice un salmo: «Tutto si scioglie, scorrono la acque, esplode la vita più intensa, più fresca, più profumata, più incantevole».

La quarta invocazione prende movimento dalla posizione della più alta chiesetta delle Alpi: qui davanti si formano le cordate, si legano gli amici per avviarsi solidali sul ghiacciaio, per salire al regno del silenzio e del mistero, che una volta impauriva ed ora affascina … Ogni cordata ha bisogno di una guida: qualcuno nella cordata deve sapere, deve condurre … La meta è una delle tante vette, è qualcosa di elevato, di sconfinato, di infinito, perché l’uomo ha bisogno di “Infinito”.
Sopra di noi, 600 metri più in alto, è il “Cristo delle Vette”. Tutte le cordate puntano verso il Cristo delle Vette, il punto di orientamento più normale, più centrale: questa marcia di uomini solidali, legati alla stessa cordata, che puntano verso il Cristo… è un simbolo di tutta la nostra vita che oggi poniamo nelle mani di Maria, nostra Madre e nostra Guida.

 

1984 – Fedeltà al 5 agosto

Domenica 5 agosto 1984.

Salgo alla nostra Madonnina con il cuore colmo di dolore per la morte recente, improvvisa, il 25 luglio scorso, in un incidente stradale di mio fratello, padre Natalino dell’Ordine dei Somaschi, che aveva partecipato varie volte a queste nostre celebrazioni; le aveva animate con il canto. Salgo con il solito gruppetto di Rosta – Avigliana: la cugina Modestina Merlo, la signora Ida Magnani, Renato. Incontriamo altri “fedeli”: Elena Zanetta, Mario Michela dei ragazzi costruttori, l’artista Nino Malinverni, autore della Madonna dei Ghiacciai di Macugnaga che ci donò nel 1982.

La Madonnina della nostra
Cappella

Il tempo è brutto, la prima volta in 18 anni di questo appuntamento; ci siamo stretti compatti; forse raramente ci siamo sentiti un cuor solo e un’anima sola e quasi un corpo solo attorno alla nostra amata Madonnina, alla quale, prima di scendere, ho affidato i volti e le memorie di Madre Rosetta, nata ad Aosta e morta a Roma, Superiora Generale delle 17.000 salesiane di don Bosco, morta di leucemia l’8 marz 1984; è stata una guida spirituale e madre, non solo per le sue sorelle, ma anche per tanti sacerdoti e di Padre Natalino, perché li custodisca, li ami, li esalti insieme agli altri Grandi (don Aristide Vesco, don Franco Delpiano, Giamberto-Elsa, i Caduti del Monte Rosa…) legati alla storia di questa umile altissima chiesetta.

La Madonna del Rocciamelone

Dal 6 al 15 agosto, in Valle di Susa, sono stato al rifugio Cà d’Asti e sul Rocciamelone, a 3538 metri, a continuare il lutto per mio fratello accogliendo i pellegrini al santuario più alto, più arduo delle Alpi: è stata una esperienza intensa di solitudine, di preghiera, contemplazione, solidarietà, fraternità, luce e calma spirituale, cercata faticosamente, condivisa specialmente nel sacramento della Confessione, che ho proposto ad ognuno che arrivava,mentre tutto il monte si avvolgeva continuamente di nebbie, bufere, grandine, neve, gelo… La grande statua della Madonna quasi ogni mattino era vestita di bianco, come una sposa, poi qualche raggio di sole scioglieva tutto rapidamente…più a lungo rimanevano ghiacciati e bagnati gli occhi: sembrava che piangesse…per me… con me, con tanti suoi figli.

Affidiamo alla nostra amata Madonnina, i volti e le memorie di:

 

Madre Rosetta Marchese, Valdostana, innamorata di Dio e delle sue montagne, salita fino alla Direzione Generale delle 17.000 Salesiane di don Bosco, morta di leucemia l’8 marzo 1984 a Roma; è stata una guida spirituale e madre, non solo per le sue Figlie, ma anche per tanti sacerdoti e chiunque incontrasse sul suo cammino.

 

 

 

 

 

 

e di mio fratello, padre Natalino, dell’Ordine dei Somaschi, morto il 25 luglio scorso a 47 anni, in un incidente stradale; aveva partecipato varie volte a queste nostre celebrazioni e le aveva animate con il canto. Con me era salito a Capanna Margherita  e al Cristo delle Vette nel 1978; lascia come eredità e plastico volto vivente una Comunità, carismatica famiglia per chi non ha famiglia: la “Comunità di Gorra” in Benevagienna in provincia di Cuneo che così lo tratteggia:
«Padre Natalino domestico alle grandi fatiche, sensibile a scrutare meraviglie non ha mai cessato di camminare, facendosi capocordata all’invito di iniziare quell’esperienza chiamata Comunità di Gorra.
Ancor oggi, da quel dì in cui raggiunse, oltre le vette, il Cielo, per noi è sempre il capocordata. Da buon istruttore ci indicò l’ ”attrezzatura” a lui cara affinché non perdessimo il passo:
– Il grande desiderio di stare in comunione; non era mai solo, il suo cuore come in una grande famiglia ci conteneva tutti; il cuore di Dio.
– L’accoglienza; lasciava un posto sempre disponibile a chiunque avesse voluto provare ad attaccarsi alla corda, ben sapendo almeno agli inizi, la fatica di doverlo tirare un po’.
– In cordata sì, ma ci ha insegnato che ognuno deve camminare con le proprie gambe e con la fatica del proprio sudore; ci insegnò l’amore per il lavoro e del proprio dovere.
Ancor oggi, trascorsi più di trent’anni, continua il cammino della Comunità di Gorra. L’esperienza ci ha insegnato che questo percorso è poco congeniale a noi uomini, ma al contempo indispensabile affinché la vita sia ancora possibile, la speranza si trasformi in qualche certezza, la gioia un’esperienza che può essere vissuta.
Grazie Natalino.

 

 

Questa grande foto composita sintetizza vari momenti di vita comunitaria; al centro di padre Natalino con in braccio Veronica, la prima bimba nata nella grande famiglia di “Gorra” nel 1983

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1983 – Fedeltà al 5 agosto

Venerdì 5 agosto 1983.  

1983 Anno Santo della Redenzione

Un evento, che precorse per certi versi il Giubileo, fu la Perdonanza istituita da papa Celestino V: il 29 settembre 1294 con la Bolla del Perdono egli stabilì che recandosi nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio nella città dell’Aquila, tra il 28 ed il 29 agosto, veniva concessa l’indulgenza plenaria a tutti i confessati e pentiti. La Perdonanza, che si ripete tuttora, ha in comune con il Giubileo l’indulgenza in cambio del pellegrinaggio.

    Giovanni Paolo II apre la Porta  Santa in occasione del    Giubileo della Redenzione                                    nel 1983

 

Il Giubileo Universale è una festività religiosa della Chiesa cattolica. È anche detto Anno Santo.
Il Giubileo, che riprende il nome da quello ebraico, è l’anno della remissione dei peccati, della riconciliazione, della conversione e della penitenza sacramentale, nonché la remissione completa dei debiti verso i propri creditori.
L’anno giubilare è soprattutto l’anno di Cristo, portatore di vita e di grazia all’umanità. Nel Nuovo Testamento Gesù si presenta come Colui che porta a compimento l’antico Giubileo, essendo venuto a “predicare l’anno di grazia del Signore” (Isaia).   

            La Porta Santa

 

 

 

Il Giubileo, comunemente, viene detto “Anno Santo”, non solo perché si inizia, si svolge e si conclude con solenni riti sacri, ma anche perché è destinato a promuovere la santità di vita. Il Giubileo può essere: ordinario, se legato a scadenze prestabilite; straordinario, se viene indetto per qualche avvenimento di particolare importanza.

 

Il Vescovo di Aosta, mons. Ovidio Lari, ha concesso ai pellegrini saliti fin quassù, l’indulgenza dell’Anno Santo della Redenzione.Il clima spirituale è molto bello, forte; ci sono tanti pellegrini venuti per il giubileo dell’Anno Santo, sono quasi un centinaio che chiedono confessioni.

A Capanna Gnifetti c’è il presidente del C.A.I. di Varallo Guido Fuselli, grande amico della nostra Cappella fin dalla programmazione e progettazione, e sempre presente ogni anno a questa celebrazione, con l’immancabile moglie, signora Gabriella, la figlia Marina ed alcuni membri della Presidenza; del gruppo “costruttori” Filippo Giovannelli con Dianella.

 

Un gruppo di Salesiani, tra cui don Michele Obbermitto.

 

I sacerdoti presenti sono: il parroco di Gressoney don Riccardo Quey, don Gino Borgogno, don Aldo Bombara, don Pietro Rota, don Domenico Gasparini, don Carlo Rosa, don Piero Secco di Vercelli e don Michele Obbermitto che abbraccia il cav. Enrico Chiara, suo attendente quando, nel 1940, (Cappellano degli Alpini della Scuola Militare di Aosta con attendente l’alpino Enrico Chiara) alla vigilia dell’Assunta, gli servì la Messa qui a Capanna Gnifetti a cui erano saliti gli Alpini della Scuola Militare di Aosta di cui era cappellano; fu poi inviato nel 1942 sul fronte albanese e quindi internato in Germania nel 10° campo di concentramento fino al termine della guerra.

 

 

Elsa Cabodi 27-06-1953  – †13-02-1983 Eugenio Alberto Gatti 12-01-1949  †13-02-1983

 

Le famiglie GATTI – CABODI così hanno scritto sul ricordino:
«Signore Iddio, non abbiamo parole per dirti, ad alta voce, ciò che Tu leggi nel nostro cuore. Accetta questo nostro silenzio che si fa prghiera: è l’unica cosa che possiamo fare.
Non Ti chiediamo perchè ce li hai tolti, ma Ti diciamo grazie perchè ce li hai donati».

 

 

L’accento, quest’anno, è portato sui ragazzi costruttori Giamberto Gatti ed Elsa Cabodi, morti il 13 febbraio scorso nel rogo del cinema Statuto, che esaltiamo come ragazzi simpatici, semplici e generosi, pronti al dono di sé; trasmettiamo la celebrazione con radiotelefono a Gressoney al papà, colonnello Arturo Gatti, con la signora Rina e i familiari impediti di salire a questa quota.

Con Giamberto ed Elisa ricordiamo anche le altre 62 vittime del cinema Statuto e le loro famiglie.

 

 

 Gli alpinisti hanno gradito il medaglione di bronzo con le due immagini della Cappella e del Cristo delle Vette.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1982 – Fedeltà al 5 agosto

Giovedì 5 agosto 1982

 

La cappella con “le bandierine di tela di canapa antica”, recanti i colori delle 7 nazioni  che qui,  sul Monte Rosa, hanno raccolti i nomi dei loro Caduti .  (La foto qui riportata per evidenziare le bandierine è del sabato 7 agosto 2004)

Con mio nipote (che ormai rimarrà fedele per molti anni a questo appuntamento), dopo giornate turbate da molti temporali, partiamo finalmente approfittando di una schiarita. Sono con noi da Rosta la cugina Modestina Merlo, Paolo Fasano e la signorina Ida Magnani (73 anni) che ha un cuore apertissimo ad ogni bella iniziativa e da tempo sogna di salire alla Madonna dei Ghiacciai, per cui ha già confezionato, insieme alla pittrice Maria Pia Rosa Cardinale, le bandierine di tela di canapa antica, recanti i colori delle 7 nazioni che qui hanno raccolti i nomi dei loro Caduti su Monte Rosa; purtroppo, arrivata a Punta Indren, sente il peso della quota altimetrica (3260) deve rinunciare a salire oltre e rimarrà tutto il giorno sul terrazzo della stazione delle funivie, col suo binocolo a guardare estasiata in alto il Monte Rosa e all’orizzonte le valli e le montagne che le racchiudono: è la tipica rappresentante di quegli innamorati, che sono esclusi, per motivi di salute, dalle imprese e ascensioni alpinistiche, ma che amano immensamente la montagna.

 

Quadro della Madonna a sbalzo su rame della Cappella

 

La bella novità di quest’anno è la presenza dell’artista, cav. Nino Malinverni nativo di Novara nel 1923 e residente a Civiasco; ha frequentato, mentre a Torino era giovane lavoratore, un corso all’Accademia Albertina specializzandosi nei lavori a sbalzo su rame, ora molto apprezzati. È accompagnato dall’amico Giovanni Borgini, di Novara, che donerà ogni anno alle nostre celebrazioni le famose stelle alpine in lamierino argentato e le trance di betulla col disegno pirografato della Cappella ed infine la grande stella alpina, in rame dell’antica Capanna Margherita, collocata ai piedi della Madonnina.

 

 

La Madonna dei Ghiacciai venerata nella chiesa di Macugnaga – Pecetto

 

Nino Malinverni mi esprime il suo grande amore per la Madonna che lo ha confortato nei momenti di grande dolore, specialmente quando morì in un incidente stradale la sua figlia Daniela, ed offre una riproduzione della Madonna dei Ghiacciai che è a Macugnaga e che oggi collochiamo sul portoncino della Cappella che aperto, reca in alto nel riquadro superiore il nuovo Cantico delle Creature di S. Francesco, che i fratelli Michelino e Marcellino Davico hanno ricollocato nei giorni 30 e 31 luglio.

All’inizio della S. Messa invito i due personaggi di Capanna Gnifetti, cav. Enrico Chiara e cav. Agostino Negra a sciogliere il “tricolore” che ricopre il Cantico e lo benedico con l’acqua attinta dal ghiacciaio e, avendo come aspersorio un cardo di montagna.

 

Una ragazza legge la presentazione del Cantico; un giovane declama, nel grandissimo silenzio e in questo spazio immenso, le strofe del Cantico; poi la S. Messa i cui concelebranti sono: don Paolo Ripa di Meana, professore alla Facoltà Teologica dell’U.P.S. (Unità Pontificia Salesiana) di Torino e vicario episcopale del Cardinale Anastasio Ballestrero; concelebrano don Pietro Rota, don Albino De Martini, don Domenico Gasparini, don Enrico Bergadano, don Aldo Bombara, don Ubaldo Gianetto, don Flaviano Spagnolo.

Ricordiamo i Caduti dello scorso anno: Elio Zanon di Cles (TN) e il barone di Gressoney Luigi Beck Peccoz, amico dei Salesiani che aveva partecipato con i volontari del Soccorso Alpino al ricupero della salma di don Vesco al passo di Rissuolo il 9 e 10 luglio 1966, caduto il 25/8/1981 sulla Dufour dove una targa lo ricorda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1981 – Fedeltà al 5 agosto

Mercoledì 5 agosto 1981

 

Quest’anno abbiamo avuto il dispiacere di trovare sfondato il lucchetto e il portoncino di ferro della Cappellina ed è stato asportato il “Cantico di S. Francesco”: i fratelli Davico di Bra prepareranno una soluzione più sicura per settembre. Sono salito alla Madonnina con la cugina Modestina Merlo, una coppia di Rostesi e con la salesiana suor Cesarina Giacomelli, di origine Valtellinese, dai forti sentimenti montanari; ci ritroviamo in circa 150 pellegrini alpinisti.

5 agosto 1981 – Gruppo di salesiani partecipanti alla festa; in piedi: 2° da sinistra don Giuseppe Terzuolo, don Aldo Bombara, don Ubaldo Gianetto; a terra: don Ambrogio Garegnani, Ottavio Davico, don Nino Rossi

Molti sono saliti da Gressoney, tra cui i salesiani Ottavio Davico e Giuseppe Mattio. Hanno concelebrato don Pietro Rota, don Nino Rosso, i fratelli don Serafino e don Gino Chiesa, don Livio Recluta, don Ambrogio Garegnani, don Nino Rossi, don Aldo Bombara, don Giuseppe Terzuolo, don Ubaldo Gianetto, i parroci di Alagna e di Gressoney; un sacerdote di Varallo nell’omelia, con parole belle e delicate ha questa espressione: «…Maria è anche il più bel dono che la terra faccia al Cielo…»; sono presenti tre suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Erano presenti il Presidente del C.A.I. di Varallo Guido Fuselli più numerosi altri membri.
Ricordiamo i Caduti del 1980: Roberto Bossi di Milano, caduto il 6 agosto 1980 alla Bettaforca e il francese Franz Chuillet nato a Niort, caduto il 18 maggio 1980 sull’Indren.

Martedì 8 e mercoledì 9 settembre Cesare Davico di Bra più i due figli Michelino, Marcellino e il loro amico Beppe giungono alla Cappella con 5 quintali di materiale per riparare la porta di ferro ed il muro a ovest. Il passaggio sulle funivie è stato donato dall’ing. Rolandi, il materiale è stato portato a spalle fino alla teleferica, azionata dall’alto dai sigg. Chiara. È stato fatto un intervento di rafforzamento del telaio di ferro con bulloni passanti, saldate due asole per ricevere il lucchetto. Per il 1982 vorremmo rimettere più solidamente il “Cantico di S. Francesco”.

1980 – Fedeltà al 5 agosto

Martedì 5 agosto 1980

 

Leggiamo dal libro dei visitatori una fitta presenza di partecipanti tra cui Giuseppe Tosi e rappresentanti del C.A.I. di Varallo, dieci giovani del Centro Giovanile Salesiano “Don Mario Caustico” di Leumann di Torino, da Bra Michele e Marcellino Davico con il loro zio salesiano Ottavio Davico, don Pietro Rota dall’Oratorio di Torino Crocetta con un gruppo di undici giovani, don Loris Cortemilia di Gallarate, Dante Poletti di Borgomanero ed Elena Zanetta, don Maurizio Canti di Solaro (MI).

 

 

Ricordiamo il caduto Vittorio Scandella (Scandelù), nato il 06/05/1945 a Clusone, caduto il 13/05/1979 sul Ghiacciaio del Lys (Monte Rosa).

Componente della Squadra Soccorso Alpino del C.A.I. di Clusone.

“Si era sempre prodigato fino all’estremo limite delle umane possibilità per la salvezza del prossimo.”

 

 

 

Quest’anno parliamo in particolare, naturalmente, della rinnovata Capanna Margherita che in questi ultimi tre anni è stata totalmente rielaborata e che sarà inaugurata il prossimo 30 agosto.
Il C.A.I. di Varallo mi ha invitato e sono salito il 30 agosto accompagnato da mio nipote Antonio Ravera. Si attendevano i Vescovi delle Diocesi qui confinanti per la celebrazione, ma il tempo non è propizio al volo degli elicotteri e perciò celebro con altri 5 sacerdoti alpinisti e don G. Borgo. Nel pomeriggio giungerà in elicottero il Vescovo di Strasburgo, mons. Arthur Helchinger; anche le autorità civili invitate non sono arrivate in tempo per le medesime difficoltà alla navigazione aerea.

Padre Giovanni Gallino ha espresso la fatica dell’escursione in quella giornata di tormenta e la gioia della celebrazione della S. Messa in un articolo apparso sul giornale “La Provincia” del 20 settembre 1980; ne riportiamo il finale: «Quando siamo entrati in Capanna, qualcuno gridò: “I sacerdoti ci sono!” ed a noi parve, in quel momento, che la S. Messa celebrata lassù, determinasse il momento essenziale dell’inaugurazione della nuova Capanna Margherita. I sacerdoti si sentivano ora ministri responsabili della presenza di Cristo tra gli alpinisti, che lo invocavano perché scendesse tra di loro, benedicente. Ed i piccoli uomini, scelti tra altri uomini, scordate le pene di una fatica tanto grave, scordati i pensieri che li avevano accompagnati, essi uomini tra uomini nella lotta con le avversità atmosferiche, guardavano solo più all’eccellenza del loro ministero ed alla dignità del loro impegno. Giunsero altri due padri Dottrinari, due padri Salesiani. Iniziò la celebrazione della S. Messa. Qualcuno tra la gente piangeva, verso la fine del sacro rito scoppiò in lacrime don Carlo. “Perché piangi?”. “Non so!”. “Perché piangete?”. “Non sappiamo!”. Noi non piangemmo, ma quanta fatica per trattenere le lacrime! Al momento della pace tutti ci abbracciammo come uomini che si sono ritrovati dopo essersi ricercati per tanto tempo. Forse la voce soave dei monti, in quel giorno di tempesta, ci raggiunse qui, quando gli uomini hanno avvertito che, lontani dal mondo pregno di egoismo e di cattiveria, una capanna sui monti può costituire un’oasi di pace».

 

La celebrazione della S. Messa con 6 sacerdoti alpinisti; da sinistra: p. Alessandro Mazzucco (*1921 †  1992), p. Giovanni Gallino dei padri Dottrinari (* 1921 † 1986), don Giuseppe Borgogno salesiano (* 1921 † 2003), don Carlo Elgo parroco di Alagna (classe 1933), don Giuseppe Capra salesiano (classe 1933)  e p. Gian Mario Radaelli dei padri Dottrinari (oggi febbraio 2012 direttore dei padri Dottrinari).


 

Al centro della foto qui sopra è Riccardo Cassin di Lecco, patriarca dell’alpinismo italiano, che morirà centenario il 7 agosto 2009. Ai suoi funerali il Presidente Generale del Club Alpino Italiano, Annibale Salsa, lo saluterà così:

Riccardo Cassin

«Caro Riccardo,
in qualità di Presidente Generale e di Amico desidero porgerTi l’ultimo saluto ed il ringraziamento dei Soci del Club Alpino Italiano e mio personale per quanto hai fatto al servizio dell’Alpinismo italiano. L’anno 2009 Ti ha fatto raggiungere due grandi vette: quella gloriosa del centesimo comple­anno e quella triste del congedo dalla vita, Non potevi più degnamente far parlare di Te! Ho avuto anche la fortuna di prendere parte attiva alle cele­brazioni del Tuo centenario ed ho avuto la grande occasione di condividere un po’ del mio tempo con un grande uomo. Il Tuo messaggio agli alpinisti di tutto il mondo è, un messaggio di Umanità prima ancora che di eccellenza tecnica, È esattamente ciò di cui ha bisogno l’ambiente alpinistico, soprattutto giovanile: ricordare che i valori umani superano e fondano quelli tecnici».

 

 

 

 

Don Elgo benedice la biblioteca

 

Leggiamo in un comunicato stampa del 1980: «Alla fine del 1976, la Sede Centrale del Club Alpino Italiano sulla proposta dell’ing. Giacomo Priotto, Presidente della Commissione Nazionale Rifugi e del Vice-Segretario Generale, ing. Tiraboschi, decideva di varare il progetto per la “nuova” Margherita, affidandone la realizzazione alla Commissione Rifugi della Sezione C.A.I. di Varallo Sesia, che, praticamente da sempre, cura la gestione. Forte dell’esperienza accumulata negli anni e culminata con la realizzazione dell’imponente Capanna Gnifetti (1976), uno dei più moderni rifugi dell’arco alpino, la Sezione del “Club Artigiani Valsesiani”, capeggiati dai fratelli Agostino e Aldo Negra.  I 500 metri cubi del vecchio fabbricato sono diventati 1000, razionalmente distribuiti su tre piani, con una superficie utile vicina ai 450 metri quadrati. La nuova Capanna Margherita è costruita interamente in legno, come la precedente, ed è rivestita completamente da lamiere di rame».

 

La biblioteca

La biblioteca di Capanna-Osservatorio Regina Margherita a 4554 m sul Monte Rosa è la biblioteca più alta d’Europa. Voluta espressamente per aiutare gli alpinisti che  si accingono a trascorrere una o più serate presso il famoso rifugio, a passare piacevolmente qualche ora; ha richiesto circa 6 mesi di lavoro a tutta l’equipe della Biblioteca “Italo Grassi” della Sezione CAI di Varallo, ed è stata intitolata alla guida alpina e maestro di sci di Alagna Emilio Detomasi, scomparso due anni fa dopo una lunga malattia. La sezione di Varallo intende così ringraziare Emilio per tutta la disponibilità e la professionalità dimostrata in numerosi decenni di collaborazione per la manutenzione e ristrutturazione dei rifugi sezionali e della Capanna Margherita in particolare.

All’inaugurazione ha partecipato un gruppo ristretto di persone: il Presidente del CAI e della Biblioteca Nazionale Annibale Salsa, i Past President Giacomo Priotto e Gabriele Bianchi, la dottoressa Paola Tiraboschi, il Presidente Sezionale ing. Giorgio Tiraboschi accompagnato dal suo vice che si occupa attualmente delle Commissioni sezionali dott. Roberto Cairo, Elio Protto della sottosezione CAI di Borgosesia già Vice Presidente alle commissioni,  la guida alpina Enzio Alberto in rappresentanza della famiglia Detomasi e del Corpo Guide di Alagna, il giornalista de La Stampa Ivan Fossati accompagnato da un fotografo della sua equipe, il Presidente del Parco Naturale Alta Valsesia architetto Orazio Pandolfo, Roldano Sperandio e Brentani Maurizio in  rappresentanza della Guardia di Finanza di Alagna,  don Carlo Elgo parroco alpinista di Alagna, due rappresentanti della Commissione Fotocine  sezionale  e dai componenti della Commissione Biblioteca  “Italo Grassi” della Sezione di Varallo che hanno lavorato al progetto.

L’antico Rifugio-Osservatorio “Regina Margherita” del 1893, il più alto d’Europa è diventata la Nuova Capanna Margherita. Il cimelio più prezioso della Capanna è l’autografo che la stessa Regina Margherita scrisse su una tavoletta di larice:
«Tutto ciò che è grande ispira la Fede, grande in se stessa. Innanzi a questa grandezza di monti e a questa solenne distesa di ghiacci, tace il dubbio misero e la Fede si alza forte e vivace insino a Dio.
Margherita 18 – 19 agosto 1893».

 

Il Monte Rosa non è solo alpinisimo, storia e passione ma anche scienza. Due sono i laboratori scientifici che operano tra le sue vette: La Capanna Margherita alla Punta Gnifetti, a quota 4.554 metri e l’Istituto Angelo Mosso al Col D’Olen a 2901 metri.

La Capanna Margherita nata nel 1893 per volere del Club Alpino Italiano (CAI) è stata fin da subito un laboratorio scientifico di fama internazionale.
Dichiarata nel 1903 dall’Accademia delle Scienze di Washington “Istituto Internazionale”, è stata sede per tutto il 900 di importanti ricerche all’ avanguardia in diversi settori scientifici:  fisiologia e medicina (63%), glaciologia (20 %), scienze ambientali (15%), fisica dell’atmosfera (2 %).

La Capanna Margherita resta tuttora uno dei pochi laboratori al mondo per gli studi in alta quota dei meccanismi respiratori, vascolari, metabolici e renali alla base dell’acclimatazione, delle malattie da altitudine, della preparazione e dei limiti all’esercizio fisico nell’aria rarefatta. Recentemente ampio spazio è stato dato a filoni di ricerca con interessanti prospettive di sviluppo che riguardano le scienze ambientali e gli studi sul clima. Qui di seguito alcuni esempi di ricerca:

– Il Colle del Lys (4250 m) e il Colle Gnifetti (4454 m) risultano essere siti idonei per l’estrazione di carote di ghiaccio, dalla cui analisi è possibile ricavare serie storiche di dati sulle variazioni climatiche e sulla composizione chimica e isotopica dell’atmosfera. Alcuni di questi studi si concentrano sui meccanismi di distribuzione e trasporto a distanza di inquinanti come i metalli pesanti, i composti organici persistenti (POP) ed alcuni isotopi radiattivi.

Capanna Margherita – salone

– Nel 2007 si sono svolti in Capanna alcuni test condotti dal Politecnico di Torino circa l’applicabilità di sistemi di generazione di potenza con celle a combustibile (alimentate ad idrogeno), a servizio di piccoli aeromobili.

– Sempre il Politecnico di Torino (che tra l’altro ha consentito di dotare la Capanna di un collegamento internet) ha riguardato la sperimentazione di un innovativo sistema di trasmissione a lunga distanza (oltre 300 km) in banda larga, utilizzando semplici dispositivi a basso costo come trasmettitori e senza ripetitori intermedi, con grandi potenzialità di sviluppo nei paesi del terzo mondo.

I “Rifugi Monterosa” e la ricerca scientifica sono orgogliosi di aver cura del laboratorio scientifico della Capanna Margherita; lo staf di Rifugi Monterosa si fa in 4 per facilitare l’organizzazione e il supporto alle equipe di ricerca.

                                           

 

Data la relazione speciale e unica di don Elgo con Capanna Margherita (a cui è ora (2012) salito 290 volte di cui 55 prima dell’esistenza delle finivie) gli rivolgiamo una grande congratulazione e lo presentiamo ora mentre guida l’antica processione del “Rosario Fiorito”, che insieme al dr. Ovidio Raiteri hanno risuscitato nel 1982 e che si compie ormai da 30  anni. Questa  processione parte dalla Cappella in Nicchia di Roccia da Under-Flua  verso le 14.00 e scende, facendo diverse fermate, all’oratorio di S. Antonio   in Kreas dove verso le ore 16.00 viene celebrata la S. Messa.

Don Elgo mentre guida la recita del “Rosario Fiorito”

 

 

 

 

1979 – Fedeltà al 5 agosto

Domenica 5 agosto 1979  

 

Domenica 5 agosto 1979: pellegrini che salgono alla festa

 

 

 

 

 

 

 

Salgo alla Cappella con Modestina, mia cognata Lena, suo figlio Beppino e Marco (di Genova); il ghiacciaio è magro, la Cappella asciutta come mai ho visto, molta gente alla festa anche se un po’ disturbati dal vento.

Don Luigi Fiora

Sono presenti i ragazzi costruttori: Giamberto Gatti (anche se in questi giorni deve diventare papà: pensiamo ad Elsa con un grande augurio), Filippo Giovannelli e Dianella, Sergio Cabodi e sua moglie Maria, Elena Zanetta; molti salesiani tra cui don Luigi Fiora, don Gino Borgogno, don Albino De Martini, don Serafino Chiesa, i fratelli don Mario e don Aldo Bertolino, don Mario Rossi. Abbiamo ancora vivo il dolore nel ricordare i Caduti mantovani sul Naso del Lyskamm il 23/6/1978: Sergio Donati, Giorgio Begnozzi, Ugo Scalori, Vincenzo Zanotti. Ricordiamo anche il nostro confratello Sebastiano Gennero caduto sulle Rocce Nere il 11/8/1978 insieme al sacerdote don Carlo Gerosa di Angera (VA); inoltre don Aldo Pera di Tirano precipitato lungo lo sperone del Bors il 7/9/1978.

 

I partecipanti mettono alla prova la struttura della Cappella.

 

Siamo numerosi e preghiamo per don Aristide Vesco e per tutti i Caduti della Montagna e in particolare per i Caduti del Monte Rosa ai quali dedichiamo il volume, collocato presso la Madonnina, che raccoglie i loro nomi e li ricorda agli Amici e agli Alpinisti che passeranno qui ad esprimere la loro solidarietà con una preghiera e con l’impegno di realizzare gli ideali puri, semplici e grandi che con la loro vita ci hanno indicato.   Il giorno 6 assecondo il desiderio di Marco e lo porto verso il Colle del Lys e al Cristo delle Vette; il tempo migliora solo mentre scendiamo e lascia estasiato il giovane genovese, così innamorato della montagna. Sul libro dei visitatori il 5 agosto 1979 avevo scritto: «Festa della Madonna in consonanza con mille altre cappelle e chiesette sparse su tutte le montagne d’Italia e del mondo che oggi festeggiano la Madonna della Neve. Siamo numerosi e preghiamo per don  Aristide Vesco, per i Caduti della Montagna ed in particolare per i Caduti del Monte Rosa ai quali dedichiamo oggi il volume, collocato ai piedi della Madonnina; raccoglierà i loro nomi e li ricorderà agli Amici ed agli Alpinisti che passeranno qui ad esprimere la solidarietà con una preghiera e con l’impegno di realizzare gli ideali puri, semplici e grandi che con la loro vita ci hanno indicato».

Estratto dal libro dei visitatori:

1978 – Fedeltà al 5 agosto

Sabato 5 agosto 1978

 

 

La Madonnina che l’Arcivescovo di Milano il cardinale Giovanni Battista Montini donò alla spedizione femminile alpinistica «100 Donne sul Rosa», che nel 1960 raggiunse Capanna Margherita. Nel 1967, quando il cardinale Giovanni Battista Montini era diventato Papa Paolo VI, la statua fu accolta nella nostra cappella e diventò la “Madonna dei Ghiacciai”; il Papa espresse il suo compiacimento e mandò la sua offerta personale per la costruzione della Cappella.
Mentre noi celebriamo Paolo VI sta vivendo la sua ultima giornata di vita. Morirà la sera del 6 agosto

 

Bella festa il 5 agosto lassù alla nostra Cappella, molte presenze, grande raccoglimento conferito dalla Messa Alpina di don Domenico Machetta e altri canti trasmessi a lungo prima della funzione, le prove dei canti guidati da mio fratello, padre Natalino che hanno tutti coinvolto, l’invito alla confessioni numerose, con quasi un centinaio di comunioni.

Erano presenti padre Natalino, mia cognata Lena, stanca e felicissima, il suo Beppino, la cugina Carla e Germana Giaccardi, padre Valerio, don Giuseppe Parola, don Giuseppe Borgogno, suor Carla e suor Armida salesiane, don Serafino Chiesa, don Albino De Martini, don Ubaldo Gianetto, don Pietro Rota, don Aldo Bombara, don Mario Cattanea, Ottavio Davico e Modestina da Rosta; manca invece Federico che tanto ha operato al restauro dei giorni scorsi della parete nord, praticamente tutte le perline di larice del lato nord, che erano annerite da infiltrazione di nevischio; sono state sostituite con quelle offerte dal signor Robasto di Chivasso e ora appare nuova, dopo il profondo ritocco. I coniugi Francesco e Elsa Bordone, di Chieri, festeggiano qui i loro 15 anni di matrimonio e scrivono nel libro dei visitatori e firmano anche i loro tre figli Giuliana 13 anni, Lorenzo 12 anni e Paola 8 anni.

Ricordiamo con viva emozione i 4 sci-alpinisti del C.A.I. di Mantova travolti dauna valanga lo scorso 26 giugno mentre attraversavano il Naso del Lyskamm: Sergio Donati, Giorgio Begnozzi, Ugo Scalori e Vincenzo Zanotti.

 

 

Giorgio Bertone, nato ad Agnona di Borgosesia il 14/08/1942, deceduto sul Monte Bianco il 06/08/1977. Guida alpina e pilota, protagonista di numerosi salvataggi; aveva una eccezionale competenza nel campo del soccorso alpino, uno dei tecnici più qualificati in campo mondiale nel soccorso con elicottero. Metodi, attrezzature, modalità di squadra, collegamenti, ogni aspetto del soccorso alpino lo vedevano padrone, interprete, studioso.

«A nome di tutti coloro che hai soccorso, il mondo della Montagna ti dice Grazie e affida alla Madonna dei Ghiacciai la tua memoria cara».

 

 

 

Pochi giorni dopo la festa cadranno, l’11 agosto 1978, sulle Rocce Nere il confratello Salesiano Sebastiano Gennero dei C.A.I. di Alpignano e don Carlo Gerosa della parrocchia di Angera (VA).

 

La domenica 6 è una giornata di vento fortissimo e partiamo solo in cinque (su 11 pernottati): le due Salesiane, i due Somaschi più il sottoscritto. Cordata quasi affiatata, un po’ sofferente. Lo spettacolo è stupendo; chi non l’ha mai visto è sbalordito; incoraggiandoci e aiutandoci arriviamo a Capanna Margherita, dove i vecchi amici falegnami di Piode, i fratelli Negra, stanno rinnovando la costruzione, lavorando con un coraggio sbalorditivo; spettacolare anche l’elicottero che giunge, con i suoi carichi, da Indren e sgancia il suo carico preciso! Passiamo al Cristo delle Vette che sta dando segni di logoramento e prima o poi andrà riportato a valle per il restauro; scendiamo per il pranzo, la S. Messa, il ritorno.

Grazie Madonna dei Ghiacciai dei tanti amici, di tanta gioia ed entusiasmo, di tante Confessioni, di tante Comunioni, di tante chiarifiche e riprese di propositi o di slancio: grazie, Madonna dei Ghiacciai!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1977 – Fedeltà al 5 agosto

Venerdì 5 agosto 1977

 

Nel 10° anno, il venerdì 5 agosto 1977 abbiamo inaugurato il volume “Ai Caduti del Monte Rosa”, che custodiamo ai piedi della Madonnina durante l’estate e ritiriamo alla chiusura del Rifugio. Nel volume di 74 pagine sono stati raccolti 212 nomi, di cui 148 con fotografia e profilo; dei 148: 15 nomi sono di Guide Alpine e 10 di benemeriti della vita e animazione del Monte Rosa, perciò non sono Caduti della Montagna. Alcuni altri nomi (5-6) posti al fondo del Volume, sono di Caduti su altre montagne, ma che ebbero relazione forte col Monte Rosa o con gli organizzatori-animatori di questa celebrazione, perciò i Caduti reali sul Monte Rosa, secondo la nostra ricerca, che non è sicuramente completa, sono circa 180: il primo nome è della guida Giuseppe Chiara (caduto 1934), poi della guida Giacomo Chiara (caduto 1945), del portatore Oscar Ronco (caduto 1954), di Giovanni Pedrotti (caduto 1955), di Mario Barbonaglia e Marco Turcotti di Borgosesia (caduti 4-9-1955) e altri 15 prima del 1968, quando cominciammo via via ad occuparci dei Caduti del Monte Rosa.

Giungere a questa meta è stato quest’anno arduo e selettivo: chi è salito da Gressoney ha incontrato un buon strato di neve fin dal lago Gabiet ed è salito così di ben 1300 metri pestando tanta neve; qualcuno ha alleggerito l’impresa dividendola in due tappe e trascorrendo la notte al bivacco “Remo Passera” a circa 3000 metri.

Mai tanta neve come quest’anno, mai tanta fatica, ma anche mai tanta presenza di alpinisti se si esclude il giorno dell’inaugurazione di 10 anni fa; gli amici della cappella stanno aumentando, arrivano su provati, ma impugnano subito gli strumenti di lavoro.

La Cappella quest’anno sembra infossata in una trincea di neve, bisogna liberarla, non solo per avere un po’ di spazio in cui collocare gli alpinisti che non staranno all’interno, ma per dare respiro alla costruzione che ha bisogno, almeno una volta all’anno (nel pieno dell’estate) di asciugarsi e liberarsi dalla morsa del ghiaccio; finora si è conservata bene, intatta, ma va aiutata ogni anno a portare avanti la sua non facile resistenza su questa cresta espostissina alle bufere, col ghiacciaio che sempre è tentato di avvolgerla nel suo gelido pericoloso abbraccio.

Sul portone di ferro (che viene chiuso d’inverno) collochiamo la lastra metallica che reca inciso il “Cantico delle Creature” di S. Francesco; è stata un’idea del Terz’Ordine Francescano Piemontese per onorare il Santo nel 750° anno della sua morte. L’artistica celebre composizione è quanto mai a suo agio su questa balconata: osiamo pensare che nessun ambiente naturale tra i bellissimi che l’Italia possiede, sia più adatto di questo a lanciare il canto del Poverello di Assisi, così innamorato del Creato, così propenso a commuoversi di fronte alla sua bellezza e maestosità; chi sosterà davanti alla Cappella per ammirare gli immensi ghiacciai che scendono dal Rosa e le valli che si perdono lontano all’orizzonte nel dedalo di mille monti, sarà aiutato dal canto sacro ad una lettura meno superficiale di quanto ammirano i suoi occhi e a benedire con Francesco il Creatore e a sentirsi piccolo, umile, aperto ai fratelli e a tutte le creature.

 

 

Alle 12.30 inizia la Santa Messa, sono concelebranti una dozzina di sacerdoti attorno a don Riccardo Castellino, il più giovane di tutti: dieci anni fa era uno dei ragazzi che lavorarono alla costruzione della Cappella ed oggi ha la gioia di celebrarvi una delle sue prime Messe; gli alpinisti lo applaudono augurandogli di realizzare un ricco sacerdozio e di costruire il tempio vivente dello Spirito Santo che è l’uomo e di salvare tanti giovani (lui che come salesiano è chiamato a lavorare tra i giovani) dalla costruzione sbagliata della propria vita. Accanto a lui don Ambrogio Garegnani e don Pietro Rota festeggiano i loro 25 anni di sacerdozio: amanti come sono della montagna, non hanno trovato di meglio che celebrare quassù la loro festa; padre Natalino, dei Somaschi, dirige il canto; la chiesetta è gremita all’inverosimile, don Aldo Bombara, don Giovanni Tagliero, don Albino Demartini, don Diego Firrone, don Mario Cattanea, don Serafino Chiesa, don Angelo di Narzole e don Giuseppe Capra, i salesiani Ottavio Davico e Sebastiano Gennero e Enrico Bergadano.

La celebrazione

Tra i partecipanti ci sono molti amici della Cappella che da dieci anni ripetono il 5 agosto questo pellegrinaggio; c’è lo sposo che ha scelto di sposarsi quassù nel 1970, Dante Poletti; Elena Zanetta ha recato da Lourdes due grossi ceri che così collegano la modesta nostra cappella con le maestose basiliche della città di Maria; altri piccoli ceri attorno alla Madonnina sono stati inviati da malati che invocano guarigione o da amici che non hanno la possibilità di essere presenti con noi alla festa.

Il nuovo sacerdote, guardando alla sua vita e scorgendovi tanti beni ricevuti dalla Divina Bontà, invita tutti ad unirsi al suo inno di ringraziamento e a cantare (come tanti Salmi ci insegnano) che Dio è bontà e misericordia. Giunti alle intenzioni delle preghiere dei fedeli si prega per don Aristide Vesco, per tutti i caduti della montagna che gli amici in questo momento vanno nominando, per le guide Remo Passera di Gressoney (caduto nel 1970 al Castore) e Felice Giordano di Alagna (caduto nel 1968 durante un soccorso) che dieci anni fa erano con noi a questa festa; si prega anche per l’architetto don Franco Delpiano che disegnò la chiesetta e a suo ricordo si colloca all’interno un piccolo quadro che lo riporta mentre dà il primo colpo di pala sulla lingua di ghiaccio che andrà rimossa per procurare lo spazio alla cappella.

 

Ricordiamo i Caduti del 1976: Giacomo Ferruzzi e Michele Mattasoglio, caduti il 19 settembre 1976 sulla Cresta Signal.

 

Il 22 agosto, la sorpresa di un nuovo matrimonio d’alta quota: a benedirlo è don Edmondo Brunod di Ayas, gli sposi Lorenza Colle e Orazio Maresca, chierichetto Massimo Colle, testimoni Donatella Colle e Adriano Favre, fotografo Alfredo Favre.

Tratto dal Libro dei visitatori.