Fedeltà al primo sabato di agosto

1996 – Fedeltà al 5 agosto

Lunedì 5 agosto 1996

 

In una estate piovosa ed incerta, abbiamo avuto la fortuna di avere il tempo sufficien­temente bello per salire a quota 3647 m ed in parte anche per discendere: la santa Messa è stata celebrata nella tradizionale cornice ineguagliabile di ghiacciai, rocce, cieli azzurri intensi e vallate sottostanti colme di nubi che nel pomeriggio saliranno fin su a rallegrare il nostro ritorno con una nevicata, sicuramente graziosa, almeno per una trentina di noi che venivano da Fossano ed erano al loro battesimo con i ghiacciai e le relative caratteristiche sor­prese; in testa a questo gruppo ha trotte­rellato imperterrito, come un camo­scietto all’ombra di sua madre, il più piccolo e più coraggioso dei pellegrini, Davide Ravera di 5 anni, assicurato alla corda del papà Antonio: dietro di lui nessun adulto si è permesso di sentire scorag­giamento o stanchezza, che possono assalire chi sale la prima volta a queste quote, senza precedenti alle­namenti del corpo e dello spirito.

 

 

                               Pellegrini partecipanti

Mons. Paolo Ripa, vicario episcopale del Card. Giovanni Saldarini di Torino, ha presieduto a questa celebrazione a cui è molto affezionato; accanto a lui hanno concele­brato i sacerdoti: don Alberto Franzosi, parroco di Preglia (NO); don Serafirio Bunino parroco di Rosta (TO); don Marco Marchiori, parroco di Ronco-Cossato (BI); don Massimo Bianco, don Albino De Martini, don Giuseppe Capra, salesiani di don Bosco.

Il Vescovo d’Ivrea Mons. Luigi Bettazzi, si rende presente con questo messaggio: « Sono particolarmente, affettuosamente vicino agli organizzatori e partecipanti, pur nel rammarico di non essere presente di per­sona. Quest’anno vè un motivo particola­re che giustifica lassenza: mentre voi cele­brate la S. Messa sul Monte Rosa, io ricor­do a Bologna 50 anni esatti della mia “prima Messa, essendo stato ordinato il giorno prima nella Basilica di S. Domenico in quella città».

Il C.A.I. Centrale è rappresentato dal past-presidente Giacomo Priotto e dal consigliere Roberto Clemente, il C.A.I. di Varallo è rappresentato dal presidente Mario Soster, cav. Enrico Chiara; assente per la prima volta Guido Fuselli che scrive: «Sono rattristato di essere impossibilitato a partecipare alla commovente celebrazione della festa della Madonna dei Ghiacciai: proprio quest’anno sono ricordati tre carissimi amici che ci hanno recentemente lasciati: Giorgio Germagnoli, Andrea Fassò, Renzo Fizzotti. Affido i loro spiriti alla materna protezione della Madonna della Neve con una devota preghiera che vorrei poter ancora rinnovare quassù con immutata devozione».

È presente il Coordinatore Provinciale Forestale di Vercelli, dott. Giancarlo Boccagni, l’ispettore Dario Lorenzon, Angelo Borgnis, Agostino Castellino e Claudio Casonato. Il C.A.I. di Gressoney è rappresentato dal dott. Vittorio De La Pierre. Le Guide e membri del Soccorso Alpino del Monte Rosa sono rappresentati da Silvio Mondinelli e Paolo Della Valentina.

Si fa memoria di Mario Da Dalt, Mario Fantoni, Giorgio Germagnoli, Lorenzo Fizzotti, Andrea Fassò e si ricorda pure Giovanni Mattiotto, lattoniere che rivestì la Cappella di lamiera.

Prossimi all’altare, di fronte ai sacerdoti stanno i parenti ed amici dei nostri commemorati: Mara Baldassini, che presenterà la fiaccola del marito Mario Da Dalt, caduto al colle del Lys il 24/4/96; l’accompagna Regina Manfè, presidente del C.A.I. di Vittorio Veneto.
Per Mario Fantoni è presente il nipote Marcello e Daria, la moglie Gemma non può patecipare, ma ha dato tutta la sua adesione quando la incontrai il 14 luglio a Macugnaga, all’inaugurazione del monumento a tutti i Caduti della parete Est del Monte Rosa; quel giorno incontrai anche Angelo Annaratone, anziano papà di Pierluigi (c. 1985), che mai potè satire a Capanna Gnifetti.
Per Giorgio Gerrnaqnoli, è presente il figlio Giacomo e tanti amici; per Renzo Fizzotti e per Andrea Fassò sono quì oggi molti amici del C.A.I. di Varallo e Borgosesia, la figlia di Renzo, Paola Fizzotti ha scritto: «… Mi spiace molto di non poter essere presente alla funzione del 5 agosto, purtroppo io ed i miei familiari abbiamo tralasciato da molto tempo la pratica dell’ alta montagna. Assisteremo ad una Santa Messa in una chiesa alla nostra portata. Ringrazio ancora lei per la sua cortese attenzione e quanti vorranno ricordare mio padre durante la celebrazione alla Gnifetti».
La signora Alessandra Fassò con le figlie Giulia e Laura hanno inviato calorosa adesione spirituale.

 

 

Giorgio Germagnoli, nato il 14/10/1921 ad Omegna, morto il 08/04/1996. Per circa 15 anni onorò questa celebrazione partecipando come presidente dell’ Associa­zione Guide Alpine Italiane (A.G.A.L). Fedele interprete dello spirito del Club Alpino Italiano, ne fu figura di grande spicco, ripercorrendo le tappe più prestigiose, fino alla massima responsabilità di “Presidente Nazionale delle Guide Alpine”. Fu assiduo e devoto frequentatore di questa celebrazione del ricordo di tutti i caduti della montagna. Con infinita commozione avvertiamo, quassù vicino a noi, la presenza del suo grande spirito, che desideriamo raccomandare alla Divina Misericordia del Cristo delle Vette ed alla Materna protezione della Madonna dei Ghiacciai.
Addio Giorgio.

 

 

In data 15 settembre 2006 viene pubblicato da Alberti Libraio Editore – Verbania il volume “Giorgio Germagnoli una vita per l’educazione alpina”.

A pagina 11 leggiamo:
«A dieci anni dalla morte, con molti personaggi del suo tempo “andati avanti”, ci siamo sentiti in dovere di lasciare uno scritto che ricordi la gran­diosa opera portata avanti da Giorgio. Una testimonianza da tramandare, un segno indelebile della sua passione per la montagna, una traccia precisa da seguire».

 

 

 

Lorenzo Fizzotti, nato il 17/09/1909 a Scopello (VC), morto il 13/04/1996 a Torino.
“Alpinista, che la devozione alla Madonna dei Ghiacciai e l’amore per la montagna ti hanno portato fin quassù, guidato con mano sicura come su tanti monti della Valsesia, da una provvidenziale segnaletica alpina, rivolgi una prece devota in suffragio dell’anima dell’amico Lorenzo, che ne fu l’instancabile e prezioso esecutore, continuando l’iniziativa feconda e generosa dell’indimenticato altro nostro amico Italo Grassi, che vogliamo assieme ricordare quassù, alla Misericordia divina del Cristo. delle Vette”.

 

 

 

 

 

 

Facciamo anche ricordo per il geom. Giovanni Mattiotto, nato il 7 novembre 1915 a Torino e morto il 25 agosto 1995; eseguì, come dono alla Cappella, il rivestimento in lamiera.
Così la figlia Maria : «Papà ti ricordiamo così».

 

 

                     “Chiesa vecchia” e cimitero di Pecetto-Macugnaga

 

 Monumento a tutti i Caduti della parete Est del Monte Rosa inaugurato nel cimitero di Macugnaga il 14 luglio 1996.

Mons. Paolo Ripa dopo la Parola di Dio (Galati 4, 4-7 e Luca 1, 26-38) così ci parla con il cuore pieno di quella fede e tenerezza tipica degli innamorati della Madonna: «“Allora Maria disse Eccomi…”, adesso Lei è nostra! Nel momento in cui si accende dentro il suo grembo la vita umana di Dio, noi le diventiamo figli. Un legame di infinita tenerezza germoglia dal suo SI’ e apre un sicuro cammino di speranza ai nostri passi. In nessun altro mistero Cristiano come nel mistero della Madonna, la verità della fede trova nel cuore dell’uomo una risposta commossa, colma di stupore e di amore che fiorisce nelle espressioni dell’arte, da quelle semplici e povere a quelle sublimi dei grandi maestri. E sembra che le immagini non bastino mai e le metafore siano insufficienti e i simboli inadeguati a cantarne le lodi: “Come ti chiamerò? A chi ti rassomiglierò? In che modo parlerò di te Vergine Santa?”, si legge nel libro liturgico della Chiesa Copta dedicato a Maria; e l’anno Cristiano è costellato di feste per Lei. Non si può strappare dal cuore del popolo cristiano questa sintonia profonda e devozione amorosa alla Vergine Maria perché dentro di Lei Dio si è fatto “il Dio con noi”.
C’è dunque un ponte tra noi e Dio, accessibile, praticabile: il crepaccio profondo che separa l’uomo da Dio è superabile, c’è una via, familiare, rassicurante, transitabile. Se c’è una Madre di Dio, tutto ciò che è di Dio ci riguarda da vicino, è nostro per sempre, è dentro la vita e la storia della nostra umanità, dentro ogni esistenza. Maria tiene anche noi tra le braccia e nel cuore. Soffre per ogni nostro pianto, accorre ad ogni grido di aiuto. Ci solleva quando abbiamo inciampato e siamo caduti, cura le nostre ferite, ci cerca su tutte le strade perché ci siamo perduti, e ci aspetta sempre, perché così è la madre!».

Il 18 luglio 1996 sono salito per la prima volta al nuovo magnifico rifugio “Perucca­-Vuillermoz” al lago del Dragone nell’alto vallone di Cignana e ho concelebrato col parroco di Valtournanche e con il Vescovo di Aosta a cui ho presentato la nostra festa; così mi lasciò scritto: «Partecipando ad una suggestiva Eucarestia, al Rifugio “Pier Giorgio Perucca e Corrado Vuillermoz”, anch’essa ricordo di giovani caduti di montagna, sento il desiderio di allargare lo sguardo e rendermi presente alla celebrazione che si tiene alla “Madonna dei Ghiacciai” sul Monte Rosa il 5 agosto. Presenza dice riconoscenza per chi mantiene viva questa festa, preghiera per persone cadute sulla montagna o benemerite della montagna, fede da tenere sempre viva, insieme alla speranza nel Signore Gesù: è Lui la persona preziosa a cui facciamo riferimento sempre nella gioia e nel dolore. In Lui poniamo fiducia e, grazie a Lui, continuiamo a sperare nel nostro futuro sicuri che chi ci ha lasciati è stato chiamato a Lui.                  

                                                                                                                          + Giuseppe Anfossi».

1995 – Fedeltà al 5 agosto

Sabato 5 agosto 1995

 

 

Presiede ancora mons. Paolo Ripa attorniato da altri 6 sacerdoti. Il C.A.I. Centrale è rappresentato dai past-presidenti generali Giacomo Priotto, Leonardo Bramanti e il consigliere Clemente Roberto; il C.A.I. che ci ospita è qui con il presidente Mario Soster, Guido Fuselli. Franco Erbetta, Agostino e Aldo  Negra;  è presente il cav. Enrico  Chiara  col  figlio  Giacomo; il  Corpo  Forestale  della  provincia di Vercelli è rappresentato dal dr. Giancarlo Boccagni, il brigadiere Lorenzon, i finanzieri del Soccorso Alpino di Alagna: Silvio Mondinelli e Paolo Della Valentina, e i Carabinieri brigadiere Alan Barcelli e Carlo Scolari.

Per i commemorandi sono presenti: per il caduto Pietro Benvenuti sono presenti il cognato Marcello Giacometti di Pineto (TE) e i colleghi del gruppo Soccorso Alpino Guardia di Finanza di Macugnaga: Francesco Villa, Alberto Micheletti, Franco Zannin e l’amico Sergio Tabachi; per Luigi Amedeo Sertorio di Torino è presente il papà Guido e la mamma Cristiana e la sorella Anna e il cugino Titao; per Gustavo Amedeo Peyron di Torino sono presenti il papà Giampaolo e la mamma Francesca, la sorella Emanuela e zio Ettore; per il caduto Giuliano Spagnolo di Strona è presente il fratello Giampiero; per Giorgio Franco di Collegno la figlia Alessandra e il marito Giancarlo, il cognato Roberto Terzuolo e gli amici del C.A.I. di Rivoli; per Umberto Bernardi di Torino è presente il figlio Marco con sposa Emanuela e amici; per Piergiorgio Corsini di Borgosesia è presente Giovanni Milanetti, antico amico della famiglia e il più anziano dei convenuti, compie 80 anni in questi giorni; per Gianluca Franzosi di Casei Gerola (Pavia), caduto nel 1993, è presente la mamma Carla col papà Francesco; impediti 2 anni fa dal maltempo, ora sono scesi dall’elicottero, come altri, e scenderanno a piedi nel pomeriggio, passando proprio presso il Canalino dell’Aquila dove è precipitato con gli sci il loro figlio; per Padre Gallino (fondatore dell’Alpinismo Giovanile del CAI di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta – L.P.V.) è presente l’accompagnatore nazionale Giovanni Frattini.

 

Sono presentate le fiaccole di Giorgio Franco dalla figlia Alessandra e di Umberto Bernardi dal figlio Marco

Dopo la proclamazione della Parola di Dio (Lc 1,35-45), mons. Ripa ci rivolge questa omelia: «Maria ha detto sì all’annuncio dell’Angelo. Lo Spirito dell’Amore è sceso su di lei per formare nel suo grembo il Figlio di Dio Incarnato, Gesù. Da questo momento Maria custodisce in sé la vera Speranza dell’umanità: il Salvatore. Maria è venuta a sapere che la sua anziana parente, Elisabetta, attende un bimbo. Premurosa e sollecita, parte, va a trovarla e le porta la Speranza. Elisabetta, nel suo gioioso saluto a Maria, non riconosce solo la giovane cugina ma, per dono dello Spirito Santo, la riconosce e l’accoglie come colei che porta la Speranza, come Speranza essa stessa:“Benedetta Tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” Maria nostro modello, indica al cristiano che egli porta in sé la chiamata a divenire Persona di Speranza. E il cristiano tanto più vi risponde quanto più aderisce a Gesù, alla sua volontà, al suo stile di vita, proprio come Maria che la Chiesa invoca MADRE DELLA SPERANZA. Allora diverremo, gli uni per gli altri, persone che donano e ricevono speranza…».

 

 

 

Vengono presentate le fiaccole di: Luigi Amedeo Sertorio e Gustavo Amedeo Peyron, Pietro Benvenuti, Giuliano Spagnolo, Pier Giorgio Corsini, Umberto Bernardi e Giorgio Franco.

 

 

 

 

Luigi Amedeo Sertorio, nato il 24/12/1970, caduto il 13/08/1994 sulla Est del Monte Rosa (Via dei Francesi).

I genitori e la sorella Anna così lo ricordano: «Figlio dilettissimo, fratello, nipote, cugino tanto amato, in te tutto era potenza, ma già ti eri fatto bravo studente, alpinista forte e preparato, abile nel lavoro manuale, amico fidato, giovane, buono e giusto, portatore sempre di pace.
Nei tuoi occhi puri splendeva la gioia di vivere, nel tuo sorriso la fiducia serena nell’avvenire che più non potremo immaginare e vivere insieme. Noi piangiamo invasi dalla tristezza».

 

 

 

Gustavo Amedeo Peyron, nato il 03/05/1972 a Torino, caduto il 13/08/1994 sulla Est del Monte Rosa (Via dei Francesi)

I genitori e la sorella Emanuela lo ricordano così: «Amava la natura e la montagna con grande entusiasmo. Con cuore puro e generoso amava la musica, l‘arte, gli amici e, tene­ramente, i suoi familiari. La sua fede, sicura e semplice, lo ha portato con certezza dalla montagna alle cime splendide del Paradiso. Lo ricordiamo con amore e dolcezza infinite».

 

 


 

Pietro Bevenuti, nato il 17/05/1966 a Pineto (TE), caduto il 19/08/1993 al Canalone Marinelli sulla Est del Monte Rosa.
Così lo presenta l’amico Sergio:«Eri un buono e, dalla Montagna che tanto amavi, sei stato rapito. Ora che nell’altra vita hai tanti poteri, fai si che questi dolorosi distacchi siano sempre meno frequenti, per tutti quelli che ti volevano bene».


 

 

 

1994 – Fedeltà al 5 agosto

Venerdì 5 agosto 1994

 

Quest’anno la celebrazione si è raccolta attorno a mons. Paolo Ripa vicario episcopale dell’arcivescovo di Torino; è un sacerdote legato da sempre alla montagna come ideale spirituale e luogo educativo per tanti gruppi scoutistici e giovanili. Attorno a lui hanno concelebrato padre Angelo Bortignon dei padri Dottrinari di Varallo Sesia, don Riccardo Quey parroco di Gressoney Saint Jean, don Ermis Bobbio parroco di Ornavasso, don Carlo Rosa salesiano di Borgomanero e don Giuseppe Capra salesiano di Torino.
Tutto attorno un caldo, strettissimo abbraccio di viventi che in silenzio sentono presenti più vivi che mai i loro defunti e familiari e amici che portano dentro. Vicino all’altare c’è Francesca Mantellero, sposa del caduto Guido, col suocero Nicola e gli amici Paola ed Enrico; per ricordare Massimiliano Cucchi è presente papà Alessandro e mamma Luisa, le sorelle Anna, Chicca, Chiara il fratello Angelo e Giulia; per Francesco Rimella sono presenti papà Giuseppe e mamma Clelia il fratello Giovanni, gli zii Roberto e Battista e la cugina Maria Luisa; della famiglia Frachey sono presenti Rosaria, figlia della guida Luigi, e il cugino Gian Andrea, guida figlio di Oliviero. Il Club Alpino Italiano è rappresentato dal consigliere centrale dott. Clemente Roberto e dal past-presidente generale Giacomo Priotto; la sezione del CAI di Varallo è rappresentata da Guido Fuselli e Agostino Negra; è presente il cav. Enrico Chiara già direttore di Capanna Gnifetti, che oggi ci accoglie ed ospita, diretta da Maria Rita Negra; il Corpo Forestale dello Stato di Vercelli ha 4 rappresentanti; è presente Bedotto Piero presidente e vari rappresentanti della sezione CAI di Mosso Santa Maria. Anima i canti il “Coro Genzianella Città di Biella”.

La parola di Dio scelta per la S. Messa è quella della festa di Maria Immacolata: da Genesi 3, il peccato di Eva e di Adamo e le sue conseguenze, e dal vangelo di S. Luca l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria di Nazaret; Don Paolo ci sottolinea il contrasto tra il NO (la disobbedienza) di Eva e di Adamo e il SI (obbedienza) di Maria: “da questo SI è tornata la Vita dove era stata introdotta la morte; Maria ha partecipato totalmente alla battaglia e vittoria di Gesù suo Figlio sul peccato e sulla morte, ecco perché è diventata tanto sollecita della nostra vita e salvezza. Certamente Maria, alla quale noi chiediamo spesso con quella preghiera breve e semplice di pregare per noi adesso e nell’ora della nostra morte, è stata accanto a questi fratelli caduti sul Monte Rosa nel momento drammatico in cui hanno lasciato questa vita terrena. Allora facciamo spazio a Maria; ci accompagnerà anche nel momento in cui ci sarà chiesto di andare alla casa del Padre dove quanto di più bello, di più meraviglioso, di più grandioso possiamo contemplare intorno a noi sarà trasfigurato in una bellezza senza ombre e senza fine”.

Giunge il momento toccante dell’offerta delle fiaccole: la fiaccola offerta nelle mani del sacerdote e collocata sull’altare è simbolo della vita dell’alpinista, che non è stata spenta dalla morte, ma viene consacrata a Dio e potenziata dalla Vita di Gesù il Vivente e consegnata ai fratelli perché sia valorizzata per il loro cammino, poiché tutti coloro che ci hanno preceduti nella via del bene hanno una luce da trasmettere. La prima fiaccola è di Guido Mantellero (nato il 14.9.60 a Biella caduto il 25.6.93 presso il rifugio Quintino Sella al Monte Rosa; la seconda e la terza sono di Francesco Rimella e Massimiliano Cucchi entrambi di 19 anni: insieme sono stati colti e strappati via dalla bufera che si è abbattuta sulla loro cordata il 31.12.93. Entrambi nati da famiglie di Ornavasso, stessa scuola, stessa parrocchia, stessa fede, stesso entusiasmo per la vita, stesso amore per la natura, per la montagna, come austera palestra di vita essenziale e autentica; la quarta e quinta fiaccola sono di due grandi guide del Monte Rosa che noi amiamo ricordare riconoscenti, perché alla gioia, alla sicurezza e alla salvezza di tanti amici donarono tutta la loro vita. Ernesto Frachey (nato il 12.09.1913 a Champoluc e ivi morto il 01.02.1986), Guida alpina dal 1936 e Luigi Frachey (nato l’8.05.1915 e morto il 29.01.1994 a Champoluc), Guida alpina dal 1938; la sesta fiaccola è di due fraquentatori del Monte Rosa che sono caduti sulla via Nord del Monviso: gli amici hanno voluto ricordarli qui, la foto che li ritrae insieme fu scattata sulla cima Zumstein: sono Paolo Racca e Roberto Audisio. Ricordiamo anche i quattro alpini che pochi giorni fa sono stati travolti da una valanga sul Monte Bianco. Ricordiamo le vittime restituite dal ghiaccio del canalone Marinelli e rinvenute a metà luglio: Johan Oberluggauner, austriaco di 26 anni, scomparso nell’agosto del 1983 e Margareth Keen di Vienna scomparsa nel 1960.

 

 

 

 

Francesco Rimella, nato il 14/10/1974 a Ornavasso (NO), caduto il 31/12/1993 sul Monte Rosa. I familiari lo ricordano così: «Fin da piccolo dava tutto se stesso in quello che credeva la corsa, il pallone, lo sci, la pesca, la montagna, lo studio. Con le sorelline era molto tenero, e forte quando le portava in groppa di corsa».

 

 

 

 

Massimiliano Cucchi, nato il 06/01/1974 a Ornavasso (NO), caduto il 31/12/1993 sul Monte Rosa. I familiari lo ricordano così: «Sognatore, idealista, cattolico praticante, era sempre disponibile presso amici e parenti in ogni occasione. Amava lo studio, la musica; suonava la tromba nella banda di S. Cecilia di Ornavasso. Hai lasciato un ricordo incolmabile, anche se così breve è stata la tua vita».

 

 

 

 

Ricordiamo i due fratelli Luigi ed Ernesto Frachey i maggiori dei quattro fratelli, tutti guide di Ayas; gli altri due sono Oliviero e Biagio, figli della guida alpina Giovanni Battista.

Luigi, Guida Alpina dal 1938, nato l’8 maggio 1915 a Champoluc (AO), morto il 24 gennaio 2004. Dicono la moglie Maria e la figlia Rosaria: «Fu un bravo soldato, una brava guida, un buon padre di famiglia».

“venuta la sera Gesù disse: passiamo all’altra riva”.

Visse per la montagna; le alte vette e i ghiacciai immacolati videro il suo passo sicuro di Guida e furono il suo amore e la sua passione. Ora ci ha lasciati per vette più eccelse, nella gioiosa certezza della vita eterna.

 

 

 

 

Ernesto, Guida Alpina dal 1936, nato il 12 settembre 1913 a Champoluc (AO), morto il 1 febbraio 1986.

“Gli amici che hai,
di cui cerchi l’amore,
con anelli di acciaio
agganciali al cuore”.

Così egli ci condusse sulle sue montagne.

 

Domenica 15 luglio 1990: il Papa dà la mano a Luigi Frachey (75 anni). Sullo sfondo 12.000 persone sul pianoro sopra il Santuario di Barmasc (m. 1900) dedicato a Notre Dame du Bon Secour.

 

Foto ricavata da filmino 14 mm. pubblicata dalla “Gazzetta del Popolo” di Torino il 15 settembre 1951

 

Approfittiamo di questa pagina per ricordare un’iniziativa, riportata dalla “Gazzetta del Popolo” del 15 settembre 1951, i cui protagonisti principali sono i due fratelli Ernesto e Luigi Frachey, guide di Champoluc e di Saint Jacques e i sacerdoti torinesi don Natale Cignatta (*1905 – † 1998) e don Piero Giacobbo (* 1915 – † 2002), assistenti spirituali degli operai FIAT, che  insieme ad un gruppo di giovani lavoratori salirono in vetta al Lyskamm Orientale (4527 m) per la cresta Perazzi e lì posero la piccola croce di ferro a conclusione dell’Anno Santo 1950; i due sacerdoti vi celebrarono la S. Messa per tutti i Caduti di questa montagna. Noi possediamo solo questa foto ricavata da un filmino da 14 mm. in cui si vede don Cignatta che celebra  assistito dalla guida Frachey e sulla neve sono piantate due picozze legate in croce, simbolo religioso e alpino davanti all’improvvisato altare

 

 

18 agosto 1967. Da sinistra don Pietro Zanolo (*11926 – † 2010), don Giuseppe Capra e Franco Canta (* 1939 – † 1987) sul Lyskamm Occidentale presso la croce di don Natale Cignatta

 

               Agosto 1993. Pellegrini presso la croce.

Presso questa piccola croce usano fermarsi le cordate che attraversano i Liskamm; riportiamo questa foto dell’agosto 1993 pregando i fotografati di inviarci i loro nomi ………

 

 

 

La prima Croce su una vetta del Monte Rosa (Zumstein m. 4561) è stata collocata da Giuseppe Zumstein, ispettore forestale, nell’agosto del 1820, un anno dopo la sua prima salita alla vetta che porta il suo nome; si tratta di una croce in ferro battuto, multipla, triplice quasi a ricordare che la Croce Salvifica di Cristo sul Calvario era collocata  tra altre due croci comuni e partecipi.

1993 – Fedeltà al 5 agosto

Giovedì 5 agosto 1993

 

 

 

La cappella più alta d’Europa si accinge a celebrare il suo 26° anno di vita, mentre il Monte Rosa è ancora una volta in festa per il centenario di Capanna Margherita (m. 4559), il più alto rifugio e osservatorio scientifico medico delle Alpi, collocato su quella punta Gnifetti che ha celebrato il 9 settembre 1992 i 150 anni di vita alpinistica .

 

 

 

La regina Margherita, 100 anni fa, salendo da Gressoney sostava anch’essa a Capanna Gnifetti (m. 3647) e proseguiva il 18 agosto fino al rifugio che il Club Alpino Italiano aveva dedicato alla regina d’Italia, con lei 24 persone brindarono al nuovo rifugio: oltre le guide, due dame la accompagnavano e l’inseparabile cagnolino; pernottò in vetta e lasciò un messaggio autografo scritto a matita su una tavoletta di larice e una guida lo incise con una punta infuocata, dice:

“Tutto ciò che è grande ispira la Fede, grande in se stessa. Innanzi a questa grandezza di monti e a questa solenne distesa di ghiacciai, tace il dubbio misero e la Fede si alza forte e vivace insino a Dio”                             
Margherita 18/19 agosto 1893.

Il gesto della Regina fu dirompente e illuminante. La nuova Capanna Margherita (inaugurata nel 1980) riporta questo cimelio proprio nell’atrio d’ingresso; dopo la regina altre personalità salirono ad esprimere la loro tensione spirituale e sportiva e il senso religioso della vita, tra cui il sacerdote Achille Ratti che diventerà Papa Pio Xl  Jon Kennedy, l’ex segretario dell’ONU Dag Hammarskjold, Sandro Pertini e altri innumerevoli uomini illustri. Anche insigni scienziati impegnati nelle ricerche sulla fisiologia umana vi salirono, sviluppando studi importanti fin dall’inizio del XX° secolo. È una storia a cui siamo sensibili e in tutti i programmi che ne faranno memoria in particolare a Gressoney, Alagna, Varallo, inseriamo anche la nostra celebrazione, la più giovane delle tradizioni del Monte Rosa (se già abbiamo diritto a questa espressione).

 

 

La vigilia della festa ci sorprende la partenza improvvisa del vescovo mons. Luigi Bettazzi per la ex-Jugoslavia, in missione di pace come presidente della “Pax Christi”; da Ancona ci manda questo telefax del 4 agosto: «…A Sarajevo sentiremo che anche voi state pregando sull’alto del Monte Rosa per la pace e la giustizia nella Bosnia e nel mondo; sentitemi con voi, lontano nello spazio e in situazioni tanto diverse, ma unito nella preghiera alla Madonna, Madre della Vita e Regina della Pace. Un grande abbraccio a tutti».

 

A sostituire il vescovo, abbiamo chiamato un altro grande amico don Angelo Viganò, già Superiore Regionale dei Salesiani in Piemonte e insieme a lui é venuto il fratello don Francesco; sarebbe per noi una grande gioia se il terzo fratello sacerdote, il più illustre, il Superiore Generale dei 17.000 Salesiani del mondo, don Egidio, venisse una volta al nostro appuntamento: sono di famiglia valtellinese, innamorati da sempre della montagna. Attorno a don Viganò concelebrano don Raffaele Orso, parroco a Chiaverano, padre Nino Aimetta di Genola e missionario in Costa d’Avorio, don Alberto Franzosi di Comignago, don Adriano Lora-Lamia di Biella, don Pierangelo Cerutti di Paruzzaro, don Millo Segafredo di Trino, don Giuseppe Capra di Torino.

La guida alpina Bruno Bhétaz rappresenta le Guide alpine e CAI di Aosta per il fratello Piero. Il Club Alpino Italiano è rappresentato dal vice-presidente generale Teresio Valsesia, dai past-presidenti generali Giacomo Priotto e Leo Bramanti, dal consigliere centrale Roberto Clemente; il CAI di Varallo ospitante è rappresentato da Giuseppe Martelli, Guido Fuselli, Franco Erbetta, Agostino Negra. Il presidente della Associazione Nazionale Guide Alpine Italiane (AGAI), Giorgio Germagnoli quest’anno è assente, manda la sua adesione spirituale, ma è convocato d’urgenza a Milano per il consiglio nazionale del CNSA, dopo la morte improvvisa della guida Franco Garda sulla vetta dell’Innominata (Monte Bianco) e che aveva partecipato alla nostra celebrazione il 5 agosto 1986 presidente del Soccorso Alpino Valdostano e Italiano.

Il celebrante don Angelo, dopo la proclamazione della Parola  invita a seguire Maria Santissima sulle vie della concordia, reagendo a tutte le guerre e devastazioni di cui è capace il cuore dell’uomo se non si lascia guardare e guidare da Dio.
Giunge il momento toccante dell’offerta delle fiaccole dei Caduti : la prima è di Rolando Oldani 31 anni di Magenta, aduto al Col d’Olen il 30.12.92; la seconda fiaccola è di Gianluca Franzosi di Casei Gerola (PV) di 23 anni, morto al CTO di Torino il 5.1.93 dopo essere caduto al Canalino dell’Aquila, ghiacciaio di Indren; offriamo anche l’alpinista francese Claude Labrude di 55 anni; offriamo le otto vittime delle Grandes Jorasses, che in questi giorni hanno addolorato l’Italia e il mondo alpinistico in particolare; offriamo l’avvocato Vittorio Badini Confalonieri, morto il 3 agosto, per tanti anni vice presidente del C.A.I. ed ex ministro del turismo. Offriamo Leo Colombo, recentemente scomparso, che cinquant’anni fa qui valicava il Colle del Lys (4248 m.) come partigiano e si prodigava in ogni modo per la salvezza di Ebrei e profughi perseguitati, vero operatore di pace, vero amico di tutti.


 

 

 

 

 

Rolando Oldani, nato il 11/11/1962 a Magenta, caduto il 30/12/1992 ad Alagna, al Colle d’Olen. È stato volontario pompiere, volontario infermiere, fu uno scout, istruttore subacqueo ed esperto sciatore.

« Dalla profondità del mare alla sommità delle vette innevate, hai dato testimonianza di amore, altruismo, purezza, sincerità e coraggio. Il dolce ricordo di te ci accompagnerà fino al nostro “incontro.
I tuoi cari genitori e la tua cara Elena».

 

 

 

Gianni Calcagno, nato il 06/03/1943 a Genova, caduto il 16/05/1992 sul Mc Kinley (Alasca). Così scrivono i suoi amici: «Gianni, ligure, genovese, ha trovato in Valsesia grandi amici: uomini che hanno condiviso i suoi sogni, le sue apprensioni, le sue avventure, le sue imprese e le sue vittorie. Gianni, ci ha fatto gioire e ci ha fatto provare forti emozioni; ora ci fa piangere! Ma il suo nome strappiamo alla morte e lo custodiamo con affetto geloso, forte e riconoscente ».

 

 

Leggiamo da “Lo Scarpone” del mese di luglio 94 a pag. 4:
«Un incidente si era portato via sullo sperone Cassin del McKinley in Alaska nel 1992 il genovese Gianni Calcagno accademico del CAI, 5 volte salito in vetta ad un ottomila, autore di una serie di arrampicate innovative in tutto il mondo, un vuoto incolmabile per l’alpinismo italiano e il rammarico che le sue spoglie mortali fossero rimaste lassù, flagellate dalle terribili tempeste del “Denali”, la corda a cui era legato aveva trattenuto Calcagno in una posizione difficilmente accessibile, ma avvistabile dagli alpinisti che risalivano la difficile via Cassin. Mossi da un impulso umanitario 5 alpinisti e guide della Valsesia sono partiti per l’Alaska con il compito di offrire sepoltura a Calcagno tra i ghiacciai a metà dello sperone. La missione è stata assolta da Silvio Mondinelli, Martino Moretti, Paolo Pagani, Alberto ed Andrea Enzio padre e figlio. “Sono persone stupende”, ha commentato in un comunicato Giovanna Calcagno la moglie dello scalatore, “Grandi amici di Gianni che hanno voluto in questo modo essergli vicini ed onorarne la memoria. Sono loro molto grata”.

 

Al termine della Santa Messa Teresio Valsesia prende la parola a nome del Club Alpino Italiano: ci offre il saluto del presidente generale Roberto De Martin, esprime l’adesione e il compiacimento per questa celebrazione che da 26 anni si ripete per fare memoria dei Caduti del Monte Rosa.  Dice: «Quest’anno si celebrano i cento anni di Capanna Margherita: é un avvenimento di rilievo nella storia dell’alpinismo e della montagna: cento anni fa la costruzione richiese molto impegno; la regina d’Italia Margherita salendo all’osservatorio scientifico e rifugio che prendeva il suo nome, rivoluzionò ancor più l’apertura e l’attenzione dell’Italia all’alpinismo. Il Club Alpino Italiano ha la gioia di sentirsi ancora sano e crescente,anche come organismo di sensibilizzazione all’amore e tutela dell’equilibrio naturale. Teresio Valsesia rende ancora caldo omaggio ai due grandi scomparsi onorevole Vittorio Badini Confalonieri e Leo Colombo».

1992 – Fedeltà al 5 agosto

Mercoledì 5 agosto 1992:

 

25° anno della Cappella Madonna dei Ghiacciai e 150° della conquista della Signalkuppe ora Punta Gnifetti (4559 m) il 9 agosto 1842, su cui sorge ora Capanna Margherita.

Ancora una volta è stata giornata splendida che ha favorito la partecipazione più affollata di questi venticinque anni: anche le funivie “Monrosa” hanno avvertito l’ondata eccezionale, quasi inesauribile che ha reso il ghiacciaio di Indren e del Garstelet vivo dalle 8.00 alle 13.00 di una silenziosa, religiosa processione che puntava alla chiesetta che é diventata quasi il cuore di questo immenso, solenne Monte Rosa, il sacrario di tutti i suoi Caduti, di tutti i suoi grandi innamorati e figli delle sue valli. Alle ore 12.00 la cappella è avvolta dal più ampio e forte abbraccio di amici che mai abbia ricevuto. Sul piccolo balcone a sud sono radunati ventiquattro cantori del coro alpino “Varade” di Varallo Sesia, diretti da Romano Beggino, cantano per il loro “Claudione” (Claudio Spina) e per tutti i Caduti e Amici del Monte Rosa. Di fronte alla cappella, sulla pietrosa terrazza che corre a sud-ovest verso Capanna Gnifetti è collocato l’altare: al centro mons. Luigi Bettazzi vescovo di Ivrea (qui per la quarta volta: 1967, 1987, 1990, 1992) accanto a lui il suo diacono Giovanni Sanna e i sacerdoti don Piero Bianco e don Giuseppe Capra di Torino, don Albino De Martini di Lombriasco, don Aldo Sarotto di Biella, don Pierangelo Cerutti di Borgomanero, don Millo Segafredo di Trino, don Luciano Ghirardo di San Benigno Canavese, don Cesare Cottini e il maestro don Domenico Machetta con la sua giovanissima “Fraternità di Nazareth”: esegue la messa per coro di montagna da lui composta venticinque anni fa per l’inaugurazione della cappella. Tutt’attorno la fittissima schiera di alpinisti di ogni grado e valore: dai past-presidenti generali del Club Alpino Italiano Leonardo Bramanti e Giacomo Priotto, a Roberto Clemente presidente del CAI di Verbania, a Ferruccio Ferrario del CAI di Baveno, al Dr Giancarlo Boccagni Ispettore forestale della provincia di Vercelli, alle guide alpine e membri del CNSA Roldano Sperandio e Silvio Mondinelli di Alagna, che oggi hanno accompagnato qui il vescovo e domani lo guideranno a punta Gnifetti e Capanna Margherita; è presente la guida Enrico Chiara per 26 anni direttore di questo rifugio; la guida Bruno Béthaz rappresenta anche il C.A.I. di Aosta e onora la memoria di suo fratello Piero.

La sezione del CAI di Varallo è rappresentata da Franco Erbetta, Guido Fuselli, Agostino Negra e numerosi soci fa gli onori di casa e avvia la celebrazione attraverso la parola del suo presidente Mario Soster: «A nome del comitato promotore di “Monte Rosa 1992” vi do il benvenuto a questa manifestazione inserita nel suo calendario. Nel 1967, anno di fondazione di questa chiesetta, il CAI di Varallo festeggiava il suo primo secolo di vita; un secolo fecondo di opere di cui è testimone anche il rifugio qui vicino a noi dedicato a don Giovanni Gnifetti che proprio in giorni come questi di centocinquant’anni fa passava su queste nude rocce diretto alla conquista della sua Signalkuppe, allora inviolata vetta del Monte Rosa, che prenderà il nome di Punta Gnifetti.

Questa chiesetta oggi raggiunge il suo primo quarto di secolo di vita, mentre. la sezione del C.A.I. di Varallo, anch’essa ne aggiunge un altro ai quattro che già aveva. E come allora avevamo approvato e sostenuto l’iniziativa, un anno dopo anno, fino ad oggi abbiamo registrato il ripetersi di riti toccanti, tendenti a riportarci alla memoria figure care che lasciano un traccia incancellabile in coloro che con quelle vite hanno convissuto. Siamo grati a Mons. Bettazzi, a don Capra e a tutti coloro che con la loro devozione ci permettono anno dopo anno di fermare per un giorno la nostra frenetica attività, di unirci quassù al cospetto di queste alte vette a meditare sulla fragilità e piccolezza del nostro essere e permetterci di ritornare a valle migliorati, in pace con noi stessi e con gli altri».

 

Don Giovanni Gnifetti, nato il 02-04-1801 ad Alagna e morto il 20-10-1867 a Saint Etienne mentre visitava emigrati alagnesi nella regione di Lione. Don Gnifetti viaggiava molto, ritornato ad Alagna nel 1867 se ne allontanò quasi subito per intraprendere il più lungo viaggio della sua vita e, purtroppo, anche l’ultimo.
Un buon numero di alagnesi residenti a Lione, a Saint-Etienne ed in altre località francesi meta di emigrazione, avevano pen­sato di fare una gradita sorpresa al lo­ro parroco offrendogli, attraverso una sottoscrizione, i mezzi per recarsi a vi­sitare l’esposizione universale di Pari­gi. Il Gnifetti accettò di buon grado l’invito e si mise in viaggìo il 7 ottobre 1867. Passata la giornata del 10 tra i suoi parrocchiani residenti a Lione, ri­partì la mattina seguente per Saint Etienne. Ma nel giungere in questa città, riferisce il Farinetti, “fu colto dai primi sintomi della malattia, che in me­no di dieci giorni, non ostante tutte le cure prodigategli, lo trasse alla tom­ba. Là morte lo colse il 20 ottobre 1867, alle due e tre quarti del pome­riggio, nella casa di Giovanni Malber, un emigrato alagnese che l’aveva ospi­tato nel suo fatale soggiorno a Saint­Etienne. La salma venne inumata nel cimitero della città francese, in un set­tore riservato ai sacerdoti cattolici, e le sue ceneri sarebbero tornate al villag­gio natale solo cento anni dopo. Le esequie solenni furono celebrate ad Alagna il 13 novembre 1867.

In occasione del centenario della scomparsa, su iniziativa del Club Alpino Italiano e grazie all’interessamento della “Mission Catholique Italienne” di Saint Etienne, i resti mortali del Gnifetti vennero identificati e riportati in patria e tumulati nel luglio 1967 sulla punta da lui conquistata nel 1842 e che porta oggi il suo nome.
Che il desiderio di meglio conoscere e far conoscere le bellezze naturali dell’Alta Valsesia sia stato uno dei motivi che spinsero il Gnifetti a salire il Rosa è indubbiamente vero, ma non fu evidentemente l’unico motivo. Della propria vocazione alpinistica e delle ragioni che lo indussero a intraprendere le sue ascensioni ci parla lo stesso Gnifetti in una pagina tra le più note e più spesso citate del suo libro “Giovanni Gnifetti e la conquista della Signalkuppe”:
«Non per motivo di studiare botanica, mineralogia e geologia, né collo scopo di fisiche osservazioni (che di tali scienze mi è forza dichiararmi poco istrutto), io ho sempre prediletto con particolare passione le torreggianti vette dei monti; ma per sola naturale vaghezza di contemplare più davvicino la magnificenza delle opere del Sommo Creatore; poiché gli effetti e le meraviglie della sua potenza divina non si presentavano a mio credere in un modo più distinto e sublime, quanto dalle sommità di quelle rocce scabre e da quelle colossali piramidi della natura, sovra le quali assiso l’uomo favorito da un cielo splendido e sereno, misura coll’occhio un orizzonte senza confine.
L’arrampicarmi dunque sur le pendici che cingono Alagna, mio paese nativo, fu un caro mio diletto sino dai miei anni più verdi, e d’allora io invidiava la fortuna di quei miei compaesani, che prima di me avessero riuscito sormontare qualche eminente cima, e superato un passaggio aspro e rovinoso, e me ne gloriava qualora prima di ogni altro mi fosse avvenuto di averne vinto dei più discoscesi e difficili».

 

 

A pag. 43 del libro “La Madonna dei Ghiacciai” pubblicato per il 40° anno di vita della Cappellina, si legge: «Dopo la proclamazione della parola di Dio mons. Bettazzi sottolinea, lascia come omelia, due pensieri: la Madonna è presentata come: 1) modello di fede: “Credere che Dio ci ama e che tutto quello che ci chiede, anche il sacrificio, la croce non è privo del suo amore che ci chiama alla felicità”; 2) modello di solidarietà: “…Corse in fretta sulla montagna”; corse a dare il suo servizio alla parente Elisabetta; corse cantando i valori che credeva, i valori che tengono: 3) non l’orgoglio, non il dominio, non la ricchezza ad ogni costo … perché il Signore disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, rimanda i ricchi a mani vuote e sazia di beni gli affamati…».

 

Ed ecco il momento più toccante della celebrazione: le tredici fiaccole vengono recate e sollevate sull’altare, riposte nelle mani del vescovo mentre sono pronunciati i nomi e i profili spirituali. La prima fiaccola e di Giuliano Penna di 47 anni; la seconda è di Andrea Ladini di 23 anni; la terza è di Roland Paulik di 55 anni di Dresda; la quarta è per Nicola Massara di 18 anni; la quinta è di Saverio Occhi di 27 anni, caduto sul Lyskamm Occidentale il 17.05.92, sono presenti i genitori, Rosolino e Mara, le sorelle Martina e Laura, i1 cognato Martino, gli zii Rita e Piero; la sesta è di Giampiero Cemin 30 anni, di Predazzo, aspirante guida alpina, caduto sul Breithorn, recano la fiaccola gli amici Ernesto Sottoriva e Claudio Casonato del Corpo Forestale; la settima fiaccola è di Pinuccio Dalberto, 32 anni, istruttore di sci-alpinismo del C A I e C.N.S.A. di Varallo, caduto sul Mont Dolent il 17.05. 92, è presente la sorella Isa e molti amici; l’ottava è per Imma Giannattasio di 44 anni, travolta da slavina al Monte Carro il 16.02.92, la fiaccola è recata dal marito Martino Moretti, guida alpina; la nona è per Claudio Spina socio C.A.I. e A.I.D.O, sono presenti, il fratello Marco, i cugini Maria Grazia, Paolo, Anna e tantissimi suoi amici, tra cui i ventiquattro del Coro “Varade”; la decima fiaccola, è di Flavio Maiandi anni 60, è recata dal fratello Luciano; l’undicesima fiaccola è di Elvio Piga di 43 anni travolto da slavina il 09.12.90, Vice Capo Stazione di Coggiola Viera del C.N.S.A.; la dodicesima è di Amedeo Massarenti caduto sullo spigolo Chiara del Monte Piglimò il 19.11.78 a 35 anni.

 

     Coro alpino “VARADE” diretti da Romano Reggin

 

 

 

 

Claudio Spina, nato il 06/08/1953 a Torino, morto il 25-01-1992 a Pavia. Socio del C.A.I. e A.I.D.O.
“L’amicizia per lui, con la fede nel Signore, era la sola ragione di vita. Affettuoso, leale, sereno, sempre disponibile ad aiutare a capire, a partecipare, a vivere la sua semplice e sana filosofia di vita; sempre pronto all’allegria, ma anche schivo, serio, rispettoso e deferente di fronte ai propri doveri”.
Domani 6 agosto avrebbe compiuto 1 suoi 39 anni.

1991 – Fedeltà al 5 agosto

Lunedì 5 agosto 1991

 

 

La partecipazione è stata vasta e significativa: almeno 250 alpinisti tra cui il Past Presidente Generale del CAI, ing. Giacomo Priotto che così si è espresso: «L’amicizia oggi esternata, nell’ideale bello e perciò santo della montagna, sia il miglior suffragio per i nostri morti e l’auspicio più fervido per i giovani che ci seguono. Quei giovani che saranno certo migliori di noi… purché credano negli stessi profondi ideali: montagna, solidarietà, amicizia».

 

 

Il CAI di Varallo è rappresentato dal presidente Mario Soster e dai consiglieri Guido Fuselli, cav. Agostino Negra e molti soci. Molti messaggi di adesione sonogiunti tra cui quello del Presidente Generale del CAI, Leonardo Bramanti: «Desidero assicurare l’adesione del Club Alpino Italiano, che ho l’onore di presiedere, alla toccante e suggestiva cerimonia devozionale, che ogni anno si celebra alla Cappella della Madonnina dei Ghiacciai sul Monte Rosa. Sono particolarmente lieto che quest’anno non si debbano ricordare altri Caduti questa montagna, dei quali la Cappellina è il sacrario che ne custodisce la memoria; mi auguro che sia anche frutto della vigile presenza delle Guide e degli uomini del Soccorso Alpino, come del costante impegno del nostro sodalizio nella formazione alpinistica, specie dei giovani, ed in tutte le iniziative che tendono a rendere più sicura, e quindi appagante, la Montagna».

 

 

 

 

Anche il nuovo vescovo di Vercelli, mons. Tarcisio Bertone nel giorno della sua Ordinazione episcopale, si ricorda che 40 anni fa, giovane chierico, anche lui saliva a Capanna Gnifetti ed invia a noi una delle sue prime benedizioni : «Benedico tutti i devoti della Madonna dei Ghiacciai».

 

 

 

All’Offertorio viene recata secondo la nostra tradizione, una fiaccola che ricorda tutti i Caduti del Monte Rosa, qui spiritualmente raccolti nel loro sacrario più  autentico;  mentre il sacerdote l’accoglie,  viene  proclamato  un  pensiero  di  una  grande  contemplativa  valdostana,  salesiana,  Madre  Rosetta  Marchese  (* Aosta 1922 – Roma 1984), innamorata fin da ragazza di queste montagne ed ora in Cielo: «Quando il mistero della morte ci tocca nei nostri più Cari, e lo portiamo perciò più profondamente nel cuore, è certo una sofferenza grande, ma è anche una grande certezza: il Cielo diventa più nostro, proprio perché è diventato loro dimora».

Così ha detto don Angelo Viganò, che presiede: «Arrampicati su questo sperone di roccia, quasi un piccolo gregge radunato e difeso dal Pastore e Guardiano delle nostre vite, ci sentiamo difesi, amati e saziati; Lui è la Guida che ci conduce con sicurezza attraverso i pericoli della montagna e della vita. E con noi sono qui radunati, invisibili ma vivi e presenti, gli amici Caduti sulla Montagna: il dolore e il rimpianto attraverso questo Divin Sacrificio si trasforma in pace e conforto perché in Gesù è vinta la morte e trionfa la Vita. La Madonna dei Ghiacciai ci avvolge nella sua materna tenerezza e sostiene questa nostra fede».

 

                                                                                  

 

La nostra celebrazione è stata preceduta, annunciata e preparata dal raduno dell’Amicizia delle Genti del Rosa realizzato il sabato 6 luglio 1991 al Pian di Verra, Valle di Ayas.

 

 

1990 – Fedeltà al 5 agosto

Domenica 5 agosto 1990

 

Con la presidenza di mons. Luigi Bettazzi, rendiamo grazie a Dio per l’elevazione all’onore degli altari del giovane alpinista Pier Giorgio Frassati, biellese di origine e torinese di adozione che proprio sul Monte Rosa ebbe il suo battesimo con i ghiacciai; La sua mamma che era di sangue biellese ed alpinista, gli aveva fatto attraversare a 8 anni il Colle del Teodulo (3324 mt. da Fiery allo Schwarzee); poi l’anno successivo, a 9 anni in invernale la Bettaforca con discesa a Gressoney e nell’estate seguente lo portò sul Castore, con grandissima gioia del fanciullo, veramente chiamato a grandi mete.

Noi vogliamo quassù rendere grazie a Dio, alla Chiesa e al Papa alpinista Giovanni Paolo II per l’onore dato ad un degno interprete di quelle virtù alpinistiche, sportive, umane, religiose e sociali in cui riconosciamo la nostra identità ideale di alpinisti, innamorati della natura e dell’Umanità.

Vi sono rappresentanti del CAI di Borgomanero, del CAI di Casale, del CAI di Novara, del CAI di Mosso S. Maria (14 Soci con la fiamma); del CAI di Varallo il Vice Presidente Franco Erbetta, due ex Presidenti: Guido Fuselli e Mario Soster; il cav. Agostino Negra, costruttore di Capanna Gnifetti e Capanna Margherita; del CAI di Cuneo sono presenti l’ottantenne prof. Umberto Boella  e consorte Maria. Il presidente generale del CAI ha inviato questo messaggio: «Con un particolare augurio da parte del CAI a sostegno di un’iniziativa che ancora vede riunite le genti del Monte Rosa, Leonardo Bramanti».

Dagli scritti di Pier Giorgio Frassati:

 

Vengono presentate le fiaccole dei Caduti: Helen Gibbons, Rudy Hermann Spitzhauer, Mauro Naticchi, Sermano Ragionieri, Salvatore Nieddu e Evelina Ricceri.

 

Domenica 5 agosto: celebrazione della S. Messa

 

Mons. Luigi Bettazzi presiede per la terza volta alla nostra festa. Attorno al Vescovo sono concelebranti: don Mario Rossi, don Gian Paolo Del Santo, don Albino De Martini, don Giuseppe Capra, i diaconi Massimo Bianco e Giovanni Sanna.

Prende la parola mons. Luigi Bettazzi: «Siamo uniti al vescovo di Aosta che festeggia la Madonna delle Nevi ad Allomont e a tutti gli altri, anche della mia Diocesi, sul Mombarone, festeggianti la Madonna sotto questo titolo. La prendiamo non soltanto come la Mamma che ha accolto i nostri defunti, coloro che sono morti sulle nostre montagne, ma come la nostra mamma e il nostro modello, che sulla Montagna ci insegna a vivere con generosità e solidarietà la vita di tutti i giorni».
Poi prosegue: «La Madonna ci incoraggia a scendere e portare con noi nella vita i sentimenti che qui proviamo: a vivere con la presenza di Dio, ogni momento della nostra giornata, anche nelle nostre case, nelle nostre città; ci incoraggia alla solidarietà verso gli altri non solo sulla Montagna ma in ogni momento e occasione della nostra vita. Abbiamo ricordato il beato Pier Giorgio Frassati, era amante della Montagna e proprio nella montagna forse trovava la conferma di questi due grandi aspetti della vita cristiana. La sua posizione sociale l’avrebbe portato a cercare di avanzare, di raggiungere una carriera che allora esigeva di non mostrarsi troppo cristiani. Lui invece manifestava il suo cristianesimo anche in ambienti difficili, senza timore, senza rispetto umano, prendendosi le derisioni, ma sentiva l’esigenza, la necessità di vivere con coerenza la propria vita cristiana nella partecipazione alla Messa, alla preghiera e alla Comunione. Andava tanto volentieri ad Oropa a partecipare alla Messa. Per lui la montagna era un luogo dove confermava il suo impegno di coerenza e di fedeltà al Signore e nello stesso tempo questa attenzione verso gli altri».

 

Gli alpinisti hanno come patrono S. Bernardo di Aosta. Nel secolo XII è documentata una congregazione di Canonici regolari che si richiama a S. Bernardo e che iniziò a praticare l’ospitalità in alcune case sui valichi tra l’Italia e la Francia: Gran San Bernardo (2470 m) e il Piccolo San Bernardo (2188 m). Il culto a San Bernardo venne confermato dalla Santa Sede nel 1681. Il 20 agosto 1923 Pio XI lo proclamò parono degli abitanti delle Alpi e degli alpinisti. Le sue reliquie sono venerate nella Cattedrale di Novara.

Il beato Pier Giorgio Frassati per la sua particolare relazione con il moderno alpinismo (socio del Club Alpino Italiano e della Giovane Montagna) è ormai considerato come compatrono degli alpinisti.

Ormai sono noti in tutta Italia i “Sentieri Frassati”. Riportiamo questo articolo da “Lo Scarpone”  agosto 2010 pagina 6:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1989 – Fedeltà al 5 agosto

Sabato 5 agosto 1989

 

Lo scorso anno la festa sottolineò il centenario della morte di S. Giovanni Bosco e ne collocò l’immagine, incisa su cedro, in questa chiesetta che è scaturita dal cuore di un gruppo dei suoi giovani.

Quest’anno nella Cappella viene collocata l’immagine del Papa che più ammirò don Bosco ed ebbe la gioia di proclamarlo beato nel 1929 e santo nel 1934. Si tratta di Pio XI, Papa di grande cultura e di grande senso storico e, nella sua giovinezza, alpinista di valore.

 

 

 

 

 

La nostra festa quest’anno si pone in gemellaggio con quella di Macugnaga per il centenario della prima via italiana sulla parete Est del Monte Rosa concepita da Achille Ratti; posiamo nella cappella questo quadro a ricordo del grande Papa alpinista.

 

 

Una delle più belle imprese sue compie 100 anni il 30-31 luglio, e tutta Macugnga è in festa, perché partì proprio di lì, il 29 luglio 1889, l’ardita spedizione composta dal giovane sacerdote Achille Ratti, dall’amico mons. Luigi Grasselli, dalle guide Giuseppe Gadin e Alessio Proment di Courmayeur, bene decisi a segnare la prima via italiana sulla parete Est del Monte Rosa; via che non solo risultò originale tracciato alla vetta (su cui bivaccarono la notte del 30 luglio), ma che li condusse per la prima volta in assoluto ad attraversare il Colle Zumstein (4452 mt.) e a scendere a Zermatt, attraverso i ghiacciai del Grez e del Gorner. Sul quotidiano La Stampa del 29 luglio 1989 Teresio Valsesia rievoca, felicemente, lo storico avvenimento.

 

 

Sabato 5 agosto 1989 festa della Madonna dei Ghiacciai e centenario della prima ascensione italiana della parete est del Monte Rosa del sacerdote Achille Ratti, poi Papa Pio XI.

Un grappolo fittissimo e multicolore di oltre 300 alpinisti  avvolgeva la chiesetta quasi in un caldo abbraccio d’amore: viene dato il il benvenuto al consigliere centrale del CAI, dott.Roberto Clemente, al past presidente generale Giacomo Priotto, al vicepresidente Franco Erbetta del CAI di Varallo, a Mario Soster, Guido Fuselli, Agostino Negra,  al presidente Teresio Valsesia del CAI di Macugnaga, a rappresentanti CAI di Vigevano, ai CAI di Cuneo, il CAI di Aosta è rappresentato dalla guida Bruno  del Béthaz con la signora Maria, il CAI di Borgosesia rappresentato da Antonio Vidoni (fratello dell’accademico Tullio Vidoni caduto nel 1986), al CAI di Borgornanero, al CAI di Mosso S. Maria rappresentato dal presidente Gino Tallia Galoppo e 7 soci. Il CAI di Gallarate è rappresentato da Flavia Fanton ed amici di Giorgio Premazi scomparso nel ghiacciaio nel 1973. Sono presenti due artisti dell’incisione: Giovanni Borgini di Novara e Giovanni Malinverni.

I sacerdoti presenti a questa celebrazione sono: don Franco De Ambrogio, il parroco di Trivero don Paolo Santacaterina; poi i Salesiani : don Albino De Martini, don Giuseppe Fruttero, don Vincenzo Caccia, don Michelangelo Miranti, don Giuseppe Capra, e soprattutto il Superiore del Salesiani del Piemonte, don Angelo Viganò

                        Il saluto di don Angelo Viganò

Don Angelo inizia la celebrazione con questo saluto: «Fratelli, in questo tempio che ha per soffitto il cielo e per colonne le cime di queste montagne e per banchi queste rocce su cui ci sediamo e ci inginocchiamo e per altare questo tavolo su cui si poserà il nostro sacrifìcio, l’offerta del nostro dolore e della nostra gioia, noi celebriamo la S. Messa in onore di Maria Vergine e Regina dei Ghiacciai e ricordiamo tanti amici che sono stati o sono ancora in cordata con noi ».

Proclamata la Parola di Dio, così continua don Viganò: «Due libri ci sono offerti oggi: uno è il libro della natura; l’aprirlo come stiamo facendo in questo momento è il sillabare, è il leggere, è l’approfondire guardando intorno per vedere la traccia dello scrittore. Oggi lo facciamo con intensità proporzionata a questo scenario e splendore. Io vorrei rileggere quello che Achille Ratti 100 anni fa, sulla vetta più alta di questo massiccio, in una notte di bivacco all’addiaccio così esprimeva: “A questa altezza, nel centro di questo grandiosissimo, tra i più grandiosi teatri alpini, in questa atmosfera tutta pura e trasparente ci sentivamo dinanzi ad una per noi nuova, imponentissima rivelazione della onnipotenza e maestà di Dio”. Non solo Dio è grande, Dio è buono, e della bontà abbiamo bisogno come della grandezza dell’ideale. L’umanità ha bisogno di bontà. A voi che sentite così profondamente questa giornata, che vivete un’esperienza di bontà, di amicizia, di legame fraterno, filiale, paterno, materno io vorrei ricordare quello che ci ha detto la Scrittura: che Dio è buono e non può lasciarsi vincere in bontà, dalla bontà che questi parenti manifestano nel salire fin qui per questa celebrazione ed incontro».

                 Presentazione delle fiaccole.

Poi sono presentate e offerte le fiaccole: la prima fiaccola è recata dalla signora Giovanna Mariola in ricordo di suo marito Gian Franco Novellini; la seconda fiaccola é per Ezio Camaschella, che del Monte Rosa e del CAI di Varallo ha fatto la sua seconda esistenza, la reca la moglie M. Assunta Regis, mentre un amico scandisce il profilo; la terza e quarta fiaccola sono per i due amici Eraldo Macchi e Fausto Galli.

Il dott. Roberto Clemente, consigliere centrale del CAI che così si esprime: «Dopo la Parola di Dio e dei sacerdoti sento l’onore e anche l’obbligo di portare in questa occasione e in questo ambiente il saluto del CAI. Mi fa piacere trovare qui gente della Val Sesia, gente di Macugnaga e delle valli vicine. È un onore anche essere qui come ex-allievo Salesiano del Liceo Valsalice a cui é legata l’origine di questa Cappella e di questa festa.

Infine Teresio Valsesia a nome del CAI e comunità di Macugnaga dice:
«Ringraziamo con molta commozione per questo piccolo spazio che ci riservate, e vale la pena di sottolineare questa comunanza che ci lega quest’anno, che lega il versante Valsesiano, attraverso questa cerimonia, con il versante Ossolano, con Macugnaga che ricorda il centenario della salita di Achille Ratti (poi diventato Papa Pio XI) sul Monte Rosa. Un’impresa alpinistica notevole che Achille Ratti ha raccontato in uno scritto apparso sul bollettino del C.A.I., che é ricco di grande interesse e insegnamento. Vi auguro di ricuperare quel racconto e di leggere quella cronaca viva di questa ascensione di 100 anni fa. E’ un insegnamento veramente attuale anche per noi oggi. Grazie ancora a tutti».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1988 – Fedeltà al 5 agosto

Venerdì 5 agosto 1988. 

 

 

 

Stiamo vivendo l’anno centenario della morte di don Bosco: Una giornata splendida ci invita per il 21° anno consecutivo sullo scoglio roccioso di Capanna Gnifetti al Monte Rosa, per celebrarvi la festa della Madonna dei Ghiacciai nella più alta chiesetta d’Europa (3647 mt.). La visibilità eccezionale ci rende tanto vicino le vallate e montagne a cui oggi migliaia di alpinisti devoti salgono a celebrare la festa della Madonna delle Nevi.

 

 

 

Don Luigi Testa presenta, prima della collocazione, il volto di don Bosco e un suo autografo su legno di cedro, effettuato col pirografo da suor A. Maria Griffa, in ricordo del papà Agostino, ora collocato nella Cappella a ricordo del centenario, dice:
«La Santa Vergine ci benedica e ci aiuti a camminare per la via del Cielo».

 

Con lo sguardo rivolto in direzione del Gran Paradiso, cerchiamo il lago Miserin, dove la Valle d’Aosta ha il suo più celebre santuario alpino e celebra l’annuale pellegrinaggio Valdostano. Lontano, ai piedi del Monte Bianco, pensiamo alla bianca costruzione di “Notre Dame de la Guérison” tra la pineta e il ghiacciaio della Brenva; nel dedalo di tante vette distinguiamo il Rocciamelone ( 3538 m.), la montagna di più antica storia alpinistica, dove da 630 anni i montanari della Valle di Susa e della Savoia ( e valli vicine) salgono per onorarvi la Madonna. E’ difficile fare un computo esatto, ma per il 3° anno consecutivo abbiamo l’impressione che siano almeno 250 i partecipanti. Dieci sono i Sacerdoti intervenuti e mentre attendiamo l’ora della celebrazione, li occupiamo per le Confessioni: seduti sui massi, avvolti di sole accecante, sotto un cielo di intensissimo azzurro, tra le colate e macchie di ghiaccio, ascoltano l’anelito di libertà e di grandezza dei peccatori loro fratelli e fanno scendere su di loro il vento dello Spirito che li rinnova. Poi ci alziamo e circondiamo la più piccola chiesa del mondo, anche l’unica pensiamo, che sia tutta avvolta come in un fascio d’amore dai suoi fedeli: lo spettacolo visto dall’alto della balconata rocciosa intenerisce. Nell’altissimo silenzio risuona il canto biblico: “Benediciamo il Signore, a Lui onore e gloria nei secoli / Angeli del Signore benedite il Signore / e voi o cieli benedite il Signore / Acque sopra i cieli / potenze del Signore/ Sole e luna / astri del cielo / fuoco e calore / gelo e freddo / ghiacci e nevi / luce e tenebre /lampi e nubi benedite il Signore!/ Popoli di Dio / Sacerdoti del Signore benedite il Signore!”.

Ecco il nome dei Sacerdoti celebranti: don Luigi Testa, Superiore Regionale Salesiano; don Domenico Caglio, don Livio Recluta, don Marco Riva, don Andrea Angeleri, don Lodovico Balbiani, don Piero Didier, p. Giovanni Amisano, p. Paolo Corradi, don Giuseppe Capra.

Venerdì 5 agosto: il grande abbraccio dei partecipanti alla festa della Madonna dei Ghiacciai

Poniamo l’altare sulla balconata lato sud della Cappella, per ripararla dal vento, oggi un po’ vivace.

Don Testa Luigi celebra la S. Messa.

Attorno all’altare si stringono gli uomini più rappresentativi e coinvolti: il C.A.I. di Varallo e sottosezioni é rappresentato dal vicepresidente Franco Erbetta, dall’ex presidente Mario Soster, dal geometra Guido Fusel1i, dal cav. Agostino Negra, dal dr. Carlo Raiteri, dal cav. Enrico Chiara; il C.A.I. di Novara é rappresentato da Giovanni Borgini; sono scesi dal Lyskamm i fratelli Arturo e Oreste Squinobal, guide di prestigio internazionale, grandi benemeriti del soccorso alpino: rappresentano le guide di Gressoney e della Valle d’Aosta; c’é il Presidente nazionale delle guide alpine d’Italia, Giorgio Germagnoli.
Ci sono parenti dei caduti: mamma e papà e le due sorelle di Marco Rosati, caduto il 22/7 al Lyskamm; Igino Vuillermoz, papà di Corrado caduto il 17/9/85; i coniugi Susa, genitori di Ermanno caduto il 6/8/85; il dr. Sclarandi Piero papà di Renato caduto l’8/9/85; hanno mandato invece la loro calda commossa adesione i genitori di Elio Zanon da Trento e dalla Spagna i genitori di Joan Subiranas Jorba caduto il 6/8/87 al Colle Zumstein: per lui salgono sulla chiesetta i colori della bandiera catalana, la settima che va ad unirsi alle altre sei che rappresentano le nazioni che hanno qui i nomi dei loro caduti (Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Inghilterra).

Nell’omelia così dice don Testa: «Qui invochiamo Maria come Madonna dei Ghiacciai, perciò delle altezze, della vicinanza a Dio, della natura incontaminata : tutto è simbolo dell’identità di Maria che ci stimola ed aiuta a raggiungere le vette della perfezione umana e della santità cristiana, che ci spinge a raggiungere il Cristo suo Figlio, meta, salvezza ed armonia d’ogni uomo e dell’universo. Accogliamo Maria come guida madre e maestra, come ha fatto don Bosco. È bella l’idea di festeggiare don Bosco nell’anno centenario della sua morte, quassù, nella cappella che lui, grande educatore del cuore giovanile alla riconoscenza, alla generosità e all’ardimento, suggerì 22 anni fa ad un gruppo di giovani alunni del Liceo Valsalice di Torino che vollero erigere al loro maestro e guida spirituale don Aristide Vesco, caduto in mezzo a loro in una giornata splendida come l’odierna e press’a poco in quest’ora, sotto la vetta del Monte Ciampono, lì di fronte a noi.
La cappella, come è nella logica della solidarietà alpina, si è aperta ed è diventata il sacrario di tutti i Caduti del Monte Rosa, che trovano nella Madonna dei ghiacciai la Madre Immacolata che custodisce la loro memoria e i loro puri ideali. Siamo contenti di dire oggi a don Bosco educatore il nostro grazie solenne, di collocare la sua immagine serena in questa cappella, la più alta d’Europa, di invocarlo per fare nostro il suo augurio che é riportato in autografo accanto al suo volto “LA SANTA VERGINE CI BENEDICA E CI AIUTI A CAMMINARE PER LA VIA DEL CIELO“; é l’esperienza che il santo ha fatto guidato in modo straordinario (forse unico tra i santi) dalla presenza della Madonna.
Auguro a ciascuno di noi questa avventura di tenero amore e di docilità a Maria che ci conduca alle soglie del Paradiso dove ci attendono don Bosco e schiere di santi e di amici che ci hanno preceduti nell’arduo cammino della fede di cui é simbolo il nostro camminare su queste montagne».

La prima fiaccola di Marco Rosati, è presentata dalla sorella Laura; la seconda fiaccola è per Joan Subiranas Jorba, la offre un alpinista Catalano che oggi è qui senza sapere che si celebra anche in memoria del suo compatriota Joan Subiranas Jorba; la terza fiaccola, di Tullio Vidoni di Borgosesia, accademico del C.A.I., conquistatore di ben cinque “ottomila” e travolto da valanga in Valsesia, è presentata dal fratello Antonio; la quarta fiaccola è del salesiano Franco Canta, morto il 27/12/87 al Uja di Mondrone, legatissimo a questa festa; la sesta fiaccola é dell’ing. Giorgio Rolandi, benefattore della Cappella.

 

 

 

 

Tullio Vidoni, nato il 30 giugno 1947 e deceduto il 12 febbraio 1988, di Borgosesia, accademico del C.A.I., conquistatore di ben cinque “ottomila” e travolto da valanga in Valsesia, presentata dal fratello Antonio.

 

 

 

Marco Rosati, 22 anni, caduto il 12 luglio 1987 sulla parete Nord-Est del Lyskamm.

«Voglia di cieli infiniti,
di profumo di abeti,
di ruscelli e di cascate,
voglia di nuove vette da scalare.
La montagna, un grande amore,
voglia di vivere … voglia di morire …
sogno di libertà …

Il ricordo di te ci porta nei silenzi delle tue montagne adorate, vicini all’infinito…
Mamma, papà, Laura, Elena e Claudio».

 

 

 

 

Franco Canta, salesiano morto il 27/12/87 al Uja di Mondrone; frequentatore abituale del Monte Rosa e della nostra celebrazione.

Una vita laboriosa spesa al servizio dei giovani. Una fedeltà quotidiana al lavoro, purificata dalla preghiera. Una serenità di spirito, manifestata con arguzia di interventi nella vita fraterna. Un amore appassionato per la montagna, che diveniva per lui appuntamento più facile con Dio.

 

 

Ing. Giorgio Rolandi, nato nel 1899 e morto nel 1987, benefattore della Cappella attraverso le “Funivie Monrosa”.

«Un tecnico di livello europeo che conosce foglio per foglio tutto il carteggio Vinciano, un sognatore e un realista, gentiluomo di impronta rinascimentale. Mecenate dell’arte Valsesiana, il suo entusiasmo e la sua attenzione si rivolsero ad una realizzazione che la Valsesia attendeva da un secolo: La funivia del Monte Rosa”. L’impianto di Punta Indren deve oggi essere inteso come una creazione romantica con gli strumenti del­l’ingegneria d’avanguardia. Un sogno svolto lungo un cavo d’acciaio, tracciante nel cielo, tra roc­ce e ghiacci, un’affermazione dello spirito umano. Nel contempo la sua esercitazione più divertente e spettacolare. Più un capolavoro di arte liberale che un prodigio tecnico o, tanto meno, un’impresa industriale. Più monumento che attrezzatura.
È ancora e sempre un monumento alle proprie radici, ad una civiltà montanara ed a tutto ciò che essa ha rappresentato nei secoli, eretto nello scenario del monte che ne costituisce il paradigma. Più che un impianto di risalita, una realizzazione che sembrerebbe essere stata concepita per consentire l’ampliamento della Capanna Gnifetti e la celebrazione del Centenario del Club Alpino Valsasiano».

Enzo Barbano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1987 – Fedeltà al 5 agosto

Mercoledì 5 agosto 1987

Mercoledì 5 agosto 1987: mons. Bettazzi è giunto alla Cappella.

 

20° anno della Cappella. Ritorna in mezzo a noi mons. Luigi Bettazzi,che venti anni fa aprì al culto la chiesetta.

La temperatura questa mattina, a Capanna Gnifetti, è di -8°; il vento è violentissimo, non c’è la più piccola nube all’orizzonte, il ghiacciaio rimarrà compatto e asciutto tutto il giorno sotto il sole. Le cordate salgono numerose sia da Gressoney che da Alagna e pensiamo ad una probabile presenza di 250 persone. Visitano la Cappella, sfogliano il volume dei Caduti del Monte Rosa, pregano davanti alla Madonnina e al Cristo e scendono in rifugio, dove il grande salone del piano superiore accoglie per la Concelebrazione della S. Messa.

      Mons. Bettazzi inizia la celebrazione.

Al centro c’è mons. Luigi Bettazzi, salito commosso a festeggiare la Cappella più alta delle Alpi, da lui stesso benedetta ed inaugurata 20 anni fa; e oggi il Vescovo compie anche 41 anni di Sacerdozio; gli fanno corona 13 sacerdoti, tra cui i parroci di Gressoney don Carlo Gariglio, don Riccardo Quey, il parroco del villaggio “La Marmora” di Biella, don Gibello, il direttore del Liceo Salesiano Valsalice di Torino, don Luigi Basset, liceo di cui don Aristide Vesco era professore, il preside don Francesco Maj, don Giuseppe Borgogno e don Cipriano De Marie, don Pietro Rota e don Domenico Gasparini, salesiani di Torino.

Oltre ai sacerdoti, attorno al Vescovo, il presidente del C.A.I. di Varallo, Mario Soster, i consiglieri: Guido Fuselli, il cav. Agostino Negra, Franco Baladda, coordinatore dei rifugi, l’ing. Giacomo Priotto, past-presidente generale del C.A.I.. Il Vescovo viene accolto dal suo recente viaggio in Oriente (tra cui il Vietnam e le Filippine) e salutato come Vescovo del dialogo, della riconciliazione, Vescovo missionario (già presidente nazionale e poi internazionale della “Pax Christi).

All’offertorio vengono portate tre fiaccole:

la prima fiaccola di Fulvio Accornero, Pier Luigi Annarratone e Claudio Valentini che in un’unica cordata caddero al canalone Marinelli il 7 luglio 1985;

la seconda fiaccola è di Eleonora Torchio fulminata presso il rifugio Sella l’8 agosto 1986 di cui sono presenti i genitori; il fratello Luca presenta all’altare la fiaccola mentre il parroco, don Gibello legge, piangendo, dal “Libro dei Caduti”, le parole del canto che gli amici cantarono nella veglia funebre della giovane (15 anni) animatrice: “Ho chiesto a Dio un posto in Cielo / per un fiore / che Lui ha colto”.

Eleonora Torchio, nata il 23 febbraio 1971 a Biella, caduta l’8 agosto 1986, e la targa ricordo di Eleonora posata vicino al Rifugio Sella dalla Famiglia e dalla Comunità del Villaggio La Marmora.

La terza fiaccola è per i due inglesi Richard Eggleston e Valerie Morrison, di cui però non è presente nessun parente o amico; per loro un momento di silenzio.

       Padre Giovanni Gallino

 

 

Ricordiamo padre Giovanni Gallino, sacerdote Dottrinario nato il 31 ottobre 1921 e morto il 25 maggio 1986 a Varallo.
«Padre Gallino non è morto in montagna ma è morto con la montagna nel cuore, nello spirito, negli occhi; degno continuatore delle nobili tradizioni dei sacerdoti alpinisti Valsesiani, educatore, alpinista, scrittore, fotografo.
Fu l’appasionato  e competente animatore dei gruppi giovanili della sezione di Varallo del Club Alpino Italiano nella quale ricopriva la carica di vice presidente».

 

 

Per ricordare i 20 anni della Cappella, è pure stata coniata dall’incisore Tacconet di Torino, un’artistica medaglia di forma trapezoidale (mm 31 e 21 le basi, 33 i lati e pesa gr. 20), su di un lato c’è la facciata della Cappella con la scritta:

“Madonna dei Ghiacciai/ a Capanna Gnifetti mt. 3647 / Ai Caduti del Monte Rosa / anno 1967”.

Sull’altro lato la scritta: “Cristo delle Vette / anno 1955 / Balmenhorn mt. 4178”,

con una bella riproduzione della statua e sullo sfondo lo Schwarzhorn e la Ludwig-Shöhe. E così questa festa si incide sempre più profondamente nei cuori di coloro che via via l’hanno creata, ampliata, partecipata a tanti amici della montagna, alle famiglie dei Caduti del Monte Rosa, a coloro che vedono, sentono nella Madonna la più bella presenza in questo regno di splendore e di silenzio.