Fedeltà al primo sabato di agosto

2006 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 5 agosto 2006

 

 

Erano presenti figure significative: Il (neo) Senatore Michele Davico di Bra, fin da ragazzo affezionato alla Cappella e al Monte Rosa, che ha offerto una targa commemorativa del Senato della Repubblica da apporre vicino alla statua della Madonna, anche come riconoscimento, da parte della nostra patria, al merito di don Vesco, esimio educatore e scrittore; del C.A.I. era presente il Vice Presidente di Varallo Roberto Cairo e l’istruttore Luciano Donato della  Scuola  d’Alpinismo  di Varallo; di Alagna, le Guide Alpine: il cav. Enrico Chiara (87 anni) e Gian Piero Viotti; assente per la prima volta il cav. Agostino Negra, ricostruttore di Capanna Gnifetti e Margherita, ma è presente la figlia Wilma col marito Orlando ed il loro figlio Andrea sedicenne; di Ayas Champoluc le guide Mauro Cout e Stefano Percino; di Gressoney le guide alpine Bruno Welf e Paolo Comune; del Soccorso Alpino: in rappresentanza l’ottava delegazione di Valsesia – Valsessera; di Varallo Dario Baggini; di Macugnaga Walter Berardi, Marco Martin, Eugenio Morandi e Fausto Lanti;  della Guardia di Finanza Soccorso Alpino di Rivavaldobbia Rolando Sperandio, Paolo Dallavalentina e Fabio Loss; il Gestore del Rifugio Gnifetti Piero Gilodi. Dei ragazzi costruttori: Beppe Bordone e Mario Michela con la moglie Gabriella.

L’animazione dei canti è ancora affidata a cantori di “Cori Biellesi”. A presiedere la celebrazione  quest’anno è stato don Giovanni Mazzali del Consiglio Generale della Congregazione Salesiana, concelebrante don Paolo Cicconi di Vigevano.

Le fiaccole sono legate ai nomi di: Beppe Tonello, 70 anni di Cuneo; della dottoressa Paola Bianchi, 39 anni di Varese; di Massimiliano Lana, 28 anni, socio del C.A.I. di Varallo, volontario del Soccorso Alpino Valsesiano; di Gabriele Gioacchini, 23 anni di Scopello, deceduto per un gesto generoso il 15-12-2005 in Argentina nel Rio Mendoza; di Alex Mancin, 29 anni di Novara; della guida Paolo Obert, 40 anni di Antagnod-Ayas, era vicepresidente della Società guide di Champoluc-Ayas, direttore della stazione di Soccorso di Champoluc-Ayas; di Antonio Lenzi, 52 anni di Macugnaga,  membro del Soccorso Alpino Unità Cinofile; di Simone Ronco, 17 anni di Issime, colpito dal fulmine nel vallone di S. Grato il 10 luglio 2005; e di don Aristide Vesco nel 40° anno della morte.

Parete frontale della Cappella: guardando, a sinistra la Madonnina dei Ghiacciai, già dono a Capanna Gnifetti del Card. G.B. Montini divenuto poi Papa Paolo VI°. A destra la preghiera riprodotta sulle cartoline. Dall’altra parte la Madonna del Rocciamelone (Gemellaggio del 1999). Sotto, i due compatroni degli alpinisti: S. Bernardo di Aosta e Pier Giorgio Frassati. In orizzontale una grande stella alpina fatta col rame che rivestiva l’antica Capanna Margherita (opera di Giovanni Borgini). Sotto il volume “ai Caduti del Monte Rosa”, a fianco il cero. Al centro della parete il “Logo” dell’Anno Santo 2000 scolpito dal cav. Agostino Negra. Sopra il bronzo del Cristo delle Vette per il 50° della statua (già opera di Tacconet). Il crocifisso di Luigi Meynet è appeso al terzo travetto sopra l’altare. A sinistra l’artistica incisione di don Bosco su legno, fatto al pirografo da suor A. Maria Griffa, con l’augurio simil autografo del santo: «La Santa Vergine ci benedica e ci aiuti a camminare per la via del Cielo».  Attorno al don Bosco una corona del S. Rosario.

 

Celebrazione del 5 agosto 2006; all’altare don Mazzali e don Ciccotti
L’Onorevole Davico offre la targa del Senato della Repubblica.

 

    L’assemblea del 5 agosto 2006 attorno alla Cappella
Vincenzo Caldesi legge il profilo di Paola Bianchi

Don Mazzali ricorda così l’emozionante giornata del sabato 5 agosto: «Ho invitato tutti,specie coloro che sono venuti con “la ferita” ancora aperta per la prematura dipartita dei loro cari, a lasciarsi prendere dalla carica spirituale della montagna, impervia e meravigliosa al contempo, per sentire più vicina, più sperimentabile la presenza di Dio che è amore. Una parola di conforto, di elevazione e di proiezione verso le mete infinite di una vita che continua nel Cristo Risorto. Ho sentito molta partecipazione, uno stringersi fisico di tutti attorno all’altare del sacrificio di Gesù, sotto lo sguardo materno di Maria, la Madonna dei Ghiacciai, mentre la neve gelida avvolgeva persone e cose. Sono stato edificato dalla presenza di tante persone, in una giornata non certo ideale, dal punto di vista del clima. Ho percepito la fede e l’emozione di chi è venuto, forse anche con grande fatica,a ricordare e pregare».

 

Carlo Mancin legge il profilo del figlio Alex.
Paola Battistin legge il profilo del marito Paolo Obert.
Maurizio Rial legge il profilo dell’amico Simone Ronco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Paola Bianchi, 39 anni di Varese morta il 7 marzo 2005 presso il Passo dei Salati. Ed ecco il profilo tracciato dal padre Silvio: «Mia figlia Paola è stata grande in tutte le attività che ha effettuate nella sua breve ma intensa vita. Laureata in Medicina e Chirurgia, specialista in Odontostomatologia con il massimo dei voti, esercitava la sua professione con grande passione ottenendo successo professionale e stima presso tutti i suoi pazienti e amici. Aveva grande amore per la montagna e appena la sua professione le concedeva un po’ di tempo, andava nella sua casa di Gressoney dove organizzava trekking o sciate sul Monte Rosa con i suoi amici. Ha girato tutto il mondo accompagnandomi spesso nelle spedizioni di caccia in Alaska, Canada, Yukon dimostrando un enorme coraggio e un grande senso di avventura in mezzo a pericoli di ogni tipo. Bravissima sugli sci, si stava allenando con scrupolosa dedizione per fare il Canale Marinelli e il suo sogno più grande era di entrare nella ristretta cerchia delle grandi sciatrici di “estremo”. Incantava tutti gli amici, raccontando le sue scalate sulle pareti e sulle cascate di ghiaccio di Cogne, trasmettendo a tutti e soprattutto alla sua amica Claudia Giordani il suo amore per la montagna. Paola ha lasciato a tutti quelli che la conoscevano e soprattutto a me un vuoto impossibile da colmare……          Ciao Paola…..  Il tuo Papà che non ti dimenticherà mai…….».

 

Massimiliano Lana 28 anni, socio del C.A.I.di Varallo, volontario del Soccorso Alpino Valsesiano, istruttore regionale di sci-alpinismo, morto l’8 gennaio 2006 sulle montagne di Briançon. Partecipò a gestione di Capanna Gnifetti. Di lui ricordiamo ancora: grandi occhi azzurri ed il sorriso contagioso, era il ritratto della gioia di vivere. Amò le montagne del mondo e i poveri delle loro valli. I genitori Bruno e Gabriella dicono: «Massimiliano ci ha regalato, in 28 anni, sempre cose positive, difficili da dimenticare… Il suo ricordo bellissimo ci darà sempre la forza di continuare a vivere come lui voleva: con il sorriso sulle labbra». Nel funerale a Valduggia don Carlo Elgo così lo presentò: «La sua vita dev’essere d’esempio per tutti… Anche se il suo percorso su questa terra è stato breve, dobbiamo ringraziarlo per quanto ci ha dato e ci ha insegnato. Il suo spirito rimarrà, soprattutto in voi giovani che lo avete amato. Ora che hai raggiunto la vetta più bella, Massimiliano, rivolgi uno sguardo, in particolare verso i tuoi genitori, a tutti gli amici, a tutta la nostra comunità e a tutti noi che siamo in cammino».

 

Gabriele Gioacchini, 23 anni di Scopello, deceduto per un gesto generoso il 15-12-2005 in Argentina nel Rio Mendoza, mentre portava in salvo quattro turisti caduti dal gommone col quale stavano praticando il “rafting”. Amò lo sport: praticò ciclismo, superò l’esame di aspirante guida fluviale, fu aiuto gestore di Capanna Gnifetti.

Diceva: «Con lo sport imparo ad affrontare la fatica, aiuta la mia mente, se riesco in queste cose non mi fanno paura le difficoltà che posso incontrare nella vita e poi sono… libero». I genitori, Cristina e Romano così ci scrivono: «Il dolore è ancora forte, ma il pensiero di poterlo rivedere un giorno e di saperlo verso quella immensa luce, ci conforta un po’».

 

Alex Mancin 29 anni di Novara, deceduto il 15-1-2006 sciando a Cimalegna. I genitori Carlo e Chiara ed il fratello Nicholas ce lo descrivono così: «Amante della montagna e dei valori della vita, dedicava ogni suo attimo di tempo libero allo sport e alla natura. Ha fatto il militare negli Alpini; da lì nasce la sua passione per la montagna e lo sport in generale.»

Ecco il profilo scelto dalla fidanzata Sabrina: «Amava la montagna: l’importante era essere su quelle vette dove diceva di trovare la pace e la serenità. Sperava che il Paradiso fosse come la montagna e noi tutti ci auguriamo, per la sua felicità, che sia davvero così».

 

Antonio Lenzi, 52 anni di Macugnaga,  membro del Soccorso Alpino Unità Cinofile morto improvvisamente l’11 dicembre 2005, lascia la moglie Daniela e la figlia Martina e tutti i suoi cari. Così lo ricorda la moglie Daniela: «Ci hai lasciato in un tardo pomeriggio di dicembre ai piedi di un grosso larice, nel bosco vicino a casa che tanto amavi e con questo ti vogliamo ricordare, a caccia con i tuoi amici, a funghi con la figlia, impegnato con il tuo cane da valanga Rolf, assieme ai tuoi compagni cinofili e tutti i componenti delSoccorso Alpino di Borgosesia ed i ragazzi del S.A.G.F.».

 

Paolo Obert, 40 anni di Antagnod, la guida alpina che ha perso la vita in un incidente avvenuto il 17-8-2005 sul Monte Bianco. Obert era vicepresidente della Società guide di Champoluc-Ayas, direttore della stazione di Soccorso di Champoluc-Ayas, turnista per il Soccorso alla Protezione Civile di Aosta, consigliere dell’Uvgam (Unione Valdostana guide di alta montagna), direttore di pista nella stagione invernale per la “Monterosaski” a Champoluc. Aveva partecipato con Adriano Favre (attuale capo Soccorso Alpino) a tre spedizioni in Himalaya, conquistando ben due Ottomila, il Manaslu (8156 mt.) nel 1997 e il Shisha Pangma (8013 my.) nel 1999. Infine, nel 2000 aveva scalato lo Huascaran nella Cordillera Blanca sulle Ande Peruviane.

La moglie Paola Battistin ci lascia questo ricordo: «La montagna cha hai tanto amato, in un limpido mattino di agosto, ti ha strappato troppo presto all’affetto di chi ha avuto la fortuna e la gioia di incontrarti. La lealtà, la sincerità e l’amore hanno contraddistinto tutta la tua vita, gli affetti ed il lavoro e sei stato uno stupendo esempio di ciò che è un padre, un marito, un amico, una guida, un grande uomo. In ogni vetta, all’alba e al tramonto, sui tuoi ghiacciai assaporiamo la tua presenza, il tuo amore per la vita, per i tuoi cari, per il piccolo Marco. Ed è proprio in lui, nei suoi grandi occhi, che ti vediamo in mezzo a noi. Continua ad illuminare il nostro cammino».

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2005 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 6 agosto 2005

 

 

Il tempo meteorologico ci ha favoriti per la prima celebrazione e ci ha “selezionati” per la seconda. Sono salito il 5 agosto con amici della Valsusa che la Madonna del Rocciamelone ha legato in cordata con la mia vita ormai da molti anni: Italo Pent, Maria Adele e Pierangelo Pettigiani; da Punta Indren in su il ghiacciaio si è presentato molto agevole, nessun crepaccio aperto, ma arrivati sotto la Gnifetti, ecco la sorpresa di due scale in ferro infisse verticali, che dimostrano quanto il ghiacciaio si stia abbassando in questi anni.
Le rocce attorno a Capanna Gnifetti stanno liberandosi, sotto il sole, dell’abbondante coltre di neve caduta coi temporali dei giorni scorsi; per prima cosa impugniamo le due pale da neve in dotazione alla Cappella e quelle che ci imprestano i Caponat, diretti da Piero Gilodi, e invitiamo gli alpinisti che subito collaborano a spalare con noi la neve del piazzalino e attorno alla Cappella.

Attorno all’altare si sono via via raccolti i parenti ed amici dei commemorati. Si notano volti da sempre familiari a questa celebrazione: la guida alpina G. Piero Viotti di Alagna, la guida cav. Enrico Chiara (86 anni) con le pronipoti Monica e Chiara e il cav. Agostino Negra (81 anni). Il Soccorso Alpino Guardia di Finanza è rappresentato dal capitano Alessandro Pellegrini, dal maresciallo Sergio Bressan, dai brigadieri Palmino Deligia e Silvio Mondinelli, che lo scorso anno salutavamo sul K2, l’ottomila italiano nel 50o della prima ascensione e dal finanziere Davide Recruccolo.

Il C.A.I. di Varallo è rappresentato dal vice presidente dott. Carlo Raiteri; al presidente Giorgio Tiraboschi presentiamo le nostre sentite e fraterne condoglianze per la perdita improvvisa della consorte Rosa Maria. Il C.A.I. di Gressoney è rappresentato dal presidente dott. Franz De La Pierre, dal decano delle guide Willy Monterin (80 anni) ed amici di Oreste Squinobal, il fratello Arturo con la moglie Franca, il figlio Emil, la sorella Ada, e nipoti.

Concelebrano i sacerdoti don Remo Baudrocco, don Angelo Cerruti, don Millo Segafredo, e don Giuseppe Capra che presiede in sostituzione di don Paolo Ripa Di Meana. Vengono presentate le fiaccole di: Luigi Gandolfo  59  anni  di  Nizza  Monferrato; di Antonio Costa, 60 anni di Mosso (BI); di Giovanni Paolo Casanova 49 anni di Rosta, caduto col parapendio al passo della Bettolina; di Luciano Antonioli 58 anni di Gozzano; della guida  di Gressoney Oreste Squinobal; di Alfredo Bai, scultore del Cristo delle Vette, nel 50° anno della statua, e animatore e di tutti gli amici defunti del Cristo delle Vette, la fiaccola è presentata dalla guida alpina di Gressoney Willy Monterin.

 

 

La guida Arturo Squinobal offre la fiaccola di suo fratello Oreste e dice: «Un anno fa mio fratello Oreste era molto ammalato; da molti mesi era colpito da un tumore alla colonna vertebrale. Eravamo molto legati. Un giorno guardando il Lyskamm, dalla camera del suo chalet in legno, mi diceva: “Non piangere Arturo, non piangere, nella vita ne abbiamo combinate di tutti i colori e ad un certo punto bisogna poi anche accontentarsi!” Era di una serenità incredibile».

             Concelebrazione.
         Le fiaccole sull’altare.

 

 

 

 

 

Oreste Squinobal, 61 anni, di Gressoney St. Jean,  morto il 9 settembre 2004. Oreste aveva costituito col fratello Arturo una cordata tra le più preparate e affiatate d’Europa, negli anni dal 1970 al 1980.
Falegnami e atleti di primissimo piano avevano realizzato le prime invernali alla Sud del Cervino (1971), alla Cresta integrale di Peuterey al Monte Bianco (1972), il “Trofeo Mezzalama” (1975) col fratello Renzo. Infine Oreste salì senza ossigneo nel 1982 il Kachenjiunga. Ha detto: «…attraverso lo sport in montagna ho imparato a educare il mio corpo, e insieme la volontà e l’intelligenza che mi sarebbero serviti per riuscire anche nella vita; ho imparato il valore del sacrificio, della preparazione fisica, della sofferenza nel resistere al freddo e alla fatica, per arrivare all’appagamento che dà la realizzazione di un’impresa nella quale impegni tutto te stesso»”.

Dal bollettino parrocchiale di Gressoney di don Ugo Casalegno, “Walser Glocken” n. 3/2010, pag. 48: «Parliamo della Orestes Hütte, solidalmente voluta e costruita, con una tenacia pari alla perizia, dalla intera famiglia di Arturo Squinobal in località Z’Indre, nella conca sottostante il ghiacciaio dell’Indren, sulla direttrice che dal Gabiet porta al Mantova, a 2630 m. slm. Gran giornata quella della inaugurazione. Lasciamo la penna ad Emil: “Il 28 agosto scorso è stata ufficialmente inaugurata la Orestes Hütte, rifugio situato a 2600 metri ai piedi della Piramide Vincent. La struttura è dedicata alla memoria di Oreste Squinobal, guida di Alta Montagna, che, con il fratello Arturo, si è reso autore di imprese alpinistiche memorabili.
Durante questa splendida giornata di sole, Arturo e la sua famiglia hanno accolto una nutrita folla di amici, conoscenti ed escursionisti accorsi in massa per l’occasione. Tra i presenti l’on. Nicco, l’on. Pandolfi, i sindaci di Gressoney, le guide e maestri di sci del Monte Rosa. Successivamente si sono succeduti sul palco il presidente della Giunta regionale Rollandin, l’assessore alla cultura Viérin e il Prof Luigi Zanzi, profondo conoscitore e studioso delle popolazioni Walser ed amico dei fratelli Squinobal. Infine sono state presentate al pubblico le persone che hanno collaborato e reso possibile la costruzione del rifugio. La cerimonia si è conclusa con l’immancabile benedizione di Don Ugo e i festeggiamenti sono proseguiti con un lauto buffet, allietati dalle note musicali della Walserblaskapelle”».

7 agosto 2005 al Cristo delle Vette; celebrazione S. Messa nel bivacco Giordani , mentre fuori si scatena la bufera.

Oltre il celebrante erano presenti gli amici della Madonna dei Ghiacciai: Italo Pent, Pierangelo Pettigiani, Monica Blandino, Pierfranco Mo, a cui si sono unitiEmanuele Betti, Marta Tentori, Mauro Breme, Leonardo Sanvito, Gianni Totè e Giovanni Gamez di Chiasso.

Il brano di Vangelo (Matteo 14,22-33) parla di Gesù che cammina sulle acque nella notte tempestosa per soccorrere la barca degli Apostoli, fa camminare anche Pietro sulle acque, lo solleva quando la sua fede viene meno ed affonda dicendogli: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” . Appena salito sulla barca la tempesta è sedata.

Molti scendono a valle, ma un buon gruppo (anche di cantori) dorme nei rifugi sognando che domani, 7 agosto, il tempo sia clemente per salire al Cristo delle Vette.
Finalmente si fa giorno. Il tempo non è bello: siamo in pochi a partire alle 7.30 dalla Capanna Gnifetti; raggiungeremo il Cristo alle 10.30. A metà percorso incontriamo molte cordate che discendono dal Colle del Lys, ricacciati dalla bufera che rende anche molto scarsa la visibilità.

Ci orientiamo a fatica verso le rocce del Balmenhorn incrostate di ghiaccio e neve; sul lato nord-est abbiamo trovato la corda fissa e alcuni gradini da via ferrata collocati recentemente dalle guide di Alagna, per cui abbiamo superato agevolmente i circa dieci metri di dislivello dal ghiacciaio e ci siamo ritrovati ai piedi del Cristo tutto rivestito di un bianco camice di neve e ghiaccio, come fosse pronto per la celebrazione eucaristica che non è avvenuta all’aperto, ma dentro il bivacco “Felice Giordani” dove erano rinchiusi quattro giovani che avevano pernottato ed attendevano una schiarita per scendere; ci hanno salutati come mandati dal Padre Eterno: «Tutto era avvolto nella nebbia quando… siete arrivati dal nulla» mi ha scritto Giovanni Gamez; poi hanno preparato molto bene il tavolo per renderlo mensa eucaristica ed abbiamo celebrato e cantato la nostra messa di ringraziamento per questi trentotto anni di pellegrinaggi alla Madonna dei Ghiacciai e al Monte Rosa.

La nostra cordata al Cristo delle Vette

L’episodio evangelico si  presta anche per incoraggiare la nostra fede: anche noi siamo chiamati a procedere tra le tempeste e le bufere, la vita è sovente simile al pellegrinaggio di questa giornata, sentiamo di essere chiamati a salire in alto, ad andare oltre; è importante continuare a credere ed alimentare a tutti i costi e in tutti i modi la fede e la speranza; e Dio, che non ci può dimenticare, comparirà a dominare le tempeste e ci introdurrà in un rifugio sicuro dove celebrare il suo Amore e la sua gloria. Il Cristo delle Vette è particolarmente adatto a ricordarci questo Gesù che cammina con calma e autorità su tutte le tempeste, non solo del Monte Rosa, ma del mondo.

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2004 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 7 agosto 2004

 

Attorno al Superiore Salesiano don Pietro Migliasso si dispongono don Remo Baudrocco, di Chiavazza (BI), don P. Angelo Cerruti, di Varallo Pomba, i Salesiani don Giovanni Moriondo, don Giuseppe Biancardi, don Franco Campello, don Giuseppe Capra; la presenza Salesiana è completata dai fratelli consacrati laici Mario Rosso, Claudio Marangio e Roberto Bava.

Si notano volti da sempre familiari a questa celebrazione: la guida alpina G. Piero Viotti di Alagna,  il cav. Agostino Negra (80 anni); la guida cav. Enrico Chiara (85 anni); per il C.A.I. di Varallo il dr. Giorgio Salina, i ragazzi costruttori: Mario Michela col figlio Abele, Beppe Bordone con la moglie Laura.Compaiono in divisa Fabio Loss e Maurizio Brentari, del Soccorso Alpino Guardia di Finanza di Riva Valdobbia: ci congratuliamo con loro per la vittoria di Silvio Mondinelli sul K2 il 26 luglio scorso; dell’Arma dei Carabinieri sono presenti  i marescialli Alan Barcelli, Roberto Rossi e Felice  Erba;  del Corpo Forestale di Stato,stazione di Scopa, sono presenti l’assistente Maurizio Brambilla e l’agente Franco Di Criscio. Il gruppo più numeroso giunge ancora dalla Valle Susa.

Ed ecco il momento più toccante della nostra celebrazione: l’offerta delle fiaccole dei Caduti: Serena Anna Salvucci e Alessandro Mennella morti colpiti dal fulmine sul Lyskamm Occidentale il 21 luglio 2003; Alberto Fornasari, caduto mentre scendeva dal Polluce il 28 luglio 2003; Fabio Baroni deceduto sul Monte Rosa mentre praticava lo snow-board; Gian Franco Cenerini caduto sulla cresta Nord del Tagliaferro il 23 agosto 2003; Sergio Simoni caduto il 13 agosto 2003 alla Bocchetta Pujo del Corno Bianco; la fiaccola di Federico Barell viene offerta dal dott. Nicola De La Pierre, mentre l’amico Willy Monterin di 79 anni, molto compreso ed emozionato, legge il profilo: «…Ricordo le escursioni e la bella compagnia che ci siamo fatti alla Capanna Margherita negli anni ‘50: lui sotto, custode della capanna e io al piano di sopra, a custodire l’osservatorio… È poi diventato presidente della Società Guide di Gressoney ed è sotto la sua presidenza che è stata decisa e portata a termine la costruzione del Rifugio Città di Mantova»; una fiaccola è dedicata a tutti i membri defunti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico nel 50° di fondazione; Mario Puchoz, guida alpina valdostana che 50 anni fa morì durante la prima spedizione del K2; Gianni Pastore morto nel luglio scorso, è stato presidente della Sezione di Varallo per 21 anni, era presidente quando costruimmo la Cappella e regalò la campana che sta suonando in suo ricordo; facciamo anche un ricordo per i 4 francesi che sono morti l’8 luglio: la guida alpina Marc Monier 39 anni di Briançon e i clienti Michelle Bourmeyster di 54 anni, Jean Bourmeyster di 66 anni e Joelle Lefebvre, partiti dal rifugio Lambronecca, sono precipitati dalla cresta del Castore; la comunità di Rosta presente fin dalla fondazione a questo appuntamento ricorda il giovane amico Gabriele Rada.


Il Superiore dei Salesiani don Pietro Migliasso così dice: «I Santuari mariani sono onusti di ex-voto per ringraziare Maria del soccorso dato direttamente dal Cielo, o stimolato attraverso il cuore dei suoi figli. Sappiamo di S. Bernardo d’Aosta, protettore degli Alpinisti, che mille anni fa fondò una congregazione religiosa di canonici regolari per il soccorso a chi valicava le Alpi, non per esercizio sportivo, ma per la necessità di una vita povera e sacrificata. Cinquant’anni fa, tra alpinisti molto idealizzati, nacque il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico e alcuni membri sono qui presenti; oggi, quassù tra queste ardue vette, vogliamo ringraziare quest’esercito silenzioso che tanti prodigi di abnegazione e solidarietà, anche estrema, ha compiuto su questo Monte Rosa, sulle Alpi e su altre montagne del mondo.

Alcuni di loro sono morti durante operazioni di soccorso, alcuni sono stati promossi all’onorificenza della medaglia al valor civile; per tutti c’è la promozione di Gesù: “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”; per tutti i defunti di questo nobile sodalizio, che tanto onora la nostra patria e le nostre radici cristiane, sarà offerta una delle fiaccole. La fiaccola esprime: col fuoco, il calore della solidarietà e con la luce, l’ideale che illumina la vita e i passi da compiere » .

Ing. Gianni Pastore fu per 21 anni presidente della sezione del C.A.I. di Varallo ci lasciò il luglio scorso all’età di 83 anni; favorì il rinnovo di tutti i rifugi, la nascita del rifugio Pastore all’Alpe Pile e l’erezione della nostra Cappella e donò la campanella proveniente dalle fonderie Mazzola di Valduggia.

Il celebrante don Migliasso dice: «Vogliamo ringraziare Maria, Madonna del Soccorso e Ausiliatrice, per tutti i passi di solidarietà che sono avvenuti sulle montagne, anche tra le lontane montagne del mondo dove alpinisti Italiani hanno aperto scuole e centri di solidarietà e promozione per i bambini e giovani di popolazioni  poverissime; in particolare, come salesiano, voglio ringraziare per le guide alpine italiane che hanno collaborato con il missionario salesiano valtellinese, don Ugo De Censi, nell’”Operazione Mato Grosso” all’erezione di tre altissimi rifugi Andini in Perù (uno intitolato a Don Bosco, a 4700 metri dell’Huascaran) e hanno aperto la prima scuola di Andinismo in cui lo scorso anno sono stati diplomati “guide andine” 12 giovanissimi Peruviani (La rivista “Lo Scarpone” di giugno 2004 menziona appunto le guide Fabrizio Manoni e Franco Bertoglio)»

Serena Anna Salvucci 26 anni di Vignole Borbera e Alessandro Mennella, 31 anni di Novi Ligure colpiti dal fulmine il 21 luglio 2003 sul Lyskamm Occidentale

I genitori Gian Franco e Maria Rosa hanno scelto per Serena queste parole: «La montagna, il mare, tutta la natura erano parte dominante nella tua vita ed hai lasciato la tua vita nel luogo che consideravi il più bello del mondo. Sarai per sempre nei nostri cuori con infi nita tenerezza, perché sei stata grande. SPLENDIDA, SPECIALE AMORE per tutti. Sii benedetta dal Signore nella pace e nell’incanto lassù, con gli Angeli ed i Santi del Paradiso».

Per Alessandro, mamma Anna Maria e papà Aldo scrivono: «Amavi il mare; ad ogni immersio ­ne eri pesce tra i pesci, acqua con acqua. Camminavi fra i boschi del tuo Appennino immer ­gendoti nella sua bellezza come in un dolce abbraccio. Per difenderlo sei stato attivissimo nella protezione civile, hai spento incendi, hai riaperto sentieri. Adoravi la montagna; per comprenderla ed affrontarla sei stato Alpino per 15 mesi e dopo, la fatica della scalata o dell’ arrampicata rappresentava per te una necessaria preparazione al godimento immenso e totale del momento in cui, giunto alla vetta, ti saresti sentito tutt’uno con la bellezza e la potenza di ciò che ti circonda­va. Il tuo animo, teso verso cose vere e incontaminate, ti ha reso amico sincero, sempre disponibile ed indimenticabile. La tua famiglia ti amerà per sempre e, pur nel dolore più straziante, sarà sempre grata di aver diviso con te trenta brevissimi, meravigliosi anni. Grazie di essere stato con noi».

Federico Barell, benemerito del Monte Rosa. già capo della Società Guide di Gressoney; leggiamo dal Bollettino parrocchiale: «Il 29 settembre spirava ad Aosta Federico Barell, “Fritz” per gli amici, all’età di 75 anni. Non è facile dire di lui ora. Acutezza d’intuito, sensibilità e generosità di cuore si nascondevano molto spesso in un approccio ironico e quasi distaccato da situazioni e persone. Era un appassionato cultore della vita e della tradizione agricola e montanara walser. Ci scrive l’amico e guida Willy Monterin: “Ricordo le escursioni e la bella compagnia che ci siamo fatti alla Capanna Margherita negli anni ’50: lui sotto, custode della capanna e io al piano di sopra, a custodire l’osservatorio. Nell’estate del ’63 abbia ­mo insieme compiuto al Monte Bianco il corso di guide. È poi diventato presidente della Società Guide di Gressoney ed è sotto la sua presidenza che è stata decisa e portata a termine la costruzione del Rifugio Città di Mantova: un’impresa di non poco conto, cui mise anche fisicamente mano, come tutti noi, quando si trattò di trovare le pietre per la costruzione e portarle sul posto … ”

Ricordiamo i 50 anni della prima salita al K2 dedicando una fiaccola alla guida Mario Puchot e a tutti i defunti che parteciparono a quell’impresa.

Mario Puchoz, valdostano di Courmayeur, morì il 21 giugno 1954 a seimila metri in una tenda del secondo campo. Aveva 36 anni, era stato scelto a far parte della pattuglia delle guide e alpi­nisti per l’assalto al K2 per la sua forza, per la sua resistenza e per la profonda bontà d’animo. Mai nessuno lo aveva sentito lamentarsi, o lo vide vacillare, sostare, chiedere aiuto. «Era una. guida del Monte Bianco». dissero i suoi compagni: l’ elo­gio funebre più solenne del piccolo Puchoz; il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi gli conferì la medaglia d’oro (alla memoria).


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2003 – Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 2 agosto 2003

 

 

Presiede la celebrazione don Paolo Ripa, per la 5a volta in questi 36 anni, è Vicario del cardinale Severino Poletto per la Vita consacrata. Concelebrano don Remo Baudrocco, don Millo Segafredo, don Giuseppe Capra; animano i cantori del “Genzianella” e altri “Cori Biellesi”,.

Onorano la celebrazione con la loro presenza le Guide Alpine di Alagna Alberto Enzio e il figlio Michele, il cav. Enrico Chiara (84 anni), Gianpiero Viotti; di Macugnaga la guida Fabio Iacchini e il sindaco Teresio Valsesia, il dott. Giorgio Salina del C.A.I. di Varallo, i marescialli dei Carabinieri Alan Barcelli, Roberto Rossi e Felice Erba e le guide del S.A.G.F. Paolo Della Valentina e Davide Recruccolo; del C.A.I. di Gressoney il presidente dott. Franz  e Nicola De La Pierre.

La piccola Giulia Davico (6 anni) con il papà Michelino e gli amici braidesi Piera e Valerio Fissore il giorno della festa della Madonnina dei Ghiacciai.

Vengono presentate le fiaccole di Enrico Quaranta e Alberto Borsi caduti assieme sul Lyskamm, di Silvano Carmellino, di Davio Dalessio, di Michele Fardo, di Emilio Detomasi, delle tre guide di Macugnaga Pierino Iacchini, Lino Pirrone ed Ernesto Fich, di Carlo Delpini che ha lavorato per 15 anni a Capanna Gnifetti, di Paolo D’Alonzo, morto recentemente alla diga del Gabiet durante il lavoro, di don Luigi Ravelli nel 40° anno di morte.

                                 Sabato 2 agosto: celebrazione della S. Messa

 

Pierino Iacchini, Lino Pirrone e Ernesto Fich sono stati protagonisti d’importanti imprese alpinistiche sul Monte Rosa; così li ricorda la comunità di Macugnaga: «Pierino era componente della cordata (dell’accademico varesino Mario Bisaccia) che nel 1959 ha vinto il “Triangolo della Jazzi”, a quell’epoca una delle vie più difficili del massiccio (L’itinerario è stato poi ripetuto in prima solitaria e in prima solitaria invernale dal figlio Fabio). Pierino fu anche a lungo capoguide e presidente del “Club dei 4000”, che riunisce i salitori della Est del Rosa. Lino ha invece segnato con Luciano Bettineschi e altre guide di Macugnaga, la grande stagione delle “prime invernali”, fra gli anni ‘60 e ‘70: parete Est della Dufour, Cresta Santa Caterina, Canalone della Solitudine. Ernesto ha svolto con grande modestia e passione il suo lavoro di guida. Tutti e tre sono prematuramente scomparsi, ma rimarranno nel cuore di coloro che li hanno conosciuti anche per i valori umani che ci hanno lasciato. Macugnaga li ha ricordati recentemente dedicando loro il “sentiero naturalistico del Monte Rosa”».

Emilio Detomasi, di anni 61, di Alagna, nato il 27 marzo 1941 morto il 17 giugno 2002 dopo aver lottato in piedi per tre anni contro la leucemia. «Fu alpinista e guida alpina di grande valore, maestro di sci e insuperabile sciatore alpinista, membro  del Soccorso Alpino, collaboratore essenziale nel rinnovamento dei rifugi Margherita, Gnifetti, Gugliermina, Resegotti e Balmenhorn…»

Michele  Fardo,  42  anni,  morto  il 23-12-2001 in Val Soana durante la salita di una cascata di ghiaccio. «Istruttore Regionale e poi Istruttore Nazionale di Alpinismo (INA), fonda la Scuola di Alpinismo “Due Valli” del CAI Mosso S. Maria di Vercelli. All’attività didattica come vicepresidente della Commissione Regionale Scuole di Alpinismo e istruttore della Scuola Interregionale affianca quella di alpinista esploratore con l’apertura di palestre di arrampicata sul Monte Barone di Coggiola, in Val d’Aosta nella zona di Bard e Machaby e nella valle di Champorcher; palestre di arrampicata artificiale a Pray Biellese, a Cossato e indoor a Mosso; pubblica inoltre due guide di arrampicata: “Arrampicare nel Biellese” e “Arrampicare a Bard”».

Alberto Borsi, 39 anni di Cuneo, caduto il 21 luglio 2002 sulla Nord del Lyskamm insieme ad Enrico Quaranta, lasciando la moglie Raffaella in attesa del figlio, Alberto Enrico, tanto desiderato. L’amico Paolo Ponzio così ha scritto: «… entusiasti della salita al Monte Bianco appena compiuta.: tu Alberto avevi 20 anni ed io 24 … ci giurammo eterna amicizia, la montagna ci avrebbe sempre unito; tu sei diventato uno stimatissimo veterinario amante degli animali; hai coltivato altre molteplici passioni: il tennis, il calcio, il ciclismo, la maratona, con grandi risultati. Le centinaia di persone che ti hanno conosciuto hanno potuto apprezzare le tue grandi doti di umanità e di lealtà. Il tuo bimbo tanto desiderato, ma che non hai visto nascere, un giorno domanderà: “Dov’è mio papà Alberto?” Di risposte certe io non ne avrò, ma di sicuro gli racconterò ciò che tu sei stato: un amico sincero e leale, animato da una grande passione per tutto ciò che facevi; un vero GRANDE UOMO».

 

 

Offriamo l’ultima fiaccola per i 40 anni dalla morte di don Luigi Ravelli (nato 1879 – morto 1963), pioniere dell’alpinismo Valsesiano, Canonico della Collegiata di Borgosesia. Cavagliere Pro Ecc. et Pont.  Accademico del CA.I.. Medaglia d’Oro, membro emerito dell’Ordine del Cardo Storico. Scrittore che scrisse integralmente la guida della Valsesia e Monte Rosa. Parroco di Foresto Sesia per 59 anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È certamente una delle figure più rappresentative e conosciute dell’ambiente alpinistico e culturale valsesiano. Con i fratelli Guglierrnina di Borgosesia ed il cugino Francesco (Cichin) Ravelli, fu fra i pionieri del nostro alpinismo e venne accolto fra i membri del Club Alpino Accademico Italiano (CAAI). Ma il suo ricordo in valle rimane soprattutto legato al suo “Valsesia e Monte Rosa”, la prima, completa, guida alpinistica-artistica-storica della Valsesia, pubblicata nel 1924 ed ancor oggi in gran parte attuale nonostante i mutamenti intervenuti nelle condizioni di percorribilità dei sentieri montani. La nostra Sezione celebrerà il 6 agosto il 40° della morte di questo indimenticabile sacerdote, alpinista e scrittore, lassù al Bivacco di Terrafrancia in Val d’Otro, a Lui intitolato, ma non possiamo dimenticare che don Ravelli, nel suo modo di intendere e praticare la montagna, non mancò di apprezzare anche il canto corale, che dello spirito della montagna è una delle espressioni più vive ed immediate. E di ciò troviamo ampia traccia nei suoi gustosi scritti di “Per Valli e Monti” con la Giovane Montagna, l’ass. Alpinistica di cui egli fondò la sezione valsesiana.

Don Ravelli favorì l’alpinismo e l’ingresso nel C.A.I. anche al ceto popolare, in particolare ai giovani (prima era quasi esclusivamente ad una “elite”), favorì la S. Messa in orari adatti agli alpinisti e le celebrazioni in montagna: gli anni del suo maggior impegno sono tra le due grandi guerre (1925 – 1940); la pagina che riportiamo è probabilmente di quel periodo ed è estratta da: “Per Monti e per Valli” con “La Giovane Montagna”:

Sui Pinnacoli del Monte Rosa

«Alle 5,30 scorgiamo sul vertice della Piramide “giocare i primi raggi del sole, ma ‘Col sole – sorge anche dai misteriosi abissi del Lys un venticello che s’infervora sempre di più, sì da diventare in breve tormenta bella e buona. Sfionda il sole dall’ alto nel più limpido sereno, ma dal basso, come da alveari irritati, irrompono a sciami punte dìacciate e volanti, pungiglioni dì vespe invisibili, fìnissimi aghi che feriscono come strali, che tormentano il viso, penetrano attraverso la reticella degli occhiali, passano attra­verso i guantoni di lana, sorpassano le pesanti stoffe del vestito. La neve che copre il ghiacciaio è tutta in moto, e fluttua come onda del mare: e quella che è più scossa dal vento, svolazza per l’aria con urli e sibili simili a strida di streghe. Sospinti da tale musica verso le 7 poniamo piede sulla Piramide Vincent (4215) ove speriamo trovar salvezza, ma una raffica più feroce delle altre ci investe, ci squassa, ci toglie il respiro, ci flagella e ci rigetta sul Colle Vincent (4100). Qui la compagnia si spezzetta e mentre i più impressionati, irrigiditi dal freddo, ritornano alla Gnifetti, noi ci arrampichiamo sul Balmenhorn (4231) in cerca di un riparo per la celebrazione della Messa.
La capanna militare del Balmenhorn ha la finestra aperta e scardinata, sicché l’interno è tutto pieno di neve e ghiaccio: affacciatomi ad esso, un soffio gelido mi viene a percuotere il viso e mi fa pensare all’alito di un morto, Vi entriamo tuttavia come meglio possiamo, squadriamo alla perfezione un blocco di ghiaccio in posto, vi disponiamo sopra il mostro altarino e alle 8 la S. Messa comincia. Di fronte il Lyskam si va ornando di luci e di sole per onorare la maestà di Dio che sta per na­scere in mezzo a noi, mentre i fiocchi di neve, flagellati dal vento, si affacciano curiosi alla finestra ed entrano festosi in folla, come bianche farfalle, a vedere cosa si compie in questa seconda povera capanna di Betlernme».

 

Dopo la benedizione del celebrante ascoltiamo il saluto del Club Alpino Italiano
affidato a Teresio Valsesia: «Cari amici, il dovere della memoria ci ha richiamati anche quest’anno qui alla Gnifetti; credo di interpretare i vostri sentimenti nel dire grazie a don Capra che ci dà questa opportunità ogni anno con una organizzazione sempre puntuale e meticolosa; aggiungiamo, anche a nome dei familiari dei defunti e degli amici, un grazie a tutti i celebranti, al coro e direi anche al C.A.I. di Varallo che collabora attivamente a questa giornata commemorativa, rappresentato oggi dagli ex presidenti Salina e Soster. Noi che andiamo in montagna, non ne dimentichiamo il ricordo, ne coltiviamo la memoria giorno dopo giorno, perché frequentando la montagna non pratichiamo l’effimero, la superficialità, ma valori profondi non cancellabili.
        Quest’anno ho visto, dall’elenco dei nostri amici commemorati, che c’è una grande diversità: non sono solo alpinisti, ma anche gente che ha lavorato in montagna, e non sono meno importanti, anzi, dobbiamo ringraziarli, noi che andiamo in montagna per il tempo libero, per occupare il nostro spazio di relax, di sport e di passione; e poi le guide, (4 guide!), credo che sia la prima volta che ricordiamo 4 guide, che hanno dedicato tutta la loro vita alla montagna, 3 guide di Macugnaga morte in un anno; per la nostra comunità è stato un colpo abbastanza duro, e poi Emilio Detomasi di Alagna; chissà quante volte queste guide si sono incontrate qui alla Gnifetti, sul Monte Rosa quando facevano le escursioni con i loro clienti.
   Sono convinto e siamo convinti tutti, che anche oggi si incontrano qui con noi, e con noi c’è anche don Ravelli: la sua “Guida della Valsesia”, scritta 80 anni fa, è ancora attualissima per la ricchezza di informazioni. Se non avete avuto l’occasione di farlo finora, leggetela e fate pure delle escursioni con la guida di don Ravelli, è un compagno fedele che non tradisce”».

                                                                                                                      

Domenica 27 luglio 2003.

27 luglio 2003; affollamento degli alpinisti alla celebrazione ai XII Apostoli nel cuore del Brenta.
La chiesa dei Caduti della Montagna fotografata dall’interno

L’ultima domenica di luglio, come preparazione e gemellaggio con la nostra celebrazione, ho partecipato al raduno annuale per la “Memoria dei Caduti della Montagna” alla XII Apostoli, nel cuore del Brenta, che si celebra sin dal 1953; è una celebrazione in parallelo con la nostra festa della Madonna dei Ghiacciai”, molto più partecipata perché si trova a 2400, ma molto più generica della nostra.

La grande Croce segnala come abside la chiesa dei “Caduti della Montagna”, fu scavata nella dolomia nel 1953 per iniziativa di don Bruno Nicolini.

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2002 – Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 3 agosto 2002

 

 

A Capanna Gnifetti gli alpinisti che vogliono salire sul Rosa hanno ricevuto la sveglia alle quattro, e alle quattro e trenta cominciano a scomparire nell’ovatta bianca di nubi che tutto avvolge. Dalle ore cinque il telefono comincia a squillare in continuazione e il direttore del Rifugio non fa che ripetere: «Qui Capanna Gnifetti, nebbia che va e che viene…». Molti disdicono l’appuntamento dicendo: «Qui piove, le previsioni date non sono buone… non ce la sentiamo di salire…».
Noi siamo abituati dal 5 agosto 1967 ad avere fiducia nel tempo meteorologico; in questi 35 anni di vita della Cappella possiamo ringraziare il Cielo e tutti gli amici che abbiamo lassù per avere sempre potuto compiere questa ascensione e celebrazione.

Il nostro appuntamento ci permette di riabbracciare antichi amici: il dr. Giancarlo Boccagni che per molti anni partecipò come coordinatore generale del Corpo Forestale Statale della provincia di Vercelli, ed ora come presidente dell’A.N.F.I.C. (Associazione Nazionale Forestali Italiani in Congedo), assieme a lui, in divisa, l’ispettore capo della stazione di Scopa-Valsesia Dario Lorenzon, l’assistente Claudio Casonato, gli agenti Maurizio Brambilla e Eros Falgari; sono qui non solo per la relazione normale che i membri del C.F.S. hanno con queste celebrazioni alpine ma anche per onorare la memoria del primo caduto di cui facciamo memoria, l’atleta di Gressoney Leonardo Follis di 34 anni che fin dai suoi 20 anni ha fatto parte del Corpo Forestale dello Stato, per i cui colori ha gareggiato ad alto livello fino al 2001, vincitore del prestigioso “Trofeo Mezzalama” a coppie.
Compaiono volti graditissimi da 35 anni: il cav. Enrico Chiara, ha 83 anni e oggi fa da guida alle nipotine Chiara (16 anni) e Monica (11 anni) che custodiscono a turno, gelosamente, la piccozza del nonno, una “Grivel” degli anni 1955 – 60; il cav. Agostino Negra, la guida Gian Piero Viotti, che mi dice: “Ero qui quando abbiamo messo la prima pietra, oggi non potevo mancare!”.

Compare il volto amicissimo di Sergio Tabachi di Ceppo Morelli, che denota una gioia speciale; ha con sé due trombettisti alpini della Valle Anzasca, Enzo Bacchetta di Bannio Anzino, maestro della “Fanfara Alpina Ossolana” e Marco Garbagni di Ceppo Morelli; con loro Carlo Lanti e Mirko Battaglia. Compaiono il prof. Guido Sertorio e Cristiana Lombardi, genitori di Luigi Amedeo; si presentano Angelo Cucchi, Giulia, Anna e Chiara di Ornavasso che vengono ad onorare il loro fratello Massimiliano e Francesco Rimella, di cui è presente anche la mamma Clelia; Luigi Ragionieri; la guida alpina Valdostana Bruno Bhétaz, con lui sono il fratello Evaristo con Felice Nicolino della società “Guide Alpine – Gressoney”. Il gruppo più numeroso giunge dalla Valle Susa, sia per ricordare l’amico Aldo Spaghetti sia per una affezione particolare al Monte Rosa e per confermare il “gemellaggio” tra la Madonna dei Ghiacciai e la Madonna del Rocciamelone avvenuto nel 1999; il dr. Vittorio De La Pierre (da quanti anni il dottore ci onora della sua presenza!) col figlio Nicola e una suora salesiana che ha scalato molte cime del Rosa, suor Maddalena Alfero e con lei Amedea Brignole; il parroco don Ugo Casalegno ha preferito fare tutta l’ascensione a piedi, così pure due giovani atleti sono saliti a piedi da Alagna. Ma il record lo stabiliscono 5 membri del CAI di Valle Mosso, Ezio Grosso, Michelangelo Ronchi, Vito Prinamello, Adriano Orbassano e Piero Longhini che hanno compiuto questo pellegrinaggio al Monte Rosa e alla sua Madonnina in 4 giorni di trekking; recano e lasciano una targa su cui sono incise queste parole: «Quassù, nell’immensa maestosità dei monti, mi sento in intimo colloquio con Dio” e sul retro sta scritto: “Trekking “La vie en Rose” dall’Oasi Zegna al Monte Rosa, mercoledì 31 luglio, giovedì 1, venerdì 2, sabato 3 agosto 2002».

Giovanni Deambrogio da Varallo Pombia, con il genero Adriano Colnaghi, viene a confermare la perfetta guarigione e ringraziare per la nascita del nipotino Luigi Filippo. Accanto al Vescovo si dispongono altri 5 sacerdoti: don Ugo Casalegno parroco di Gressoney, don Giovanni Tagliero, don Remo Baudrocco di Chiavazza (BI), don Fernando Sarcinella di Busto Garolfo (MI) e il sottoscritto don Giuseppe Capra.

Sabato 3 agosto: celebra la S. Messa il Vescovo di Chiavari mons. Alberto Maria Careggio.

Il Vescovo di Chiavari, Mons. Alberto Maria Careggio dice: «“La religion des souvenirs”, la religione del ricordo è quella che facciamo noi oggi; di fronte alla morte dei nostri cari ci domandiamo: Che senso hanno la vita e la morte? Ci risponde la Sacra scrittura: “La loro fine parve una sciagura, ma essi sono nella pace”. C’è una espressione di S. Agostino che dice: “Quale abisso è il cuore dell’uomo”; perché questa sete di infinito? I monti sono sempre stati considerati come luogo privilegiato per incontrare Dio, specie per noi che oggi siamo saliti qui per celebrare l’Eucarestia».

Ci ritroviamo attorno al Vescovo di Chiavari, il valdostano mons. Alberto Maria Careggio e facciamo memoria di Leonardo Follis, 34 anni di Gressoney, faceva parte del Cs. Forestale, nel 1999 fu campione italiano di sci-alpinismo a coppie e vincitore del prestigioso “Trofeo Mezzalana”; di Paolo Re, 71 anni di Milano, direttore alla scuola di alta montagna “Parravicini”, accompagnatore del corso sci-alpinismo, uno dei primi organizzatori della scuola sci-alpinismo “Righini” del C.A.I. di Milano; di Renato Andorno, nato a Grignasco, fotografo, alpinista, aveva percorso sentieri e vie di mezzo mondo, una delle più significative col C.A.I., “Camminitalia”, aveva partecipato a 15 spedizioni sugli “8000”,  l’ultima ad agosto 2001 in Himalaya, dove era impegnato con l’amico Silvio Mondinelli in progetti di sostegno a favore dei bambini del Nepal; di Aldo Spaghetti, 58 anni, presentato dagli amici della Valle Susa, fondatore e presidente per molti anni dello Sci Club “Col Biön”. Rinnoviamo la memoria di Giorgio Bertone, guida alpina della Valsesia e del Monte Bianco nel 25° della sua morte, presenta la fiaccola l’amico Giorgio Salina.

Tra i sacerdoti amici di questa celebrazione ricordiamo Don Ferdinando Marchi, vicario della Diocesi di Biella che ha avuto degna commemorazione al Rifugio “Coda” da parte del C.A.I., sezione di Biella e coro “Genzianella Città di Biella” lo scorso 20 luglio; i Salesiani Don Aldo Bombara (87 anni, † 19/11/01) che partecipò per oltre 20 anni a questo appuntamento, Don Gino Borgogno (80 anni, †21/04/02) animatore e organizzatore per circa 30 anni delle Polisportive Giovanili Salesiane di Italia e di Europa per fare dello sport uno strumento educativo, Don Ambrogio Garegnani (77 anni, † 12/07/02) uno dei soci fondatori di questa Cappella.

Al termine della S. Messa il Vescovo fa a tutti una gradita sorpresa dando lettura della benedizione apostolica da lui sollecitata e inviata dal Santo Padre espressamente per questa celebrazione: «Sua Santità Giovanni Paolo II° nel 35° anno della Cappella “Madonna dei Ghiacciai”, presso la Capanna Gnifetti sul Monte Rosa che sarà ricordato il 3 agosto 2002 in occasione della celebrazione dell’Anno Internazionale della Montagna, impartisce di cuore l’implorata Benedizione Apostolica al promotore dell’iniziativa, Don Giuseppe Capra s.d.b., e la estende a tutti gli alpinisti ed amanti della montagna che si associano al significativo atto di pietà mariana con cui vengono commemorati anche quelli defunti sui monti e mentre invoca per essi la S.S. Vergine e Madre Immacolata affinché li protegga specialmente nelle ascensioni e ne elevi lo spirito, auspica che le scalate sulle alte vette li faccia sentire più vicini a Dio e li renda più attenti e sensibili ai problemi e alle necessità delle persone.

Leonardo Follis, 34 anni, di Gressoney. I famigliari ci hanno mandato questa breve presentazione della sua vita e personalità: «Leonardo Follis *12/09/1967 –  14/03/2001. Un giovane uomo, un grande atleta; inizia la sua carriera come fondista e fa parte della squadra Nazionale Giovanile. A 20 anni entra nel Corpo Forestale dello Stato per i cui colori gareggerà ad alto livello fino al 2001, anno della sua scomparsa. Ma è lo sci-alpinismo che più lo appassiona, sport duro e di fatica in cui l’uomo si misura da solo con la montagna, la sua grandiosità e le sue insidie. Nel 1999 vince il “Trofeo Mezzalama “, la più prestigiosa cavalcata dei ghiacciai da Cervinia a Gressoney e, grazie anche allo straordinario motore che egli possedeva, era considerato uno dei più forti sci-alpinisti d’Italia e di Europa. Leonardo, dal carattere schivo e riservato di uomo di montagna, forte e caparbio nel suo essere atleta, generoso e dolce nel suo vivere quotidiano. La neve che lo ha accompagnato in tante sue giornate, in fantastiche e faticose imprese, in indimenticabili vittorie, quella candida neve che brilla al sole e tutto copre, gli ha tolto il soffio della vita e lo ha portato via da noi. O Madonna dei Ghiacciai, fa che viva in pienezza e nella Luce, su vette ben più alte, dove tutti un giorno ci ritroveremo, per sempre».

Leonardo Follis, 34 anni di Gressoney, vincitore del Trofeo Mezzalama a coppie, il 24 aprile 1999 caduto il 14 marzo 2001

Renato Andorno di Ghemme (1932 – 2002).
La moglie Bruna ci ha inviato questo profilo da porre accanto alla fotografia nell’album conservato nella Cappella: «Signore, se ci sono le montagne in Paradiso, e ci sono di sicuro, lascialo camminare. Non importa se ci sarà da fare fatica, da portare pesi, da dimenticarsi di mangiare, da attendere per ore e per ore sfacchinare. Signore, se c’è la neve in Paradiso, e c’è di sicuro, lascialo muovere per gli spazi immensi che ci hai donato. Non importa se farà freddo, se ci sarà da gelare, da resistere alla stanchezza per giorni e per giorni patire sacrifici. Signore, se ci sono rifugi in Paradiso, e di sicuro ci sono, lascialo fermare. Basteranno pochi minuti: per pensare alla sua famiglia, che per lui è la cosa più importante e non c’è viaggio o fotografia speciale che conti. Per incontrare di nuovo Maria Grazia, così che insieme possano, ogni tanto magari, gettare uno sguardo a quelli che da loro avevano ancora tanto da imparare. Ti ringrazierà di poter tornare ogni giorno a fare il suo dovere. Lascialo lavorare, Signore, e non ti chiederà più nulla. »
(Namaste Renato).

Dal “Lo Scarpone” numero 11 – novembre 2000, leggiamo: “Il 20 ottobre 2000 a Namche Bazar, in Nepal, una scuola per i figli degli sherpa è stat inaugurata per iniziativa degli “Amici del Monte Rosa. A tagliare il simbolico nastro sono stati Silvio Mondinelli e Renato Andorno”.

Da sinistra: Silvio Mondinelli, Renato Andorno con in braccio la piccola Cecy che hanno adottata e portato in Italia per essere curata da una grave malattia agli occhi e Andrea Enzio.

Da 20 anni circa desideravo tornare sul Castore per assicurare il busto bronzeo di Don Bosco che era stato lassù collocato da Don Natale Cignatta e dal gruppo di 20 giovani lavoratori provenienti dal 1° oratorio salesiano di Valdocco. Abbiamo scelto per celebrare il 50° anniversario il 16 agosto, giorno natalizio di Don Bosco, in cui 50 anni fa facevano la professione religiosa i salesiani.
Siamo giunti in vetta verso le ore 9, abbiamo trovato il piccolo busto di Don Bosco rifugiato sotto un tettuccio di roccia, completamente distaccato e in pericolo di cadere e scomparire nell’abisso Sud della montagna su cui è collocato: ci è parso un miracolo che fosse ancora lì, con tutti i segni che porta dei fulmini ricevuti. Ci ha invasi un senso di tenerezza e commozione nel trovarlo lì e sentire la storia dei 20 giovani lavoratori che con il loro prete di campeggio lo portarono su, quasi ad invitarlo a benedire dall’alto tutti i campeggi e tutti i giovani che conoscevano il suo nome.
Fulgido Tabone, il rifacitore di tutte le strutture del Rocciamelone, che ha accettato di mettere in sicurezza anche il Don Bosco del Castore, è entrato subito in azione col trapano a batteria, ha fissato la “targa”,  ha scalpellinato la roccia perché potesse accogliere bene il busto bronzeo allineato sopra la targa.
La targa era stata benedetta a Valdocco dal Superiore Regionale Salesiano Don Luigi Testa e reca questa scritta: «A Don Bosco (1815 – 1888) / Maestro e guida / I giovani dei campeggi 10 Agosto 1952 / Don Natale Cignatta oratorio Valdocco Torino e Don Michele Do di Saint Jacques con le guide alpine di Ayas Giuseppe Fosson, Augusto e Umberto Favre / il 16 Agosto 2002 gli amici della Madonna dei Ghiacciai al Monte Rosa,il parroco di Grassoney e le Guide Alpine di Ayas».

                                                                             

 

Mentre i lavori si protraevano abbiamo deciso di celebrare la S. Messa non in vetta ma al rifugio Quintino Sella (3587 mt.), dove una ventina di alpinisti erano rimasti ad attenderci; ci siamo raccolti in preghiera, eravamo una trentina circa, abbiamo cantato “Don Bosco ritorna”: vari ex-allievi erano presenti attorno ai due salesiani, Don Vincenzo Caccia e Don Giuseppe Capra.
Al rifugio abbiamo concelebrato alle ore 12 insieme al parroco di Gressoney, Don Ugo Casalegno e due padri alpinisti, uno di  Romagna e una di Genova. Ho richiamato le parole che il grande alpinista piemontese, Francesco Ravelli, 83 anni, aveva detto piangendo il 5 agosto 1967 all’inaugurazione della Cappella Madonna dei Ghiacciai nel ricordo di Don Aristide Vesco e poi di tutti i Caduti del Monte Rosa: “Che bella cosa ha ispirato Don Bosco ai suoi giovani” e io avevo risposto che Don Bosco amava ripetere «La gratitudine è il più bel fiore che possa adornare un cuore giovanile».

                     Celebrazione de 16 agosto al Rifugio Quintino Sella.

Don Bosco, il 5 agosto 1988 centenario della sua salita la Cielo, ci aveva ispirato a riportare nella Cappella più alta di Europa la sua espressione autografa: «La Vergine Santa ci benedica e ci aiuti tutti a camminare per la via del Cielo».
Questo piccolo monumento a Don Bosco che abbiamo salvato sul Castore, vogliamo che sia anche un piccolo monumento a tutti quei salesiani ed animatori che fecero della “montagna” ambiente e palestra di educazione e crescita spirituale, morale e civile: tanti alpinisti ricordano indelebilmente queste semplici grandi esperienze fatte nella loro gioventù.

                                                                

Alla domanda se su altre montagne del mondo ci siano monumenti a don Bosco, dall’America Latina ci giunge risposta che il nome di don Bosco è stato dato ad un rifugio che è sorto in Perù, a Chacas-Ancash, situato a 4670 metri all’Huascaráne che fa parte di una serie di iniziative Andine promosse dal salesiano don Ugo De Censi, promotore di un’ampia organizzazione detta OMG. (Operazione Mato Grosso) e sostenuta da molti volontari italiani, tra cui guide italiane e atleti della montagna.

Il recordman di corsa in montagna Cesar Rosales posa col suo maestro Valerio Bertoglio, guida alpina

 

 

 

Ben quattro sono i rifugi Andini oltre i 4000 m. promossi dalla OMG., così pure è sorta la scuola per guide Andine, tutte iniziative di cui parala in questi anni anche la rivista “Lo Scarpone”, ad esempio il numero di settembre 2010 che a pagina 10 ospita (come altre volte) un articolo dell’atleta di corse alpine e guida alpina, Valerio Bertoglio, che nel 2001 è stato per tre mesi in Perù per la formazione delle guide andine e lì è iniziata la sua attività di volontariato; nella foto del giornale sotto riportata, dice: 

 

 

 

 

Tratto da “Montagne 360°” di maggio 2012 a pagina 71, congratulandoci  per XIª edizione del premio “Una Vetta per la vita”.

Franco Micheli è nato a Milano nel 1962 e risiede in Valle Camonica. Geografo, fotografo, alpinista,esploratore, giornalista, scrittore, è garante internazionale di Mountain Wilderness. E’ autore di diverse guide e collabora come volontario con la scuola di andinismo “Don Bosco en los Andes” creata in Perù dall’Operazione Mato Grosso”.

 

 

Difficile descrivere in poche parole Padre Ugo de Censi, Valtellinese nato il 26 gennaio 1924 in provincia di Sondrio. Difficile fare intuire, attraverso le sole parole, l’amore, la dedizione, la totalità del suo dedicarsi ai giovani e ai poveri. Proviamo allora a dire qualcosa di lui attraverso una sua lettera.

«Quando decisi di andare tra i poveri del Perù, supplicai il vescovo di Huari di darmi una parrocchia situata nelle vallate più nascoste delle Ande.
Mi affidò Chacas e Yanama, che si trovano al centro della Cordillera Blanca, tra i 3000 e i 4000 metri di altezza, ai piedi del massiccio del Huascaran e Huandoy.
Cosi le montagne fanno da corona alla mia vita. Per la mia gente, le montagne sono “belle” se danno pascolo e legna, mentre ghiacciai e nevai solo gli ricordano la fame e il freddo.
Da 30 anni fa ad oggi, le cose sono cambiate attorno alle montagne.
Dai pendii, dove coltivano patate e cereali, hanno visto passare gente strana: con zaini e vestiti colorati.
Che cosa troveranno sulle cime? Cosa ci sarà che li attrae?
Molti di questi nuovi arrivati si preoccupano di non pestare i fiori, però passano senza curarsi sopra la povertà e i costumi di questa gente.
Molte volte nemmeno si accorgono della gente che vive ai piedi delle montagne che scalano.
Con gli occhi di questi contadini guardo a questi nuovi “Conquistadores” … capisco, perché anch’io amo la montagna, ma qui loro parlano di aprire nuove vie alle cime.
Non potrebbero aiutarmi ad aprire UN CAMMINO ANCHE PER I MIEI GIOVANI, figli di contadini, che per guadagnarsi il pane di ogni giorno scappano a Lima?»

 

Rifugi sulle Ande e la Scuola di Andinismo.
I rifugi sulle ande sono stati costruiti grazie ai campi di lavoro estivi dei ragazzi peruviani degli oratori delle ande.
– Rifugio Perù, 4765 m
– Rifugio Ishinca, 4350 m
– Rifugio Don Bosco-Huascarán, 4670m
– Bivacco Giordano Longoni, 5000 m
– Rifugio Alpamayo (in progetto).

Cari amici di Don Bosco, segnaliamo alcuni siti in cui si descrive l’attività di andinismo e di sostegno alle popolazioni andine svolte dal movimento di volontariato Operazione Mato Grosso (OMG) sulle Ande. Il sito web che sintetizza le motivazioni e il carattere dell’OMG per tutte le numerose attività che svolge in aiuto ai poveri è il seguente: www.operazionematogrosso.org

Il sito che racconta e spiega come sono stati costruiti e come vengono gestiti i rifugi dell’OMG, sia sulle Alpi che in Perù (cioè tutto grazie al volontariato, con lavoro e trasporti fatti  a mano e camminando, e destinando tutto l’incasso ai poveri delle Ande, senza rimborsi per chi svolge la gestione volontaria) è il seguente: www.rifugi-omg.org . Qui trovate anche le immagini dei rifugi andini, storie e commenti. Tutti i rifugi sono gestiti con lo stesso spirito e legati a Don Bosco, ma quello che è anche dedicato a Don Bosco nel nome è il Refugio Huascaran, lungo la via normale della omonima montagna più alta del Perù.

Le guide formate dall’OMG grazie all’impegno costante con 15 anni di permanenza in Perù della famiglia bresciana di Giancarlo e Marina Sardini, coadiuvati da molti esperti e guide alpine italiani, si chiamano oggi Guide Don Bosco 6000, sono parte dell’associazione nazionale delle Guide Peruviane (AGMP) e sono parte integrante delle guide internazionali UIAGM. La sede da cui operano è il moderno Centro Andinismo Renato Casarotto di Marcarà, Cordillera Blanca, e il loro sito è: www.donbosco6000.net

                                                                        

 

La Bolivia, grande tre volte e mezza l’Italia e con 6 milioni di abitanti è, con Haiti e Nicaragua, uno dei paesi più poveri dell’America Latina. Viene definita il Tibet del continente americano, in quanto l’altitudine media è di 4000 metri e la cima più alta raggiunge i 6542 metri.

La Missione Salesiana di Kami, nata l’8 dicembre 1977, copre un’area geografica molto vasta (910 kmq ) compresa nel Dipartimento di Cochabamba. Tale zona è costituita da un labirinto di montagne che vanno dai 3000 ai 4600 metri. La stessa Kami, dove la speranza di vita è sotto i 40 anni, si trova sulle pendici di un monte (a 4000 m. di quota) dove vivono, con i propri valori culturali, circa 20.000 persone nella quasi totalità appartenenti alle etnie Quechua (gli antichi Incas) e Aymara (pre-incaici).

Nel corso dei 25 anni di presenza della missione salesiana, e grazie anche ai volontari di COOPI (Cooperazione Internazionale), un’organizzazione non governativa (ONG) italiana, sono stati realizzati numerosi progetti, coinvolgendo la popolazione locale:
– Il progetto minerario ha realizzato un impianto di raffinamento del minerale che ha alleggerito notevolmente il lavoro dei minatori, garantendo inoltre una resa migliore. La crisi, conseguente al crollo del prezzo del minerale, ha purtroppo ridotto, per ora, l’impatto economico di questa iniziativa.
– Il progetto sanitario ha portato alla costruzione a Kami di un ospedale e alla costituzione di una mutua per minatori e campesinos.
–  Il progetto acqua potabile ha fornito, tramite la costruzione di una ottantina di piccoli acquedotti, l’acqua potabile alle comunità campesine che ne erano prive.
– Il progetto maglie ha permesso la costituizione di una cooperativa di circa 100 donne, in prevalenza mogli di minatori, che confezionano maglieria di alta qualità in lana di lama e alpaca.
– Il progetto strade ha permesso, tramite l’acquisto di una ruspa e di un camion, di realizzare una vera e propria impresa cooperativa per la realizzazione di ponti (in legno) e strade (sterrate) e per la loro manutenzione.

Altre realizzazioni sono state la falegnameria (che ha realizzato i banchi e gli infissi di un centinaio di scuole rurali), l’allevamento ittico (per arricchire la dieta costituita quasi esclusivamente da patate), il piano di rimboschimento (per rinsaldare il terreno e fornire legname, preziosissimo a quelle altitudini), il panificio (che rifornisce le scuole), il convitto (per permettere ai figli dei campesinos di proseguire gli studi a Kami, in quanto nelle comunità sono presenti solo le scuole elementari).

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2001 – Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 4 agosto 2001

 

 

La meteorologia non promette bel tempo, tutta la notte è segnata da lampi e temporali, ma al mattino il tempo si apre e 150 alpinisti giungono alle celebrazione insieme al celebrante don Fausto Perrenchio di Fontainemore, ex allievo di don Vesco al Liceo di Valsalice ora docente alla Facoltà teologica Salesiana di Torino.

Quest’anno a Torino mentre si celebrano i 100 anni della nascita di Pier Giorgio Frassati (6 aprile 1901) scopriamo nel volume “Il cammino di Pier Giorgio” raccolto dalla sorella Luciana Frassati, edito Rizzoli, che nel settembre 1920 mentre la mamma Adelaide Ametis dipingeva a Cheneil-Valtournenche, Pier Giorgio insieme al coetaneo Louis Carrel, figlio della guida Jean Joseph saliva la parete est dello Chateau des Dames e la nord del Gran Tournalin; Pier Giorgio definì l’amico “espertissimo. conoscitore della montagna, agile e sicuro nella scalata delle rocce “; è una prima buona definizione di colui che per 50 anni sarà guida leggendaria e segnerà vie celeberrime al Cervino. Abbiamo chiesto al prof. Giovanni Zanetti che sta per pubblicare il libro “Luigi Carrel. Una vita per lAlpinismo , editore Musumeci­Aosta” di darci una definizione del personaggio, ha risposto: “E’ l’ultima grande guida dell’alpinismo romantico“. Noi siamo lieti di ricordare in lui uno dei primi sostenitori della progettata cappella Madonna dei Ghiacciai che fu inaugurata il 5 agosto 1967 da Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo di Ivrea.

Giungono le Guide Alpine del S.A.G.F. di Riva Valdobbia, Maurizio Brentari e Paolo Della Francesca, insieme al maresciallo dei Carabinieri Alan Barcelli. L’Associazione Nazionale Alpini è rappresentata dal vessillo della Sezione Valsesiana retto da Donato Cerri, dal gagliardetto del gruppo di Gozzano, dal gagliardetto di Romagnano Sesia retto dall’alfiere Mario Pallone, dal gagliardetto di Omega retto da Maurizio Porrega. Sono presenti il presidente del C.A.I. di Varallo dott. Giorgio Salina e il cav. Agostino Negra. Ricordiamo i caduti Antonio Negroni di Valduggia e Alberto Vason di Arona. Facciamo memoria del beato Pier Giorgio Frassati e della guida Luigi Carrel di Valtournache nel centenario della loro nascita.

 

Vogliamo dedicare al giovane alpinista santo, Pier Giorgio Frassati, questa nostra ascensione nell’anno centenario della sua nascita (6/4/1901) e nascita della guida Luigi Carrel (12/1/1901) che a 19 anni si legarono in cordata, salirono con l’entusiasmo e la forza che possiamo immaginare, pregarono in vetta perché così usava Pier Giorgio, e cosi Luigi Carrel (“Noi abbiamo la nostra fede” rispose un giorno ad un cliente che aveva manifestato il suo stupore); poi si separarono e ognuno continuò la sua corsa da gigante: brevissima per Pier Giorgio (24 anni), lunga” (82 anni), provata e temprata ma sempre coerente ed esemplare per Carrel; ora dal cielo assistono alla nostra ascensione faticosa e gioiosa.

 

 

Louis Carrel, di Valtournenche (*1901 – 1983), coetaneo di Pier Giorgio Frassati e uno dei suoi primi compagni di cordata in roccia, autore delle più celebri vie al Cervino: la sud con E. Benedetti e M. Bich (1931), la est con A. Gaspard e E. Benedetti (1932), la direttissima del Furggen con Giacomo Chiara e Alfredo Perino (1941), la direttissima della parete ovest con C. Taddei (1947). Il prof Giovanni Zanetti, autore del volume Luigi Carrel. Una vita per l’alpinismo, così lo definisce: «L’ultima guida dell’alpinismo romantico; è stato un uomo di grande umanità, generosità e fede ... imprese al limite dell’eroismo e serena quotidianità si alternano; in qualche caso il suo prestigio induce a chiederne laccompagnamento per clienti di particolare importanza: famosa resta la richiesta della Real Casa per condurre la principessa del Piemonte, Maria Josè, sulla punta del Tzan e sul Monte Cervino, come di fatto avvenne nel 1941». Il 7 marzo 1967 presenziò, a Torino, alla presentazione del progetto di questa Cappella insieme al figlio Antonio e a Gino Barmasse, guide alpine.

 

 

All’omelia, il celebrante don Fausto Perrenchio, ci lascia questo pensiero rivolto alla memoria di don Aristide Vesco: «Ho scovato tra le mie vecchie carte, la lettera che don Vesco mi scrisse il 1° novembre 1959, in occasione della mia vestizione; un brano che ho riletto con gusto e credo che ci possa essere utile, dice: “E bello avere dei cari ricordi e ancor più bello il poterli condividere… Una gioia condivisa è sempre più grande; certi ricordi finiscono per diventare nella nostra vita punti fermi ancorati…; dobbiamo essere grati al Signore di concederci questi ricordi; sono nella nostra vita presente e futura il nostro piccolo faro, quasi una bussola e, più ancora, un segno della verità del nostro cammino, un pegno della nostra certezza e della nostra speranza anche, soprattutto, quando dovremo camminare nelle tenebre e forse anche entrare nell’agonia, quando saremo tentati di pensare che Dio ci ha abbandonati. “Rimanere fedeli ad alcuni ricordi raccolti nella nostra infanzia e nella nostra, giovinezza, questo è il segreto della felicità “, ha scritto Dostojevski.

 


 

 

 

2000 – Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 5 agosto 2000

 

I Rifugi “Capanna Gnifetti” e “Città di Mantova” sono quasi deserti poiché le previsioni metereologiche sono sfavorevoli anche per i prossimi giorni, quassù è nevicato tutta la notte; le guide alpine Maurizio Brentari e Roldano Sperandio, del S.A.G.F. di Riva Valdobbia sono saliti a piedi da Alagna e accompagnano mons. Alberto Maria Careggio, valdostano, Vescovo di Chiavari che presiede la celebrazione dell’Anno Santo della Redenzione.

Per la prima volta in 33 anni di celebrazioni, siamo ridotti ad un decimo dei partecipanti normali (è la stessa percentuale delle altre celebrazioni della Madonna delle Nevi: lago Miserin, Colma di Mombarone, Rocciamelone…); ci raccogliamo nella Cappella in circa 40 persone. Il C.A.I. di Varallo è rappresentato dal presidente Giorgio Salina e il cav. Agostino Negra che offre alla Cappella una riproduzione artistica, in legno di noce a sfumature diverse, del simbolo dell’Anno Santo. Gabriele e Marina Fuselli giungono per ricordare Guido Fuselli già presidente e consigliere del C.A.I. di Varallo, fedele per 30 anni a questa celebrazione.

Da Gravellona Toce scrive l’ing. Giacomo Priotto, che non è mai mancato a questo appuntamento: «Purtroppo non potrò essere presente alla Gnifetti sabato 5/08 p. v., per la concomitante inaugurazione dei rifugio CAI “G. Oberto” al M. Moro di Macugnaga, realizzato su mio progetto e direzione. La prego di voler trasmettere il mio saluto cordiale a tutti, quale vecchio past-presidenre generale del C.A.I. ed il mio ricordo affettuoso per tutti i tanti amici veri che sono “andati avanti” sulla montagna del cielo…, quest’anno in particolare per Guido Fuselli ed Oliviero Frachey».

Il Vescovo di Aosta, mons. Giuseppe Anfossi, scrive: «Sabato, 29 luglio, ho partecipato alla marcia-pellegrinaggio Fontainemore-Oropa attraverso il colle della Balma (mt. 2261) che da mezzo millennio unisce spiritualmente le popolazioni Valdostane a quelle Biellesi e Vercellesi. Ho camminato per 12 ore insieme ai 2000 partecipanti. In quell‘occasione mi è stato richiesto da don Capra di concedere la grazia del Giubileo dell’Anno Santo per coloro che saliranno sabato 5 agosto alla Madonna dei Ghiacciai e domenica 6 al Cristo delle Vette. Sono ben lieto di affidare a mons. Alberto Maria Gareggio questa concessione per tutti coloro che vorranno partecipare. A tutti estendo la benedizione, comunione e messaggio spirituale che ha lasciato alla Valle Giovanni Paolo II nel suo riposo a Les Combes».

Il Vescovo conclude l’omelia con questa preghiera: «O Maria, risplendente di singolare bellezza, amata dalle genti di montagna, venerata nei nostri santuari e sulle vette immacolate, rendi il nostro passo sempre sicuro; proteggi gli abitanti delle nostre valli. Aiutaci o Madonna dei Ghiacciai a fare della nostra vita una costante ascesa, a seguire sempre più Gesù Cristo Tuo Figlio che ci guida alla meta dove nella nuova creazione godremo la pienezza della gioia e della pace con tutti gli amici defunti sui nostri monti. Amen.»

Il Vescovo mons. Alberto Maria Careggio (al centro) con gli accompagnatori a Indren

 

Offriamo le fiaccole di Oliviero Frachey e di Guido Fuselli.

 

Oliviero Frachey nato il 18 agosto 1928, decedu­to il 16 maggio 1999 a Champoluc. Nono di 11 figli della guida Gian Battista. faceva parte di una storica famiglia di guide alpi­ne: oltre al padre, altri tre fratelli sono stati guide e tutti saldamente legati alle tradizioni della mon­tagna: Ernesto (classe 1913), Luigino (classe 1915) e Biagio (classe 1920).

Col fratello maggiore Ernesto costituisce dal dopoguerra fino agli anni ’80 un sodalizio alpinistico tra i più significativi della Valle d’ Aosta. Insieme com­piono innumerevoli nuove salite nel gruppo del Rosa: dalla Nord del Breithorn alla Sud del Castore (certo due capolavori), Rocce Nere, Rocca di Verra ecc.; viene soprattutto ricordato per il talento naturale che lo contraddistingueva nella tecnica della progressione su ghiaccio, ricoprendo anche per oltre 10 anni l’incarico di istruttore di corsi Guida. Aveva doti di grande sen­sibilità nell’arrampicare e la naturalezza nel trovare la via ideale per raggiungere la cima: il “signore dei monti” è stato definito. Ha ripetuto le più belle e difficili vie del Monte Bianco, si è impegnato in spedizioni extra-europee; divenne presidente dell’Unione Internazionale delle Guide di Alta Montagna prima e, successivamente, dell’Unione Valdostana Guide. Come alpinista chiuse le sue salite in Himalaya nel 1980 al Churen Himal (7400 metri).

 

Guido Fuselli, 78 anni, morto a Civiasco-Varallo il 29 agosto 1999; nel C.A.I. Valsesiano ebbe numerosi incarichi nella Commissione Regionale Rifugi, in quella per la ricerca scientifica e in diverse altre. Fiore all’occhiello della sua presi­denza C.A.I. dal 1980 al 1985, rimane il rifacimento della Capanna Margherita.

La moglie Gabriella e i figli Carlo e Marina accolgono il canto lirico di don Avondo: «Piangono del Monte Rosa / le bianche cime / piangono i monti / e si piegano verso la terra / le bianche stelle alpine / con le viole e i non-ti-scor -: dar, / ma lacrime più dolenti / versano, o Guido, i tuoi cari / e tanti tuoi amici … / Ti volevamo bene, / ammiravamo la tua sincerità, / il tuo sorriso, / la tua passione per le vette, la tua fede limpida / e forte come la roccia valsesiana. / Sui monti tu ammiravi e pregavi / e trovavi la via del Cielo. / Faticosamente l’hai percorsa / e felicemente hai raggiunto la vetta: / là ti aspettava la Madonna delle Nevi / insieme ai tuoi cari / per presentarti Cristo Re dell’universo. /                             Guido, non dimenticarci» .

 

Francesco Ciapparelli, 21 anni di Legnano; l’8 agosto 1999 sul sentiero Terzaghi al Pizzo nero, mentre stava per concludere allo Zamboni il giro dei rifugi del Monte Rosa, si lanciò per bloccare la caduta di una compagna di escursione e morì. I genitori, Franca e Flavio e la sorella Chiara, ci aprirono questa pagina del diario: «Come un eroe del tempo andato, alla ricerca di un tesoro / una meta dove trovare ristoro, / per le mie membra affaticate di pellegrino, / che instancabile prosegue lungo il suo cammino. / Non chiedo né plausi, né gloria alcuna, / né mirra, né alloro e nemmeno fortuna, / se non il coronamento delle mie ricerche / che ogni giorno ed ogni ora proseguono più intense: / sarà la gioia eterna, un amore, una guida, / l’obiettivo irraggiungibile di questa mia sfida? / Tutti i dì allorizzonte io scrutavo senza posa, / per poi non concludere niente nel cercare chi e che cosa? / … Solo adesso io mi accorgo che sempre mi eri vicino. / Tu letizia, Tu mio amore, Tu mia guida sul cammino, / così voglio celebrarTi o mio Dio e mio Salvatore ».

Andrea Fabris, nipote di Agostino Negra, presenta il “logo” dell’Anno Santo 2000 scolpito dal nonno Agostino.

 

Agosto-settembre 2000 Il gruppo che portò la targa dal “Cristo delle Vette” del Balmenhorn, al “Cristo degli Abissi” di S. Fruttuoso.

 

 

 

 

 

 

1999 – Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 7 agosto 1999

 

 

 

La caratteristica di quest’anno è il gemellaggio della nostra Cappella,   la   più   alta   d’Europa  (3647 mt.), con la Madonna del Rocciamelone (3538 mt. ), la più antica meta di pellegrinaggio su tutte le Alpi, fin dal 1358, cioè da 641 anni.

 

 

 

 

Sabato 7 agosto: don Ugo Casalegno presiede la celebrazione della S. Messa

 

Giunge dalla Valsusa un folto gruppo di pellegrini guidati da Italo Pent, con i sacerdoti polacchi padre Valdemar Klose e padre Zvigniew Wolkowicz che prestano servizio religioso in Valsusa durante le ferie; presiede don Ugo Casalegno, parroco di Gressoney La Trinité, concelebrano: don Riccardo Quey, don Carlo Elgo parroco di Alagna, don Serafino Bunino, don Remo Baudrocco, don Mario Marchiori, don Gianluca Villa, don Nicola Jozzo e don Giuseppe Capra. Attorno allo stendardo del C.A.I. di Varallo è il presidente Giorgio Tiraboschi, il vice Giorgio Salina, il cav. Agostino Negra, il cav. Enrico Chiara; attorno allo stendardo del C.A.I. di Trivero amici del caduto Mauro Ferla; rappresentanti del C.A.I. di Biella con lo stendardo; rappresentanza del Soccorso Alpino Guardia di Finanza: Silvio Mondinelli, Roldano Sperandio, Davide Recruccolo di Alagna, Alberto Micheletti, Renzo Lancianeve di Macugnaga; l’Arma dei Carabinieri è rappresentata dal maresciallo Livio Pietro Marini ed il carabiniere scelto Giuseppe Bosco di Alagna-Valsesia.

 

 

Il momento più toccante è quello della consegna delle fiaccole ai familiari dei caduti.

Gabriele Beuchod, 38 anni, guida alpina di Gressoney, nato il 25/01/1960, deceduto il 12/08/1998 colpito da un fulmine mentre saliva al Cervino poco oltre il rifugio Oriondè. La moglie Mary Chiara così lo ricorda: «Gabriele era come le sue vie ... ‘coerente’, mai una forzatura né per trovare il facile né per cercare il difficile e tanto meno per un passaggio di effetto, ma, nello stesso tempo, era un fantasioso perché riusciva a vedere, immaginare e poi eseguire le vie che gli altri non riuscivano ad aprire. Non ha mai posseduto nulla se non i suoi sogni, ma era capace di sognare cosi forte da renderli reali, meravigliosi, e trasmetterli a tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui».

Tratto da “Lo Scarpone” numero 1 – gennaio 2004
“Una palestra di roccia a Fontainemore, nella valle del Lys (AO), è stàta dedicata alla guida alpina di Gressoney Gabriele Beuchod ucciso da un fulmine sul Cervino nell’a­gosto del 1998. Comprende undici vie attrezzate con diffi­coltà dal4°al 7°. Alle piccole Matilde e Marta il compito di tagliare il. nastro tricolore e di cimentarsi subito sugli itinera­ri tracciati dal papà”.

 

 

Preghiera del Centenario

Ave Maria, Nostra Signora del Rocciamelone!
Tu, Madre di immensa carità, dono supremo del Cuore di Cristo crocifisso, guarda e assisti la gente di Valsusa che da cent’ anni ha collocato la tua statua sul monte, prega per noi, per le nostre famiglie, mantieni integra e convinta la nostra fede, rafforza la nostra speranza,rendi credibile la nostra carità, accompagna i nostri giovani nell’ascesa della vita.
Tu che sei Madre di tutti e Madre per sempre concedici di assaporare con gioia rinnovata la nostra dignità di figli di Dio, donaci un cuore limpido e generoso capace di aprirsi alle necessità dei fratelli.
Tu che dalla vetta del Rocciamelone scrivi incessantemente la storia delle nostre anime e la custodisci con cura gelosa nel tuo Cuore di Madre, ottienici la disponibilità a compiere la volontà di Dio e preparaci ad accogliere i doni dello Spirito per costruire sul tuo esempio la civiltà dell’amore.
Veglia su questa Chiesa che è in Valsusa perché segua il tuo Figlio con coraggio e impegno per testimoniarlo, in trasparenza di vita e di opere, alla soglia del nuovo millennio.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!
                                                                                                                           + Vittorio, vescovo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1998 – Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 1° agosto 1998 

 

Il ghiacciaio, molto ridotto, risulta di ghiaccio vivo e anche pericoloso…, tuttavia siamo arrivati a Capanna Gnifetti in 150: la giornata non è tanto favorevole a causa del vento e la minaccia di temporale; la direttrice del Rifugio, Maria Rita Negra e i “Capanat” ci hanno spalancato il cuore e le porte e abbiamo celebrato la S. Messa al piano superiore del Rifugio.

Il Vescovo, mons. Giuseppe Anfossi, accompagnato dai vicebrigadieri della Guardia di Finanza, Palmino Delizia e Maurizio Brentari, è arrivato per la visita pastorale alla più alta chiesetta della Valle e diocesi di Aosta di cui è “pastore”. Accanto a lui hanno concelebrato don Carlo Elgo parroco di Alagna, don Serafino Bunino, don Gianluca Villa, don Valerio Milani, don Giovanni Tagliero, don Giuseppe Capra.

Sono presenti: il dott. Roberto Clemente già consigliere del C.A.I. Centrale, il dott. Giancarlo Boccagni Coordinatore Provinciale Forestale di Vercelli con gli Ispettori Enrico Giacomuzzi, Ivano Sighel, l’assistente Claudio Casonato; del C.A.I. di Varallo, i fratelli Agostino e Aldo Negra ricostruttori di Capanna Gnifetti e Capanna Margherita; il presidente del C.A.I. di Gozzano, Luigi Anselmi; soci del C.A.I. di Valsessera di Trivero, di Novara Giovanni Borgini. Gian Pietro Viotti e il cav. Enrico Chiara rappresentano le Guide di Alagna.

Così parlò il Vescovo Giuseppe Anfossi: «La Madonna era grande camminatrice come tutti gli Ebrei che si sentivano radicati nella loro terra e tuttavia sempre nomadi, sempre pellegrini, specialmente verso la Città Santa da cui Maria, abitando a Nazaret, distava circa 150 km.; perciò su tratturi e sentieri pietrosi di colline e montagne comminò più di noi, camminò in fretta quando venne a rallegrarsi con Elisabetta per la sua maternità. Camminò trepidante quando venne a Betlemme a partorire il suo Figlio primogenito; camminò gioiosa quando lo presentò al Tempio; camminò angosciata quando fuggì profuga in Egitto e là divenne extracamunitaria; camminò lentissima sulla salita del Calvario, vacillante sotto il peso di tutti i peccati del mondo che suo figlio Gesù portava per espiarli; stette ferma sul Calvario su cui si abbattè il più terribile buio e bufera della storia e accettò da Gesù la chiamata a essere la nostra Madre; camminò gioiosa quando Maria di Magdala correva e gli Apostoli e i Discepoli correvano a gridare a tutti  che il sepolcro era vuoto e che Gesù si mostrava risorto. Così Maria con la sua storia sacra segue il cammino di fede come madre e modello, segue la nostra storia perché divenga sacra, eternamente valida».

La fiaccola accesa è il simbolo della vita e ideali inestinguibili del fratello defunto che viene offerto perché sia immortale, ecco perché viene letto in quel momento un breve profilo che sintetizzi, per quanto a noi consentito, il mistero indicibile di una persona.
La 1 fiaccola è di Ivo Santacaterina, 37 anni di Lainate; pronuciamo il profilo tracciato dalla moglie Enrica.
La 2 fiaccola è per Paolo Barni, 26 anni di Inveruno; la presentano i genitori Contardo e Piera, mentre il cugino sacerdote don Valerio Milani scandisce commosso: «ventisei anni vissuti intensamente. Ciò che colpiva in lui era la “gioia” che sapeva comunicare a tutti; per tutti c’era un saluto, un augurio, una speranza. Educatore ed animatore in Oratorio, Paolo aveva prestato il servizio civile presso la comunità di don Gino Rigoldi. Una vita aperta fino alla passione per la montagna; iscritto al CA.I. inverunese, erano le cime che lo affascinavano; le foto lo ritraggono ai piedi delle croci, presso le quali amava sostare. E li il Signore lo ha chiamato, mentre si portava da solo vesso il Corno Bianco. Lo sentiamo vicino, con la sua carica giovanile che ci invita a muovere verso le alte vette dove lui ci attende».
La 3 fiaccola è di Gian Claudio Morello, 40 anni di Roasio, gli amici del C.A.I. presentano la fiaccola e pronunciano le parole di sua moglie Barbara.
La 4 fiaccola è di Sabatino Tedesco, 55 anni di Griffa Verbania; gli amici di Don Franco Mora presentano la fiaccola.

 

 

 

La 5 fiaccola è di Jose Angster, 47 anni, guida alpina e maestro di sci di Gressoney. Il figlio Cristian con a fianco il cugino Franco presenta la fiaccola del papà mentre viene letto quanto scritto nell’ultimo saluto dai piccoli alunni dello Sci Club di Gressoney:  così lo salutano: «Jose, noi bambini di Gressoney per i quali tu sei stato maestro, guida, fratello, amico, / noi, a cui tu hai trasmesso con gioia lamore per lo sport e la montagna, noi, Jose, con dentro al cuore il ricordo della tua generosità e del tuo sorriso, ti abbracciamo. / Noi, bambini di Gressoney, bambini tuoi, Jose, / ti vogliamo bene, / per sempre».

 

La 6 fiaccola è di Roberto Vercellino, 27 anni di Mottalciata; la presentano i soci del C.A.I. di Biella. Ci è caro pensare che la sua mamma Vera Bianca in questa stessa ora è inginocchiata ad Oropa, di fronte alla Madonna Bruna e prega con noi.
La 7 fiaccola è di Rosita Ubertalli, 63 anni; il marito Gian Franco Morello, accompagnato dal giovane amico Alberto e da vari amici di Coggiola e Trivero, la offre nelle mani del Vescovo mentre è scandito il profilo: «Mi è caro affidare mia moglie Rosita alla Madonna dei Ghiacciai. Sono affezionato a quella Cappella, la vidi nascere e penso che non ci sia luogo migliore dove poterla ricordare ».

 

 

La 8 fiaccola è di Ezio Mentigazzi, nato il 27/04/1940, caduto il 10/09/1995 sul Sajunchè; fu Presidente del C.A.I. di Torino. Anna Maria Durio, con le figlie Cristina, Laura e Roberta, scrive: «La morte di Ezio, salito sul Sajunchè il 10/09/1995 e quivi deceduto, senza che il corpo fosse ritrovato subito, se non dopo due anni, ha segnato profondamente la vita mia e delle mie figlie. Ci hanno sorretto proprio “gli uomini della montagna “, gli amici di sempre del C.A.l di Torino e di tutta l’Italia, gli specialisti del Soccorso Alpino di Varallo e di altre sedi, con una umanità e una disponibilità encomiabili. Ci ha sorrette proprio la fede in Maria, Madre di Gesù, che calmava la nostra angoscia solo nell’invocarla: Ave Maria! Mi è caro pregare per Ezio là dove lui ha sempre trovato la solidarietà e l’amicizia della cordata, la purezza e l’ampiezza degli orizzonti, la soddisfazione della pura, gratuita conquista. »

 

La 9 fiaccola è offerta per il 30° anniversario della morte di Felice Giordano, 54 anni, Alagnese, Capo Guida e Capo Soccorso Alpino nato nel 1914, deceduto il 30 aprile 1968 in una operazione di soccorso.

 

 

 

 

La 10 fiaccola è di Remo Spataro, 59 anni, nato il 10/06/1939 a Trieste, caduto il 10/01/1998.
È stato travolto da una valanga presso il Colle della Bettaforca; era responsabile tecnico del “Monterosa Ski”.  Dice il profilo: « … È di grande cuore che ha fatto della passione per la montagna la sua professione. Competenza, simpatia e umanità, sono le doti che maggiormente gli amici ricordano di lui … Luisella, Franco, Marco.»

 

 

 

La 11 fiaccola è per Egbert Bublitz, 66 anni di Stoccarda, caduto presso il rifugio Città di Mantova il 28/08/1997. Non ci è facile prendere contatto con le famiglie di Caduti di altre nazioni; facciamo per lui e per tutti coloro che giacciono ancora sepolti nei ghiacciai O sulle montagne un minuto di silenzio.

Terminata la celebrazione il Vescovo ci congeda con un augurio di “Pace” da portare alle nostre famiglie e comunità. I cantori intonano: “Dio del cielo, Signore delle cime / un nostro amico ha chiesto la Montagna … Santa Maria Signora della neve, / copri col bianco soffice mantello / il nostro amico, il nostro fratello ;/ su nel Paradiso, su nel Paradiso / lascia lo andare per le sue Montagne”. E “una piccola preghiera”, dice l’autore Bepi De Marzi di Arzignano, composta 40 anni fa (1958) per un amico travolto da una slavina ed è diventata popolarissima e cantata in tante lingue del mondo. I parenti ed amici degli 11 Caduti commemorati ritirano la fiaccola nello zaino; qualcuno la riaccenderà sulla tomba o la conserverà come ricordo di questa commemorazione .

1997 – Fedeltà al primo sabato di agosto

5 agosto 1997

 

Giornata stupenda, preceduta da una notte alquanto calda, tanto che la parete nord del Lyskamm che da 3600 mt. circa porta ai 4527 mt. della vetta non è gelata e sono rientrate le cordate che l’avevano accostata per scalarla. Con la temperatura media alquanto elevata di questi ultimi anni sta facendo i conti anche la nostra Cappella. Ora mentre i primi anni (10-15) dovevamo tenere tagliata la lingua di ghiaccio che tendeva a riformarsi a nord, spingendo verso la valle la costruzione, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un calo dei ghiacci e perciò la cresta rocciosa sottostante che aveva ogni minima intercapedine ripiena di ghiaccio agglomerante, ora si svuota ed assesta, creando il problema di dover controllare il muro a secco su cui è posta la Cappella e in particolare la tipica balconata a sud perché non si sgretoli.

Gli antichi volontari costruttori oggi sono rappresentati da Mario Michela (ora residente in Svizzera) e da Beppe Bordone di Chieri, ritornati dopo 30 anni a rappresentare le decine di giovani che parteciparono alla costruzione insieme alle Guide e Portatori di Alagna nel luglio 1967; dei sacerdoti che li accompagnavano, sono presenti Don Giovanni Tagliero, Don Pietro Zanolo e Don Giuseppe Capra, Salesiani; sono presenti ancora altri 17 sacerdoti, di cui 7 Sloveni, venuti a scalare il Monte Rosa, cosicchè il Vescovo mons. Luigi Bettazzi è oggi circondato da 20 sacerdoti: penso che la Madonna dei Ghiacciai non avrà altra celebrazione così solenne. I nomi dei sacerdoti sono: don Giuseppe Premarini di 77 anni, parroco di Treviolo (BG), il decano dei concelebranti; don Serafino Bunino parroco di Rosta, don Pier Angelo Cerutti di Paruzzaro, don Giuliano Vezzosi di Cremona, don Raimondo Francesco di San Raffaele Cimena (TO), don Mario Marchiori di Cossato, don Ugo Casalegno parroco di Gressoney La Trinité, sul cui territorio sorge la Cappella, e i Salesiani don Massimo Bianco, don Albino de Martini, don Millo Segafredo. I 7 sacerdoti Sloveni, di Sempeter-Capodistria, sono: Marko Kos, Joze Pegan, Cvetko Valic, Milan Stjepan, Janez Krziskniv, Lojze Milharcìc e Bogdan Spacapan.

5 agosto: Mons. Bettazzi celebra la S. Messa

 

Il Vescovo è arrivato velocemente accompagnato da Silvio Mondinelli e altra guida del Soccorso Alpino di Alagna. Sono presenti 6 rappresentanti del Corpo Forestale della provincia di Vercelli; della sezione del CAI di Varallo ospitante sono presenti l’ex presidente Mario Soster, Guido Fuselli, Agostino Negra e molti soci. Ci onorano come rappresentanti del Club Alpino Centrale, il past-presidente Giacomo Priotto, gli ex consiglieri Clemente Roberto, Ferruccio Ferrario (82 anni) con soci della sezione CAI di Gravellona, di Verbania, di Baveno, di Omegna; anche la sezione di Biella è presente con numerosi soci e l’ispettore-rifugi; il CAI sezione di Gressoney è rappresentato dal consigliere Vittorio De La Pierre e dal presidente Franz De La Pierre.
Il coro “Monterosa” di Macugnaga è qui per onorare la memoria della grande guida Mattia Zurbriggen di Macugnaga, che 100 anni fa scalava per primo l’Aconcagua (6959 mt.), il tetto delle Ande. Apre la celebrazione il canto Valdostano “Belle Rose du printemps”.

    Coro alpino “Monterosa” di Macugnaga

Dopo il canto dell’Alleluia, risuona la pagina del Vangelo più adatta a questa festa (Luca cap. 1, 39-55): «In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta». Il Vescovo sottolinea brevemente questo slancio di Maria verso la montagna, a portare l’annuncio della Salvezza ad Elisabetta rappresentante dei credenti dell’Antico Testamento. La Madonna è piena di beatitudine per l’obbedienza alla Parola di Dio che la rende cosciente dell’amore di Dio che non può venire mai meno, in nessuna circostanza, neppure la più dolorosa: tutto questo è preoccupata di dire a ciascuno dei suoi figli, anche a ciascuno di noi in questa giornata di gioia e di pianto. Anche mons. Bettazzi piange oggi l’amico Ruggero Brogliati (66 anni) di Cuorgnè, che proprio giovedì scorso, 31 luglio, è morto subito dopo aver scalato la Levanna Orientale.
La prima fiaccola porta il nome di Pietro Curnis di Alzano Lombardo (BG), 53 anni; la solleva in alto il figlio Denis rappresentando anche la sorella Barbara e la mamma Maria Gherardi, mentre il parroco Giuseppe Premarini legge il profilo.
La seconda fiaccola porta il nome di Gino Fregonara di 63 anni di Borgomanero, morto il 28.07.1996 mentre saliva da Carcoforo al rifugio Buffalora; la moglie Germana e i figli Riccardo e Barbara presentano la fiaccola e leggono il profilo tracciato dall’amico don Carlo Rosa.
La terza fiaccola è di Angelo Franco Terzi, 55 anni di Cesano Boscone (MI), caduto sul ghiacciaio delle Loccie a 3400 mt. il 28.8.1996. Ha scritto il profilo l’amico Gianni Montonati e ha mandato adesione spirituale il fratello Gaetano.
La quarta fiaccola è per Mario Baldessari, 59 anni di Segrate (MI) morto a Mollia il 13.8.1996; erano presenti la moglie Bruna e la figlia Chiara; scrive di lui l’amico Angelo Parolin: «I monti del Trentino l’avevano visto nascere e crescere, i monti del Piemonte l’han visto morire».
La quinta fiaccola è per Pierangelo Mora, 29 anni di Santa Cristina di Borgomanero, caduto il 29.09.1996 al Gran Fillar: la sua morte tragica ha lasciato grande lacerazione non solo nella sua famiglia ma in tutta la comunità parrocchiale e nelle varie associazioni a cui apparteneva, come ricorda il suo parroco don Luciano Villa. Sono presenti 19 soci del CAI di Gozzano col presidente Luigi Anselmi e 10 del C A I di Arona con il presidente Luigi Grossi. La sorella Mirella con il marito Silvano offrono la fiaccola mentre viene scandito il profilo.

             Lettura dei profili dei Caduti

La sesta fiaccola porta il nome di Corrado Baroni 31 anni, caduto il 12 ottobre 1996 alla Bocchetta della Moanda. Gian Carlo Gianoli e altri amici innalzano la fiaccola e leggono il delicato profilo che ha composto la sorella Genny; la sposa Laura Bazzan ha scritto: «La prego di ricordare il mio Corrado nella preghiera, in particolar modo in quella data, in cui non potrò essere presente».
La settima fiaccola è per Werner Lang, 26 anni di Algund (BZ) caduto il 6.08.1996 sulla Nord del Lyskamm Orientale, in cordata con Leonie Augusta Simeon.
L’ottava fiaccola è dedicata ai quattro stranieri le cui famiglie non abbiamo potuto contattare. Leggiamo solo i loro nomi: Leonie Augusta Simeon di St. Moritz (Svizzera) caduta il 6.08.1996; Wolfram Lorenz Fischer tedesco di 19 anni caduto il 28.07.1996 al Colle dei Rossi, Monte Capio; Joachim Schulz di 53 anni di Hannover caduto il 24.08.1996 al colle Sesia; Jaime Aguilera di 30 anni di Barcellona caduto il 28.08.1996 alla Zumstein, il cui corpo non è stato ritrovato. Facciamo per essi e le loro famiglie una preghiera silenziosa.
La nona fiaccola è per Giulio Simionato, insigne alpinista e maestro d’alpinismo; sono presenti vari amici e Carlo Reguzzoni, rappresentante della scuola di alpinismo in cui Giulio era istruttore e Leonarda Ponti. I figli Manuel e Patrizio (rappresentanti anche la mamma Lucia, che non può essere quassù) offrono la fiaccola col nome del papà, mentre viene scandito il profilo.
L’ultima fiaccola è quella del giovanissimo Maurizio Maggioni, 21 anni di Quarona, nato il 10.05.1975, caduto il 23.03.1997 a Punta Sajunchè – Mollia. I genitori Enzo e Maura, affranti, reggono la fiaccola mentre la sorella Bernardetta scandisce con voce vibrante di forza e di amore: «E quando la tua mancanza si farà sempre più acuta alzeremo gli occhi e ti vedremo lassù tra le alte cime, nelle braccia del Padre Buono».

Tutte le dieci fiaccole sono sull’altare; chiediamo alla Madonna che illumini le nostre scelte, protegga i nostri passi, perché la montagna sia sempre e solo per noi e i nostri cari amici, una grande palestra di vita, di crescita, di gioia. Mentre il Vescovo offre il calice del vino ed il ciborio del pane che significano anche le nostre vite, il Coro Alpino canta “l’Ave Maria”.

Cartolina commemorativa del centenario della prima salita del monte Aconcagua (6959 m), il “Tetto delle Americhe”, compiuto dalla guida Mattia Zurbriggen

 

 

Giulio Simionato, di Cardano al Campo (VA), nato il 30/08/1937, caduto il 03/05/1997 in prossimità di Capanna Marinelli. Il profilo così viene scandito:  «Giulio Simionato di Cardano al Campo (VA) nato il 30/08/1937, caduto il 3/05/1997, in prossimità di Capanna Marinelli; istruttore della Scuola di Alpinismo “Colibrì” del CAI di Gallarate».
Istruttore della Scuola di Alpinismo “Colibrì”, del C.AI. di Gallarate.
“Se Ettore Zapparoli è ricordato come il poeta del Monte Rosa, Giulio Simionato non è stato di meno. In lui non affioravano gli scritti e le rime, ma bensì l’umiltà, la tenacia, la perseveranza ed il grande amore per questa montagna, la sua montagna, che lo ha portato a compiere centinaia di ascensioni (ben 25 salite sulla Parete Est) con compagni diversi, giovani ai quali, con altruismo straordinario, metteva a disposizione tutto quel bagaglio di conoscenze che l’esperienza di oltre venti anni di alpinismo l’avevano arricchito”.