Fedeltà al primo sabato di agosto

2015 – fedeltà al primo sabato di agosto

34° incontro dell’amicizia tra le genti del Monte Rosa

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Coro Genzianella Città di Biella

 

Sabato 4 luglio, in una giornata molto calda, ma tersa con una vista unica e stupenda sulla parete Est del Monte Rosa si è svolto il 34° incontro dell’amicizia tra le genti del Monte Rosa al Rifugio Marca, sopra Bielmonte, all’interno dell’Oasi Zegna.

Ad accogliere i partecipanti Andrea e Luisa, gestori del Rifugio Monte Marca; ad allietarli nell’attesa: il Coro Genzianella Città di Biella, la Banda Musicale Juventus Nova di Pralungo ed il Gruppo Valëtte an Ĝipoun della Valle Cervo nel loro costume tradizionale.

la Banda Musicale Juventus Nova di Pralungo

la Banda Musicale Juventus Nova di Pralungo

il Gruppo Valëtte an Ĝipoun della Valle Cervo

Il Gruppo Valëtte an Ĝipoun della Valle Cervo

 

 

 

 

 

 

Nel saluto iniziale la Presidente del CAI di Biella, Daniela Tomati, ha tenuto a precisare che per la prima volta CAI Biella, Trivero e Mosso si sono uniti nell’organizzazione di questo evento facendolo diventare così non solo un ritrovo delle genti del Rosa, ma anche del CAI.

Così a turno si sono susseguiti nei saluti i vari presidenti e rappresentanti dei CAI presenti: Fabrizio Franco, CAI Mosso, Pietro Fiori, CAI Trivero, Piera Squinobal, CAI Verres, Paolo Erba, CAI Varallo, Teresio Valsesia, per il CAI Macugnaga, Boris Cerovac, CAI Novara, Pier Luigi Pensotti, CAI Vercelli e infine  a rappresentanza del CAI Centrale Umberto Pallavicini e per il CAI Regione Piemonte il Presidente Michele Colonna. Tutti hanno sottolineato l’importanza, la bellezza e l’attualità di questo incontro a favore del territorio montano visto come una risorsa da valorizzare e come un ambiente che porta con sé molti valori da conservare quali la solidarietà, l’amicizia, la fraternità, l’accoglienza….

Inoltre sono anche intervenuti Claudio Negro, delegato del Soccorso Alpino di Biella XXII delegazione, che ha augurato a tutti un buon ritorno a casa senza problemi….,  Alessandro Blotto sezione ANA di Biella, e Maurizio Piatti Presidente della Comunità montana Valle Cervo che ha rinnovato l’impegno dell’associazione a favore della tutela e salvaguardia del territorio.

È seguita la S. Messa, in memoria di S. Bernardo d’Aosta e del Beato Piergiorgio Frassati, presieduta da don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza, animata dal Coro Genzianella e concelebrata dal sottoscritto.

S .Messa presieduta da don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza.

S .Messa presieduta da don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza.

 

Nell’omelia don Remo ha sottolineato tre idee:

  1. molte associazioni nelle loro feste desiderano avere la S. Messa. Questo è significativo purchè il mettere al centro della festa l’Eucaristia significhi il desiderio di mettere Cristo al centro della nostra vita.
  2. S. Bernardo ed il beato Frassati nella loro vita hanno avuto una predilezione particolare per gli ultimi, per i più poveri, questo spinga anche noi a fare altrettanto
  3. in una cattedrale a cielo aperto come l’ambiente della montagna non si può non concludere con la preghiera che Papa Francesco ha proposto a conclusione della sua recente enciclica a salvaguardia del creato: “Laudato sì”.

 

Al termine della S. Messa tutti i partecipanti hanno potuto gustare l’ottima polenta concia preparata da Andrea e Luisa coadiuvati da un gruppo di volontari.

Da sottolineare il clima di festa, vera amicizia e solidarietà che si è respirato per tutta la giornata e che sicuramente è l’obiettivo principale da raggiungere e mantenere sia nella propria vita personale che in quella comunitaria.

Nell’attesa di poterci incontrare il 1 agosto alla Cappellina della Madonna dei ghiacciai vi accompagno con la preghiera ed un abbraccio fraterno.

Don Vincenzo Caccia
Salesiano

2014 – fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 2 agosto 2014

Locandina

Carissimi amici della Madonna dei Ghiacciai,

proprio oggi 2 dicembre 1°anniversario della scomparsa di don Giuseppe Capra è la prima volta che mi trovo a scrivere a voi. Mi sono chiesto cosa avrebbe scritto lui in quest’occasione. Immagino che ci avrebbe comunicato la sua gioia di aver raggiunto la vetta della montagna più ambita “il Paradiso” anche se la salita è stata accompagnata da sofferenze fisiche legate alla malattia.
Me lo immagino a discorrere di montagna con tutte le persone che, in questi 46 anni di “servizio” alla Cappellina dei ghiacciai, sono state ricordate e con tutti i collaboratori e costruttori che già ci hanno preceduto nell’eternità. E non mi fa specie pensare che anche lì abbia degli incarichi da dare ad ognuno perché tutto, qui sulla terra, possa procedere per il meglio per chi è rimasto a soffrire per un vuoto difficilmente colmabile.

Don Giuseppe
I ricordi che ho di don Giuseppe sono legati alla mia fanciullezza: ragazzino delle scuole medie nel collegio dei Salesiani a Peveragno (CN), Madonna dei Boschi. È stato il mio insegnante di lettere in prima media e me lo ricordo come un docente esigente ed un amministratore oculato e risparmiatore. E prima di scacciare i demoni da esorcista si è allenato con noi piccoli “birichini”, con non tanta voglia di studiare e molta di giocare, nella fatica di crescerci come voleva don Bosco “buoni cristiani e onesti cittadini”.
Ora dal cielo ci sorride e chiediamo a lui che benedica e protegga ciascuno di noi e sostenga questa bella iniziativa da lui iniziata  e portata avanti con tanto zelo e dedizione.
Così lo ricordano nel loro messaggio di partecipazione per la celebrazione di quest’anno due vescovi che negli anni passati hanno presieduto la celebrazione eucaristica:

«Saluto con vivo affetto e tanta nostalgia tutti i presenti a questa Messa, celebrata nella cattedrale più bella del mondo, “non fatta da mani di uomo, ma da Dio”.
Ringrazio don Vincenzo per l’invito a presiedere questa Eucaristia. Per i miei “raggiunti limiti di età”, gli stessi che mi hanno reso un vescovo cosiddetto “emerito”, ho dovuto rinunciare, con molto rammarico. Se con la mente e con il cuore si può ancora volare, con le gambe stagionate ci si deve fermare. Ma quanta struggente sofferenza si prova nel  dover ora vivere soprattutto di ricordi, nel  pensare al passato, alle belle escursioni alpine, alle Messe sulle vette, anche alle due celebrate quassù, e dire che tutto è come una scia, lasciata sul mare della vita e che l’onda distrugge in fretta!
Carissimi, vi penso da lontano, proprio dal mare, ricordando le commozioni provate nel pregare per gli amici caduti su questi monti e su questi ghiacciai. Rivedo i volti in lacrime di padri, madri, amici, inconsolabili nel piangere i loro cari, giovani vite stroncate da fatali tragedie. Rivedo tutti anche con un senso di particolare gratitudine per don Capra, il tanto amato e stimato animatore di questi incontri, a cui tutti dobbiamo imperitura riconoscenza. Mi piace vederlo come il primo della cordata, giunto ormai alla vetta, intento a guardare dall’alto e tirarci su tutti, con il suo esempio, il suo senso positivo della vita, il suo coraggio e la sua tenacia. Veramente egli stato uno che ha saputo leggere la lezione della montagna, come per anni ci ha insegnato il Santo Giovanni Paolo II nel suoi giorni di riposo in Valle d’Aosta e per il quale le alte vette erano la rappresentazione simbolica del movimento ascensionale dello spirito. Nella venerata memoria di don Capra, mi permetto di citare una delle tante emozioni e insegnamenti del grande Papa che per anni ho accompagnato sulle nostre montagne valdostane. Di fronte al superbo Monte Bianco uscì con questa riflessione che tutti condividiamo: “Quale suggestione si prova nel guardare il mondo dall’alto, e nel contemplare questo magnifico panorama da una prospettiva d’insieme! L’occhio non si sazia di ammirare, né il cuore di ascendere ancora; riecheggiano nell’animo le parole della liturgia: “Sursum corda”, che invitano a salire sempre più in alto, verso le realtà che non passano e anche al di là del tempo, verso la vita futura. “Sursum corda”: e ciascuno è invitato a superare se stesso, a cercare “le cose di lassù”, secondo l’espressione paolina “quae sursum sunt quaerite” (Col 3,1), a elevare lo sguardo al cielo, dove è salito il Cristo “primogenito d’ogni creazione, giacché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra” (Col 1,16).
Carissimi amici, rimaniamo uniti nell’amore per la montagna e nella preghiera. Un saluto a tutti ed un augurio affettuoso a don Vincenzo per continuare questa bellissima ricorrenza».
Mons. Alberto Maria Careggio     
+ vescovo emerito di Ventimiglia
Sanremo, 16 luglio 2013

                                                                                             

«Ho incontrato don Giuseppe Capra sempre in montagna: dalla Madonna dei ghiacciai a quella del Rocciamelone. Sempre entusiasta. La montagna era veramente per lui una scala per contemplare meglio il volto di Dio attraverso il volto della Madonna.   Maria Santissima ottenga a tutti voi che partecipate a questa suggestiva celebrazione la capacità di portare nella vita quotidiana l’esperienza di bellezza e di incanto che dona la montagna. La grandiosità dello scenario alpino ci aiuti a percepire meglio le nostre fragilità e i nostri limiti perché non presumiamo mai di noi stessi e ci aiuti ad alzare lo sguardo verso orizzonti più grandi.
Cordialmente».   
+ Giuseppe Guerrini,
 vescovo di Saluzzo

                                                                           

Prima di dare inizio al racconto della celebrazione del 2 agosto mi rendo conto di aver certamente dimenticato qualcuno o qualcosa d’importante per l’inesperienza e per questo vorrei anticipatamente scusarmi e chiedervi la cortesia di mettermi al corrente di ogni mia dimenticanza o errore soprattutto rispetto alle persone presenti scrivendomi all’indirizzo email vincenzo.caccia@31gennaio.net affinché il nostro sito sia il più completo e corretto possibile.

Sebbene tutti avremmo voluto celebrare la S. Messa per i caduti del Monte Rosa alla Cappelina dei ghiacciai nella cattedrale più bella del mondo, “non fatta da mani di uomo, ma da Dio”, come ricordava Mons. Careggio, quest’anno si è svolta all’Istituto Angelo Mosso, al Passo dei Salati.
A causa del brutto tempo il Soccorso alpino di Macugnaga aveva sconsigliato la salita al Rifugio Gnifetti. Nei giorni precedenti era caduta molta neve tanto da provocare, il 31 luglio, la valanga che staccandosi dalla parete della Piramide Vincent travolgeva una cordata di tre persone provocando la morte del quarantenne irlandese, Casey Shay.

Un ringraziamento particolare alla disponibilità delle Funivie del Monte Rosa, che hanno permesso di comunicare tempestivamente, a chi saliva utilizzando la cabinovia, il cambio di luogo, al Presidente del Cai di Varallo Paolo Erba, con cui è stata condivisa la scelta del luogo e soprattutto al custode Sig. Marco Carestia ed al Prof. Pier Giorgio Montarolo, direttore dell’Istituto A. Mosso, uno dei ragazzi costruttori della Cappellina, per la grande disponibilità dimostrata.

Altare e fiaccole

Nonostante la giornata nebbiosa e questo imprevisto la celebrazione della S. Messa si è svolta nel migliore dei modi in un clima raccolto di preghiera e di commozione con la partecipazione di una ottantina di persone, tra parenti, amici dei caduti, rappresentanti del Soccorso alpino, della Guardia di Finanza e delle sezioni del CAI.

Tra coloro di cui siamo riusciti ad avere i nominativi:  per il CAI Umberto Pallavicino, consigliere del comitato centrale di indirizzo e di controllo, segretario del CAI Regione Piemonte e appartenente alla sezione di Alessandria, Paolo Erba, presidente del CAI di Varallo, il past-president Carlo Raiteri, Ivano Frisone, CAI Macugnaga; Mario Michela, Gabriella Carrera e Alice Michela, CAI di Volpiano; Giuseppe Amadi, Liliana Aimaro e Luciano Gastaldi, CAI di Borgosesia; Fabio Loss in rappresentanza della Società delle Guide di Alagna; Simona Berteletti del Soccorso alpino, sezione di Borgosesia ed altri suoi colleghi.

Fedelissimi, come sempre, gli amici biellesi: Vittorio Lanza e gli amici del Coro Genzianella che hanno animato con il canto la S. Messa, Alessandro Blotto, sezione ANA.

Tra i presenti anche alcuni parenti dei caduti del passato: Luigi Ragionieri, in ricordo di papà Sermano, Giorgio Borrione, amico di Paola Bianchi mancata nel 2005 e la moglie di Arturo Squinobal in ricordo di Oreste Squinobal nel 10° anniversario della morte, a causa di una lunga e crudele malattia. Insieme a lui nella S. Messa abbiamo fatto memoria anche di Luigi Gandolfo, Antonio Costa, Giovanni Paolo Casanova, Luciano Antonioli e Alfredo Bay tutti caduti nel 2004.

Ed infine, dalla Val Susa, gli stretti collaboratori e amici di don Giuseppe, legati a lui anche per la Madonna del Rocciamelone: Italo Pent, Giorgio, Martoia, di S. Antonino di Susa; Franco Balbo, Mariadele Maritano, Pierangelo Pettigiani e Modestina di Rosta; Alessandro Viotti e Gino Gonella di Buttigliera Alta.

La facilità di accesso all’Istituto Angelo Mosso, grazie alla funivia, ha permesso ad alcuni parenti dei caduti, già avanti nell’età, di poter essere presenti a questo momento carico di spiritualità, commozione e solidarietà sia nel dolore che nella speranza.
La liturgia dei defunti ci ricorda che con la morte “la vita non è tolta, ma trasformata”. I cari che ci hanno preceduto vivranno per sempre nel nostro cuore ed il loro ricordo sarà la loro presenza “trasformata” nella nostra vita. Li faremo rivivere in noi accogliendo l’eredità di bene e di amore che ci hanno lasciato. Ci hanno passato il testimone e ci invitano a nostra volta ad essere pronti anche noi a cederlo perché questa scia di bene e di amore ricevuto e donato non abbia mai fine.

La S. Messa è stata presieduta dal vescovo emerito di Aosta Mons Anfossi Giuseppe e concelebrata dal parroco di Gressoney don Ugo Casalegno e dal sottoscritto don Vincenzo Caccia.
Concelebranti

Al momento dell’offertorio sono state presentate le fiaccole dei caduti.

Antonio Ravera con la moglie Barbara e la figlia che legge il profilo

Antonio Ravera con la moglie Barbara e la giovane figlia Sonia che legge il profilo

Abbiamo iniziato dalla fiaccola in memoria di DON GIUSEPPE CAPRA presentata dal nipote Antonio Ravera con la moglie Barbara mentre il profilo veniva letto dalla loro giovane figlia Sonia. Ad accompagnarli l’amica e benefattrice fossanese Annamaria Sordella. I Biellesi hanno voluto esprimere il loro ringraziamento e la loro amicizia verso don Giuseppe dedicandogli una fiaccola, mentre i suoi più stretti collaboratori una targa-ricordo. Entrambi gli oggetti saranno esposti nella Cappellina della Madonna dei ghiacciai al Rifugio Gnifetti quale memoria della grande dedizione e passione di don Giuseppe per questa iniziativa.

Fiaccola e targa don Capra

Fiaccola e targa per don Capra

                                                                                       

Successivamente sono state presentate le fiaccole in memoria dei vari caduti a cominciare da coloro che erano periti singolarmente:

Aldo BellottiALDO BELLOTTI  64 anni, nato a Trivero il 23 luglio 1948 e deceduto il 21 luglio 2013 a Piedicavallo precipitando in discesa lungo la cresta Sud del Bo, a quota 2.200 metri in una località chiamata Schiena dell’Asino.
Aldo era un volto conosciuto a Trivero e nella Valsessera. Era un tipo solitario, ma non disdegnava la compagnia. Aveva lavorato come artigiano edile ed era riconosciuto da tutti come un vero maestro nell’intonaco. Altra sua grande passione era la lavorazione del legno: si dilettava a costruire mobili.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla nipote Paola Bellotti accompagnata da Daniele Giubelli che ha letto il profilo:

la nipote Paola Bellotti accompagnata da Daniele Giubelli che ha letto il profilo

«La montagna era la sua casa, conosceva tutte le cime; sul monte Bo era salito infinite volte, forse più di 50, ci andava anche quando c’era la neve alta, e lì ha fatto l’ultimo viaggio, quello che lo ha portato nella cima più alta, quella dove nostro Signore ha accolto lui e il suo cane Tex amatissimo e fedele compagno di montagna , il suo amore più grande insieme alle montagne che qualche anno fa lo aveva lasciato. Diceva sempre che la morte più bella per lui sarebbe stata lì e non in un altro posto. Il Signore lo ha accontentato, ma noi avremmo voluto che stesse qui ancora per molto tempo. Era un uomo burbero, forse per nascondere la sua grande sensibilità che solo le persone molto intelligenti hanno il dono di avere, il suo grande cuore era enorme, donava agli altri senza mai vantarsi di nulla, anche se dava veramente molto. Da una decina d’anni aveva iniziato, assieme ad alcuni amici, il ricupero dell’Alpe Stramba dove le tre baite diroccate sono diventate un luogo accogliente, spesso lo raggiungevano gli amici per trascorrere insieme il fine settimana tra camminate e una puntata al torrente per la pesca. Il giorno del suo funerale avrebbe compiuto 65 anni e avrebbe voluto regalarsi una salita al Corno Bianco, invece ha iniziato il cammino verso la strada più importante della sua vita.
«Ti immaginiamo su, nelle cime più alte a camminare con il tuo fedele Tex e a sorriderci , per darci la forza di essere persone migliori. Ciao Aldo».

                                                                                             

Simona Hosquet SIMONA HOSQUET  30 anni di Antey Saint André, vittima il 6 febbraio 2014 di una valanga staccatasi dal monte Roisetta, a circa 2.800 metri di quota, nel vallone di Cheneil in Valtournenche: unica donna membro della storica società guide del Cervino, ex campionessa italiana juniores di fondo, caporal maggiore degli Alpini e prima donna in forza all’esercito italiano a conseguire, nel 2007, la qualifica di istruttore militare scelto di sci e alpinismo e nel 2010 il brevetto di guida di alta montagna. Protagonista di numerose ascensioni, attratta soprattutto da goulottes, vie classiche e grandi pareti, una su tutte la via ‘Padre Pio prega per tutti’ sulla Sud del Cervino, Simona aveva salito la vetta del Aconcagua nel 2011 e aveva ripetuto la via Bonatti sul Cervino.
Durante il funerale il cappellano militare don Flavio Riva così ha pregato per lei e noi ci uniamo a questa invocazione: «Sei per noi oggi un punto di riferimento che non scorderemo mai. Aiutaci a essere come te, piena di passione».

mamma Silvana Gal, dal fratello Daniele con la moglie Emanuela Chessa

La mamma Silvana Gal, il fratello Daniele con la moglie Emanuela Chessa

La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla mamma Silvana Gal, dal fratello Daniele con la moglie Emanuela Chessa che ha letto il profilo accompagnata dalla piccola figlia Marika. A condividere questo momento c’erano anche gli amici Loris e Lorella Sorteni: «Simona hai cercato la tua strada sempre in salita. Un susseguirsi di emozioni, gioie, speranze, fatiche, paure ti hanno sempre portata ad andare avanti senza fermarti mai… ogni giorno era un nuovo giorno da vivere per realizzare i tuoi sogni troppo grandi , immensi… la montagna ti ha dato tanto ma non ti bastava volevi ancora raggiungere mete, traguardi impossibili.
Ora la montagna ti ha richiamato a sè, per sempre, in Paradiso dove ora regni felice.
Aiuta tutti i tuoi cari e coloro che ti hanno tanto amato e voluto tanto tanto bene.
Ciao Simona, la tua famiglia».

                                                                                       

 La cerimonia è poi proseguita presentando le fiaccole dei caduti in cordata:

Laura Frisa

La fiaccola in memoria di LAURA FRISA 41 anni, originaria della valle Antrona e residente ad Omegna, caduta insieme a Marianna Conti il 13 agosto 2013 sul versante francese del Monte Bianco, lungo la cresta del Mont Blanc du Tacul, travolte da una valanga causata dal crollo di un seracco. Laura lascia la mamma Pierina e il fratello Marco.
Da anni praticava sci alpinismo e aveva seguito corsi tecnici con il C.A.I. di Villadossola. Era operaia nella ditta “Beltrami” di Piedimulera che si occupa di lavorazione delle lamiere. La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla cugina Sonia, accompagnata dal cugino Massimo Commisso, mentre il profilo è stato letto dal marito Massimo insieme alle due figlie Jennifer e Nicole.

La fiaccola è stata presentata dalla cugina Sonia mentre il profilo è stato letto da Massimo insieme alle due figlie Jennifer e Nicole.

La fiaccola è stata presentata dalla cugina Sonia mentre il profilo è stato letto da Massimo insieme alle due figlie Jennifer e Nicole.

«Cara Laura, sono passati mesi, un anno ormai… e ci mancano tanto la tua voce gioiosa e squillante, il tuo volto sorridente. Ma la tua voce e il tuo volto sono custoditi nella nostra memoria e nel nostro cuore, tu vivi nei nostri ricordi , sempre. Vogliamo ricordarti come eri, in particolare una caratteristica su tutte del tuo carattere: l’altruismo! Sì, sei sempre stata generosa e piena di slanci; non ti risparmiavi non solo nelle cose che ti appassionavano ma anche nel prodigarti verso la famiglia, verso il tuo prossimo.
Hai saputo amare chi ti stava vicino. E se pensiamo all’amore che possiamo dare nella nostra vita (parliamo di noi stessi), ci rendiamo conto di quanto è mancante e imperfetto…
E allora “in che troverò consolazione, in chi mi confiderò ?.. Confiderò nel mio Signore il cui amore sorpassa ogni conoscenza” (Ef. 3:19). E in virtù del mistero di quell’amore ineffabile, di quella speranza noi ti diciamo : arrivederci a presto cara LAURA!!
Con tutto il nostro AMORE».

Marianna Conti
MARIANNA  CONTI 37 anni di Pallanzeno figlia di papà Giorgio, e mamma Mirella  e sorella di Doriana e Giuliano.  Era capo-reparto alla secolare manifattura “Polli” di Villadossola dove tutti le volevamo bene, perché era “una persona cristallina e sincera”. Marianna condivideva la passione per la montagna con il marito Tiziano Titoli.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dal marito Tiziano Titoli insieme al nipote Paolo Palmara ed all’amico Daniele Cassietti, mentre il profilo è stato letto da Giuliano, fratello di Marianna:

La fiaccola è stata presentata dal marito Tiziano Titoli, mentre il profilo è stato letto da Giuliano, fratello di Marianna.

La fiaccola è stata presentata dal marito Tiziano Titoli, mentre il profilo è stato letto da Giuliano, fratello di Marianna.

«E’ trascorso ormai un anno da quel tragico giorno in cui la tua vita è stata strappata troppo prematuramente, ma il tuo ricordo rimarrà per sempre vivo nei nostri cuori e in quelli delle persone a te care; il tuo sorriso illuminerà di luce le nostre giornate più buie! I tuoi occhi brilleranno per sempre come stelle nel cielo! Quel cielo che molte volte hai sfiorato da vicino raggiungendo le tue alte vette!!
Ora proprio da quella più alta vegli su di noi proteggendoci. Sei stata e sarai sempre una figlia, moglie, sorella, zia e amica perfetta. Ci hai insegnato tante cose e quella più importante è “l’amore”, si quell’amore che tu davi senza mai chiedere nulla in cambio!
Grazie Mary che anche se sei stata accanto a noi per questi anni così brevi ci hai dato tanto e fatto capire che la vita va vissuta come un dono e non va sprecata! Questo te lo dobbiamo. Tu che meritavi di vivere ancora di più e che amavi questa vita! Andremo avanti per te e
ti terremo sempre viva nel nostro cuore! Grazie Mary, Angelo nostro ti vogliamo un immenso bene!».

                                                                               

Aldo Bergamini ALDO BERGAMINI nato a Milano il 26 dicembre 1956, caduto a 4.300 metri mentre tentava di raggiungere la Cresta Rey alla Cima Dufour il 10 agosto 2013, insieme a Roberto Carmagnola, suo compagno di cordata in molte ascensioni compiute.
Alpinista e scialpinista provetto e capace aveva salito 41 cime di 4000 metri oltre ad innumerevoli vette alpine, iniziato a questa passione dal papà Ugo e condividendo le gite con i fratelli e gli amici più cari. Da un anno era rimasto vedovo di Pina, mancata per un tumore osseo, e la montagna era diventata anche un modo per avvicinarsi a lei.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dai figli Luca e Sofia e dal papà Ugo mentre il profilo è stato letto dal fratello Roberto insieme ai due figli Giovanni e Carlo.
Ad accompagnarli un gruppetto di amici: Sergio, Mariagrazia, Enrico e Davide.

La fiaccola è stata presentata dai figli Luca e Sofia mentre il profilo è stato letto dal fratello Roberto

La fiaccola è stata presentata dai figli Luca e Sofia mentre il profilo è stato letto dal fratello Roberto

«Quello che vogliamo condividere con voi oggi è ciò che la montagna significa per papà:
– Reciproca fiducia, affidarsi totalmente ad un’altra persona, un Amico, un Fratello, non solamente un compagno di cordata.
– Fatica, uno sforzo che non sia fine a se stesso, ma che riesca a dare un gusto nuovo al raggiungimento della meta e alla contemplazione dell’immensità da cui si è circondati.
– Gioia, quella che scaturisce dagli occhi di chi vive questa passione.
– Serenità, cercata soprattutto in quest’ultimo anno, e tranquillità sicuramente trovata nella quiete delle cime.
– Preghiera, meditata durante la salita, cantata sulla vetta e sussurrata lungo la strada del ritorno. Tanti sentieri percorsi per trovare il silenzio e ritrovare il Padre.
“Molte sono le strade che portano a Dio, una di esse passa per la montagna.”».
(Reinhold Stecher, vescovo di Innsbruck – da “Il messaggio delle montagne”)

Roberto Carmagnola-ViettiROBERTO CARMAGNOLA-VIETTI 43 anni di Borgosesia, elettricista di professione e alpinista per passione, tanto da prestare servizio nella sezione locale del Soccorso Alpino, precipitato il 10 agosto 2013, col suo compagno di cordata Aldo Bergamini.
Così lo ricorda la sorella Luisa: «Descrivere in queste righe Roberto, figlio, fratello, amico e compagno di tante emozioni, non è cosa da poco. Robi era colui che trovava un valido motivo per vivere al meglio ogni giorno e, se non c’era, lo creava con l’immaginazione… quel tanto che bastava per trasformarlo in realtà. Credeva in sé e non dimenticava di credere negli altri. Attento, deciso, disponibile, riservato, sensibile, entusiasta e tenace, tendeva la mano a tutti con cuore ed allegria. Amava la montagna perché vivendola ne scopriva i suoi valori morali per poi metterli in pratica. Ogni vita, Robi, serve a qualcosa indipendentemente dalla sua durata e dalla sua conclusione e tu con le tue parole, fatti, silenzi, sorrisi e la tua vita, hai dato tanto a noi! Sei partito per un lungo viaggio non per lasciarci, ma per scalare le più alte vette e diventare un angelo per restare qui in noi e tra noi! Ciao Robi!»
E ancora Luisa, in un immaginario dialogo in prima persona: «Il mio zaino e le mie scalate, non sono solo carichi di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei valori, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere. In montagna non porto il meglio di me stesso, porto me stesso, nel bene e nel male. La montagna insegna che non bisogna vivere con la paura di morire, ma con la gioia di vivere di entusiasmo ed amore e che, cadendo, non si perde la gloria di essere saliti …. perché nella vita non si fa nulla di grande senza tutto questo!»

La fiaccola in sua memoria è stata presentata da Simona Berteletti, rappresentante del Soccorso alpino di Borgosesia, te mentre il suo profilo è stato letto dall’amico di scalate Enrico Zanetti Chini

La fiaccola in sua memoria è stata presentata da Simona Berteletti, rappresentante del Soccorso alpino di Borgosesia, te mentre il suo profilo è stato letto dall’amico di scalate Enrico Zanetti Chini

La fiaccola in sua memoria è stata presentata da Simona Berteletti, rappresentante del Soccorso alpino di Borgosesia, di cui Roberto faceva parte mentre il suo profilo è stato letto dall’amico di scalate Enrico Zanetti Chini accompagnato dagli amici del CAI di Borgosesia Giuseppe Amadi, Liliana Aimaro e Luciano Gastaldi. Per la sua attività di volontario del Soccorso il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, medaglia d’oro al valore civile, VIII delegazione Valsesia Valsessera, gli ha tributato una targa riconoscimento con le seguenti motivazioni: “con il suo entusiasmo ed il suo spirito allegro ha sempre partecipato ad interventi  e attività addestrative con grande dedizione.”

                                                                       

Maria Teresa PieriMARIA TERESA PIERI 57 anni, di Biella, scomparsa il 7 luglio scorso ai piedi della Becca di Gay su un tratto di nevaio che nascondeva un torrente effimero. Un ponte di neve si è sfondato e lei e il suo compagno di cordata Walter Corniati sono precipitati nel greto del torrente che li ha trascinati pochi metri dopo in una cascata di 15 metri circa. Aveva una grande esperienza di montagna anche all’estero.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dal fratello Luca accompagnato dalla moglie Monica che ha letto il profilo insieme a Francesca, figlia di Maria Teresa, ed all’amica Roberta Dettomati:

La fiaccola è stata presentata dal fratello Luca accompagnato dalla moglie Monica che ha letto il profilo insieme a Francesca, figlia di Maria Teresa

La fiaccola è stata presentata dal fratello Luca accompagnato dalla moglie Monica che ha letto il profilo insieme a Francesca, figlia di Maria Teresa

«Teresa, percezione del vero, istintiva e naturale che riconosce il bene in tutte le cose. / Teresa, luce potente, forza bianca luminosa e purissima, tradotta in energia vibrazionale entro la quale chi viene carpito tende a rimanere intrappolato positivamente. / Teresa, come una montagna. / Teresa, amore è il guardare le stesse montagne da angolature diverse.
Hai sempre rincorso il tuo obiettivo facendo sempre attenzione al tuo cammino. È il cammino che insegna sempre il modo migliore per arrivare e ci arricchisce mentre lo percorriamo. Il tuo cammino ti ha reso grande, unica e luminosa come la luna.
Sentiamo quanto ci vuoi bene, sentiamo che dove sei stai benissimo. Ad occhi chiusi comunichiamo con te immaginandoti sempre intorno a noi. Ciao Tere
“lassù tra le mie nuvole anche la fretta mi siede accanto e aspetta”».

Valter Corniati

 

WALTER CORNIATI 61 anni di Biella, iscritto alla Sezione C.A.I. “Pietro Micca” di Biella
Sposato con Emanuela e padre di tre figli: Fabio, Cecilia ed Irene.
La fiaccola in sua memoria è stata presentata dalla figlia Cecilia e dalla moglie Emanuela Valin mentre il figlio Fabio ha letto il suo profilo.
«Da subito papà mi ha trasmesso questa passione per la montagna. Dopo aver fatto quasi tutte le vette principali italiane, si è cimentato anche in alpinismo extraeuropeo, tra le vette conquistate ci sono Kilimangiaro, Monte Kenia, Monte Ararat, Alpamajo (vetta più alta).
Oltre alla montagna impegnativa condivideva moltissime gite più semplici con la moglie, e da qualche anno aveva scoperto il mondo del volontariato in Bolivia, dove si era recato negli ultimi 2 anni per svolgere campi lavoro in missioni religiose, approfittando per qualche salita sulle Ande. Disponibile con tutti, allegro, vivace e di compagnia … amico di tutti!

La fiaccola è stata presentata dalla figlia Cecilia e dalla moglie Emanuela Valin mentre il figlio Fabio ha letto il profilo.

La fiaccola è stata presentata dalla figlia Cecilia e dalla moglie Emanuela Valin mentre il figlio Fabio ha letto il profilo.

Gran appassionato di arte, si dilettava in ritratti, acquarelli, costruzione di strumenti musicali (organetti a manovella). 
Era ad un passo dalla pensione che gli avrebbe permesso di dedicarsi ancor maggiormente alle sue passioni».

 

 

 

                                                                                       

Dopo la comunione eucaristica è stata proposta una “Laude alla montagna” composta da don Giuseppe:

«Grazie Signore,
per le gioie che ricevo dalla montagna, per la fatica che è scuola,
per la soddisfazione che si ha quando si raggiunge la cima,
per quel senso di contemplazione che prende poi
a guardarsi intorno a sprofondare nell’orizzonte.

Grazie Signore,
perché la montagna mi ricorda che ho bisogno degli altri.

Ti prego, Signore,
perché il far montagna non sia
un altro possibile momento di egoismo.

Ti prego perché la cordialità, l’amicizia, la disponibilità
che qui in montagna diventano un fatto spontaneo,
lo siano nella vita quotidiana.

Ti ricordo gli amici scomparsi…
e chi ha chiuso la giornata terrena sui monti.

E se dono vuoi concedermi, Signore misericordioso,
questa grazia ti chiedo:
finchè ti piace tenermi in vita
fammi camminare per le mie montagne».

Conclusa la celebrazione con la benedizione di Mons. Giuseppe Anfossi l’assemblea si è sciolta al canto dell’ormai tradizionale “Dio del cielo, Signore delle cime” sempre molto commovente.
Il saluto reciproco e l’arrivederci è nato spontaneo. La condivisione della sofferenza crea legami di amicizia profondi e duraturi.

L’anno che ci attende, il 2015,  sarà ricco di avvenimenti significativi.
Ne voglio sottolineare due in particolare.

Per noi Salesiani sarà l’anno bicentenario della nascita del nostro Padre e fondatore don Bosco: 16 agosto 1815-2015. Un dono di Dio all’umanità, alla chiesa ai giovani. Tutta la sua vita , il suo operato,  fu  finalizzato a salvare le anime dei suoi ragazzi. Per lui ogni ragazzo era  una parte insostituibile del progetto di Dio per l’umanità: non poteva  andare perso. Passò ore ed ore a confessare,  a fare la guida spirituale;  con i ragazzi non iniziava né terminava mai la giornata senza la preghiera, la S. Messa non mancava mai. Tutta la sua opera poggiava su pilastri per Lui insostituibili: amore all’Eucarestia, devozione a Maria fedeltà alla Chiesa. Diceva Jean Duvallet, anziano confratello dell’Abbè Pierre, a noi Salesiani: «Voi avete opere, collegi, oratori per giovani, ma non avete che un solo tesoro: la pedagogia di Don Bosco. Rischiate tutto il resto, questi non sono che mezzi, ma salvate la pedagogia. [….] In un mondo in cui gli uomini e i ragazzi sono frantumati, disseccati, triturati, classificati, psicanalizzati, in cui i bambini e gli uomini sono utilizzati come cavie e materie prime, il Signore vi ha affidato una pedagogia in cui trionfa il rispetto del ragazzo, della sua grandezza e della sua fragilità, della sua dignità di figlio di Dio. Conservatela, rinnovatela, ringiovanitela, arricchitela di tutte le scoperte moderne, adattatela ai vostra ragazzi strapazzati in un modo come Don Bosco non ne aveva visti mai […] ma, per carità, conservatela. Cambiate tutto, perdete, se è il caso, le vostre case, che importa? Ma conservate per noi questo tesoro, il modo di Giovanni Bosco di amare e salvare i ragazzi, che batte in migliaia di cuori».

Per la montagna sarà il 150° anniversario della celebre conquista della vetta del Cervino. La prima ascensione alla vetta del Cervino fu una vera e propria gara tra due alpinisti: l’inglese Edward Whymper e l’italiano Jean Antoine Carrel.
Quando Whymper, nel 1861, vide il Cervino per la prima volta ne fu stregato.
Contattò Jean Antoine Carrel, anch’egli interessato all’impresa, per organizzare la spedizione. I due, però, non riuscirono a trovare un accordo. Whymper tentò da solo la salita dal versante svizzero, con l’aiuto di una guida bernese. Il tentativo fallì.
Carrel ci provò a sua volta, dal versante italiano. Superò la quota dell’inglese, ma senza raggiungere la vetta.
Seguirono molti altri tentativi da parte dei due alpinisti lungo le opposte creste, italiana e svizzera. Vinse Whymper che il 14 luglio del 1865 raggiunse la vetta da Zermatt, aprendo una via sulla cresta dell’Hörnli. L’impresa, però, ebbe un esito tragico, poiché durante la discesa persero la vita quattro compagni di cordata.
Carrel aveva ricevuto l’incarico di salire in vetta da Quintino Sella e dall’appena nato Club Alpino Italiano. Il giorno in cui Whymper portò a termine l’impresa, Carrel si trovava a poche centinaia di metri dalla meta, sul versante italiano. Ma non gli riuscì di raggiungerla.
Ce la fece tre giorni dopo, il 17 luglio, aprendo una via ben più difficile, da Breuil lungo la Cresta del Leone.

Sono due storie completamente diverse, ma che sanno entrambe di avventura e che narrano di uomini che hanno in comune la caparbietà e la dedizione totale per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato: per don Bosco la “salvezza dei giovani”, per Whymper e Carrel il raggiungimento della vetta.

Accanto a questi due avvenimenti non possiamo dimenticarne altri due che vedranno protagonista la città di Torino: l’esposizione della Sindone, dal 19 aprile al 24 giugno, che ha come slogan: “L’amore più grande”. La visita di Papa Francesco, il 21 giugno, a spronarci nella fede, nell’amore, nella misericordia di Dio  e nella carità verso il prossimo.
A tutto ciò va ad aggiungersi anche la decisione della Chiesa di fare del 2015 l’anno della “vita religiosa”. Se questo non è un anno di grazia particolare!!
A noi la fortuna e la gioia di viverlo con l’impegno di lasciarci sollecitare nello spirito da questi avvenimenti.

Colgo l’occasione per augurare a tutti un SANTO NATALE ed un SERENO 2015 con questa bellissima riflessione di Madre Teresa di Calcutta.
Preghiera di Madre Teresa
Tutti saluto e benedico,

 Don Vincenzo Caccia

                                                                                     

 

Sabato 6 luglio 2014 ai 2.232 m. di Punta Jolanda, in val di Gressoney si è svolto il 33° incontro dell’amicizia delle “genti del Monte Rosa”: una festa improntata all’unità e alle relazioni umane che le montagne sanno creare intorno alle persone anche con culture e tradizioni diverse tra loro.

Genti del Rosa 2014

Numerosa la partecipazione, circa 200 persone, e variegata l’età dei presenti; molti sono saliti a piedi percorrendo il sentiero n. 5, gli altri in seggiovia. Il cielo, coperto in parte di nuvole, ha comunque lasciato svolgere la manifestazione senza difficoltà o problemi.
Quest’anno l’organizzazione era affidata al CAI di Gressoney.
Come sempre erano presenti i vari CAI che ruotano attorno al massiccio del Rosa e che a turno organizzano l’incontro: Gressoney, Verres, Biella, Macugnaga, Varallo, Novara e Vercelli con relativo gagliardetto.
Erano rappresentate anche le sezioni A.N.A. biellesi, ossolane, valsesiane  e valdostane.
L’incontro ha avuto inizio alle ore 11,30 con la S. Messa presieduta da don Ugo Casalegno, parroco di Gressoney e “….altre parrocchie”. Insieme con lui hanno concelebrato don Remo Baudrocco, parroco di Chiavazza, e don Vincenzo Caccia, salesiano a S. Benigno Canavese.
Ad animare la S. Messa la Cantoria di Gressoney St. Jean che, con tanto di accompagnamento organistico, ha eseguito brani a più voci di una messa di Schubert in tedesco. Non poteva mancare però “Signore delle cime”, come canto a ricordo di tutti i defunti della montagna.
Franz De La Pierre, presidente CAI Gressoney ha ben condensato il significato di questo incontro: “Il patrimonio del Monte Rosa deve essere comune a tutti per questo è stato ideato un incontro all’anno con i soci che è diventato una vera festa. E le sezioni colgono l’occasione per parlare di progetti futuri da realizzare per valorizzare e proteggere il patrimonio di questi monti.”
La festa è proseguita con un abbondante piatto di polenta, preparata in un paiolo di ben 20 kg di capienza, ed un buon bicchiere di vino per tutti.
Il clima di amicizia e di “famiglia” è stato contrassegnato anche da cori di canti di montagna a più voci spontanei  ed improvvisati e rallegrato dal suono di una fisarmonica.
Un plauso va a tutti gli organizzatori. Il testimone dell’incontro del prossimo anno è stato passato al CAI di Verres.

 

 

2013 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 3 agosto 2013

 

 

Cari amici della Madonna dei Ghiacciai,
con cuore commosso mi collego a voi tutti che in questa cordata iniziata il 5 agosto 1967, siete via via entrati a far parte anche della mia vita: quante emozioni ho vissuto con voi, con le vostre famiglie, con le vostre sezioni C.A.I., con le guide del Monte Rosa, con i membri del Soccorso Alpino e Guardie di Finanza, con Carabinieri, Guardie Forestali! Quante personalità il cui elenco ripubblico ogni anno sul retro della locandina.
Quanti altri ancora sono nell’ampio sito madonnadeighiacciai.it in cui è riportata la cronaca essenziale delle nostre 46 celebrazioni! Quanti confratelli sacerdoti vi hanno celebrato la S. Messa; forse nessuna delle chiesette alpine quotate oltre i 3.000 metri ha avuto tanta frequentazione e solennizzazione.
I nostri 46 appuntamenti annuali hanno sempre avuto la presenza di vari sacerdoti concelebranti fino al massimo di 20 attorno al Vescovo Luigi Bettazzi nel 1997 quando vi salì per la quinta ed ultima volta (sette erano Sloveni al loro battesimo con il Monte Rosa).
Sfogliando il “Volume dei Visitatori” molti altri nomi di sacerdoti compaiono, specialmente dei campeggi giovanili delle valli Sesia, Gressoney, Ayas, ma anche di altre regioni d’Italia e di nazioni europee per un totale di quasi un migliaio di Sante Messe celebrate alla nostra cappella.
Mentre mi sto congedando dalla amata chiesetta, vorrei quest’anno dedicare non solo a don Vesco e all’architetto don Franco Delpiano, ma anche a questa schiera di educatori la nostra riconoscente celebrazione.
Stiamo celebrando i 150 anni del Club Alpino Italiano che è stato ideato nell’ascensione italiana al Monviso, avvenuta il 12 agosto 1863 organizzata da un ministro dello stato Italiano nato da appena 2 anni, Quintino Sella, insieme a Giovanni Barracco e Paolo e Giacinto di Saint Robert: tornati a Torino realizzarono il sogno di avere anche in Italia un Club Alpino.
Questa celebrazione nazionale offre anche l’occasione per riandare alle origini dell’alpinismo moderno che si usa collegare all’ascensione del Monte Bianco del 1786, mentre noi del Monte Rosa facciamo volentieri notare che nel 1778 ci fu la fondamentale esplorazione dei ghiacciai della montagna da parte di Gressonari e quindi da Alagnesi, da cui tutta una serie di ascensioni alpinistiche, scientifiche, sportive, contemplative che resero il Monte Rosa la più grande palestra per il nascente alpinismo mirante a sondare il mistero nascosto da secoli, contemplato e mai affrontato da popolazioni obbligate ad una vita severissima nel confronto con una montagna tanto esigente nel concedere i suoi doni vitali, oltre ai pascoli non si spingevano se non qualche ardito cacciatore di camosci e in seguito qualche cercatore di cristalli o minerali o qualche minatore; il ricordo di qualche incidente mortale ricordava i pericoli dell’alta montagna.
Specialmente i migranti, per lo più stagionali, avevano conosciuto il pericolo degli alti valichi su cui dovevano necessariamente transitare anche nelle incertezze del tempo atmosferico e nelle stagioni disadatte, tanto che, da tempi lontani, erano sorti anche presso i valichi altissimi dei rifugi e cappelle per invocare l’aiuto di Dio e la solidarietà umana anche attraverso un soccorso alpino stabile di monaci oranti e, al bisogno, zelanti ed eroici salvatori, come ai passi frequentatissimi del Grande S. Bernardo (m. 2469) fin dall’anno 1045 e poco dopo anche del Piccolo S. Bernardo (m. 2188) per opera di un santo molto illuminato e predicatore ascoltatissimo, S. Bernardo di Aosta che ora, per scelta di un Papa che fu prima grande alpinista, Pio XI, è diventato il patrono degli alpinisti a cui il Papa Giovanni Paolo II ha aggiunto come compatrono il beato Pier Giorgio Frassati.
In questo anno 150° del C.A.I. ho ripercorso meglio la storia dell’alpinismo, partendo dalla tesi di laurea di Carla Giovannelli dell’Università di Trento intitolata: “Alpinismo, Nuova Forma di Affermazione Sociale”, trovata su internet, sono stato guidato a contattare il professore di Storia della Università di Udine, Andrea Zannini, che mi ha fornito il suo prezioso volume “Tonache e Piccozze” e il professore Marco Cuaz dell’Università di Aosta che mi ha donato il volume “I Rumori del Mondo, saggi della storia dell’alpinismo e l’uso pubblico della montagna “.
Dalle ricerche storiche di questi due professori risulta determinante la presenza di sacerdoti e religiosi nella nascita del moderno alpinismo.
Dice Andrea Zannini presentando il suo volume “Tonache e Piccozze”: «La nascita dell’alpinismo viene solitamente collegata all’iniziativa di scienziati e naturalisti nel Settecento e alla curiosità di aristocratici e borghesi a partire dalla metà del secolo successivo. In realtà, tra la prima salita del Monte Bianco (1786) e la conquista del Cervino (1865), l’alpinismo attraversò una lunga fase di incubazione nella quale ebbero un ruolo importante i montanari, e tra di essi, in prima fila, preti e religiosi. Uomini di montagna che avevano avuto un’istruzione superiore, operarono istintivamente quella sintesi fra sensibilità romantica e curiosità razionale che contribuì a fondare le basi sportive e psicologiche del primo alpinismo» e riporta pure un elenco di sacerdoti e religiosi che potrebbe contenere fino ad una sessantina di nomi eccellenti, con qualche condivisa simpatia per figure eminenti, come l’abate Giovanni Gnifetti di Alagna (*180l -†1867) e gli abati Valdostani Amé Gorret (*1836 – †1907), detto giustamente “l’orso della montagna”, responsabile determinante della “prima salita italiana al Cervino” (1865) e l’abate Pierre Chanoux (*1828 – †I909), grande alpinista, scienziato, contemplativo, dal 1859 cappellano e poi direttore dell’Ospizio dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro al Colle del Piccolo S. Bernardo; per 44 anni abitò al colle dove l’inverno durava 9 mesi, guadagnandosi una vasta fama di uomo dotto appartato dal mondo, in comunione con la natura, dedito alla carità e all’ospitalità, pronto a sfidare la tempesta per ricercare tra le nevi qualche viaggiatore disperso.
Il professore Zannini mi segnala ancora: Domenico Flavio Ronzoni, “Achille Ratti. – Il prete alpinista che diventò Papa”, Bellavite, Missaglia (Le), 2009.
Alessandro Pastore, “Alpinismo e storia d’Italia. Dall’Unità alla Resistenza “, Bologna, Il Mulino, 2003. Stefano Morosini: “Sulle vette della Patria. Politica, guerra e nazione nel Club Alpino Italiano (1863-1922)”, Milano, Franco Angeli, 2009.
Il professore Marco Cuaz, nel libro citato, a pag. 93 dice: «La montagna divenne per la Chiesa del secondo Ottocento il terreno elettivo di un vasto progetto di disciplinamento sociale che affondava le sue radici nella cultura salesiana, nell’idea di don Bosco e dei suoi allievi di utilizzare l’attività fisica, in particolare le passeggiate e la ginnastica, come “mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità e alla sanità”. Oltre a D.Bosco un eletto gruppo di sacerdoti, educatori e scienziati, nati o confluiti nella capitale subalpina, come Ferrante Aporti, Leonardo Murialdo, Francesco Denza, avviarono i giovani allo sport e all’alpinismo con una vera e propria pedagogia della montagna».
Oltre al Club Alpino Italiano altri gruppi e associazioni nacquero con lo scopo dichiarato di accogliere giovani e membri provenienti da categorie sociali meno elitarie, più popolari. Tra queste la “Giovane Montagna”, di cui fu membro insigne il beato Pier Giorgio Frassati: la sezione più vicina a noi è la Giovane Montagna Valsesiana, fondata nel 1923 da don Luigi Ravelli (*1879 – †1963).
Tutta questa lunga premessa per indicare quale strumento educativo è stato l’alpinismo; nel 1968 quando scoppiò la grande contestazione, specialmente in campo giovanile, fu benefica una evoluzione anche per noi salesiani. Don Vesco, figura eccezionale di educatore, anche attraverso i campeggi e l’alpinismo, non c’era più! Don Franco Delpiano, architetto della nostra cappella, con altri Salesiani, alcuni ancora viventi ed attivi (possiamo scoprire i loro nomi sul nostro “sito”, anno 2002 oppure 2012) di cui il più illustre è don Ugo De Censi (90 anni) montanaro della Vatellina ed alpinista che opera in Perù, introdussero delle novità.
Questi sacerdoti proposero ai giovani di accostare ai campeggi estivi anche campi di lavoro (raccolta frutta, raccolta carta, stracci, vetri, ferro, generi usati valorizzabili e altre iniziative allora compatibili ed attualmente persino la gestione di alcuni rifugi alpini in favore dei poveri del mondo) e poi il balzo diretto tra le popolazioni Andine del Mato Grosso che abitano oltre i 4000 metri, entrando in cordata diretta con questi ultimi del mondo.
Don Franco Delpiano come architetto fu invitato a Campo Grande in Brasile, dove c’era un grande lebbrosario decadente che andava ristrutturato: fu l’ultima sua opera poiché una rapida leucemia lo portò a morire il 29 maggio 1972 a 42 anni; due giorni dopo i funerali nella basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, stipata all’inverosimile di giovani, ci fu la grande cordata dei campi di lavoro e dei volontari per i più poveri del mondo che aveva raccolto.

                                                                         

L’ultima presentazione della nostra celebrazione è stata fatta al Passo di Monte Moro (2868 m), il 3 luglio, nella ricorrenza del “32° Incontro dell’ Amincizia fra le Genti del Rosa” organizzato da Teresio Valsesia giornalista ed ex vice Presidente Generale del C.A.I., dal presidente del C.A.I. di Macugnaga Flavio Violatto e il Coro Alpino del C.A.I. di Macugnaga  “Monte Rosa” diretto dal maestro Enrico Micheli.

La manifestazione quest’anno è internazionale poiché anche il Club Alpino Svizzero festeggia i 150 anni di nascita: è stata la prima volta nella storia che tutte e sette le valli del Monte Rosa (5 Italiane e 2 Svizzere di Saasfee e Zermatt) sono riunite sul più celebre colle che unisce le valli Italiane e quelle Svizzere.

 Hanno concelebrato la Santa Messa il Vescovo italiano di Novara mons. Franco Giulio Brambilla, il parroco svizzero di Sion e da 6 altri sacerdoti. Ha partecipato spiritualmente don Ugo Casalegno di Gressoney

Su un’immenso campo di neve a 2868 m. del Passo Monte Moro concelebrazione della S. Messa: mons. Franco Giulio Brambilla, il parroco di Macugnaga don Maurizio Vidali, il parroco svizzero di Saas Grund don Amedeo, don Gaudenzio Martini parroco di Beura, don Remo Baudrocco di Chiavazza (Biella) e don Giuseppe Capra.

Madonna del Passo Monte Moro eretta negli anni “60” e indorata nel 1990
        Gonfalone svizzero di Saas Grund
Coro Monte Rosa del C.A.I. di Macugnaga, diretto dal maestro Enrico Micheli

Il Vescovo mi ha affidato la benedizione per i pellegrini del 3 agosto: «Con affettuosa benedizione a tutte le genti di montagna che salgono alla Madonna dei Ghiacciai».

                                                      

Sabato 3 agosto

La mia salute non permettendomi di salire con voi ho potuto solo raggiungere il Passo dei Salati per salutare i fortunati che possono salire.
Naturalmente il mio grazie a tutti coloro che collaborano alla vita della nostra Cappella e di questo pellegrinaggio e a tutti coloro che rispondono e segnalano la loro partecipazione almeno spirituale.
Chiedo scusa per tutto quanto abbia dimenticato d’importante; attendo il vostro contributo a riparare e completare questo sito: www.madonnadeighiacciai.it con notizie o fotografie attinenti.
Saluto tutti, prego e benedico voi e le vostre famiglie.

Celebriamo oggi, sabato 3 agosto, la festa della Madonna dei Ghiacciai con particolare memoria dei caduti del Monte Rosa e di grandi figure di educatori dei giovani attraverso l’alpinismo.

 La giornata soleggiata e bella ha agevolato una notevole partecipazione e  favorito i pellegrini, saliti numerosi amici e parenti dei commemorati; li saluto al Passo dei Salati e accolgo le loro emozioni per la celebrazione.

Tra i presenti c’erano: del C.A.I. di Varallo il nuovo Presidente Paolo Erba, il vice Presidente Luciano Castaldi e i due past presidenti, Giorgio Salina e Carlo Raiteri. I rappresentanti delle Guardie di Finanza Soccorso Alpino con il Brigadiere Capo Paolo Della Valentina, i finanzieri Roberto Francesconi e Marco Mammarella. Il Gruppo Guide Alpine e il Maresciallo dei Carabinieri di Alagna Alan Barcelli.

Bella giornata per i pellegrini in salita verso                                  la Cappella          

Un bel gruppo di biellesi: delegazione del Soccorso Alpino Biellese, Borrione Martino, De Rossi Paolo; del Cai Biella, Bonfante Irene, Meneghello Francesca,  Panizza Laura, Festa Carolina, Tonella Nadia, Blotto Alessandro, Sigolo Gianni e Antonella Bianchi (sorella di Paola, caduta il 7 marzo 2005 presso il Passo dei Salati); del Coro Genzianella, Bardone Roberto, Brovarone Riccardo, Feroggio Giovanni, Lanza Vittorio.

Dalla Val Susa continuando i pellegrinaggi iniziati il 7 agosto 1999 con il gemellaggio della nostra cappella con la Madonna del Rocciamelone, nel centesimo anniversario della statua bronzea, sono saliti per commemorare Rino Maggioni: i figli Marco e Monica Maggioni, Votta Giovanni, Ferraudo Maria Grazia, Roberto Cordola, Marco Pent, Lorenzo Pent, Marino Cinato, Italo Pent, Vittorio Marchetto, Giorgio Mertoia, Livio Gallo, Elisa Gallo.
Assieme a questi, Maria Adele, Erica collaboratrice per l’addobbo e Pierangelo Pettigiani e Marina Piovano.
I pellegrini di Rosta che quest’anno sono saliti sono Don Serafino Bunino che festeggia i 50° anno di sacerdozio, Dillai Mario e dott. Franco Balbo.
Presenti spiritualmente dopo tanti anni di presenza reale, Modestina Merlo,  Pasqualina Merlo e il marito Federico che son saliti ripetutamente anche al Cristo delle Vette e al rifugio Capanna Margherita
Il nucleo più numeroso è della Valsesia, formato dai parenti e amici per commemorare i caduti della loro valle.
Dei ragazzi costruttori erano presenti Piergiorgio Montarolo e Mario Michela che con i suoi tre figli, Alice, Roberta e Rocco sono saliti a piedi da Stafal, mentre la moglie Gabriella, con l’altro figlio Abele con la sua morosa Charlotte, sono saliti con gli impianti.
A nome della famiglia di don Giuseppe, da Fossano, fedeli da lunga tradizione, hanno partecipato papà Antonio e sposa Barbara Ravera con la figlia Sonia e Marco e la sua amica Anna.

Padre Natalino Capra per 10 anni è salito, come pellegrino e anche come direttore del coro, alla Cappella della Madonna dei Ghiacciai per ritemprare le sue forze, finché l’8 settembre 1980 fondò la “Comunità di Gorra”; Mauro, responsabile della comunità così scirve: «Oggi come ringraziamento siamo saliti Mauro, Luciano, Rossana, Lucia, Franco, Jang, Aurelio e c’erano con noi anche la signora Franca e il piccolo Jacopo. Per le nostre caratteristiche non a tutti è stato possibile raggiungere la Cappella per la santa Messa e, a tal proposito, voglio ancora ringraziare il maresciallo dei carabinieri Alan Barcelli, in servizio sul percorso, che con il suo intervento ha permesso a Franca e a Jacopo di raggiungere almeno il rifugio Mantova. Essendo testimoni della gioia espressa da coloro che ci hanno atteso a quote più basse e che grazie a loro è stato possibile per noi raggiungere la Cappella, non possiamo far altro che testimoniare la gioia che tutti possiamo provare quando sappiamo accogliere l’invito di metterci in comunione, come allora abbiamo saputo cogliere l’invito di Padre Natalino.         Grazie per sempre Padre Natalino».

                     Interno della Cappella

 

Ha presieduto la celebrazione il Vescovo di Saluzzo e del Monviso, montagna su cui è stato progettato il Club Alpino Italiano, Mons. Giuseppe Guerrini, che è sciatore ed alpinista: è salito a Capanna Margherita, sul Castore, sul Breythorn, sul Monte Bianco e ha celebrato in vetta al Monviso; i concelebranti sono il parroco  di Borgosesia don Ezio Caretti, il parroco di Cireggio don Pietro Minoretti, fratello di Amabile Minoretti, don Andrea Passera parroco di Cigliano, don Alberto Albertetti parroco di Crevacuore, don Serafino Bunino parroco di Rosta nel  50° della sua Messa e don Vincenzo Caccia salesiano, direttore di S. Benigno.

Inviano la loro partecipazione spirtuale don Carlo Elgo parroco di Alagna e don Ugo Casalegno parroco di Gressoney la Trinité.

Mons. Guerrini, grande amante della montagna, è apparso molto emozionato e ha ringraziato la Madonna dei Ghiacciai nei suoi 10 anni di ordinazione.
Inizia la S. Messa e dopo la liturgia dell’accoglienza si passa alla “Liturgia della Parola”.
La prima lettura è dal libro dei Proverbi 8, 22-31:
Al salmo, il Cantico del libro di Daniele 3, 57 dei tre giovani nella fornace e si canta: «Benedite opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli».
Il Vangelo è quello di Luca 1, 39-47, dove la Madonna a casa di Elisabetta, sua parente, recita il Magnificat lodando e ringraziando Dio per quello che le ha fatto.

Il Vescovo mons. Guerrini fa una bellissima                                      omelia

È il momento dell’omelia e il Vescovo mons. Guerrini così si eprime: «Cerchiamo di mettere insieme le due parole: quella della natura, parola solenne, grandiosa, imponente, luminosa, brillante. E la parola della Scrittura, che come sempre rinvia oltre, rimanda ad orizzonti più alti, più profondi, dove intravvediamo il mistero della presenza di Dio e della sua misericordia: prima di questi monti, di questi ghiacciai, di queste rocce, di questo cielo c’è la Sapienza di Dio: ghiaccio e nevi, monti e colli, benedite il Signore! Prima dei monti, dei ghiacciai c’è la misericordia del Signore: di generazione in generazione la sua misericordia… si è ricordato della sua misericordia. La parola della natura e la Parola della Rivelazione ci invitano all’incanto, ad incantarci, cioè a contemplare stupiti una realtà che ci supera, quella della natura, ma anche quella della Grazia, della misericordia di Dio che attraverso Maria ci ha dato il Salvatore: Benedetto il frutto del tuo grembo! L’incanto è trovarci di fronte a qualcosa di più grande di noi, ma che non ci schiaccia, ci tocca, ci esalta: grandi cose ha fatto in me l’onnipotente!  Incanto che si fa riconoscenza, gratitudine, lode: benedite il Signore!  Incanto che diventa invito a salire: venite, saliamo al monte del Signore! La vita è salita, faticosa ed esaltante; è ricerca dell’alto, di ciò che è grande, bello, vero, giusto. Ma incanto che ci invita alla riflessione: perché ci mette di fronte ai nostri limiti, ci mette di fronte all’imprevisto e all’imprevedibile: c’è il ghiaccio, ma c’è anche il crepaccio; c’è la roccia solida ma c’è anche quella che frana; c’è il tempo splendido ma c’è anche la bufera.  E allora ci sentiamo piccini, siamo invitati all’umiltà; la montagna, la natura diventa scuola di saggezza, invito a misurare le nostre forze, esperienza della nostra fragilità.
Siamo invitati a guardare più in alto, a guardare oltre.  La fede cristiana ci rimanda a cieli nuovi e mondi nuovi, dove regna la giustizia; abbiamo nostalgia di un’armonia piena, totale, dove la bellezza, la grandezza, la solennità … non siano minacciate né incrinate. Maria SS. è segno di questa realtà nuova.  Il Signore davvero fa grandi cose, sconvolge i nostri criteri. Ma abbiamo la certezza che i suoi sono criteri di misericordia, di vita e quindi di speranza: questa fede ci aiuta a guardare oltre la morte. Chiediamo cuore e occhi limpidi per contemplare e credere».

                                 Le fiaccole

 

 

Al momento dell’offertorio vengono presentate le fiaccole dei commemorati, un momento molto emozionante:

 

 

 

 

La prima fiaccola è per Carlo Benedetti, 53 anni, morto il 22 agosto 2012 cadendo sulla Cresta del Soldato. Presentano la fiaccola e leggono il profilo gli amici Ennio Marzuolo e Antonella Danielli. Esperto e forte alpinista ossolano aveva compiuto il concatenamento di due importanti 4000 (cresta Signal e parete nord del Lyskamm) in 10 ore e 40; nel 1992 in Cina sul Pik Pobeda 7439 m. sulla catena del Tien Shan; in Perù nel 2006 M. Alpamayo, Huascaran, Ishinca Cico; in Russia ne 2007 m. Mustaghata. La sua grande passione ed esperienza mise a disposizione non solo di amici e familiari, ma anche come volontario del Soccorso Alpino e come tecnico di elisoccorso presso la base di Borgosesia, di Novara e di Macugnaga per circa 20 anni finché la salute lo permise. Insieme a lui, ormai immerso ne Regno dell’Eterno Amore preghiamo: «Signore, proteggi e ricompensa i componenti delle unità di Soccorso Alpino fa che la loro generosità e il loro sacrificio raggiungano sempre la meta prefissa». Il figlio Andrea, familiari e colleghi.

 

 

 

La seconda fiaccola è per Ferruccio Frattini, nato il 30 agosto 1946 morto il 19 agosto 2012 presso il Passo dei Salati in mezzo alla sua famiglia che aveva educato a godere il fascino inesauribile della montagna che esplorava continuamente in lunghe camminate. Presenta la fiaccola il figlio Ivan mentre il figlio Marco legge il profilo. Lo salutiamo assieme a tutti i morti della montagna con questa preghiera: «Accogli, Signore, sulle più elevate cime del regno celeste i nostri fratelli che ci hanno preceduto nella fede e nell’amore per la montagna. Concedi infine che la bellezza della natura e la grandiosità del creato contribuiscano ad ampliare in tutti coloro che le ammirano la fede in Te e nella Tua immensa bontà». La tua Elisabetta e i tuoi figli Mirko e Ivan.

 

 

 

La terza fiaccola è per Silvia Strola nata il 14 aprile 1954, morta il 17 febbraio 2013 sul Monte Masone durante una ciaspolata. Presenta la fiaccola la figlia Sara mentre Matteo Peracini legge il profilo. Nata a Valduggia da famiglia modesta ma laboriosa, educata al senso del dovere, del lavoro, della famiglia, realizzò la sua con Franco Rossetti e la nascita delle figlie Cristina e Sara che educò con amore e serenità trasmettendo loro i suoi semplici e forti valori, sempre attenta e disponibile anche per i suoi genitori Luigi e Cesarina e adorata dai nipotini Greta e Giacomo. Operaia giovanissima alla “Manifattura Ragno” e poi presso la “Rubinetteria Mora”, realizzata la pensione scoprì sempre più la sua passione per la conoscenza del mondo attraverso i viaggi insieme alla sorella Pinuccia e grande amore per la MONTAGNA in ogni stagione: la bicicletta, le ferrate, lo sci di fondo … ritornava radiosa con gli occhi pieni di luce e di felicità e raccontava un mondo che non finiva mai di scoprire e di trasmettere. La sua semplicità, il suo sorriso, la sua figura esile ma tosta e la sua voglia di vivere resteranno sempre nel cuore di chi l’ha conosciuta: una donna, moglie, amica, mamma e nonna davvero “SPECIALE”. Attraverso la Madonna dei Ghiacciai noi l’affidiamo a Dio Creatore d’ogni bellezza che la Bibbia rappresenta pieno di stupore per il creato uscito dalle sue mani e per la coppia umana creata a sua immagine e somiglianza e capace di partecipare al suo Stupore Divino.

 

 

 

La quarta fiaccola è per Maria Amabile Minoretti, di 65 anni di Borgosesia, caduta al Pizzo Nona il 13 maggio 2013. Presentano la fiaccola e leggono il profilo il fratello don Pietro e nipote. Il 15 maggio i funerali nella gremitissima chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo: attorno al fratello sacerdote don Pietro e al prevosto don Ezio Caretti, una quindicina di sacerdoti tra cui don Carlo Elgo di Alagna. Era una donna buona, dinamica è generosa, una donna che ha dedicato la vita ad aiutare gli altri; vicina alla parrocchia, per anni è stata catechista all’oratorio; era una delle anime della Bottega del commercio equosolidale sin dalla nascita dell’attività. E’ sempre stata vicina alla casa di riposo di Sant’Anna, seguendo le orme della mamma Caterina che quarant’anni fa era stata fra i fondatori del gruppo di volontariato. Durante il funerale don Pietro ha ricordato “la fede cristallina” che caratterizzava la sorella, mentre don Ezio ha riconosciuto il “grande dono di averla avuta come amica, collaboratrice, consigliera”, sottolineando come “Amabile ha saputo amare davvero il prossimo, senza mai chiedere nulla in cambio, un amore che ha ereditato dai genitori e che ci ha donato ogni giorno”.
Luciano Castaldi, già presidente del C.A.I. cittadino così la saluta: «Eri un sostegno discreto. chiunque ricorderà la tua solidarietà sorridente; lunedì sei andata dal Signore e sono certo che lo hai fatto con lo zaino straripante del bene e della gioia che hai sempre trasmesso».

La quinta fiaccola è per Gian Luigi Griffa di anni 85, deceduto il 23 aprile 2013 a Trivero. Presenta la fiaccola l’amico Battista e legge il profilo l’amico Piergino. È stato un grande educatore della gioventù attraverso lo Scoutismo e l’Alpinismo. Proveniente da Torino, gruppo Scout To. 40, fondò il gruppo “Scout Trivero Primo” di cui centinaia di ragazzi hanno beneficiato per la loro formazione e orientamento. Ebbe talento di grande alpinista e impegnò le sue doti di animatore e istruttore in vari corsi di alpinismo del C.A.I. di Varallo, nel gruppo “Camosci”, nel GRIM (Gruppo Ragazzi In Montagna) fondato da padre Gallino, suo grande amico.
Le difficoltà degli ultimi anni rallentarono i suoi passi di alpinista, non il suo cuore aperto ai grandi ideali e ai progetti della sua vita, sempre più condivisi affettuosamente con la moglie Dina. Le parole di addio dei sui allievi lo rivelano;
Battista, amico e compagno di cordata così lo saluta: «Ricorderò il tuo sguardo, limpido, trasparente, da persona per bene. senza malizia e senza sotterfugi. Ricorderò il Tuo cuore e la Tua bontà, da persona sempre disposta ad aiutare gli altri. Penso proprio che tu il comandamento dell’amore lo hai messo in pratica in ogni momento della tua vita. Ricorderò la tua stretta di mano conclusiva, rapida, quasi timida ma significativa di un messaggio importante, condiviso e trasmesso».

Piergino dice: «Mi presento oggi con due simboli che hanno caratterizzato la nostra vita: il maglione della scuola di Alpinismo del C.A.I. e il fazzolettone scout arancio e blu del Trivero 1°, che non porto solo al collo ma anche nel cuore. Ricordo le ultime parole che mi hai detto sul letto dell’ospedale, quando ti dissi: “Gian Luigi non mollare, dobbiamo ancora andare ad arrampicare insieme” e tu con i tuoi occhi verdi spalancati: “io vado ad arrampicare in Paradiso” … “sì Gianluigi, vai ad arrampicare libero e prepara le vie che percorreremo insieme lassù, dove non serviranno più né corde né moschettoni, GRAZIE GRANDE AMICO MIO … e ti prego: prepara la strada anche per tutti noi”».  La Foto presenta Gialuigi in montagna con sfondo il Monte Bianco, mentre la sua vera forte e mite compagna di cordata per 53 anni, Dina, lo accompagna sorridente.

La sesta fiaccola è per ricordare Rino Maggioni, (* 01/02/1938 – †17/01/2013) un amico della Val Susa per confermare il gemellaggio realizzato nel 1999 tra la nostra chiesetta e il Rocciamelone; la fiaccola di Rino Maggioni vuole anche ricordare tutti gli amici defunti della Val Susa che salirono pellegrini alla Madonna dei Ghiacciai; il figlio Marco anche a nome di mamma Margherita e di tutta la famiglia, così lo saluta: «Quando le ultime luci della notte si spengono… e la luna, ormai bianca e quasi trasparente, sta per adagiarsi dietro alle montagne innevate, vedo… tra il disordinato volo degli uccelli al mattino e le rosee scie degli aerei colorate dall’imminente alba … una stella, ancora luminosa, che veglia sul mio cammino … Sei bella e lucente… e anche quando il calore del giorno ti assorbirà… brillerai sempre dentro di me, CARO PAPÀ. (Marco Maggioni)».

 

 

                Presentazione fiaccole e lettura profili

La settima fiaccola ricorda i morti del decimo anniversario: Serena Anna Salvucci e Alessandro Mennella caduti sul Lyskamm per fulmine il 21 luglio 2003; Alberto Fornasari caduto sul Polluce il 28 luglio 2003; Fabio Baroni caduto su Monte Rosa il 2 marzo 2003; Sergio Simoni caduto il 13 agosto 2003 al Corno Bianco; Gian Franco Cenerini caduto sulla Cresta nord del Tagliaferro il 23 agosto 2003.

L’ottava fiaccola per ricordare Federico Barell guida del Monte Rosa e già capo della Società Guide di Gressoney, morto ad Aosta il 29 settembre 2003.

La nona fiaccola ricorda due lavoratori: Paolo D’Alonzo morto il 18 luglio 2003 mentre lavorava sulla diga del Gabiet; a lui uniamo la memoria di Carlo Delpini morto il 30 aprile 2003 che è stata una figura simbolo delle Capanne del C.A.I. di Varallo come lavoratore capanat.

La decima fiaccola è intitolata a don Luigi Ravelli nel 50° della sua morte nella parrocchia di Foresto di cui fu parroco per 59 anni; la fiaccola sarà portata dai suoi amici alla celebrazione del 10 agosto prossimo in alta Valle d’Otro al bivacco che porta il suo nome dove sarà debitamente commemorato. Riportiamo di lui la preghiera dell’alpinista con cui sintetizziamo anche tutte le intenzioni di preghiera di questa S. Messa per cui mandiamo un fraterno messaggio anche a tutte le famiglie qui spiritualmente convocate nel ricordo dei loro cari defunti ed in particolare alla famiglia dell’atleta svizzero Gaetan Casimir Roland (32 anni) che il 13 aprile morì in un crepaccio presso il Cristo delle Vette mentre si allenava per il Trofeo Mezzalama:

«Gesù amabilissimo che nella vita terrena prediligesti i monti e li salisti per rivelare al mondo le vere beatitudini, per trasfigurarti gloriosamente, per compiere col Sacrificio della Croce la Redenzione del genere umano, fa’ che nelle nostre escursioni alpine solleviamo fidenti la nostra prece, il nostro cuore a Te; insegnaci a leggere nel grandioso libro della natura i tratti mirabili della tua potenza, della tua bellezza, del tuo amore».

                    La concelebrazione della S. Messa

Abbiamo anche ricordato, con fiaccola, Laura Pace figlia del Presidente del “Coro Voci del Baldo” di Verona amico del “Coro Genzianella”.

E i biellesi Valter Corniati e Maria Teresa Pieri caduti alla Becca di Gay e Aldo Bellotti caduto sul Monte Bo Biellese.

                                                              

Don Severino Chiesa ringrazia con questa                    foto a nome di tutti i suoi poveri

 

Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato e offerto in occasione di questo pellegrinaggio, in particolare il figlio e la famiglia Benedetti per l’offerta cospicua di 500 € che hanno fatto per i missionari salesiani, già miei compagni di campeggi di montagna, don Serafino Chiesa e don Michelangelo Aymar che lavorano presso i montanari dei 4000 nelle Ande (vedi su questo sito l’anno 2002) e che io ho arrotondato a 1000 € con le singole offerte raccolte lassù che hanno permesso di aiutare questi poveri montanari.

 

 

                                                                

              Altare di pietra del Monte Tovo

 

Ringraziamo il dott. Ovidio Raiteri, medaglia d’oro per benemerenze alpine, per l’invito alla celebrazione della benedizione dei ceri per i Caduti della montagna di domenica 20 ottobre 2013 al Monte Tovo. Celebrerà la S. Messa don Ezio Caretti, parroco di Borgosesia nella chiesa di S. Pietro

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2012 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 4 agosto 2012


Noi della Madonna dei Ghiacciai abbiamo distribuito le locandine di invito alla nostra altissima “Festa Mariana” ed alpina del 1° sabato di agosto.
La nostra giornata è stata sufficientemente buona per consentire la salita dei circa 150 alpinisti-pellegrini alla più alta cappella d’Europa per onorare la Madonna sotto il titolo di “Madonna dei Ghiacciai” e la memoria dei grandi Amici defunti del Monte Rosa.
Qualcuno ha voluto fare a piedi l’ascensione, come il presidente del C.A.I. di Varallo, dr Carlo Raiteri, che dai 1200 m. di Alagna è salito fino ai 3647 di Capanna Gnifetti e così pure gli antichi “Ragazzi Costruttori” (nel 1967 avevano 18 anni) Mario Michela e Pier Giorgio Montarolo che dai 1800 m. di Staffal hanno ripercorso l’antico sentiero che percorrevano prima che esistessero le funivie.

Il ghiacciaio sempre più privo di neve è bene affrontarlo con i ramponi che rapidamente si rimettono nello zaino

La festa è stata annunciata da vari settimanali e radio; il quotidiano “La Stampa”, di venerdì 3 agosto a pagina 63, riporta tutti i nomi dei commemorati e sottolinea tra i “decennali” il nome di Renato Andorno (fotoreporter di montagna che con Silvio Mondinelli fondò una onlus “Amici del Monte Rosa” per aiutare i bambini delle montagne del Nepal).
Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha preso occasione della nostra celebrazione per comporre un’intera pagina dal titolo: “Santuari sulle Vette, Palestre della Fede”, con un’intervista al Vescovo emerito di Aosta mons. Giuseppe Anfossi, probabilmente il Vescovo che più ha camminato gli antichi pellegrinaggi alpini della Valle di Aosta, ha partecipato 3 volte al famoso, antico (del 1500) quinquennale (2000 – 2005 – 2010) cammino notturno attualmente partecipato da alcune migliaia di pellegrini e camminatori che con le lampade accese percorrono gli antichi sentieri dei pellegrini e viandanti, lavoratori, pastori transumanti che da Fontainemore, in valle di Gressoney, transitavano al colle della Balma e poi discendevano ad Oropa e nel Biellese: una scia luminosa, impressionante, lunghissima che disegna il saliscendi del tracciato, che procede lenta preceduta dai labari e crocifissi delle Confraternite tra canti e preghiere e grandi silenzi che facilmente si colmano di memorie storiche e meditazioni salutari.

Con il sorriso sul volto si conclude il delicato                       e faticoso pellegrinaggio.

Il Vescovo, dunque ben allenato, benché emerito (cioè oltre i 75 anni) è arrivato in forma alla Madonna dei Ghiacciai; attorno a lui don Remo Baudrocco di Chiavazza Biella e i salesiani don Vincenzo Caccia di S. Benigno Canavese e don Fabrizio Gallarato di Chatillon concelebrano.
Strettissimi attorno all’altare i parenti ed amici dei commemorati, sull’altare le 7 fiaccole in terra cotta con i nomi dei defunti a cui si riferiscono.
È difficile rendersi conto delle presenze più significative che dicono quanto sia amata e stimata questa celebrazione, ma dal prezioso “Libro dei Visitatori” riportiamo:
dei Carabinieri sono presenti: il tenente colonnello Fabrizio Riva e il luogotenente Felice Erba di Milano, il maresciallo aiutante Alan Barcelli di Alagna;
della Guardia di Finanza Soccorso Alpino sono presenti: il brigadiere Paolo Dalla Valentina e i finanzieri Fabio Berardo, Marco Cordero e Lucia Rocchi;
del Soccorso Alpino Valsesia-Valsessera il delegato Moreno Solesio, Gian Paolo Derossi e Martino Borrione delegato del Soccorso Alpino di Biella e vice-presidente Soccorso Alpino Regionale del Piemonte;
del Corpo Guide alpine di Alagna, che quest’anno celebrano il 140° di fondazione, sono presenti con gagliardetto i fratelli Paolo e Alberto Enzio col figlio Andrea attualmente capogruppo, Andrea Degasparis che con alcuni alpini rappresenta anche il gruppo Alpini di Alagna e Gian Piero Viotti, che con i suoi 46 anni di fedeltà a questa celebrazione mi richiama tanti altri nomi di Guide del Monte Rosa che condivisero e parteciparono; questi Alagnesi vogliono ricordare in particolare i defunti Sergio Degasparis ed Emilio Detomasi nel 10° anno della morte.

Il momento più toccante della celebrazione:                la presentazione delle fiaccole

Sempre da Alagna è presente, con fascia tricolore, il vicesindaco Roberto Veggi, anche consigliere del “Consiglio Autonomie Locali Regione Piemonte”.
Le guide alpine Valdostane sono rappresentate da Bruno Béthaz con la moglie Mariarosa per ricordare il fratello Piero e gli altri 5 del corso guide caduti sul Lyskamm nel settembre 1985; Carla Angster nel ricordo del fratello Jose guida e maestro di sci caduto nel 1997 porta anche l’adesione e il saluto di tutte le Guide di Gressoney.
Da Macugnaga sono giunti Maurizio Vittone, Stefano Tabachi, Alessandro Caldarera e Davide Anchieri, guide alpine e membri del Soccorso Alpino di Macugnaga e Valle Ossola che accompagnano Elena Lorenzini che presenterà la fiaccola del marito Alberto Pizzigoni.
Sono circa una ventina i pellegrini che ci manda la Madonna del Rocciamelone dalla Valle Susa guidati dall’alpino Italo Pent che già l’11 luglio era salito con Pirmin Manzon e Matteo Viale a riverniciare la croce e la balconata: li ringraziamo; estendo il mio grazie a Maria Adele, Pierangelo Pettigiani e Piero Antoniono di Condove che mi hanno accompagnato fino a Gressoney, anzi al passo dei Salati (m 2882) dove ho salutato quasi tutti i partecipanti che di lì sono passati; ringrazio i miei nipoti Antonio Ravera e figli Marco e Sonia con Lorenzo che rappresentano la mia famiglia e la comunità di Fossano. Da Rosta c’è una rappresentanza fedele fin dal 1967, quest’anno è costituita da: Alfredo Valle, Mario Dellai, Marco Merlo, Gianni Melotti ricordano don Luca Gamba (c. 2005) e Gabriele Rada (c. 2003); Da Buttigliera l’ing. Alessandro Viotti (86 anni, perciò decano dei convenuti) giunge a Messa iniziata poiché prima è salito alla Piramide Vincent (4215 m.) in cordata con Luciano Rosso, Roberto Pomponi, Alessandra Balbo.

              I partecipanti alla celebrazione

Del C.A.I. di Varallo sono ancora presenti l’ex presidente Giorgio Salina, l’attuale vice-presidente Paolo Erba e vari soci anche delle sottosezioni.
Del C.A.I. di Biella la presidente Daniela Tomati con il past president Wilmer Acquadro e soci; del coro “Genzianella” 6 coristi convocati da sempre da Vittorio Lanza; il gruppo più numeroso dei convenuti è quello biellese (circa una quarantina) tra cui la guida alpina Alberto Guelpa, Armando Recanzone e Alessandro Blotto in rappresentanza del gruppo Alpini di Biella.
Il C.A.I. di Gravellona e sezioni Est del Monte Rosa sono rappresentate dal presidente Bruno Migliorati e dal vice presidente Tino Pidolazzi; per il comitato Direttivo del C.A.I. Piemonte il consigliere Pierantonio Rotta.
Il dott. Franco Movalli, presidente del C.A.I. di Baveno scrive: «Col dott. Clemente Roberto di Pallanza sarò presente “in spirito” nel ricordo di tanti amici che non sono più con cui abbiamo condiviso questa celebrazione: Priotto, Ferrario, Fuselli, Germagnoli ….».
Il dott. Ovidio Raiteri, alpinista borgosesiano, uno dei co-fondatori del “Soccorso Alpino” e di “Montagna Antica Montagna da salvare”, manda adesione.
Da Biella Ivano Sighel, ex Ispettore Forestale dello Stato, Comandante la Stazione di Biella, dice: «Voglio godere spiritualmente quanto ho goduto in varie partecipazioni dirette».
Da Torino Paola Delpiano nipote di don Franco Delpiano architetto della Cappella, scrive: «Affidiamo alla Madonna dei Ghiacciai – la più vicina al cielo d’Europa – il nostro viaggio in Mato Grosso del Sud presso l’Ospedale São Julião, per servizio missioanrio. Quest’anno ricorrono i 40 anni dalla morte di don Franco Delpiano architetto e progettista della Cappella (sua prima opera) e dell’Ospedale São Julião in Brasile (sua ultima opera)».
Da Bologna Mons. Luigi Bettazzi (classe 1923, prossimo ai 90 anni) convalescente dopo recente operazione così dice: «Unito a tutti coloro che partecipano alla celebrazione alla Cappella intitolata alla Madonna dei Ghiacciai da me benedetta il 5 Agosto 1967, con grande nostalgia ed affetto tutti abbraccio e benedico».
Da Ventimiglia Mons. Alberto Maria Careggio scrive: «Dirle che desidererei ancora molto salire alla Capanna Gnifetti, ai piedi di Maria, per una celebrazione intensa e carica di emozioni come sempre, è troppo poco! Quanti ricordi! Quanta gioia spirituale, seppure frammista alle lacrime dei familiari e degli amici in pianto per i loro caduti della montagna!».
Così ci scrive da Torino Don Stefano Martoglio, Superiore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta: «Saluto fraternamente tutti coloro che partecipano al pellegrinaggio alla Madonna dei Ghiacciai. Mi è caro ricordare un pensierino di don Bosco: “La riconoscenza è il più bel fiore che adorna un cuore giovanile e ne predice il futuro”. Lo applico agli allievi di don Vesco che costruirono la Cappella per ricordare il loro maestro, educatore e guida. La Vergine Santa susciti ancora nella Congregazione Salesiana e nel mondo giovanile educatori della statura di don Vesco».
Da Torino Don Paolo Ripa di Meana,Vicario Episcopale per la Vita Consacrata, scrive: «Ho ricevuto con gioia la tua lettera e la locandina per il prossimo 4 agosto. Ho visto anche il bel sito internet. Congratulazioni! La tua lunga e costante devozione a Maria, onorata lassù, ha fatto della Cappella Madonna dei Ghiacciai un punto di riferimento per tante e tante persone».
Dal santuario di Nostra Signora del Monte Stella di Ivrea il maestro don Domenico Machetta, autore della “S. Messa per coro di montagna a quattro voci pari” composta nel 1967 per l’inaugurazione della Cappella, manda un pensiero di comunione e adesione alla nostra celebrazione.
Da una celebre “clausura” (isola S. Giulio d’Orta), l’abbadessa Anna Maria Canopi, assieme alla sua comunità, ha gradito la lettura della nostra lettera per un pellegrinaggio spirituale al Monte Rosa concesso anche alle caustrali. Da Torino le suore Salesiane: sr Armida, sr Carla, sr Luigina, sr Maddalena che il 5-6 agosto 1978 salirono anche al Cristo delle Vette e Capanna Margherita, aderiscono con nostalgia.
Il successore di Don Gnifetti,il parroco di Alagna don Carlo Elgo, detto anche il parroco del monte Rosa per le sue innumerevoli ascensioni alpinistiche in particolare a Punta Gnifetti e Capanna Margherita, a nome di tutta la comunità Alagnese, manda la sua adesione spirituale e il suo saluto al vescovo Giuseppe Anfossi e rinnova il suo cordoglio alla famiglia Degasparis e alle famiglie degli altri defunti commemorati oggi alla Madonna dei Ghiacciai.
Don Ugo Casalegno, parroco di Gressoney La Trinitè, nel cui territorio sorge la cappella, impedito dagli impegni pastorali molteplici di questi giorni festivi, invia l’adesione sua e di tutta la comunità Gressonara e il suo ringraziamento a Mons. Giuseppe Anfossi per i ripetuti pellegrinaggi, in particolare per i festeggiamenti in onore del Cristo delle Vette rinnovato, nel 2008, per la presenza con il Cardinale Tarcisio Bertone il 26 luglio dello scorso anno alla settecentesca cappella Sant’Anna per la benedizione della bronzea targa commemorativa nel decennale del pellegrinaggio del Papa alpinista, Beato Giovanni Paolo II alla medesima cappella e al colle di Bettaforca e auspica che questa ormai tradizionale festa della Madonna dei Ghiacciai e la memoria dei Caduti, delle Guide e dei Grandi amici del Monte Rosa, nella Cappella più alta delle Alpi sulla via del Cristo della Vette e di Capanna Margherita, sia continuata in futuro.
Presenze molto significative per la nostra celebrazione sono i familiari fedeli ogni anno: Clelia Rimella per il figlio Francesco e Gabriele, Giulia ed Elisa Cucchi per Massimiliano caduti il 31 dicembre 1993; per Paola Bianchi, caduta nel 2005, è presente il papà Silvio, Giuliana e Antonella con Vincenzo Caldesi cognato; per Alex Mancin, caduto nel 2000, è presente il papà Carlo.
Molti altri genitori e parenti non potendo salire a quota 3647 hanno inviato la loro adesione: Donata Bertone da Borgosesia nel ricordo del fratello Giorgio, guida esperta del Soccorso Alpino, caduto al Monte Bianco nel 1977; Maria Durio-Mentigazzi per il marito Ezio Mentigazzi caduto nel1995; Franca e Flavio Ciapparelli per il figlio Francesco caduto nel 1999; da Cuneo la famiglia Borsi nel ricordo del figlio Alberto caduto nel 2002 sul Lyskamm con Enrico Quaranta; Susanna Mosca da Biella ricorda il papà Emanuele caduto nel 2011; Cristiana Lombardi al ricordo del figlio Luigi Amedeo Sertorio caduto nel 1994 con Gustavo Amedeo Peyron, unisce la memoria del marito Guido salito al Cielo il 23 maggio dello scorso anno; da Cavallirio la famiglia Vercelli nel ricordo di Ermanno caduto nel 2007; da Varese Rita Rosati nel ricordo del figlio Marco caduto nel 1987; da Cles Gemma Zanon nel ricordo del figlio Elio caduto ne 1981; da S. Benigno Angelo Susa e Anna Maria nel ricordo del figlio Ermanno caduto nel 1985; da Montafia Rina Gatti affida il figlio Giamberto ed Elsa, costruttori della cappella ed il marito Arturo Gatti colonnello degli Alpini; da Varallo Efisia Degaudenzi ricorda il marito Peppino; da Magenta Argenide Oldani insieme al figlio Orlando (caduto nel 1993) affida il marito Giovanni ora salito al Cielo; da Domodossola Nella Garrone Annaratone nel ricordo del figlio Pier Luigi caduto nel 1985; da Samarate la famiglia Ladini ricorda il figlio Andrea caduto nel 1992; da Briga Novarese Elena Tadini ricorda il marito Luciano Antonioli caduto nel 2004; da Brusson Luisella Margutti ricorda il marito Remo Spataro caduto nel 1998; da Riva Valdobbia Adriana Bruno Carmellino ricorda il figlio Silvano caduto nel 2002; da Predazzo la famiglia Cemin ricorda il figlio Gian Piero caduto nel 1992; da Ghislarengo Dario Civerolo ricorda l’amico Gian Franco Cenerini caduto nel 2003; da Varallo Pombia Giovanni Deambrogio nel ricordo della sposa Giuseppina benefattrice della Cappella; da Cuneo Maria Cerrato nel ricordo del marito Umberto Boella; da Omegna la famiglia Germagnoli ricorda Giorgio presidente A.G.A.I. che partecipò assiduamente alle nostre celebrazioni; da Alagna la famiglia Chiara ricorda il cav. Enrico, guida e custode di Capanna Gnifetti per 26 anni, fedele alle nostre celebrazioni fino al 5 agosto 2006, a 87 anni.
I genitori di Serena Salvucci e di Alessandro Mennella, caduti sul Lyskamm nel 2003, rinnovano il ringraziamento per questa celebrazione e per la memoria dei loro figli a cui è stato dedicato anche un sentiero sull’Appennino Ligure.
Da Torino il dott. Paolo e Luciana, genitori di Filippo Vaccino, caduto sul Lyskamm insieme a Carlo Leone il 19 luglio 2010, esprimono fedeltà alla nostra celebrazione e vivissimo desiderio che non venga meno in futuro questo appuntamento spirituale fonte di grande consolazione.
Di fronte a questa assemblea così caratteristica, selezionata, purificata e motivata il Vescovo non ha parlato che di “Comunione”:

Il Crocifisso della Cappella, simbolo              del massimo dono di vita.

«La Madonna ci ha convocati quassù per celebrare la vittoria del BENE sul MALE, abbiamo sentito il suo canto: Lei canta, come un inno biblico trionfale la battaglia e la vittoria di DIO, la vittoria dell’AMORE!
L’AMORE infinito ci ha creati, ci ha soccorsi quando siamo caduti, si è abbassato fino ad assumere la nostra carne, la nostra debolezza, i nostri drammi e persino la nostra morte.
Gesù nell’Ultima Cena dopo essersi inginocchiato, come uno schiavo a lavare i piedi dei suoi discepoli, ha fatto con grande serenità il dono totale di sé stesso, della sua VITA, del suo CORPO, del suo SANGUE, della sua MORTE e anche della sua VITTORIA sulla MORTE, della sua RISURREZIONE: lo ha fatto con un rito che noi ripetiamo oggi, quassù, nella più elevata cappella delle nostre Alpi, così misteriose ed attraenti.
Noi siamo tutti qui convocati dal MISTERO di AMORE  che ci condiziona, che portiamo dentro, che ci obbliga a vivere, a rischiare e anche a morire, se occorre, gli uni per gli altri, secondo la più grande opera di MISERICORDIA che si possa immaginare e che per alcuni di voi, guide e soccorritori, è quasi come “statuto”.
L’Eucaristia che celebriamo è la più grande realistica risposta a questo mistero di cui siamo portatori, è comunione viva tra di noi e con coloro che ci hanno preceduti nella morte, è assicurazione totale che vivere d’AMORE e di SOLIDARIETÀ è la nostra vera, unica vocazione che ci evidenzia come figli di DIO e VINCITORI del MALE e della MORTE.
MARIA SANTISSIMA che ha voluto questa convocazione e celebrazione sia la nostra GUIDA che in cordata sicurissima ci conduce a suo FIGLIO GESÙ, per noi simboleggiato dal CRISTO delle VETTE presso cui ho celebrato l’Eucaristia il 30 agosto 2008 inaugurandone la statua restaurata.

La Madonnina posizionata all’interno della Cappella

Mando un pensiero riconoscente mio e di tutti i convocati quassù in questi 45 anni a don Capra e a tutti coloro che con il loro amore, partecipazione, coinvolgimento, dedizione, offerta, volontariato, animazione e custodia (ai “Capanat” in particolare, al C.A.I. di Varallo, alle Guide e Soccorso Alpino e Alpini) hanno fatto questo sacro appuntamento, ormai tradizionale a cui do’ la più grande benedizione come Vescovo di una diocesi e Valle che ho amato, animato, servito per 17 anni, perché in futuro questo piccolo ma altissimo faro continui ad illuminare il nostro alpinismo e il Club Alpino Italiano che sta per celebrare (nel 2013) il 150° compleanno».

È seguita l’offerta delle fiaccole sempre altamente coinvolgente e commovente per la forte personalizzazione che si dà alla memoria di ogni fratello e sorella che affidiamo alla custodia di questo sacrario che dal loro sacrificio è stato generato.
La fiaccola di Tiziano Barbonaglia è stata presentata da Moreno Solesio del Soccorso Alpino; quella di Sergio Degasparis dal figlio Andrea; quella di Dario Mazzia Piolot dal figlio Daniele con Aldo Polzotto e Teresio Agliaudi amici di Dario; Elena Lorenzini presenta quella del suo sposo Alberto Pizzigoni; la giovanissima Letizia Lombardi presenta quella dei genitori Anna e Marco, mentre Gianluca Lombardi legge il profilo; La fiaccola di Giovanni Borgini dai familiari del cav. Agostino Negra; la fiaccola del 10° anno è presentata dalle Guide di Alagna che sottolineano il ricordo del collega Emilio Detomasi.

 

Sergio Degasparis di 56 anni, morto improvvisamente il 2 ottobre 2011 nel Vallone di Otro, Capogruppo Alpini di Alagna, guardia del Parco Naturale Alta Valsesia, volontario nella Protezione Civile e Soccorso Alpino, membro del Gruppo Folcloristico e della Banda Musicale.
La sua sposa Franca ha tracciato per noi questo profilo e saluto: «Sergio era un uomo semplice e schietto, appassionato di storia e natura, orgoglioso delle proprie origini walser e delle tradizioni del suo paese. Si è dedicato con amore alla sua famiglia e alla sua casa e ha avuto accanto a sé amici sinceri con cui ha condiviso momenti di difficoltà e momenti di festa, amava stare in compagnia, cantare e ballare al suono della fisarmonica.
Sergio ha sempre amato molto la montagna in cui è nato e ha vissuto come aspirante Guida Alpina, guardia parco e Alpino e ha saputo trasmettere questo sentimento ai nostri figli cui non si stancava mai di narrare le vicende vissute tra i monti sin da giovane. Se ne è andato come desiderava, solo nelle sue montagne, mentre saliva alla nostra baita di Scarpia con la gioia nel cuore: il giorno prima nostro figlio Andrea era salito sul Tagliaferro tanto amato e nostra figlia Laura lo aveva reso nonno da poco! Lo vogliamo ricordare con questa semplice preghiera:

“Sii lodato e ringraziato, Signore, per aver creato le montagne, l’acqua, la neve, i boschi, gli animali e i fiori che le adornano, il sole che le illumina
per concedermi di percorrerle ogni giorno e amarle profondamente cogliendo la bellezza della Tua creazione
per la pace che mi dona la solitudine tra i Tuoi monti: scrutandone l’altezza e la maestosità ho imparato a meditare ed arricchire il mio spirito.
E se un giorno Tu decidessi di farmi restare fra loro per sempre, Ti supplico, Signore, di accogliere l’anima mia nel Tuo abbraccio d’amore infinito”».

Tiziano Barbonaglia di Vercelli di 53 anni, caduto il 25 giugno 2011 nei pressi del Passo dell’Alpetto a quota 2774.
La moglie Rossella così scrive: «Per mio marito Tiziano Barbonaglia.
Mi sono innamorata di mio marito all’età di 14 anni e nel preciso momento che l’ho visto per me è stato come se fosse apparso il sole, attorno a me non esisteva più niente e nessuno. In quel preciso istante ho capito che il mio più bel sogno si era avverato.
Mi ha amata in un modo assoluto, per nostro figlio e per me è stato e continuerà ad esserlo il nostro punto di riferimento, Tiziano era forte come le rocce sulle quali camminava e la sua forza mi accompagna tutt’oggi. Ho avuto il privilegio di vivere accanto a mio marito che possedeva le più belle qualità che un essere umano possa avere, era un vero signore che anche verso le persone più deboli sapeva dimostrare un’infinita bontà d’animo.
La scorsa estate era lassù sulle sue amate montagne per godere le meraviglie della natura, era già in alto, vicinissimo a quello splendido cielo di porcellana, là il Signore l’aspettava e l’’ha portato con sé, ed io non ho potuto fare niente per trattenerlo.
Mi ha fatto un immenso piacere quando Don Capra mi ha dato la possibilità di parlare di mio marito, in occasione della celebrazione che si terrà in agosto alla Madonna dei Ghiacciai, in questo modo posso fare comunione con quelle persone che conoscono il mio stesso dolore. Sono certa che continuando a parlare di coloro che ci hanno tanto amato e che noi abbiamo tanto amato, loro saranno sempre accanto a noi e il nostro amore non avrà mai fine. Quando ho salutato mio marito per l’ultima volta, il mio non è stato un addio, ma un arrivederci lassù oltre le nuvole, nel regno degli Angeli.
Tiziano ti amo più di prima  tua moglie Rossella».

Dario Mazzia Piolot nato il 30 giugno 1937 e morto il 16 agosto 2011; amava molto la Valsesia e la sua storia montanara e alpinistica che ripercorreva con grande, meticolosa passione di ricercatore e rielaboratore. Sovente era con gli amici alpinisti Teresio Agliandi (coetaneo) e Aldo Polzotto (più giovane di un anno), tutti soci del C.A.I. di Valsessera, ma quel 16 agosto era solo; risalì la valle Gronda, uscì in valletta Artorto discendendo verso la Val Sorba e nei pressi delle antiche miniere (cave di marmo) di Massucco avvenne la caduta fatale.
Così lo ricordano i figli Daniele e Giacomo: «Era un uomo che amava la montagna si può dire che era la sua unica passione, appena riusciva a ritagliarsi un po’ di tempo prendeva il suo zaino e percorreva e ricercava percorsi più impervi ed è cosi’ che purtroppo l’anno scorso uno di questi ce l’ha portato via. Non sappiamo se si può dire che è stata imprudenza o destino certo è che ora riposa in pace tra le sue adorate montagne».

Alberto Pizzigoni nato a Bustarsizio il 20 agosto 1961 e morto il 13 dicembre 2011 travolto da una valanga sul Corno di Sewinen, ha lasciato un figlio, Giovanni Carlo di appena 7 mesi al momento dell’incidente, che così ci è presentato dalla sua compagna Elena: «Alberto era un architetto e dagli anni dell’università aveva sempre vissuto a Milano; la sua grande passione fino ai 40 anni era il mare: aveva lavorato come progettista di barche, era un velista, faceva parte del nucleo dei sommozzatori della Protezione Civile di Milano. Da una decina di anni aveva iniziato a trascurare il mare lasciando spazio al nascente interesse per la montagna, la ‘sua’ montagna: la Est del Rosa. Fin da quando aveva 5 anni frequentava Macugnaga e tutti i weekend, le vacanze, i ritagli di tempo li trascorreva lì sciando, arrampicando, camminando, vivendo la montagna in tutte le sue forme talvolta estreme. Si era dato l’obiettivo di raggiungere un 4000 prima dei suoi  50 anni e ci è riuscito in anticipo, tanto che da allora non aveva più smesso di inseguire le vette.
Anche per il ponte di Sant’Ambrogio del 2011 eravamo a Macugnaga da dove Alberto è partito per la solita gita di scialpinismo con alcuni amici, ma quella volta non è tornato. La sua montagna l’ha preso con sé.

  Lascia che sia fiorito / Signore il suo sentiero, / quando a te la sua anima / e al mondo la sua pelle / dovrà riconsegnare, / quando verrà al tuo cielo/ laddove in pieno giorno / risplendono le  stelle».

Anna Varnero di 48 anni e Marco Lombardi di 52 anni caduti sulla Dent D’Herens il 24 agosto 2011. Un’ondata di dolore immenso si abbattè non solo sulle famiglie Varnero e Lombardi, ma sulle comunità di Sagliano e Andorno e a tutto il Biellese.
Il parroco, don Franco, così li salutò nella Messa funebre: «L’unico rincrescimento al termine della vita è quello di non aver amato abbastanza. Loro hanno amato la famiglia, il lavoro, quella coperitiva “La Vela” dando occupazione a gente disagiata, a ex carcerati e a chi ne avesse un disperato bisogno, avevano un cuore di carne pieno di compassione per tutti. Di loro ci rimane l’amore per la vita con il gusto e l’amore per la montagna e l’attenzione a chi nella vita faceva fatica e il Signore ha detto loro: “l’avete fatto a Me”!».

 

Giovanni Borgini per 40 anni socio del C.A.I. di Novara che ci ha lasciati il 30 gennaio 2012; è stato un grande amico e un grande benefattore che ha impreziosito le nostre manifestazioni col dono delle sue artistiche riproduzioni della Cappella, del Cristo, di stelle alpine e genziane incise su trance di betulla.
Così lo ha salutato il Presidente del C.A.I. di Novara Boris Cernovac: «Salutiamo oggi Giovanni, un alpinista innamorato della montagna, del Monte Rosa in particolare, di cui conosceva ogni cima. Era per indole un uomo di montagna. All’apparenza schivo, rude, ma appena un istante dopo, emergeva la sua vera natura: generosa, leale, sempre disponibile. Sapeva commuoversi al solo pianto di un bambino; sapeva attivarsi prontamente a tutela del più debole.
L’ho conosciuto ormai avanti negli anni; l’età gli aveva imposto la rinuncia alle alte vette, ma il suo spirito, sempre entusiasta ed indomito, l’aveva portato ad occuparsi dell’organizzazione dell’escursionismo di sezione, sino a divenirne l’indispensabile promotore, a svolgere un ruolo fondamentale nel gruppo escursionistico “Bruno Vittori”.
Lo ricordo con noi in sede, nelle escursioni, sempre pronto e disponibile per ogni esigenza, a supporto del responsabile, desideroso di rendersi utile per assicurare la piena e proficua riuscita di ogni percorso.
Giovanni era anche uomo di fede: con la fede infatti e con la preghiera ha saputo affinare i propri sentimenti e preparare il suo ritorno alla casa del Padre».

                                                                                        

 

Sabato 23 giugno 2012

 

Alagna, Val Sesia – Rifugio Pastore, Alpe Pile m. 1575

La celebrazione è stata preparata attraverso il contatto con tutte le famiglia dei commemorati e le sezioni del C.A.I. gravitanti su Monte Rosa e i vari Corpi di Guide Alpine e Soccorso Alpino delle sue valli e presentata il sabato 23 giugno al “31° Incontro dell’Amicizia tra le Genti del Monte Rosa” (organizzato ogni anno, a turno, dalle sezioni C.A.I. di Varallo, Macugnaga, Biella, Gressoney e Verres con i gruppi A.N.A. di Valsesia, Ossola, Biellese e Valle d’Aosta) che quest’anno è stato celebrato in Valsesia all’Alpe Pile, rifugio Pastore, a quota m.1571.

 

 

 

 

Un momentio della festa 2012 del “31° Incontro dell’Amicizia tra le Genti del Monte Rosa”

 

L’incontro 2012 è stato particolarmente partecipato anche per la coincidenza con la quarta edizione della gita del C.A.I. Regione Piemonte che mi ha dato la gioia e la sorpresa di vedere un buon numero di amici del C.A.I. di Mondovì e di Fossano dove ora risiedo.

 

 

 

 

Fanfara Alpina del Cusio” di Omegna suonando tradizionali marce alpine; l’appuntamento prossimo

 

La giornata era bella, i partecipanti almeno 500 tra cui ho rivisto Teresio Valsesia e il decano cav. Agostino Negra che a giorni compirà 90 anni e tanti amici del C.A.I. di Varallo e sezioni del Monte Rosa.
La Messa è stata presieduta dal parroco di Alagna, don Carlo Elgo con a fianco don Remo Baudrocco di Biella e il sottoscritto don Giuseppe Capra. Il Coro Varade ha animato offrendo decoro e solennità alla celebrazione.

 

 

 

Don Giuseppe Capra insieme al decano cav. Agostino Negra e tutti gli antichi vecchi amici della Cappella vi salutiamo.

 

 

 

 

Mentre i “polentari” del C.A.I. ed alpini distribuivano le 500 razioni, comparve, graditissima, la “Fanfara Alpina del Cusio” di Omegna suonando tradizionali marce alpine; l’appuntamento prossimo 2013, dell’incontro sarà al Monte Moro, Macugnaga in concomitanza con le celebrazioni per i 150 anni di istituzione del Club Alpino Svizzero e quello Italiano.

                                                                                        

Al termine della celebrazione il presidente del C.A.I. di Varallo dott. Carlo Raiteri dice una parola conclusiva portando ancora l’attenzione e un pensiero riconoscente alla figura di Emilio Detomasi nel 10° anno della sua morte: «È stato un personaggio di elevatura superiore con un cuore grande come una casa; è stato una guida per tutti, nel senso che abbiamo imparato tutti dall’Emilio; si è dato anima e corpo al Soccorso Alpino, a salvare la gente e non solo qui, ma anche lontano, nel Nepal per l’asilo, l’ospedale, la scuola, lasciando una traccia importante, significativa di quanto “l’alpinismo vero” sia una scuola e una palestra di umana crescita e solidarietà. A nome del C.A.I. di Varallo ringrazio tutti i partecipanti, ringrazio gli officianti in particolare il “Vescovo Emerito”, parola significativa, sia per l’età che per le benemerenze in pellegrinaggi alpini, “palestre di fede” come ha detto qualche giornale; ringrazio le Guardie di Finanza del Soccorso Alpino, ringrazio le Guide, in particolar modo quelle di Alagna che hanno festeggiato a giugno il 140° anno di fondazione, gli Alpini, i Carabinieri, le rappresentanze di altre sezioni del C.A.I.
Auguro a tutti un buon ritorno da questa celebrazione che comporta anche qualche lacrima, ma che lascia contento il nostro cuore».
Con tutto l’amore che ho portato alla nostra Madonnina, al Cristo delle Vette, ai vostri CADUTI, alle vostre famiglie, a questo vivificante appuntamento che non deve spegnersi, vi saluto e vi benedico, ringraziando tutti gli amici, benefattori, collaboratori, fotografi e relatori che hanno contribuito a comporre il “SITO”, e tutti coloro che risponderanno a questo messaggio.
Proprio ora un corriere mi porta da Cles (Trento) una bella cassetta di mele profumate inviate dalla gentile Gemma Zanon (classe 1930), visibile nel sito il 5 agosto 1986 mentre proclama la seconda lettura della Messa: la ringrazio, anche perché da 25 anni usa rispondere ad ogni mia lettera, anche con l’invio di 10 francobolli, utili per la nostra corrispondenza.
Altri inviano offerte per la celebrazione di Sante Messe (per ricorrenze familiari) o semplicemente per la Cappella (manutenzione, organizzazione) o per iniziative di solidarietà montanara a cui varie volte accenniamo anche nel SITO.
Pensate che due dei ragazzi costruttori, Riccardo Castellino ed Enrico Bergadano, sono ora sacerdoti missionari in Africa; dei ragazzi dei campeggi uno è ora vescovo, Mons. Flavio Giovenale, nella più povera diocesi del Brasile (Abatetuba); Serafino Chiesa e Michelangelo Aimar sono sacerdoti in Bolivia e condividono la vita molto sacrificata dei montanari Andini, che vivono anche a quota 4000 m.
I miei anni più fortunati di educatore alpinista furono dal 1965-75, avevamo le montagne vicino, facevamo alpinismo e sci alpinismo in formule molto semplici ed economiche, avevamo attenzione ed amicizia verso i montanari, specialmente anziani e solitari che non riuscivano a staccarsi dalla loro baita isolata neppure di inverno, li aiutavamo a fare le riserve di legna, di acqua, a raccogliere fieno e castagne, quando nevicava molto, mandavo i ragazzi con gli sci a controllare che i vecchi tetti non sprofondassero: ricordo la gioia di questi giovanissimi quando tornavano dalla loro missione e penso che queste esperienze giovanili li abbiano forgiati anche per la loro scelta di vita.
Per facilitare l’eventuale invio di offerte unisco il numero del conto corrente bancario, pregando di precisare se è per celebrazione di Messe, per la Cappella o per la solidarietà missionaria e umanitaria.

Con un grande abbraccio.
Don Giuseppe Capra

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Sul “Libro dei Visitatori” abbiamo visto molti messaggi lasciati dai pellegrini e così abbiamo pensato di riportarne qui alcuni dei più significativi.
 

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2011 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 6 agosto 2011

 

 

Quest’anno ha presieduto la nostra celebrazione don Sergio Blandino in sostituzione del Superiore Regionale Salesiano don Stefano Martoglio perché impedito, accanto a lui don Serafino Bunino, il padre marista Andrea Volonnino e don Giuseppe Capra. Abbiamo ricordato: Carlo Leone, nato a Torino il 22 dicembre 1964 e morto il 19 luglio 2010 durante la traversata del Lyskamm, lascia la mamma Emilia e il fratello Alessandro e la fidanzata Ivana, era tecnico informatico della IBM; Filippo Vaccino nato Torino il 18 luglio 1965 e morto il 19 luglio 2010 durante la traversata del Lyskamm e lascia la mamma Luciana, il papà dott. Paolo e il fratello Fabio, era consulente finanziario dell’Azimut; Mattia Verri di 35 anni di Borgosesia, travolto da una valanga l’8 dicembre 2010 presso il Colle della Malfatta (2900 m.), lascia la moglie dott.a Eleonora Gallarotti, la mamma Piera, i fratelli Andrea e Simone, il papà Giancarlo presidente della Camera di commercio di Vercelli; Silvano D’Atri nato il 25 maggio 1950 a Napoli, deceduto il 13 gennaio 2011 ad Alagna nel Vallone di Otro, lascia la moglie Anna Paola e le figlie Sara e Simona; Giuseppe Degaudenzi nato a Varallo il 20 settembre 1931 morto il 12 settembre 2010 durante gita del G.E.P. (Gruppo Escursionisti pensionati) lascia la moglie Efisia e il figlio Giulio.

Nel 10° anniversario della morte abbiamo ricordato: le guide di Macugnaga Lino Pirrone, Ernesto Fich e Pierino Jacchini, poi Paolo Re di Milano, Aldo Spaghetti della Valsusa, Leonardo Follis di Gressoney e Michele Fardo di Biella, e nel 25° anniversario Eleonora Torchio del villaggio La Marmora di Biella.

E ancora Emanuele Mosca, 65 anni di Graglia e Carlo Graziano 26 anni di Crescentino, travolti da una valanga sul Monte Camino il 6 marzo 2011.

Il primo ad arrivare è il presidente del C.A.I. di Varallo, dr. Carlo Raiteri, lo saluto, chiedo del papà Ovidio uno dei cofondatori del Soccorso Alpino Italiano e grande animatore delle tradizionali feste alpine. Arrivano come ogni anno come rappresentanza del Soccorso Alpino Guardia di Finanza: il brigadiere Fabio Loss (che ha varie precedenti partecipazioni) ed il finanziere Marco Mammarella. Vicinissimi all’altare i rappresentanti le famiglie dei caduti e i presidenti C.A.I. di Varallo Carlo Raiteri, di Biella Daniela Tomati e l’ex presidente di Varallo Giorgio Salina, le guide alpine Gian Pietro Viotti (che per la 45a volta partecipa alle nostre 45celebrazioni), Paolo Enzio, Maurizio Brentari, Sandro Borini (Boris) che rappresenta anche la famiglia di Mattia Verri: l’8 dicembre 2010 era presente all’incidente mortale che ha rapito Mattia. Il volto più luminoso è certo quello del cav. Agostino Negra che tra cinque giorni compirà 89 anni, è qui con la figlia Vilma ed il genero Orlando Fabris.

Altro volto che spicca commosso e luminoso è quello di Efisia, vedova di Giuseppe Degaudenzi: temeva di non farcela, anche stando alle previsioni metereologiche non favorevoli, invece è qui e presenterà la fiaccola del suo Giuseppe. Dalla Valsusa sono giunti a questa celebrazione con don Sergio Blandino, parroco di S. Antonino: Giovanni Votta, Vittorio Marchetto, Elisa Gallo Livio Gallo, Chiara Tessa, Jean Pier Davy, Erica Bossù, Marco Pent coi figli Ludovico e Lorenzo, Roberto Daghero, Italo Pent, Laura Girotto, Luigi Scuto, Monica Blandino e Paolo Morino; da Rosta don Serafino Bunino, Franco Balbo e Mario Dellai.

Intanto siamo in Capanna Gnifetti, poiché il maltempo ci costringe a celebrare nel salone del 1° piano del rifugio, per la terza volta  (nel 1987 quando celebravamo i 20 anni della Cappella, presiedeva il Vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi, con un vento fortissimo, gelido (-8°) che non ci permise di celebrare all’aperto; nel 1998 quando presiedeva il Vescovo Aosta, mons. Giuseppe Anfossi e l’inclemenza del tempo ci obbligò nuovamente a celebrare in rifugio)

Dei cantori fedelissimi rimangono alcuni del “Coro Genzianella” del C.A.I. Biella guidati da Vittorio Lanza, animatore (che ci affida anche la memoria della nuora Debora di cui ricorre oggi il 7° anniversario della morte): Acquadro Wilmer, Pas Presidente del C.A.I. Biella, Tomati Daniela, attuale  Presidente C.A.I. Biella, Blotto Sandro, Borrione, Brovarone Riccardo, Caldesi Vincenzo, Chiappetto Alfio, Feroggio Giovanni, Lanza Vittorio, Meneghello Francesca e Tonella Nadia; Italo Pent, della Valsusa affida la memoria di Angela Venturino.

 

All’offertorio si offrono le fiaccole dei caduti leggendo il profilo di ognuno:

Così lo presenta la mamma, Emilia Bertolotti: «Carlo Leone è nato a Torino il 22 dicembre1964 e caduto sul Lyskamm il 19 luglio 2010. Già fin da ragazzo ha iniziato ad amare la montagna e lo sci, perché entrambi gli sport gli davano la possibilità di espletare sia le ascensioni che lo sci-alpinismo. L’amicizia per lui era un sentimento profondo e ricambiato, perché la sua bontà e sincerità sono state riconosciute da tutti. Amava i grandi spazi e la scoperta del mondo con la sua compagna Ivana, legata a lui dagli stessi interessi e da un grande sentimento; tutti gli anni trascorrevano le vacanze sulle montagne del mondo: in Nepal, sulla cordigliera Andina in cerca di sempre nuovi orizzonti. Nel 2010, in preparazione alle vacanze che avrebbero trascorso in Pakistan alla base del K2 con l’amico Filippo, hanno deciso di compiere la traversata del Lyskamm sul Monte Rosa, e un fatale destino ha voluto che la montagna chiamasse a sé sia lui che Filippo, con immenso dolore per il cuore di una madre che non si rassegna e anche per il fratello Alessandro, pur pensando che lui sulla montagna ha raggiunto il suo ideale, lasciando un grande vuoto in tutti quelli che lo hanno conosciuto ed amato, e lo piangono perché non più presente».

La mamma di Filippo, Luciana, così ce lo affida: «Filippo Vaccino era nato a Torino il 18 luglio 1965 e caduto sul Lyskamm il 19 luglio 2010. Frequentò per otto anni l’istituto Rosmini, dove Padre Perzolli li abituò all’amore per la montagna e dove si fece amici che restarono tali per la vita. Il liceo al GalFer”contribuì ad amicizie indissolubili. Laureato in Economia e Commercio fece una brillante carriera nel Finanziario, ma il suo amore era ed ha continuato ad essere la montagna. Bardonecchia, dove andavamo da quando era piccolo, fu la sua prima passione: lo sci d’inverno e le gite, le strade ferrate, le prime palestre di roccia d’estate. E salito alla capanna Gnifetti nel giorno del suo 45° compleanno che ha festeggiato con gli amici e compagni di scalate e con le guide. Ha lasciato nel peggiore dei dolori il papà Paolo, la mamma Luciana ed il fratello minore Fabio che adorava e dal quale era considerato guida ed esempio.

Vorremmo ricordarlo con una poesia che abbiamo ritrovato nella  sua agenda:

 “Non amare il florido ramo, / non mettere nel tuo cuore / la sua immagine sola; / esso avvizzisce: / ama l’albero intero, / così amerai il florido ramo, / la foglia tenera e la foglia morta, / il timido bocciolo ed il fiore aperto, / il petalo caduto e la cima ondeggiante, / lo splendido riflesso dell’Amore pieno. / Amala vita nella sua pienezza, / essa non conosce decadimento”».                 (anonimo)

 

Emanuele Mosca (65 anni) di Graglia e Carlo Graziano (26 anni) di Crescentino travolti da valanga sulla parete nord del monte Camino (m 2391) di Oropa la domenica 6 marzo 2011.

Emanuele Mosca, 65 anni, odontotecnico in pensione. Innamorato della montagna in tutte le sue possibili offerte e palestre: roccia, sci, scialpinismo, trekking di accostamento alle grandi montagne del mondo: Kilimangiaro, Everest. Ha trasfuso questi amori anche alle sue figlie, Susanna e Roberta che così lo ricordano: «Ci piace pensare che sei là, tra le tue montagne».
Carlo Graziano, 26 anni, laureato in biotecnologia, innamorato della montagna specialmente negli aspetti invernali. Lascia il papà Ettore, la mamma Maria Teresa e la sorella Francesca. Lo ricordiamo col canto: «Santa Maria, / Signora della neve, / copri col bianco, / soffice mantello, / il nostro amico, / il nostro fratello. / Su nel Paradiso / lascialo andare / per le tue montagne

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvano D’Atri, nato il 20 maggio1950 a Napoli e deceduto il 13 gennaio 2011 ad Alagna vallone di Otro: «Padre di due figlie, Sara (24 anni) e Simona (21 anni) e marito di Bortoluzzi Anna Paola. Trasferitosi dal Sud Italia al Nord per motivi di lavoro, Silvano ha abbandonato il suo mare e il caldo sole di Napoli. Era solo una decina d’anni che si era avvicinato alle montagne, ma in realtà fu subito amore. La montagna era in grado di trasmettergli quella serenità e quella libertà che aveva lasciato parecchi anni prima nella sua città natale. Il periodo in cui maggiormente amava le montagne era quello invernale, dove, a causa dei grandi freddi della Valsesia, i paesaggi assumevano un velo fatato, dove tutto lo scenario cambia trasformandosi in un’immensa distesa bianca, dove oltre alle sue orme non vi era traccia del passaggio di alcuno, uomo o animale che sia. Dando così l’impressione di essere arrivati in una zona incontaminata, dove neanche gli animali osano lasciar traccia per non deturpare quell’immagine fiabesca… Spesso raccontava della gioia provata nel raggiungere la vetta, nell’essere riuscito ad arrivare sempre un po’ più in alto…, nell’essere arrivato oltre le nuvole… La montagna gli ha sempre regalato attimi di gioia e di condivisione con gli amici, ed è proprio così, tra le montagne e tra la compagnia di buoni amici, che Silvano ci ha lasciati, raggiungendo la vetta più alta e riuscendo così ad essere finalmente più in alto di tutto. Da lassù sicuramente veglierà su tutti gli amici, i parenti, i fratelli e la sorella, ma come sempre, avrà un occhio di riguardo per le amate figlie e per la metà del suo cuore, la moglie Paola»

 

Giuseppe Degaudenzi nato il 20 settembre1931 morto il 12 settembre 2010 di Varallo; ha amato la montagna sempre e sulla montagna ha chiuso la sua vita addormentandosi dolcemente come un bimbo tra le braccia e il cuore della sua mamma. La moglie Efisia ed il figlio Giulio ce lo affidano così: «Appassionato di montagna, da sempre. Sin da quando significava partire da Varallo, da casa a piedi e fare il giro “Monte Capio” e “Massa del Turlo”, passando da Sabbia e tornando da Camasco alla sera. Oppure, usciti da scuola, caricarsi gli sci a spalla per raggiungere il prato dei Gerbidi (sopra il Sacro Monte di Varallo) per qualche discesa sulla scarsa neve ed in mezzo alle spine. Normale per quei tempi senza automobili. E poi montagna con gli amici degli anni ‘50, tra i quali Italo Grassi, con la famiglia negli anni ‘70 (quante valli, anche desolate, percorse insieme, dietro ai suoi passi), di nuovo con altri amici negli anni ‘90, il “G.E.P.” (Gruppo Escursionisti Pensionati, a suo tempo promosso dal compianto Romano Tosi e da Elio Cerutti), e poi ancora, tante volte, fino all’ultimo suo giorno. Un andare in montagna per vedere, capire, fotografare, stare insieme, mai per “conquistare”, mai con l’ansia di giungere in vetta. Da sempre la sua serenità, riservatezza, ma nel contempo amicizia calorosa, rispetto per la montagna e per tutti coloro che gli sono stati vicino. Esempio nel vivere non solo la montagna, ma la vita di tutti i giorni, esempio che non si è fermato in un bel bosco di larici, nel suo mese preferito, settembre, ma che continua a guidarci nella nostra vita, nel nostro percorso quotidiano».

 

Mattia Verri, nato il 20 marzo1975 caduto l’8 dicembre 2010, di Borgosesia; travolto da valanga l’8 dicembre  2010 a 2900 m. presso il Colle della Malfatta. La moglie Eleonora Gallarotti invia questo messaggio: «Mattia amava la montagna in tutte le sue forme; è stata la sua grande passione; era una persona semplice, e la sua semplicità derivava sicuramente da quell’amore per le vette che lo aveva portato ad apprezzare la vita in ogni sua sfaccettatura, costruendo legami ed amicizie forti e durature. Il miglior modo per descriverlo è leggere questo passo della Preghiera dell’escursionista e dell’alpinista a cui lui era affezionato: “…Rendi la montagna una scuola di vita per tutti i giovani che se ne innamorano; una scuola severa, ma onesta, solidale e generosa, capace di forgiare il loro carattere nelle difficoltà e di innalzare i loro ideali alle più elevate altezze, così da poter percorrere, nella piena consapevolezza delle loro potenzialità, i ben più ripidi ed ardui sentieri dell’esistenza umana”.
Con il suo sorriso sempre presente che lo contraddistingueva e che si illuminava al ritorno dalle sue gite, era capace di trasmettere la felicità e le emozioni provate in modo unico e coinvolgente, riuscendo a far accettare a noi famigliari il rischio della sua grande passione. Ora la nostalgia per lui accresce, come la nostra riconoscenza per l’amore datoci».

                                                                         

 

Si collega a noi spiritualmente il parroco di Gressoney don Ugo Casalegno con cui ho concelebrato il 26 luglio 2011 alla cappella settecentesca di S. Anna (2178 m.) dove è stata posta la targa di bronzo (90 x 50 cm.), disegnata dall’architetto Maria Giovanna Casagrande e realizzata dalle Fonderie Verres, riporta un messaggio, elaborato dal docente di filosofia classica all’Università Cattolica Carlo Mazzucchi, in latino classico, che traduciamo in italiano: «Giovanni Paolo II, ora annoverato tra i santi, guardando da qui, salendo da qui al vertice della montagna, avvertì il culmine di ogni esistenza».

 

Quest’anno, il 26 luglio, alla festa di S. Anna è stata cosa molto gradita la presenza del cardinale Tarcisio Bertone.

Il Card. Tarcisio Bertone festeggiato il 26 luglio 2011 alla festa di S. Anna
Il Cardinale Tarcisio Bertone con il Vescovo Giuseppe Anfossi e Don Ugo          Casalegno il 26 luglio 2011 alla festa di S. Anna.

                                                                           

Altro collegamento ideale è con il presidente del Club Alpino Generale, Umberto Martini, che ho incontrato il 31 luglio 2011 al ricovero dell’Alpetto voluto da Quintino Sella nel 1866, come primo rifugio del C.A.I. e ora trasformato in “Museo degli Albori dell’Apinismo”  e intitolato a Giacomo Priotto presidente generale dal 1980 al 1986, madrina è stata la gentile signora Lalla Priotto salita con i figli Gabriele e Tiziana; il Presidente ha scritto per noi questo messaggio : «Complimenti per il vostro continuo impegno.   Grazie, Umberto Martini».
Nella foto di Giancarlo Menotti (sezione di Cavour) il gruppo dirigenti del CAI posa davanti al museo. Al centro il presidente generale Umberto Martini e la signora Lalla Priotto (Tratto da Lo Scarpone settembre 2011 pag 32).

                                                                           

Utilizziamo questo sito per comunicare che il 30 gennaio 2012 è salito al cielo il nostro amico Giovanni Borgini (nato il 22 aprile 1927), per 40 anni socio del C.A.I. di Novara. I funerali sono avvenuti il 2 febbraio 2012 nella parrocchia S. Giuseppe in Novara.

Era consuetudine per Giovanni Borgini mettere davanti alle fiaccole le sue                artistiche stelle alpine pirografate su trance di legno di betulla.
Giovanni Borgini mentre distribuisce le    stelle pirografate su trance di legno di                                         betulla

Ha partecipato alle nostre celebrazioni per almeno 30 anni, offrendo alle famiglie dei commemorati e a centinaia di partecipanti le sue caratteristiche riproduzioni della Cappella, del Cristo delle Vette, di stelle alpine e genziane incise con arte pirografica su trance di betulla ed ha pure costruito una stella alpina gigante in  rame che dedicò ai caduti Ezio Camaschella e Guido Fuselli e che abbiamo posizionato nell’angolo della cappella sopra il leggio dove si trova il  “Libro dei Caduti”.
Alla sposa Elda le condolianze di noi tutti e un grande “grazie”.
In suo onore e suffragio riportiamo il canto che gli era molto gradito e che è stato cantato anche al suo funerale:

“Dio del cielo, Signore delle cime
un nostro amico ha chiesto la Montagna…
Santa Maria Signora della neve,
copri col bianco, soffìce mantello
il nostro amico, il nostro fratello;
su nel Paradiso, su nel Paradiso
liascialo andare su per le sue Montagne”.

L’artistica stella di rame di Giovanni Borgini costruita in memoria di Ezio Camaschella                                        e  Guido Fuselli

 

 

 

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2010 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 7 agosto

 

 

Quest’anno presiede la nostra celebrazione don Ugo Casalegno parroco di Gressoney; ricordiamo: Armando Bruno,  nato il 1° gennaio 1949 e morto il 13 agosto 2009 in seguito alla caduta in un crepaccio durante un’escursione sul Breithorn, ha lasciato la moglie Lidia e due figli, Marta e Daniele. Ha lavorato per trent’anni come chirurgo presso l’ospedale di Rivoli. Massimo Comotti, nato a Milano il 6 agosto 1965 e deceduto il 31 dicembre 2009 a Gressoney La Trinité, travolta da una valanga sopra S. Anna. Molto legato al mondo sci-alpinistico e Soccorso Alpino di Gressoney, lascia la compagna Cristina Vismara e la figlia Francesca; Gianni Lessona, 53 anni, nato a Varallo il 10 luglio 1956, socio e revisore dei conti del C.A.I. di Varallo, morto improvvisamente il 31 gennaio 2010 mentre faceva sci-alpinismo in Svizzera, è stato segretario comunale di Alagna, Riva Valdobbia, Crevacuore, Guardabosone, Varallo, Cameri e Oleggio, lascia la moglie Fiorenza e i figli Diana e Federico; Antonio Mariani, 54 anni, caduto in Valsassina il 7 febbraio 2010 travolto da una slavina, custode di un rifugio alpino e parente di una “capanat” della Gnifetti, lascia la sposa Laura e i figli Giada e Simone; ricordiamo il salesiano don Franco Delpiano che nel 1967 partecipò con entusiasmo alla nostra iniziativa come architetto, cinque anni dopo la costruzione della cappella morì di leucemia a 42 anni: vita breve, intensissima che gli ha meritato l’immortalità, non solo in cielo, ma anche in terra: sabato 5 giugno 2010 gli è stata dedicata una piazza in Torino;

Sabato 7 agosto: i partecipanti alla festa della Madonna dei Ghiacciai

Nel 10° anniversario della morte ricordiamo: dr. Giuseppe Cerra, di anni 65 farmacista in Borgosesia, caduto in alta Val Vogna il 17 maggio 2000; Alberto Vason, 51 anni, nato ad Arona il 24 giugno 1949, deceduto il 03 settembre 2000 al Corno Bianco, era socio del C.A.I. di Arona; Antonio Negroni, 61 anni, nato a Valduggia il 20 marzo 1939, deceduto il 7 agosto 2000 nell’alta Valle di Otro presso i laghetti di Tailly; era socio del C.A.I. di Varallo.

Sabato 7 agosto: celebrazione della S. Messa

 

 

 

Ricordiamo anche Anna Maria Passello, 62 anni, di Vogogna e Gottardo Piana, 56 anni, di Loreglia, travolti da una frana la domenica 7 febbraio 2010 al ritorno dall’antico villaggio Salecchio (Valle Antigorio, in Ossola), dove un migliaio di persone aveva celebrato la tradizionale festa della “Candelora”: incontro secolare per il ritorno della luce dopo le ombre invernali. Il C.A.I. di Biella ci affida Ivaldo Guglielmetti, nato a Trecate il 17 marzo 1948 e deceduto alle Pale di S. Martino sentiero dei Cacciatori il 16 luglio 2006; gli amici della Val Susa ci affidano Bruno Ferrero, 49 anni di S. Antonino, morto per tumore il 15 luglio 2009: fu fedele per molti anni a questa celebrazione; lascia la moglie Barbara e la figlia Roberta. Attorno al parroco, don Ugo Casalegno, concelebrarono don Sergio Blandino venuto dalla Valsusa con 14 fedeli, il padre marista Andrea Valonnino e i salesiani don Gianni Moriondo e don Giuseppe Capra. Attorno, vicinissimi all’altare, i parenti dei commemorati: Lidia Vaira per il marito Armando Bruno; Cristina Vismara per Massimo Comotti; Fiorenza Tiramani e i figli Diana e Federico per Gianni Lessona; Sara Barbanti, direttrice di Capanna Gnifetti, cugina di Antonio Mariani; Paola Delpiano nipote dell’architetto don Franco; James Vason, nel 10° anniversario del papà Alberto; Stefano Chiesura per l’amico Ermanno Susa e gli altri caduti del 1985, nel 25° anniversario.

Rappresentano il C.A.I. di Gressoney il presidente Franz De la Pierre e il cugino Nicola; Mary Chiara Beuchod; le Guide di Alagna: Gian Piero Viotti, Paolo Enzio ; il maresciallo Alberto Rossi e l’appuntato Giuseppe Bosco deI Carabinieri; del C.N.G.F., il brigadiere Fabio Loss; il presidente Carlo Raiteri del C.A.I. di Varallo e l’ex presidente Giorgio Salina.

Il celebrante, don Ugo, ha scelto dal Vangelo l’episodio della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor e cita un felice pensiero del Papa PaoloVI (di cui ricorre il 32° anniversario della morte e fu il donatore della nostra Madonnina quando era arcivescovo di Milano) e dice: «Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, è il miracolo che passa sui sentieri della nostra terra. Gesù è davvero l’unico, il buono, il santo. Se lo avessimo ad incontrare anche noi, se fossimo noi così privilegiati come Pietro, Giacomo e Giovanni! Ebbene, questa fortuna l’avremo. Non sarà sensibile come nella trasfigurazione luminosa, che ha colpito la vista e la mente degli apostoli; ma la sua realtà sarà largita anche a noi. Egli cammina davvero con noi sui sentieri della nostra storia, sui sentieri del nostro cuore, sentieri talvolta contorti, scoscesi, oscuri, perché il nostro cuore è ferito e la nostra mente offuscata. Ma il Signore, passando, tutto appiana ed illumina. È bello per noi stare qui, stare con te, su questo monte incandescente, il monte della preghiera, per assorbire la tua luce, diventare luce e poi irradiarla ovunque, anche nella “valle del pianto” dove pure dobbiamo sempre discendere per camminare accanto alla moltitudine dei nostri fratelli».

Il momento più emozionante della celebrazione è sempre la presentazione dei caduti con la lettura del loro profilo:

Armando Bruno; così la moglie sintetizza la sua vita: «Nato il 1° gennaio 1949 e morto il 13 agosto 2009, in seguito alla caduta in un crepaccio  durante un’escursione sul Breithorn, ha lasciato la moglie Lidia e due figli, Daniele e Marta. Ha lavorato per trent’ anni come chirurgo presso l’ospedale di Rivoli; andando in pensione a 58 anni, ha  potuto realizzare un vecchio sogno: mettere la sua professionalità a disposizione di ospedali africani come volontario. Armando aveva una naturale sensibilità verso il mondo dei poveri, sapeva stare al loro fianco, rispettandone la sofferenza e la dignità; faceva parte della schiera di coloro che si impegnano per costruire un mondo più giusto, senza povertà. Ha collaborato con il CCM (Comitato Collaborazione Medica di Torino) in un progetto in Sudan e con i missionari del Cottolengo in Kenya. Ultimamente era molto coinvolto in un progetto sanitario a Fandana in Madagascar. Per Armando erano importanti la famiglia, l’amicizia e la solidarietà fra le persone, credeva che tutti siamo uguali e abbiamo gli stessi diritti, non importa dove siamo nati o da dove veniamo, e questi valori hanno caratterizzato la sua vita. Amava la natura in tutti i suoi aspetti e soprattutto la montagna; i suoi occhi si sono chiusi per l’ultima volta ammirando la bellezza del Monte Rosa, ed ora è qui con noi».

 

 

Massimo Comotti. Così lo presenta la sua famiglia: «Massimo, detto Mamo, nato a Milano il 06 agosto 1965 e deceduto il 31 dicembre 2009 a Gressoney La Trinité, travolto da una valanga sopra S. Anna. Da sette anni viveva a Porlezza (Como) e lavorava come architetto. Lascia la compagna Cristina, la figlia Francesca di sette anni, i genitori Maria ed Enrico e moltissimi amici. La montagna e lo sci erano le sue più grandi passioni. Faceva parte dei ragazzi del soccorso alpino di Gressoney. Attento e prudente, preparava le sue ascensioni con cura, tenendo conto delle condizioni meteo. Cristina vi rende partecipi della passione di Mamo attraverso le parole da lui scritte nel 1995:

“NEVICATA” 

 La neve che scende fine e leggera / mi ipnotizza / mi cattura gli occhi /e sono già nel mio mondo / dei sogni. / Un misterioso fluttuare / nell’aria / è questa nevicata. / Ogni fiocco / ogni più piccolo cristallo gelido / ad ognuno la sua parte / per il compimento / del disegno naturale. / La materia diventa immateriale / e il nulla si concretizza in te /“neve”.                                                                                                   Mamo 1995 ».

 

 

Gianni Lessona, 53 anni nato a Varallo il 10 luglio 1956, socio e revisore dei conti del CAI di Varallo; morto improvvisamente il 31 gennaio 2010 mentre faceva sci-alpinismo in Svizzera. Ha lasciato la moglie Fiorenza e i figli Diana e Federico.

La moglie Fiorenza così lo presenta: «Inizia ad andare in montagna con Fiorenza ai tempi del liceo, consultando il Ravelli, come ogni buon valsesiano; quanti passi da allora, quante cartine, quante nuove guide e quanti amici, sì perché l’amicizia per lui era un sentimento di vitale importanza, chiunque incontrasse in montagna era già un amico, qualcuno con cui condividere quello che c’era nello zaino oltre che il panorama i canti e l’allegria. Se un amico rimaneva indietro, si fermava con lui e lo incoraggiava, perché era importante arrivare sulla vetta insieme e festeggiare con mille foto, circondati da tante altre cime, alcune ancora da salire. Aveva mille interessi, come le moto Guzzi o la fotografia, ma al primo posto metteva sempre la sua adorata Valle e la Montagna, dove il 31 gennaio 2010 in Svizzera, sul Piz Beverin, vicino a San Bernardino ci ha preceduto per un’altra avventura, come dice Sant’Agostino: è solo dall’altra parte della cresta più bella che abbia mai salito».

                                                                         

 

Il Rifugio Città di Mantova, delle Guide Alpine di Gressoney, si trova a 3.498 metri sul Ghiacciaio del Monte Rosa al Garstelet, a 150 metri di dislivello, rispetto a Capanna Gnifetti. È punto di partenza per le maggiori salite del Monte Rosa  (Capanna Margherita, Piramide Vincent, Cristo delle Vette, Lyskamm, Dufour e il Col del Lys). Il nome è collegato ai quattro sciatori alpinisti del C.A.I. di Mantova: Sergio Donati, Giorgio Begnozzi, Ugo Scalori e Vincenzo Zanotti, morti per valanga al Naso del Lyskamm il 23 giugno 1978.

Grazie ad una importante ristrutturazione che ha avuto come obiettivo principale quello di migliorare il comfort dei clienti, il rifugio è ora dotato di servizi interni e di una sala con vista diretta sul ghiacciaio. Inaugurato nel 1984 dal C.A.I., sezione di Mantova. Il rifugio è stato ampliato nel 2009.

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2009 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 1° agosto 2009

Quest’anno ha presieduto la nostra celebrazione il direttore della scuola salesiana in Valle d’Aosta (Chatillon), don Silvio Carlin, lui stesso valdostano di Valgrisenche, sostituendo il Superiore Regionale dei Salesiani in Piemonte e Valle d’Aosta don Stefano Martoglio impedito all’ultimo momento; sono stati ricordati: Hans Albert Mellwig tedesco, caduto il 6 agosto 2008 sul Naso del Lyskamm; Reginald William George Clarke inglese di 70 anni e Iohannes Ruiter, olandese di 47 anni, morti assiderati il 15 agosto 2008 sul ghiacciaio del Lys; Erminio Jacchini di anni 68 di Macugnaga, sposato con Aurora da cui i figli Katia e Giampiero, ha svolto attività di muratore per mestiere e di guida alpina per passione, negli ultimi anni pastore all’Alpe Capraga; Rosario Petralia nato il 22 giugno 1944 a Borgosesia e deceduto il 15 febbraio 2009 in Valle Artogna al ritorno dal controllo della sua “casera” (1500 mt.), dopo la grande quantità della neve caduta. Lascia la moglie Anna, la figlia Enrica, il genero Luciano Serra, i nipotini Federica e Filippo; Due fiaccole sono state presentate per due amici illustri della nostra manifestazione, a cui parteciparono con fedeltà dal 1987 al 2000: l’ing. Giacomo Priotto lascia la moglie Carla, il figlio Gabriele e la figlia Tiziana con le nipoti Giorgia e Barbara; il rag. Ferruccio Ferrario: l’ing. Giacomo Priotto di anni 80, morto a Gravellona l’8 ottobre 2008, è uno degli uomini che più hanno dato lustro al Club Alpino Italiano, di cui fu presidente generale dal 1980 al 1985, in prima linea nelle battaglie per la conservazione dei nostri rifugi, presidente e vice presidente del festival di Trento, alpinista e sci-alpinista appassionato; Ferruccio Ferrario, di 93 anni, lascia la moglie Adriana: con alcuni amici fondò nel 1945 la sezione di Baveno del C.A.I. e per 25 anni ne sarà il presidente. Dal 1983 al 1985 Revisore Centrale dei Conti e dal 1986 al 1988 Presidente del Collegio Centrale dei Revisori dei Conti. Nel 1990 verrà nominato Revisore dei Conti del Festival Internazionale di Trento.

 

Nel 10° anniversario della morte abbiamo ricordato: dott. Vittorio Rossi di Rescaldina, 57 anni, caduto sulla Cresta Battisti sopra Macugnaga il 7 agosto 1999; Oliviero Frachey, guida alpina di 71 anni di Champoluc; geom. Guido Fuselli, 78 anni, morto a Civiasco-Varallo il 29 agosto 1999 presidente della Sezione C.A.I. di Varallo dal 1980 al 1985; Francesco Ciapparelli, 21 anni, morto l’8 agosto 1999 sul sentiero Terzaghi al Pizzo Nero, presso il rifugio Zamboni; don Pietro Rota, 74 anni, deceduto a Torino Crocetta il 30 marzo 1999.

Cominciano ad arrivare gli amici più affezionati: la Guida Bruno Béthaz con il figlio Tierry, viene ad onorare la memoria del fratello Piero e degli altri 5 allievi-guida caduti il 17 settembre 1985 sulla parete sud-est del Lyskamm, che ci sovrasta; i ragazzi costruttori della Cappella sono rappresentati da Pier Giorgio Montarolo che vuole fare anche memoria del fratello Alberto, innamoratissimo della montagna e morto prematuramente nel 2003 e Mario Michela con i figli Abele, Roberta e Rocco; da Ornavasso giungono Angelo e Giulia Cucchi per ricordare il fratello Massimiliano e mamma Clelia Rimella per il figlio Francesco (caduti 1993); da Alagna giungono la guida emerita Giampiero Viotti che partecipa così, fedelissimo, per la 43a volta alla nostra celebrazione; del Soccorso Alpino Guardia di Finanza di Riva Valdobbia, sono presenti i brigadieri Fabio Loss e Palmino Deligia; l’ing. Alessandro Viotti (83 anni) di Buttigliera Alta (TO) è il decano dei partecipanti; da Rosta (TO) il dott. Franco Balbo, fedele ormai da molti anni, col gruppo dei Rostesi che non sono mai mancati fin dal 1967.

 

Risuona la Parola di Dio: «….. beata Colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore; allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore ….. ». Parla don Silvio: «Più che un’omelia sulla PAROLA ascoltata, che certamente vibra nel cuore di ciascuno con risonanze tipiche che in qualche modo saranno assaporate, vissute e anche trasmesse … Vorrei confidarvi che, come salesiano, sono salito quassù a ringraziare questa Madonna Salesiana, nata per ricordare il salesiano don Vesco, nata dal cuore di allievi ed ex-allievi salesiani, perché in questo anno 2009 la Congregazione Salesiana compie 150 anni di vita. Don Bosco si fidò di un piccolo gruppo di allievi più promettenti e diede vita, nel1859, ad una delle fondazioni che più hanno operato nel mondo per la formazione e la salvezza della gioventù e delle famiglie. In questa Cappella, la più alta d’Europa, mi è caro affidare a Maria Santissima, Madre e Maestra (come lo fu per don Bosco), tutta la gioventù d’Italia e d’Europa, perché non abbia paura di essere cristiana e di offrire al mondo uno spettacolo di cristiana civiltà, la civiltà “dell’Amore”».

Segue il momento particolarmente toccante dell’offerta delle fiaccole; la quarta è per l’ing. Giacomo Priotto di anni 80, nato il 26 febbraio 1928, morto a Gravellona l’8 ottobre 2008 lasciando la moglie Carla e i figli Gabriele e Tiziana. È uno degli uomini che più hanno dato lustro al Club Alpino Italiano, di cui fu presidente generale dal 1980 al 1985, in prima linea nelle battaglie per la conservazione dei nostri rifugi, presidente e vice presidente del festival di Trento, alpinista e sci-alpinista appassionato. Fra i tanti messaggi, che donò alle nostre celebrazioni, riportiamo quello del sabato 3 agosto 2002: «La prego di scusare la mia assenza portando il mio saluto cordiale a tutti, con un significato, se possibile, più profondo del solito, in questo Anno Internazionale delle Montagne. Tra chi “è andato avanti sulle montagne del Cielo”, il mio commosso affettuoso ricordo è rivolto soprattutto a Renato Andorno con cui ho condiviso gioie e fatiche dal 1979, specialmente nella splendida traversata sci-alpinista delle Alpi, or sono vent’anni, ed a Pierino Iacchini con cui ho camminato e sciato per quarant’anni a Macugnaga. Auspico che il costante, sereno e affettuoso ricordo di tutti questi amici, nostri e della montagna, serva a dare significato profondo e prezioso a questo 2002, Anno delle Montagne, rendendo migliore l’Uomo nella meravigliosa essenza della Montagna. Con il mio cordiale saluto…».

La sesta fiaccola è per coloro di cui ricorre il 10° anniversario della morte; viene presentata dai tre amici di Francesco Ciapparelli: Pietro Vecchio, Stefano Catalano e Emanuele Gualla, riportano un pensiero-preghiera dei genitori dell’amico, Franca e Flavio: «Tanti sono i titoli della Madonna. / Madonna dei Ghiacciai, / Aiuto dei Cristiani. / Maria aiutaci a ringraziare Gesù / per i figli che ci hai donato, / ti affidiamo la nostra vita e il nostro amore, / perché non muoia mai. / Che i giorni di gioia, non si trasformino / in indifferenza verso le povertà del mondo. / Che i giorni di sofferenza, / facciano crescere il nostro amore. / Gesù che sei la Verità, donaci di generare sempre nuova vita. / Amen». Sempre gli stessi amici, compagni di liceo di Francesco,  hanno scritto questa preghiera che lascia trasparire anche l’anelito del loro cuore: «Per le persone che quotidianamente rispondono al comandamento d’amore di Gesù, perché lo sguardo amorevole di Dio, la protezione di Maria  e l’esempio di S. Francesco rinvigoriscano il loro Spirito, allietino le loro fatiche, li rendano pronti e costanti nella loro missione».

Il decano ing. Viotti ama ricordare il suo amico Luciano Ghigo, scomparso nel novembre 2008 a 82 anni, prestigioso responsabile del CISDAE (Centro Studi e Documentazione Alpinismo Extraeuropeo). Per la grandezza del suo valore alpinistico, basti ricordare la prima assoluta della est del Gran Capucin con Valter Bonatti.


 

 

 

Ricordiamo anche lo scalatore del K2 (31 luglio 1954), Achille Compagnoni, che si è spento, a 94 anni, all’ospedale di Aosta il 13 maggio 2009.

 

 

 

Abbiamo un ricordo anche per i tre francesi caduti il 17 luglio 2009, mentre compivano la traversata del Castore, partiti dal rifugio “Guide di Ayas” Lambronecca, con tempo non troppo favorevole, una tempesta li ha colpiti al Felick e sono caduti in un seracco. Don Carlin prega: «Notre Dame des Glaciers, nous vous confions les âmes des alpinistes français tombés avec leur guide au Castore le 17 juillet 2009».


                   Matteo Campia

Come socio del Club Alpino Italiano di Cuneo, mia terra natale, mi è caro anche ricordare il grande alpinista cuneese Matteo Campia che pochi giorni fa si è spento a 97 anni. Ai suoi funerali parteciparono tanti alpinisti ed amici, tra cui il Presidente generale del C.A.I. Annibale Salsa, così lo salutò: «Caro Matteo riposa in pace tra le montagne nostre della Granda ed accogli il mio ultimo saluto d’amico sincero ed affezionato, insieme con il saluto di tutti soci ed amici della montagna. Campia fu nominato socio onorario del CAI nel ’96, e la sua laudatio fu letta allora dall’accademico triestino Spiro Dalla Porta Xidias che ricorda l’amico scomparso con queste parole: “Troppo spesso ignorato perché modesto e schivo. Perché ha salito montagne, scalato pareti,aperto vie nuove non alla facile ricerca di riconoscimenti ufficiali, ma per intima passione. L’autentico valore non si misura con articoli di giornali o con interviste televisive. Ma attinge alle più alte vette; quelle della bontà e dell’elevazione spirituale”».

 

Don Sergio Blandino della Valsusa, inviato dalla Madonna del Rocciamelone dice: «Ringrazio naturalmente anch’io tutti, ringrazio il Signore di essere qui presente insieme a Sua Madre  e nostra Madre Maria; poi vorrei soltanto far notare a tutti che oggi con noi abbiamo anche un pezzo di Abruzzo, perché a S. Antonino stiamo ospitando da alcune settimane gli amici abruzzesi che hanno avuto la casa distrutta dal terremoto e due sono tra noi: Domenico e Maurizio fotografi; dal Gran Sasso al Monte Rosa».

                                                                         

 

Il tragitto verso il Passo dei Salati ci obbliga a passare presso l’altare massiccio costruito con macigni non squadrati, benedetto ed inaugurato da don Carlo Elgo, parroco di Alagna, il 9 agosto 2002. È intitolato a Santa Barbara e ”Ai Minatori delle Alpi” a quota 3162, e giustificato dall’esistenza fin dal 1785 della Capanna Vincent, poco a valle del colle superiore delle Pisse, ricovero per i minatori che sulle strapiombanti pareti dello Stollemberg, perforando profonde gallerie s’impegnarono nell’improbo e faticoso lavoro dell’estrazione dell’oro in quelle che vennero riconosciute come le miniere a più alta quota sulle Alpi. È stato voluto dalla Commissione “Montagna Antica – Montagna da Salvare”, guidata dal suo presidente Piero Velatta.

Capanna Vincent è stata restaurata per salvarla dal crollo; porta il nome di Nicolas Vincent di Gressoney e dopo di lui del figlio Jean Nicolas che qui organizzarono lo scavo di queste miniere.

 

 

Alcuni di questi minatori assieme ai loro datori di lavoro, furono anche i primi salitori del Monte Rosa nel 1778 fino alle Rocce della Scoperta presso il colle del Lys, nel 1819 fino alla vetta dell’attuale Piramide Vincent, nel 1820 fino a cima Zumstein (che ritenevano la più elevata del massiccio), poi nel 1821-1822 …

                                                                       


Martedì 3 novembre a Cuneo si è spento un altro grande amico della montagna e della nostra celebrazione, il prof. Umberto Boella; avrebbe compiuto 100 anni l’11 gennaio prossimo. È stato uno dei più illustri latinisti e grecisti del XX secolo; l’ultima partecipazione alla nostra celebrazione avvenne nel 1990, quando aveva 80 anni e ancora volle salire al Colle del Lys.


Giacomo Priotto di anni 80, nato il 26 febbraio 1928, morto a Gravellona l’8 ottobre 2008 lasciando la moglie Carla e i figli Gabriele e Tiziana. È uno degli uomini che più hanno dato lustro al Club Alpino Italiano, di cui fu presidente generale dal 1980 al 1985, in prima linea nelle battaglie per la conservazione dei nostri rifugi, presidente e vice presidente del festival di Trento, alpinista e sci-alpinista appassionato. Fra i tanti messaggi, che donò alle nostre celebrazioni, riportiamo quello del sabato 3 agosto 2002:

«La prego di scusare la mia assenza portando il mio saluto cordiale a tutti, con un significato, se possibile, più profondo del solito, in questo Anno Internazionale delle Montagne. Tra chi “è andato avanti sulle montagne del Cielo”, il mio commosso affettuoso ricordo è rivolto soprattutto a Renato Andorno con cui ho condiviso gioie e fatiche dal 1979, specialmente nella splendida traversata sci-alpinista delle Alpi, or sono vent’anni, ed a Pierino Iacchini con cui ho camminato e sciato per quarant’anni a Macugnaga. Auspico che il costante, sereno e affettuoso ricordo di tutti questi amici, nostri e della montagna, serva a dare significato profondo e prezioso a questo 2002, Anno delle Montagne, rendendo migliore l’Uomo nella meravigliosa essenza della Montagna. Con il mio cordiale saluto…».

                                                                         

 

 

Rag. Ferruccio Ferrario, nato a Baveno il 2 ottobre 1915, morto il 4 novembre 2008, sposato nel 1945 con Adriana con cui condivise il grande amore alla montagna; con alcuni amici fondò nel 1945 la sezione di Baveno del C.A.I. e per 25 anni ne sarà il presidente. Dal 1983 al 1985 Revisore Centrale dei Conti e dal 1986 all’88 Presidente del Collegio Centrale dei Revisori dei Conti. Nel 1990 verrà nominato Revisore dei Conti del Festival Internazionale di Trento. Riportiamo il messaggio poetico che mi mandò il 19 dicembre 1997.

IL MIO TEMPIO

Il mio tempio è lassù o Signore! / Nascosto tra pinnacoli di ghiaccio, / tra pareti di roccia.
E sulle cime / delle Tue montagne / una Croce m’indica la via.
Il tepore di una balma / nelle notti di stelle mi scalda /come un incantato Presepe.
Il sole all’alba / rosso / sorge dalle creste
come un’Ostia Consacrata / che sale verso l’infinito / spinta da cento mani invisibili.
Mentre la osanna il vento / cantando tra gli abeti / e il ruscello sussurra una preghiera.
Il mio tempio è lassù… / tra i silenzi… / ai confini del cielo.

                                                                         

 

 

Ivaldo Guglielminetti

del C.A.I. di Biella, nato a Trecate il 17 marzo 1948 e deceduto alle Pale di S. Martino, Sentiero dei Cacciatori il 16 luglio 2006.

“Ricordatemi così”

Gli amici del C.A.I.

 

 

 

2008 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 2 agosto

 

 

Quest’anno ha presieduto la nostra celebrazione il parroco di Alagna e del Monte Rosa, don Carlo Elgo, e sono stati ricordati: Ermanno Vercelli 65 anni di Cavallirio (NO), caduto sul Monte Carnera il 1° luglio 2007. I familiari lo hanno ricordato così: «Ermanno Vercelli, è mancato prematuramente mentre coltivava la sua passione: la montagna l’aveva nel sangue, era come una “malattia” e fin da giovane non ha mai smesso di andarci; forse facciamo prima a menzionare le vette del circondario su cui non sia passato. Ma ogni grande amore ha il suo prezzo e rischio e, morire facendo quello che si ama, è forse un desiderio inconscio, nel profondo del proprio essere. Alexander Skarsby (32 anni, di nazionalità svedese) deceduto sul ghiacciaio del Lys il 28 marzo 2008; Marietta Brecht (49 anni, di nazionalità tedesca) deceduta presso Capanna Margherita il 24 luglio 2007; Augusto Saltritti del C.A.I. di Gallarate, deceduto sul Monte Rosa il 7 settembre 1975: parenti ed amici chiedono per lui una fiaccola commemorativa. Nel 10° anniversario della morte abbiamo ricordato: Remo Spataro, 59 anni, era responsabile tecnico del “Monterosa Ski”. Gabriele Beuchod, 38 anni, guida alpina di Gressoney deceduto il 12/08/1998 colpito da un fulmine mentre saliva al Cervino poco oltre il rifugio Oriondè. Mauro Ferla medico, 40 anni di Trivero. Lidia Sommacal, 41 anni, farmacista in Crusinallo di Omegna. Tullio Vidoni nel 20° della sua scomparsa. Di Macugnaga: la guida Gildo Burgener, caduto sulla Dufour cinquanta anni fa. La guida Luciano Bettineschi autore di molte importanti ascensioni e morto 25 anni fa. Ettore Zapparoli scomparso sulla est del Monte Rosa nell’agosto 1951, i cui resti mortali ritrovati sono stati tumulati al cimitero di Macugnaga il 14-06-2008.

Sabato 2 agosto: celebrazione della S. Messa

Don Carlo ci parla della Madonna e della Divina Consolazione e forza che sa donare ai suoi figli nel momento della prova … io mi abbandono al ricordo delle testimonianze che ho sentito e mi convinco che un cuore materno è anche stato trasmesso a don Carlo dalla nostra Madonnina: quante mamme hanno ricevuto l’abbraccio di don Carlo, hanno sentito le sue lacrime scendere e fondersi con le loro lacrime, hanno ricevuto da questo cuore sacerdotale il primo conforto di fronte ai corpi martoriati dei loro cari, portati a valle dal Soccorso Alpino presso la cappella “Mater Montis Rosæ” al Col d’Olen o accanto alla chiesa parrocchiale di Alagna, nel piccolo cimitero. È un racconto che tante volte in questi quarant’anni di storia della nostra Cappella mi sono sentito ripetere dalle famiglie dei Caduti.

 

Mentre è innalzata la fiaccola risuona il profilo: «Aldo Negra, di anni 80 deceduto il 25/06/08, socio e membro della commissione dei punti d’appoggio del C.A.I. di Varallo. Insieme al fratello Agostino ha partecipato alla rostruzione di Capanna Gnifetti e Margherita, del Balmenhorn, Rifugio Pastore e di altri punti d’appoggio dove ha dimostrato la propria professionalità e fedeltà alle tradizioni e cultura delle nostre vallate.Così i familiari lo salutano: “Caro Aldo, la lealtà, la sincerità e l’amore hanno contraddistinto tutta la tua vita, gli affetti, il lavoro. Sei stato uno stupendo esempio per noi. Qui su questo ghiacciaio, assaporiamo la tua presenza e il tuo amore per la vita. Grazie, ciao Aldo”».

                                    Carlo Milone

Aldo Negra, assieme al fratello Agostino, ha dato il meglio di se stesso, quale artista-artigiano del legno, nella realizzazione in pratica di quanto Carlin Milone progettava con i disegni. Non è facile ricordare con quanta dedizione il Geom. Carlo Milone ed Aldo Negra, mancati nel corso di quest’anno, abbiano contribuito alla sezione di Varallo del CAI, con particolare riferimento alla realizzazione ed alla cura e manutenzione dei propri rifugi alpini. Il Geom. Carlo Milone ha progettato e diretto i lavori dei vari interventi alla Capanna Gnifetti, fino all’ultimo importante ampliamento del 1967; poi l’importante intervento al rifugio F. Pastore all’alpe Pile, per giungere finalmente al rifacimento della Capanna Margherita, inaugurata nel 1980. Carlin Milone, spronato da Gianni Pastore, Presidente della Sezione di Varallo, e da Giacomo Priotto, Presidente Generale del C.A.I., ha avuto il coraggio di mettere mano a quello che era indubbiamente un difficile progetto; perché di coraggio si è veramente trattato, dovendosi procedere al rifacimento di una struttura sulla più alta vetta italiana del Monte Rosa, del rifugio più alto d’Europa, di proprietà del C.A.I. nazionale. (Tratto dal “Notiziario CAI Varallo” anno 22° – dicembre 2008).

                                                                                             

Dopo il restauro la statua del “Cristo delle Vette”, viene riportata in vetta.

 

Martedì 26 agosto i due pezzi maggiori della statua del “Cristo delle Vette” restaurato, vengono portati in elicottero al Balmenhorn (4168 m.); alle cinque la testa dal rifugio Città di Mantova viene portata a capanna Gnifetti sulla stessa portantina su cui era discesa il 9 settembre 2007 e di lì su slitte con traino degli alpini raggiunge il Balmenhorn dove la statua viene rimontata.

Sabato 30 agosto partendo dal rifugio Mantova, dove hanno pernottato, salgono a piedi in vescovo mons. Giuseppe Anfossi, Augusto Rollandin presidente della Giunta Regionale, Alberto Cerise presidente del Consiglio Valle accompagnati dalle guide: Felicino Nicolino, Bruno Welf, Arnoldo Welf e Davide Camisasca; la giornata è bellissima, abbacinante lo splendore del Monte Rosa.

Il vescovo, contemplando la nostra patria ed il mondo dall’alto del Monte Rosa così dice: «Coloro che hanno voluto la statua e poi l’hanno disegnata, costruita e portata quassù sul Balmenhorn, finita la seconda guerra modiale con il suo strascico di guerra civile, non vollero cantare la vittoria degli eserciti, ma il ritorno della pace. Da oggi guardando la statua del Cristo che brilla quando il sole nasce e tramonta, dobbiamo ogni volta dire di nuovo il nostro “no” alla guerra e alla violenza. Essa, però, altro ci insegna ancora: penso al viaggio di questa scultura tra noi per farsi nuovamente bella; posso immaginarla come una curiosa osservatrice: ci ha guardati da vicino, dopo 52 anni, ed ha visto quanto siamo cambiati, visto il nostro benessere, ma anche una certa fatica di vivere dovuta alla mancanza di ideali, ad una vita che corre molto, ma troppo in piano … senza vette, dove raramente si accende la sciltilla della vera gioia perché non ci può essere gioia senza conquista, senza vita impegnata, gratuita elevatezza di aspirazioni e preghiera».

Domenica 31 agosto celebrazione a vasta partecipazione popolare in onore del “Cristo delle Vette” organizzata sul balcone dei prati e alpeggi di S. Anna (2172 m.); sono presenti autorità civili con i gonfaloni della Valle d’Aosta e del comune di Gressoney la Trinité, rappresentanze di guide di Gressoney, di Ayas, di Alagna; saluto diverse guide che conosco, in particolare Giampiero Viotti di Alagna con la moglie Rina, Andrea Enzio con papà Alberto, mamma Maria e zia Enrica che rivestono l’antico costume alagnese; danno inizio alla celebrazione i “Corni della montagna” (Alphorn) suonati dai maestri Yon Renato, Stefano Viola e Walter Chenuil, del gruppo “Walser Blaskapelle” (i fiati della Comunità Walser). Celebrano attorno al vescovo, mons. Giuseppe Anfossi, il parroco don Ugo Casalegno, don Flavio Bredy parroco della Cattedrale di Aosta, i Salesiani don Giovanni Moriondo, don Giuseppe Terzuolo e don Giuseppe Capra, mentre è impegnato nelle confessioni don Michele Magnani, cappellano degli Alpini e Guardie di Finanza. Anima la funzione il coro di S. Orso di Aosta.

Mons. Giuseppe Anfossi così parla nell’omelia: «La parola che più ricorre in questi giorni è “benedizione”! Ieri è stata benedetta la statua del Cristo delle Vette e la liturgia di oggi, idealmente collegata ad essa, è ancora “benedizione”. Andiamo, oltre la statua, a Cristo Gesù: è lui la benedizione vivente, massima e definitiva! È lui la benedizione del Padre! È passato tra di noi facendo del bene a tutti, ai piccoli, ai deboli, ai malati e ai poveri. Assiso alla destra del Padre, dopo aver sofferto tradimento, passione e morte, ci è vicino e ci benedice comunicandoci la sua parola e accogliendo ciò che di vero in noi: è la nostra vita che si fa preghiera. Vale per le relazioni, gli affetti, il lavoro e il temkpo libero; vale per ogni sport di montagna e per l’alpinismo. La statua del Cristo ritornata in vetta, può essere interpretata come il simbolo di questo culto offerto attrverso i corpi e le vite di chi, amando Dio e il prossimo, percorre la montagna o si misura con essa».

                                                                                            

 

Il nutrito gruppo di pellegrini della Valle Susa che ogni anno sono fedeli a questo nostro pellegrinaggio alla Madonna dei Ghiacciai, specialmente dal 1999 in cui abbiamo fatto il gemellaggio con la Madonna del Rocciamelone, ci invitano il 1° settembre prossimo a celebrare con loro il 650° anno della prima salita alla loro montagna, la più alta vetta della Valle Susa (3538 m.); lassù il cavaliere Bonifacio Rotario adempiendo un voto, fatto durante la prigionia, aveva portato e collocato in una grotta-cappella, sotto il masso terminale della vetta, ritenuta allora inaccessibile, il trittico, ora conservato nel Duomo di Susa. Il prezioso cimelio (riprodotto qui a fianco) reca in fondo la scritta latina che traduciamo in italiano: «Qui mi portò Bonifacio Rotario, cittadino di Asti, in onore del Signore nostro Gesù Cristo e della Beata Maria Vergine, nell’anno del Signore 1358, il giorno 1° di settembre».

                                                                                            

 

Il 1° settembre 2008 è stata una giornata impegnativa: variata da neve, grandine e anche squarci di sole e tuttavia ha raccolto la notevole partecipazione di pellegrini devoti, esperti della staoria del Rocciamelone. Ha celebrato mons. Renato Boccardo, nativo della Valsusa, vescovo del governatorato Vaticano, con lui don Sergio Blandino parroco di S. Antonino e don Gianluca Popolla di Venaus.

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2007 – Fedeltà al primo sabato di agosto

Sabato 5 agosto 2007

 

Giungono, come ogni anno quassù, guardie d’onore alla nostra celebrazione membri del Soccorso Alpino Guardie di Finanza: da Macugnaga, Francesco Villa e Stefano Riga; da Riva Valdobbia, Rolando Sperandio, Paolo Della Valentina e Fabio Loss; del C.A.I. di Varallo, l’ex presidente Giorgio Salina, il cav. Agostino Negra (85 anni), decano dei convenuti, falegname ricostruttore di Capanna Gnifetti e Capanna Margherita, con lui la figlia Vilma, il genero Orlando ed il figlio Andrea, la guida Gian Piero Viotti di Alagna da quarant’anni fedele.

Portano il messaggio del parroco, don Ugo Casalegno e rappresentano la comunità di Gressoney il decano delle guide Villy Monterin (82 anni), Mary Chiara Beuchod con la figlia Marta, Nicola De La Pierre, Carla Angster col marito Gino è salita per ricordare il fratello Jose, guida alpina e maestro di sci, nel 10° anno della morte. Altro anziano, fedele da molti anni è l’ing. Alessandro Viotti (81 anni) di Buttigliera Alta, venuto con gli amici Rostesi Franco Balbo, Mario Dellai con la figlia Franca, Franco Chianale, Ilaria, Omar e Lorenzo Rosso. Altre presenze significative sono il papà Enzo e la sorella Bernardetta per ricordare il 10° anniversario di Maurizio Maggioni di Quarona.

Viene il momento solenne e commovente  dell’offerta delle fiaccole, simbolo di vite legate per sempre al Monte Rosa, alla sua Madonnina  e al Cristo delle Vette: di Marco Veniani, 45 anni di Verbania, della sezione del C.A.I. di Pallanza caduto sulla Nordend l’8 giugno 2006; di Monica Bandiera, 34 anni di Parabiago, caduta in un crepaccio sul ghiacciaio del Lys; di Luciano Colli,  di 59 anni di Ayas, guida alpina come  il papà e i fratelli Marco e Livio. Del cav. Enrico Chiara, 87 anni, direttore per 30 anni di Capanna Gnifetti, fedele per quarant’anni (fino al 5 agosto 2006) alla celebrazione della Madonna dei Ghiacciai in questa Cappella, morto ad Alagna il 6 febbraio 2007; di Biagio Frachey, che il 23 luglio 2006 si spegneva a Champoluc a 86 anni, ultimo dei quattro famosi fratelli guide alpine (Ernesto 1913, Luigi 1915, Biagio 1920, Oliviero 1928), figli della guida alpina Giovanni Battista; di Giorgio Premazzi, caduto in un crepaccio del Lys, a 25 anni, durante un’ascensione solitaria il 16 giugno 1973, il ghiacciaio lo ha restituito nel 1999,è stato riconosciuto nel 2007, e seppellito a Gressoney La Trinité.

Accanto a don Silvio Carlin, due giovani salesiani, sacerdoti novelli che amano la montagna e vengono a ringraziare la Madonna e il Cristo delle Vette per il raggiunto sacerdozio: don Elio Cesari, di Bologna e don Ugo Brusamolino, di Canonica d’Adda (BG); altri due sacerdoti salesiani: don Millo Segafredo (30 anni di sacerdozio) e don Giuseppe Capra (43 anni di sacerdozio).

 

 

 

 

 

 

Ringraziamo, per la riparazione del muro di sostegno, il cav. Fulgido Tabone, Italo Pent, Piero Pistoletto, Guido e Marco Giorda, amici della Valsusa

 

Così don Silvio ricorda quella giornata: «Quanta gente! Ma da dove sono spuntati, come hanno fatto ad arrivare a tempo? Alcuni chiedono ancora di confessarsi, sentono il bisogno di riconciliarsi con il buon Dio: è la grazia che compie miracoli, è la Madonna che li ha convocati a questo appuntamento. E’ bello essere prete e poter dare il perdono del Signore anche a queste altezze e ridare serenità e speranza ad una persona».

Con un po’ di ritardo si inizia la Concelebrazione. La corale si introduce con un bel canto che si diffonde nello spazio sottostante e crea un clima di preghiera. Il cielo è limpido e il sole brilla ma il forte vento sferza tutti e minaccia di portare via ogni cosa se non tenuta ferma da sassi.

Cav. Enrico Chiara, 87 anni, fedele per quarant’anni (fino al 5 agosto 2006) alla celebrazione della Madonna dei Ghiacciai in questa Cappella; morto ad Alagna il 30 gennaio 2007. Così lo presentano i suoi familiari: «Nato il 22 marzo 1919, terzogenito di un’affermata guida alpina; fin dall’infanzia segue il padre Giuseppe e da lui apprende l’amore per la montagna. A soli dodici anni (1931) compie la sua prima ascensione da Alagna sino alla Capanna Osservatorio Regina Margherita, accompagnato dal papà, che lo lascerà circa tre anni dopo proprio in un’ascensione sul Lyskamm Orientale. Successivamente sarà provato anche dalla morte prematura del fratello Joccu, che perderà in circostanze misteriose, sempre in montagna, nei pressi del ghiacciaio del Grenz (aprile 1945), ma niente sminuisce la sua passione per la montagna che viene, anzi, rafforzata diventando la sua principale occupazione.
A partire dal 1941, infatti, percorrerà tutte le tappe della carriera alpinistica diventando, prima portatore, poi guida alpina e istruttore ai corsi nazionali per guide alpine e portatori, nonché capo guida e responsabile del Soccorso Alpino e, parallelamente, maestro di sci e per ben venticinque anni consecutivi del Rifugio Gnifetti, con una dedizione che ancor oggi viene portato ad esempio per le nuove generazioni: una scelta di vita che lo costringerà a lunghe assenze dall’ambito familiare, che però non gli impedirà di dimostrarsi un padre esemplare, sempre premuroso verso i figli ed in ultimo un nonno affettuoso, che ha saputo trasmettere e lasciare in eredità l’amore ed il rispetto per le sue montagne».

 

 

Luciano Colli, di 59 anni di Ayas, guida alpina come il papà e i fratelli Marco e Livio. Guida Alpina nel 1973 ed in seguito istruttore ai corsi Guida, istruttore del Soccorso Alpino Valdostano membro del consiglio direttivo dell’ UVGAM e Presidente della Società Guide Champoluc-Ayas. Ha percorso, le più significative salite del Monte Bianco, del Monte Rosa e del Cervino, delle Alpi Svizzere, nelle Dolomite e del Bernina. Nel 1980 con la Società Guide di Champoluc-Ayas ha partecipato alla spedizione in Nepal al Churen Himal 7300 mt; è stato con i suoi clienti in Nepal, in India e sulle montagne dell‘Hoggar e dell‘Etiopia.

 

 

Biagio Frachey, che il 23 luglio 2006 si spegneva a Champoluc a 86 anni, ultimo dei quattro famosi fratelli guide alpine (Ernesto 1913, Luigi 1915, Biagio 1920, Oliviero 1928), figli della guida alpina Giovanni Battista. Scrive la figlia Annamaria: «Del mio papà cosa raccontarvi?: è nato ad Ayas, regione Bernosin, a monte di S. Jaques il 13 marzo 1920, quinto di undici fratelli, una vita dura di stenti e di difficoltà; ma con la grazia di Dio crebbero tutti alti e robusti e divennero guide molto presto. Passarono gli anni duri della guerra a conoscere bene la montagna: oltre che i turisti e lo scambio commerciale, portò con i suoi fratelli in Svizzera molti perseguitati politici, evitando il colle del Teodulo sorvegliato dalle S.S.; il ghiacciaio era insidioso, la notte incuteva timore, ma le comitive riuscirono sempre a passare, senza la più piccola disgrazia».

 

 

 

9 settembre 2007  la comunità di Gressoney La Trinité accoglie il ritorno a valle, per il restauro, del volto bronzeo del Cristo delle Vette, portato a spalle da 4 anziani alpini che 52 anni prima l’avevano portato lassù.

 

Domenica 9 settembre: don Giuseppe Capra benedice la testa restaurata del “Cristo delle Vette”. elle Vette”.

                                                                                           

L ’ing. Giorgio Tiraboschi, Presidente attuale del Club Alpino Italiano, Sezione di Varallo Sesia, in armonia con i suoi predecessori, non potendo partecipare alla celebrazione del 40° anno della Cappella ha inviato questo messaggio: «E’ con grande piacere e viva commozione che ho riletto gli atti che nell’agosto e settembre del 1968 hanno legato l’Istituto Salesiano Valsalice e la Sezione di Varallo del Club Alpino Italiano. Infatti in quell’anno, dopo la realizzazione della Cappella costruita nei pressi della capanna Gnifetti nel mese di luglio del 1967, il Direttore Sac. Prof. Don Ludovico Zanella ne ha ceduto la proprietà alla nostra Sezione CAI. Allora come oggi ci siamo impegnati a custodire e conservare, immutata nello spirito e nelle finalità secondo cui è stata costruita, la Cappella dedicata al ricordo imperituro di Don Aristide Vesco e a tutti i Caduti del Monte Rosa è diventata un centro di richiamo spirituale per tutti gli alpinisti che vedono nelle montagne un elemento di elevazione verso il loro Creatore.
E con grande rispetto e devozione vorrei ricordare una preghiera a me molto cara: “Signore, conducimi dall’illusione alla verità, dalle tenebre alla luce, dalla morte all’immortalità”. A don Giuseppe Capra, animatore appassionato ed instancabile dell ‘ opera , esprimo la più viva riconoscenza del CAI Varallo».

                                                                            

 

Il dott. Giorgio Salina ci offre questa poesia in dialetto valsesiano.

“Madonna dal Giassêe”

Da quarantagn, fra ‘l Garstelet e ‘l Lys,
‘t vardi i curdai che passu avanti e ‘ndrè;
t’ei par lor an segnal ca’l benediss,
Capela dla Madonna dal Giassêe.

Ti ‘t cunservi ‘l ricord da chi, sal Rosa,
si ciümi dl’Infinì l’è stacc ciamà
e ‘l sö spirit ancöi qui ‘l riposa
‘nt la fiamma d’una lüm, sl’ Altar posà.

I sun rivà anca st’ann sal tö balcun
a godi ‘l panurama di giassei,
a pruvêe ‘n cor cull sentiment d’uniun
ca’n fa senti, ‘n muntagna, tuic fradei.

E, pensand a j’amis ch’in nai avanti,
i vugg ancôo dl’Enrico la figüra,
che a la Gnifetti agn l’è fa’nu tanti,
fedel gestor dal CAI, guida sicüra.

‘L surrid a don Giuseppe, salesian,
a vugghi tanta gent sü qui a preghêe.
T’ei segn ad pas, ‘d fidücia ‘nt’al duman,
Capella dla Madonna dal Giassêe.

                                                    Giors

                                                                                 

 

 

Mentre salutiamo questa sfida agli “8000” ci hanno lasciato le guide alpine e i membri del Soccorso Alpino Guardia di Finanza, affidiamo loro le nostre felicitazioni per il loro commilitone Silvio Mondinelli (molte volte partecipò a questa celebrazione) che ha concluso la sua corsa ai “14 ottomila” del mondo. Dal numero di settembre 2007 della rivista “Lo Scarpone” leggiamo: «Con la salita del 12 luglio 2007, al Broad Peak, Silvio “Gnaro” Mondinelli è diventato il secondo italiano ed il sesto al mondo ad aver salito tutti e 14 gli “ottomila” della terra senza ossigeno… mentre Fabio Iacchini, guida di Macugnaga, è al suo primo“ottomila”.Particolare importante. Soccorritore e alpinista dalla grinta proverbiale, in più occasioni Gnaro non ha esitato ad affrontare rischi ulteriori a quelli già compresi nella propria personale salita per salvare alpinisti in difficoltà… «Vi chiederete che cosa provo , visto che ho finalmente concluso la mia corsa agli ottomila… Il sentimento dominante non è stato di felicità, ma di malinconia per tutte le persone che durante il lungo periodo che mi ha visto impegnato in questa sfida degli ottomila ci hanno lasciato».

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