Ricordo delle vittime della montagna

Caduti 2017

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5152″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Dario Busca” elementshape=”square”]

83 anni , guida alpina emerita di Gressoney, morto il 3 febbraio 2017.

Così lo ricorda la moglie Carla:

“Dario, uomo di montagna, amante della natura dalla quale ha saputo cogliere insegnamenti per il suo stile di vita semplice, ma costruttivo.

Fin da ragazzo con lo zio è stato custode della Capanna Margherita, poi diventato Guida Alpina ha percorso e raggiunto tutte le vette del Rosa, ventiduenne ha portato il “Cristo” al Balmenhorn. Amico di tutti i frequentatori delle montagne e delle alte cime dall’amicizia ha tratto la sua forza e volontà.

In 53 anni di vita insieme, tutto ciò mi è stato trasmesso io ho cercato di assimilarlo in ogni piccolo dettaglio e di farlo mio, per poter conservare le sue amicizie ed avere la forza di proseguire il mio cammino per le montagne, senza di lui.

Ricordiamolo così: “La montagna e l’amicizia sono state la sua forza.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5154″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Mauro Franceschini” elementshape=”square”]

58 anni, istruttore nazionale di alpinismo e arrampicata libera, morto il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

Così lo ricorda l’amico Massimo Terenzi:

“Caro Mauro, Maurino

sei stato un grande uomo nella vita, un esempio per tutti noi, i tuoi valori, la famiglia in primis, la tua Daniela che adoravi, Sara ed il tuo nipotino Edoardo erano per te gioia felicità e motivo di orgoglio. Hai lasciato a loro il futuro che ti eri costruito con la passione del bello, del gusto e del buono, valori che si trovano nelle persone buone ed oneste che amano le proprie origini e la propria terra.

Istruttore nazionale di alpinismo, istruttore di arrampicata libera, fondatore della scuola di alpinismo “Lunigiana verticale”, appassionato cultore della storia dell’alpinismo. Hai lasciato un ricordo indelebile tracciando negli anni numerose vie di arrampicata, nelle Alpi Apuane, nel gruppo Monte Bianco e perfino in Namibia.

Hai lasciato un vuoto incolmabile dentro a tutti noi.

Ciao capo, da tutti noi.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5155″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Antonella Gallo” elementshape=”square”]

51 anni bancaria, morta il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

 

Così la ricorda la sorella Sonia:

“Nella clessidra dei tuoi giorni, tanti piccoli granelli, il più prezioso si chiamava Amore e fu come una farfalla: se non la tieni scappa via ma, se la stringi troppo, muore.

Allora l’Amore spiccò il volo in cerca di libertà e fu felice.

La farfalla non conta i giorni, vive d’istanti, d’istinto, a volte…. distante.

La vita è troppo breve per sprecarla nel realizzare i sogni degli altri.

Non amavi il poco o il tanto ma l’essenza ed ecco che, nel tuo frenetico, incessante vagare, hai esplorato i giardini della mente, del cuore, dell’anima, bisognosa di un fresco, rassicurante respiro.

Ti sei adagiata sui fiori delle alte vette, trovando il nettare della vita, spazi ricchi di frastornanti silenzi, illuminati da assordanti ma rassicuranti risposte, assaporando finalmente l’agognata pace.

Ogni volta, scendendo a valle, con il battito delle tue ali spargevi i tuoi semi, sperando in un futuro rigoglioso raccolto.

Tu, adorata farfalla, non potevi scegliere il modo di morire, né il giorno, ma hai avuto il coraggio di scegliere come vivere.

Ora lassù ti specchi nel sole e riposi con la luna, felice, perché anche per il semplice volo di una farfalla è necessario tutto il cielo.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5156″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Antonella Gerini” elementshape=”square”]

50 anni, architetto. Morta il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

 

Così la ricorda il fratello Oreste :

“Antonella avrebbe compiuto 50 anni lo scorso due luglio.

Laureata in architettura con grande passione si occupava, soprattutto per Enti pubblici, della progettazione e realizzazione di lavori di recupero e valorizzazione di edifici e strutture di valore storico-culturale.

Da sempre impegnata nel campo sociale è stata uno dei fondatori del gruppo di Amnesty International della Lunigiana, associazione cui ha dedicato tutta se stessa, lottando con caparbietà per la difesa ed il rispetto dei diritti umani. Non ha mai smesso di interessarsi ai più deboli, a coloro che senza colpa hanno sofferto e subito abusi, ai profughi, ai rifugiati. Lo scorso maggio, a Santo Stefano Magra, gli è stato dedicato l’evento “Sogni Ponti Realtà”: la locandina dell’evento recitava “dedicato ad Antonella Gerini per il suo credere nella bellezza dell’umano”, poche parole che raccolgono in un’unica emozione il suo amore per il mondo e per la vita.

E poi la grande passione, fonte di gioie indescrivibili per chi non le vive di persona: l’alpinismo, condiviso anche quel tragico 16 febbraio con gli amici di sempre, i fedeli e fidati compagni di cordata che con lei hanno terminato il viaggio della vita, con corde, moschettoni e piccozza, sulla roccia o sul ghiaccio, con uno sguardo di sfida al mondo ed il sorriso sulle labbra.

Pochi giorni dopo il suo saluto a tutti noi, su un quotidiano che narrava dell’accaduto era riportata una frase che avrebbe detto un’amica di Antonella guardando alcune sue foto mentre affrontava una parete: «Ma io sarei morta di spavento». Antonella avrebbe risposto «Si può anche morire di gioia»; non so se siano state proprio queste parole ad essere pronunciate ma sappiamo che certamente ci hai lasciati facendo quello che amavi, nell’ultima sfida che, se il ghiaccio non ti avesse tradita, avresti vinto con il cuore gonfio di orgoglio.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5157″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Fabrizio Recchia” elementshape=”square”]

51 anni istruttore di alpinismo e arrampicata libera. Morto il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

Così lo ricorda il nipote Giulio Rossetti:

“Fabrizio, 51 anni, sposato con Manuela e padre di Alessio, adesso diciottenne.

È sempre stato innamorato della montagna, la sua grande passione, che lo ha portato a diventare istruttore di alpinismo e ad essere un riferimento per tutti gli appassionati della zona e non solo, scrivendo anche dei libri insieme all’amico di sempre Mauro Franceschini. Professionalmente parlando, aveva studiato ingegneria civile presso l’Università di Pisa, per poi essere assunto alla Motorizzazione di La Spezia, dov’era ed è ancora stimato e rispettato da tutti i colleghi, i clienti e i collaboratori della Polizia, la quale nel giorno dell’ultimo saluto gli ha voluto rendere un omaggio degno di un eroe.

Serio e professionale al lavoro, ma anche in montagna, dove curava ogni minimo dettaglio, si trasformava quand’era a casa con la famiglia o gli amici, dove con la sua simpatia e la sua allegria contagiosa era in grado di strappare un sorriso in qualsiasi momento. Stravagante nei modi di vestire, con i suoi abbinamenti di colori improbabili e i cappellini di lana anche quando faceva più caldo, e nei modi di fare, tant’è che in famiglia veniva anche chiamato Mr. Bean da quante ne ha combinate. Ha lasciato un vuoto incolmabile per tutti: famiglia, amici, colleghi… Ma sarà sempre ricordato e portato nel cuore come un grande scalatore, un grande lavoratore e soprattutto un grande uomo che amava la vita e dava tutto per le persone intorno a lui.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5159″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Piero Frassati” elementshape=”square”]69 anni, morto il 4 maggio 2017; tra i fondatori del Soccorso Alpino biellese e istruttore sezionale della Scuola Nazionale di Alpinismo del Cai “Guido Machetto”.

Così lo ricorda la moglie Nicoletta:

“Socio C.A.I. volontario sia del Soccorso Alpino locale che istruttore sezionale presso la Scuola di Alpinismo “Guido Machetto“ di Biella: 50 anni di alpinismo fissati in 6 quaderni scritti fitti fitti e che raccontano la sua esistenza attraverso l’attività alpinistica.

La montagna e l’alpinismo erano la parte più intima e gratificante della vita per Piero.

Il passo costante, l’attenzione sul percorso, la precisione dei gesti erano l’espressione del suo modo d’intendere “l’andare in montagna”. Il rispetto per essa, l’attenta valutazione della via, la preparazione necessaria per limitarne i rischi sono le basi attorno alle quali ha costruito il suo impegno in qualità di istruttore. La sua passione per i nodi e le manovre, affinata con la permanenza trentennale nel Soccorso Alpino locale, e trasmessa agli allievi della Scuola, gli è valso il soprannome di “ Péru Grup “.

Lui non amava mettersi in mostra, il suo sapere e la sua conoscenza le metteva al servizio di chi voleva veramente apprendere, semplicemente. Figura minuta, viso cotto dal sole, inseparabile “sciunta” in testa, sguardo attento rivolto verso l’alto, ha percorso tante vie sul M. Bianco, sul M. Rosa (dove ha compiuto la prima salita invernale dello sperone Sud-Ovest della Piramide Vincent, 05/01/1975 ), sul Cervino, sul Monviso, le Grigne e le Dolomiti. La sua attività alpinistica è nata sulle amate montagne biellesi e lì si è conclusa il 12 marzo 2017: questa è l’ultima data riportata sul sesto quaderno iniziato a gennaio.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5161″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Nando Cassina” elementshape=”square”]64 anni, morto il 26 giugno 2017, socio del Cai di Verres, Istruttore di alpinismo e promotore della Scuola Interregionale di Alpinismo Liguria- Piemonte-Valle D’Aosta.

Così lo ricorda Piera Squinobal, presidente del CAI di Verres:

Nando nel 2004 ha ritirato il distintivo e l’attestato di socio venticinquennale. Agli inizi degli anni ottanta, divenuto istruttore di alpinismo del Cai, ha diretto per 10 anni la nostra scuola “Amilcare Cretier”. È stato uno dei promotori della Scuola Interregionale di Alpinismo Liguria-Piemonte-Valle d’Aosta.

Era una persona sempre presente, attenta, paziente, disponibile. È riuscito a trasmettere alle generazioni di istruttori che ha allevato la passione per la montagna e l’attenzione maniacale per la sicurezza. È grazie a questi insegnamenti che oggi i nostri istruttori sono ancora in grado di trasmettere questi valori a loro volta agli allievi ed ai futuri istruttori. Gli stessi insegnamenti che ci hanno permesso di organizzare tanti corsi di alpinismo e scialpinismo senza incidenti.

Negli ultimi anni si è dedicato, con tanta passione, ai giovani accompagnandoli durante le Settimane Ragazzi, ma anche durante l’anno scolastico in base a progetti concordati con le scuole, per promuovere la conoscenza della montagna ed il suo utilizzo sostenibile. Grazie Nando!”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5256″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Gianfranco Toso” elementshape=”square”]54 anni, appartenente alla Scuola di Alpinismo CAI di Padova. Disperso sul Breithorn l’8 luglio 2017

Così lo ricordano gli amici:

 “Gianfranco” per i suoi familiari, “Prof” per i suoi studenti, “Signor amministratore” per i suoi clienti, “il conte” per chiunque incontrasse la sua signorilità, “GF” per tutti gli amici. Questo alpinista dai mille volti aveva un’enorme passione per la montagna che sapeva trasmettere  a tutti con l’esperienza di un maestro e l’entusiasmo di un bambino.  Un fuoco, una pulsione, come li definiva lui, che lo portava su cime sempre più alte su ghiacciai immensi.  Non era lui a scalare, la montagna lo aveva scelto, la montagna gli era salita nel cuore.  Quando rientrava a casa e svuotava lo zaino aveva l’anima piena.  L’universo verticale lo ha aiutato a sfidare i suoi cieli neri legati alla quotidianità, rendendolo un uomo migliore.  

Noi Ti ricordiamo con il tuo sorriso soddisfatto, pieno di luce e di sogni, un cristallo di ghiaccio luminoso sul Breithorn.

Il nostro amore per te ci ha resi tutti migliori, grazie GF 

I tuoi amici.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5257″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Claude Chaslin” elementshape=”square”]52 anni, alpinista belga precipitato dalla cresta del Lyskamm il 15 luglio 2017.

Precipitato per centinaia di metri dalla cresta del Lyskamm occidentale (4.481 metri) su un pendio di neve o ghiaccio. Il cadavere era a quota 3.700 metri. Sul posto sono intervenuti il Soccorso alpino valdostano e il Soccorso alpino della guardia di finanza di Cervinia. Era partito sabato mattina per la traversata, ma poi non ha piu’ dato notizie e alla sera il gestore del rifugio Quintino Sella al Felik ha dato l’allarme per il mancato rientro. Le ricerche sono state rese difficili dalle pessime condizioni meteo in quota (vento e nubi). Il corpo e’ stato avvistato soltanto la domenica sera successiva durante un sorvolo.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5258″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Lukas Wien e Nele Wehner” elementshape=”square”]Due giovani alpinisti tedeschi di 23 e 21 anni.

Entrambi studenti di Medicina, sono precipitati dalla cresta Sella al Liskamm il 26 agosto 2017.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][vc_column_text]

In questa speciale occasione abbiamo voluto ricordare anche

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5070″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Don Gnifetti” elementshape=”square”]Giovanni Pietro Francesco, figlio di Cristoforo Gnifetta (cognome poi variato in Gnifetti) e Anna Maria Ghigher, nacque nella notte tra il primo ed il secondo giorno dell’aprile 1801.

Fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1823. Mandato a Alagna fu dapprima cappellano, poi vice parroco ed infine parroco dal 1834 fino al giorno della morte avvenuta nel 1867.

Come scrisse il teologo Giuseppe Farinetti nel suo necrologio: don Gnifetti trascorse i suoi anni sacerdotali in perfetta armonia con gli alagnesi: parlava correttamente l’idioma proprio delle genti di Alagna, la lingua dei Walser, ed “era zelantissimo, di una esattezza e puntualità mirabile. Alto nella persona, di aspetto venerando, la sua voce armoniosa e sonora echeggiava maestosa sotto le volte della chiesa; di indole mite, la sua parola semplice ed affettuosa instillava nella mente e nel cuore dei fedeli una istruzione soda ed illuminata, predicando soprattutto ed insegnando coll’esempio il precetto della carità e dell’amore del prossimo.”

Don Gnifetti, però, non si occupò solo della vita religiosa della parrocchia, ma contribuì in modo determinante a migliorare le condizioni economiche e culturali di Alagna. Per una forte spinta religiosa finalizzata a “contemplare più davvicino la magnificenza delle opere del Sommo Creatore”, don Gnifetti iniziò ad esplorare le montagne, in particolare il Monte Rosa.

Dopo tre tentativi falliti di salire la Signal Kuppe finalmente il 9 agosto 1842 la vetta è conquistata.

Nel 1856 don Gnifetti verrà insignito dal Re di Sardegna della Croce di Cavaliere dell’Ordine dei S. Maurizio e Lazzaro e nel 1866, quando il Club Alpino istituì la prestigiosa categoria dei Soci Onorari, sarà uno dei primi tre “Onorari” insieme al canonico valdostano Georges Carrel ed Enrico Tirone.

Don Gnifetti continuò ad andare in montagna anche in età avanzata:

Nonostante avesse trascorso la sua vita praticamente tutta in Alagna morì a Saint-Étienne il 20 ottobre 1867. La salma venne inumata nel cimitero della città, nel settore riservato ai sacerdoti cattolici.

Le esequie solenni ebbero luogo il 13 novembre ad Alagna.

Le spoglie di don Giovanni Gnifetti torneranno ad Alagna nel 1967, in occasione dei festeggiamenti per i 100 anni della Sezione del CAI di Varallo. Traslate da Saint-Étienne fino sulla sua vetta, vennero lì tumulate in una nicchia ricavata nel muro di sostegno della Capanna Osservatorio “Regina Margherita”.

Nel 1992, in occasione del 150° anniversario della conquista della Punta del Segnale, la comunità di Alagna e la Sezione apposero sul muro della Chiesa Parrocchiale una lapide in bronzo.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]

Caduti 2016

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5101″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Paolo Lugli” elementshape=”square”]56 anni, morto il 24 luglio 2016 precipitando dalla cresta dello Stolemberg.

 

Così lo ricorda il fratello Claudio:

“Paolo nasce a Reggio Emilia il 18 maggio 1960. Diplomato ragioniere entra subito nel mondo del lavoro. Da sempre amante dell’attività fisica pratica prima ciclismo su strada poi Mountain Bike e sci da fondo; quest’ultimo lo avvicina alla montagna che diventerà l’unica sua passione per i seguenti 35 anni. Penso che siano pochissimi i rifugi ed i sentieri, dal Piemonte al Veneto, che non portino la traccia dei suoi scarponi. Di carattere introverso e schivo trovava nella vastità e nei silenzi della montagna la propria dimensione. Poi la malattia e gli interventi, vissuti con grande forza e dignità, ne hanno ridotto le capacità fisiche ma la passione lo portava comunque in alto su sentieri meno impegnativi. Il destino lo aspettava poco oltre il passo Salati nel mattino del 24 luglio 2016 per portarlo ancora più su.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5135″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Giovanni Boggio” elementshape=”square”]ha perso la vita il 22 agosto 2016, all’età di 75 anni, precipitando durante un’escursione in Valle d’Aosta lungo la cresta del M. Maurin in Valgrisenche mentre era in compagnia del fratello e di un amico che nulla hanno potuto fare.

 

Così lo ricorda il fratello Nelson:

“Alpinista di una levatura straordinaria, molto riservato, di grande statura etica e morale, in possesso di un’educazione e di un rispetto nei confronti del prossimo, superiori al normale. Aveva delle qualità eccezionali sia tecniche che di conoscenza delle montagne a tutti i livelli dai Quattromila delle Alpi alle vette minori, dalle montagne Andine all’Himalaya e all’Alaska.

Istruttore di alpinismo tra gli anni 70 e 90 della Scuola Nazionale di Alpinismo “G. Machetto” della sezione di Biella del C.A.I. Accademico del CAI dal 1981.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5139″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Raphaël Berclaz ” elementshape=”square”]49 anni, morto il 28 agosto 2016 per la caduta di una cornice di neve al Colle Gnifetti.

Era un architetto conosciuto in tutto il Vallese centrale, sua regione d’abitazione e d’origine.

Fu molto impegnato nella vita associativa del suo villaggio, in cui brillava per il suo attivismo e per la sua disponibilità ad accettare spesso ruoli dirigenziali e di responsabilità nelle diverse commissioni sportive, come lo Sci club, nel canto corale, ecc. Nonostante il suo atteggiamento discreto, occupava molto spazio nella vita sociale.

Praticava essenzialmente lo scialpinismo; l’ambiziosa salita alla punta Dufour con l’amico Frédéric, rappresentava l’obiettivo più recente che i due amici si erano posti.

La famiglia, gli altri compagni di cordata, tutti gli amici (soprattutto quelli del gruppo cosiddetto “brou de noix”, cioè “mallo di noce” ) sono nel dolore, e rivolgono un pensiero a Raphaël in questo luogo e presso questo rifugio in cui è passato con gli altri compagni il 27 e 28 agosto scorsi, trascorrendovi  la notte.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5141″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Frédéric Zufferey” elementshape=”square”]47 anni, morto il 28 agosto 2016 per la caduta di una cornice di neve al Colle Gnifetti.

Frédéric aveva quasi 48 anni. Aveva creato 20 anni fa la sua impresa di idraulica, in cui trovava impiego una quindicina di persone. Faceva l’insegnante, suonava musica ed era sempre in giro. Era anche lui molto impegnato nella vita associativa della sua regione, musica, montagna, politica, modellismo, ecc., erano le sue passioni.  Si occupava di un vigneto e produceva vino. Praticava tanti sport e aveva tanti hobbies: bici, camminate in montagna, scialpinismo, ecc. Diciamo che, in generale, era sempre molto impegnato, troppo impegnato, sempre disponibile per tutti, clienti, amici, famiglia e sempre di buon umore!

Era in grado di dire il nome di tante cime del Vallese, almeno molte più di me, ed era fiero di averne conquistate alcune. L’ultimo suo progetto era proprio la salita alla punta Dufour, punto culminante della Svizzera.

Ma innanzitutto era il marito di Sylvie e padre di quattro figli: Albert, 17 anni, Jeanne, 13 anni, Céline 11 anni, Charlotte 10 anni, a cui rivolgo da qui  tanti pensieri affettuosi.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5143″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Daniel Salamin” elementshape=”square”]Morto il 28 agosto 2016 per la caduta di una cornice di neve al Colle Gnifetti.

Nato a Veyras il 24 marzo del 1981, era un informatico di gestione. Pieno di energia, curioso, interessato, motivato a provare, scoprire, imparare, gustava pienamente la vita, facendo ogni sorta di esperienze edificanti: la natura e la montagna erano la sua passione! Suonava la fisarmonica per animare le serate ed era molto apprezzato fra le persone che facevano un tratto di strada con lui.

Papà di Léo e Mathis, ancora piccolini, ha saputo trasmettere loro la gioia di vivere.

Il 28 agosto 2016 Daniel ha scalato la montagna più alta del mondo. Dal Monte Rosa, caro Daniele, veglia su di noi.

Un pensiero commosso vada anche a tutte le famiglie degli altri defunti, presenti alla commemorazione

La tua sposa, Lysiane.

Nell’album della chiesetta sono depositati i disegni di Léo e Mathis per papà Dan (che potete vedere qui sotto) e una foto di famiglia.[/cq_vc_profilepanel][cq_vc_gallery images=”5237,5238″ itemwidth=”350″ minwidth=”350″ retina=”on”][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][vc_separator][cq_vc_profilepanel headerimage=”5146″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Lodovico Sella” elementshape=”square”]87 anni, morto il 26 settembre 2016.

Discendente del fondatore del Cai Quintino, e di Vittorio, “l’inventore” della fotografia di montagna, presidente della sezione di Biella per tre mandati e tra i fondatori di Mountain Wilderness.

Così lo ricorda la figlia Angelica:

“Lodovico (Biella, 1929-2016) amava molto natura e montagna. Fu un appassionato e colto osservatore del paesaggio, con spiccato interesse per la botanica e per le popolazioni autoctone.

Frequentò la montagna con questo spirito, animato da grande curiosità e desiderio di conoscere.

Dedicatosi da giovane anche ad attività prettamente alpinistiche, con salite sulle Alpi come Cervino e G. Jorasses, o in Turchia su Ararat e in Iran su Alam Kooh, per tutta la vita non perse occasione per esplorare: dalle innumerevoli gite nelle vallate vicino a casa e in altri luoghi delle Alpi e degli Appennini, ai lunghi viaggi in Medio Oriente, Oriente e Sud America.

Sposatosi a trentaquattro anni, ebbe tre figli.

Laureato in Legge, inizialmente orientò la sua vita lavorativa all’attività bancaria. A cinquant’anni, appoggiato dalla famiglia, istituì la Fondazione Sella onlus, ente votato alla conservazione e alla valorizzazione della memoria storica e dotato di un vasto archivio documentale e fotografico, che presiedette fino alla morte dedicando molto impegno alla ricerca sulla montagna e sulla sua storia.”

Bisnipote del fondatore del CAI Quintino Sella, fu presidente della sezione di Biella per tre mandati e tra i fondatori di Mountain Wilderness.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5148″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Bruno Taiana” elementshape=”square”]78 anni, morto il 10 novembre 2016, socio del Club Alpino Italiano, istruttore per molti anni della Scuola nazionale di alpinismo.

 

Così lo ricorda la moglie Claudia:

“Bruno Amava la montagna, la natura, i grandi spazi e l’avventura.

Era uno spirito libero, indipendente, ma eterno boy scout, sempre pronto a dare una mano a chi aveva bisogno.

La montagna è stata la sua passione la sua vita. La sua attività alpinistica ha spaziato

dalle salite classiche sul gruppo del Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino e Gran Paradiso fino alle Ande Peruviane con la spedizione “Città di Biella” nel 1963.

Con Guido Machetto, che lui definiva “un vero amico” ha anche tentato la parete Nord dell’Eiger.

Per molti anni è stato membro del Soccorso Alpino e della Scuola di Alpinismo del CAI di Biella.

Di professione faceva il “Guardiacaccia”.

Siamo stati sposati per 44 anni e abbiamo condiviso le gioie e i dolori della quotidianità.

L’amore per la montagna è sempre stato vivo ed è continuato con stupendi trekking in Patagonia, nell’infinito deserto del Sahara, in Kenia, nella giungla amazzonica; nella giungla nepalese…

E poi…. seri problemi di salute hanno trasformato la nostra vita. E poi…. la fine.

Dai suoi diari emergono legami profondi di amicizie vere e sincere nate in montagna che gli occhi lustri dei suoi vecchi amici mi hanno confermato e commosso.

Con la sua morte per me sono morti i progetti per il futuro, il sogno di una serena vecchiaia fatta di piccole soddisfazioni e sentimenti sinceri, tuttavia gli anni vissuti insieme, i bei ricordi, e sono tanti, mantengono vivo Bruno nella mente e nel cuore.

Essere ricordato qui gli sarebbe piaciuto. Grazie”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5150″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Martina Mazzon” elementshape=”square”]22 anni, morta il 21 dicembre 2016, per malattia, iscritta al Cai di Biella dal 2010 e frequentante la Scuola di scialpinismo.

Così la ricorda la mamma Elisabetta:

“Martina, amante delle montagne e delle sue vette innevate frequentò dapprima il corso base di sci alpinismo seguito poi da quello avanzato che le permisero di apprezzare ancor più l’ambiente, le montagne e i panorami.  Frequentò pure il corso di alpinismo per completare la propria formazione spendendo e ricercando ogni singolo secondo di vita, amando l’azione e i sentimenti che sbocciano rigogliosi da ogni istante di questa pienezza.

Persona intensamente viva, studentessa modello al quarto anno di medicina riusciva a portare avanti meravigliosamente i mille impegni scolastici e di lavoro con le varie attività ludiche, la montagna in primo luogo. Ora starà percorrendo con serenità e tranquillità alti sentieri vivendo emozioni uniche e inaspettate.

Lo scorso ottobre, all’età di 22 anni, Martina era in partenza per un trekking in Nepal a lungo sognato, quando, improvviso si manifestò il terribile male ed il 21 dicembre 2016 iniziò il suo viaggio tra le alte cime del Paradiso.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5170″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Franco Giuliano” elementshape=”square”]67 anni di Mezzenile (Torino) travolto da una valanga nella Valgrisenche, poco sotto la vetta del Rutor il 20 aprile 2016.

Così lo ricorda la sua famiglia:

“Chi ha conosciuto Franco ha potuto apprezzarne la lealtà, l’onestà, la sincerità e la capacità lavorativa. Era una persona che dava sicurezza. È stato un buon compagno di vita come marito ed un padre meraviglioso per Alberto: è stato il suo maestro, il suo punto di riferimento. E da tre anni era il paziente, dolce e tenero nonno di Valentina.

Ma Franco amava la montagna in tutte le sue sfaccettature, in tutte le stagioni. Lui aveva bisogno di andare in montagna per stare bene. E noi lo lasciavamo andare, l’importante era che tornasse a casa… è sempre stato così fino a mercoledì 20 aprile. Quel giorno non è più tornato.

Ha lasciato un vuoto incolmabile.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5171″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Pietro Gilodi” elementshape=”square”]60 anni di Cellio (Vercelli) ex gestore del Capanna Margherita e volontario del Soccorso, travolto da una valanga nella Valgrisenche, poco sotto la vetta del Rutor il 20 aprile 2016.

Così lo ricorda il nipote Davide Recrucolo, Comandante della stazione della Guardia di Finanza di Riva Valdobbia:

“Piero si è avvicinato alla montagna dal nulla, iniziando sul Monte Rosa in modo umile, fino a sfociare in una vera e propria passione per tutte le montagne. Ad un certo punto della sua vita, ha deciso di vivere la montagna nella sua totalità e non solo andarci per scopo ricreativo. Diventa così, Gestore della Capanna Gnifetti e del Rifugio Margherita, ma le montagne europee non bastavano più, e la sua curiosità lo ha portato in varie parti del mondo, dalle Ande del Sud America alle Montagne del Nord America, Africa e Asia, ma soprattutto in Nepal dove si sentiva a casa.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]

Caduti 2015

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5166″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Roberto Landucci” elementshape=”square”]50 anni, alpinista e giornalista, originario di Milano e residente a Roma, morto l’8 agosto 2015 sulla Cresta del soldato, alla Punta Giordani.

Così lo ricorda la moglie Anna:

“Roberto ci ha lasciati nel suo cinquantesimo anno di vita, tra queste montagne che desiderava raggiungere e ammirare. I suoi occhi azzurri si illuminavano quanto tornava a casa dopo un’escursione, contento e grato di potere qualche volta soddisfare questa sua passione.Non era un fanatico della montagna, gli piaceva contemplare l’orizzonte che dall’alto spaziava verso l’infinito. Ma amava anche coltivare la bellezza della natura. In silenzio, con nostra figlia Giulia, ascoltavamo in montagna il verso delle marmotte, guardandole da lontano nascondersi nelle loro tane. E quando passeggiavamo in montagna, si teneva per sé un ultimo tratto, dieci minuti di camminata verso l’alto per contemplare le cime e amarle di più. E, più in basso, noi ne aspettavamo il ritorno. E tornava sempre felice. L’8 agosto non è più tornato e questo ci procura ancora una grande tristezza e rimpianto. Se ne è andato tra le sue montagne e l’ultimo sguardo è stato per questi colori.Amava la sua famiglia, i suoi figli Giulia e Martino che tanto seguiva, e il suo lavoro, giornalista politico­economico della Reuters, un lavoro che svolgeva con impegno, mai stanco di imparare qualcosa di più. Pensava che il lavoro fosse anche studio, un modo per migliorarsi nell’intelligenza e nell’esempio verso i figli.

Ci manca, ma quello che Roberto è stato per molti rimarrà e lo porteremo nel cuore per sempre.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5167″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Susanna Mina” elementshape=”square”]43 anni, infermiera professionale del 118, abilitata al servizio elisoccorso regionale, precipitata dalla cresta dei Chardon che sale al monte Mars, la massima elevazione delle Alpi Biellesi, il 20 settembre 2015.

Così la ricorda Enzo Rosso, amico e volontario dell’elisoccorso:

“A chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerla da vicino di lei rimarranno per sempre ed inequivocabilmente la sua inesauribile voglia di fare. Amava profondamente il suo lavoro, come le sue bellissime figlie Sandra e Arianna. Averla avuta al proprio fianco in innumerevoli missioni di soccorso nonché in un quotidiano di vita trascorso insieme, mi ha dato la possibilità di conoscere la sua dedizione e professionalità impeccabili, le sue doti di umanità encomiabile dimostrata con la sua instancabile disponibilità nei confronti di chiunque potesse avere bisogno. Non per ultimo le sue passioni, tra le quali la montagna, che aveva scoperto negli ultimi tempi, ma in modo così forte, da non lasciare spazio ad altro. 
Splendido è il suo ricordo, ed altrettanto splendida è la sua presenza nei nostri cuori e nei nostri pensieri.  Vola in alto come meriti Susy.”
[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5168″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Marina Janin” elementshape=”square”]61 anni, originaria di Challand Saint-Anselme. Morta sotto la cima Pierre Blanche, in Val di Gressoney, il 15 novembre 2015.

Così la saluta il figlio Patrick:

“Ciao Mamma,

approfitto di questa occasione per darti il saluto che non siamo riusciti a farci visto che la montagna tanto amata ti ha portato via improvvisamente. 

I tuoi nipotini chiedono di te e manchi tantissimo a tutti.  Spero di essere con loro premuroso e dolce come lo sei stata tu con me.  I tuoi insegnamenti e il tuo ricordo mi aiutano ad affrontare i problemi quotidiani.

Sei una mamma speciale che ha affrontato la vita con forza e tenacia cercando e riuscendo a sconfiggere problemi di salute che avrebbero potuto costringerti a star ferma e dolorante.  Sono molto orgoglioso di te e sono contento che tu abbia saputo apprezzare e godere le bellezze del mondo, soprattutto della montagna.

Ogni volta che rientravi da una gita la luce nei tuoi occhi rispecchiavano la soddisfazione e la felicità che cercavi di trasmettere anche con le innumerevoli foto che scattavi ogni volta.

Marina Janin: altezza: 165 cm; bionda, generosa, pittrice di paesaggi meravigliosi, postina, casalinga, grande camminatrice, ma soprattutto… la mia Mamma.

Addio.”

 [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5169″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Don Luciano Ghirardo” elementshape=”square”]

91 anni, sacerdote salesiano della comunità di S. Benigno Canavese, amico e sostenitore della Madonna dei Ghiacciai, morto il 30 gennaio.

Così lo ricordano gli amici e i suoi confratelli Salesiani:

“Carissimo Don Luciano, hai avuto una lunga esistenza e non basterebbero pagine e pagine per descrivere la tua personalità dinamica, poliedrica e creativa.

Hai amato ed imitato don Bosco consumando la tua vita senza risparmiare fatiche e sacrifici.

Hai fatto dell’oratorio Il luogo privilegiato dove incontrare il Signore nei giovani.

Hai ammirato, contemplato e goduto della bellezza di Dio nell’amore al creato ed alle montagne.

Hai purificato il tuo animo nell’esperienza della sofferenza sostenuto da una filiale devozione

a Maria Ausiliatrice.

Ora ti pensiamo in cielo mentre sei alla ricerca di qualche nuvola da scalare e qualche salita pedalabile. Non da solo però, ma seguito da un bel gruppo di giovani tutti rigorosamente in fila indiana dietro a colui che è stato per loro una guida.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5189″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Fabrizio Bozzola” elementshape=”square”]51 anni, legato al CAI di Biella, precipitato dalla vetta dell’Asnas, in alta Val Sessera l’11 gennaio 2015.

 

Gli amici lo ricordano così:

«Fabrizio, una sera in palestra hai chiesto: “Io e Lella vorremmo iscriverci al corso di scialpinismo”; da allora ne abbiamo fatte di cose insieme, poi un giorno Lella ci ha ‘lasciati’, creando un vuoto immenso in tutti noi. Tu hai ricominciato a venire in montagna portando nello zaino le sue foto, la sua bandana, i suoi occhiali.

La montagna ha riempito i tuoi occhi di immagini uniche, ha fatto in modo che trascorressi del tempo con i tuoi amici, quelli con cui hai condiviso i tuoi silenzi, i tuoi sguardi lontani, quelli che non potranno mai dimenticare chi sei.  Fabrizio, eri molto riservato, ma molto sensibile e disponibile verso tutti. Dicono che gli amici veri sono quelli conosciuti in giovinezza e/o comunque durante il periodo della scuola. Noi abbiamo cominciato a frequentarci da pochi anni, ma era come se ci fossimo conosciuti da sempre.

Sei e sarai sempre nei nostri cuori.»[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5190″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Massimo Canella” elementshape=”square”]59 anni, legato al CAI di Biella, morto il 1 giugno 2015 al Monviso.

 

«Quando Massimo e Nicolò Canella sono arri- vati al CAI, con l’intenzione di frequentare il corso di alpinismo, non siamo stati certo avari di ironia… Tanto male assortita sembrava la coppia… Nicolò, così giovane e molto sulle nuvole, in maniera quasi irritante a volte, Massimo invece altrettanto giova- ne ed entusiasta di tutto in quel modo ingenuo, ma genuino che lo rendeva inconfondibile.

Questi pochi anni ci hanno reso un Nicolò eun Massimo diversi. Padre e figlio si sono dovuti confrontare con una passione che pian piano è cresciuta e maturata in loro, e che li ha portati ad

affrontare la montagna delle alte vette con crescente entusiasmo, pur sempre accompagnato da profondo rispetto. La loro personalità alpinistica si è cosìpian piano formata, il loro sguardo si è fatto più consapevole e sicuro, i loro sogni più concreti e definiti…

La montagna che li ha tanto uniti, con quel miracolo che solo la condivisione degli atti semplici della vita riesce a generare, li ha infine separati…

Non sappiamo perché, questo dovremo cercare di capirlo col tempo… In questo momento abbiamo invece davanti solo il vuoto, lasciato da una persona speciale, che ci mancherà sempre: innamorata della vita e disposta a mettersi in gioco fino in fondo.

A noi tutti resta l’onore di aver condiviso un tratto del nostro cammino con Massimo… Ci resta il ricordo della sua risata contagiosa, dei suoi occhi accesi e irrequieti, della sua fame di vivere che speriamo continui ad esserci di aiuto nei momenti bui. Ci resta quanto ci ha dato, ed è qualcosa di molto prezioso.

Offriamo a lui gli ultimi passi che conducono alla prossima cima, cercando a nostra volta di renderli preziosi, come avrebbe di certo fatto lui.»[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5172″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Daniela Cartotto” elementshape=”square”]

45 anni, di Borgosesia, morta il 24 aprile presso l’alpe Mud, nel Vallone Mud, socia del CAI Varallo.

Così la ricorda il marito Giuseppe Tisato:

“Daniela è stata soprattutto madre.
I suoi figli Andrea, Francesca e Alice sono sempre stati la sua priorità,
Per loro ha lottato, combattuto e sofferto per garantire loro un futuro sereno.
Non ha avuto una vita facile, ma ha sempre affrontato le avversità senza scoraggiarsi, come un’ascesa in montagna.
La montagna per lei era pace, tranquillità, solitudine.

Era un sostegno per chiunque le stesse vicino e ne avesse bisogno.

Per noi suoi cari è stata sostanza, progetti e forza.”

Ora da lassù, dove sei arrivata, proteggici e guidaci come facevi quando eri con noi.

Ciao Dany.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5099″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Andrea Ghiardi” elementshape=”square”]

46 anni, morto il 29 novembre 2015 stroncato da un infarto, alla Colma di Mombarone, guida alpina, vice-presidente delle guide alpine di Gressoney.

 

Così lo ricorda la moglie Cristina insieme alla figlia Carola:

“Andrea, per chi lo conosceva bene, era una persona di poche parole, come quasi tutti i veri ‘montagnin’, ma generoso e disponibile con tutti, con un’unica e grande passione per il suo lavoro in montagna e l’amore per la sua famiglia.

Fin da bambino ha iniziato a frequentare le montagne di casa soprattutto quelle delle vallate piemontesi del Gran Paradiso e della valle d’Aosta. Guida Alpina dal 2003, trasferitosi in valle d’Aosta, dove prestava servizio anche come “pisteur securiste” presso la Società Monterosa, diventa vice presidente della società delle Guide di Gressoney Saint Jean, dove viveva con me e con la piccola Carola.

Le sue specialità erano diverse, ma tra tutte spiccava l’arrampicata a ragazzi e bambini che trasmetteva con professionalità e divertimento e con i quali, per innata predisposizione, amava lavorare.

Ora, Andrea, quante montagne potrai vedere e percorrere da lassù… proteggici e aiutaci a colmare il vuoto che ci hai lasciato, tutto ci parlerà di te perché, anche se di poche parole, avevi molto da dire e da trasmettere. Ci manchi anche se vogliamo fare nostre le parole di S. Agostino: “L’assenza non è assenza, abbiate fede, colui che non vedete è con voi.” Io e Carola lo sappiamo bene… e il tuo amore e la tua anima sarà sempre con noi.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5192″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Carmen Sarteur” elementshape=”square”]47 anni, revisore dei conti del CAI di Verres, morta in Argentina il 28 giugno 2015

Ecco il profilo di Carmen SARTEUR:

«Cresciuta a Challand St. Victor, aveva scelto di non avere confini, la sua casa era il mondo, la sua famiglia era allargata a quanti avessero bisogno di aiuto e sostegno e ai quali dedicava tempo e energie. Sempre in viaggio insieme al marito Loris con lo zaino sulle spalle, con quegli occhi curiosi pronta a cogliere il bello dei luoghi e delle persone, aveva il coraggio di vivere giorno per giorno affrontando imprevisti e difficoltà.

Carmen avrebbe compiuto 48 anni il prossimo ottobre. È morta il 28 giugno 2015 nel Nord Ovest dell’Argentina, nel cuore del Parco nazionale El Rey. L’ha stroncata una febbre altissima, probabilmente provocata dalle punture delle zecche.

Ha dato in questi anni un contributo importante alla Sezione di Verrès del Club Alpino Italiano, è stata un valido membro del Direttivo, partecipe anche quando si trovava dall’altro capo del mondo, ma soprattutto è stata una cara amica. La ringraziamo per questo.

A tutti noi resterà solo il suo ricordo che terremo vivo impegnandoci a essere un po’ come lei. Nel tempo a venire forse a qualcuno sarà dato di vedere il suo viso tra i colori dell’arcobaleno dopo una pioggia di primavera oppure di sentire la sua inconfondibile voce tra le pieghe del vento che risale la Valle d’Ayas nei pomeriggi d’autunno ma ai più per ricordarla non resterà che guardare il cielo di sera ad occidente verso le Americhe e forse l’apparire di qualche nuova stella mai vista prima indurrà a pensare che anche Lei ci sta guardando sorridente dicendoci che il suo viaggio continua…» [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]

Caduti 2014

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5196″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Francesco D’Alberti” elementshape=”square”]45 anni, istruttore Cai, morto sulla Cresta del Soldato il 27 luglio 2014.

Così lo ricorda la moglie Nadia:

«Era un grande uomo Francesco! Era sempre sicuro di sé, nella vita, in famiglia, nel lavoro, in montagna. Sicuro e preciso, non lasciava nulla al caso. Era sempre positivo, sempre sorridente. Nella sua vita la cosa più importante eravamo io e Davide, poi la montagna, poi il lavoro. Cercava di andare in montagna, sulla sua amata montagna, senza dare troppo disturbo alla famiglia, chiedendomi prima il permesso di partire lassù.

Non avrei mai potuto dirgli no, perché ogni volta che tornava i suoi occhi brillavano di un’altra luce nel raccontarmi ogni dettaglio per le intense emozioni provate durante la scala- ta, che fosse ghiaccio, neve o roccia.

Ora che non c’è più, ogni mattina guardo quella montagna che lo ha portato via e mi sembra di vederlo, che sorride e mi dice buongiorno come faceva ogni mattina». [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5197″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Paul Vantsch” elementshape=”square”]61 anni, altoatesino, morto in discesa dalla Dufour il 2 agosto 2014.

Ecco il profilo scritto dalla figlia Kathrin:

«Paul Vantsch è nato il 26 aprile 1953 a Bressanone ed è cresciuto in Val di Funes. Era un ragazzo sensibile ed amorevole fin dall’infanzia. Ha lavorato come direttore di filiale alla Volksbank a Chiusa e Del Rio di Pusteria, poi nell’amministrazione a Bressanone e Bolzano.

Con il successo professionale ha creato le basi per la costruzione di una casa a S. Maddalena in Val di Funes, che dopo il matrimonio con Brigitte il 6 giugno 1981 è diventata una casa ricca di amore per la sua famiglia. Noi suoi figli, Kathrin, Alexander e Magdalena, siamo cresciuti circondati da questa atmosfera amorevole, abbiamo imparato l’amore per la natura grazie ad un padre affettuoso con cui più e più volte abbiamo fatto gite in montagna in Val di Funes.

Per il nipotino Alex Paul è stato per due anni un nonno affettuoso. Paul è stato anche attivo nella comunità di Funes con un’accurata e diligente visione sociale. È stato presidente per 10 anni della casa comunale per anziani. Era l’anima della casa. Aveva un bel rapporto con tutti i residenti e gli operatori sanitari. Giocava a carte, scherzava, aveva un orecchio per ciascuno. Paul è stato anche presidente del consiglio di amministrazione della Cooperativa Energy Audit Funes.

Era un grande amante della montagna. Praticava la mountain bike, l’arrampicata e lo sci alpinismo. In montagna il suo cuore viveva. In montagna si sentiva libero. In montagna era felice. Un fascino particolare su di lui era esercitato dai ghiacciai. Le sue montagne preferite erano le cime di Ecuador, Bolivia e quelle delle Alpi svizzere.

Paul è morto il 2 settembre 2014, sulla punta Dufour a oltre 4500 metri in un incidente di montagna. Con Paul perdiamo un uomo pieno di gioia di vivere. Brillava di umorismo, arguzia ed energia. Ha cantato e danzato la vita. Poteva guardare e godere del futuro. Era avventuroso e amante della scoperta, era un compagno sincero e fedele che comunicava sicurezza per la vita». [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5198″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Annibale Gurini” elementshape=”square”]Ecco il profilo di Annibale Gurrini:

«Annibale ha incontrato il suo Signore, sul monte, come i grandi personaggi della Bibbia.

Era uno sportivo dal fisico forte e ben temprato: giocava con i ragazzi, ma amava, soprattutto, correre e scalare montagne. Le gare podistiche e l’alpinismo facevano parte della sua vita.

Ma Annibale era soprattutto un SALESIANO, entusiasta della sua vocazione di Coadiutore.

E, come Salesiano, è vissuto da fratello con i suoi confratelli, ha condiviso la vita con tanti ragazzi dei quali è stato attento educatore, formatore e animatore nelle aule, nei laboratori di meccanica, nei cortili, nell’animazione, nei campi scuola estivi coltivando, contemporaneamente i suoi hobby sportivi che gli permettevano di allacciare numerose e profonde amicizie. Infatti una bella caratteristica di Annibale era quella di saper fare amicizia con tutti.

Svolgeva ogni lavoro col sorriso sulle labbra, contento di rendersi utile al prossimo, dimostrando con i fatti il suo amore, il suo aiuto e la sua amicizia.

Quando terminò il suo impegno di docente gli allievi dell’ultimo anno gli donarono una pergamena:

“A te, Annibale, che vivi la vita come una “corsa”, ma sai fermarti per aiutare chi è in difficoltà a tagliare il traguardo, diciamo il nostro grazie. Il Signore ti ricompensi per aver donato la tua vita ai giovani”.

Ringraziamo il Signore, Maria Ausiliatrice, di cui era tanto devoto e Don Bosco, del

quale si sentiva figlio e, con Sant’Agostino, diciamo: “Signore, non ti chiediamo perché ce lo hai tolto ma ti ringraziamo perché ce lo hai donato.»

 [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5199″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Agostino Negra” elementshape=”square”]morto a Borgosesia il 19 settembre 2014. Socio vitalizio del CAI Varallo e costruttore dei Rifugi: Pastore, Gnifetti, Balmenhorn, Carestia e Capanna Regina Margherita. Collaboratore alla costruzione della Cappella della Madonna dei Ghiacciai.

La figlia, Maria Rita Negra, così ricorda il caro papà: «Ciao papà, oggi siamo qui a ricordarti in questa celebrazione alla quale tenevi molto e fino a qualche anno fa non mancasti mai. In mezzo a queste montagne, che tanto amavi e dove hai trascorso buona parte della tua vita regalandoti momenti indimenticabili e ricordi bellissimi, noi oggi vogliamo ricordarti come uomo, marito, padre e nonno esemplare e meraviglioso.

Sei stato un esempio di onestà, di saggezza, di bontà e di simpatia per noi familiari e per tantissimi amici.

Sei stato un uomo vero e forte anche negli ultimi tuoi giorni, quando eri tu a farci coraggio dicendoci di non piangere ma di farci tanta, tanta forza.

Papà ti vogliamo bene, ciao».[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5200″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Giovanni Votta” elementshape=”square”]deceduto il 15 ottobre 2014 sul lavoro nel suo paese dove era postino.

Così lo ricordano i suoi familiari:

«Aveva solo 53 anni, ma già con lo zaino della vita pieno zeppo di gemme preziose da portare in dote alla Casa del Padre.

Figlio d’arte dedicò tutta la vita all’armonia della mu- sica, spendendo ogni istante del suo tempo libero per tutti quelli che avevano bisogno del suo aiuto in ogni campo della comunità religiosa e civile del suo paese, Sant’Antonino di Susa, dove da trent’anni era anche maestro e direttore della Società Filarmonica.

Negli ultimi anni della sua troppo breve esistenza era salito quassù diverse volte per rendere omaggio alla Madonna dei Ghiacciai, gemellata con quella del Rocciamelone, nella sua valle, dov’ è il Santuario Mariano più alto d’Europa a 3.537 metri, e dove Giovanni si recava in pellegrinaggio sin da bambino.

Il vuoto lasciato in tutti noi e in primo luogo alla sua sposa Susanna è grande, e si fa sentire anche oggi in questa splendida cornice di rocce e ghiacciai. Ma noi vogliamo ricordarlo e vederlo ancora qui presente con il suo sorriso, mentre guarda nel mirino della sua macchina fotografica per immortalare le meraviglie del Creato che ora può contemplare senza fine nella felicità del Paradiso.»[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5203″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Simona Hosquet” elementshape=”square”]30 anni di Antey Saint André, nata il 9 gennaio 1984, guida alpina di alta montagna della società guide del Cervino, travolta da una valanga il 6 febbraio 2014 presso il Col Croux zona monte Roisetta (Valtournenche).

I familiari la ricordano così: 

«Simona hai cercato la tua strada sempre in salita. 

Un susseguirsi di emozioni, gioie, speranze, fatiche, paure ti hanno sempre portata ad andare avanti senza fermarti mai… ogni giorno era un nuovo giorno da vivere per realizzare i tuoi sogni troppo grandi, immensi… la montagna ti ha dato tanto ma non ti bastava volevi ancora raggiungere mete, traguardi impossibili. 

Ora la montagna ti ha richiamato a sé, per sempre, in Paradiso dove ora regni felice. 
Aiuta tutti i tuoi cari e coloro che ti hanno tanto amato e voluto tanto tanto bene. 

Ciao Simona, la tua famiglia».[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]

Caduti 2013

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5209″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Roberto Carmagnola-Vietti” elementshape=”square”]43 anni di Borgosesia, elettricista di professione e alpinista per passione, tanto da prestare servizio nella sezione locale del Soccorso Alpino.

Precipitato per un centinaio di metri il 10 agosto 2013 mentre tentava di raggiungere la Punta Dufour a 4.636 metri su un versante del ghiacciaio del Grenz, nella valle di Zermatt, un imponente anfiteatro naturale delimitato dalle punte Dufour, Zumstein, Gnifetti e Lyskamm nel cuore del massiccio del Rosa.

Così lo ricorda la sorella Luisa:

«Descrivere in queste righe Roberto, figlio, fratello, amico e compagno di tante emozioni, non è cosa da poco. Robi era colui che trovava un valido motivo per vivere al meglio ogni giorno e, se non c’era, lo creava con l’immaginazione…quel tanto che bastava per trasformarlo in realtà. Credeva in sé e non dimenticava di credere negli altri. Attento, deciso, disponibile, riservato, sensibile, entusiasta e tenace, tendeva la mano a tutti con cuore ed allegria. Amava la montagna perché vivendola ne scopriva i suoi valori morali per poi metterli in pratica.
Ogni vita, Robi, serve a qualcosa indipendentemente dalla sua durata e dalla sua conclusione e tu con le tue parole, fatti, silenzi, sorrisi e la tua vita, hai dato tanto a noi!

Sei partito per un lungo viaggio non per lasciarci, ma per scalare le più alte vette e diventare un angelo per restare qui in noi e tra noi!    

Ciao Robi!»

 E ancora la sorella Luisa, in un immaginario dialogo in prima persona:

«Il mio zaino e le mie scalate, non sono solo carichi di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei valori, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere. In montagna non porto il meglio di me stesso, porto me stesso, nel bene e nel male.

La montagna insegna che non bisogna vivere con la paura di morire, ma con la gioia di vivere di entusiasmo ed amore e che, cadendo, non si perde la gloria di essere saliti… perché nella vita non si fa nulla di grande senza tutto questo!»[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5212″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Aldo Bergamini” elementshape=”square”]Nato a Milano il 26 dicembre 1956,  caduto mentre tentava di raggiungere la Cresta Rey alla Cima Dufour a 4.300 metri il 10 agosto 2013.

Alpinista e sci-alpinista provetto e capace aveva salito 41 cime di 4000 metri oltre ad innumerevoli vette alpine, iniziato a questa passione dal papà Ugo e condividendo le gite con i fratelli e gli amici più cari. Da un anno era rimasto vedovo di Pina, mancata per un tumore osseo, e la montagna era diventata anche un modo per avvicinarsi a lei.

Ha lasciato due figli che lo hanno ricordato così al suo funerale:

«Quello che vogliamo condividere con voi oggi è ciò che la montagna significa per papà: reciproca fiducia, affidarsi totalmente ad un’altra persona, un Amico, un Fratello, non solamente un compagno di cordata. Fatica, uno sforzo che non sia fine a se stesso, ma che riesca a dare un gusto nuovo al raggiungimento della meta e alla contemplazione dell’immensità da cui si è circondati. Gioia, quella che scaturisce dagli occhi di chi vive questa passione. Serenità, cercata soprattutto in quest’ultimo anno, e tranquillità sicuramente trovata nella quiete delle cime. Preghiera, meditata durante la salita, cantata sulla vetta e sussurrata lungo la strada del ritorno. Tanti sentieri percorsi per trovare il silenzio e ritrovare il Padre.

“Molte sono le strade che portano a Dio, una di esse passa per la montagna».

(Reinhold Stecher, vescovo di Innsbruck – da “Il messaggio delle  montagne”) Sofia e Luca

Dall’omelia funebre dell’amico sacerdote don Sergio:

«La montagna è stata la sua grande passione. Alcuni questo non lo comprendono, eppure la montagna è stata una grande scuola di vita frequentata anche da personaggi che nella Chiesa hanno rivestito un ruolo importante: papa Pio XI, il beato Piergiorgio Frassati, Giovanni Paolo II, il cardinale Carlo Maria Martini…Ma la montagna era un luogo importante per Gesù, per dialogare con il Padre e per manifestarsi ai discepoli.

Anche per Aldo la montagna è diventata sempre più una passione: da giovane era una conquista poter mettere su una vetta il gagliardetto dei BIG, da adulto un momento importante da condividere con Ugo, i fratelli, gli amici. Da qualche tempo un modo per avvicinarsi a qualcosa o a Qualcuno di grande che ti fa guardare il mondo con occhi diversi, da alcuni mesi i 4000 gli consentivano di avvicinarsi a Pina (la moglie già in Paradiso) perché per noi il cielo è in alto».[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5214″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Valter Corniati e Maria Teresa Pieri” elementshape=”square”]I due alpinisti di Biella il 7 luglio 2013 dispersi nell’alto vallone di Piantonetto, in valle Orco, sono caduti in un crepaccio nella morena a destra del Bivacco Carpano a quota 2.860 metri. Avevano appena iniziato la discesa della Becca di Gay lungo la via per tornare al rifugio Pontese. A causa della nebbia, scivolati all’interno di un crepaccio per circa 10 metri per poi finire nell’acqua, incastrati fra pietre e ghiaccio.

Per le ricerche si sono alternate diverse squadre della delegazione canavesana del Soccorso Alpino, fino a 40 uomini impegnati contemporaneamente su questo versante del Gruppo del Gran Paradiso. Tutto inutile purtroppo. Per tre giorni tra la pioggia e la nebbia sono state trovate tracce di scivolamento nella zona del Bivacco Carpano, quella più impervia e lì, con grande difficoltà gli speleologi si sono calati nell’acqua e hanno individuato i corpi. Al di là dei traumi subiti, la morte sarebbe avvenuta per ipotermia.

Valter Corniati

61 anni di Biella, iscritto alla Sezione C.A.I. “Pietro Micca” di Biella. Sposato con Emanuela e padre di tre figli: Fabio, Cecilia ed Irene. Da subito ha trasmesso questa passione per la montagna al figlio Fabio. Dopo aver fatto quasi tutte le vette principali italiane, si è cimentato anche in alpinismo extraeuropeo, tra le vette conquistate ci sono Kilimangiaro, Monte Kenia, Monte Ararat, Alpamajo (la vetta più alta).

Oltre alla montagna impegnativa condivideva moltissime gite più semplici con la moglie, e da qualche anno aveva scoperto il mondo del volontariato in Bolivia, dove si era recato negli ultimi 2 anni per svolgere campi lavoro in missioni religiose, approfittando per qualche salita sulle Ande. Disponibile con tutti, allegro, vivace e di compagnia… amico di tutti! Gran appassionato di arte, si dilettava in ritratti, acquarelli, costruzione di strumenti musicali (organetti a manovella). Era ad un passo dalla pensione, che gli avrebbe permesso di dedicarsi ancor maggiormente alle sue passioni.

Maria Teresa Pieri

57 anni di Biella; aveva una grande esperienza di montagna anche all’estero.

Maria Teresa lascia la figlia Francesca Trevisiol.

Così viene ricordata dai suoi familiari:

«Teresa, percezione del vero, istintiva e naturale che riconosce il bene in tutte le cose.

Teresa, luce potente, forza bianca luminosa e purissima, tradotta in energia vibrazionale entro la quale chi viene carpito tende a rimanere intrappolato positivamente.

Teresa, come una montagna.

Teresa, amore è il guardare le stesse montagne da angolature diverse. Hai sempre rincorso il tuo obiettivo facendo sempre attenzione al tuo cammino. È il cammino che insegna sempre il modo migliore per arrivare e ci arricchisce mentre lo percorriamo. Il tuo cammino ti ha reso grande, unica e luminosa come la luna. Sentiamo quanto ci vuoi bene, sentiamo che dove sei stai benissimo. Ad occhi chiusi comunichiamo con te immaginandoti sempre intorno a noi. Ciao Tere.»

«Lassù tra le mie nuvole anche la fretta mi siede accanto e aspetta».

 [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5216″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Marianna Conti” elementshape=”square”]37 anni di Pallanzeno, caduta il 13 agosto 2013 sul versante francese del Monte Bianco, lungo la cresta del Mont Blanc du Tacul, travolta da una valanga causata dal crollo di un seracco.Si era sposata e per qualche anno aveva vissuto, ad Anzino, in valle Anzasca, con il marito Tiziano Titoli con cui condivideva la passione della montagna, per poi trasferirsi a Pallanzeno nella casa che lui, muratore, aveva costruito.  Marianna Conti lascia il padre Giorgio, la madre Mirella, il marito Tiziano e i fratelli Doriana e Giuliano.

Marianna era capo-reparto alla secolare manifattura «Polli» di Villadossola. «Era con noi da circa vent’anni – racconta il proprietario dell’azienda, Giuseppe Polli -. Tutti le volevamo bene, perché era una persona cristallina e sincera».

Così la ricordano i suoi cari:

«È trascorso ormai un anno da quel tragico giorno in cui la tua vita è stata strappata troppo prematuramente, ma il tuo ricordo rimarrà per sempre vivo nei nostri cuori e in quelli delle persone a te care; il tuo sorriso illuminerà di luce le nostre giornate più buie! I tuoi occhi brilleranno per sempre come stelle nel cielo! Quel cielo che molte volte hai sfiorato da vicino raggiungendo le tue alte vette!!

Ora proprio da quella più alta vegli su di noi proteggendoci. Sei stata e sarai sempre una figlia, moglie, sorella, zia e amica perfetta. Ci hai insegnato tante cose e quella più importante è “l’amore”, si quell’amore che tu davi senza mai chiedere nulla in cambio! 

Grazie Mary che anche se sei stata accanto a noi per questi anni così brevi ci hai dato tanto e fatto capire che la vita va vissuta come un dono e non va sprecata! Questo te lo dobbiamo. Tu che meritavi di vivere ancora di più e che amavi questa vita! Andremo avanti per te e ti terremo sempre viva nel nostro cuore!   

Grazie Mary, Angelo nostro ti vogliamo un immenso bene!». 

Anche il comune di Pallanzeno esprime il proprio cordoglio.

«Conoscevo bene Marianna – spiega il sindaco Simone Cantova -. Eravamo quasi coscritti e lei ha lavorato per qualche periodo nel negozio di mia mamma. Ricordo una ragazza con tanta voglia di lavorare e valori profondi».

Conferma le parole del primo cittadino anche l’amica di famiglia e vicina di casa Miris Bartolucci: «Da bambina Marianna stava giornate intere nel mio negozio, era molto timida, una ragazza d’altri tempi nella vita di tutti i giorni, ma piena di coraggio ed intraprendente in ambito sportivo e lavorativo». «Aveva iniziato da qualche anno ad andare seriamente in montagna – racconta – e subito è scattato un amore che l’ha portata ad affrontare sfide sempre più grandi».[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5218″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Laura Frisa” elementshape=”square”]41 anni, originaria della valle Antrona e residente ad Omegna, caduta il 13 agosto 2013 sul versante francese del Monte Bianco, lungo la cresta del Mont Blanc du Tacul, travolta da una valanga causata dal crollo di un seracco. Laura da anni praticava sci alpinismo e aveva seguito corsi tecnici con il C.A.I. di Villadossola. Lascia la mamma Pierina e il fratello Marco.

Così viene ricordata dai suoi familiari:

«Cara Laura, sono passati mesi, un anno ormai… e ci mancano tanto la tua voce gioiosa e squillante, il tuo volto sorridente.

Ma la tua voce e il tuo volto sono custoditi nella nostra memoria e nel nostro cuore, tu vivi nei nostri ricordi, sempre. Vogliamo ricordarti come eri, in particolare una caratteristica su tutte del tuo carattere: l’altruismo! Sì, sei sempre stata generosa e piena di slanci; non ti risparmiavi non solo nelle cose che ti appassionavano ma anche nel prodigarti verso la famiglia, verso il tuo prossimo. Hai saputo amare chi ti stava vicino. E se pensiamo all’amore che possiamo dare nella nostra vita (parliamo di noi stessi), ci rendiamo conto di quanto è mancante e imperfetto… E allora “in che troverò consolazione, in chi mi confiderò? Confiderò nel mio Signore il cui amore sorpassa ogni conoscenza” (Ef.  3:19).

E in virtù del mistero di quell’amore ineffabile, di quella speranza noi ti diciamo: arrivederci a presto cara LAURA!! Con tutto il nostro AMORE.»[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5220″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Aldo Bellotti” elementshape=”square”]64 anni nato a Trivero il 23 luglio 1948 e deceduto il 21 luglio 2013 a Piedicavallo precipitato scendendo lungo la cresta Sud del Bo, a quota 2.200 metri in una località chiamata Schiena dell’Asino, compiendo un volo di 80 metri.

Bellotti era un volto conosciuto a Trivero e nella Valsessera. Era un tipo solitario, ma non disdegnava la compagnia. Aveva lavorato come artigiano edile ed era riconosciuto da tutti come un vero maestro nell’intonaco. Altra sua grande passione era la lavorazione del legno: si dilettava a costruire mobili.

La montagna era la sua casa, conosceva tutte le cime, sul monte Boera salito infinite volte, forse più di 50, ci andava anche quando c’era la neve alta, e li ha fatto l’ultimo viaggio, quello che lo ha portato nella cima più alta, quella dove nostro Signore ha accolto lui e il suo amatissimo Tex, che qualche anno fa lo aveva lasciato, suo amatissimo e fedele compagno di montagna, il suo amore più grande insieme alle montagne. Diceva sempre che la morte più bella per lui sarebbe stata li e non in un altro posto. Il Signore lo ha accontentato, ma noi avremmo voluto che stesse qui ancora per molto tempo. Era un uomo burbero, forse per nascondere la sua grande sensibilità che solo le persone molto intelligenti hanno il dono di avere, il suo grande cuore era enorme, donava agli altri senza mai vantarsi di nulla, anche se dava veramente molto.

Da una decina d’anni aveva iniziato, assieme ad alcuni amici, il ricupero dell’Alpe Stramba dove le tre baite diroccate sono diventate un luogo accogliente, spesso lo raggiungevano gli amici per trascorrere insieme il fine settimana tra camminate e una puntata al torrente per la pesca. I1 giorno del suo funerale avrebbe compiuto 65 anni e avrebbe voluto regalarsi una salita al Corno Bianco, invece ha iniziato il cammino verso la strada più importante della sua vita.

«Ti immaginiamo su, nelle cime più alte a camminare con il tuo fedele Tex e a sorriderci, per darci la forza di essere persone migliori. Ciao Aldo».[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]