1991 - Fedeltà al 5 agosto

Lunedì 5 agosto 1991

 

 

La partecipazione è stata vasta e significativa: almeno 250 alpinisti tra cui il Past Presidente Generale del CAI, ing. Giacomo Priotto che così si è espresso: «L’amicizia oggi esternata, nell’ideale bello e perciò santo della montagna, sia il miglior suffragio per i nostri morti e l’auspicio più fervido per i giovani che ci seguono. Quei giovani che saranno certo migliori di noi... purché credano negli stessi profondi ideali: montagna, solidarietà, amicizia».

 

 

Il CAI di Varallo è rappresentato dal presidente Mario Soster e dai consiglieri Guido Fuselli, cav. Agostino Negra e molti soci. Molti messaggi di adesione sonogiunti tra cui quello del Presidente Generale del CAI, Leonardo Bramanti: «Desidero assicurare l’adesione del Club Alpino Italiano, che ho l’onore di presiedere, alla toccante e suggestiva cerimonia devozionale, che ogni anno si celebra alla Cappella della Madonnina dei Ghiacciai sul Monte Rosa. Sono particolarmente lieto che quest’anno non si debbano ricordare altri Caduti questa montagna, dei quali la Cappellina è il sacrario che ne custodisce la memoria; mi auguro che sia anche frutto della vigile presenza delle Guide e degli uomini del Soccorso Alpino, come del costante impegno del nostro sodalizio nella formazione alpinistica, specie dei giovani, ed in tutte le iniziative che tendono a rendere più sicura, e quindi appagante, la Montagna».

 

 

 

 

Anche il nuovo vescovo di Vercelli, mons. Tarcisio Bertone nel giorno della sua Ordinazione episcopale, si ricorda che 40 anni fa, giovane chierico, anche lui saliva a Capanna Gnifetti ed invia a noi una delle sue prime benedizioni : «Benedico tutti i devoti della Madonna dei Ghiacciai».

 

 

 

All’Offertorio viene recata secondo la nostra tradizione, una fiaccola che ricorda tutti i Caduti del Monte Rosa, qui spiritualmente raccolti nel loro sacrario più  autentico;  mentre il sacerdote l’accoglie,  viene  proclamato  un  pensiero  di  una  grande  contemplativa  valdostana,  salesiana,  Madre  Rosetta  Marchese  (* Aosta 1922 - Roma 1984), innamorata fin da ragazza di queste montagne ed ora in Cielo: «Quando il mistero della morte ci tocca nei nostri più Cari, e lo portiamo perciò più profondamente nel cuore, è certo una sofferenza grande, ma è anche una grande certezza: il Cielo diventa più nostro, proprio perché è diventato loro dimora».

Così ha detto don Angelo Viganò, che presiede: «Arrampicati su questo sperone di roccia, quasi un piccolo gregge radunato e difeso dal Pastore e Guardiano delle nostre vite, ci sentiamo difesi, amati e saziati; Lui è la Guida che ci conduce con sicurezza attraverso i pericoli della montagna e della vita. E con noi sono qui radunati, invisibili ma vivi e presenti, gli amici Caduti sulla Montagna: il dolore e il rimpianto attraverso questo Divin Sacrificio si trasforma in pace e conforto perché in Gesù è vinta la morte e trionfa la Vita. La Madonna dei Ghiacciai ci avvolge nella sua materna tenerezza e sostiene questa nostra fede».

 

                                                                                  

 

La nostra celebrazione è stata preceduta, annunciata e preparata dal raduno dell'Amicizia delle Genti del Rosa realizzato il sabato 6 luglio 1991 al Pian di Verra, Valle di Ayas.

 

 


1990 - Fedeltà al 5 agosto

Domenica 5 agosto 1990

 

Con la presidenza di mons. Luigi Bettazzi, rendiamo grazie a Dio per l’elevazione all’onore degli altari del giovane alpinista Pier Giorgio Frassati, biellese di origine e torinese di adozione che proprio sul Monte Rosa ebbe il suo battesimo con i ghiacciai; La sua mamma che era di sangue biellese ed alpinista, gli aveva fatto attraversare a 8 anni il Colle del Teodulo (3324 mt. da Fiery allo Schwarzee); poi l’anno successivo, a 9 anni in invernale la Bettaforca con discesa a Gressoney e nell’estate seguente lo portò sul Castore, con grandissima gioia del fanciullo, veramente chiamato a grandi mete.

Noi vogliamo quassù rendere grazie a Dio, alla Chiesa e al Papa alpinista Giovanni Paolo II per l’onore dato ad un degno interprete di quelle virtù alpinistiche, sportive, umane, religiose e sociali in cui riconosciamo la nostra identità ideale di alpinisti, innamorati della natura e dell’Umanità.

Vi sono rappresentanti del CAI di Borgomanero, del CAI di Casale, del CAI di Novara, del CAI di Mosso S. Maria (14 Soci con la fiamma); del CAI di Varallo il Vice Presidente Franco Erbetta, due ex Presidenti: Guido Fuselli e Mario Soster; il cav. Agostino Negra, costruttore di Capanna Gnifetti e Capanna Margherita; del CAI di Cuneo sono presenti l’ottantenne prof. Umberto Boella  e consorte Maria. Il presidente generale del CAI ha inviato questo messaggio: «Con un particolare augurio da parte del CAI a sostegno di un’iniziativa che ancora vede riunite le genti del Monte Rosa, Leonardo Bramanti».

Dagli scritti di Pier Giorgio Frassati:

 

Vengono presentate le fiaccole dei Caduti: Helen Gibbons, Rudy Hermann Spitzhauer, Mauro Naticchi, Sermano Ragionieri, Salvatore Nieddu e Evelina Ricceri.

 

Domenica 5 agosto: celebrazione della S. Messa

 

Mons. Luigi Bettazzi presiede per la terza volta alla nostra festa. Attorno al Vescovo sono concelebranti: don Mario Rossi, don Gian Paolo Del Santo, don Albino De Martini, don Giuseppe Capra, i diaconi Massimo Bianco e Giovanni Sanna.

Prende la parola mons. Luigi Bettazzi: «Siamo uniti al vescovo di Aosta che festeggia la Madonna delle Nevi ad Allomont e a tutti gli altri, anche della mia Diocesi, sul Mombarone, festeggianti la Madonna sotto questo titolo. La prendiamo non soltanto come la Mamma che ha accolto i nostri defunti, coloro che sono morti sulle nostre montagne, ma come la nostra mamma e il nostro modello, che sulla Montagna ci insegna a vivere con generosità e solidarietà la vita di tutti i giorni».
Poi prosegue: «La Madonna ci incoraggia a scendere e portare con noi nella vita i sentimenti che qui proviamo: a vivere con la presenza di Dio, ogni momento della nostra giornata, anche nelle nostre case, nelle nostre città; ci incoraggia alla solidarietà verso gli altri non solo sulla Montagna ma in ogni momento e occasione della nostra vita. Abbiamo ricordato il beato Pier Giorgio Frassati, era amante della Montagna e proprio nella montagna forse trovava la conferma di questi due grandi aspetti della vita cristiana. La sua posizione sociale l’avrebbe portato a cercare di avanzare, di raggiungere una carriera che allora esigeva di non mostrarsi troppo cristiani. Lui invece manifestava il suo cristianesimo anche in ambienti difficili, senza timore, senza rispetto umano, prendendosi le derisioni, ma sentiva l’esigenza, la necessità di vivere con coerenza la propria vita cristiana nella partecipazione alla Messa, alla preghiera e alla Comunione. Andava tanto volentieri ad Oropa a partecipare alla Messa. Per lui la montagna era un luogo dove confermava il suo impegno di coerenza e di fedeltà al Signore e nello stesso tempo questa attenzione verso gli altri».

 

Gli alpinisti hanno come patrono S. Bernardo di Aosta. Nel secolo XII è documentata una congregazione di Canonici regolari che si richiama a S. Bernardo e che iniziò a praticare l'ospitalità in alcune case sui valichi tra l'Italia e la Francia: Gran San Bernardo (2470 m) e il Piccolo San Bernardo (2188 m). Il culto a San Bernardo venne confermato dalla Santa Sede nel 1681. Il 20 agosto 1923 Pio XI lo proclamò parono degli abitanti delle Alpi e degli alpinisti. Le sue reliquie sono venerate nella Cattedrale di Novara.

Il beato Pier Giorgio Frassati per la sua particolare relazione con il moderno alpinismo (socio del Club Alpino Italiano e della Giovane Montagna) è ormai considerato come compatrono degli alpinisti.

Ormai sono noti in tutta Italia i "Sentieri Frassati". Riportiamo questo articolo da "Lo Scarpone"  agosto 2010 pagina 6:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1989 - Fedeltà al 5 agosto

Sabato 5 agosto 1989

 

Lo scorso anno la festa sottolineò il centenario della morte di S. Giovanni Bosco e ne collocò l’immagine, incisa su cedro, in questa chiesetta che è scaturita dal cuore di un gruppo dei suoi giovani.

Quest’anno nella Cappella viene collocata l’immagine del Papa che più ammirò don Bosco ed ebbe la gioia di proclamarlo beato nel 1929 e santo nel 1934. Si tratta di Pio XI, Papa di grande cultura e di grande senso storico e, nella sua giovinezza, alpinista di valore.

 

 

 

 

 

La nostra festa quest’anno si pone in gemellaggio con quella di Macugnaga per il centenario della prima via italiana sulla parete Est del Monte Rosa concepita da Achille Ratti; posiamo nella cappella questo quadro a ricordo del grande Papa alpinista.

 

 

Una delle più belle imprese sue compie 100 anni il 30-31 luglio, e tutta Macugnga è in festa, perché partì proprio di lì, il 29 luglio 1889, l’ardita spedizione composta dal giovane sacerdote Achille Ratti, dall’amico mons. Luigi Grasselli, dalle guide Giuseppe Gadin e Alessio Proment di Courmayeur, bene decisi a segnare la prima via italiana sulla parete Est del Monte Rosa; via che non solo risultò originale tracciato alla vetta (su cui bivaccarono la notte del 30 luglio), ma che li condusse per la prima volta in assoluto ad attraversare il Colle Zumstein (4452 mt.) e a scendere a Zermatt, attraverso i ghiacciai del Grez e del Gorner. Sul quotidiano La Stampa del 29 luglio 1989 Teresio Valsesia rievoca, felicemente, lo storico avvenimento.

 

 

Sabato 5 agosto 1989 festa della Madonna dei Ghiacciai e centenario della prima ascensione italiana della parete est del Monte Rosa del sacerdote Achille Ratti, poi Papa Pio XI.

Un grappolo fittissimo e multicolore di oltre 300 alpinisti  avvolgeva la chiesetta quasi in un caldo abbraccio d’amore: viene dato il il benvenuto al consigliere centrale del CAI, dott.Roberto Clemente, al past presidente generale Giacomo Priotto, al vicepresidente Franco Erbetta del CAI di Varallo, a Mario Soster, Guido Fuselli, Agostino Negra,  al presidente Teresio Valsesia del CAI di Macugnaga, a rappresentanti CAI di Vigevano, ai CAI di Cuneo, il CAI di Aosta è rappresentato dalla guida Bruno  del Béthaz con la signora Maria, il CAI di Borgosesia rappresentato da Antonio Vidoni (fratello dell’accademico Tullio Vidoni caduto nel 1986), al CAI di Borgornanero, al CAI di Mosso S. Maria rappresentato dal presidente Gino Tallia Galoppo e 7 soci. Il CAI di Gallarate è rappresentato da Flavia Fanton ed amici di Giorgio Premazi scomparso nel ghiacciaio nel 1973. Sono presenti due artisti dell’incisione: Giovanni Borgini di Novara e Giovanni Malinverni.

I sacerdoti presenti a questa celebrazione sono: don Franco De Ambrogio, il parroco di Trivero don Paolo Santacaterina; poi i Salesiani : don Albino De Martini, don Giuseppe Fruttero, don Vincenzo Caccia, don Michelangelo Miranti, don Giuseppe Capra, e soprattutto il Superiore del Salesiani del Piemonte, don Angelo Viganò

                        Il saluto di don Angelo Viganò

Don Angelo inizia la celebrazione con questo saluto: «Fratelli, in questo tempio che ha per soffitto il cielo e per colonne le cime di queste montagne e per banchi queste rocce su cui ci sediamo e ci inginocchiamo e per altare questo tavolo su cui si poserà il nostro sacrifìcio, l’offerta del nostro dolore e della nostra gioia, noi celebriamo la S. Messa in onore di Maria Vergine e Regina dei Ghiacciai e ricordiamo tanti amici che sono stati o sono ancora in cordata con noi ».

Proclamata la Parola di Dio, così continua don Viganò: «Due libri ci sono offerti oggi: uno è il libro della natura; l’aprirlo come stiamo facendo in questo momento è il sillabare, è il leggere, è l’approfondire guardando intorno per vedere la traccia dello scrittore. Oggi lo facciamo con intensità proporzionata a questo scenario e splendore. Io vorrei rileggere quello che Achille Ratti 100 anni fa, sulla vetta più alta di questo massiccio, in una notte di bivacco all’addiaccio così esprimeva: “A questa altezza, nel centro di questo grandiosissimo, tra i più grandiosi teatri alpini, in questa atmosfera tutta pura e trasparente ci sentivamo dinanzi ad una per noi nuova, imponentissima rivelazione della onnipotenza e maestà di Dio”. Non solo Dio è grande, Dio è buono, e della bontà abbiamo bisogno come della grandezza dell’ideale. L’umanità ha bisogno di bontà. A voi che sentite così profondamente questa giornata, che vivete un’esperienza di bontà, di amicizia, di legame fraterno, filiale, paterno, materno io vorrei ricordare quello che ci ha detto la Scrittura: che Dio è buono e non può lasciarsi vincere in bontà, dalla bontà che questi parenti manifestano nel salire fin qui per questa celebrazione ed incontro».

                 Presentazione delle fiaccole.

Poi sono presentate e offerte le fiaccole: la prima fiaccola è recata dalla signora Giovanna Mariola in ricordo di suo marito Gian Franco Novellini; la seconda fiaccola é per Ezio Camaschella, che del Monte Rosa e del CAI di Varallo ha fatto la sua seconda esistenza, la reca la moglie M. Assunta Regis, mentre un amico scandisce il profilo; la terza e quarta fiaccola sono per i due amici Eraldo Macchi e Fausto Galli.

Il dott. Roberto Clemente, consigliere centrale del CAI che così si esprime: «Dopo la Parola di Dio e dei sacerdoti sento l’onore e anche l’obbligo di portare in questa occasione e in questo ambiente il saluto del CAI. Mi fa piacere trovare qui gente della Val Sesia, gente di Macugnaga e delle valli vicine. È un onore anche essere qui come ex-allievo Salesiano del Liceo Valsalice a cui é legata l’origine di questa Cappella e di questa festa.

Infine Teresio Valsesia a nome del CAI e comunità di Macugnaga dice:
«Ringraziamo con molta commozione per questo piccolo spazio che ci riservate, e vale la pena di sottolineare questa comunanza che ci lega quest’anno, che lega il versante Valsesiano, attraverso questa cerimonia, con il versante Ossolano, con Macugnaga che ricorda il centenario della salita di Achille Ratti (poi diventato Papa Pio XI) sul Monte Rosa. Un’impresa alpinistica notevole che Achille Ratti ha raccontato in uno scritto apparso sul bollettino del C.A.I., che é ricco di grande interesse e insegnamento. Vi auguro di ricuperare quel racconto e di leggere quella cronaca viva di questa ascensione di 100 anni fa. E’ un insegnamento veramente attuale anche per noi oggi. Grazie ancora a tutti».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1988 - Fedeltà al 5 agosto

Venerdì 5 agosto 1988. 

 

 

 

Stiamo vivendo l'anno centenario della morte di don Bosco: Una giornata splendida ci invita per il 21° anno consecutivo sullo scoglio roccioso di Capanna Gnifetti al Monte Rosa, per celebrarvi la festa della Madonna dei Ghiacciai nella più alta chiesetta d’Europa (3647 mt.). La visibilità eccezionale ci rende tanto vicino le vallate e montagne a cui oggi migliaia di alpinisti devoti salgono a celebrare la festa della Madonna delle Nevi.

 

 

 

Don Luigi Testa presenta, prima della collocazione, il volto di don Bosco e un suo autografo su legno di cedro, effettuato col pirografo da suor A. Maria Griffa, in ricordo del papà Agostino, ora collocato nella Cappella a ricordo del centenario, dice:
«La Santa Vergine ci benedica e ci aiuti a camminare per la via del Cielo».

 

Con lo sguardo rivolto in direzione del Gran Paradiso, cerchiamo il lago Miserin, dove la Valle d’Aosta ha il suo più celebre santuario alpino e celebra l’annuale pellegrinaggio Valdostano. Lontano, ai piedi del Monte Bianco, pensiamo alla bianca costruzione di “Notre Dame de la Guérison” tra la pineta e il ghiacciaio della Brenva; nel dedalo di tante vette distinguiamo il Rocciamelone ( 3538 m.), la montagna di più antica storia alpinistica, dove da 630 anni i montanari della Valle di Susa e della Savoia ( e valli vicine) salgono per onorarvi la Madonna. E’ difficile fare un computo esatto, ma per il 3° anno consecutivo abbiamo l’impressione che siano almeno 250 i partecipanti. Dieci sono i Sacerdoti intervenuti e mentre attendiamo l’ora della celebrazione, li occupiamo per le Confessioni: seduti sui massi, avvolti di sole accecante, sotto un cielo di intensissimo azzurro, tra le colate e macchie di ghiaccio, ascoltano l’anelito di libertà e di grandezza dei peccatori loro fratelli e fanno scendere su di loro il vento dello Spirito che li rinnova. Poi ci alziamo e circondiamo la più piccola chiesa del mondo, anche l’unica pensiamo, che sia tutta avvolta come in un fascio d’amore dai suoi fedeli: lo spettacolo visto dall’alto della balconata rocciosa intenerisce. Nell’altissimo silenzio risuona il canto biblico: “Benediciamo il Signore, a Lui onore e gloria nei secoli / Angeli del Signore benedite il Signore / e voi o cieli benedite il Signore / Acque sopra i cieli / potenze del Signore/ Sole e luna / astri del cielo / fuoco e calore / gelo e freddo / ghiacci e nevi / luce e tenebre /lampi e nubi benedite il Signore!/ Popoli di Dio / Sacerdoti del Signore benedite il Signore!”.

Ecco il nome dei Sacerdoti celebranti: don Luigi Testa, Superiore Regionale Salesiano; don Domenico Caglio, don Livio Recluta, don Marco Riva, don Andrea Angeleri, don Lodovico Balbiani, don Piero Didier, p. Giovanni Amisano, p. Paolo Corradi, don Giuseppe Capra.

Venerdì 5 agosto: il grande abbraccio dei partecipanti alla festa della Madonna dei Ghiacciai

Poniamo l'altare sulla balconata lato sud della Cappella, per ripararla dal vento, oggi un po' vivace.

Don Testa Luigi celebra la S. Messa.

Attorno all'altare si stringono gli uomini più rappresentativi e coinvolti: il C.A.I. di Varallo e sottosezioni é rappresentato dal vicepresidente Franco Erbetta, dall’ex presidente Mario Soster, dal geometra Guido Fusel1i, dal cav. Agostino Negra, dal dr. Carlo Raiteri, dal cav. Enrico Chiara; il C.A.I. di Novara é rappresentato da Giovanni Borgini; sono scesi dal Lyskamm i fratelli Arturo e Oreste Squinobal, guide di prestigio internazionale, grandi benemeriti del soccorso alpino: rappresentano le guide di Gressoney e della Valle d’Aosta; c’é il Presidente nazionale delle guide alpine d’Italia, Giorgio Germagnoli.
Ci sono parenti dei caduti: mamma e papà e le due sorelle di Marco Rosati, caduto il 22/7 al Lyskamm; Igino Vuillermoz, papà di Corrado caduto il 17/9/85; i coniugi Susa, genitori di Ermanno caduto il 6/8/85; il dr. Sclarandi Piero papà di Renato caduto l’8/9/85; hanno mandato invece la loro calda commossa adesione i genitori di Elio Zanon da Trento e dalla Spagna i genitori di Joan Subiranas Jorba caduto il 6/8/87 al Colle Zumstein: per lui salgono sulla chiesetta i colori della bandiera catalana, la settima che va ad unirsi alle altre sei che rappresentano le nazioni che hanno qui i nomi dei loro caduti (Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Inghilterra).

Nell’omelia così dice don Testa: «Qui invochiamo Maria come Madonna dei Ghiacciai, perciò delle altezze, della vicinanza a Dio, della natura incontaminata : tutto è simbolo dell’identità di Maria che ci stimola ed aiuta a raggiungere le vette della perfezione umana e della santità cristiana, che ci spinge a raggiungere il Cristo suo Figlio, meta, salvezza ed armonia d’ogni uomo e dell’universo. Accogliamo Maria come guida madre e maestra, come ha fatto don Bosco. È bella l’idea di festeggiare don Bosco nell’anno centenario della sua morte, quassù, nella cappella che lui, grande educatore del cuore giovanile alla riconoscenza, alla generosità e all’ardimento, suggerì 22 anni fa ad un gruppo di giovani alunni del Liceo Valsalice di Torino che vollero erigere al loro maestro e guida spirituale don Aristide Vesco, caduto in mezzo a loro in una giornata splendida come l’odierna e press’a poco in quest’ora, sotto la vetta del Monte Ciampono, lì di fronte a noi.
La cappella, come è nella logica della solidarietà alpina, si è aperta ed è diventata il sacrario di tutti i Caduti del Monte Rosa, che trovano nella Madonna dei ghiacciai la Madre Immacolata che custodisce la loro memoria e i loro puri ideali. Siamo contenti di dire oggi a don Bosco educatore il nostro grazie solenne, di collocare la sua immagine serena in questa cappella, la più alta d’Europa, di invocarlo per fare nostro il suo augurio che é riportato in autografo accanto al suo volto “LA SANTA VERGINE CI BENEDICA E CI AIUTI A CAMMINARE PER LA VIA DEL CIELO“; é l’esperienza che il santo ha fatto guidato in modo straordinario (forse unico tra i santi) dalla presenza della Madonna.
Auguro a ciascuno di noi questa avventura di tenero amore e di docilità a Maria che ci conduca alle soglie del Paradiso dove ci attendono don Bosco e schiere di santi e di amici che ci hanno preceduti nell’arduo cammino della fede di cui é simbolo il nostro camminare su queste montagne».

La prima fiaccola di Marco Rosati, è presentata dalla sorella Laura; la seconda fiaccola è per Joan Subiranas Jorba, la offre un alpinista Catalano che oggi è qui senza sapere che si celebra anche in memoria del suo compatriota Joan Subiranas Jorba; la terza fiaccola, di Tullio Vidoni di Borgosesia, accademico del C.A.I., conquistatore di ben cinque “ottomila” e travolto da valanga in Valsesia, è presentata dal fratello Antonio; la quarta fiaccola è del salesiano Franco Canta, morto il 27/12/87 al Uja di Mondrone, legatissimo a questa festa; la sesta fiaccola é dell’ing. Giorgio Rolandi, benefattore della Cappella.

 

 

 

 

Tullio Vidoni, nato il 30 giugno 1947 e deceduto il 12 febbraio 1988, di Borgosesia, accademico del C.A.I., conquistatore di ben cinque “ottomila” e travolto da valanga in Valsesia, presentata dal fratello Antonio.

 

 

 

Marco Rosati, 22 anni, caduto il 12 luglio 1987 sulla parete Nord-Est del Lyskamm.

«Voglia di cieli infiniti,
di profumo di abeti,
di ruscelli e di cascate,
voglia di nuove vette da scalare.
La montagna, un grande amore,
voglia di vivere ... voglia di morire ...
sogno di libertà ...

Il ricordo di te ci porta nei silenzi delle tue montagne adorate, vicini all'infinito...
Mamma, papà, Laura, Elena e Claudio».

 

 

 

 

Franco Canta, salesiano morto il 27/12/87 al Uja di Mondrone; frequentatore abituale del Monte Rosa e della nostra celebrazione.

Una vita laboriosa spesa al servizio dei giovani. Una fedeltà quotidiana al lavoro, purificata dalla preghiera. Una serenità di spirito, manifestata con arguzia di interventi nella vita fraterna. Un amore appassionato per la montagna, che diveniva per lui appuntamento più facile con Dio.

 

 

Ing. Giorgio Rolandi, nato nel 1899 e morto nel 1987, benefattore della Cappella attraverso le "Funivie Monrosa".

«Un tecnico di livello europeo che conosce foglio per foglio tutto il carteggio Vinciano, un sognatore e un realista, gentiluomo di impronta rinascimentale. Mecenate dell'arte Valsesiana, il suo entusiasmo e la sua attenzione si rivolsero ad una realizzazione che la Valsesia attendeva da un secolo: La funivia del Monte Rosa”. L'impianto di Punta Indren deve oggi essere inteso come una creazione romantica con gli strumenti del­l’ingegneria d'avanguardia. Un sogno svolto lungo un cavo d'acciaio, tracciante nel cielo, tra roc­ce e ghiacci, un'affermazione dello spirito umano. Nel contempo la sua esercitazione più divertente e spettacolare. Più un capolavoro di arte liberale che un prodigio tecnico o, tanto meno, un'impresa industriale. Più monumento che attrezzatura.
È ancora e sempre un monumento alle proprie radici, ad una civiltà montanara ed a tutto ciò che essa ha rappresentato nei secoli, eretto nello scenario del monte che ne costituisce il paradigma. Più che un impianto di risalita, una realizzazione che sembrerebbe essere stata concepita per consentire l'ampliamento della Capanna Gnifetti e la celebrazione del Centenario del Club Alpino Valsasiano».

Enzo Barbano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1987 - Fedeltà al 5 agosto

Mercoledì 5 agosto 1987

Mercoledì 5 agosto 1987: mons. Bettazzi è giunto alla Cappella.

 

20° anno della Cappella. Ritorna in mezzo a noi mons. Luigi Bettazzi,che venti anni fa aprì al culto la chiesetta.

La temperatura questa mattina, a Capanna Gnifetti, è di -8°; il vento è violentissimo, non c’è la più piccola nube all’orizzonte, il ghiacciaio rimarrà compatto e asciutto tutto il giorno sotto il sole. Le cordate salgono numerose sia da Gressoney che da Alagna e pensiamo ad una probabile presenza di 250 persone. Visitano la Cappella, sfogliano il volume dei Caduti del Monte Rosa, pregano davanti alla Madonnina e al Cristo e scendono in rifugio, dove il grande salone del piano superiore accoglie per la Concelebrazione della S. Messa.

      Mons. Bettazzi inizia la celebrazione.

Al centro c’è mons. Luigi Bettazzi, salito commosso a festeggiare la Cappella più alta delle Alpi, da lui stesso benedetta ed inaugurata 20 anni fa; e oggi il Vescovo compie anche 41 anni di Sacerdozio; gli fanno corona 13 sacerdoti, tra cui i parroci di Gressoney don Carlo Gariglio, don Riccardo Quey, il parroco del villaggio “La Marmora” di Biella, don Gibello, il direttore del Liceo Salesiano Valsalice di Torino, don Luigi Basset, liceo di cui don Aristide Vesco era professore, il preside don Francesco Maj, don Giuseppe Borgogno e don Cipriano De Marie, don Pietro Rota e don Domenico Gasparini, salesiani di Torino.

Oltre ai sacerdoti, attorno al Vescovo, il presidente del C.A.I. di Varallo, Mario Soster, i consiglieri: Guido Fuselli, il cav. Agostino Negra, Franco Baladda, coordinatore dei rifugi, l’ing. Giacomo Priotto, past-presidente generale del C.A.I.. Il Vescovo viene accolto dal suo recente viaggio in Oriente (tra cui il Vietnam e le Filippine) e salutato come Vescovo del dialogo, della riconciliazione, Vescovo missionario (già presidente nazionale e poi internazionale della “Pax Christi).

All’offertorio vengono portate tre fiaccole:

la prima fiaccola di Fulvio Accornero, Pier Luigi Annarratone e Claudio Valentini che in un’unica cordata caddero al canalone Marinelli il 7 luglio 1985;

la seconda fiaccola è di Eleonora Torchio fulminata presso il rifugio Sella l’8 agosto 1986 di cui sono presenti i genitori; il fratello Luca presenta all’altare la fiaccola mentre il parroco, don Gibello legge, piangendo, dal “Libro dei Caduti”, le parole del canto che gli amici cantarono nella veglia funebre della giovane (15 anni) animatrice: “Ho chiesto a Dio un posto in Cielo / per un fiore / che Lui ha colto”.

Eleonora Torchio, nata il 23 febbraio 1971 a Biella, caduta l’8 agosto 1986, e la targa ricordo di Eleonora posata vicino al Rifugio Sella dalla Famiglia e dalla Comunità del Villaggio La Marmora.

La terza fiaccola è per i due inglesi Richard Eggleston e Valerie Morrison, di cui però non è presente nessun parente o amico; per loro un momento di silenzio.

       Padre Giovanni Gallino

 

 

Ricordiamo padre Giovanni Gallino, sacerdote Dottrinario nato il 31 ottobre 1921 e morto il 25 maggio 1986 a Varallo.
«Padre Gallino non è morto in montagna ma è morto con la montagna nel cuore, nello spirito, negli occhi; degno continuatore delle nobili tradizioni dei sacerdoti alpinisti Valsesiani, educatore, alpinista, scrittore, fotografo.
Fu l'appasionato  e competente animatore dei gruppi giovanili della sezione di Varallo del Club Alpino Italiano nella quale ricopriva la carica di vice presidente».

 

 

Per ricordare i 20 anni della Cappella, è pure stata coniata dall’incisore Tacconet di Torino, un’artistica medaglia di forma trapezoidale (mm 31 e 21 le basi, 33 i lati e pesa gr. 20), su di un lato c’è la facciata della Cappella con la scritta:

“Madonna dei Ghiacciai/ a Capanna Gnifetti mt. 3647 / Ai Caduti del Monte Rosa / anno 1967”.

Sull’altro lato la scritta: “Cristo delle Vette / anno 1955 / Balmenhorn mt. 4178”,

con una bella riproduzione della statua e sullo sfondo lo Schwarzhorn e la Ludwig-Shöhe. E così questa festa si incide sempre più profondamente nei cuori di coloro che via via l’hanno creata, ampliata, partecipata a tanti amici della montagna, alle famiglie dei Caduti del Monte Rosa, a coloro che vedono, sentono nella Madonna la più bella presenza in questo regno di splendore e di silenzio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1986 - Fedeltà al 5 agosto

Martedì 5 agosto 1986.

 

              Martedì 5 agosto 1986.

 

Dopo la notte di bufera, la giornata si è presentata assolutamente splendida per accogliere centinaia di alpinisti che sono saliti ad affidare alla Madonna dei Ghiacciai la memoria dei tredici Caduti del 1985: non abbiamo mai sentito così greve e sofferta questa Festa: quanto pianto sui volti, nelle parole e preghiere dei lettori, dei sacerdoti, nel canto corale... La celebrazione è avvenuta all’aperto, di fronte alla chiesetta; l’argento delle lamiere accoglie per la prima volta i colori delle sei bandiere che rappresentano la patria (Italia, più la Valle d’Aosta che ci ospita, Francia, Svizzera, Austria, Germania e Inghilterra) degli 83 Caduti raccolti nel prezioso volume conservato sotto la statuetta della Madonna.

Sulla grande bandiera Valdostana è collocato il Crocifisso dello scultore Luigi Meynet; sulla bandiera italiana è collocata la riproduzione su rame di Giovanni Malinverni della Madonna dei Ghiacciai di Macugnaga. Sopra di noi, a sinistra, bianchissima per la neve della notte, la parete sud-est del Lyskamm Orientale su cui il 17/09/85 furono travolti dal ghiaccio cinque giovani allievi-guide Valdostane insieme al loro istruttore e guida Roger Obert: la mamma Rosetta ed il papà Evaldo sono venuti in elicottero a rendere onore al loro figlio e a tutti i Caduti.

Sono presenti i salesiani don Albino Martini, don Giuseppe Capra, don Piero Grosso e don Edoardo Serra. La mamma di Elio Zanon legge la seconda lettura.

Sono presenti numerose guide alpine: Giorgio Germagnoli presidente nazionale
dell’associazione Guide Italiane; Oliviero Frachey presidente delle Guide Valdostane; Franco Garda di Courmayeur, direttore dei Corsi per Guide e responsabile del Soccorso Alpino Valdostano; di Valtournanche: Antonio Carrel, Luigi Pession, Pacifico Pession; di Ayas Adriano Favre; di Cogne: Alfredo Grappein, Elmo Glarey, Dante Bibois; di Gressoney: i fratelli Oreste e Arturo Squinobal; di Alagna: Enrico Chiara e Giampiero Viotti e rappresentanti del Soccorso Alpino Guardie di Finanza; di Valgrisenche: Remo e Bruno Béthaz (due cugini); è presente anche Stefano Grivel, sopravvissuto alla catastrofe del Lyskamm.

Offertorio: don Gian Carlo Gariglio, parroco di Gressoney La Trinitè,offre un grande pane scuro, un'offerta tradizionale Valdostana (insieme ad un cero) nella messa dei Defunti.

Concelebrano la santa Messa attorno a don Gian Carlo Gariglio, parroco di Gressoney La Trinitè, sul cui territorio sorge la cappella, i canonici della Cattedrale di Sant’Orso di Aosta, Giovanni Domaine e Alberto Maria Careggio, il parroco di Gressoney Saint Jean, don Riccardo Quey, i Salesiani don Albino De Martini, don Piero Grosso, don Franco Gribaudo, don Edoardo Serra e don Giuseppe Capra. Una fila continua, quasi una cordata unica sale da ore su per il ghiacciaio del Garstelet e viene ad affollare lo scoglio roccioso e a fare un grappolo vivo e vibrante attorno alla più piccola e più elevata cappella delle Alpi.

Il "Libro dei Caduti" presentato prima della lettura dei profili.

Il canto “Montagnes Valdotaines” crea l’atmosfera per questa fusione di cuori e di ideali. Segue il canto alla Vergine Santa che ha il ritornello: “Madre che tutto puoi prega per noi Gesù”: la nostra impotenza di uomini tante volte posti di fronte al fallimento che può diventare assurdo, disperazione, viene soccorsa da Colei che è stata sotto la Croce di GESÙ, l’UOMO più vero e più puro, che a trent’anni fu tolto di mezzo con la morte più crudele: là fu abilitata e diventò la MADRE di ogni dolore e disperazione.

                              Preparazione delle fiaccole
                             Distribuzione delle fiaccole.

L’offertorio della Messa è il grande momento in cui i Caduti vengono offerti simbolicamente sullo stesso altare che accoglie il pane e il vino per il sacrificio di
Cristo: tredici fiaccole sono state fuse in altrettante ciotole di terracotta che si presentano come tredici vistose lucerne: su di ognuna è scritto il nome di un caduto.
Papà Evaldo è il primo ad alzare la fiaccola di suo figlio Roger Obert, attorno sono stretti: la moglie e gli altri sei figli, Mario, Marco, Marin, Jean, Marie e Rénée; il sacerdote la riceve mentre risuona il profilo scritto nel libro dei Caduti di fianco alla fotografia, «I ragazzi erano contenti…»
La seconda fiaccola è papà Luigi e la moglie Melania per il figlio Ettore Grappein , l’unico figlio, mentre vengono lette le parole di un’amica che fu con lui sulla parete est del Gran Paradiso: «È meraviglioso…».

 

 

I coniugi Luigi e Melania Grappein di Cogne, presentano il quadro del loro figlio, Ettore, e degli altri 5 giovani Valdostani travolti il 17 settembre 1985 sulla parete sud-est del Lyskamm Orientale.

 

La terza fiaccola è tra le mani del papà Igino e mamma Irma di Corrado
Vuillermoz, il più giovane dei Caduti, appena diciottenne; lo salutano le parole
dei suoi amici coetanei: «Come dimenticare...».

   Il fratello Mauro presenta la fiaccola di Carlo Fiou

La quarta fiaccola è per Carlo Fiou, vent’anni, ed è recata dal fratello Mauro, giovane guida alpina (l’unico dei tre fratelli non rapito dalla montagna), presenti mamma Maria e papà Giuseppe, dice il profilo: «Viveva in pienezza…».
Ancora un papà in pianto: è Alessandro e la mogie Luigina con le figlie Silvana ed Elisabetta che offre la quinta fiaccola del suo Pier Giorgio Perucca, 23 anni, mentre risuona un’espressione di amore verso la montagna pronunciata un giorno dallo stesso Pier Giorgio: «Tu non puoi capire, mamma...».
Poi la sesta fiaccola la offre il fratello Bruno di Piero Béthaz, con la mamma Mariangela e il fratello Evaristo mentre viene proclamato in francese il saluto e preghiera composta dallo stesso Bruno:

La settima fiaccola è per Renato Sclarandi, avvocato Milanese di 39 anni, caduto in alta Val Sesia, presentata dall’amico Guido Fuselli: «Ora lassù...»: così Mamma e Papà si sono espressi.

L'ottava fiaccola è di Renato Mamini, magistrato Torinese di 42 anni, è recata dall’amico dr. Arese che ha raccolto parole di Renato stesso: «Fin da bambino la montagna mi ha attratto…».

Mamma e papà di Ermanno Susa presentano la fiaccola.

Con trepida delicatezza, quasi avessero ancora tra le mani la vita del loro unico figlio, avanzano e portano la decima fiaccola la mamma Maria e il papà Angelo di Ermanno Susa, 27 anni, che hanno anche composto le parole della dedica: «Prendi il tuo zaino, Ermanno...».

L'undicesima fiaccola di Roberto Campagnoli è portata dal fratello Fabrizio e quella di Ivano Caravaggi dall’amico Nadìr: sono morti insieme legati alla stessa corda al Monte Tagliaferro e li unisce ancora un’unica dedica: «La solidarietà è una corda ...».
La dodicesima fiaccola è per Pier Carlo Bertolone, 34 anni, dottore in
agraria, è presentata dal fratello Camillo; i familiari hanno steso questo
profilo: «La vita lo temprò presto...».
Già dodici lampade sono allineate sull’altare, ognuna reca ben evidente il nome
dell’alpinista per cui arde, avanza una bimba, Neva (11 anni), sostenuta dallo zio
Bruno, presenta la tredicesima fiaccola, che è del suo papà Gino Capra, 42 anni, caduto alla Parrot: «Stare insieme a lui…».

                        Tratto dal "Libro dei Visitatori"

Ora le fiaccole sono sull’altare, trasformato quasi in un’unica torcia vivente, palpitante, luminosa: sono le vite, gli ideali di questi tredici “fratelli” che il Monte Rosa ha legato per sempre e che ora il Cristo, col suo sacrificio, assume ed esalta e glorifica. Il sacerdote don Gariglio offre anche un pane grande, scuro, secondo una tradizione Valdostana legata alla Messa dei Defunti: significa la fraternità di coloro che mangiano un unico pane, dono della Provvidenza e frutto di un lavoro arduo, perseverante, gioioso. Alla Comunione cantiamo: “Quando busserò alla tua porta...”.

                                Tratto dal "Libro dei Visitatori".

Ci salutiamo col canto Valdostano “La coral des adieux”: esprime la speranza che non ci lasceremo più, che ci rivedremo ancora, che questa amicizia contratta sul Monte Rosa, davanti alla Madonna dei Ghiacciai, tra noi e con i nostri Caduti,
sarà un’amicizia eterna. Discendiamo come un rivo che va a perdersi lontano, a
portare la vita che in alto scaturisce e che fresca ha raccolto.

                                Tratto dal "Libro dei Visitatori".

L’8 settembre 1986 al rifugio Città di Mantova (3498 mt.) viene inaugurato un
piccolo cippo bronzeo per ricordare la guida Roger Obert e i cinque giovani allievi guide che qui passarono l’ultima notte; concelebro con il parroco di Gressoney La Trinité, don Gian Carlo Gariglio. Sono presenti i famigliari dei caduti già elencati nella celebrazione del 5 agosto e numerosissime guide ed amici.

Altre iniziative sorgeranno in seguito per ricordare alcuni di questi giovani:
- nel 1987 viene inaugurato al ghiacciaio della Tribolazione (3187 mt.) il bivacco
Ettore Grappein e Marcello Gerard vicino al bivacco Carlo Pol;
- nel 1988 a Valgrisenche viene aperta una ferrata dedicata a Piero Béthaz e Corrado Bovard;
- nel 1994 nell’alta conca di Cignana, tra il Château des Dames e Punta Cian, a quota 2924 mt. viene inaugurato il rifugio Pier Giorgio Perucca e Corrado Vuillermoz.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1985 - Fedeltà al 5 agosto

Lunedì 5 agosto 1985

 

La giornata inizia limpidissima, ma fresca; in alto sui ghiacciai c’è tanto vento. Durante il pomeriggio verranno nubi e precipitazioni. I pellegrini alpinisti giungono numerosi anche quest’anno (un centinaio); alle 12.30 stipano letteralmente la chiesetta e i rimanenti a ridosso della porta fanno un muro compatto contro il vento.

 

 

Ci sono i rappresentanti della sezione del C.A.I. di Varallo; Guido Fuselli porta una preghiera per il grande valsesiano, accademico Cichin Ravelli che, pochi mesi fa, è partito per il Paradiso dopo aver serenamente toccato i cento anni: ricordo il suo entusiasmo attorno a noi, ragazzi del gruppo “Chiesetta Alpina”, quando decidemmo, 18 anni fa, di costruire questa cappella e consultammo la sua nota esperienza di costruttore di bivacchi alpini; ricordo le lacrime di commozione che scendevano dai suoi occhi il 5 agosto 1967, quando l’inaugurazione era terminata e lui era rimasto tutto solo a lungo, in piedi al centro della cappella, assorto nei suoi nobili sentimenti, con la sua fede, con il suo amore per la Madonna; da me richiamato così si espresse, riferendosi alla Cappella: «Che cosa bella ha ispirato don Bosco ai suoi giovani!».        

Tra le imprese più belle del grande alpinista Valsesiano spicca la prima salita alle Grandes Jorasses per la Cresta delle Hirondelles compiuta con Adolfo Rey, A. Chenoz, Rivetti, Gaia, Matteoda il 10 agosto 1927. Così conclude la relazione fatta per la rivista del Club Alpino Italiano: «... Sono le quindici del 10 agosto (1927) e lo slancio superbo del monte, presso la vetta, pare smorir stanco: sentiamo agitarsi sulle nostre teste la libera airia del cielo sconfinato nel dominio del sole e l'arrampicata viene accelerata, l'altezza è vinta e il primo è sulla cresta. E presto tutti siamo raccolti in silenzio con l'animo piegato davanti alla maestà del Monarca giganteggiante, tutto ardore nello sfolgorio del vespro. Dal trono sublime, che l'occhio contempla adorando, corriamo giù con la nostra estasi di trionfatori alle case degli uomini, sparse o raggruppate nella conca di vivo smeraldo. Ci fermiamo con religioso pensiero alla chiesa di Notre Dame de la Guerison che occhieggia, biancheggiante, pura fra il bosco delle abetaie in cui pare si annidi: e dall'altezza della nostra vittoria, chj ha formulato in cuore un voto in uno dei momenti più aspri della lotta, lo ripete come proclamandolo in rendimento di grazie».

                              Cichin Ravelli e amici del CAI di Varallo.
Dal "Libro dei Visitatori": è forse l'unica volta che salirono tre suore con i loro gruppi giovanili
                                                       Dal "Libro dei Visitatori":

Concelebrano dieci sacerdoti: presiede il parroco di Gressoney la Trinité, don Giancarlo Gariglio; c’è il veterano di questa festa, l‘ultra settantenne Don Aldo Bombara e sacerdoti che si ritrovano quasi ogni anno quassù: don Giuseppe Borgogno, don Domenico Gasparini, don Pietro Rota, don Giuseppe Capra e altri che compaiono per la prima volta a godere il clima spirituale eccezionale di questo pellegrinaggio che richiede lungo faticoso cammino e tanto silenzio e ascolto della natura alpina; sono presenti anche 9 suore di don Bosco, e 3 Orsoline di S. Carlo con i loro giovani.

Distribuiamo a tutti la cartolina della Cappella che reca la preghiera che recitiamo tutti con grande raccoglimento.

La prima invocazione si rifà la storia della cappella, nata per ricordare l’amico e guida spirituale, don Aristide Vesco, caduto su quei monti quando saliva con noi. Qui c’è anche un volume che raccoglie i nomi dei caduti del Monte Rosa e idealmente di tutti i caduti della montagna. Qui attorno ci sono i volti di altri amici che ci hanno lasciato prematuramente: don Franco Delpiano, Giamberto ed Elsa Gatti, due dei ragazzi costruttori. Queste partenze sono state dolorose lacerazioni! Ma noi offriamo il loro sacrificio, la loro vita, assieme al dolore che è nella vita di tutti noi, chiedendo da questa offerta quei doni di cui il mondo ha più bisogno: solidarietà, amicizia, ricerca insieme della verità, a cui tanto ci educò don Vesco.

La seconda invocazione è ispirata dalla bellezza e dal fascino misterioso e potente della montagna. La natura è il primo libro in cui Dio si rivela, il primo libro in cui leggiamo pieni di grande stupore.

Con una terza invocazione domandiamo le virtù che sono simboleggiate dalla montagna, dai suoi doni, dalla sua vita che attende lunghi mesi nel silenzio più assoluto, nel gelo, sotto la neve, il ghiaccio… Là, dove tutto sembra morte, dopo la lunga pazienza, quando la parola di Dio ordina la primavera, come dice un salmo: «Tutto si scioglie, scorrono la acque, esplode la vita più intensa, più fresca, più profumata, più incantevole».

La quarta invocazione prende movimento dalla posizione della più alta chiesetta delle Alpi: qui davanti si formano le cordate, si legano gli amici per avviarsi solidali sul ghiacciaio, per salire al regno del silenzio e del mistero, che una volta impauriva ed ora affascina … Ogni cordata ha bisogno di una guida: qualcuno nella cordata deve sapere, deve condurre … La meta è una delle tante vette, è qualcosa di elevato, di sconfinato, di infinito, perché l’uomo ha bisogno di “Infinito”.
Sopra di noi, 600 metri più in alto, è il “Cristo delle Vette”. Tutte le cordate puntano verso il Cristo delle Vette, il punto di orientamento più normale, più centrale: questa marcia di uomini solidali, legati alla stessa cordata, che puntano verso il Cristo… è un simbolo di tutta la nostra vita che oggi poniamo nelle mani di Maria, nostra Madre e nostra Guida.

 


1984 - Fedeltà al 5 agosto

Domenica 5 agosto 1984.

Salgo alla nostra Madonnina con il cuore colmo di dolore per la morte recente, improvvisa, il 25 luglio scorso, in un incidente stradale di mio fratello, padre Natalino dell’Ordine dei Somaschi, che aveva partecipato varie volte a queste nostre celebrazioni; le aveva animate con il canto. Salgo con il solito gruppetto di Rosta - Avigliana: la cugina Modestina Merlo, la signora Ida Magnani, Renato. Incontriamo altri “fedeli”: Elena Zanetta, Mario Michela dei ragazzi costruttori, l’artista Nino Malinverni, autore della Madonna dei Ghiacciai di Macugnaga che ci donò nel 1982.

La Madonnina della nostra
Cappella

Il tempo è brutto, la prima volta in 18 anni di questo appuntamento; ci siamo stretti compatti; forse raramente ci siamo sentiti un cuor solo e un’anima sola e quasi un corpo solo attorno alla nostra amata Madonnina, alla quale, prima di scendere, ho affidato i volti e le memorie di Madre Rosetta, nata ad Aosta e morta a Roma, Superiora Generale delle 17.000 salesiane di don Bosco, morta di leucemia l’8 marz 1984; è stata una guida spirituale e madre, non solo per le sue sorelle, ma anche per tanti sacerdoti e di Padre Natalino, perché li custodisca, li ami, li esalti insieme agli altri Grandi (don Aristide Vesco, don Franco Delpiano, Giamberto-Elsa, i Caduti del Monte Rosa...) legati alla storia di questa umile altissima chiesetta.

La Madonna del Rocciamelone

Dal 6 al 15 agosto, in Valle di Susa, sono stato al rifugio Cà d’Asti e sul Rocciamelone, a 3538 metri, a continuare il lutto per mio fratello accogliendo i pellegrini al santuario più alto, più arduo delle Alpi: è stata una esperienza intensa di solitudine, di preghiera, contemplazione, solidarietà, fraternità, luce e calma spirituale, cercata faticosamente, condivisa specialmente nel sacramento della Confessione, che ho proposto ad ognuno che arrivava,mentre tutto il monte si avvolgeva continuamente di nebbie, bufere, grandine, neve, gelo... La grande statua della Madonna quasi ogni mattino era vestita di bianco, come una sposa, poi qualche raggio di sole scioglieva tutto rapidamente...più a lungo rimanevano ghiacciati e bagnati gli occhi: sembrava che piangesse...per me... con me, con tanti suoi figli.

Affidiamo alla nostra amata Madonnina, i volti e le memorie di:

 

Madre Rosetta Marchese, Valdostana, innamorata di Dio e delle sue montagne, salita fino alla Direzione Generale delle 17.000 Salesiane di don Bosco, morta di leucemia l’8 marzo 1984 a Roma; è stata una guida spirituale e madre, non solo per le sue Figlie, ma anche per tanti sacerdoti e chiunque incontrasse sul suo cammino.

 

 

 

 

 

 

e di mio fratello, padre Natalino, dell’Ordine dei Somaschi, morto il 25 luglio scorso a 47 anni, in un incidente stradale; aveva partecipato varie volte a queste nostre celebrazioni e le aveva animate con il canto. Con me era salito a Capanna Margherita  e al Cristo delle Vette nel 1978; lascia come eredità e plastico volto vivente una Comunità, carismatica famiglia per chi non ha famiglia: la "Comunità di Gorra" in Benevagienna in provincia di Cuneo che così lo tratteggia:
«Padre Natalino domestico alle grandi fatiche, sensibile a scrutare meraviglie non ha mai cessato di camminare, facendosi capocordata all’invito di iniziare quell’esperienza chiamata Comunità di Gorra.
Ancor oggi, da quel dì in cui raggiunse, oltre le vette, il Cielo, per noi è sempre il capocordata. Da buon istruttore ci indicò l’ ”attrezzatura” a lui cara affinché non perdessimo il passo:
- Il grande desiderio di stare in comunione; non era mai solo, il suo cuore come in una grande famiglia ci conteneva tutti; il cuore di Dio.
- L’accoglienza; lasciava un posto sempre disponibile a chiunque avesse voluto provare ad attaccarsi alla corda, ben sapendo almeno agli inizi, la fatica di doverlo tirare un po’.
- In cordata sì, ma ci ha insegnato che ognuno deve camminare con le proprie gambe e con la fatica del proprio sudore; ci insegnò l’amore per il lavoro e del proprio dovere.
Ancor oggi, trascorsi più di trent’anni, continua il cammino della Comunità di Gorra. L’esperienza ci ha insegnato che questo percorso è poco congeniale a noi uomini, ma al contempo indispensabile affinché la vita sia ancora possibile, la speranza si trasformi in qualche certezza, la gioia un’esperienza che può essere vissuta.
Grazie Natalino.

 

 

Questa grande foto composita sintetizza vari momenti di vita comunitaria; al centro di padre Natalino con in braccio Veronica, la prima bimba nata nella grande famiglia di "Gorra" nel 1983

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1983 - Fedeltà al 5 agosto

Venerdì 5 agosto 1983.  

1983 Anno Santo della Redenzione

Un evento, che precorse per certi versi il Giubileo, fu la Perdonanza istituita da papa Celestino V: il 29 settembre 1294 con la Bolla del Perdono egli stabilì che recandosi nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio nella città dell'Aquila, tra il 28 ed il 29 agosto, veniva concessa l'indulgenza plenaria a tutti i confessati e pentiti. La Perdonanza, che si ripete tuttora, ha in comune con il Giubileo l'indulgenza in cambio del pellegrinaggio.

    Giovanni Paolo II apre la Porta  Santa in occasione del    Giubileo della Redenzione                                    nel 1983

 

Il Giubileo Universale è una festività religiosa della Chiesa cattolica. È anche detto Anno Santo.
Il Giubileo, che riprende il nome da quello ebraico, è l'anno della remissione dei peccati, della riconciliazione, della conversione e della penitenza sacramentale, nonché la remissione completa dei debiti verso i propri creditori.
L'anno giubilare è soprattutto l'anno di Cristo, portatore di vita e di grazia all'umanità. Nel Nuovo Testamento Gesù si presenta come Colui che porta a compimento l'antico Giubileo, essendo venuto a "predicare l'anno di grazia del Signore" (Isaia).   

            La Porta Santa

 

 

 

Il Giubileo, comunemente, viene detto "Anno Santo", non solo perché si inizia, si svolge e si conclude con solenni riti sacri, ma anche perché è destinato a promuovere la santità di vita. Il Giubileo può essere: ordinario, se legato a scadenze prestabilite; straordinario, se viene indetto per qualche avvenimento di particolare importanza.

 

Il Vescovo di Aosta, mons. Ovidio Lari, ha concesso ai pellegrini saliti fin quassù, l’indulgenza dell’Anno Santo della Redenzione.Il clima spirituale è molto bello, forte; ci sono tanti pellegrini venuti per il giubileo dell’Anno Santo, sono quasi un centinaio che chiedono confessioni.

A Capanna Gnifetti c’è il presidente del C.A.I. di Varallo Guido Fuselli, grande amico della nostra Cappella fin dalla programmazione e progettazione, e sempre presente ogni anno a questa celebrazione, con l’immancabile moglie, signora Gabriella, la figlia Marina ed alcuni membri della Presidenza; del gruppo “costruttori” Filippo Giovannelli con Dianella.

 

Un gruppo di Salesiani, tra cui don Michele Obbermitto.

 

I sacerdoti presenti sono: il parroco di Gressoney don Riccardo Quey, don Gino Borgogno, don Aldo Bombara, don Pietro Rota, don Domenico Gasparini, don Carlo Rosa, don Piero Secco di Vercelli e don Michele Obbermitto che abbraccia il cav. Enrico Chiara, suo attendente quando, nel 1940, (Cappellano degli Alpini della Scuola Militare di Aosta con attendente l'alpino Enrico Chiara) alla vigilia dell’Assunta, gli servì la Messa qui a Capanna Gnifetti a cui erano saliti gli Alpini della Scuola Militare di Aosta di cui era cappellano; fu poi inviato nel 1942 sul fronte albanese e quindi internato in Germania nel 10° campo di concentramento fino al termine della guerra.

 

 

Elsa Cabodi 27-06-1953  - †13-02-1983 Eugenio Alberto Gatti 12-01-1949  †13-02-1983

 

Le famiglie GATTI - CABODI così hanno scritto sul ricordino:
«Signore Iddio, non abbiamo parole per dirti, ad alta voce, ciò che Tu leggi nel nostro cuore. Accetta questo nostro silenzio che si fa prghiera: è l'unica cosa che possiamo fare.
Non Ti chiediamo perchè ce li hai tolti, ma Ti diciamo grazie perchè ce li hai donati».

 

 

L’accento, quest’anno, è portato sui ragazzi costruttori Giamberto Gatti ed Elsa Cabodi, morti il 13 febbraio scorso nel rogo del cinema Statuto, che esaltiamo come ragazzi simpatici, semplici e generosi, pronti al dono di sé; trasmettiamo la celebrazione con radiotelefono a Gressoney al papà, colonnello Arturo Gatti, con la signora Rina e i familiari impediti di salire a questa quota.

Con Giamberto ed Elisa ricordiamo anche le altre 62 vittime del cinema Statuto e le loro famiglie.

 

 

 Gli alpinisti hanno gradito il medaglione di bronzo con le due immagini della Cappella e del Cristo delle Vette.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1982 - Fedeltà al 5 agosto

Giovedì 5 agosto 1982

 

La cappella con "le bandierine di tela di canapa antica", recanti i colori delle 7 nazioni  che qui,  sul Monte Rosa, hanno raccolti i nomi dei loro Caduti .  (La foto qui riportata per evidenziare le bandierine è del sabato 7 agosto 2004)

Con mio nipote (che ormai rimarrà fedele per molti anni a questo appuntamento), dopo giornate turbate da molti temporali, partiamo finalmente approfittando di una schiarita. Sono con noi da Rosta la cugina Modestina Merlo, Paolo Fasano e la signorina Ida Magnani (73 anni) che ha un cuore apertissimo ad ogni bella iniziativa e da tempo sogna di salire alla Madonna dei Ghiacciai, per cui ha già confezionato, insieme alla pittrice Maria Pia Rosa Cardinale, le bandierine di tela di canapa antica, recanti i colori delle 7 nazioni che qui hanno raccolti i nomi dei loro Caduti su Monte Rosa; purtroppo, arrivata a Punta Indren, sente il peso della quota altimetrica (3260) deve rinunciare a salire oltre e rimarrà tutto il giorno sul terrazzo della stazione delle funivie, col suo binocolo a guardare estasiata in alto il Monte Rosa e all’orizzonte le valli e le montagne che le racchiudono: è la tipica rappresentante di quegli innamorati, che sono esclusi, per motivi di salute, dalle imprese e ascensioni alpinistiche, ma che amano immensamente la montagna.

 

Quadro della Madonna a sbalzo su rame della Cappella

 

La bella novità di quest’anno è la presenza dell’artista, cav. Nino Malinverni nativo di Novara nel 1923 e residente a Civiasco; ha frequentato, mentre a Torino era giovane lavoratore, un corso all’Accademia Albertina specializzandosi nei lavori a sbalzo su rame, ora molto apprezzati. È accompagnato dall’amico Giovanni Borgini, di Novara, che donerà ogni anno alle nostre celebrazioni le famose stelle alpine in lamierino argentato e le trance di betulla col disegno pirografato della Cappella ed infine la grande stella alpina, in rame dell’antica Capanna Margherita, collocata ai piedi della Madonnina.

 

 

La Madonna dei Ghiacciai venerata nella chiesa di Macugnaga - Pecetto

 

Nino Malinverni mi esprime il suo grande amore per la Madonna che lo ha confortato nei momenti di grande dolore, specialmente quando morì in un incidente stradale la sua figlia Daniela, ed offre una riproduzione della Madonna dei Ghiacciai che è a Macugnaga e che oggi collochiamo sul portoncino della Cappella che aperto, reca in alto nel riquadro superiore il nuovo Cantico delle Creature di S. Francesco, che i fratelli Michelino e Marcellino Davico hanno ricollocato nei giorni 30 e 31 luglio.

All’inizio della S. Messa invito i due personaggi di Capanna Gnifetti, cav. Enrico Chiara e cav. Agostino Negra a sciogliere il “tricolore” che ricopre il Cantico e lo benedico con l’acqua attinta dal ghiacciaio e, avendo come aspersorio un cardo di montagna.

 

Una ragazza legge la presentazione del Cantico; un giovane declama, nel grandissimo silenzio e in questo spazio immenso, le strofe del Cantico; poi la S. Messa i cui concelebranti sono: don Paolo Ripa di Meana, professore alla Facoltà Teologica dell’U.P.S. (Unità Pontificia Salesiana) di Torino e vicario episcopale del Cardinale Anastasio Ballestrero; concelebrano don Pietro Rota, don Albino De Martini, don Domenico Gasparini, don Enrico Bergadano, don Aldo Bombara, don Ubaldo Gianetto, don Flaviano Spagnolo.

Ricordiamo i Caduti dello scorso anno: Elio Zanon di Cles (TN) e il barone di Gressoney Luigi Beck Peccoz, amico dei Salesiani che aveva partecipato con i volontari del Soccorso Alpino al ricupero della salma di don Vesco al passo di Rissuolo il 9 e 10 luglio 1966, caduto il 25/8/1981 sulla Dufour dove una targa lo ricorda.