2000 - Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 5 agosto 2000

 

I Rifugi “Capanna Gnifetti” e “Città di Mantova” sono quasi deserti poiché le previsioni metereologiche sono sfavorevoli anche per i prossimi giorni, quassù è nevicato tutta la notte; le guide alpine Maurizio Brentari e Roldano Sperandio, del S.A.G.F. di Riva Valdobbia sono saliti a piedi da Alagna e accompagnano mons. Alberto Maria Careggio, valdostano, Vescovo di Chiavari che presiede la celebrazione dell’Anno Santo della Redenzione.

Per la prima volta in 33 anni di celebrazioni, siamo ridotti ad un decimo dei partecipanti normali (è la stessa percentuale delle altre celebrazioni della Madonna delle Nevi: lago Miserin, Colma di Mombarone, Rocciamelone...); ci raccogliamo nella Cappella in circa 40 persone. Il C.A.I. di Varallo è rappresentato dal presidente Giorgio Salina e il cav. Agostino Negra che offre alla Cappella una riproduzione artistica, in legno di noce a sfumature diverse, del simbolo dell’Anno Santo. Gabriele e Marina Fuselli giungono per ricordare Guido Fuselli già presidente e consigliere del C.A.I. di Varallo, fedele per 30 anni a questa celebrazione.

Da Gravellona Toce scrive l’ing. Giacomo Priotto, che non è mai mancato a questo appuntamento: «Purtroppo non potrò essere presente alla Gnifetti sabato 5/08 p. v., per la concomitante inaugurazione dei rifugio CAI “G. Oberto” al M. Moro di Macugnaga, realizzato su mio progetto e direzione. La prego di voler trasmettere il mio saluto cordiale a tutti, quale vecchio past-presidenre generale del C.A.I. ed il mio ricordo affettuoso per tutti i tanti amici veri che sono “andati avanti” sulla montagna del cielo..., quest’anno in particolare per Guido Fuselli ed Oliviero Frachey».

Il Vescovo di Aosta, mons. Giuseppe Anfossi, scrive: «Sabato, 29 luglio, ho partecipato alla marcia-pellegrinaggio Fontainemore-Oropa attraverso il colle della Balma (mt. 2261) che da mezzo millennio unisce spiritualmente le popolazioni Valdostane a quelle Biellesi e Vercellesi. Ho camminato per 12 ore insieme ai 2000 partecipanti. In quell‘occasione mi è stato richiesto da don Capra di concedere la grazia del Giubileo dell’Anno Santo per coloro che saliranno sabato 5 agosto alla Madonna dei Ghiacciai e domenica 6 al Cristo delle Vette. Sono ben lieto di affidare a mons. Alberto Maria Gareggio questa concessione per tutti coloro che vorranno partecipare. A tutti estendo la benedizione, comunione e messaggio spirituale che ha lasciato alla Valle Giovanni Paolo II nel suo riposo a Les Combes».

Il Vescovo conclude l’omelia con questa preghiera: «O Maria, risplendente di singolare bellezza, amata dalle genti di montagna, venerata nei nostri santuari e sulle vette immacolate, rendi il nostro passo sempre sicuro; proteggi gli abitanti delle nostre valli. Aiutaci o Madonna dei Ghiacciai a fare della nostra vita una costante ascesa, a seguire sempre più Gesù Cristo Tuo Figlio che ci guida alla meta dove nella nuova creazione godremo la pienezza della gioia e della pace con tutti gli amici defunti sui nostri monti. Amen.»

Il Vescovo mons. Alberto Maria Careggio (al centro) con gli accompagnatori a Indren

 

Offriamo le fiaccole di Oliviero Frachey e di Guido Fuselli.

 

Oliviero Frachey nato il 18 agosto 1928, decedu­to il 16 maggio 1999 a Champoluc. Nono di 11 figli della guida Gian Battista. faceva parte di una storica famiglia di guide alpi­ne: oltre al padre, altri tre fratelli sono stati guide e tutti saldamente legati alle tradizioni della mon­tagna: Ernesto (classe 1913), Luigino (classe 1915) e Biagio (classe 1920).

Col fratello maggiore Ernesto costituisce dal dopoguerra fino agli anni '80 un sodalizio alpinistico tra i più significativi della Valle d' Aosta. Insieme com­piono innumerevoli nuove salite nel gruppo del Rosa: dalla Nord del Breithorn alla Sud del Castore (certo due capolavori), Rocce Nere, Rocca di Verra ecc.; viene soprattutto ricordato per il talento naturale che lo contraddistingueva nella tecnica della progressione su ghiaccio, ricoprendo anche per oltre 10 anni l'incarico di istruttore di corsi Guida. Aveva doti di grande sen­sibilità nell'arrampicare e la naturalezza nel trovare la via ideale per raggiungere la cima: il “signore dei monti” è stato definito. Ha ripetuto le più belle e difficili vie del Monte Bianco, si è impegnato in spedizioni extra-europee; divenne presidente dell'Unione Internazionale delle Guide di Alta Montagna prima e, successivamente, dell'Unione Valdostana Guide. Come alpinista chiuse le sue salite in Himalaya nel 1980 al Churen Himal (7400 metri).

 

Guido Fuselli, 78 anni, morto a Civiasco-Varallo il 29 agosto 1999; nel C.A.I. Valsesiano ebbe numerosi incarichi nella Commissione Regionale Rifugi, in quella per la ricerca scientifica e in diverse altre. Fiore all’occhiello della sua presi­denza C.A.I. dal 1980 al 1985, rimane il rifacimento della Capanna Margherita.

La moglie Gabriella e i figli Carlo e Marina accolgono il canto lirico di don Avondo: «Piangono del Monte Rosa / le bianche cime / piangono i monti / e si piegano verso la terra / le bianche stelle alpine / con le viole e i non-ti-scor -: dar, / ma lacrime più dolenti / versano, o Guido, i tuoi cari / e tanti tuoi amici ... / Ti volevamo bene, / ammiravamo la tua sincerità, / il tuo sorriso, / la tua passione per le vette, la tua fede limpida / e forte come la roccia valsesiana. / Sui monti tu ammiravi e pregavi / e trovavi la via del Cielo. / Faticosamente l'hai percorsa / e felicemente hai raggiunto la vetta: / là ti aspettava la Madonna delle Nevi / insieme ai tuoi cari / per presentarti Cristo Re dell'universo. /                             Guido, non dimenticarci» .

 

Francesco Ciapparelli, 21 anni di Legnano; l'8 agosto 1999 sul sentiero Terzaghi al Pizzo nero, mentre stava per concludere allo Zamboni il giro dei rifugi del Monte Rosa, si lanciò per bloccare la caduta di una compagna di escursione e morì. I genitori, Franca e Flavio e la sorella Chiara, ci aprirono questa pagina del diario: «Come un eroe del tempo andato, alla ricerca di un tesoro / una meta dove trovare ristoro, / per le mie membra affaticate di pellegrino, / che instancabile prosegue lungo il suo cammino. / Non chiedo né plausi, né gloria alcuna, / né mirra, né alloro e nemmeno fortuna, / se non il coronamento delle mie ricerche / che ogni giorno ed ogni ora proseguono più intense: / sarà la gioia eterna, un amore, una guida, / l'obiettivo irraggiungibile di questa mia sfida? / Tutti i dì all'orizzonte io scrutavo senza posa, / per poi non concludere niente nel cercare chi e che cosa? / ... Solo adesso io mi accorgo che sempre mi eri vicino. / Tu letizia, Tu mio amore, Tu mia guida sul cammino, / così voglio celebrarTi o mio Dio e mio Salvatore ».

Andrea Fabris, nipote di Agostino Negra, presenta il “logo” dell’Anno Santo 2000 scolpito dal nonno Agostino.

 

Agosto-settembre 2000 Il gruppo che portò la targa dal “Cristo delle Vette” del Balmenhorn, al “Cristo degli Abissi” di S. Fruttuoso.

 

 

 

 

 

 


1999 - Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 7 agosto 1999

 

 

 

La caratteristica di quest’anno è il gemellaggio della nostra Cappella,   la   più   alta   d’Europa  (3647 mt.), con la Madonna del Rocciamelone (3538 mt. ), la più antica meta di pellegrinaggio su tutte le Alpi, fin dal 1358, cioè da 641 anni.

 

 

 

 

Sabato 7 agosto: don Ugo Casalegno presiede la celebrazione della S. Messa

 

Giunge dalla Valsusa un folto gruppo di pellegrini guidati da Italo Pent, con i sacerdoti polacchi padre Valdemar Klose e padre Zvigniew Wolkowicz che prestano servizio religioso in Valsusa durante le ferie; presiede don Ugo Casalegno, parroco di Gressoney La Trinité, concelebrano: don Riccardo Quey, don Carlo Elgo parroco di Alagna, don Serafino Bunino, don Remo Baudrocco, don Mario Marchiori, don Gianluca Villa, don Nicola Jozzo e don Giuseppe Capra. Attorno allo stendardo del C.A.I. di Varallo è il presidente Giorgio Tiraboschi, il vice Giorgio Salina, il cav. Agostino Negra, il cav. Enrico Chiara; attorno allo stendardo del C.A.I. di Trivero amici del caduto Mauro Ferla; rappresentanti del C.A.I. di Biella con lo stendardo; rappresentanza del Soccorso Alpino Guardia di Finanza: Silvio Mondinelli, Roldano Sperandio, Davide Recruccolo di Alagna, Alberto Micheletti, Renzo Lancianeve di Macugnaga; l’Arma dei Carabinieri è rappresentata dal maresciallo Livio Pietro Marini ed il carabiniere scelto Giuseppe Bosco di Alagna-Valsesia.

 

 

Il momento più toccante è quello della consegna delle fiaccole ai familiari dei caduti.

Gabriele Beuchod, 38 anni, guida alpina di Gressoney, nato il 25/01/1960, deceduto il 12/08/1998 colpito da un fulmine mentre saliva al Cervino poco oltre il rifugio Oriondè. La moglie Mary Chiara così lo ricorda: «Gabriele era come le sue vie ... 'coerente', mai una forzatura né per trovare il facile né per cercare il difficile e tanto meno per un passaggio di effetto, ma, nello stesso tempo, era un fantasioso perché riusciva a vedere, immaginare e poi eseguire le vie che gli altri non riuscivano ad aprire. Non ha mai posseduto nulla se non i suoi sogni, ma era capace di sognare cosi forte da renderli reali, meravigliosi, e trasmetterli a tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui... ».

Tratto da “Lo Scarpone” numero 1 - gennaio 2004
“Una palestra di roccia a Fontainemore, nella valle del Lys (AO), è stàta dedicata alla guida alpina di Gressoney Gabriele Beuchod ucciso da un fulmine sul Cervino nell'a­gosto del 1998. Comprende undici vie attrezzate con diffi­coltà dal4°al 7°. Alle piccole Matilde e Marta il compito di tagliare il. nastro tricolore e di cimentarsi subito sugli itinera­ri tracciati dal papà”.

 

 

Preghiera del Centenario

Ave Maria, Nostra Signora del Rocciamelone!
Tu, Madre di immensa carità, dono supremo del Cuore di Cristo crocifisso, guarda e assisti la gente di Valsusa che da cent' anni ha collocato la tua statua sul monte, prega per noi, per le nostre famiglie, mantieni integra e convinta la nostra fede, rafforza la nostra speranza,rendi credibile la nostra carità, accompagna i nostri giovani nell'ascesa della vita.
Tu che sei Madre di tutti e Madre per sempre concedici di assaporare con gioia rinnovata la nostra dignità di figli di Dio, donaci un cuore limpido e generoso capace di aprirsi alle necessità dei fratelli.
Tu che dalla vetta del Rocciamelone scrivi incessantemente la storia delle nostre anime e la custodisci con cura gelosa nel tuo Cuore di Madre, ottienici la disponibilità a compiere la volontà di Dio e preparaci ad accogliere i doni dello Spirito per costruire sul tuo esempio la civiltà dell'amore.
Veglia su questa Chiesa che è in Valsusa perché segua il tuo Figlio con coraggio e impegno per testimoniarlo, in trasparenza di vita e di opere, alla soglia del nuovo millennio.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!
                                                                                                                           + Vittorio, vescovo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1998 - Fedeltà al primo Sabato di agosto

Sabato 1° agosto 1998 

 

Il ghiacciaio, molto ridotto, risulta di ghiaccio vivo e anche pericoloso…, tuttavia siamo arrivati a Capanna Gnifetti in 150: la giornata non è tanto favorevole a causa del vento e la minaccia di temporale; la direttrice del Rifugio, Maria Rita Negra e i “Capanat” ci hanno spalancato il cuore e le porte e abbiamo celebrato la S. Messa al piano superiore del Rifugio.

Il Vescovo, mons. Giuseppe Anfossi, accompagnato dai vicebrigadieri della Guardia di Finanza, Palmino Delizia e Maurizio Brentari, è arrivato per la visita pastorale alla più alta chiesetta della Valle e diocesi di Aosta di cui è “pastore”. Accanto a lui hanno concelebrato don Carlo Elgo parroco di Alagna, don Serafino Bunino, don Gianluca Villa, don Valerio Milani, don Giovanni Tagliero, don Giuseppe Capra.

Sono presenti: il dott. Roberto Clemente già consigliere del C.A.I. Centrale, il dott. Giancarlo Boccagni Coordinatore Provinciale Forestale di Vercelli con gli Ispettori Enrico Giacomuzzi, Ivano Sighel, l’assistente Claudio Casonato; del C.A.I. di Varallo, i fratelli Agostino e Aldo Negra ricostruttori di Capanna Gnifetti e Capanna Margherita; il presidente del C.A.I. di Gozzano, Luigi Anselmi; soci del C.A.I. di Valsessera di Trivero, di Novara Giovanni Borgini. Gian Pietro Viotti e il cav. Enrico Chiara rappresentano le Guide di Alagna.

Così parlò il Vescovo Giuseppe Anfossi: «La Madonna era grande camminatrice come tutti gli Ebrei che si sentivano radicati nella loro terra e tuttavia sempre nomadi, sempre pellegrini, specialmente verso la Città Santa da cui Maria, abitando a Nazaret, distava circa 150 km.; perciò su tratturi e sentieri pietrosi di colline e montagne comminò più di noi, camminò in fretta quando venne a rallegrarsi con Elisabetta per la sua maternità. Camminò trepidante quando venne a Betlemme a partorire il suo Figlio primogenito; camminò gioiosa quando lo presentò al Tempio; camminò angosciata quando fuggì profuga in Egitto e là divenne extracamunitaria; camminò lentissima sulla salita del Calvario, vacillante sotto il peso di tutti i peccati del mondo che suo figlio Gesù portava per espiarli; stette ferma sul Calvario su cui si abbattè il più terribile buio e bufera della storia e accettò da Gesù la chiamata a essere la nostra Madre; camminò gioiosa quando Maria di Magdala correva e gli Apostoli e i Discepoli correvano a gridare a tutti  che il sepolcro era vuoto e che Gesù si mostrava risorto. Così Maria con la sua storia sacra segue il cammino di fede come madre e modello, segue la nostra storia perché divenga sacra, eternamente valida».

La fiaccola accesa è il simbolo della vita e ideali inestinguibili del fratello defunto che viene offerto perché sia immortale, ecco perché viene letto in quel momento un breve profilo che sintetizzi, per quanto a noi consentito, il mistero indicibile di una persona.
La 1 fiaccola è di Ivo Santacaterina, 37 anni di Lainate; pronuciamo il profilo tracciato dalla moglie Enrica.
La 2 fiaccola è per Paolo Barni, 26 anni di Inveruno; la presentano i genitori Contardo e Piera, mentre il cugino sacerdote don Valerio Milani scandisce commosso: «ventisei anni vissuti intensamente. Ciò che colpiva in lui era la "gioia" che sapeva comunicare a tutti; per tutti c'era un saluto, un augurio, una speranza. Educatore ed animatore in Oratorio, Paolo aveva prestato il servizio civile presso la comunità di don Gino Rigoldi. Una vita aperta fino alla passione per la montagna; iscritto al CA.I. inverunese, erano le cime che lo affascinavano; le foto lo ritraggono ai piedi delle croci, presso le quali amava sostare. E li il Signore lo ha chiamato, mentre si portava da solo vesso il Corno Bianco. Lo sentiamo vicino, con la sua carica giovanile che ci invita a muovere verso le alte vette dove lui ci attende».
La 3 fiaccola è di Gian Claudio Morello, 40 anni di Roasio, gli amici del C.A.I. presentano la fiaccola e pronunciano le parole di sua moglie Barbara.
La 4 fiaccola è di Sabatino Tedesco, 55 anni di Griffa Verbania; gli amici di Don Franco Mora presentano la fiaccola.

 

 

 

La 5 fiaccola è di Jose Angster, 47 anni, guida alpina e maestro di sci di Gressoney. Il figlio Cristian con a fianco il cugino Franco presenta la fiaccola del papà mentre viene letto quanto scritto nell'ultimo saluto dai piccoli alunni dello Sci Club di Gressoney:  così lo salutano: «Jose, noi bambini di Gressoney per i quali tu sei stato maestro, guida, fratello, amico, / noi, a cui tu hai trasmesso con gioia l'amore per lo sport e la montagna, noi, Jose, con dentro al cuore il ricordo della tua generosità e del tuo sorriso, ti abbracciamo. / Noi, bambini di Gressoney, bambini tuoi, Jose, / ti vogliamo bene, / per sempre».

 

La 6 fiaccola è di Roberto Vercellino, 27 anni di Mottalciata; la presentano i soci del C.A.I. di Biella. Ci è caro pensare che la sua mamma Vera Bianca in questa stessa ora è inginocchiata ad Oropa, di fronte alla Madonna Bruna e prega con noi.
La 7 fiaccola è di Rosita Ubertalli, 63 anni; il marito Gian Franco Morello, accompagnato dal giovane amico Alberto e da vari amici di Coggiola e Trivero, la offre nelle mani del Vescovo mentre è scandito il profilo: «Mi è caro affidare mia moglie Rosita alla Madonna dei Ghiacciai. Sono affezionato a quella Cappella, la vidi nascere e penso che non ci sia luogo migliore dove poterla ricordare ».

 

 

La 8 fiaccola è di Ezio Mentigazzi, nato il 27/04/1940, caduto il 10/09/1995 sul Sajunchè; fu Presidente del C.A.I. di Torino. Anna Maria Durio, con le figlie Cristina, Laura e Roberta, scrive: «La morte di Ezio, salito sul Sajunchè il 10/09/1995 e quivi deceduto, senza che il corpo fosse ritrovato subito, se non dopo due anni, ha segnato profondamente la vita mia e delle mie figlie. Ci hanno sorretto proprio "gli uomini della montagna ", gli amici di sempre del C.A.l di Torino e di tutta l'Italia, gli specialisti del Soccorso Alpino di Varallo e di altre sedi, con una umanità e una disponibilità encomiabili. Ci ha sorrette proprio la fede in Maria, Madre di Gesù, che calmava la nostra angoscia solo nell'invocarla: Ave Maria! Mi è caro pregare per Ezio là dove lui ha sempre trovato la solidarietà e l'amicizia della cordata, la purezza e l'ampiezza degli orizzonti, la soddisfazione della pura, gratuita conquista. »

 

La 9 fiaccola è offerta per il 30° anniversario della morte di Felice Giordano, 54 anni, Alagnese, Capo Guida e Capo Soccorso Alpino nato nel 1914, deceduto il 30 aprile 1968 in una operazione di soccorso.

 

 

 

 

La 10 fiaccola è di Remo Spataro, 59 anni, nato il 10/06/1939 a Trieste, caduto il 10/01/1998.
È stato travolto da una valanga presso il Colle della Bettaforca; era responsabile tecnico del "Monterosa Ski".  Dice il profilo: « ... È di grande cuore che ha fatto della passione per la montagna la sua professione. Competenza, simpatia e umanità, sono le doti che maggiormente gli amici ricordano di lui ... Luisella, Franco, Marco.»

 

 

 

La 11 fiaccola è per Egbert Bublitz, 66 anni di Stoccarda, caduto presso il rifugio Città di Mantova il 28/08/1997. Non ci è facile prendere contatto con le famiglie di Caduti di altre nazioni; facciamo per lui e per tutti coloro che giacciono ancora sepolti nei ghiacciai O sulle montagne un minuto di silenzio.

Terminata la celebrazione il Vescovo ci congeda con un augurio di "Pace" da portare alle nostre famiglie e comunità. I cantori intonano: "Dio del cielo, Signore delle cime / un nostro amico ha chiesto la Montagna ... Santa Maria Signora della neve, / copri col bianco soffice mantello / il nostro amico, il nostro fratello ;/ su nel Paradiso, su nel Paradiso / lascia lo andare per le sue Montagne". E "una piccola preghiera", dice l'autore Bepi De Marzi di Arzignano, composta 40 anni fa (1958) per un amico travolto da una slavina ed è diventata popolarissima e cantata in tante lingue del mondo. I parenti ed amici degli 11 Caduti commemorati ritirano la fiaccola nello zaino; qualcuno la riaccenderà sulla tomba o la conserverà come ricordo di questa commemorazione .


1997 - Fedeltà al primo sabato di agosto

5 agosto 1997

 

Giornata stupenda, preceduta da una notte alquanto calda, tanto che la parete nord del Lyskamm che da 3600 mt. circa porta ai 4527 mt. della vetta non è gelata e sono rientrate le cordate che l’avevano accostata per scalarla. Con la temperatura media alquanto elevata di questi ultimi anni sta facendo i conti anche la nostra Cappella. Ora mentre i primi anni (10-15) dovevamo tenere tagliata la lingua di ghiaccio che tendeva a riformarsi a nord, spingendo verso la valle la costruzione, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un calo dei ghiacci e perciò la cresta rocciosa sottostante che aveva ogni minima intercapedine ripiena di ghiaccio agglomerante, ora si svuota ed assesta, creando il problema di dover controllare il muro a secco su cui è posta la Cappella e in particolare la tipica balconata a sud perché non si sgretoli.

Gli antichi volontari costruttori oggi sono rappresentati da Mario Michela (ora residente in Svizzera) e da Beppe Bordone di Chieri, ritornati dopo 30 anni a rappresentare le decine di giovani che parteciparono alla costruzione insieme alle Guide e Portatori di Alagna nel luglio 1967; dei sacerdoti che li accompagnavano, sono presenti Don Giovanni Tagliero, Don Pietro Zanolo e Don Giuseppe Capra, Salesiani; sono presenti ancora altri 17 sacerdoti, di cui 7 Sloveni, venuti a scalare il Monte Rosa, cosicchè il Vescovo mons. Luigi Bettazzi è oggi circondato da 20 sacerdoti: penso che la Madonna dei Ghiacciai non avrà altra celebrazione così solenne. I nomi dei sacerdoti sono: don Giuseppe Premarini di 77 anni, parroco di Treviolo (BG), il decano dei concelebranti; don Serafino Bunino parroco di Rosta, don Pier Angelo Cerutti di Paruzzaro, don Giuliano Vezzosi di Cremona, don Raimondo Francesco di San Raffaele Cimena (TO), don Mario Marchiori di Cossato, don Ugo Casalegno parroco di Gressoney La Trinité, sul cui territorio sorge la Cappella, e i Salesiani don Massimo Bianco, don Albino de Martini, don Millo Segafredo. I 7 sacerdoti Sloveni, di Sempeter-Capodistria, sono: Marko Kos, Joze Pegan, Cvetko Valic, Milan Stjepan, Janez Krziskniv, Lojze Milharcìc e Bogdan Spacapan.

5 agosto: Mons. Bettazzi celebra la S. Messa

 

Il Vescovo è arrivato velocemente accompagnato da Silvio Mondinelli e altra guida del Soccorso Alpino di Alagna. Sono presenti 6 rappresentanti del Corpo Forestale della provincia di Vercelli; della sezione del CAI di Varallo ospitante sono presenti l’ex presidente Mario Soster, Guido Fuselli, Agostino Negra e molti soci. Ci onorano come rappresentanti del Club Alpino Centrale, il past-presidente Giacomo Priotto, gli ex consiglieri Clemente Roberto, Ferruccio Ferrario (82 anni) con soci della sezione CAI di Gravellona, di Verbania, di Baveno, di Omegna; anche la sezione di Biella è presente con numerosi soci e l’ispettore-rifugi; il CAI sezione di Gressoney è rappresentato dal consigliere Vittorio De La Pierre e dal presidente Franz De La Pierre.
Il coro “Monterosa” di Macugnaga è qui per onorare la memoria della grande guida Mattia Zurbriggen di Macugnaga, che 100 anni fa scalava per primo l’Aconcagua (6959 mt.), il tetto delle Ande. Apre la celebrazione il canto Valdostano “Belle Rose du printemps”.

    Coro alpino "Monterosa" di Macugnaga

Dopo il canto dell’Alleluia, risuona la pagina del Vangelo più adatta a questa festa (Luca cap. 1, 39-55): «In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta». Il Vescovo sottolinea brevemente questo slancio di Maria verso la montagna, a portare l’annuncio della Salvezza ad Elisabetta rappresentante dei credenti dell’Antico Testamento. La Madonna è piena di beatitudine per l’obbedienza alla Parola di Dio che la rende cosciente dell’amore di Dio che non può venire mai meno, in nessuna circostanza, neppure la più dolorosa: tutto questo è preoccupata di dire a ciascuno dei suoi figli, anche a ciascuno di noi in questa giornata di gioia e di pianto. Anche mons. Bettazzi piange oggi l’amico Ruggero Brogliati (66 anni) di Cuorgnè, che proprio giovedì scorso, 31 luglio, è morto subito dopo aver scalato la Levanna Orientale.
La prima fiaccola porta il nome di Pietro Curnis di Alzano Lombardo (BG), 53 anni; la solleva in alto il figlio Denis rappresentando anche la sorella Barbara e la mamma Maria Gherardi, mentre il parroco Giuseppe Premarini legge il profilo.
La seconda fiaccola porta il nome di Gino Fregonara di 63 anni di Borgomanero, morto il 28.07.1996 mentre saliva da Carcoforo al rifugio Buffalora; la moglie Germana e i figli Riccardo e Barbara presentano la fiaccola e leggono il profilo tracciato dall’amico don Carlo Rosa.
La terza fiaccola è di Angelo Franco Terzi, 55 anni di Cesano Boscone (MI), caduto sul ghiacciaio delle Loccie a 3400 mt. il 28.8.1996. Ha scritto il profilo l’amico Gianni Montonati e ha mandato adesione spirituale il fratello Gaetano.
La quarta fiaccola è per Mario Baldessari, 59 anni di Segrate (MI) morto a Mollia il 13.8.1996; erano presenti la moglie Bruna e la figlia Chiara; scrive di lui l’amico Angelo Parolin: «I monti del Trentino l’avevano visto nascere e crescere, i monti del Piemonte l’han visto morire».
La quinta fiaccola è per Pierangelo Mora, 29 anni di Santa Cristina di Borgomanero, caduto il 29.09.1996 al Gran Fillar: la sua morte tragica ha lasciato grande lacerazione non solo nella sua famiglia ma in tutta la comunità parrocchiale e nelle varie associazioni a cui apparteneva, come ricorda il suo parroco don Luciano Villa. Sono presenti 19 soci del CAI di Gozzano col presidente Luigi Anselmi e 10 del C A I di Arona con il presidente Luigi Grossi. La sorella Mirella con il marito Silvano offrono la fiaccola mentre viene scandito il profilo.

             Lettura dei profili dei Caduti

La sesta fiaccola porta il nome di Corrado Baroni 31 anni, caduto il 12 ottobre 1996 alla Bocchetta della Moanda. Gian Carlo Gianoli e altri amici innalzano la fiaccola e leggono il delicato profilo che ha composto la sorella Genny; la sposa Laura Bazzan ha scritto: «La prego di ricordare il mio Corrado nella preghiera, in particolar modo in quella data, in cui non potrò essere presente».
La settima fiaccola è per Werner Lang, 26 anni di Algund (BZ) caduto il 6.08.1996 sulla Nord del Lyskamm Orientale, in cordata con Leonie Augusta Simeon.
L’ottava fiaccola è dedicata ai quattro stranieri le cui famiglie non abbiamo potuto contattare. Leggiamo solo i loro nomi: Leonie Augusta Simeon di St. Moritz (Svizzera) caduta il 6.08.1996; Wolfram Lorenz Fischer tedesco di 19 anni caduto il 28.07.1996 al Colle dei Rossi, Monte Capio; Joachim Schulz di 53 anni di Hannover caduto il 24.08.1996 al colle Sesia; Jaime Aguilera di 30 anni di Barcellona caduto il 28.08.1996 alla Zumstein, il cui corpo non è stato ritrovato. Facciamo per essi e le loro famiglie una preghiera silenziosa.
La nona fiaccola è per Giulio Simionato, insigne alpinista e maestro d’alpinismo; sono presenti vari amici e Carlo Reguzzoni, rappresentante della scuola di alpinismo in cui Giulio era istruttore e Leonarda Ponti. I figli Manuel e Patrizio (rappresentanti anche la mamma Lucia, che non può essere quassù) offrono la fiaccola col nome del papà, mentre viene scandito il profilo.
L’ultima fiaccola è quella del giovanissimo Maurizio Maggioni, 21 anni di Quarona, nato il 10.05.1975, caduto il 23.03.1997 a Punta Sajunchè - Mollia. I genitori Enzo e Maura, affranti, reggono la fiaccola mentre la sorella Bernardetta scandisce con voce vibrante di forza e di amore: «E quando la tua mancanza si farà sempre più acuta alzeremo gli occhi e ti vedremo lassù tra le alte cime, nelle braccia del Padre Buono».

Tutte le dieci fiaccole sono sull’altare; chiediamo alla Madonna che illumini le nostre scelte, protegga i nostri passi, perché la montagna sia sempre e solo per noi e i nostri cari amici, una grande palestra di vita, di crescita, di gioia. Mentre il Vescovo offre il calice del vino ed il ciborio del pane che significano anche le nostre vite, il Coro Alpino canta “l’Ave Maria”.

Cartolina commemorativa del centenario della prima salita del monte Aconcagua (6959 m), il "Tetto delle Americhe", compiuto dalla guida Mattia Zurbriggen

 

 

Giulio Simionato, di Cardano al Campo (VA), nato il 30/08/1937, caduto il 03/05/1997 in prossimità di Capanna Marinelli. Il profilo così viene scandito:  «Giulio Simionato di Cardano al Campo (VA) nato il 30/08/1937, caduto il 3/05/1997, in prossimità di Capanna Marinelli; istruttore della Scuola di Alpinismo “Colibrì” del CAI di Gallarate».
Istruttore della Scuola di Alpinismo “Colibrì”, del C.AI. di Gallarate.
"Se Ettore Zapparoli è ricordato come il poeta del Monte Rosa, Giulio Simionato non è stato di meno. In lui non affioravano gli scritti e le rime, ma bensì l'umiltà, la tenacia, la perseveranza ed il grande amore per questa montagna, la sua montagna, che lo ha portato a compiere centinaia di ascensioni (ben 25 salite sulla Parete Est) con compagni diversi, giovani ai quali, con altruismo straordinario, metteva a disposizione tutto quel bagaglio di conoscenze che l'esperienza di oltre venti anni di alpinismo l'avevano arricchito".


1996 - Fedeltà al 5 agosto

Lunedì 5 agosto 1996

 

In una estate piovosa ed incerta, abbiamo avuto la fortuna di avere il tempo sufficien­temente bello per salire a quota 3647 m ed in parte anche per discendere: la santa Messa è stata celebrata nella tradizionale cornice ineguagliabile di ghiacciai, rocce, cieli azzurri intensi e vallate sottostanti colme di nubi che nel pomeriggio saliranno fin su a rallegrare il nostro ritorno con una nevicata, sicuramente graziosa, almeno per una trentina di noi che venivano da Fossano ed erano al loro battesimo con i ghiacciai e le relative caratteristiche sor­prese; in testa a questo gruppo ha trotte­rellato imperterrito, come un camo­scietto all'ombra di sua madre, il più piccolo e più coraggioso dei pellegrini, Davide Ravera di 5 anni, assicurato alla corda del papà Antonio: dietro di lui nessun adulto si è permesso di sentire scorag­giamento o stanchezza, che possono assalire chi sale la prima volta a queste quote, senza precedenti alle­namenti del corpo e dello spirito.

 

 

                               Pellegrini partecipanti

Mons. Paolo Ripa, vicario episcopale del Card. Giovanni Saldarini di Torino, ha presieduto a questa celebrazione a cui è molto affezionato; accanto a lui hanno concele­brato i sacerdoti: don Alberto Franzosi, parroco di Preglia (NO); don Serafirio Bunino parroco di Rosta (TO); don Marco Marchiori, parroco di Ronco-Cossato (BI); don Massimo Bianco, don Albino De Martini, don Giuseppe Capra, salesiani di don Bosco.

Il Vescovo d'Ivrea Mons. Luigi Bettazzi, si rende presente con questo messaggio: « Sono particolarmente, affettuosamente vicino agli organizzatori e partecipanti, pur nel rammarico di non essere presente di per­sona. Quest'anno v'è un motivo particola­re che giustifica l'assenza: mentre voi cele­brate la S. Messa sul Monte Rosa, io ricor­do a Bologna 50 anni esatti della mia "prima Messa", essendo stato ordinato il giorno prima nella Basilica di S. Domenico in quella città».

Il C.A.I. Centrale è rappresentato dal past-presidente Giacomo Priotto e dal consigliere Roberto Clemente, il C.A.I. di Varallo è rappresentato dal presidente Mario Soster, cav. Enrico Chiara; assente per la prima volta Guido Fuselli che scrive: «Sono rattristato di essere impossibilitato a partecipare alla commovente celebrazione della festa della Madonna dei Ghiacciai: proprio quest’anno sono ricordati tre carissimi amici che ci hanno recentemente lasciati: Giorgio Germagnoli, Andrea Fassò, Renzo Fizzotti. Affido i loro spiriti alla materna protezione della Madonna della Neve con una devota preghiera che vorrei poter ancora rinnovare quassù con immutata devozione».

È presente il Coordinatore Provinciale Forestale di Vercelli, dott. Giancarlo Boccagni, l’ispettore Dario Lorenzon, Angelo Borgnis, Agostino Castellino e Claudio Casonato. Il C.A.I. di Gressoney è rappresentato dal dott. Vittorio De La Pierre. Le Guide e membri del Soccorso Alpino del Monte Rosa sono rappresentati da Silvio Mondinelli e Paolo Della Valentina.

Si fa memoria di Mario Da Dalt, Mario Fantoni, Giorgio Germagnoli, Lorenzo Fizzotti, Andrea Fassò e si ricorda pure Giovanni Mattiotto, lattoniere che rivestì la Cappella di lamiera.

Prossimi all'altare, di fronte ai sacerdoti stanno i parenti ed amici dei nostri commemorati: Mara Baldassini, che presenterà la fiaccola del marito Mario Da Dalt, caduto al colle del Lys il 24/4/96; l'accompagna Regina Manfè, presidente del C.A.I. di Vittorio Veneto.
Per Mario Fantoni è presente il nipote Marcello e Daria, la moglie Gemma non può patecipare, ma ha dato tutta la sua adesione quando la incontrai il 14 luglio a Macugnaga, all'inaugurazione del monumento a tutti i Caduti della parete Est del Monte Rosa; quel giorno incontrai anche Angelo Annaratone, anziano papà di Pierluigi (c. 1985), che mai potè satire a Capanna Gnifetti.
Per Giorgio Gerrnaqnoli, è presente il figlio Giacomo e tanti amici; per Renzo Fizzotti e per Andrea Fassò sono quì oggi molti amici del C.A.I. di Varallo e Borgosesia, la figlia di Renzo, Paola Fizzotti ha scritto: «… Mi spiace molto di non poter essere presente alla funzione del 5 agosto, purtroppo io ed i miei familiari abbiamo tralasciato da molto tempo la pratica dell' alta montagna. Assisteremo ad una Santa Messa in una chiesa alla nostra portata. Ringrazio ancora lei per la sua cortese attenzione e quanti vorranno ricordare mio padre durante la celebrazione alla Gnifetti».
La signora Alessandra Fassò con le figlie Giulia e Laura hanno inviato calorosa adesione spirituale.

 

 

Giorgio Germagnoli, nato il 14/10/1921 ad Omegna, morto il 08/04/1996. Per circa 15 anni onorò questa celebrazione partecipando come presidente dell' Associa­zione Guide Alpine Italiane (A.G.A.L). Fedele interprete dello spirito del Club Alpino Italiano, ne fu figura di grande spicco, ripercorrendo le tappe più prestigiose, fino alla massima responsabilità di "Presidente Nazionale delle Guide Alpine". Fu assiduo e devoto frequentatore di questa celebrazione del ricordo di tutti i caduti della montagna. Con infinita commozione avvertiamo, quassù vicino a noi, la presenza del suo grande spirito, che desideriamo raccomandare alla Divina Misericordia del Cristo delle Vette ed alla Materna protezione della Madonna dei Ghiacciai.
Addio Giorgio.

 

 

In data 15 settembre 2006 viene pubblicato da Alberti Libraio Editore - Verbania il volume "Giorgio Germagnoli una vita per l'educazione alpina".

A pagina 11 leggiamo:
«A dieci anni dalla morte, con molti personaggi del suo tempo "andati avanti", ci siamo sentiti in dovere di lasciare uno scritto che ricordi la gran­diosa opera portata avanti da Giorgio. Una testimonianza da tramandare, un segno indelebile della sua passione per la montagna, una traccia precisa da seguire».

 

 

 

Lorenzo Fizzotti, nato il 17/09/1909 a Scopello (VC), morto il 13/04/1996 a Torino.
"Alpinista, che la devozione alla Madonna dei Ghiacciai e l'amore per la montagna ti hanno portato fin quassù, guidato con mano sicura come su tanti monti della Valsesia, da una provvidenziale segnaletica alpina, rivolgi una prece devota in suffragio dell'anima dell'amico Lorenzo, che ne fu l'instancabile e prezioso esecutore, continuando l'iniziativa feconda e generosa dell'indimenticato altro nostro amico Italo Grassi, che vogliamo assieme ricordare quassù, alla Misericordia divina del Cristo. delle Vette".

 

 

 

 

 

 

Facciamo anche ricordo per il geom. Giovanni Mattiotto, nato il 7 novembre 1915 a Torino e morto il 25 agosto 1995; eseguì, come dono alla Cappella, il rivestimento in lamiera.
Così la figlia Maria : «Papà ti ricordiamo così».

 

 

                     "Chiesa vecchia" e cimitero di Pecetto-Macugnaga

 

 Monumento a tutti i Caduti della parete Est del Monte Rosa inaugurato nel cimitero di Macugnaga il 14 luglio 1996.

Mons. Paolo Ripa dopo la Parola di Dio (Galati 4, 4-7 e Luca 1, 26-38) così ci parla con il cuore pieno di quella fede e tenerezza tipica degli innamorati della Madonna: «“Allora Maria disse Eccomi...”, adesso Lei è nostra! Nel momento in cui si accende dentro il suo grembo la vita umana di Dio, noi le diventiamo figli. Un legame di infinita tenerezza germoglia dal suo SI’ e apre un sicuro cammino di speranza ai nostri passi. In nessun altro mistero Cristiano come nel mistero della Madonna, la verità della fede trova nel cuore dell’uomo una risposta commossa, colma di stupore e di amore che fiorisce nelle espressioni dell’arte, da quelle semplici e povere a quelle sublimi dei grandi maestri. E sembra che le immagini non bastino mai e le metafore siano insufficienti e i simboli inadeguati a cantarne le lodi: “Come ti chiamerò? A chi ti rassomiglierò? In che modo parlerò di te Vergine Santa?”, si legge nel libro liturgico della Chiesa Copta dedicato a Maria; e l’anno Cristiano è costellato di feste per Lei. Non si può strappare dal cuore del popolo cristiano questa sintonia profonda e devozione amorosa alla Vergine Maria perché dentro di Lei Dio si è fatto “il Dio con noi”.
C’è dunque un ponte tra noi e Dio, accessibile, praticabile: il crepaccio profondo che separa l’uomo da Dio è superabile, c’è una via, familiare, rassicurante, transitabile. Se c’è una Madre di Dio, tutto ciò che è di Dio ci riguarda da vicino, è nostro per sempre, è dentro la vita e la storia della nostra umanità, dentro ogni esistenza. Maria tiene anche noi tra le braccia e nel cuore. Soffre per ogni nostro pianto, accorre ad ogni grido di aiuto. Ci solleva quando abbiamo inciampato e siamo caduti, cura le nostre ferite, ci cerca su tutte le strade perché ci siamo perduti, e ci aspetta sempre, perché così è la madre!».

Il 18 luglio 1996 sono salito per la prima volta al nuovo magnifico rifugio “Perucca­-Vuillermoz” al lago del Dragone nell'alto vallone di Cignana e ho concelebrato col parroco di Valtournanche e con il Vescovo di Aosta a cui ho presentato la nostra festa; così mi lasciò scritto: «Partecipando ad una suggestiva Eucarestia, al Rifugio “Pier Giorgio Perucca e Corrado Vuillermoz”, anch'essa ricordo di giovani caduti di montagna, sento il desiderio di allargare lo sguardo e rendermi presente alla celebrazione che si tiene alla “Madonna dei Ghiacciai” sul Monte Rosa il 5 agosto. Presenza dice riconoscenza per chi mantiene viva questa festa, preghiera per persone cadute sulla montagna o benemerite della montagna, fede da tenere sempre viva, insieme alla speranza nel Signore Gesù: è Lui la persona preziosa a cui facciamo riferimento sempre nella gioia e nel dolore. In Lui poniamo fiducia e, grazie a Lui, continuiamo a sperare nel nostro futuro sicuri che chi ci ha lasciati è stato chiamato a Lui.                  

                                                                                                                          + Giuseppe Anfossi».


1995 - Fedeltà al 5 agosto

Sabato 5 agosto 1995

 

 

Presiede ancora mons. Paolo Ripa attorniato da altri 6 sacerdoti. Il C.A.I. Centrale è rappresentato dai past-presidenti generali Giacomo Priotto, Leonardo Bramanti e il consigliere Clemente Roberto; il C.A.I. che ci ospita è qui con il presidente Mario Soster, Guido Fuselli. Franco Erbetta, Agostino e Aldo  Negra;  è presente il cav. Enrico  Chiara  col  figlio  Giacomo; il  Corpo  Forestale  della  provincia di Vercelli è rappresentato dal dr. Giancarlo Boccagni, il brigadiere Lorenzon, i finanzieri del Soccorso Alpino di Alagna: Silvio Mondinelli e Paolo Della Valentina, e i Carabinieri brigadiere Alan Barcelli e Carlo Scolari.

Per i commemorandi sono presenti: per il caduto Pietro Benvenuti sono presenti il cognato Marcello Giacometti di Pineto (TE) e i colleghi del gruppo Soccorso Alpino Guardia di Finanza di Macugnaga: Francesco Villa, Alberto Micheletti, Franco Zannin e l’amico Sergio Tabachi; per Luigi Amedeo Sertorio di Torino è presente il papà Guido e la mamma Cristiana e la sorella Anna e il cugino Titao; per Gustavo Amedeo Peyron di Torino sono presenti il papà Giampaolo e la mamma Francesca, la sorella Emanuela e zio Ettore; per il caduto Giuliano Spagnolo di Strona è presente il fratello Giampiero; per Giorgio Franco di Collegno la figlia Alessandra e il marito Giancarlo, il cognato Roberto Terzuolo e gli amici del C.A.I. di Rivoli; per Umberto Bernardi di Torino è presente il figlio Marco con sposa Emanuela e amici; per Piergiorgio Corsini di Borgosesia è presente Giovanni Milanetti, antico amico della famiglia e il più anziano dei convenuti, compie 80 anni in questi giorni; per Gianluca Franzosi di Casei Gerola (Pavia), caduto nel 1993, è presente la mamma Carla col papà Francesco; impediti 2 anni fa dal maltempo, ora sono scesi dall’elicottero, come altri, e scenderanno a piedi nel pomeriggio, passando proprio presso il Canalino dell’Aquila dove è precipitato con gli sci il loro figlio; per Padre Gallino (fondatore dell’Alpinismo Giovanile del CAI di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta - L.P.V.) è presente l’accompagnatore nazionale Giovanni Frattini.

 

Sono presentate le fiaccole di Giorgio Franco dalla figlia Alessandra e di Umberto Bernardi dal figlio Marco

Dopo la proclamazione della Parola di Dio (Lc 1,35-45), mons. Ripa ci rivolge questa omelia: «Maria ha detto sì all’annuncio dell’Angelo. Lo Spirito dell’Amore è sceso su di lei per formare nel suo grembo il Figlio di Dio Incarnato, Gesù. Da questo momento Maria custodisce in sé la vera Speranza dell’umanità: il Salvatore. Maria è venuta a sapere che la sua anziana parente, Elisabetta, attende un bimbo. Premurosa e sollecita, parte, va a trovarla e le porta la Speranza. Elisabetta, nel suo gioioso saluto a Maria, non riconosce solo la giovane cugina ma, per dono dello Spirito Santo, la riconosce e l’accoglie come colei che porta la Speranza, come Speranza essa stessa:“Benedetta Tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” Maria nostro modello, indica al cristiano che egli porta in sé la chiamata a divenire Persona di Speranza. E il cristiano tanto più vi risponde quanto più aderisce a Gesù, alla sua volontà, al suo stile di vita, proprio come Maria che la Chiesa invoca MADRE DELLA SPERANZA. Allora diverremo, gli uni per gli altri, persone che donano e ricevono speranza...».

 

 

 

Vengono presentate le fiaccole di: Luigi Amedeo Sertorio e Gustavo Amedeo Peyron, Pietro Benvenuti, Giuliano Spagnolo, Pier Giorgio Corsini, Umberto Bernardi e Giorgio Franco.

 

 

 

 

Luigi Amedeo Sertorio, nato il 24/12/1970, caduto il 13/08/1994 sulla Est del Monte Rosa (Via dei Francesi).

I genitori e la sorella Anna così lo ricordano: «Figlio dilettissimo, fratello, nipote, cugino tanto amato, in te tutto era potenza, ma già ti eri fatto bravo studente, alpinista forte e preparato, abile nel lavoro manuale, amico fidato, giovane, buono e giusto, portatore sempre di pace.
Nei tuoi occhi puri splendeva la gioia di vivere, nel tuo sorriso la fiducia serena nell'avvenire che più non potremo immaginare e vivere insieme. Noi piangiamo invasi dalla tristezza».

 

 

 

Gustavo Amedeo Peyron, nato il 03/05/1972 a Torino, caduto il 13/08/1994 sulla Est del Monte Rosa (Via dei Francesi)

I genitori e la sorella Emanuela lo ricordano così: «Amava la natura e la montagna con grande entusiasmo. Con cuore puro e generoso amava la musica, l'arte, gli amici e, tene­ramente, i suoi familiari. La sua fede, sicura e semplice, lo ha portato con certezza dalla montagna alle cime splendide del Paradiso. Lo ricordiamo con amore e dolcezza infinite».

 

 


 

Pietro Bevenuti, nato il 17/05/1966 a Pineto (TE), caduto il 19/08/1993 al Canalone Marinelli sulla Est del Monte Rosa.
Così lo presenta l'amico Sergio:«Eri un buono e, dalla Montagna che tanto amavi, sei stato rapito. Ora che nell'altra vita hai tanti poteri, fai si che questi dolorosi distacchi siano sempre meno frequenti, per tutti quelli che ti volevano bene».


 

 

 


1994 - Fedeltà al 5 agosto

Venerdì 5 agosto 1994

 

Quest’anno la celebrazione si è raccolta attorno a mons. Paolo Ripa vicario episcopale dell’arcivescovo di Torino; è un sacerdote legato da sempre alla montagna come ideale spirituale e luogo educativo per tanti gruppi scoutistici e giovanili. Attorno a lui hanno concelebrato padre Angelo Bortignon dei padri Dottrinari di Varallo Sesia, don Riccardo Quey parroco di Gressoney Saint Jean, don Ermis Bobbio parroco di Ornavasso, don Carlo Rosa salesiano di Borgomanero e don Giuseppe Capra salesiano di Torino.
Tutto attorno un caldo, strettissimo abbraccio di viventi che in silenzio sentono presenti più vivi che mai i loro defunti e familiari e amici che portano dentro. Vicino all’altare c’è Francesca Mantellero, sposa del caduto Guido, col suocero Nicola e gli amici Paola ed Enrico; per ricordare Massimiliano Cucchi è presente papà Alessandro e mamma Luisa, le sorelle Anna, Chicca, Chiara il fratello Angelo e Giulia; per Francesco Rimella sono presenti papà Giuseppe e mamma Clelia il fratello Giovanni, gli zii Roberto e Battista e la cugina Maria Luisa; della famiglia Frachey sono presenti Rosaria, figlia della guida Luigi, e il cugino Gian Andrea, guida figlio di Oliviero. Il Club Alpino Italiano è rappresentato dal consigliere centrale dott. Clemente Roberto e dal past-presidente generale Giacomo Priotto; la sezione del CAI di Varallo è rappresentata da Guido Fuselli e Agostino Negra; è presente il cav. Enrico Chiara già direttore di Capanna Gnifetti, che oggi ci accoglie ed ospita, diretta da Maria Rita Negra; il Corpo Forestale dello Stato di Vercelli ha 4 rappresentanti; è presente Bedotto Piero presidente e vari rappresentanti della sezione CAI di Mosso Santa Maria. Anima i canti il "Coro Genzianella Città di Biella".

La parola di Dio scelta per la S. Messa è quella della festa di Maria Immacolata: da Genesi 3, il peccato di Eva e di Adamo e le sue conseguenze, e dal vangelo di S. Luca l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria di Nazaret; Don Paolo ci sottolinea il contrasto tra il NO (la disobbedienza) di Eva e di Adamo e il SI (obbedienza) di Maria: “da questo SI è tornata la Vita dove era stata introdotta la morte; Maria ha partecipato totalmente alla battaglia e vittoria di Gesù suo Figlio sul peccato e sulla morte, ecco perché è diventata tanto sollecita della nostra vita e salvezza. Certamente Maria, alla quale noi chiediamo spesso con quella preghiera breve e semplice di pregare per noi adesso e nell’ora della nostra morte, è stata accanto a questi fratelli caduti sul Monte Rosa nel momento drammatico in cui hanno lasciato questa vita terrena. Allora facciamo spazio a Maria; ci accompagnerà anche nel momento in cui ci sarà chiesto di andare alla casa del Padre dove quanto di più bello, di più meraviglioso, di più grandioso possiamo contemplare intorno a noi sarà trasfigurato in una bellezza senza ombre e senza fine”.

Giunge il momento toccante dell’offerta delle fiaccole: la fiaccola offerta nelle mani del sacerdote e collocata sull’altare è simbolo della vita dell’alpinista, che non è stata spenta dalla morte, ma viene consacrata a Dio e potenziata dalla Vita di Gesù il Vivente e consegnata ai fratelli perché sia valorizzata per il loro cammino, poiché tutti coloro che ci hanno preceduti nella via del bene hanno una luce da trasmettere. La prima fiaccola è di Guido Mantellero (nato il 14.9.60 a Biella caduto il 25.6.93 presso il rifugio Quintino Sella al Monte Rosa; la seconda e la terza sono di Francesco Rimella e Massimiliano Cucchi entrambi di 19 anni: insieme sono stati colti e strappati via dalla bufera che si è abbattuta sulla loro cordata il 31.12.93. Entrambi nati da famiglie di Ornavasso, stessa scuola, stessa parrocchia, stessa fede, stesso entusiasmo per la vita, stesso amore per la natura, per la montagna, come austera palestra di vita essenziale e autentica; la quarta e quinta fiaccola sono di due grandi guide del Monte Rosa che noi amiamo ricordare riconoscenti, perché alla gioia, alla sicurezza e alla salvezza di tanti amici donarono tutta la loro vita. Ernesto Frachey (nato il 12.09.1913 a Champoluc e ivi morto il 01.02.1986), Guida alpina dal 1936 e Luigi Frachey (nato l’8.05.1915 e morto il 29.01.1994 a Champoluc), Guida alpina dal 1938; la sesta fiaccola è di due fraquentatori del Monte Rosa che sono caduti sulla via Nord del Monviso: gli amici hanno voluto ricordarli qui, la foto che li ritrae insieme fu scattata sulla cima Zumstein: sono Paolo Racca e Roberto Audisio. Ricordiamo anche i quattro alpini che pochi giorni fa sono stati travolti da una valanga sul Monte Bianco. Ricordiamo le vittime restituite dal ghiaccio del canalone Marinelli e rinvenute a metà luglio: Johan Oberluggauner, austriaco di 26 anni, scomparso nell’agosto del 1983 e Margareth Keen di Vienna scomparsa nel 1960.

 

 

 

 

Francesco Rimella, nato il 14/10/1974 a Ornavasso (NO), caduto il 31/12/1993 sul Monte Rosa. I familiari lo ricordano così: «Fin da piccolo dava tutto se stesso in quello che credeva la corsa, il pallone, lo sci, la pesca, la montagna, lo studio. Con le sorelline era molto tenero, e forte quando le portava in groppa di corsa».

 

 

 

 

Massimiliano Cucchi, nato il 06/01/1974 a Ornavasso (NO), caduto il 31/12/1993 sul Monte Rosa. I familiari lo ricordano così: «Sognatore, idealista, cattolico praticante, era sempre disponibile presso amici e parenti in ogni occasione. Amava lo studio, la musica; suonava la tromba nella banda di S. Cecilia di Ornavasso. Hai lasciato un ricordo incolmabile, anche se così breve è stata la tua vita».

 

 

 

 

Ricordiamo i due fratelli Luigi ed Ernesto Frachey i maggiori dei quattro fratelli, tutti guide di Ayas; gli altri due sono Oliviero e Biagio, figli della guida alpina Giovanni Battista.

Luigi, Guida Alpina dal 1938, nato l'8 maggio 1915 a Champoluc (AO), morto il 24 gennaio 2004. Dicono la moglie Maria e la figlia Rosaria: «Fu un bravo soldato, una brava guida, un buon padre di famiglia».

"venuta la sera Gesù disse: passiamo all'altra riva".

Visse per la montagna; le alte vette e i ghiacciai immacolati videro il suo passo sicuro di Guida e furono il suo amore e la sua passione. Ora ci ha lasciati per vette più eccelse, nella gioiosa certezza della vita eterna.

 

 

 

 

Ernesto, Guida Alpina dal 1936, nato il 12 settembre 1913 a Champoluc (AO), morto il 1 febbraio 1986.

"Gli amici che hai,
di cui cerchi l'amore,
con anelli di acciaio
agganciali al cuore".

Così egli ci condusse sulle sue montagne.

 

Domenica 15 luglio 1990: il Papa dà la mano a Luigi Frachey (75 anni). Sullo sfondo 12.000 persone sul pianoro sopra il Santuario di Barmasc (m. 1900) dedicato a Notre Dame du Bon Secour.

 

Foto ricavata da filmino 14 mm. pubblicata dalla "Gazzetta del Popolo" di Torino il 15 settembre 1951

 

Approfittiamo di questa pagina per ricordare un'iniziativa, riportata dalla "Gazzetta del Popolo" del 15 settembre 1951, i cui protagonisti principali sono i due fratelli Ernesto e Luigi Frachey, guide di Champoluc e di Saint Jacques e i sacerdoti torinesi don Natale Cignatta (*1905 - † 1998) e don Piero Giacobbo (* 1915 - † 2002), assistenti spirituali degli operai FIAT, che  insieme ad un gruppo di giovani lavoratori salirono in vetta al Lyskamm Orientale (4527 m) per la cresta Perazzi e lì posero la piccola croce di ferro a conclusione dell'Anno Santo 1950; i due sacerdoti vi celebrarono la S. Messa per tutti i Caduti di questa montagna. Noi possediamo solo questa foto ricavata da un filmino da 14 mm. in cui si vede don Cignatta che celebra  assistito dalla guida Frachey e sulla neve sono piantate due picozze legate in croce, simbolo religioso e alpino davanti all'improvvisato altare

 

 

18 agosto 1967. Da sinistra don Pietro Zanolo (*11926 - † 2010), don Giuseppe Capra e Franco Canta (* 1939 - † 1987) sul Lyskamm Occidentale presso la croce di don Natale Cignatta

 

               Agosto 1993. Pellegrini presso la croce.

Presso questa piccola croce usano fermarsi le cordate che attraversano i Liskamm; riportiamo questa foto dell'agosto 1993 pregando i fotografati di inviarci i loro nomi .........

 

 

 

La prima Croce su una vetta del Monte Rosa (Zumstein m. 4561) è stata collocata da Giuseppe Zumstein, ispettore forestale, nell'agosto del 1820, un anno dopo la sua prima salita alla vetta che porta il suo nome; si tratta di una croce in ferro battuto, multipla, triplice quasi a ricordare che la Croce Salvifica di Cristo sul Calvario era collocata  tra altre due croci comuni e partecipi.


1993 - Fedeltà al 5 agosto

Giovedì 5 agosto 1993

 

 

 

La cappella più alta d'Europa si accinge a celebrare il suo 26° anno di vita, mentre il Monte Rosa è ancora una volta in festa per il centenario di Capanna Margherita (m. 4559), il più alto rifugio e osservatorio scientifico medico delle Alpi, collocato su quella punta Gnifetti che ha celebrato il 9 settembre 1992 i 150 anni di vita alpinistica .

 

 

 

La regina Margherita, 100 anni fa, salendo da Gressoney sostava anch'essa a Capanna Gnifetti (m. 3647) e proseguiva il 18 agosto fino al rifugio che il Club Alpino Italiano aveva dedicato alla regina d'Italia, con lei 24 persone brindarono al nuovo rifugio: oltre le guide, due dame la accompagnavano e l'inseparabile cagnolino; pernottò in vetta e lasciò un messaggio autografo scritto a matita su una tavoletta di larice e una guida lo incise con una punta infuocata, dice:

"Tutto ciò che è grande ispira la Fede, grande in se stessa. Innanzi a questa grandezza di monti e a questa solenne distesa di ghiacciai, tace il dubbio misero e la Fede si alza forte e vivace insino a Dio"                             
Margherita 18/19 agosto 1893.

Il gesto della Regina fu dirompente e illuminante. La nuova Capanna Margherita (inaugurata nel 1980) riporta questo cimelio proprio nell'atrio d'ingresso; dopo la regina altre personalità salirono ad esprimere la loro tensione spirituale e sportiva e il senso religioso della vita, tra cui il sacerdote Achille Ratti che diventerà Papa Pio Xl  Jon Kennedy, l'ex segretario dell'ONU Dag Hammarskjold, Sandro Pertini e altri innumerevoli uomini illustri. Anche insigni scienziati impegnati nelle ricerche sulla fisiologia umana vi salirono, sviluppando studi importanti fin dall'inizio del XX° secolo. È una storia a cui siamo sensibili e in tutti i programmi che ne faranno memoria in particolare a Gressoney, Alagna, Varallo, inseriamo anche la nostra celebrazione, la più giovane delle tradizioni del Monte Rosa (se già abbiamo diritto a questa espressione).

 

 

La vigilia della festa ci sorprende la partenza improvvisa del vescovo mons. Luigi Bettazzi per la ex-Jugoslavia, in missione di pace come presidente della "Pax Christi"; da Ancona ci manda questo telefax del 4 agosto: «...A Sarajevo sentiremo che anche voi state pregando sull’alto del Monte Rosa per la pace e la giustizia nella Bosnia e nel mondo; sentitemi con voi, lontano nello spazio e in situazioni tanto diverse, ma unito nella preghiera alla Madonna, Madre della Vita e Regina della Pace. Un grande abbraccio a tutti».

 

A sostituire il vescovo, abbiamo chiamato un altro grande amico don Angelo Viganò, già Superiore Regionale dei Salesiani in Piemonte e insieme a lui é venuto il fratello don Francesco; sarebbe per noi una grande gioia se il terzo fratello sacerdote, il più illustre, il Superiore Generale dei 17.000 Salesiani del mondo, don Egidio, venisse una volta al nostro appuntamento: sono di famiglia valtellinese, innamorati da sempre della montagna. Attorno a don Viganò concelebrano don Raffaele Orso, parroco a Chiaverano, padre Nino Aimetta di Genola e missionario in Costa d’Avorio, don Alberto Franzosi di Comignago, don Adriano Lora-Lamia di Biella, don Pierangelo Cerutti di Paruzzaro, don Millo Segafredo di Trino, don Giuseppe Capra di Torino.

La guida alpina Bruno Bhétaz rappresenta le Guide alpine e CAI di Aosta per il fratello Piero. Il Club Alpino Italiano è rappresentato dal vice-presidente generale Teresio Valsesia, dai past-presidenti generali Giacomo Priotto e Leo Bramanti, dal consigliere centrale Roberto Clemente; il CAI di Varallo ospitante è rappresentato da Giuseppe Martelli, Guido Fuselli, Franco Erbetta, Agostino Negra. Il presidente della Associazione Nazionale Guide Alpine Italiane (AGAI), Giorgio Germagnoli quest’anno è assente, manda la sua adesione spirituale, ma è convocato d’urgenza a Milano per il consiglio nazionale del CNSA, dopo la morte improvvisa della guida Franco Garda sulla vetta dell’Innominata (Monte Bianco) e che aveva partecipato alla nostra celebrazione il 5 agosto 1986 presidente del Soccorso Alpino Valdostano e Italiano.

Il celebrante don Angelo, dopo la proclamazione della Parola  invita a seguire Maria Santissima sulle vie della concordia, reagendo a tutte le guerre e devastazioni di cui è capace il cuore dell’uomo se non si lascia guardare e guidare da Dio.
Giunge il momento toccante dell’offerta delle fiaccole dei Caduti : la prima è di Rolando Oldani 31 anni di Magenta, aduto al Col d’Olen il 30.12.92; la seconda fiaccola è di Gianluca Franzosi di Casei Gerola (PV) di 23 anni, morto al CTO di Torino il 5.1.93 dopo essere caduto al Canalino dell’Aquila, ghiacciaio di Indren; offriamo anche l’alpinista francese Claude Labrude di 55 anni; offriamo le otto vittime delle Grandes Jorasses, che in questi giorni hanno addolorato l’Italia e il mondo alpinistico in particolare; offriamo l’avvocato Vittorio Badini Confalonieri, morto il 3 agosto, per tanti anni vice presidente del C.A.I. ed ex ministro del turismo. Offriamo Leo Colombo, recentemente scomparso, che cinquant’anni fa qui valicava il Colle del Lys (4248 m.) come partigiano e si prodigava in ogni modo per la salvezza di Ebrei e profughi perseguitati, vero operatore di pace, vero amico di tutti.


 

 

 

 

 

Rolando Oldani, nato il 11/11/1962 a Magenta, caduto il 30/12/1992 ad Alagna, al Colle d'Olen. È stato volontario pompiere, volontario infermiere, fu uno scout, istruttore subacqueo ed esperto sciatore.

« Dalla profondità del mare alla sommità delle vette innevate, hai dato testimonianza di amore, altruismo, purezza, sincerità e coraggio. Il dolce ricordo di te ci accompagnerà fino al nostro "incontro".
I tuoi cari genitori e la tua cara Elena».

 

 

 

Gianni Calcagno, nato il 06/03/1943 a Genova, caduto il 16/05/1992 sul Mc Kinley (Alasca). Così scrivono i suoi amici: «Gianni, ligure, genovese, ha trovato in Valsesia grandi amici: uomini che hanno condiviso i suoi sogni, le sue apprensioni, le sue avventure, le sue imprese e le sue vittorie. Gianni, ci ha fatto gioire e ci ha fatto provare forti emozioni; ora ci fa piangere! Ma il suo nome strappiamo alla morte e lo custodiamo con affetto geloso, forte e riconoscente ».

 

 

Leggiamo da “Lo Scarpone” del mese di luglio 94 a pag. 4:
«Un incidente si era portato via sullo sperone Cassin del McKinley in Alaska nel 1992 il genovese Gianni Calcagno accademico del CAI, 5 volte salito in vetta ad un ottomila, autore di una serie di arrampicate innovative in tutto il mondo, un vuoto incolmabile per l'alpinismo italiano e il rammarico che le sue spoglie mortali fossero rimaste lassù, flagellate dalle terribili tempeste del “Denali”, la corda a cui era legato aveva trattenuto Calcagno in una posizione difficilmente accessibile, ma avvistabile dagli alpinisti che risalivano la difficile via Cassin. Mossi da un impulso umanitario 5 alpinisti e guide della Valsesia sono partiti per l’Alaska con il compito di offrire sepoltura a Calcagno tra i ghiacciai a metà dello sperone. La missione è stata assolta da Silvio Mondinelli, Martino Moretti, Paolo Pagani, Alberto ed Andrea Enzio padre e figlio. “Sono persone stupende”, ha commentato in un comunicato Giovanna Calcagno la moglie dello scalatore, “Grandi amici di Gianni che hanno voluto in questo modo essergli vicini ed onorarne la memoria. Sono loro molto grata”.

 

Al termine della Santa Messa Teresio Valsesia prende la parola a nome del Club Alpino Italiano: ci offre il saluto del presidente generale Roberto De Martin, esprime l’adesione e il compiacimento per questa celebrazione che da 26 anni si ripete per fare memoria dei Caduti del Monte Rosa.  Dice: «Quest’anno si celebrano i cento anni di Capanna Margherita: é un avvenimento di rilievo nella storia dell’alpinismo e della montagna: cento anni fa la costruzione richiese molto impegno; la regina d’Italia Margherita salendo all’osservatorio scientifico e rifugio che prendeva il suo nome, rivoluzionò ancor più l’apertura e l’attenzione dell’Italia all’alpinismo. Il Club Alpino Italiano ha la gioia di sentirsi ancora sano e crescente,anche come organismo di sensibilizzazione all’amore e tutela dell’equilibrio naturale. Teresio Valsesia rende ancora caldo omaggio ai due grandi scomparsi onorevole Vittorio Badini Confalonieri e Leo Colombo».


1992 - Fedeltà al 5 agosto

Mercoledì 5 agosto 1992:

 

25° anno della Cappella Madonna dei Ghiacciai e 150° della conquista della Signalkuppe ora Punta Gnifetti (4559 m) il 9 agosto 1842, su cui sorge ora Capanna Margherita.

Ancora una volta è stata giornata splendida che ha favorito la partecipazione più affollata di questi venticinque anni: anche le funivie “Monrosa” hanno avvertito l’ondata eccezionale, quasi inesauribile che ha reso il ghiacciaio di Indren e del Garstelet vivo dalle 8.00 alle 13.00 di una silenziosa, religiosa processione che puntava alla chiesetta che é diventata quasi il cuore di questo immenso, solenne Monte Rosa, il sacrario di tutti i suoi Caduti, di tutti i suoi grandi innamorati e figli delle sue valli. Alle ore 12.00 la cappella è avvolta dal più ampio e forte abbraccio di amici che mai abbia ricevuto. Sul piccolo balcone a sud sono radunati ventiquattro cantori del coro alpino “Varade” di Varallo Sesia, diretti da Romano Beggino, cantano per il loro “Claudione” (Claudio Spina) e per tutti i Caduti e Amici del Monte Rosa. Di fronte alla cappella, sulla pietrosa terrazza che corre a sud-ovest verso Capanna Gnifetti è collocato l’altare: al centro mons. Luigi Bettazzi vescovo di Ivrea (qui per la quarta volta: 1967, 1987, 1990, 1992) accanto a lui il suo diacono Giovanni Sanna e i sacerdoti don Piero Bianco e don Giuseppe Capra di Torino, don Albino De Martini di Lombriasco, don Aldo Sarotto di Biella, don Pierangelo Cerutti di Borgomanero, don Millo Segafredo di Trino, don Luciano Ghirardo di San Benigno Canavese, don Cesare Cottini e il maestro don Domenico Machetta con la sua giovanissima “Fraternità di Nazareth”: esegue la messa per coro di montagna da lui composta venticinque anni fa per l’inaugurazione della cappella. Tutt’attorno la fittissima schiera di alpinisti di ogni grado e valore: dai past-presidenti generali del Club Alpino Italiano Leonardo Bramanti e Giacomo Priotto, a Roberto Clemente presidente del CAI di Verbania, a Ferruccio Ferrario del CAI di Baveno, al Dr Giancarlo Boccagni Ispettore forestale della provincia di Vercelli, alle guide alpine e membri del CNSA Roldano Sperandio e Silvio Mondinelli di Alagna, che oggi hanno accompagnato qui il vescovo e domani lo guideranno a punta Gnifetti e Capanna Margherita; è presente la guida Enrico Chiara per 26 anni direttore di questo rifugio; la guida Bruno Béthaz rappresenta anche il C.A.I. di Aosta e onora la memoria di suo fratello Piero.

La sezione del CAI di Varallo è rappresentata da Franco Erbetta, Guido Fuselli, Agostino Negra e numerosi soci fa gli onori di casa e avvia la celebrazione attraverso la parola del suo presidente Mario Soster: «A nome del comitato promotore di “Monte Rosa 1992” vi do il benvenuto a questa manifestazione inserita nel suo calendario. Nel 1967, anno di fondazione di questa chiesetta, il CAI di Varallo festeggiava il suo primo secolo di vita; un secolo fecondo di opere di cui è testimone anche il rifugio qui vicino a noi dedicato a don Giovanni Gnifetti che proprio in giorni come questi di centocinquant’anni fa passava su queste nude rocce diretto alla conquista della sua Signalkuppe, allora inviolata vetta del Monte Rosa, che prenderà il nome di Punta Gnifetti.

Questa chiesetta oggi raggiunge il suo primo quarto di secolo di vita, mentre. la sezione del C.A.I. di Varallo, anch’essa ne aggiunge un altro ai quattro che già aveva. E come allora avevamo approvato e sostenuto l’iniziativa, un anno dopo anno, fino ad oggi abbiamo registrato il ripetersi di riti toccanti, tendenti a riportarci alla memoria figure care che lasciano un traccia incancellabile in coloro che con quelle vite hanno convissuto. Siamo grati a Mons. Bettazzi, a don Capra e a tutti coloro che con la loro devozione ci permettono anno dopo anno di fermare per un giorno la nostra frenetica attività, di unirci quassù al cospetto di queste alte vette a meditare sulla fragilità e piccolezza del nostro essere e permetterci di ritornare a valle migliorati, in pace con noi stessi e con gli altri».

 

Don Giovanni Gnifetti, nato il 02-04-1801 ad Alagna e morto il 20-10-1867 a Saint Etienne mentre visitava emigrati alagnesi nella regione di Lione. Don Gnifetti viaggiava molto, ritornato ad Alagna nel 1867 se ne allontanò quasi subito per intraprendere il più lungo viaggio della sua vita e, purtroppo, anche l'ultimo.
Un buon numero di alagnesi residenti a Lione, a Saint-Etienne ed in altre località francesi meta di emigrazione, avevano pen­sato di fare una gradita sorpresa al lo­ro parroco offrendogli, attraverso una sottoscrizione, i mezzi per recarsi a vi­sitare l'esposizione universale di Pari­gi. Il Gnifetti accettò di buon grado l'invito e si mise in viaggìo il 7 ottobre 1867. Passata la giornata del 10 tra i suoi parrocchiani residenti a Lione, ri­partì la mattina seguente per Saint Etienne. Ma nel giungere in questa città, riferisce il Farinetti, "fu colto dai primi sintomi della malattia, che in me­no di dieci giorni, non ostante tutte le cure prodigategli, lo trasse alla tom­ba. Là morte lo colse il 20 ottobre 1867, alle due e tre quarti del pome­riggio, nella casa di Giovanni Malber, un emigrato alagnese che l'aveva ospi­tato nel suo fatale soggiorno a Saint­Etienne. La salma venne inumata nel cimitero della città francese, in un set­tore riservato ai sacerdoti cattolici, e le sue ceneri sarebbero tornate al villag­gio natale solo cento anni dopo. Le esequie solenni furono celebrate ad Alagna il 13 novembre 1867.

In occasione del centenario della scomparsa, su iniziativa del Club Alpino Italiano e grazie all'interessamento della "Mission Catholique Italienne" di Saint Etienne, i resti mortali del Gnifetti vennero identificati e riportati in patria e tumulati nel luglio 1967 sulla punta da lui conquistata nel 1842 e che porta oggi il suo nome.
Che il desiderio di meglio conoscere e far conoscere le bellezze naturali dell'Alta Valsesia sia stato uno dei motivi che spinsero il Gnifetti a salire il Rosa è indubbiamente vero, ma non fu evidentemente l'unico motivo. Della propria vocazione alpinistica e delle ragioni che lo indussero a intraprendere le sue ascensioni ci parla lo stesso Gnifetti in una pagina tra le più note e più spesso citate del suo libro “Giovanni Gnifetti e la conquista della Signalkuppe”:
«Non per motivo di studiare botanica, mineralogia e geologia, né collo scopo di fisiche osservazioni (che di tali scienze mi è forza dichiararmi poco istrutto), io ho sempre prediletto con particolare passione le torreggianti vette dei monti; ma per sola naturale vaghezza di contemplare più davvicino la magnificenza delle opere del Sommo Creatore; poiché gli effetti e le meraviglie della sua potenza divina non si presentavano a mio credere in un modo più distinto e sublime, quanto dalle sommità di quelle rocce scabre e da quelle colossali piramidi della natura, sovra le quali assiso l'uomo favorito da un cielo splendido e sereno, misura coll'occhio un orizzonte senza confine.
L'arrampicarmi dunque sur le pendici che cingono Alagna, mio paese nativo, fu un caro mio diletto sino dai miei anni più verdi, e d'allora io invidiava la fortuna di quei miei compaesani, che prima di me avessero riuscito sormontare qualche eminente cima, e superato un passaggio aspro e rovinoso, e me ne gloriava qualora prima di ogni altro mi fosse avvenuto di averne vinto dei più discoscesi e difficili».

 

 

A pag. 43 del libro "La Madonna dei Ghiacciai" pubblicato per il 40° anno di vita della Cappellina, si legge: «Dopo la proclamazione della parola di Dio mons. Bettazzi sottolinea, lascia come omelia, due pensieri: la Madonna è presentata come: 1) modello di fede: "Credere che Dio ci ama e che tutto quello che ci chiede, anche il sacrificio, la croce non è privo del suo amore che ci chiama alla felicità"; 2) modello di solidarietà: "…Corse in fretta sulla montagna”; corse a dare il suo servizio alla parente Elisabetta; corse cantando i valori che credeva, i valori che tengono: 3) non l’orgoglio, non il dominio, non la ricchezza ad ogni costo ... perché il Signore disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, rimanda i ricchi a mani vuote e sazia di beni gli affamati...».

 

Ed ecco il momento più toccante della celebrazione: le tredici fiaccole vengono recate e sollevate sull’altare, riposte nelle mani del vescovo mentre sono pronunciati i nomi e i profili spirituali. La prima fiaccola e di Giuliano Penna di 47 anni; la seconda è di Andrea Ladini di 23 anni; la terza è di Roland Paulik di 55 anni di Dresda; la quarta è per Nicola Massara di 18 anni; la quinta è di Saverio Occhi di 27 anni, caduto sul Lyskamm Occidentale il 17.05.92, sono presenti i genitori, Rosolino e Mara, le sorelle Martina e Laura, i1 cognato Martino, gli zii Rita e Piero; la sesta è di Giampiero Cemin 30 anni, di Predazzo, aspirante guida alpina, caduto sul Breithorn, recano la fiaccola gli amici Ernesto Sottoriva e Claudio Casonato del Corpo Forestale; la settima fiaccola è di Pinuccio Dalberto, 32 anni, istruttore di sci-alpinismo del C A I e C.N.S.A. di Varallo, caduto sul Mont Dolent il 17.05. 92, è presente la sorella Isa e molti amici; l’ottava è per Imma Giannattasio di 44 anni, travolta da slavina al Monte Carro il 16.02.92, la fiaccola è recata dal marito Martino Moretti, guida alpina; la nona è per Claudio Spina socio C.A.I. e A.I.D.O, sono presenti, il fratello Marco, i cugini Maria Grazia, Paolo, Anna e tantissimi suoi amici, tra cui i ventiquattro del Coro “Varade”; la decima fiaccola, è di Flavio Maiandi anni 60, è recata dal fratello Luciano; l’undicesima fiaccola è di Elvio Piga di 43 anni travolto da slavina il 09.12.90, Vice Capo Stazione di Coggiola Viera del C.N.S.A.; la dodicesima è di Amedeo Massarenti caduto sullo spigolo Chiara del Monte Piglimò il 19.11.78 a 35 anni.

 

     Coro alpino “VARADE” diretti da Romano Reggin

 

 

 

 

Claudio Spina, nato il 06/08/1953 a Torino, morto il 25-01-1992 a Pavia. Socio del C.A.I. e A.I.D.O.
“L'amicizia per lui, con la fede nel Signore, era la sola ragione di vita. Affettuoso, leale, sereno, sempre disponibile ad aiutare a capire, a partecipare, a vivere la sua semplice e sana filosofia di vita; sempre pronto all'allegria, ma anche schivo, serio, rispettoso e deferente di fronte ai propri doveri”.
Domani 6 agosto avrebbe compiuto 1 suoi 39 anni.


1991 - Fedeltà al 5 agosto

Lunedì 5 agosto 1991

 

 

La partecipazione è stata vasta e significativa: almeno 250 alpinisti tra cui il Past Presidente Generale del CAI, ing. Giacomo Priotto che così si è espresso: «L’amicizia oggi esternata, nell’ideale bello e perciò santo della montagna, sia il miglior suffragio per i nostri morti e l’auspicio più fervido per i giovani che ci seguono. Quei giovani che saranno certo migliori di noi... purché credano negli stessi profondi ideali: montagna, solidarietà, amicizia».

 

 

Il CAI di Varallo è rappresentato dal presidente Mario Soster e dai consiglieri Guido Fuselli, cav. Agostino Negra e molti soci. Molti messaggi di adesione sonogiunti tra cui quello del Presidente Generale del CAI, Leonardo Bramanti: «Desidero assicurare l’adesione del Club Alpino Italiano, che ho l’onore di presiedere, alla toccante e suggestiva cerimonia devozionale, che ogni anno si celebra alla Cappella della Madonnina dei Ghiacciai sul Monte Rosa. Sono particolarmente lieto che quest’anno non si debbano ricordare altri Caduti questa montagna, dei quali la Cappellina è il sacrario che ne custodisce la memoria; mi auguro che sia anche frutto della vigile presenza delle Guide e degli uomini del Soccorso Alpino, come del costante impegno del nostro sodalizio nella formazione alpinistica, specie dei giovani, ed in tutte le iniziative che tendono a rendere più sicura, e quindi appagante, la Montagna».

 

 

 

 

Anche il nuovo vescovo di Vercelli, mons. Tarcisio Bertone nel giorno della sua Ordinazione episcopale, si ricorda che 40 anni fa, giovane chierico, anche lui saliva a Capanna Gnifetti ed invia a noi una delle sue prime benedizioni : «Benedico tutti i devoti della Madonna dei Ghiacciai».

 

 

 

All’Offertorio viene recata secondo la nostra tradizione, una fiaccola che ricorda tutti i Caduti del Monte Rosa, qui spiritualmente raccolti nel loro sacrario più  autentico;  mentre il sacerdote l’accoglie,  viene  proclamato  un  pensiero  di  una  grande  contemplativa  valdostana,  salesiana,  Madre  Rosetta  Marchese  (* Aosta 1922 - Roma 1984), innamorata fin da ragazza di queste montagne ed ora in Cielo: «Quando il mistero della morte ci tocca nei nostri più Cari, e lo portiamo perciò più profondamente nel cuore, è certo una sofferenza grande, ma è anche una grande certezza: il Cielo diventa più nostro, proprio perché è diventato loro dimora».

Così ha detto don Angelo Viganò, che presiede: «Arrampicati su questo sperone di roccia, quasi un piccolo gregge radunato e difeso dal Pastore e Guardiano delle nostre vite, ci sentiamo difesi, amati e saziati; Lui è la Guida che ci conduce con sicurezza attraverso i pericoli della montagna e della vita. E con noi sono qui radunati, invisibili ma vivi e presenti, gli amici Caduti sulla Montagna: il dolore e il rimpianto attraverso questo Divin Sacrificio si trasforma in pace e conforto perché in Gesù è vinta la morte e trionfa la Vita. La Madonna dei Ghiacciai ci avvolge nella sua materna tenerezza e sostiene questa nostra fede».

 

                                                                                  

 

La nostra celebrazione è stata preceduta, annunciata e preparata dal raduno dell'Amicizia delle Genti del Rosa realizzato il sabato 6 luglio 1991 al Pian di Verra, Valle di Ayas.