Caduti 2017

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5152″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Dario Busca” elementshape=”square”]

83 anni , guida alpina emerita di Gressoney, morto il 3 febbraio 2017.

Così lo ricorda la moglie Carla:

“Dario, uomo di montagna, amante della natura dalla quale ha saputo cogliere insegnamenti per il suo stile di vita semplice, ma costruttivo.

Fin da ragazzo con lo zio è stato custode della Capanna Margherita, poi diventato Guida Alpina ha percorso e raggiunto tutte le vette del Rosa, ventiduenne ha portato il “Cristo” al Balmenhorn. Amico di tutti i frequentatori delle montagne e delle alte cime dall’amicizia ha tratto la sua forza e volontà.

In 53 anni di vita insieme, tutto ciò mi è stato trasmesso io ho cercato di assimilarlo in ogni piccolo dettaglio e di farlo mio, per poter conservare le sue amicizie ed avere la forza di proseguire il mio cammino per le montagne, senza di lui.

Ricordiamolo così: “La montagna e l’amicizia sono state la sua forza.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5154″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Mauro Franceschini” elementshape=”square”]

58 anni, istruttore nazionale di alpinismo e arrampicata libera, morto il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

Così lo ricorda l’amico Massimo Terenzi:

“Caro Mauro, Maurino

sei stato un grande uomo nella vita, un esempio per tutti noi, i tuoi valori, la famiglia in primis, la tua Daniela che adoravi, Sara ed il tuo nipotino Edoardo erano per te gioia felicità e motivo di orgoglio. Hai lasciato a loro il futuro che ti eri costruito con la passione del bello, del gusto e del buono, valori che si trovano nelle persone buone ed oneste che amano le proprie origini e la propria terra.

Istruttore nazionale di alpinismo, istruttore di arrampicata libera, fondatore della scuola di alpinismo “Lunigiana verticale”, appassionato cultore della storia dell’alpinismo. Hai lasciato un ricordo indelebile tracciando negli anni numerose vie di arrampicata, nelle Alpi Apuane, nel gruppo Monte Bianco e perfino in Namibia.

Hai lasciato un vuoto incolmabile dentro a tutti noi.

Ciao capo, da tutti noi.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5155″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Antonella Gallo” elementshape=”square”]

51 anni bancaria, morta il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

 

Così la ricorda la sorella Sonia:

“Nella clessidra dei tuoi giorni, tanti piccoli granelli, il più prezioso si chiamava Amore e fu come una farfalla: se non la tieni scappa via ma, se la stringi troppo, muore.

Allora l’Amore spiccò il volo in cerca di libertà e fu felice.

La farfalla non conta i giorni, vive d’istanti, d’istinto, a volte…. distante.

La vita è troppo breve per sprecarla nel realizzare i sogni degli altri.

Non amavi il poco o il tanto ma l’essenza ed ecco che, nel tuo frenetico, incessante vagare, hai esplorato i giardini della mente, del cuore, dell’anima, bisognosa di un fresco, rassicurante respiro.

Ti sei adagiata sui fiori delle alte vette, trovando il nettare della vita, spazi ricchi di frastornanti silenzi, illuminati da assordanti ma rassicuranti risposte, assaporando finalmente l’agognata pace.

Ogni volta, scendendo a valle, con il battito delle tue ali spargevi i tuoi semi, sperando in un futuro rigoglioso raccolto.

Tu, adorata farfalla, non potevi scegliere il modo di morire, né il giorno, ma hai avuto il coraggio di scegliere come vivere.

Ora lassù ti specchi nel sole e riposi con la luna, felice, perché anche per il semplice volo di una farfalla è necessario tutto il cielo.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5156″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Antonella Gerini” elementshape=”square”]

50 anni, architetto. Morta il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

 

Così la ricorda il fratello Oreste :

“Antonella avrebbe compiuto 50 anni lo scorso due luglio.

Laureata in architettura con grande passione si occupava, soprattutto per Enti pubblici, della progettazione e realizzazione di lavori di recupero e valorizzazione di edifici e strutture di valore storico-culturale.

Da sempre impegnata nel campo sociale è stata uno dei fondatori del gruppo di Amnesty International della Lunigiana, associazione cui ha dedicato tutta se stessa, lottando con caparbietà per la difesa ed il rispetto dei diritti umani. Non ha mai smesso di interessarsi ai più deboli, a coloro che senza colpa hanno sofferto e subito abusi, ai profughi, ai rifugiati. Lo scorso maggio, a Santo Stefano Magra, gli è stato dedicato l’evento “Sogni Ponti Realtà”: la locandina dell’evento recitava “dedicato ad Antonella Gerini per il suo credere nella bellezza dell’umano”, poche parole che raccolgono in un’unica emozione il suo amore per il mondo e per la vita.

E poi la grande passione, fonte di gioie indescrivibili per chi non le vive di persona: l’alpinismo, condiviso anche quel tragico 16 febbraio con gli amici di sempre, i fedeli e fidati compagni di cordata che con lei hanno terminato il viaggio della vita, con corde, moschettoni e piccozza, sulla roccia o sul ghiaccio, con uno sguardo di sfida al mondo ed il sorriso sulle labbra.

Pochi giorni dopo il suo saluto a tutti noi, su un quotidiano che narrava dell’accaduto era riportata una frase che avrebbe detto un’amica di Antonella guardando alcune sue foto mentre affrontava una parete: «Ma io sarei morta di spavento». Antonella avrebbe risposto «Si può anche morire di gioia»; non so se siano state proprio queste parole ad essere pronunciate ma sappiamo che certamente ci hai lasciati facendo quello che amavi, nell’ultima sfida che, se il ghiaccio non ti avesse tradita, avresti vinto con il cuore gonfio di orgoglio.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5157″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Fabrizio Recchia” elementshape=”square”]

51 anni istruttore di alpinismo e arrampicata libera. Morto il 16 febbraio 2017 per il crollo della cascata di ghiaccio “Bonne Année” a Gressoney-Saint-Jean.

Così lo ricorda il nipote Giulio Rossetti:

“Fabrizio, 51 anni, sposato con Manuela e padre di Alessio, adesso diciottenne.

È sempre stato innamorato della montagna, la sua grande passione, che lo ha portato a diventare istruttore di alpinismo e ad essere un riferimento per tutti gli appassionati della zona e non solo, scrivendo anche dei libri insieme all’amico di sempre Mauro Franceschini. Professionalmente parlando, aveva studiato ingegneria civile presso l’Università di Pisa, per poi essere assunto alla Motorizzazione di La Spezia, dov’era ed è ancora stimato e rispettato da tutti i colleghi, i clienti e i collaboratori della Polizia, la quale nel giorno dell’ultimo saluto gli ha voluto rendere un omaggio degno di un eroe.

Serio e professionale al lavoro, ma anche in montagna, dove curava ogni minimo dettaglio, si trasformava quand’era a casa con la famiglia o gli amici, dove con la sua simpatia e la sua allegria contagiosa era in grado di strappare un sorriso in qualsiasi momento. Stravagante nei modi di vestire, con i suoi abbinamenti di colori improbabili e i cappellini di lana anche quando faceva più caldo, e nei modi di fare, tant’è che in famiglia veniva anche chiamato Mr. Bean da quante ne ha combinate. Ha lasciato un vuoto incolmabile per tutti: famiglia, amici, colleghi… Ma sarà sempre ricordato e portato nel cuore come un grande scalatore, un grande lavoratore e soprattutto un grande uomo che amava la vita e dava tutto per le persone intorno a lui.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5159″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Piero Frassati” elementshape=”square”]69 anni, morto il 4 maggio 2017; tra i fondatori del Soccorso Alpino biellese e istruttore sezionale della Scuola Nazionale di Alpinismo del Cai “Guido Machetto”.

Così lo ricorda la moglie Nicoletta:

“Socio C.A.I. volontario sia del Soccorso Alpino locale che istruttore sezionale presso la Scuola di Alpinismo “Guido Machetto“ di Biella: 50 anni di alpinismo fissati in 6 quaderni scritti fitti fitti e che raccontano la sua esistenza attraverso l’attività alpinistica.

La montagna e l’alpinismo erano la parte più intima e gratificante della vita per Piero.

Il passo costante, l’attenzione sul percorso, la precisione dei gesti erano l’espressione del suo modo d’intendere “l’andare in montagna”. Il rispetto per essa, l’attenta valutazione della via, la preparazione necessaria per limitarne i rischi sono le basi attorno alle quali ha costruito il suo impegno in qualità di istruttore. La sua passione per i nodi e le manovre, affinata con la permanenza trentennale nel Soccorso Alpino locale, e trasmessa agli allievi della Scuola, gli è valso il soprannome di “ Péru Grup “.

Lui non amava mettersi in mostra, il suo sapere e la sua conoscenza le metteva al servizio di chi voleva veramente apprendere, semplicemente. Figura minuta, viso cotto dal sole, inseparabile “sciunta” in testa, sguardo attento rivolto verso l’alto, ha percorso tante vie sul M. Bianco, sul M. Rosa (dove ha compiuto la prima salita invernale dello sperone Sud-Ovest della Piramide Vincent, 05/01/1975 ), sul Cervino, sul Monviso, le Grigne e le Dolomiti. La sua attività alpinistica è nata sulle amate montagne biellesi e lì si è conclusa il 12 marzo 2017: questa è l’ultima data riportata sul sesto quaderno iniziato a gennaio.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5161″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Nando Cassina” elementshape=”square”]64 anni, morto il 26 giugno 2017, socio del Cai di Verres, Istruttore di alpinismo e promotore della Scuola Interregionale di Alpinismo Liguria- Piemonte-Valle D’Aosta.

Così lo ricorda Piera Squinobal, presidente del CAI di Verres:

Nando nel 2004 ha ritirato il distintivo e l’attestato di socio venticinquennale. Agli inizi degli anni ottanta, divenuto istruttore di alpinismo del Cai, ha diretto per 10 anni la nostra scuola “Amilcare Cretier”. È stato uno dei promotori della Scuola Interregionale di Alpinismo Liguria-Piemonte-Valle d’Aosta.

Era una persona sempre presente, attenta, paziente, disponibile. È riuscito a trasmettere alle generazioni di istruttori che ha allevato la passione per la montagna e l’attenzione maniacale per la sicurezza. È grazie a questi insegnamenti che oggi i nostri istruttori sono ancora in grado di trasmettere questi valori a loro volta agli allievi ed ai futuri istruttori. Gli stessi insegnamenti che ci hanno permesso di organizzare tanti corsi di alpinismo e scialpinismo senza incidenti.

Negli ultimi anni si è dedicato, con tanta passione, ai giovani accompagnandoli durante le Settimane Ragazzi, ma anche durante l’anno scolastico in base a progetti concordati con le scuole, per promuovere la conoscenza della montagna ed il suo utilizzo sostenibile. Grazie Nando!”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5256″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Gianfranco Toso” elementshape=”square”]54 anni, appartenente alla Scuola di Alpinismo CAI di Padova. Disperso sul Breithorn l’8 luglio 2017

Così lo ricordano gli amici:

 “Gianfranco” per i suoi familiari, “Prof” per i suoi studenti, “Signor amministratore” per i suoi clienti, “il conte” per chiunque incontrasse la sua signorilità, “GF” per tutti gli amici. Questo alpinista dai mille volti aveva un’enorme passione per la montagna che sapeva trasmettere  a tutti con l’esperienza di un maestro e l’entusiasmo di un bambino.  Un fuoco, una pulsione, come li definiva lui, che lo portava su cime sempre più alte su ghiacciai immensi.  Non era lui a scalare, la montagna lo aveva scelto, la montagna gli era salita nel cuore.  Quando rientrava a casa e svuotava lo zaino aveva l’anima piena.  L’universo verticale lo ha aiutato a sfidare i suoi cieli neri legati alla quotidianità, rendendolo un uomo migliore.  

Noi Ti ricordiamo con il tuo sorriso soddisfatto, pieno di luce e di sogni, un cristallo di ghiaccio luminoso sul Breithorn.

Il nostro amore per te ci ha resi tutti migliori, grazie GF 

I tuoi amici.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5257″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Claude Chaslin” elementshape=”square”]52 anni, alpinista belga precipitato dalla cresta del Lyskamm il 15 luglio 2017.

Precipitato per centinaia di metri dalla cresta del Lyskamm occidentale (4.481 metri) su un pendio di neve o ghiaccio. Il cadavere era a quota 3.700 metri. Sul posto sono intervenuti il Soccorso alpino valdostano e il Soccorso alpino della guardia di finanza di Cervinia. Era partito sabato mattina per la traversata, ma poi non ha piu’ dato notizie e alla sera il gestore del rifugio Quintino Sella al Felik ha dato l’allarme per il mancato rientro. Le ricerche sono state rese difficili dalle pessime condizioni meteo in quota (vento e nubi). Il corpo e’ stato avvistato soltanto la domenica sera successiva durante un sorvolo.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5258″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Lukas Wien e Nele Wehner” elementshape=”square”]Due giovani alpinisti tedeschi di 23 e 21 anni.

Entrambi studenti di Medicina, sono precipitati dalla cresta Sella al Liskamm il 26 agosto 2017.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][vc_column_text]

In questa speciale occasione abbiamo voluto ricordare anche

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5070″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Don Gnifetti” elementshape=”square”]Giovanni Pietro Francesco, figlio di Cristoforo Gnifetta (cognome poi variato in Gnifetti) e Anna Maria Ghigher, nacque nella notte tra il primo ed il secondo giorno dell’aprile 1801.

Fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1823. Mandato a Alagna fu dapprima cappellano, poi vice parroco ed infine parroco dal 1834 fino al giorno della morte avvenuta nel 1867.

Come scrisse il teologo Giuseppe Farinetti nel suo necrologio: don Gnifetti trascorse i suoi anni sacerdotali in perfetta armonia con gli alagnesi: parlava correttamente l’idioma proprio delle genti di Alagna, la lingua dei Walser, ed “era zelantissimo, di una esattezza e puntualità mirabile. Alto nella persona, di aspetto venerando, la sua voce armoniosa e sonora echeggiava maestosa sotto le volte della chiesa; di indole mite, la sua parola semplice ed affettuosa instillava nella mente e nel cuore dei fedeli una istruzione soda ed illuminata, predicando soprattutto ed insegnando coll’esempio il precetto della carità e dell’amore del prossimo.”

Don Gnifetti, però, non si occupò solo della vita religiosa della parrocchia, ma contribuì in modo determinante a migliorare le condizioni economiche e culturali di Alagna. Per una forte spinta religiosa finalizzata a “contemplare più davvicino la magnificenza delle opere del Sommo Creatore”, don Gnifetti iniziò ad esplorare le montagne, in particolare il Monte Rosa.

Dopo tre tentativi falliti di salire la Signal Kuppe finalmente il 9 agosto 1842 la vetta è conquistata.

Nel 1856 don Gnifetti verrà insignito dal Re di Sardegna della Croce di Cavaliere dell’Ordine dei S. Maurizio e Lazzaro e nel 1866, quando il Club Alpino istituì la prestigiosa categoria dei Soci Onorari, sarà uno dei primi tre “Onorari” insieme al canonico valdostano Georges Carrel ed Enrico Tirone.

Don Gnifetti continuò ad andare in montagna anche in età avanzata:

Nonostante avesse trascorso la sua vita praticamente tutta in Alagna morì a Saint-Étienne il 20 ottobre 1867. La salma venne inumata nel cimitero della città, nel settore riservato ai sacerdoti cattolici.

Le esequie solenni ebbero luogo il 13 novembre ad Alagna.

Le spoglie di don Giovanni Gnifetti torneranno ad Alagna nel 1967, in occasione dei festeggiamenti per i 100 anni della Sezione del CAI di Varallo. Traslate da Saint-Étienne fino sulla sua vetta, vennero lì tumulate in una nicchia ricavata nel muro di sostegno della Capanna Osservatorio “Regina Margherita”.

Nel 1992, in occasione del 150° anniversario della conquista della Punta del Segnale, la comunità di Alagna e la Sezione apposero sul muro della Chiesa Parrocchiale una lapide in bronzo.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]