Caduti 2016

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5101″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Paolo Lugli” elementshape=”square”]56 anni, morto il 24 luglio 2016 precipitando dalla cresta dello Stolemberg.

 

Così lo ricorda il fratello Claudio:

“Paolo nasce a Reggio Emilia il 18 maggio 1960. Diplomato ragioniere entra subito nel mondo del lavoro. Da sempre amante dell’attività fisica pratica prima ciclismo su strada poi Mountain Bike e sci da fondo; quest’ultimo lo avvicina alla montagna che diventerà l’unica sua passione per i seguenti 35 anni. Penso che siano pochissimi i rifugi ed i sentieri, dal Piemonte al Veneto, che non portino la traccia dei suoi scarponi. Di carattere introverso e schivo trovava nella vastità e nei silenzi della montagna la propria dimensione. Poi la malattia e gli interventi, vissuti con grande forza e dignità, ne hanno ridotto le capacità fisiche ma la passione lo portava comunque in alto su sentieri meno impegnativi. Il destino lo aspettava poco oltre il passo Salati nel mattino del 24 luglio 2016 per portarlo ancora più su.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5135″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Giovanni Boggio” elementshape=”square”]ha perso la vita il 22 agosto 2016, all’età di 75 anni, precipitando durante un’escursione in Valle d’Aosta lungo la cresta del M. Maurin in Valgrisenche mentre era in compagnia del fratello e di un amico che nulla hanno potuto fare.

 

Così lo ricorda il fratello Nelson:

“Alpinista di una levatura straordinaria, molto riservato, di grande statura etica e morale, in possesso di un’educazione e di un rispetto nei confronti del prossimo, superiori al normale. Aveva delle qualità eccezionali sia tecniche che di conoscenza delle montagne a tutti i livelli dai Quattromila delle Alpi alle vette minori, dalle montagne Andine all’Himalaya e all’Alaska.

Istruttore di alpinismo tra gli anni 70 e 90 della Scuola Nazionale di Alpinismo “G. Machetto” della sezione di Biella del C.A.I. Accademico del CAI dal 1981.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5139″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Raphaël Berclaz ” elementshape=”square”]49 anni, morto il 28 agosto 2016 per la caduta di una cornice di neve al Colle Gnifetti.

Era un architetto conosciuto in tutto il Vallese centrale, sua regione d’abitazione e d’origine.

Fu molto impegnato nella vita associativa del suo villaggio, in cui brillava per il suo attivismo e per la sua disponibilità ad accettare spesso ruoli dirigenziali e di responsabilità nelle diverse commissioni sportive, come lo Sci club, nel canto corale, ecc. Nonostante il suo atteggiamento discreto, occupava molto spazio nella vita sociale.

Praticava essenzialmente lo scialpinismo; l’ambiziosa salita alla punta Dufour con l’amico Frédéric, rappresentava l’obiettivo più recente che i due amici si erano posti.

La famiglia, gli altri compagni di cordata, tutti gli amici (soprattutto quelli del gruppo cosiddetto “brou de noix”, cioè “mallo di noce” ) sono nel dolore, e rivolgono un pensiero a Raphaël in questo luogo e presso questo rifugio in cui è passato con gli altri compagni il 27 e 28 agosto scorsi, trascorrendovi  la notte.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5141″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Frédéric Zufferey” elementshape=”square”]47 anni, morto il 28 agosto 2016 per la caduta di una cornice di neve al Colle Gnifetti.

Frédéric aveva quasi 48 anni. Aveva creato 20 anni fa la sua impresa di idraulica, in cui trovava impiego una quindicina di persone. Faceva l’insegnante, suonava musica ed era sempre in giro. Era anche lui molto impegnato nella vita associativa della sua regione, musica, montagna, politica, modellismo, ecc., erano le sue passioni.  Si occupava di un vigneto e produceva vino. Praticava tanti sport e aveva tanti hobbies: bici, camminate in montagna, scialpinismo, ecc. Diciamo che, in generale, era sempre molto impegnato, troppo impegnato, sempre disponibile per tutti, clienti, amici, famiglia e sempre di buon umore!

Era in grado di dire il nome di tante cime del Vallese, almeno molte più di me, ed era fiero di averne conquistate alcune. L’ultimo suo progetto era proprio la salita alla punta Dufour, punto culminante della Svizzera.

Ma innanzitutto era il marito di Sylvie e padre di quattro figli: Albert, 17 anni, Jeanne, 13 anni, Céline 11 anni, Charlotte 10 anni, a cui rivolgo da qui  tanti pensieri affettuosi.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5143″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Daniel Salamin” elementshape=”square”]Morto il 28 agosto 2016 per la caduta di una cornice di neve al Colle Gnifetti.

Nato a Veyras il 24 marzo del 1981, era un informatico di gestione. Pieno di energia, curioso, interessato, motivato a provare, scoprire, imparare, gustava pienamente la vita, facendo ogni sorta di esperienze edificanti: la natura e la montagna erano la sua passione! Suonava la fisarmonica per animare le serate ed era molto apprezzato fra le persone che facevano un tratto di strada con lui.

Papà di Léo e Mathis, ancora piccolini, ha saputo trasmettere loro la gioia di vivere.

Il 28 agosto 2016 Daniel ha scalato la montagna più alta del mondo. Dal Monte Rosa, caro Daniele, veglia su di noi.

Un pensiero commosso vada anche a tutte le famiglie degli altri defunti, presenti alla commemorazione

La tua sposa, Lysiane.

Nell’album della chiesetta sono depositati i disegni di Léo e Mathis per papà Dan (che potete vedere qui sotto) e una foto di famiglia.[/cq_vc_profilepanel][cq_vc_gallery images=”5237,5238″ itemwidth=”350″ minwidth=”350″ retina=”on”][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][vc_separator][cq_vc_profilepanel headerimage=”5146″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Lodovico Sella” elementshape=”square”]87 anni, morto il 26 settembre 2016.

Discendente del fondatore del Cai Quintino, e di Vittorio, “l’inventore” della fotografia di montagna, presidente della sezione di Biella per tre mandati e tra i fondatori di Mountain Wilderness.

Così lo ricorda la figlia Angelica:

“Lodovico (Biella, 1929-2016) amava molto natura e montagna. Fu un appassionato e colto osservatore del paesaggio, con spiccato interesse per la botanica e per le popolazioni autoctone.

Frequentò la montagna con questo spirito, animato da grande curiosità e desiderio di conoscere.

Dedicatosi da giovane anche ad attività prettamente alpinistiche, con salite sulle Alpi come Cervino e G. Jorasses, o in Turchia su Ararat e in Iran su Alam Kooh, per tutta la vita non perse occasione per esplorare: dalle innumerevoli gite nelle vallate vicino a casa e in altri luoghi delle Alpi e degli Appennini, ai lunghi viaggi in Medio Oriente, Oriente e Sud America.

Sposatosi a trentaquattro anni, ebbe tre figli.

Laureato in Legge, inizialmente orientò la sua vita lavorativa all’attività bancaria. A cinquant’anni, appoggiato dalla famiglia, istituì la Fondazione Sella onlus, ente votato alla conservazione e alla valorizzazione della memoria storica e dotato di un vasto archivio documentale e fotografico, che presiedette fino alla morte dedicando molto impegno alla ricerca sulla montagna e sulla sua storia.”

Bisnipote del fondatore del CAI Quintino Sella, fu presidente della sezione di Biella per tre mandati e tra i fondatori di Mountain Wilderness.[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5148″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Bruno Taiana” elementshape=”square”]78 anni, morto il 10 novembre 2016, socio del Club Alpino Italiano, istruttore per molti anni della Scuola nazionale di alpinismo.

 

Così lo ricorda la moglie Claudia:

“Bruno Amava la montagna, la natura, i grandi spazi e l’avventura.

Era uno spirito libero, indipendente, ma eterno boy scout, sempre pronto a dare una mano a chi aveva bisogno.

La montagna è stata la sua passione la sua vita. La sua attività alpinistica ha spaziato

dalle salite classiche sul gruppo del Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino e Gran Paradiso fino alle Ande Peruviane con la spedizione “Città di Biella” nel 1963.

Con Guido Machetto, che lui definiva “un vero amico” ha anche tentato la parete Nord dell’Eiger.

Per molti anni è stato membro del Soccorso Alpino e della Scuola di Alpinismo del CAI di Biella.

Di professione faceva il “Guardiacaccia”.

Siamo stati sposati per 44 anni e abbiamo condiviso le gioie e i dolori della quotidianità.

L’amore per la montagna è sempre stato vivo ed è continuato con stupendi trekking in Patagonia, nell’infinito deserto del Sahara, in Kenia, nella giungla amazzonica; nella giungla nepalese…

E poi…. seri problemi di salute hanno trasformato la nostra vita. E poi…. la fine.

Dai suoi diari emergono legami profondi di amicizie vere e sincere nate in montagna che gli occhi lustri dei suoi vecchi amici mi hanno confermato e commosso.

Con la sua morte per me sono morti i progetti per il futuro, il sogno di una serena vecchiaia fatta di piccole soddisfazioni e sentimenti sinceri, tuttavia gli anni vissuti insieme, i bei ricordi, e sono tanti, mantengono vivo Bruno nella mente e nel cuore.

Essere ricordato qui gli sarebbe piaciuto. Grazie”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5150″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Martina Mazzon” elementshape=”square”]22 anni, morta il 21 dicembre 2016, per malattia, iscritta al Cai di Biella dal 2010 e frequentante la Scuola di scialpinismo.

Così la ricorda la mamma Elisabetta:

“Martina, amante delle montagne e delle sue vette innevate frequentò dapprima il corso base di sci alpinismo seguito poi da quello avanzato che le permisero di apprezzare ancor più l’ambiente, le montagne e i panorami.  Frequentò pure il corso di alpinismo per completare la propria formazione spendendo e ricercando ogni singolo secondo di vita, amando l’azione e i sentimenti che sbocciano rigogliosi da ogni istante di questa pienezza.

Persona intensamente viva, studentessa modello al quarto anno di medicina riusciva a portare avanti meravigliosamente i mille impegni scolastici e di lavoro con le varie attività ludiche, la montagna in primo luogo. Ora starà percorrendo con serenità e tranquillità alti sentieri vivendo emozioni uniche e inaspettate.

Lo scorso ottobre, all’età di 22 anni, Martina era in partenza per un trekking in Nepal a lungo sognato, quando, improvviso si manifestò il terribile male ed il 21 dicembre 2016 iniziò il suo viaggio tra le alte cime del Paradiso.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5170″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Franco Giuliano” elementshape=”square”]67 anni di Mezzenile (Torino) travolto da una valanga nella Valgrisenche, poco sotto la vetta del Rutor il 20 aprile 2016.

Così lo ricorda la sua famiglia:

“Chi ha conosciuto Franco ha potuto apprezzarne la lealtà, l’onestà, la sincerità e la capacità lavorativa. Era una persona che dava sicurezza. È stato un buon compagno di vita come marito ed un padre meraviglioso per Alberto: è stato il suo maestro, il suo punto di riferimento. E da tre anni era il paziente, dolce e tenero nonno di Valentina.

Ma Franco amava la montagna in tutte le sue sfaccettature, in tutte le stagioni. Lui aveva bisogno di andare in montagna per stare bene. E noi lo lasciavamo andare, l’importante era che tornasse a casa… è sempre stato così fino a mercoledì 20 aprile. Quel giorno non è più tornato.

Ha lasciato un vuoto incolmabile.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5171″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Pietro Gilodi” elementshape=”square”]60 anni di Cellio (Vercelli) ex gestore del Capanna Margherita e volontario del Soccorso, travolto da una valanga nella Valgrisenche, poco sotto la vetta del Rutor il 20 aprile 2016.

Così lo ricorda il nipote Davide Recrucolo, Comandante della stazione della Guardia di Finanza di Riva Valdobbia:

“Piero si è avvicinato alla montagna dal nulla, iniziando sul Monte Rosa in modo umile, fino a sfociare in una vera e propria passione per tutte le montagne. Ad un certo punto della sua vita, ha deciso di vivere la montagna nella sua totalità e non solo andarci per scopo ricreativo. Diventa così, Gestore della Capanna Gnifetti e del Rifugio Margherita, ma le montagne europee non bastavano più, e la sua curiosità lo ha portato in varie parti del mondo, dalle Ande del Sud America alle Montagne del Nord America, Africa e Asia, ma soprattutto in Nepal dove si sentiva a casa.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]