Caduti 2015

[vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5166″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Roberto Landucci” elementshape=”square”]50 anni, alpinista e giornalista, originario di Milano e residente a Roma, morto l’8 agosto 2015 sulla Cresta del soldato, alla Punta Giordani.

Così lo ricorda la moglie Anna:

“Roberto ci ha lasciati nel suo cinquantesimo anno di vita, tra queste montagne che desiderava raggiungere e ammirare. I suoi occhi azzurri si illuminavano quanto tornava a casa dopo un’escursione, contento e grato di potere qualche volta soddisfare questa sua passione.Non era un fanatico della montagna, gli piaceva contemplare l’orizzonte che dall’alto spaziava verso l’infinito. Ma amava anche coltivare la bellezza della natura. In silenzio, con nostra figlia Giulia, ascoltavamo in montagna il verso delle marmotte, guardandole da lontano nascondersi nelle loro tane. E quando passeggiavamo in montagna, si teneva per sé un ultimo tratto, dieci minuti di camminata verso l’alto per contemplare le cime e amarle di più. E, più in basso, noi ne aspettavamo il ritorno. E tornava sempre felice. L’8 agosto non è più tornato e questo ci procura ancora una grande tristezza e rimpianto. Se ne è andato tra le sue montagne e l’ultimo sguardo è stato per questi colori.Amava la sua famiglia, i suoi figli Giulia e Martino che tanto seguiva, e il suo lavoro, giornalista politico­economico della Reuters, un lavoro che svolgeva con impegno, mai stanco di imparare qualcosa di più. Pensava che il lavoro fosse anche studio, un modo per migliorarsi nell’intelligenza e nell’esempio verso i figli.

Ci manca, ma quello che Roberto è stato per molti rimarrà e lo porteremo nel cuore per sempre.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5167″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Susanna Mina” elementshape=”square”]43 anni, infermiera professionale del 118, abilitata al servizio elisoccorso regionale, precipitata dalla cresta dei Chardon che sale al monte Mars, la massima elevazione delle Alpi Biellesi, il 20 settembre 2015.

Così la ricorda Enzo Rosso, amico e volontario dell’elisoccorso:

“A chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerla da vicino di lei rimarranno per sempre ed inequivocabilmente la sua inesauribile voglia di fare. Amava profondamente il suo lavoro, come le sue bellissime figlie Sandra e Arianna. Averla avuta al proprio fianco in innumerevoli missioni di soccorso nonché in un quotidiano di vita trascorso insieme, mi ha dato la possibilità di conoscere la sua dedizione e professionalità impeccabili, le sue doti di umanità encomiabile dimostrata con la sua instancabile disponibilità nei confronti di chiunque potesse avere bisogno. Non per ultimo le sue passioni, tra le quali la montagna, che aveva scoperto negli ultimi tempi, ma in modo così forte, da non lasciare spazio ad altro. 
Splendido è il suo ricordo, ed altrettanto splendida è la sua presenza nei nostri cuori e nei nostri pensieri.  Vola in alto come meriti Susy.”
[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5168″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Marina Janin” elementshape=”square”]61 anni, originaria di Challand Saint-Anselme. Morta sotto la cima Pierre Blanche, in Val di Gressoney, il 15 novembre 2015.

Così la saluta il figlio Patrick:

“Ciao Mamma,

approfitto di questa occasione per darti il saluto che non siamo riusciti a farci visto che la montagna tanto amata ti ha portato via improvvisamente. 

I tuoi nipotini chiedono di te e manchi tantissimo a tutti.  Spero di essere con loro premuroso e dolce come lo sei stata tu con me.  I tuoi insegnamenti e il tuo ricordo mi aiutano ad affrontare i problemi quotidiani.

Sei una mamma speciale che ha affrontato la vita con forza e tenacia cercando e riuscendo a sconfiggere problemi di salute che avrebbero potuto costringerti a star ferma e dolorante.  Sono molto orgoglioso di te e sono contento che tu abbia saputo apprezzare e godere le bellezze del mondo, soprattutto della montagna.

Ogni volta che rientravi da una gita la luce nei tuoi occhi rispecchiavano la soddisfazione e la felicità che cercavi di trasmettere anche con le innumerevoli foto che scattavi ogni volta.

Marina Janin: altezza: 165 cm; bionda, generosa, pittrice di paesaggi meravigliosi, postina, casalinga, grande camminatrice, ma soprattutto… la mia Mamma.

Addio.”

 [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5169″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Don Luciano Ghirardo” elementshape=”square”]

91 anni, sacerdote salesiano della comunità di S. Benigno Canavese, amico e sostenitore della Madonna dei Ghiacciai, morto il 30 gennaio.

Così lo ricordano gli amici e i suoi confratelli Salesiani:

“Carissimo Don Luciano, hai avuto una lunga esistenza e non basterebbero pagine e pagine per descrivere la tua personalità dinamica, poliedrica e creativa.

Hai amato ed imitato don Bosco consumando la tua vita senza risparmiare fatiche e sacrifici.

Hai fatto dell’oratorio Il luogo privilegiato dove incontrare il Signore nei giovani.

Hai ammirato, contemplato e goduto della bellezza di Dio nell’amore al creato ed alle montagne.

Hai purificato il tuo animo nell’esperienza della sofferenza sostenuto da una filiale devozione

a Maria Ausiliatrice.

Ora ti pensiamo in cielo mentre sei alla ricerca di qualche nuvola da scalare e qualche salita pedalabile. Non da solo però, ma seguito da un bel gruppo di giovani tutti rigorosamente in fila indiana dietro a colui che è stato per loro una guida.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5189″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Fabrizio Bozzola” elementshape=”square”]51 anni, legato al CAI di Biella, precipitato dalla vetta dell’Asnas, in alta Val Sessera l’11 gennaio 2015.

 

Gli amici lo ricordano così:

«Fabrizio, una sera in palestra hai chiesto: “Io e Lella vorremmo iscriverci al corso di scialpinismo”; da allora ne abbiamo fatte di cose insieme, poi un giorno Lella ci ha ‘lasciati’, creando un vuoto immenso in tutti noi. Tu hai ricominciato a venire in montagna portando nello zaino le sue foto, la sua bandana, i suoi occhiali.

La montagna ha riempito i tuoi occhi di immagini uniche, ha fatto in modo che trascorressi del tempo con i tuoi amici, quelli con cui hai condiviso i tuoi silenzi, i tuoi sguardi lontani, quelli che non potranno mai dimenticare chi sei.  Fabrizio, eri molto riservato, ma molto sensibile e disponibile verso tutti. Dicono che gli amici veri sono quelli conosciuti in giovinezza e/o comunque durante il periodo della scuola. Noi abbiamo cominciato a frequentarci da pochi anni, ma era come se ci fossimo conosciuti da sempre.

Sei e sarai sempre nei nostri cuori.»[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5190″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Massimo Canella” elementshape=”square”]59 anni, legato al CAI di Biella, morto il 1 giugno 2015 al Monviso.

 

«Quando Massimo e Nicolò Canella sono arri- vati al CAI, con l’intenzione di frequentare il corso di alpinismo, non siamo stati certo avari di ironia… Tanto male assortita sembrava la coppia… Nicolò, così giovane e molto sulle nuvole, in maniera quasi irritante a volte, Massimo invece altrettanto giova- ne ed entusiasta di tutto in quel modo ingenuo, ma genuino che lo rendeva inconfondibile.

Questi pochi anni ci hanno reso un Nicolò eun Massimo diversi. Padre e figlio si sono dovuti confrontare con una passione che pian piano è cresciuta e maturata in loro, e che li ha portati ad

affrontare la montagna delle alte vette con crescente entusiasmo, pur sempre accompagnato da profondo rispetto. La loro personalità alpinistica si è cosìpian piano formata, il loro sguardo si è fatto più consapevole e sicuro, i loro sogni più concreti e definiti…

La montagna che li ha tanto uniti, con quel miracolo che solo la condivisione degli atti semplici della vita riesce a generare, li ha infine separati…

Non sappiamo perché, questo dovremo cercare di capirlo col tempo… In questo momento abbiamo invece davanti solo il vuoto, lasciato da una persona speciale, che ci mancherà sempre: innamorata della vita e disposta a mettersi in gioco fino in fondo.

A noi tutti resta l’onore di aver condiviso un tratto del nostro cammino con Massimo… Ci resta il ricordo della sua risata contagiosa, dei suoi occhi accesi e irrequieti, della sua fame di vivere che speriamo continui ad esserci di aiuto nei momenti bui. Ci resta quanto ci ha dato, ed è qualcosa di molto prezioso.

Offriamo a lui gli ultimi passi che conducono alla prossima cima, cercando a nostra volta di renderli preziosi, come avrebbe di certo fatto lui.»[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5172″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Daniela Cartotto” elementshape=”square”]

45 anni, di Borgosesia, morta il 24 aprile presso l’alpe Mud, nel Vallone Mud, socia del CAI Varallo.

Così la ricorda il marito Giuseppe Tisato:

“Daniela è stata soprattutto madre.
I suoi figli Andrea, Francesca e Alice sono sempre stati la sua priorità,
Per loro ha lottato, combattuto e sofferto per garantire loro un futuro sereno.
Non ha avuto una vita facile, ma ha sempre affrontato le avversità senza scoraggiarsi, come un’ascesa in montagna.
La montagna per lei era pace, tranquillità, solitudine.

Era un sostegno per chiunque le stesse vicino e ne avesse bisogno.

Per noi suoi cari è stata sostanza, progetti e forza.”

Ora da lassù, dove sei arrivata, proteggici e guidaci come facevi quando eri con noi.

Ciao Dany.”

[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5099″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Andrea Ghiardi” elementshape=”square”]

46 anni, morto il 29 novembre 2015 stroncato da un infarto, alla Colma di Mombarone, guida alpina, vice-presidente delle guide alpine di Gressoney.

 

Così lo ricorda la moglie Cristina insieme alla figlia Carola:

“Andrea, per chi lo conosceva bene, era una persona di poche parole, come quasi tutti i veri ‘montagnin’, ma generoso e disponibile con tutti, con un’unica e grande passione per il suo lavoro in montagna e l’amore per la sua famiglia.

Fin da bambino ha iniziato a frequentare le montagne di casa soprattutto quelle delle vallate piemontesi del Gran Paradiso e della valle d’Aosta. Guida Alpina dal 2003, trasferitosi in valle d’Aosta, dove prestava servizio anche come “pisteur securiste” presso la Società Monterosa, diventa vice presidente della società delle Guide di Gressoney Saint Jean, dove viveva con me e con la piccola Carola.

Le sue specialità erano diverse, ma tra tutte spiccava l’arrampicata a ragazzi e bambini che trasmetteva con professionalità e divertimento e con i quali, per innata predisposizione, amava lavorare.

Ora, Andrea, quante montagne potrai vedere e percorrere da lassù… proteggici e aiutaci a colmare il vuoto che ci hai lasciato, tutto ci parlerà di te perché, anche se di poche parole, avevi molto da dire e da trasmettere. Ci manchi anche se vogliamo fare nostre le parole di S. Agostino: “L’assenza non è assenza, abbiate fede, colui che non vedete è con voi.” Io e Carola lo sappiamo bene… e il tuo amore e la tua anima sarà sempre con noi.”[/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row][vc_row animation=”fadeIn”][vc_column][cq_vc_profilepanel headerimage=”5192″ headerheight=”400″ avatartype=”image” avatarimage=”5119″ captiontitle=”Carmen Sarteur” elementshape=”square”]47 anni, revisore dei conti del CAI di Verres, morta in Argentina il 28 giugno 2015

Ecco il profilo di Carmen SARTEUR:

«Cresciuta a Challand St. Victor, aveva scelto di non avere confini, la sua casa era il mondo, la sua famiglia era allargata a quanti avessero bisogno di aiuto e sostegno e ai quali dedicava tempo e energie. Sempre in viaggio insieme al marito Loris con lo zaino sulle spalle, con quegli occhi curiosi pronta a cogliere il bello dei luoghi e delle persone, aveva il coraggio di vivere giorno per giorno affrontando imprevisti e difficoltà.

Carmen avrebbe compiuto 48 anni il prossimo ottobre. È morta il 28 giugno 2015 nel Nord Ovest dell’Argentina, nel cuore del Parco nazionale El Rey. L’ha stroncata una febbre altissima, probabilmente provocata dalle punture delle zecche.

Ha dato in questi anni un contributo importante alla Sezione di Verrès del Club Alpino Italiano, è stata un valido membro del Direttivo, partecipe anche quando si trovava dall’altro capo del mondo, ma soprattutto è stata una cara amica. La ringraziamo per questo.

A tutti noi resterà solo il suo ricordo che terremo vivo impegnandoci a essere un po’ come lei. Nel tempo a venire forse a qualcuno sarà dato di vedere il suo viso tra i colori dell’arcobaleno dopo una pioggia di primavera oppure di sentire la sua inconfondibile voce tra le pieghe del vento che risale la Valle d’Ayas nei pomeriggi d’autunno ma ai più per ricordarla non resterà che guardare il cielo di sera ad occidente verso le Americhe e forse l’apparire di qualche nuova stella mai vista prima indurrà a pensare che anche Lei ci sta guardando sorridente dicendoci che il suo viaggio continua…» [/cq_vc_profilepanel][vc_separator][/vc_column][/vc_row]