10 luglio 1967. La Cappella, trasportata con un camion gentilmente offerto dalla ditta F.lli Gondrand, è giunta fino ad Alagna.

 

10 luglio 1967. Da qui salirà a Punta Indren (3200 m.) usufruendo dello splendido impianto funiviario messo a disposizione dall’ing. Giorgio Rolandi.

La difficoltà principale fu il trasporto delle travi del tetto e delle tavole delle pareti perimetrali e del soffitto, tutti elementi in larice massiccio e quindi molto pesanti ed ingombranti. Ricordo che la Società Funivie del Monte Rosa ci autorizzò a smontare i vetri della cabina della funivia onde poter caricare i materiali lunghi e pesanti che fuoriuscivano dal vagoncino appeso alla fune portante. Il materiale parte sulle funivie della Società “Monrosa”, messe a disposizione dall’ing. Giorgio Rolandi, (munificentissimo benefattore e mecenate di tutte le iniziative valorizzanti la sua natia Valsesia e anche per noi uno dei più grandi benefattori), e si fermerà 2000 metri più in alto, a Punta Indren (3260 mt.); fu poi caricato su slitte e trasportato sul ghiacciaio del Garstelet fino alla base della piccola teleferica di Capanna Gnifetti.

6 luglio 1967. Il primo colpo di pala da parte di don Franco Delpiano, progettista della Cappella, sul luogo dove verrà eretta la piccola costruzione.

Si pongono le prime pietre del basamento offerto dalle Guide Alpine di Alagna e interessamento del sindaco cav. Giovanni Chiara

Il materiale per la costruzione della Cappella attraversa sulle slitte il ghiacciaio di Indren.

13 luglio 1967. L’ultimo carico, e il più prezioso: la Croce, attraversa il ghiacciaio di Indren trainato dai ragazzi del Gruppo Chiesetta Alpina.

 

13 luglio 1967. La prima parte del faticoso lavoro di trasporto è conclusa, si posa sodisfatti attorno alla croce.

Alla fine di tutto questo lungo, pesante, laborioso ed estenuante trasporto, tutti i materiali giunsero a quota mt. 3647 dove, in precedenza, era stato scelto da Don Delpiano il punto più idoneo per erigere la Chiesetta e dove i ragazzi del gruppo “Chiesetta Alpina” ormai da 15 giorni picconavano la cresta pietrosa. Il 15 luglio abbiamo cominciato a ricomporre i 65 quintali di materiale.

Prima S. Messa celebrata da don Capra. Non appena furono collocate le travature di base e le prime centine delle orditure verticali portanti, furono disposte due tavole orizzontali, a debita altezza, che servirono da Altare: era la domenica 16 luglio 1967 e Don Capra si accinse a celebrare la prima Messa, nel sole del mattino, mentre tutti noi: falegnami, aiutanti, guide e operai vari, a capo scoperto, assistevamo per la prima volta alla celebrazione del Sacro Uffizio che veniva effettuato nella nascente Chiesetta della Madonnina dei Ghiacciai, tra l’entusiasmo di noi tutti presenti lassù, e degli amici della Tecnolegno a Torino perché si stava realizzando un’opera molto importante.

Nel giorno seguente, a metà pomeriggio, sentimmo gridare in direzione della Piramide Vincent. Alcuni uomini si sbracciavano facendo cenni di aiuto. Fu mandato un giovane a vedere che ritornò subito dicendo che un ponte di neve aveva ceduto ed un alpinista era precipitato in un crepaccio, ma era vivo e ad una decina di metri di profondità. Immediatamente prendemmo corde, pale e tavole di legno da mettere di traverso al crepaccio che raggiungemmo in meno di mezz’ora. Il Sig. Girardi diresse le operazioni di salvataggio e, con le corde fu agganciato il malcapitato; era uno svizzero che ritornava con alcuni amici da una escursione alla Capanna Margherita. Era ferito leggermente, e camminare.

Sabato 22 luglio. La copertura in lamiera è terminata.

 

I giorni 20-21-22-23 luglio tutta la struttura è stata rivestita di lamiera: lavoro compiuto con grande difficoltà poiché la natura scatena in continuità bufere di vento, grandine, neve.

La costruzione in pochi giorni fu ultimata, pronta per essere benedetta il 5 Agosto 1967, alle ore 12; una nuova Casa del Signore! “Quella Casa è una modesta, piccola opera creata dalla devozione dell’uomo per il Signore e collocata lassù, con entusiastica devozione, sulle falde del Monte Rosa, nello splendido scenario degli alti monti, opera grandiosa ed immortale che la mano del Signore ha creato per gli uomini”.

Domenica 23 luglio. La Cappella è terminata! I ragazzi del gruppo ancora presenti ai lavori si raccolgono attorno alla croce: finalmente sorride anche il “Ciccio” (ultimo a destra).

La costruzione della cappella è stata sponsorizzata dai giornali su cui scriveva lostesso don Vesco; il suo amico don Franco Peradotto così scrisse sul quotidiano “L’Italia” il 16 aprile 1967: «L’iniziativa è partita da un gruppetto di
studenti del “Valsalice”, l’istituto presso il quale don Aristide Vesco era insegnante e direttore spirituale, e sta già riscuotendo quel successo di adesione e di entusiasmo che non può mancare alle iniziative giovanili. La costruzione della cappella richiederà molti sacrifici di denaro e di energie. L’edificio dovrà essere solido e artisticamente valido.

Ma il pensiero di don Vesco sostiene l’iniziativa che vuole essere un segno di gratitudine da parte dei suoi giovani. La cappella nella zona della “Capanna Gnifetti” diventerà, per la catena del Monte Rosa, un altro punto spirituale come lo è già il famoso “Cristo delle vette”, eretto nella immensità dei ghiacciai del Rosa per iniziativa del quotidiano torinese “Il Popolo Nuovo”. Due particolari doni renderanno assai significativa la presenza di questa chiesetta sulle Alpi: la statua della Madonna, dono personale al rifugio Gnifetti dell’attuale Pontefice Paolo VI, quando era Arcivescovo di Milano e l’altare della cappella che sarà offerto dai genitori del compianto don Aristide Vesco. La cappella, secondo quanto è stato comunicato dall’Ente Nazionale “chiesette alpine” dovrebbe risultare la più alta d’Europa. Sorgerà infatti a quota 3647 mt. e supererà di quasi cento metri quella di cima Vioz, nell’alta Valle di Pejo, che attualmente detiene il primato con metri 3555. Naturalmente non potrà che essere dedicata alla “Madonna dei Ghiacciai”».

E ancora don Peradotto, sempre sul quotidiano “L’Italia” del 21 maggio 1967 dice: «La Ditta torinese Tecnolegno, del geometra Felice Meyrone forte della sua lunga esperienza nella realizzazione di costruzioni in legno per montagna ed alta montagna, disseminate ormai in tutte le più note località alpine (Cervinia, Courmayeur, Alagna e Mera Valsesia, Bardonecchia e soprattutto al villaggio Gran Pace di Cesana che con i suoi 2250 mt. costituisce il più elevato villaggio di Europa) ha accolto l’invito a costruire la cappella “Madonnina dei Ghiacciai” con l’entusiasmo e il giovanile coraggio di chi affronta il tormentato regno dei ghiacciai per collocarvi severe costruzioni che consentono all’uomo di abitare anche lassù, donde la natura respinge ogni segno di vita e dove attrae soltanto la potente e selvaggia bellezza dei fenomeni glaciali ed
ineguagliabili visioni panoramiche. Intanto il 30 aprile, approfittando della vacanza scolastica, soci del Gruppo Chiesetta Alpina sono saliti alla quota 3647 mt. della Capanna Gnifetti dove avevano avuto appuntamento coi dirigenti del CAI di Varallo Sesia. L’incontro col presidente ing. Gianni Pastore, il geom. Riccardo Milone, il geom. Fuselli ed il gestore del rifugio, cav. Enrico Chiara è stato improntato alla cordialità che la montagna ispira ai suoi amatori. L’ing. Gianni Pastore ha espresso il più vivo compiacimento, all’iniziativa dei ragazzi torinesi che vogliono erigere lassù un tempietto che esprima il loro amore alla Vergine e la loro gratitudine al maestro don Aristide Vesco …».

Intanto arrivano nuovi doni per la Cappella:

Statuetta che raffigura la celebre Madonnina che spicca sul Duomo di Milano offerta dall’Arcivescovo della città, Mons. Giovanni Battista Montini, diventato poi Papa Paolo VI°, nel 1960 alla spedizione alpinistica  “Cento Donne sul Rosa”, alla quale parteciparono 118 alpiniste, ideata su iniziativa del giornalista Fulvio Campiotti del “Corriere della Sera” per ricordare due alpiniste cadute sul Cho Oyu (sesta vetta del mondo nel 1953): Claude Kogan e Claudine van der Stratten.

 


Il crocifisso scolpito dall’artigiano valdostano Luigi Meynet è stato offerto dall’ing. dott. Carlo Benzo, assessore all’Industria e Commercio per la Regione Valdostana

 

La campanella. Reca le immagini del Crocifisso, della Vergine, di don Bosco, lo stemma del C.A.I. e la scritta “Pax hominibus”: augurio di pace lanciato agli uomini dalla più alta campanella che suoni sulle Alpi; è dono dell’ing. Gianni Pastore di Valduggia, presidente del C.A.I. di Varallo Sesia.

– La croce campanile è stata offerta dalla Società Industriale Cogne.
– La pisside ed i paramenti sono dono delle religiose dell’Istituto Sacro Cuore in Valsalice presso le quali Don Vesco esercitò il ministero sacerdotale.
– L’editrice Marietti ha donato un messale.
– Il cav. Soffiantino i candelieri.
– Alcune religiose le tovaglie dell’altare, altre religiose due camici.