Presentazione.

Questa Cappella è nata dal cuore di un gruppo di giovani del liceo Valsalice di Torino che hanno voluto creare un ricordo al loro amico, educatore, guida spirituale, Don Aristide Vesco, caduto al monte Ciampono (Gressoney) il 9 luglio 1966.

È stata realizzata in un clima di simpatia e di solidarietà che ha moltiplicato gli amici e benefattori. Progettata dall’architetto Don Franco Delpiano ed eseguita dalla ditta “Tecnolegno” del geom. Felice Meyrone di Almese, è stata trasportata ad Alagna dalla ditta “Gondrand” e sollevata a Punta Indren dalle funivie “Monrosa” dell’ing. Giorgio Rolandi. E’ stata trainata a Capanna Gnifetti da giovani volontari “Gruppo Chiesetta Alpina” raccolti attorno a Giamberto Gatti, allievo di Don Aristide Vesco, animati da Don Giuseppe Capra e Don Giovanni Tagliero ed assistiti nel trasporto dalle “Guide – Portatori” di Alagna, in particolare Enrico Guala e Felice Rimella, che hanno costruito il muro di basamento; fu rivestita in lamiera dal geom. Mattiotto di Torino. Venne inaugurata e benedetta il 5 agosto 1967 da S. E. Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo di Ivrea, concelebranti il Superiore Regionale Salesiano Don Amedeo Verdecchia, il prevosto di Varallo Don Ercole Scolari, il parroco di Gressoney La Trinitè Don Paolo Brunodet e il parroco di Alagna Don Luigi Ottone e molti amici di Don Vesco; animava la celebrazione il maestro Don Domenico Machetta che eseguì, con 40 giovani cantori, la “Messa per coro di montagna a 4 voci pari”, composta per questa occasione; si notavano vari cappelli alpini attorno al Col. Arturo Gattidi Montafia: dopo il 1977 compariranno sempre più gagliardetti e vessilli di varie sezioni dell’A.N.A.

Statuetta donata nel 1960 dal Card. G. B. Montini di Milano (futuro Papa Paolo VI), alla spedizione alpinistica “100 donne sul Rosa”

Il mattino di quel 5 agosto, due colonne di alpinisti si snodarono sul ghiacciaio di Indren e del Garstelet; la prima proveniva da Alagna e recava la Madonnina che era stata esposta nove giorni nella parrocchia di Alagna, statuetta che raffigura la celebre Madonnina che spicca sul Duomo di Milano,  offerta nel 1960 dall’Arcivescovo Mons. Giovanni Battista Montini alla spedizione Milanese “Cento Donne sul Rosa”; diventato Papa Paolo VI° aveva risposto al progetto della Cappella con entusiasmo e benedizione e con generosa offerta personale.

Mons. Giovanni Battista Montini nacque il 26 settembre 1897 a Concesio, un piccolo paese della campagna bresciana; 29 maggio del 1920 ricevette l’ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Brescia. Nel novembre dello stesso anno si trasferì a Roma come studente del Seminario Lombardo e, l’anno successivo, della Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici per la preparazione al servizio diplomatico nella Segreteria di Stato della Santa Sede. Tra il 1922 e il 1924 conseguì diverse lauree: in Filosofia, Diritto Canonico e Diritto Civile. Nel 1925 venne nominato Assistente Ecclesiastico Nazionale della FUCI. In questi anni, iniziò anche la sua collaborazione con la Segreteria di Stato, per volere di Papa Pio XI. Nel frattempo Montini continuava ad essere Assistente Nazionale della FUCI.

Il 1° novembre 1954, dopo la morte di Alfredo Ildefonso Schuster, fu nominato arcivescovo di Milano. Alla morte di Pio XII Montini fu subito creato cardinale nel Concistoro del 15 dicembre 1958 dal neopontefice Giovanni XXIII. Il breve ma intenso pontificato di Giovanni XXIII vide Montini attivamente coinvolto, soprattutto nei lavori preparatori del Concilio Vaticano II. Il Concilio però si interruppe il 3 giugno 1963 per la morte di papa Roncalli, malato da qualche mese. Il breve conclave successivo si concluse con l’elezione di Montini, che assunse il nome di Paolo VI, il 21 giugno 1963.

Di grande rilievo fu la sua scelta di rinunciare, nel 1964, alla tiara papale, mettendola in vendita per aiutare, con il ricavato, i più bisognosi. Il cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di New York, la acquistò ed ora essa è conservata nella basilica dell’Immacolata Concezione di Washington. Paolo VI inoltre fu il primo papa a prendere l’aereo: iniziò a viaggiare per visitare diocesi lontanissime, come nessuno dei suoi predecessori aveva ancora fatto. Poco prima di morire, Paolo VI implorò personalmente e pubblicamente, con una lettera diffusa su tutti i quotidiani nazionali il 21 aprile, la liberazione dello statista e caro amico Aldo Moro, rapito dagli uomini delle “Brigate Rosse” alcune settimane prima. Ma a nulla valsero le sue sentite parole: Aldo Moro venne ritrovato crivellato di proiettili il 9 maggio 1978.

Forse non casualmente il suo stato di salute si deteriorò da allora progressivamente e poche settimane dopo si spegneva, il 6 agosto 1978 ; noi scendevamo dalla nostra celebrazione annuale completata con il pellegrinaggio al Cristo delle Vette quando la radio ci comunicò che il nostro grande 1° benefattore moriva nella residenza di Castel Gandolfo.

In testa alla colonna il Vescovo con il parroco di Alagna e il sindaco cav. Giovanni Chiara, il presidente della “Pro – Loco” avv. Carlo Reverdini, il prevosto di Varallo e rappresentanti della sezione di Varallo del C.A.I. tra cui il presidente ing. Gianni Pastore, il vice-presidente rag. Angelino Secondo ed il geom. Guido Fuselli, il tesoriere Ezio Camaschella, il segretario Giuseppe Tosi, l’avv. Enzo Barbano, il giornalista Romano Zanfa, ed infine i rappresentanti del gruppo “Guide e Portatori” di Alagna, Felice Giordano, Enrico Chiara, Giampiero Viotti; i fratelli Agostino e Aldo Negra ricostruttori di Capanna Gnifetti.

Da Gressoney saliva l’altra colonna che recava il Crocifisso, offerto dal Governo Regionale Valdostano, opera dello scultore Luigi Meynet di Valtournenche; il gruppo più consistente era quello dei 40 giovani cantori di Don Machetta; seguivano il prof. Amato Berthet presidente del C.A.I. di Aosta e rappresentante del governo regionale, il barone Carlo Beck Peccoz di Gressoney, e Remo Passera della Società Guide Gressoney. Erano presenti l’avv. Dino Andreis di Cuneo a nome degli ex allievi salesiani e l’ottantaduenne Francesco Ravelli accademico del C.A.A.I. che rappresentava la sezione torinese del Club Alpino Italiano.

La Cappella era stretta in un caldo abbraccio di circa 300 cuori che battevano all’unisono. Il Vescovo, aprendo la prima pagina del “volume dei visitatori”, scrisse: «Nella pace maestosa di questo balcone, che dal Monte Rosa guarda sull’Italia, raccolti nel mesto ricordo di Don Aristide Vesco e di quanti da queste montagne sono saliti al cielo, inauguriamo la Cappella che a tutti richiamerà il pensiero di Dio, Creatore di queste maestose montagne e del nostro cuore, tutti invitando a offrire gioiosamente le ascensioni alpine e le ascensioni della vita, tutti impegnando a quella fraterna solidarietà che trova nella montagna la sua ispirazione e il suo alimento».

Questo pensiero del Vescovo esteso a tutti i Caduti del Monte Rosa è diventato via via coscienza e la Cappella nel 1977 è stata dedicata ufficialmente a tutti i Caduti del Monte Rosa che hanno qui il loro più nobile “sacrario”. Il Vescovo Mons. Luigi Bettazzi, in seguito, partecipò varie volte: nel 1987, nel 1990, nel 1992 e nel 1997; il Vescovo di Aosta, Mons. Giuseppe Anfossi nel 1998; il Vescovo di Chiavari e poi di S. Remo-Ventimiglia, Mons. Alberto Maria Careggio, Valdostano di origine, nel 2000 e 2002. Vari Cori hanno partecipato a questo nostro appuntamento annuale: il coro di Don  Machetta, il coro ”Varade” di Varallo, il coro “Monte Rosa” del C.A.I. di Macugnaga, il coro Genzianella “Città di Biella” e Cori Biellesi.

Il C.A.I. di Varallo ha sempre presenziato alla celebrazione con molti soci e i suoi Presidenti: Gianni Pastore, Guido Fuselli, Giorgio Tiraboschi, Gabriele Cairo, Mario Soster, Giorgio Salina e Franco Erbetta vice-presidente. I rappresentanti del C.A.I. Centrale ci hanno sempre onorati della loro presenza: i Past-Presidenti, ing. Giacomo Priotto e Leonardo Bramanti, il vice-presidente Teresio Valsesia, l’ex Consigliere Roberto Clemente e Ferruccio Ferrario.

Giorgio Gemagnoli, presidente A.G.A.I., partecipò per circa 15 anni alla celebrazione; altre rappresentanze e presenze significative: membri del Corpo Forestale (dott. Gian Carlo Boccagni, Coordinatore Provinciale di Vercelli); i Carabinieri di Alagna e membri del Soccorso Alpino Guardia di Finanza di Alagna e di Macugnaga.

Giovanni Borgini del C.A.I. di Novara ogni anno ha offerto artistiche riproduzioni su trance di betulla o su rame (dell’antica Capanna Margherita) della Cappella e nel 1982, insieme a Giovanni Malinverni, ha offerto artistica riproduzione dell’antica Madonna dei Ghiacciai di Macugnaga.

Nel 1999 si celebrò il “Gemellaggio con il Rocciamelone” nel 100° anniversario della statua bronzea a Maria “nive candidior”, offerta da 130.000 bambini d’Italia e portata in vetta dagli Alpini del “Susa”; da allora ogni anno un gruppo consistente della Valle Susa viene a ricordare il gemellaggio tra la più alta Cappella d’Europa e il più antico pellegrinaggio in alta quota delle Alpi: nel 1358 il marchese di Asti, Bonifacio Rotario, portò un trittico di bronzo in vetta al Rocciamelone (3538 mt.) e da allora i pellegrinaggi non si sono più interrotti.

Altri motivi contribuirono ad estendere il significato di questa celebrazione:

– La Chiesetta è collocata nel cuore del Monte Rosa e nel punto di partenza di moltissime cordate di alpinisti e anche nel punto dove tanti feriti e caduti hanno fatto ritorno portati dagli amici del Soccorso Alpino;

– È posta in un punto incantevole e austero del nostro paesaggio alpino, sovrastata e protetta dalla forma gigantesca del Lyskamm Orientale (4527 mt.) e Piramide Vincent (4215 mt.), affiancata dalla colata del ghiacciaio del Lys, aperta sulla Valle d’Aosta e su quella di Alagna in primo piano, su un intreccio infinito di monti, di colli, di valli che stemperano lontano i loro colori nell’unico color cenerino della Pianura Padana.

– Ha il prestigio di essere la più alta costruzione sacra, in quota altimetrica, di tutte le Alpi e di Europa (3647 mt.).

Ormai ha tanti amici tra gli alpinisti del Monte Rosa, è un punto di riferimento, di vita spirituale, come lo è il Cristo delle Vette, poco più su, alle Rocce del Balmenhorn (4167 mt.); offre il vantaggio che qui si può sostare in qualsiasi tempo, protetti, raccolti e si può pregare… in compagnia di Cristo che raccoglie nella sua immagine rude, tutte le sofferenze degli uomini sulla montagna, in compagnia della Madonnina, la Madre di Cristo e Madre nostra, la Guida sicura delle nostre cordate verso la meta vera a cui tutti consciamente o inconsciamente aspiriamo; in compagnia di Don Aristide Vesco e di tutti gli amici innamorati come noi della montagna e per i quali la montagna è stata l’altare su cui la loro vita è stata offerta e restituita al Creatore di ogni bellezza e grandezza, a Lui sia lode, onore e gloria per sempre.

Le S. Messe che piacevano a don Aristide Vesco: all’aperto, di fronte alla maestà della montagna trovava il clima ideale per comunicare con Dio e con i giovani

27 luglio 1968: al monte Ciampono si colloca una lapide sul luogo dove don Aristide Vesco cadde mentre precedeva i suoi giovani alla ricerca di un passaggio sicuro; il suo gesto generoso è stato visto come un segno e compendio di una vita dedicata ai giovani.

La Madonna dei Ghiacciai

Questa Cappella è nata dal cuore di un gruppo di giovani del liceo Valsalice di Torino che hanno voluto creare un ricordo al loro amico, educatore, guida spirituale, Don Aristide Vesco, caduto al monte Ciampono (Gressoney) il 9 luglio 1966.

Cappella_alla_Capanna_Giovanni_GnifettiQuesta costruzione è stata voluta, progettata e realizzata in un clima di simpatia e di solidarietà che negli anni ha moltiplicato gli amici e benefattori.

Progettata dall’architetto Don Franco Delpiano ed eseguita dalla ditta “Tecnolegno” del geom. Felice Meyrone di Almese, è stata trasportata ad Alagna dalla ditta “Gondrand” e sollevata a Punta Indren dalle funivie “Monrosa”dell’ing. Giorgio Rolandi.

E’ stata trainata a Capanna Gnifetti da giovani volontari “Gruppo Chiesetta Alpina” raccolti attorno a Giamberto Gatti, allievo di Don Aristide Vesco, animati da Don Giuseppe Capra e Don Giovanni Tagliero ed assistiti nel trasporto dalle “Guide – Portatori” di Alagna, in particolare Enrico Guala e Felice Rimella, che hanno costruito il muro di basamento; fu rivestita in lamiera dal geom. Mattiotto di Torino.

Inaugurata e benedetta il 5 agosto 1967 da S. E. Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo di Ivrea, concelebranti il Superiore Regionale Salesiano Don Amedeo Verdecchia, il prevosto di Varallo Don Ercole Scolari, il parroco di Gressoney La TrinitèDon Paolo Brunodet e il parroco di Alagna Don Luigi Ottone e molti amici di Don Vesco.

Animava la celebrazione il maestro Don Domenico Machetta che eseguì, con 40 giovani cantori, la “Messa per coro di montagna a 4 voci pari”, composta per questa occasione; si notavano vari cappelli alpini attorno al Col. Arturo Gatti di Montafia: dopo il 1977 compariranno sempre più gagliardetti e vessilli di varie sezioni dell’A.N.A.